La fine dell’amore Roberto Bracco ROBERTO BRACCO TEATRO VOLUME TERZO DON PIETRO CARUSO -- *LA FINE DELL’AMORE* -- FIORI D’ARANCIO -- TRAGEDIE DELL’ANIMA. 3ª EDIZIONE. REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America. ---- PROPRIETÀ LETTERARIA -I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.- È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell’Autore -(Art. 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882)-. Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America. Off. Tip. Sandron -- 148 -- I -- 290514. ---- LA FINE DELL’AMORE -Satira in quattro atti- Rappresentata per la prima volta al -Sannazzaro- di Napoli dalla Compagnia -Leigheb-Reiter- nel -maggio del 1896-. ---- INDICE ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO ATTO QUARTO PERSONAGGI: -Marchesa Anna Di Fontanarosa-, 22 -anni- -Marchese Arturo Di Fontanarosa-, 35 -anni- -Il Dottor Fulvio Salvetti-, 39 -anni- -Giuliano D’Alma-, 30 -anni- -Il Conte Sandro Dionigi-, 24 -anni- -Renato Albenga-, 35 -anni- -Gustavo Rivoli-, 40 -anni- -Antonio-, vecchio servo -Filippo-, giardiniere Epoca: verso il 1890. -La scena rappresenta il salotto del villino abitato della marchesa di Fontanarosa, in una campagna non frequentata da villeggianti. Nella sua grande eleganza, questo salotto ha qualche cosa di campestre e di capriccioso.- -Nessun divano, ma seggiole e poltrone di tutte le dimensioni. Sgabelletti civettuoli, quadri, statuine, mobili varii, tavolini con su ninnoli, fiori, giornali. La camera è di forma ottagonale, e però lo spettatore ne vede, naturalmente, cinque pareti. Una porta alla parete destra, una alla parete sinistra, una porta a due battenti alla parete centrale, in fondo, con tendine da potersi distendere su tutto il vano. La porta maggiore, che dà adito alla sala d’ingresso, si apre in una delle pareti collaterali a quella del centro. Nell’altra parete collaterale si apre un finestrone ampio, dal quale si scorgono i rami degli alberi del giardino contiguo e le tinte tenui e vaporose del cielo.- N. B. -- -Tre poltrone, tra le altre, in prima linea devono formare una specie di gradazione: la seconda poltrona deve essere più bassa e più comoda della prima; la terza più bassa e più comoda della seconda: esse serviranno a- -Rivoli-, -nella prima scena del 1º atto. È anche necessario che l’uscio della camera di- -Anna- -si apra in fuori, sul palcoscenico (e ciò servirà ad- -Anna- -per le scene culminanti del 2º e del 4º atto) e che le portiere siano dentro, cioè nelle quinte.- ATTO PRIMO SCENA I. -Il dottor- SALVETTI, -il conte- DIONIGI, GIULIANO D’ALMA, RENATO ALBENGA, GUSTAVO RIVOLI, -poi- ANTONIO. -(Tutti sono seduti, con aria di persone di casa. Giuliano D’Alma ha un libro in mano, e legge estasiato. Renato Albenga ha in mano un taccuino ed un lapis con cui scrive. Il più appartato è Gustavo Rivoli.)- -Salvetti- -(ad Albenga)- Non perde tempo il nostro drammaturgo!... -Albenga- Eh! -Salvetti- Scrivete sempre? -Albenga- Butto giù degli appunti. Noialtri artisti psicologici siamo gli apparecchi sismografici dell’umanità. -Salvetti- Scusate se è poco! -Dionigi- -(Si alza, si avvicina a uno specchio e comincia a tormentare la sua cravatta.)