tardi e ritornava sola, a piedi, verso le Zattere, percorrendo calli
deserte. Ella indossava la pelliccia, aveva una borsetta a maglie d'oro
appesa al braccio, e le buccole di brillanti negli orecchi.
Adolfo le si avvicinò d'un tratto e le disse bruscamente:
--Perchè torni a quest'ora? Non pensi che ti può capitar qualche cattivo
incontro?...
Loredana si fermò sbalordita a guardarlo; poi rise involontariamente:
--Sapevo che c'era lei,--rispose,--e che lei mi accompagna.
Egli si calmò subito; le si mise al fianco, e le disse con espressione
lamentabonda:
--Come sei bella!... Non vuoi, non vuoi proprio sposarmi?
La giovane parve non aver capito; egli continuò:
--Io ti perdono tutto; tu sei l'amante del conte, e non te ne faccio
colpa. Forse io non sapeva trattarti, ma ora ho imparato, perchè ho
tanto sofferto.... Non vuoi sposarmi? Non ti piacerebbe di vivere con
me?
Loredana scosse il capo, accennando di no. Adolfo soggiunse, umilmente:
--Hai ragione. Sei abituata al lusso e all'eleganza.... Il tuo valore è
troppo grande per me....
La fanciulla lo squadrò e rispose:
--Sì, ora valgo più di due milioni....
Adolfo tacque senza comprendere. Che cosa voleva dire? Era impazzita? La
guardò di nuovo, e vedendo che essa sorrideva, non osò chiedere
spiegazioni; le camminò al fianco in silenzio, a capo basso.
--Lei mi ha perdonato?--riprese Loredana d'un tratto.--Ma è inutile; io
non le ho chiesto il suo perdono, e non le ho fatto nulla di male,
perchè ho disposto di me liberamente. Crede lei che per vivere la mia
vita non occorra del coraggio?...
Si morse le labbra, temendo di dir troppo; e con voce secca aggiunse:
--Mi sorvegli, ma non mi stia al fianco; potrei incontrare persone che
conosco, e non vorrei far credere che io passeggi coi giovanotti la
sera, per le calli perdute....
Adolfo rallentò il passo, in modo da starle alle spalle e da proteggerla
senza accompagnarla. La fanciulla si sentì presa da tenerezza, per il
querulo amante, volse il capo, e disse con un sorriso:
--Grazie. Così va bene....
Egli la seguì fino alle Zattere e poi scomparve.
Per più giorni andò ruminando la frase della giovane: «Ora valgo più di
due milioni». Che cosa aveva voluto dire? Forse la pelliccia, i
brillanti, gli abiti che portava indosso valevano più di due milioni?
Era impossibile.... Allora qualcuno le aveva offerto due milioni per
abbandonare il conte?... Questo era più verosimile; egli, Adolfo, due
milioni gli avrebbe dati per la gioia di far sua Loredana, e un ricco
signore poteva pagarsi caro quel capriccio.... Andava galoppando nel
mondo delle fantasie e degli assurdi, senza venire a capo di nulla,
divorato dal bisogno di sapere, annaspando nelle tenebre.
La frase sfuggitale aveva scosso Loredana medesima. Ella pure vi ripensò
nei giorni seguenti, come le parole fossero state una rivelazione, come
il fatto avesse trovato in quelle una consacrazione impreveduta e
strana.
Valeva ella veramente più di due milioni? Filippo non pensava mai al
patrimonio che le aveva sacrificato con tanta prontezza?
Loredana si mise a studiarlo attentamente, a scrutarne il pensiero, a
sorprenderne le intenzioni. Egli era imperturbabile; non più parola
usciva dalla sua bocca a proposito di quella eredità, non un accenno ai
parenti, allo zio, alle noie che dovevan dargli. La sua educazione e le
sue abitudini di gran signore non gli permettevano di gettare uno
sguardo di rammarico a quel tesoro perduto; gli sarebbe parso di
commettere la più ignobile delle bassezze. Parlava all'amante di ogni
cosa, fuor che di quell'incidente, al quale aveva dato minore importanza
di quel ch'egli medesimo si aspettasse, forse perchè sui due milioni
dello zio non aveva mai fatto grande assegnamento.
Egli possedeva circa trentamila lire di rendita e non giuocava; tutto il
suo lusso e tutto il suo piacere erano in Loredana, la quale gli costava
poco oltre la metà del reddito; viveva così in perfetto equilibrio
economico, e finiva per giudicare che le recise dichiarazioni dello zio
gli avevan tolto una preoccupazione fastidiosa e gli avevan dato la
libertà assoluta di vivere a proprio talento.
