Fiori d’arancio Roberto Bracco ROBERTO BRACCO TEATRO VOLUME TERZO DON PIETRO CARUSO -- LA FINE DELL’AMORE -- *FIORI D’ARANCIO* -- TRAGEDIE DELL’ANIMA. 3ª EDIZIONE. REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America. ---- PROPRIETÀ LETTERARIA -I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.- È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell’Autore -(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)-. Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America. Off. Tip. Sandron -- 148 -- I -- 290514. ---- FIORI D’ARANCIO -Idillio in un atto- Rappresentato per la prima volta nell’-aprile- del -1898- al teatro -Fiorentini- di -Napoli-, a beneficio della Società Margherita pei Ciechi, dalla signorina -Rosina Gervasi-, e dai signori conte -Giuseppe Calletti-, -Leopoldo Persico- e -Felice De Luca-. ---- PERSONAGGI: -Il signor- -Vannucci,- -direttore della scuola.- -Nina,- -alunna.- -Altre undici alunne.- -Don Paolo,- -curato.- -Ferdinando.- -Un maestro.- ---- ATTO UNICO -Lo studio del direttore, di forma irregolare. La parete di sinistra sta di sbieco, formando un angolo ottuso con la parete di fondo. Ambiente rusticano. Una scrivania innanzi a una seggiola a bracciuoli di tela cerata. Sulla scrivania, tra gli altri oggetti, un orciuolo. A un muro l’enorme orologio ufficiale della scuola: sfere e pendolo, immobili. Attaccato alla parete di destra, e precisamente alle spalle della seggiola a bracciuoli, un gran calendario illustrato e una carta geografica. In un canto della stanza, un lavamani, con su una bottiglia d’acqua. In un altro canto, una campanella con una cordicina penzolante. Una vecchia poltrona presso un tavolinetto portatile. In fondo, un uscio a due battenti, e sull’uscio i ritratti in oleografia del Re e della Regina: bruttissimi. Nella parete di sbieco, un gran balcone spalancato, dal quale si scorge la campagna.- SCENA I. Il signor VANNUCCI e DON PAOLO, poi il MAESTRO. -Don Paolo- -(si è appisolato sulla vecchia poltrona, con le spalle volte al signor Vannucci. Ha davanti il tavolinetto su cui sono una tazzolina vuotata e un mazzo di carte.)- -Vannucci- -(è seduto presso la scrivania, curvo sopra un registro aperto, e scrive. Un lungo silenzio. A un tratto, si lascia scivolare con mal garbo la penna dalle dita)- Ih, che inchiostro! Che inchiostro! -(Prende l’orciuolo e versa inchiostro nel calamaio. Quindi, stringendo fra le labbra i peli più lunghi dei baffi, borbotta:)- Si va male. Male assai! -(Guardando il registro)- Punti scadenti in grammatica, punti scadenti in geografia, punti scadenti in condotta...: punti scadenti sempre! Fatiche buttate via con queste fanciulle benedette! L’istruzione obbligatoria?... A che pro? A che pro?... Fisime, caro don Paolo, utopie, sogni! La scuola nel villaggio! Uhm! Che sbaglio! Ignoranti vogliono restare, ignoranti! Ed è meglio!... Oh, la santa, beata e comoda ignoranza! Altro che progresso! Diceva bene il celebre Giuseppe Verdi: «Torniamo all’antico!» Già, voi siete un progressista sfegatato!... Menate vanto di seminare in campagna le idee della città e quindi non potete essere della mia opinione. Non è così? Eppure, voi, che dite di conoscere a fondo l’umanità, dovreste capirmi. -(Un silenzio.)- Don Paolo, parlo con voi. -(Un silenzio.)