- -Albenga- Noi osserviamo tutto. Valutiamo tutto. In ogni più piccolo movimento, l’uomo ha per noi una rivelazione. -Salvetti- Attento! Attento! -Albenga- Che è? -Salvetti- Occhio al conte Dionigi! Egli è dinanzi a uno specchio. Chi sa quante cose può rivelare!... -Albenga- -(disdegnosamente, continua a scrivere.)- -Dionigi- -(sincero)- Io rivelo che questa cravatta non va con questo colletto. -Salvetti- Che disgrazia! -Dionigi- Sì, sì, mi sento infelice! Ed è una cravatta di Boivais! -D’Alma- -(entusiasticamente, sempre con gli occhi sul libro)- Oh, bella! Molto bella! -Dionigi- -(mirandosi)- Bellissima, ma ci vorrebbe un altro colletto! -(Torna a sedere.)- -D’Alma- -(a Dionigi)- Ma che colletto?!... Parlavo di questa pagina, che è stupenda. Sentite voi, dottor Salvetti. -Salvetti- Son tutto orecchi. -D’Alma- -(legge ritmicamente)- «La caducità della materia implica l’imperfezione dell’amore carnale. Ciò che è costituito da una combinazione chimica e che è destinato a dissolversi non può essere la sede dell’amore. -(Con enfasi)- Due esistenze che si -amano male- sono due linee convergenti, ma quando la donna... -Antonio- -(venendo dalla porta a sinistra)- Si sta vestendo... e viene subito. -(Attraversa la stanza ed esce dalla porta comune.)- -D’Alma- -(leggendo)-... e l’uomo -si amano bene-, le loro esistenze sono due linee parallele, le quali non s’incontrano che all’infinito. Ed ecco l’amore spirituale ed eterno, ecco la perfezione!». -Albenga- Ho già messo io qualcosa di simile in bocca al protagonista del mio dramma psicologico -«la Vittoria»-. -Dionigi- -(un po’ distratto)- Io, una volta, avevo un -yacht- che si chiamava così. Filava sedici nodi all’ora con vento fresco.¹ ¹ -«Con vento fresco»-, in gergo nautico, significa: con vento vivace. -Albenga- -(alzando le spalle)- Oh! -(Scrive di nuovo.)- -Salvetti- -(a Dionigi)- Voi invece, con la marchesa, filate anche senza vento... -D’Alma- Dunque, dottore, non vi va questa specie d’amore? -Salvetti- Grazie, no. Non ne prendo. Ma lo consiglio spesso agli altri: «soluzione di amore spirituale». È una delle mie ricette. -Rivoli- -(pigramente)- Per quali malattie? -Salvetti- Per la vostra, ad esempio. -Rivoli- Ma io sto benone. -(Si alza con lentezza da una poltrona e si sdraia in un’altra più bassa e più comoda: la sua schiena è alquanto curva e le sue gambe sono visibilmente fiacche nelle giunture.)- -Salvetti- Si vede! -Rivoli- Che si vede? -Salvetti- Una schiena e due gambe che sembrano di pasta frolla. -Rivoli- Dovreste vederle alla prova! -Salvetti- Non ci tengo. -Rivoli- Per invidia? -Salvetti- Forse. -Rivoli- Difatti, la marchesa vi ha già qualificato: «astemio». -Salvetti- Meglio. -Dionigi- Non vi fidate, Rivoli. Il dottore è come un buon cavallo da corsa montato dal più astuto dei fantini. Lungo la pista, ha l’abitudine di lasciarsi distanziare, ma -«tiene la corda»-, come diciamo noi, e all’ultimo giro, in vista del palo d’arrivo, guadagna terreno. Voi lo quotate dieci contro uno; ma io, se faccio da -book-maker-, nella peggiore previsione, lo do alla pari. -Salvetti- Risparmiatevi questa pena, perchè io non corro. -Dionigi- -Play or pay-, dottore! -Salvetti- Questo non so che significa, ma non importa! Il certo è, giovanotto