Loredana non riusciva a penetrare il pensiero dell'amante. Lo vedeva
padrone di sè, sereno, quasi spensierato, e credeva a una finzione....
Un giorno in cui egli andava ammirandola e accarezzandola, la giovane
non riuscì a dominarsi. Gli chiese:
--Ti piaccio?
--Molto,--rispose Filippo ridendo.--Ne dubiti forse?
--Mi ami?--incalzò Loredana.
--Molto,--ripetè Filippo.
--Ti pare che....
Si trattenne, si sentì confusa, diventò rossa in volto.
--Che cosa?--domandò Filippo.--Che cosa deve parermi?
--Ti pare che...? Ti pare che io valga più di due milioni?--disse
finalmente la ragazza.
Filippo la strinse fra le braccia ridendo.
--Più di due milioni?--esclamò.--Ma più che tutti i milioni della terra!
Quali domande tu mi fai! Si direbbe che tu mi creda pentito di non avere
accettato un patto vergognoso, e che io ripensi a quei denari con
rincrescimento....
Corrugò la fronte e seguitò con espressione più grave:
--Questo è offensivo per me, Lori. Tu non dovresti giudicarmi così male.
Io ho avuto fortunatamente un'educazione, la quale mi ha abituato a non
contare mai sul denaro. Se non fossi ricco, lavorerei, e saprei
guadagnarmi da vivere; in ogni modo, certo, non venderei una donna che
mi ama per un patrimonio anche enorme.
Loredana si passò le mani sul volto e si mise a ridere infantilmente.
--Questo mi fa bene,--disse respirando.--Mi fa bene a udir queste
parole. Io pensava sempre ai due milioni, e mi dicevo che non valgo
quella somma....
Filippo le mise una mano sulla bocca.
--Tu mi hai scambiato per un mercante di donne,--interruppe, sorridendo;
e aggiunse con certo orgoglio che Loredana non aveva mai rilevato
prima:---Noi- non ci pieghiamo per denaro....
Scivolatagli dalle braccia, ella gli stava davanti in ginocchio,
ammirandolo con espressione ingenua; lo guardò, coi grandi occhi dolci e
ridenti velati da ciglia lunghe, e rimase immobile, così che Filippo
dovette scuoterla. L'ammirazione di lei, che aveva qualche cosa di alto
e di religioso, lo commuoveva sempre; egli se ne sentiva avviluppato e
preso in ogni ora, e ne era quasi sgomento, perchè sapeva ormai che la
fanciulla viveva della sua vita, respirava il suo respiro.
In quell'istante nel quale, caduta involontariamente a ginocchi,
Loredana pareva adorarlo estatica, l'uomo pensò che se il vecchio
Roberto l'avesse vista, avrebbe compreso l'affetto e la protezione
ch'egli Filippo le consacrava, e si sarebbe pentito d'averla chiamata
mantenuta con tanta leggerezza: Filippo si volse a guardare se lo zio
non fosse in un canto, e poi sorrise della propria allucinazione.
IX.
La signora Marta Serrantoni, una giovane dalla grascia pallida, coi
capelli color fiamma, avida di cibo e di denaro, aveva mosso gran guerra
in principio a Loredana e a sua madre, in nome della morale. Poi vedendo
la fanciulla per le vie tutta elegante, e per il Canal Grande nella
gondola a due remi, la signora Marta s'era a poco a poco ravveduta. Il
conte trattava bene l'amica sua, bisognava pur dirlo: non era il
libertino capriccioso e volubile che si credeva, e dal contegno di lui
era naturale concludere che non aveva intenzione di piantare un bel
giorno l'amante nuova come tante altre.
La signora Marta diceva questo con solennità, quantunque avesse detto il
contrario pochi mesi prima, con la medesima solennità; e il codazzo di
giovani e vecchie pettegole che davan peso alle sue parole, andavan
ripetendole, e di giorno in giorno si riavvicinavano alla madre di
Loredana e riprendevano a frequentarne la casa.
Così mentre la signora Emma era malcontenta per il lusso della figlia,
che a lei pareva eccessivo, le altre se ne felicitavano; quando
Loredana veniva dalla sua mamma e trovava le amiche, queste le
passavano una rivista minuta, pregandola talvolta di alzare un po' la
gonna per mostrar le calze di seta, osservando la biancheria,
divertendosi a infilar gli anelli, a provarsi il cappellino, a indossar
la pelliccia. La loro morale taceva innanzi al pregio della roba
lussuosa; esse s'inchinavano all'amante ricco e liberale. Anche ne
godevano, perchè più volte avevano avuto in dono gli abiti ancor freschi
che Loredana smetteva, e i cappellini ch'ella mutava sovente.