- -(Alzando la voce e chiamando:)- Don Paolo, don Paolo! -Don Paolo- -(svegliandosi)- Oh!... Sono all’ordine. -(Pigliando il mazzo di carte)- Faccio carte io. -Vannucci- Ma, don Paolo, non è l’ora della partita. Vi eravate addormentato? -Don Paolo- Il vostro caffè è... un narcotico potentissimo! -Vannucci- Bravo! -Don Paolo- Ma perchè non si può fare la partita? -Vannucci- Devo mettere in libertà le classi femminili, adesso. Sono le sette e forse più. -Don Paolo- Come lo sapete? L’orologio della vostra scuola non è di quelli che camminano. Oh, no! -Vannucci- -(alzandosi)- Il mio vero orologio è il sole. Vedete: l’ultimo raggio ha già lasciato il mattoncello lesionato. -(Indica un punto del pavimento.)- Nondimeno, per la scolaresca, l’orologio a cucù, che è l’orologio ufficiale, funziona perfettamente. -(Prende di su la scrivania una stecchetta di osso.)- Non cammina?... Che importa?... Introducendo questa stecchetta nelle sue viscere, io ottengo quanti ululati voglio. E nelle scuole, caro don Paolo, tutto è forza morale. State a sentire. -(Con la stecchetta, comincia a martoriare l’ingranaggio dell’orologio, il quale mette fuori sette suoni affannosi.)- -Don Paolo- Bella, questa forza morale! -Vannucci- -(dopo il settimo suono)- Ecco, sono le sette. -(Indi, va a tirare la cordicina della campanella, che riempie l’aria del suo strepito.)- -Don Paolo- -(portando le mani alle orecchie)- Altro saggio di forza morale! -(Si ode sùbito un rumore di panchette smosse e un gaio e fanciullesco vocìo femminile.)- -Il Maestro- -(di dentro, con voce nasale)- Calma, ragazze, calma! Caspita, che fretta! -Vannucci- Ma ci scommetto che il maestro ha più fretta delle scolare. -(Torna a sedere presso la scrivania.)- -Il Maestro- -(schiudendo l’uscio del fondo e facendo comparire soltanto la testa calva con i relativi occhiali e un paio d’orecchie a ventaglio)- Valgo a servirla, direttore? -Vannucci- -(quasi tra sè)- Se l’ho detto io che ha più fretta lui!... -(Al maestro)- Nulla di nuovo? -Il Maestro- Nulla, direttore. Servo suo, direttore. -Vannucci- E dica, professore: hanno imparato i quattro punti cardinali? -Il Maestro- Non tutti e quattro, direttore. Mi sono riserbato il Nord per la volta ventura. -Vannucci- Ha fatto bene. -Il Maestro- Grazie, direttore. Servo suo, direttore. -Vannucci- Si conservi. E le raccomando... -Il Maestro- Che cosa? -Vannucci- Il Nord. -Il Maestro- Non dubiti, direttore. Servo suo, direttore. -(E via.)- -Vannucci- -(sbuffando e parlando tra sè:)- Direttore di qua, direttore di là, direttore di giù, direttore di su.... Sarà un omaggio, sarà tutto quello che si vuole; ma a me sembra una burletta! Nè più, nè meno: una burletta! -Don Paolo- Fatemi grazia: perchè non vi siete ammogliato? -Vannucci- Come c’entra questo? -Don Paolo- Voi avete tutti i difetti delle vecchie zitelle, compreso quello di brontolare dalla mattina alla sera. Se vi foste ammogliato, io non avrei per amico... un brontolone.... -Vannucci- Mi dispiace, ma non c’è rimedio. -Don Paolo- Ammogliatevi, ammogliatevi. È meglio tardi che mai. Anzi, a questo proposito, io volevo proporvi.... -Vannucci- -(interrompendo)- Don Paolo, vi prego.... Ho da fare il controllo della scolaresca. Vi pare il momento opportuno per prendermi in giro? -Don Paolo- Il controllo! Oh! Oh! Che controllo? -Vannucci- Ma sì. Devono essere dodici teste e dodici «riverisco». Conto giusto. -Don Paolo- E allora me ne vado. Se manca qualche testa, sto fresco. Arrivederci ...-direttore-! Ma torno più tardi per la partita, eh? -Vannucci- Sì, sì, don Paolo. Arrivederci, arrivederci. -Don Paolo- -(Esce.)