mio, che sulle piste femminili, il palo d’arrivo muta di posto a seconda delle condizioni fisiologiche d’una donna. Non si tratta di correre; si tratta di aspettare. Nella vita di lei c’è sempre un quarto d’ora in cui non si ha che a stendere la mano per afferrarla... come un frutto maturo. -Dionigi- Oh, oh, dottore! Poco elegante tutto questo, poco di buon gusto! Poco -comme il faut-! -Salvetti- Ma molto vero. -D’Alma- Io sostengo che è assurdo! -Albenga- -(con importanza)- Nè assolutamente vero, nè assolutamente assurdo. Sono fenomeni che io ho approfonditi. Il quarto d’ora della vulnerabilità arriva ma esso è determinato da una influenza, da un fluido, da una forza fascinatrice... -Rivoli- -(si alza lentamente e si sdraia meglio in un’altra poltrona anche più bassa e più soffice, stendendo le gambe sopra uno sgabello e respirando:)- Ah! -Albenga- -(continua)- E questa forza, signori miei, può essere la bellezza, può essere la bontà, può essere l’astuzia, può essere... non spetterebbe a me il dirlo... ma può essere, ed è, spesse volte, l’arte... -Rivoli- Dio buono! Meno teorie e più fatti! -Salvetti- E dire che sono i fatti quelli che vi hanno liquidato! -Rivoli- Uhm! Non ancora. SCENA II. ANNA, SALVETTI, DIONIGI, D’ALMA, ALBENGA, RIVOLI. -Anna- -(sporgendo la testa dalla porta a sinistra e nascondendo il capo dietro la portiera, chiama:)- Conte Dionigi! -Dionigi- -(alzandosi subito)- Marchesa? -(Tutti s’alzano e s’inchinano.)- -Anna- Per un vestito d’amazzone, in campagna, che colore mi consigliereste? -Dionigi- -(cercando di vedere)- Se potessi indovinare... -Anna- Ah, no! Dovete essere... indipendente. -Dionigi- Ebbene, il grigio. -Anna- E voialtri? -Albenga- Io direi il -bleu-. C’è una mia protagonista che si veste così. -D’Alma- Il color Valkiria, marchesa! -Anna- Non c’è! E voi, dottor Salvetti? -Salvetti- Le donne a cavallo mi sono odiose in tutti i colori. -Anna- Orso! -Salvetti- -(paziente)- Orso. -Anna- Uno!... Due!... E tre!... -(Viene fuori d’un salto e si ferma.) -- (Risatina.)- Eccomi qua! -(Indossa un vestito d’amazzone grigio. Porta in mano guanti, frusta e cappellino.)- Conte, non siete voi che avete indovinato il mio colore, sono io che ho indovinato il vostro. -Dionigi- Molto inglese! -(Analizzando seriamente il vestito di lei)- Molto -chic-! molto -chic-! -Anna- A voi! -(Stendendo il braccio)- Si procede al baciamano. -(Tutti si dispongono in fila come dinanzi allo sportello d’un bigliettinaio, aspettando il loro turno.- -La Marchesa resterà ferma col braccio teso, ed essi le si accosteranno l’uno dopo l’altro, ordinatamente.)- -Dionigi- -(le prende la mano e gliela bacia con estrema eleganza.)- -Albenga- -(gliela bacia guardando lei con occhi pieni di pensieri importanti.)- -D’Alma- -(le solleva le dita con le dita e timidamente indugia accostandovi la bocca.)- -Anna- Coraggio, signor Giuliano, coraggio! -D’Alma- Non ne ho mai quando so di profanare quello che tocco. -(Le sfiora le dita con le labbra.)- -Rivoli- -(che era già dietro a Giuliano D’Alma, aspettando il suo turno)- Io ne ho sempre quando so di toccare quello che profano. -(Le bacia la mano avidamente e vorrebbe continuare.)