La giovane aveva spesso in tasca qualche biglietto delle amiche, le
quali chiedevano protezione al conte per il marito, per il fratello, pel
nipote; e il conte riusciva ad allogar l'uno, a migliorar la posizione
dell'altro, senza conoscerli, per far cosa grata alla sua viperetta.
I concetti morali di quelle piccole donne avevano sorpresa e disgustata
Loredana, che ignorava gli avvolgimenti e le mutazioni dell'umana
vigliaccheria; le avrebbe preferite nemiche aperte; e parlandone con
Filippo, si sentiva in obbligo di scusarle, perchè egli non le
giudicasse troppo severamente.
Ma egli ne rideva, e se ne faceva ripetere le frasi ammirative,
divertendosi ai loro pettegolezzi e al loro mormorìo; qualche volta per
mano dell'amante inviava dolci o fiori, ch'esse si disputavano
vivamente, e talora anche sulla tavola delle borghesi pettegole
comparivan le bottiglie polverose della cantina del conte. A questa
maniera, senza conoscerle di persona, Filippo s'era creato intorno un
circolo di amiche, le quali correvano dalla signora Emma a esaltar la
generosità di lui e a felicitarsi della fortuna che era toccata alla
figliuola.
La signora Emma non pareva del loro avviso, e da qualche tempo era anzi
inquieta.
Come sarebbe finita quell'avventura? La fedeltà del conte l'aveva
stupita senza persuaderla. Nelle sue lunghe ore di riflessioni, ella
aveva accarezzato la speranza che Loredana avesse un figlio; il legame
avrebbe consacrato quell'amore con vincoli quasi sacri, obbligando
Filippo per tutta la vita, forse spingendolo a un passo decisivo. Ma
nulla era avvenuto; Loredana era sterile.
La signora Emma non poteva acconciarsi a questa idea; guardando la
figliuola bella e gagliarda, non le riusciva di credere ch'ella fosse
infeconda; le era balenato il sospetto che la sua sterilità fosse voluta
dall'esperta astuzia di Filippo. Impossibile parlarne a Loredana, che
egli aveva avuto vergine e ignorante d'ogni cosa; sarebbe stato assurdo
interrogarla.
Una volta che la giovane scherzava col bambino di Marta, la signora Emma
osò domandarle:
--Ebbene, Lori, non ti piacerebbe avere un bimbo anche tu?
La giovane diventò vermiglia in faccia.
--Certo,--balbettò,--un bambino anch'io....
--Forse al conte non piacciono?--osservò la signora Emma.
--Non ne abbiamo mai parlato,--rispose Loredana.
E bruscamente andò alla finestra senza proseguire.
--Un bel bambino, che si potrebbe chiamare....--seguitò la madre.--Come
lo chiameresti, Lori?
La giovane si volse e le disse:
--Oh, mamma, non parlarmi così! Mi confondi!
Emma non aggiunse parola, ma quel turbamento la sorprese e le parve la
conferma dei suoi sospetti. Non aveva capito che Loredana si sentiva a
disagio, perchè le sembrava che il discorso aprisse un spiraglio di luce
sul suo amore pel quale aveva sempre un riserbo timoroso, una verecondia
inquieta.
L'argomento ritornò più volte; la Serrantoni, alla quale la signora Emma
aveva confidato i suoi sospetti, s'incaricò d'interrogare Loredana; ma a
lei mancò l'animo di spiegarsi e Loredana la guardò attonita per
quell'interrogatorio, disordinato e confidenziale insieme.
La giovane s'infuriò.
--Se ancora mi parlate del bambino,--dichiarò un giorno,--io non verrò
più a trovarvi! È un'insolenza; tutti vogliono sapere che cosa pensa
Flopi dei bambini; tutti mi domandano che cosa ne penso io; non ci
lasciano più vivere! La Serrantoni mi ha perfino chiesto se sono sicura
che Flopi mi voglia bene come un marito!... È orribile questo
pettegolezzo....
E diede in uno scoppio di pianto, mentre la madre e le amiche le si
facevano attorno a consolarla. Le amiche, specialmente, eran premurose
perchè si vedevano sfuggire le sottane di seta e i cappellini
civettuoli; e quando Loredana accarezzata dalle une, baciata dalle
altre, rassicurata da tutte, cominciò a sorridere attraverso le lagrime,
le donne esalarono un grande sospiro di sollievo....
