preferiscono quella che li strappa senza pietà e che li porta ad
appassire... chi sa dove!... Non sono buono io, no, non lo sono, e non
voglio esserlo, non voglio esserlo!... Don Paolo, non mi cacciate in
codesta faccenda, e non mi fate predicozzi, chè, tanto, non mi
convincereste. Questi ragazzi mi hanno dato un dolore, un gran dolore;
e, adesso, che se la sbrighino tra loro e mi lascino in pace. -(Siede
sulla vecchia poltrona presso il tavolino, e non sa dissimulare la sua
sofferenza.)- Ciascuno per sè e Dio per tutti; e se c’è qualcuno che
vuol morire d’amore, muoia, muoia pure, e buon viaggio! Io me ne lavo le
mani!
-(Un silenzio.)-
-Don Paolo-
-(gli si avvicina e, guardingo, insinuante, semplice, solenne, gli parla
all’orecchio:)- Signor Vannucci... siete sicuro... di non essere voi
innamorato di quella fanciulla?
-Vannucci-
-(levandosi come per una violenta scossa elettrica e spalancando gli
occhi in un misto di stupore e di raccapriccio)- Io! -(Poi acuisce il
pensiero, impallidisce, abbassa gli occhi e dice a Don Paolo, con voce
fioca e penosa:)- Don Paolo, voi siete stato crudele,... ma io vi sono
riconoscente!
-Don Paolo-
-(si stringe nelle spalle in segno di bonaria indulgenza sacerdotale e
si scosta da lui, andando verso Ferdinando e Nina.)-
-Vannucci-
-(facendo uno sforzo)- Sentite, Nina.... Ho riflettuto al vostro
desiderio.... -(Con molta dolcezza)- È giusto, sì.... Mi occuperò io di
ogni cosa.... Sarete contenta.... Fidate in me.... Ne riparleremo
domani.... Per ora, abbiate pazienza.... Ho un po’ d’emicrania.... Ma,
domani, sarà passata... sarà passata.... -(Torna a sedere sulla vecchia
poltrona e piega il capo in una mano, poggiando il gomito sul
tavolino.)-
-Nina-
-(piano, a Don Paolo)- Don Paolo....
-Don Paolo-
-(piano come lei)- Cos’è?
-Nina-
-(commossa)- Gli ho forse fatto del male?
-Don Paolo-
Un poco.
-Nina-
Devo chiedergli perdono?
-Don Paolo-
E perchè no? Sarà un beneficio per lui e anche per te. Va... va....
-Nina-
-(incoraggiata dallo sguardo di Don Paolo, ma pur timidamente, si
accosta al signor Vannucci e gli s’inginocchia ai piedi.)- Vi chiedo
perdono, signor direttore.... Io non so che male vi ho fatto, ma vi vedo
soffrire, vi vedo molto soffrire... e capisco che ne sono io la causa.
-(Con grande tenerezza)- Perdonatemi, signor direttore, perdonatemi....
-Vannucci-
-(evitando di guardarla)- No, Nina, voi non mi avete fatto niente....
Che significa ciò? -(Stendendo il braccio per sollevarla)- Su, su....
Alzatevi, alzatevi, vi prego di alzarvi!
-Ferdinando-
-(con l’aria d’aver capito, presso la porta in fondo)- Andiamo via,
Nina!
-Nina-
Sì, mi alzerò; ma permettetemi almeno, permettetemi di baciarvi questa
mano. -(Glie la prende con effusione.)-
-Vannucci-
-(ritraendola bruscamente, come per una gran paura indefinibile)- No,
no, no!... -(Indi, mutando il tono di paura in un tono di contenuta
affettuosità)- No, Nina, non ce n’è bisogno.... Grazie... grazie.... -(A
un tratto, le lagrime gli sgorgano dagli occhi copiosamente; ed egli si
affretta ad incrociare le braccia sul tavolino e a nascondervi il viso,
singhiozzando in silenzio.)-
-Nina-
-(lo guarda attonita e lentamente si alza. Poi guarda attonita Don
Paolo. Poi, di nuovo, con gli occhi fissi sul signor Vannucci,
retrocedendo verso Ferdinando che l’aspetta inquieto e che tuttora col
gesto le consiglia di andar via, mormora quasi tra sè:)- Come è
strano!... -(Pausa.)- Come è strano!...
SIPARIO.
-Fine dell’idillio.-
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