- -Anna- -(ritirando il braccio)- Ho sentito, ho sentito! -Salvetti- -(con subitanea risoluzione)- Per conto mio, rinunzio. -Anna- -(con lieve moto di dispetto)- Lo so che siete astemio! -Rivoli- -(a Salvetti)- Non ve l’ho detto, io? -Dionigi- Sicchè, il programma di oggi, marchesa, è indicato dalla vostra -toilette-?... -Anna- Come? Non s’era già stabilito d’andare a cavallo sino al laghetto e di fare colazione alla -Capannella d’oro-? -Dionigi- No, marchesa... -Anna- Oh, che testa! che testa che ho io! Ma è spaventevole! -(Ride)- Ah ah ah! Intendo. L’avrò sognato... Da che sono in campagna non faccio che sognare! -D’Alma- -(con dolcezza poetica)- Come me. -Rivoli- -(con un rimpianto di cupidigia lasciva)- Come me. -Anna- E sapete, per esempio, l’altra notte che sognai? Sognai... d’averlo finalmente trovato. -Rivoli- Chi?! -Anna- Non so bene chi, ma era -lui-! Era lui, era proprio lui, era proprio quello che viceversa cerco da due anni -(declamando per celia)- e che forse non troverò giammai. -(Risatina.)- -Albenga- -(con aria di competenza)- Marchesa, dalle mie osservazioni mi risulta che le mogli, che hanno il vostro temperamento, sono avide di libertà, ma non possono vivere che di tirannia. Esse fuggono il marito, sì, come faceste voi, ma cercano un altro tiranno. -Anna- -(seria)- Aimè! Mio marito non è stato neppure un tiranno. -Dionigi- E poi non sarebbe mica di buon gusto. Voi, marchesa, -ça va sans dire-, avete il diritto di cercare uno schiavo... -Rivoli- Un amante, che diamine! -Salvetti- Un «reagente»! -D’Alma- Un’anima... parallela! -Anna- -(con umorismo)- L’anima parallela non mi dispiacerebbe. Ma tutte queste distinzioni sono di ordine secondario. Io cerco, purtroppo, quel che è più raro e più irreperibile, al giorno d’oggi, sulla faccia del mondo. Io cerco... un uomo!! -Tutti- Eh?!! -Rivoli- -(non si regge più sulle gambe si ritrae indietro e siede sul bracciuolo di una poltrona.)- -Anna- A voi pare una cosa facile?... V’ingannate. Per gli uomini, si sa, tutti gli uomini sono uomini. Ma per noi donne, è diverso! -(Risatina)- Ognuna di noi non ammette che un uomo solo: quello che sa conquistarla. Orbene, amici miei, non potete disconoscere che, ai tempi nostri, la galanteria è divenuta molto diffusa, ma punto tentatrice. Ricordate, eh?, tutta quella numerosa schiera di giovanotti che in città ingombravano il mio salotto? Io vi domando: quale poteva essere per me un vero conquistatore? Dieci di essi mi facevano la corte per vendicarsi dei fiaschi ottenuti con le mie nemiche; altri dieci me la facevano per farla... alle mie amiche, ed era un po’ come quel grazioso giuoco, quello che voi, conte, conoscete così bene... -Dionigi- -(stupidamente)- Il -bézigue-? -Anna- Ma no!... Un giuoco di bigliardo... -Dionigi- Ah! La -carambole-... -Anna- Benissimo!... la carambola: urtarne -due- per non fermarsi, possibilmente, a nessuna... E quelli, poi, che mi facevano la corte per non farla che a me, avevano un’aria così indolente, così pigra, così stanca -- peggio di Rivoli, veh!... -Rivoli- -(si dirizza d’un subito in piedi, a guisa d’una molla.)