--Non capisce!--dissero tra di loro più tardi.--È ancora innocente come
l'acqua....
In verità, non capiva; non capiva che cosa volessero da lei, non capiva
le perifrasi prudenti, non capiva che cosa importasse loro la sua
maternità probabile, non capiva sopratutto come questa volta anche sua
madre prendesse parte al coro.
--Ma che cosa mi domandano? Ma di che cosa si occupano?--chiese infine
alla signora Emma.
--Esse credono,--spiegò Emma,--che se tu avessi un bambino, il conte ti
amerebbe di più.
--E che cosa importa loro se Flopi mi ama di più o di meno?
Emma si strinse nelle spalle.
--Mio Dio,--disse, confusa.--È un pensiero che hanno per te, perchè ti
sono affezionate.
--Ma è un pensiero stupido, mamma!--protestò Loredana.--Se io avessi un
bambino, Flopi mi amerebbe ugualmente. Che ne so io? Fors'anco mi
amerebbe meno.
--Davvero?--esclamò Emma scandalizzata.--E perchè mai?
--Perchè sarei malata, perchè diventerei brutta, per tante ragioni
noiose, insomma....
--Allora sei tu che non lo vuoi, Lori?--domandò Emma.
La ragazza la guardò intontita, e poi si mise a ridere.
--Io?--disse.--Come posso io volerlo, o non volerlo?
--Allora è il conte che non vuole?--insistette Emma.
--Flopi?--esclamò Loredana.--E tu pensi che Flopi si curi di queste
sciocchezze? Tu pensi che Flopi sia come la signora Serrantoni?
--Non sono sciocchezze, Lori,--sentenziò Emma gravemente.--Alla fin
fine, tutto dipende dalla volontà del conte.
Loredana scoppiò in una lunga risata.
Le preoccupazioni di sua madre e delle sue amiche risvegliavano in lei
un allegro stupore. Ebbe la tentazione di parlarne all'amante, poi con
lo spirito d'intuizione che spesso la guidava, sentendo nella curiosità
delle donne qualche ombra di mistero, si trattenne; ma istintivamente
scaltra, riuscì per una via indiretta a sapere che cosa Filippo pensava
dei bambini.
Quando egli usciva solo a passeggio, le chiedeva che dovesse portarle a
casa.
--Vuoi i dolci, Lori? Vuoi un palco per questa sera? Devo mandarti i
fiori per la tavola?
Loredana sceglieva; il più delle volte non sceglieva nulla.
--Voglio che tu ritorni presto,--rispondeva.
Ma pressata dalla inquisizione delle pettegole, un giorno si arrischiò:
--Voglio che tu mi porti a casa un bel bambino....
--Di cioccolata?--domandò Filippo ridendo.
--No, un bel bambino vivo,--disse Loredana.
Filippo, che già stava per uscire, tornò indietro e le si avvicinò:
--Veramente?--chiese.--Veramente, tu desideri un bambino?
A guardarla, non si sarebbe detto; ella sorrideva, osservando la
maraviglia dell'uomo, una maraviglia commossa e dolorosa.
--Hai ragione,--egli continuò, accarezzandole i capelli.--Tutte le donne
vogliono il loro bambino.... Ma un bambino, per noi, in questo
momento....
Sembrava molto intrigato, e la cosa divertiva immensamente Loredana, che
non l'aveva mai visto così.
--Certo,--riprese Filippo,--un bambino ti terrebbe compagnia e tu gli
vorresti bene.... Ecco: l'anno venturo avrai il bambino. Te lo prometto.
Sei contenta? L'anno venturo....
Ma s'interruppe. Loredana rideva, fino ad averne umidi gli occhi; poi
con uno scatto gli balzò al collo, e sempre ridendo gli disse:
--Tu hai creduto davvero che io voglia un bambino? Ma no; ma non vi ho
mai pensato, mai, mai, mai! È la signora Serrantoni che mi annoia coi
suoi discorsi e vuole sapere perchè io non ho bambini! A me non importa
nulla! La Serrantoni dice che è colpa tua se non abbiamo bambini, e poi
dice che è colpa mia, e non sa nemmeno lei.... Ma io voglio ciò che tu
vuoi, e non ho mai pensato a queste sciocchezze. Non è vero che sono
sciocchezze?