- -(Si odono i battimani delle fanciulle e le lor voci confuse:)- Don Paolo! Don Paolo! Don Paolo!... -(Ancora battimani.)- -Vannucci- -(stringendosi il capo tra le palme)- Ora me le mette in rivoluzione!... Che pazienza! Che pazienza! -(Vede schiudere un po’ l’uscio di fondo.)- Finalmente, ci siamo! SCENA II. VANNUCCI e le ALUNNE. -(Comincia la sfilata delle scolare. Ognuna di esse sporge la testa di tra i battenti dell’uscio semiaperto, saluta e scappa.)- -Prima alunna- Riverisco, signor direttore. -Vannucci- -(tra sè)- E una. -(Poi, gridando e battendo il pugno sulla scrivania:)- Ho detto mille volte che a quest’ora le parole «signor direttore» sono superflue! Ma prèdico al deserto, io? -(Di nuovo tra sè)- Fra le altre cose, quel «signor direttore» mi confonde la mente, e addio controllo! -Seconda alunna- Riverisco, signor dir.... -Vannucci- Zitta! E due. -Terza alunna- Riverisco, signor.... -Vannucci- Zitta! E tre. -Quarta alunna- Riverisco.... -Vannucci- Proprio così! E quattro. -Quinta alunna- Riverisco. -Vannucci- Benissimo! E cinque. -Sesta alunna- Riverisco. -Vannucci- E sei. -Settima alunna- Riverisco, signor direttore.... Uh! Non l’ho fatto apposta.... -Vannucci- E sette.... -(Arrabbiandosi)- E sette sono i peccati mortali!... -Ottava alunna- Riverisco... e niente più. -Vannucci- -(come sopra)- Brava la sciocca! E otto. -Nona alunna- Riveri... schi. -Vannucci- -(correggendo)- sco... sco.... E nove. -Decima alunna- Riveris.... Riverì.... -Vannucci- ... sco! sco! sco!... E dieci. -Undicesima alunna- Riveri... scò... scò... scò! -Vannucci- -(irritatissimo)- Scoppio! scoppio! scoppio! E undici. -(Dopo una lunga pausa)- E undici.... -(Impensierito)- Undici!... Una di meno! Dove diamine s’è cacciata la dodicesima?... Ah! Eccola... -(Meravigliato)- Entra... O perchè mai entra?... SCENA III. VANNUCCI e NINA. -Nina- -(portando la borsa dei libri sotto il braccio destro, si avanza titubante, con gli occhietti lucidi, che guardano in mille punti in un momento solo.)- -Vannucci- Che c’è, Nina? Che c’è? -Nina- -(tenta di sorridere, ma non fa che mostrare i suoi dentini bianchi, e sotto l’ascella stringe la borsa dei libri, quasi temendo che le cada.)- -Vannucci- Ma che c’è, dunque, Nina? -Nina- Nulla. -Vannucci- -(brusco)- E allora buona notte! Non vedete che sono occupato? Potevate riverirmi com’era vostro dovere ed andar via con le vostre compagne. -(Pausa. Poi, gentilmente)- Venite qua, Nina: vi ho rimproverata, ma ho bisogno di scusarvi io medesimo ai miei occhi e di giustificare la vostra venuta in questa stanza. Via, avvicinatevi.... Non fate la cattiva.... Il vostro direttore, lo sapete, vi vuol bene come a una figlia. -Nina- -(inquieta e riluttante, si pesta con l’uno l’altro piedino. Ma, a un tratto, si fa coraggio.)- Signor direttore.... -Vannucci- Dite.... -Nina- -(con una cantilena come di parole imparate a mente)- Io vengo a ringraziarvi di tutte le cure che avete spese per me. La mamma verrà a fare lo stesso... domani. -Vannucci- -(con l’animo sospeso, si fa triste in viso e la guarda di sottecchi.)- Spiegatevi, Nina. Non ho capito.... -Nina- Ecco, signor direttore, io... oggi.... -Vannucci- ... oggi? -Nina- -(lasciando scorgere il suo ingenuo compiacimento)- Compisco sedici anni. -Vannucci- -(simulando indifferenza)- Ah ah! Sicuro! Sedici anni! Eh, infatti, siete diventata alta quasi come una donna e avete allungata la veste fino ai piedi.... -(La contempla con un misto di curiosità, di compiacenza e di sordo dispetto.)