- -Anna- -(continuando)-... che non avrei osato di sceglierne uno senza sentire il dovere di dirgli: «Scusi l’incomodo». -(Ride)- Ah ah ah! Almeno, qui, in questo eremitaggio, non ci sono che io. Marchesa di Fontanarosa a tutto pasto! Voi potete giocare a... carambola sul mio bigliardo; ma nel mio salotto non più; ed io -(scherzosa)- posso contare sulle vostre intenzioni, perchè..., mettiamo le cose a posto,... se siete riuniti in questo recondito angolo del mondo, significa che mi ci avete seguìta! -Tutti, meno Salvetti- -- Naturale!... -- Senza dubbio!... -- È vero!... -- È evidente! -Salvetti- Domando scusa, marchesa: io non vi ci ho seguita: io vi ci ho incontrata. -Anna- Ma ci rimanete. -Salvetti- Ci rimango... -Anna- E non ci rimanete forse per me?... -Salvetti- In qualità di medico. -Anna- Ma io non sono malata. -Salvetti- La vita di una donna senza marito è sempre una malattia!... -Anna- Che voi non sapete curare... -Salvetti- Mi ci provo. -Anna- -(pungente)- Ma non ci riuscite! -Dionigi- -(mettendo la mano sul petto all’uso schermistico.)- «Toccato», dottore! -Salvetti- -(condiscendente)- «Toccato». -Anna- -(con solennità gioconda, salendo sopra uno sgabbelletto)- Si mette ai voti il programma della gita a cavallo! -Dionigi- Accettato all’unanimità! -Albenga, D’Alma, Rivoli- -(insieme)- All’unanimità! -Salvetti- Meno uno! -Anna- Peggio per quell’uno. -Salvetti- -(a Rivoli, guardandogli le gambe)- Come!! Ci andate anche voi a cavallo? -Rivoli- E perchè non dovrei andarci? -Salvetti- Avete un bel fegato! -Anna- Conte, mi cedete il vostro -Black boy-? -Dionigi- Mi permetterei piuttosto di offrirvi la mia cavallina. -Black boy- è troppo duro di bocca e devo lavorarmelo io. Se mi date licenza, vado io stesso a insellare -Lady Florence-. -Anna- E gli altri? -Dionigi- Noleggeremo i bucefali del Santoro. -Albenga- Ma sin là c’è una tappa di un chilometro. -Anna- Ci andrete voi, Rivoli. -Rivoli- ... Con piacere. -Anna- E presto, eh? -Rivoli- Volo, marchesa. -(Si allontana, sforzandosi, invano, di affrettare il passo, ed esce.)- -Anna- Abbiate pazienza, Albenga: andateci voi pure, perchè Rivoli non mi sembra molto disposto a volare. -Albenga- Vi servo, marchesa. -(Esce.)- -Dionigi- Io corro alla scuderia. -Anna- Grazie. -Dionigi- Prego... -(Esce.)- -Salvetti- -(accomiatandosi)- Ed io, giacchè ho da restar solo, vado a fare un po’ di onesta colazione. -Anna- Superfluo il dirvi, dottore, che durante la mia assenza voi siete padrone della mia casa come di solito. Qui, troverete seggiole a sdraio, libri, giornali illustrati: tutte cose di cui difetta il vostro alberghino, esageratamente campestre. -Salvetti- Troppo buona, marchesa. Profitterò. -(Via.)- SCENA III. ANNA -e- D’ALMA. -D’Alma- -(è lontanissimo da lei, in un canto della stanza, nel suo atteggiamento di sognatore.)- -Anna- -(siede.) (Un silenzio.)- E voi? -D’Alma- Io... deploro! -Anna- -(schiettamente curiosa)- Che deplorate? -D’Alma- Quello che qui accade. -Anna- È strano! A me pare che non accada proprio niente. -D’Alma- -(serafico)- Non siete voi, Anna, la farfalla intorno a cui scherzano dei bambini più o meno insidiosi? -Anna- -(un po’ imitandolo)- E non siete voi, Giuliano, uno dei bambini più o meno insidiosi che scherzano intorno a questa farfalla? -D’Alma- Oh, no!... Io la guardo! Io l’ammiro!... Ma la mia mano non oserebbe mai di ghermire quelle ali agitate vertiginosamente da una così gentile inconscienza. -Anna- Mai?! -D’Alma- Mai! -(Siede.)