--E la Serrantoni,--disse Filippo racconsolato,--non ti ha spiegato
perchè è colpa mia se non abbiamo bambini?
--Ah no!--esclamò la giovane, ridendo ancora.--Non mi ha spiegato
niente. Mi ha fatto dei discorsi stranissimi, e in ultimo ha deciso che
io sono una grande oca, perchè non ho capito una parola. Io, però, le ho
dichiarato che se mi secca ancora, non le porterò più i dolci.
--Hai fatto benissimo,--approvò Filippo, baciandola sulla bocca.--E le
dirai che della nostra vita e del nostro amore siamo padroni noi.
Le parole di Filippo diedero un grande coraggio a Loredana, e mentre le
pettegole evitavano quel solito argomento per non addolorarla, ella lo
provocò a bella posta qualche giorno dopo.
--Ho parlato con Flopi del bambino,--disse.
La madre e le amiche, le quali stavano intorno, mandarono una
esclamazione di stupore.
--E che cosa ha detto il conte?--domandò la Serrantoni, trepidando.
--Ha detto che il bambino lo avrò l'anno venturo,--rispose la giovane
categoricamente.--Ma un bambino, per noi, in questo momento....
Ella tacque; le altre tacquero, guardandosi. Loredana era stupefatta per
il successo impreveduto delle sue parole. Finalmente la signora Emma si
passò una mano sulla faccia, e disse sottovoce alla Serrantoni:
--Avevo indovinato. È lui che non lo vuole!...
X.
La serata al teatro Goldoni era stata fatale per Berto Candriani.
Innanzi tutto egli aveva visto Loredana sotto un aspetto nuovo; fino a
quel giorno aveva considerata la giovane come una piccola borghese presa
nella luce della vita mondana per un capriccio di Filippo e destinata a
scomparir presto con quel capriccio; ma standole a fianco, ammirandone
l'eleganza e la freschezza, vivendone alcune ore la vita, notandone
l'ingenuità non priva d'orgoglio, s'era dovuto ricredere. Loredana era
destinata a non scomparire presto: aveva tutte le qualità per essere
un'amante di primo ordine, o una mantenuta lussuosa, o un'amica
affezionata e fedele, a seconda dell'uomo che l'avesse guidata nel suo
cammino.
Da quella sera in poi, Berto aveva notato che se ne parlava molto tra le
dame; dal canto suo, tartassato di domande, aveva dovuto raccontare una
quantità di cose vere e una quantità di cose false, per rispondere alla
curiosità acuta delle amiche. Forte della sua fantasia, aveva prodigato
particolari bizzarri, che raccontava dapprima ridendo; ma perchè le dame
parevano credere, a poco a poco aveva ripetuto quei particolari ed altri
ne aveva aggiunti con gravità; in modo che intorno alla ragazza s'era
formata una leggenda.
Fausta di Montegalda, la quale ancora non poteva persuadersi che «quella
stracciona» fosse una rivale, s'era involontariamente prestata a
diffondere la leggenda. La ragazza si faceva chiamare Loredana e
prendeva un bagno nel latte ogni mattina; mangiava fragole tutto l'anno,
e il povero Flopi spendeva un patrimonio per procurargliele durante la
stagione invernale. La camera dove riposava, con le pareti ricoperte di
specchi, aveva un enorme specchio in luogo del soffitto, cosicchè la
ragazza si vedeva riflessa, in tutte le pose e per ogni lato; la
vecchiaccia che l'accompagnava era vedova, ma si diceva avesse
avvelenato il marito.... Povero Flopi! Tra l'amante e la dama di
compagnia s'era proprio -encanaillé- fino al collo.
Se qualcuno, in nome della verosimiglianza e della logica, osava qualche
obiezione, Fausta rispondeva:
--Ma è così, ve lo assicuro. Domandatene al Candriani. Egli la conosce
per benino, la ragazza....
E Berto era interrogato e doveva confermare o mitigare i racconti
fantastici, i quali, passando di bocca in bocca, avevano ormai rivestito
incredibili forme.
La celebrità di Loredana era fatta. Nessuno pensava più a negare che la
ragazza prendesse un bagno di latte ogni mattina e vivesse di fragole;
la signora Teobaldi, poi, aveva decisamente avvelenato il marito.
Berto non sapeva se riderne o temerne, perchè capiva che se Filippo
avesse conosciuto quel romanzo e il suo autore, le cose si sarebbero
fatte molto serie.