- Me ne accorgo adesso. -(Indi, guarda altrove. Tace. Ha un fastidio invincibile. Sbuffa. Brontola:)- A quest’ora, sale dai giardini una fragranza di fiori d’arancio così acuta che dà alla testa!... Auff!... -Nina- Volete che chiuda le invetriate? -Vannucci- No, no, non chiudete.... Mi piace di vedere il tramonto. -(Nel lontano orizzonte, incorniciato dal balcone aperto, un lembo di cielo rosseggia.)- -Nina- -(è lì, immobile, coi piedini serrati e incollati al suolo.)- -Vannucci- -(scattando)- Sedici anni! E perciò credete di poter dare un calcio alla scuola! Siete donna, non è vero? Siete donna? Il maestro tien compagnia alla bambola! A sedici anni, siete una dottora! A sedici anni i libri si chiudono e la veste si allunga; allo studio si sostituiscono le passeggiate, i nastri, i ghiribizzi, e al direttore si sostituisce.... Dio sa che cosa!... Basta! Basta! Basta!... Mi saluti. Se ne vada. Subito però... e non se ne parli più!.. -Nina- -(torcendo il collo per non farsi guardare, trattiene le lagrime.)- Non è colpa mia se me ne vado,... e non è colpa di nessuno. Ho sedici anni, ecco; e l’articolo ottavo parla chiaro. -Vannucci- -(trasalendo)- L’articolo ottavo?!... -Nina- -(ripete ad alta voce, cadenzatamente, il testo dell’articolo:)- «Non sono ammesse le fanciulle che abbiano meno di sette anni e più di quindici. E l’alunna che avrà raggiunta l’età di sedici anni, anche nel corso dell’anno scolastico, sarà obbligata a lasciare la scuola....» Eh!... Questo è l’articolo ottavo. -Vannucci- Lo ricordate a memoria, lo ricordate?!... Non c’è che dire! Dovete andarvene. Sono parole che scrissi proprio io quando fondai la scuola in questo villaggio. -(Sospirando)- Avevo appena trent’anni ed erano neri i miei capelli.... Ora ne ho quaranta suonati.... Questi dieci anni se li è rubati il tempo! -(Pausa.)- -Nina- -(lo ha ascoltato senza capire, ed ora è intenta a cacciarsi il dito mignolo della sinistra fra le umide labbra porporine.)- -Vannucci- -(in tono di acerbo rimprovero, gridando e aggrottando le sopracciglia)- Che fate lì? -Nina- -(tutta spaurita)- Sa... signor direttore... mi pulivo il dito. Veda... è macchiato d’inchiostro. -(E, stendendo il braccio, mostra il dito macchiato.)- -Vannucci- -(con ira eccessiva)- Ma ci vuol tutta la sua faccia tosta per venirmi a contare di simili ragioni. Gliel’ho ripetuto fino alla nausea, cocciuta d’una ragazza, che mettere le mani in bocca è ciò che vi ha di più ristucchevole e di più indecente. Ma tutto fiato sprecato! Le mie parole le entrano in un orecchio e se n’escono dall’altro! Si ha un bell’affacchinarsi da che fa giorno a che fa notte! Ecco, ecco quel che se ne ha in compenso: malecreanze, mali modi e ingratitudine. Gli è già un pezzo che lei, signorina mia, si è guastata. Guardi, guardi, guardi qui gli ultimi suoi rapporti, e mi dica un po’ lei stessa se non c’è da inorridire. -(Consultando nervosamente il registro)- Cinque in geografia... tre in calligrafia... quattro in grammatica... zero in condotta! E per giunta? Per giunta: «ho sedici anni.» Vuole che gliela dica come la sento? Vuole che glielo faccia in tre parole il suo ritratto?... Cervellina, ignorante e ingrata. Sì, ingrata!... Ingrata! -Nina- -(vorrebbe parlare e non può: la parola le si strozza in gola)- Signor... diret...tore, signor... di...rettore.... -(Scoppia in un pianto dirotto.)- -(Un silenzio.)