- -Anna- -(risatina)- Converrete che c’è del metodo in tutto questo. -D’Alma- Attribuireste voi a me, come agli altri, un volgare calcolo... maschile?! -Anna- Volgare, non so; ma, via, maschile... credo di sì. -D’Alma- -(con accento drammatico)- Quale inganno è il vostro!! -Anna- -(di scatto)- Cosa?! -D’Alma- Anch’io, è vero, sono vissuto nella corruzione. Anch’io sono stato vittima dell’abbrutimento che col pretesto degli istinti... coinvolge l’umanità!... Ma quando ho conosciuto voi, creatura eletta, minacciata dalla corrente malefica, io ho avuta nausea di me stesso. La mente mia ha concepito la salvezza di un affetto inestinguibile; e ha visto, luminosa, la possibilità di eliminare l’errore, di sollevarsi dal fango e di correggere perfino i così detti istinti... -Anna- -(spalancando tanto d’occhi)- Ah?! -D’Alma- E d’allora in poi, Anna, il miraggio della mia vita si è elevato; e, vagheggiando le estasi purissime delle anime che s’incontrano all’infinito, io non ho desiderato che il godimento di un amore perfetto, casto, immateriale!... -Anna- -(lo guarda, sorpresa, attonita. Indi, dissimulando nell’ammirazione uno strano dubbio)- E... ditemi: sono certamente io... la -sola donna- che vi abbia ispirato un amore... di questa specie? -D’Alma- La sola!!! -Anna- -(con orgoglio entusiastico foderato d’ironia)- È una grande sodisfazione! -(Pausa. Poi, con burlesca volubilità, alzandosi)- E se per caso fossi stata vostra moglie? -D’Alma- -(imbarazzatissimo)- Non mi sono mai permesso di rivolgermi una simile domanda. -Anna- Ah, già! Dimenticavo che, dati i vostri ideali, non ci sono più mogli... e, soprattutto, poi, non ci sono più mariti. -(Sospirando)- Io, invece, sono molto maritata! -(Risatina)- Perchè le mogli separate dai loro mariti possono sentirsi più maritate delle altre? -D’Alma- -(confuso)- Marchesa... come volete che lo sappia io!? -Anna- Avete ragione! Nondimeno, il perchè è così semplice! Un marito, anche se intrinsecamente abbominevole, stando lontano, vale sempre più di quanto varrebbe se stesse vicino. Sono due anni che mio marito.... è separato da me. Da questo punto di vista, io comincio a sentirmi maritatissima! -D’Alma- -(dopo una reticenza)- Lo amate? -Anna- -(contraffacendolo)- Lo amavo! -(Un silenzio. Poi, ride un po’)- Ah ah! -(Mutando di nuovo e sedendo)- Vi compiacereste di darmi dei chiarimenti? -D’Alma- Su che? -Anna- Sulla... «correzione degli istinti»? -D’Alma- Volentieri. -(Pausa)- Avete voi letto Tolstoi della prima maniera? -Anna- Io ho letto... per esempio, -Nanà-, di Zola... -D’Alma- Ma non è precisamente lo stesso! -Anna- Be’, che dice il vostro Tolstoi della prima maniera? -D’Alma- Ecco... -(Fruga nelle saccocce e ne cava parecchi libri.)- -Anna- Lo avete sempre in tasca? -D’Alma- Sempre! È uno dei miei compagni prediletti. -(Sceglie uno dei libri, lo apre e lo dà ad Anna, mostrandole una pagina)- Leggete qui. -(Soavemente)- È modernissimo! -Anna- -(dopo aver letto un po’)- Uh! Guarda guarda guarda!... Voi, per amarmi così sublimemente, non mangiate che erba?! -D’Alma- Non vi fermate a certi particolari, vi prego. -Anna- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000