E mentre l'immane pettegolezzo sobbolliva, la vita di Loredana aveva
avuto una buona ripresa. In quell'inverno la giovane era andata più
volte a teatro, ora con la Teobaldi, ora con Filippo, scatenando una
bufera di commenti e di discussioni, che non giungevano fino al suo
orecchio. L'appartamento sulle Zattere, tutto raccolto e ben riscaldato
pareva più intimo e voluttuoso.
Loredana aveva dimenticato Giselda Fioresi e i due milioni e la taccia
di mantenuta; viveva spensieratamente con la cieca sicurezza di poter
vivere sempre così felice.
Ella fu un po' sorpresa di vedersi un giorno comparire in casa Berto
Candriani, il quale non le faceva mai visita nelle ore in cui Filippo
era assente.
Berto indossava la redingote, aveva un garofano bianco all'occhiello, e
in una mano i guanti paglierini; era addobbato per una visita di
società, e anche questo maravigliava Loredana, che lo riceveva sempre
come un vecchio amico, senza cerimonie.
Pareva lievemente impacciato.
--Credevo ci fosse Filippo,--disse,--ed ero passato a prenderlo.
--No,--rispose Loredana.--Flopi è andato al tè in casa Lombardi....
--Ah, sicuro!--mormorò Berto.--Sono le cinque, infatti; le cinque e un
quarto, anzi.
--Se lei non ha niente di meglio a fare,--seguitò cortesemente la
giovane,--può trattenersi un istante, e il tè gliel'offrirò io.
Berto battè le mani.
--Anzi, anzi, non domando che questo!
La conversazione languì un attimo. Loredana si chiedeva mentalmente:
«Che cosa vuole?». Berto si distraeva a guardar la fanciulla, la quale
indossava una semplice vestaglia tutta liscia colore scarlatto, serrata
ai fianchi da una fascia alta di seta nera. Egli si diceva che era
straordinariamente desiderabile.
--Flopi è sempre di buon umore?--domandò.
--Certo,--rispose Loredana.--È sempre di buon umore con me.
--Non ha più parlato di quegli incidenti al teatro?
--Di quali incidenti?
--Di quella sera, ricorda? quando io ebbi l'onore di riaccompagnarla, e
si fece anche un brindisi....
La giovane sorrise.
--Ah mio Dio!--esclamò.--Di noi tre, se ne ricorda lei, soltanto!...
Sarebbe curiosa che io e Flopi ne parlassimo ancora!...
Berto si morse le labbra.
--È vero; lei e Flopi han da dirsi qualche cosa di meglio,--mormorò.
--Caro conte,--osservò Loredana, corrugando le sopracciglia,--sa che io
detesto i sottintesi.
--Non ci sono sottintesi; dicevo una verità. Due persone che si amano,
non han tempo di badare ai pettegolezzi.
Loredana si alzò per accendere la luce elettrica; la conversazione
ricadde.
--Flopi le ha narrato la storia dei due milioni?--chiese Berto a un
tratto.
--Mi ha narrato ogni cosa.
--Egli non li rimpiange di sicuro?
--Pare di no,--rispose Loredana sorridendo.
Entrò Piero, recando il servizio per il tè, che dispose sul tavolino. Vi
fu una pausa lunga, durante la quale Loredana versò l'acqua bollente
nella teiera, spense il fornelletto a spirito, avanzò il cestello dei
biscotti verso il suo ospite.
--È un bel patrimonio,--riprese questi.
--Che cosa?--domandò Loredana.
Non s'era mai trovata sola col giovane, al quale sapeva di piacere, e se
ne sentiva intimorita, perchè gli occhi di lui non l'abbandonavano mai.
--Dico che due milioni formino un bel patrimonio,--egli spiegò,
prendendo una tazza dalle mani della fanciulla.--Un magnifico
patrimonio, al quale pochi uomini rinunzierebbero per l'amore.
Loredana guardò Berto inquieta.
--Che cosa significa?--domandò.
--Non ci sono sottintesi,--dichiarò Berto sorridendo.--Volevo dire
quello che ho detto; pochi uomini rinunzierebbero a due milioni per
l'amore di una donna. Flopi è di questi uomini, e ciò mi fa piacere....
--No, conte,--interruppe Loredana, bruscamente.--Non è il caso di
scherzare; lei sa qualche cosa?
--Non so nulla!
--Forse Filippo le ha confidato che è malcontento?
--Le do la mia parola, d'onore che Filippo non ha mai aperto bocca con
me....
--E allora?--chiese la giovane freddamente.--Perchè trova strano che
Filippo mi ami?