- -Vannucci- -(mortificato, si accosta a Nina, le solleva la fronte con le mani tremanti, le asciuga le lagrime col suo fazzoletto, le carezza leggermente i capelli, e le mormora all’orecchio:)- Ho torto io, Nina, ho torto io..., ma... te ne prego... non mi lasciare! -Nina- -(abbassa lo sguardo e, presa da un lieve tremito di paura vaga, che le fa cadere di sotto l’ascella la borsa dei libri, si scosta da lui.)- -Vannucci- -(osserva tutto ciò con profonda tristezza.)- -(L’aria si è fatta buia.)- -Vannucci- -(inquieto, stranamente emozionato, va al balcone, e resta lì come estatico, mormorando:)- Oh, questa fragranza!... Questa fragranza di fiori d’arancio...! -Nina- -(sempre tremando, si guarda intorno, e fugge via.)- -Vannucci- -(ritornando nella stanza, cerca Nina nella penombra:)- Nina!... Nina!... Dove sei, Nina? -(Pausa.)- Fuggita! -(Va di nuovo al balcone e la scorge che dilegua.)- Come corre!... S’allontana.... Non si vede più. -(Chiude le invetriate e gli scuri del balcone; accende un lume; raccoglie da terra la borsa e i libri di Nina, e li pone accuratamente su la scrivania. Siede al suo posto. Scrolla il capo. Si passa una mano sulla fronte. Indi, prende una penna e guardando il registro ricomincia a borbottare:)- Eh,... si va male!... Male assai! SCENA IV. VANNUCCI, FERDINANDO e NINA. -Ferdinando- -(di fuori, chiamando in tono d’allarme:)- Signor Vannucci! Signor Vannucci! -Vannucci- Ohè, chi mi chiama con tanta furia? -(Si alza.)- -Ferdinando- Signor Vannucci! Presto presto, aprite, chè la Nina è svenuta! -Vannucci- Oh, diavolo!... -(Esce in fretta dal fondo, gridando:)- Nina? Nina? Nina? -(Un silenzio.)- -(Entrano il signor Vannucci e Ferdinando, che, insieme, portano Nina svenuta.)- -Vannucci- Là, là, su quella poltrona. -Ferdinando- È viva per miracolo! -Vannucci- -(adagiando Nina sulla vecchia poltrona)- Ma che è accaduto? Che è accaduto? Mi si fa il favore di dirmi quello che è accaduto? -Ferdinando- Il fosso, signor Vannucci, il fosso! -Vannucci- Il fosso?! -Ferdinando- Un po’ d’acqua, intanto.... Un poco d’acqua dov’è?... Ecco. -(Sta per prendere l’orciuolo di su la scrivania.)- -Vannucci- No. Che fate? Questo è inchiostro!... -Ferdinando- E che Dio vi benedica! Avete l’inchiostro negli orciuoli? -Vannucci- L’acqua è lì, nella bottiglia.... -Ferdinando- Ah! -(La prende.)- -Vannucci- Nina? Nina? Ninuccia bella? Non senti la mia voce? -Ferdinando- -(con in mano la bottiglia, spruzzando l’acqua sul viso e sulla veste di Nina)- Sss! State zitto. Lasciate fare a me.... -(Continua a spruzzare acqua)- Lo vedete? Lo vedete come rinviene? -Vannucci- È vero, è vero! -Nina- -(con un fil di voce)- Dove... dove sono capitata? -Vannucci- In casa mia, Nina. In casa del vostro direttore. -Nina- -(con un lieve moto di panico)- Oh! -Ferdinando- Sss.... State zitto! È ancora tutta spaurita.... Figuratevi! Appena uscita dalla scuola, aveva presa tale una rincorsa che pareva una pazza, pareva. E fuggiva, fuggiva, fuggiva... come se fosse stata inseguita da un cane rabbioso. Era buio, capite, perchè il sindaco non ne ha figlie da mandare a scuola, e i fanali qui non ce li mette mica; ed è per questo che, alla svoltata del viottolo, la poveretta inciampa, barcolla, e dando un grido, -patapúnfete-, giù!... -Vannucci- Misericordia! -Ferdinando- Fortuna, però, che nel fosso ci ero già io! -Vannucci- C’eri già tu?! -Ferdinando- L’ho potuta afferrare prima che toccasse il terreno, signor Vannucci, prima che toccasse il terreno...! E siccome le mie braccia sono di ferro, ella è restata, così, in aria, come una colomba con le ali