--Non trovo strano; dico che tra una donna, chiunque ella sia, e due
milioni, quasi tutti gli uomini sceglierebbero questi e lascerebbero
quella.
Loredana non rispose; la bella faccia ridente aveva preso un'espressione
dura, che gli angoli rialzati della bocca facevan più recisa; e gli
occhi fissavan dritti in volto il Candriani, cercando di scrutarne il
pensiero riposto.
--È quello che io ho osservato a Flopi,--ella, disse.--Ma egli mi ha
risposto che io lo scambiava per un mercante.
--Doveva rispondere così,--osservò Berto.
--Doveva essere sincero, perchè io con lui sono stata sempre sincera.
--Lei non aveva nulla da nascondere; ma la sincerità qualche volta è
incomoda,--ribattè il Candriani.--Non si può dire a una donna: «Io
preferisco due milioni al tuo amore»....
Loredana balzò in piedi.
--Perchè mi parla a questo modo?--esclamò.--Filippo le ha dato
l'incarico di esprimere le sue idee?
--No,--rispose Berto, stendendo una mano verso la giovane come a
tranquillarla.--Filippo non mi ha dato alcun incarico, glielo posso
giurare! Sono pensieri miei, quelli che esprimo.
Fece una pausa, si alzò egli pure lentamente in piedi, e movendo un
passo verso la ragazza dritta nella veste flammea, aggiunse:
--Non si spaventi, non si turbi, Loredana. È un amico che le parla. Io
voleva dirle questo fin dalla sera in cui ci siam trovati a teatro.
Volevo dirle che, qualunque cosa avvenga, in qualunque momento, io sarò
lieto di accorrere a una sua parola e di poter esserle utile....
--Come?--domandò Loredana smarrita.--Lei non crede sincero Filippo?
--Non so. È sincero oggi, forse. Domani potrebbe pentirsi, non tanto per
il patrimonio al quale deve rinunziare, quanto per la guerra che gli va
movendo la famiglia. E se quel giorno venisse, le ripeto, ella deve
ricordarsi che ha un amico devoto e pronto a tutto per lei....
La giovane squadrò da capo a piedi il suo ospite; non era più
intimorita; un sorriso ironico le increspava le labbra e una luce vivida
le sfolgorava dagli occhi.
--Io la disprezzo!--ella rispose pacatamente.
--Loredana!--esclamò Berto.
--Sì, sì, la disprezzo!--ripetè la giovane con calma.--Lei ripaga a
questo modo l'amicizia di Flopi? Lei viene a mettermi il sospetto nel
cuore, mentre io era felice! Lei viene ad accusare Filippo, mentre egli
è così buono con me, così fiducioso con lei! E tutto questo senza una
ragione al mondo, solo per dirmi.... Per dirmi che cosa? Che lei
vorrebbe succedere a Filippo, non è vero? Perchè lei crede che se domani
Filippo mi abbandonasse, io prenderei un altro amante, forse il primo
che mi capitasse, con la indifferenza con cui si muta d'abito? Questa è
la stima che lei ha di me?...
S'interruppe, dando in una risata sardonica; e proseguì:
--Caro conte, ha commesso un'azione cattiva, e io dovrò avvertirne
Filippo, perchè si guardi da lei, che è un falso amico! Lei è stato il
solo ammesso in questa casa, e ne ha compensato Flopi tentando di farmi
credere che rimpiange il denaro perduto, e cercando di portar via a
Flopi una donna che egli ama. Mi ha messo l'inferno nell'anima, mi ha
fatto dubitare, mi ha torturata....
--Loredana, non esageri, per carità,--interruppe Berto
avvicinandosi.--Lei non mi ha compreso.
--L'ho compreso, l'ho compreso!--esclamò Loredana, mentre le lagrime
cominciavano a scorrerle per le guance.--Ho compreso il suo scopo! Se
avesse detto quelle malignità senza uno scopo, sarebbe pazzo! Ah, che
dolore mi ha dato! Ora questo pensiero non mi si leverà più dal
cervello; ora io continuamente mi domanderò se Flopi è contento, se non
rimpianga il denaro perduto, se mi ama davvero! Ed ero così felice, così
stupidamente felice!...
Si lasciò cadere in una poltrona, e nascondendo il volto tra le mani,
scoppiò in singhiozzi che le fecero sobbalzare violentemente il seno. A
piccoli passi, piano, adagio, Berto si avvicinò, si curvò sulla
spalliera, osò stendere una mano quasi per carezzare la testolina
dolorosa:
--Loredana,--susurrò,--io le domando perdono; io non credeva di....