aperte. -(A Nina)- Neanche indolenzita, n’è vero, Nina? Neanche indolenzita?... -Nina- -(alzandosi e parlando con soavità, senza raccapezzarsi)- Oh no! Niente niente.... Mi sembra soltanto d’aver sognato.... E non capisco perchè, ma certo non mi dispiacerebbe di rifare il medesimo sogno.... -Vannucci- Ah! Non vi dispiacerebbe?... -(Dopo un breve silenzio, non riuscendo a dissimulare la sua preoccupazione, si rivolge con ansia sospettosa a Ferdinando)- E tu, come ti ci trovavi in quel fosso? -Ferdinando- Io... mi ci trovavo... di passaggio. -Vannucci- Ma che passaggio! Che passaggio!... -(Adirandosi)- Quel fosso ha la forma d’un imbuto. Bisogna discenderci a bella posta, santodio! E per fare ciò non si può avere che un solo scopo: quello di nascondersi. Sicuro! Di nascondersi come un ladro! -Ferdinando- Signor Vannucci!... -Vannucci- Nina, Nina, per amor del cielo, ditemela voi la verità. Ditemela voi. Come si trovava laggiù questo galantuomo? -Nina- Signor direttore, io non lo so.... -Vannucci- La verità, Nina! La verità! La verità! -Nina- -(con pudica reticenza)- La verità è ch’egli.... -Vannucci- -(quasi con terrore)- Ti aspettava?! -Nina- -(ha un impercettibile sorriso, e, arrossendo, si copre il volto con un braccio)- Sì, mi aspettava! -Vannucci- -(sentendosi soffocare da una dolorosa commozione)- Dio! Dio! Che enormità! Che corruzione! Che rovina! E che si dirà di me nel paese? Che si dirà di me? È naturale: si dirà che questo insegno io alle ragazze, si dirà che io le educo a fare all’amore, che io le spingo a camminare su gli orli dei precipizi!... Dio mio! Sono perduto! Sono perduto!... -Nina- Ma no, signor direttore, non vi disperate così.... Ferdinando mi aspettava innocentemente.... -Vannucci- -(incalzando)- Parla, parla.... -Nina- Sì, innocentemente. Mi aspettava... per dirmi qualche paroletta... senza mostrarsi alle mie compagne... senza mostrarsi a nessuno.... Aveva soltanto, un po’, la testa fuori del fosso.... E laggiù non lo scorgevo che io, io sola, perchè... io distinguo il colore dei suoi capelli anche all’oscuro.... Che male c’è?... Ci conosciamo da diciassette anni.... È vero che io non ne ho che sedici... ma lui -- dice la mamma -- veniva già in casa un anno prima che io nascessi. È il figliuolo di compare Antonio -- lo sapete --, quello che ha la vigna accanto all’orto della mamma. Ma la mamma dice ch’egli non ci deve mettere più piede in casa, ed ecco che, così, da un momento all’altro, lo ha scacciato.... -Vannucci- Ah? Lo ha scacciato?! -Nina- Lo ha scacciato, sì, perchè le galline -- dice la mamma -- le galline lo hanno in antipatia, e, quando lo vedono, si guastano il sangue e fanno le ova acide. Eh!... Lo dice lei; ma io non me ne sono accorta. E allora il poverino -- dico io -- che deve fare? Lui mi dice: così non si può vivere. Io gli dico: allora, aspettami nel fosso. Lui mi dice: e sì, t’aspetterò. E allora, passando, gli dico: buona notte, buona notte, Ferdinando! E lui... lui mi dice: ti voglio bene, Nina, ti voglio tanto bene!... Ieri -(assai dolce)- me lo disse due volte.... Oggi -- vedete... vi racconto tutto -- oggi -(con qualche lagrimuccia)- non me lo ha detto ancora. -Vannucci- -(dopo un silenzio, si accosta con severità esagerata e cupa a Ferdinando, che è rimasto lì un poco imbarazzato e intenerito)- Lo intendi, tu, quello che fai?! -Ferdinando- -(semplicemente)- Sissignore. -Vannucci- -(in tono truce)- Tu commetti un’infamia! -Ferdinando- Mi meraviglio, signor Vannucci! O che non prese forse moglie il mio babbo? Ebbene, me ne voglio prendere una anch’io. -Nina- Ha ragione! -Vannucci- -(a Nina, gridando aspramente)- A posto, voi! -Ferdinando- E anzi, se foste un direttore coi fiocchi, uno di quelli buoni, ci andreste voi a parlare col babbo mio e con la mamma di Nina. -Vannucci- Ma come?! È ufficio d’un direttore di scuola, questo? -Nina- -(con umiltà)- In fin dei conti, signor direttore, io ho compiuti gli studi. Non dovreste darmi un diploma? E invece mi date un marito. -Vannucci- -(montando in furia)- E vi pare che sia lo stesso, vi pare!? -Nina- No. Proprio lo stesso, no. Ma gli è che voi siete così buono con me. Anche quando mi sgridate, sento che siete buono. Anche quando mi fate piangere, sento che siete il mio protettore. Non mi abbandonate adesso che ho più bisogno della vostra protezione.... Tanto, alla scuola io non ci posso più venire.... E giacchè mi toccherebbe di stare tutta la giornata in ozio, non è forse meglio maritarmi?... Don Paolo, il confessore, mi ha detto che il maritarsi non è peccato e che le ragazze sono ragazze appunto per cercare marito.... Parlate, dunque, parlate voi con la mamma.... Ditele tante cose.... Ditele che mi sono condotta bene... e che ho meritato questo premio.... Diteglielo con la vostra voce dolce, con la vostra voce migliore, e lei vi crederà... vi crederà... perchè quando parlate con quella voce -(gentilissimamente)- non c’è nessuno che non creda in voi come in un santo!... SCENA V. DON PAOLO e gli ALTRI. -Don Paolo- -(fermandosi sulla soglia della porta in fondo)- Piano, piano, piccina mia. Non confondere il signor direttore coi santi. Lui, è un altro genere! -Vannucci- -(voltandosi con rabbioso rancore)- Ah, don Paolo, siete voi che mettete i mariti nel cervello delle fanciulle? -Don Paolo- Io non ce li metto, mio caro: io ce li trovo. -Vannucci- -(esasperandosi)- A quell’età, è una cosa orribile!... Orribile! -Don Paolo- Non esageriamo. -(Con serenità sacerdotale)- Quando il terreno è propizio e l’aria è pura, si può anticipare la seminagione. -(Nina e Ferdinando si avvicinano al signor Vannucci, l’una da un lato, l’altro dall’altro, supplichevoli e insistenti.)- -Nina- Signor Direttore.... -Ferdinando- Signor Vannucci.... -Nina- Accompagnate Ferdinando e me dalla mamma.... È così tardi.... Ella sarà in pena. -Ferdinando- Sì, sì, non perdiamo più tempo.... -Nina- Proteggeteci.... -Ferdinando- Aiutateci.... -Don Paolo- Animo, direttore, animo!... -Vannucci- -(scattando con un accento di strazio)- Anche voi, Don Paolo, anche voi contro di me?! Ma è inutile! Io non mi lascio imporre da nessuno, perdinci!, e non sarò mai il complice d’una mostruosità! Mai! Mai!... E poi, per quale ragione dovrei aiutarli? Perchè sono buono? E chi lo dice che sono buono? Lo pensa lei -(indicando Nina)- e s’intende che lo pensi visto che lei è una piccola egoista a cui fa comodo di pensarlo. Ma non sono buono io, no che non lo sono, e non è possibile d’esser buoni quando si vive come io vivo, senza il ricordo d’un sorriso..., senza la speranza d’un sorriso! -(In una crescente esasperazione di malinconia)- Coltivo un giardino che non è mio e che è di tutti gli altri, e, per questi fiori che vedo sbocciarmi dinanzi belli e rigogliosi, io sono un estraneo... un estraneo; e alla mia mano che vorrebbe difenderli perfino dalla rugiada troppo fredda o dal raggio di sole troppo ardente, essi 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000