Ma dovette troncare. Loredana era scattata in piedi nuovamente; pareva
davvero una viperetta, con la testa dritta e gli occhi sfavillanti:
--Vada via!--gridò.--Vada via; non mi tocchi! La disprezzo, gliel'ho
detto. Vada via, vada via subito!...
Berto si ritrasse.
--Vada via subito!--incalzò Loredana.--Non voglio più vederla! Vada via
subito, o chiamo!
Il tono perentorio, la voce squillante, il fremito visibile che agitava
la fanciulla, fecero comprendere a Candriani ch'era impossibile
resistere; se avesse osato una parola o un gesto, Loredana avrebbe
chiamato il servo o Clarice, facendo uno scandalo. Berto camminò a
ritroso fin sul limitare, s'inchinò, uscì.
La giovane stette in ascolto qualche poco, indi si abbandonò sul divano,
tuffando il volto tra i cuscini. Ella rimase in tal positura, immobile e
con gli occhi asciutti, sforzandosi a pensare, fin che non udì
nell'anticamera i passi di Filippo che rientrava. Allora balzò in piedi,
si diede una occhiata nello specchio, afferrò un libro che giaceva sulla
tavola e finse di leggere.
Filippo entrò:
--Buona sera, piccola,--disse.
--Buona sera, Flopi. Ti sei divertito?
--No, per niente. E tu, che cosa hai fatto?
Un brivido passò nell'anima di Loredana; chinato il capo di nuovo sul
libro, mormorò con indifferenza studiata:
--Nulla. È venuto il Candriani a trovarmi....
--Berto?--esclamò Filippo stupito.--A che ora?
--Alle cinque e un quarto, o alle cinque e mezza, non ricordo.
--E che cosa voleva?
--Era passato a prenderti per andare dalla contessa Lombardi.
--Ma è impossibile, Lori; pensa bene a ciò che dici!--esclamò Filippo.
Loredana s'impaurì; impossibile? perchè era impossibile?
--Ha detto così,--ella insistette.
--Ma dalla contessa Lombardi dovevamo trovarci più tardi,--osservò
Filippo.--E infatti è venuto, mi ha visto, e non mi ha detto ch'era
stato qui. Tutto questo è stranissimo....
Tacque; s'avvicinò all'amante, ancora seduta sul divano, e la scrutò
attentamente.
--Tu sei molto agitata,--soggiunse.--Mi nascondi qualche cosa....
Loredana si sentì morire. Che cosa poteva credere Filippo? Bisognava
raccontar tutto?... Alzò il capo, e disse, disperatamente:
--Io, il Candriani, non voglio più vederlo!
Filippo sussultò, l'attirò al petto, e baciandola rispose con calma:
--Ho capito. Non lo vedrai più!
XI.
Il conte Filippo Vagli e il conte Berto Candriani, col pretesto d'un
diverbio politico, si batterono alla sciabola tre giorni dopo la visita
di Berto a Loredana. Al Candriani toccò un colpo di figura interna, che
partendo dall'orecchia destra, gli tagliava il naso, le labbra, il
mento; Filippo, a causa dell'incontro avvenuto in quell'attimo, ebbe una
sciabolata all'avambraccio destro, lunga ma non profonda.
Loredana quando vide in quel pomeriggio freddo e nebbioso tornar Filippo
col braccio al collo, diventò come pazza; correva da una camera
all'altra, gridando e piangendo; era stata lei la causa del duello;
Flopi s'era dovuto battere per lei; ella era la sua maledizione; già
tanti danni aveva avuto dal suo amore, già tanti dispiaceri, e oggi
anche un duello, una ferita, oggi anche il sangue aveva dovuto dare!
Il chirurgo che accompagnava Filippo le assicurò che la ferita del conte
non era grave; Filippo e Clarice furono attorno alla giovane per
confortarla; ma essa era così sbigottita, coi capelli sciolti e gli
occhi dilatati dallo spavento, che il medico dovette occuparsi prima di
lei che del suo ferito.
A poco a poco, quasi svegliandosi da un terribile sogno, Loredana si
rimise e cominciò a credere che Filippo non fosse minacciato da morte
imminente. Ma non appena il chirurgo si congedò, essa volle udire il
racconto della scena, e Filippo dovette raccontare, mentre Clarice
Teobaldi pensava alle più belle pagine del teatro melodrammatico.
--La conclusione si è,--terminò Filippo,--che io intendo partire non
appena mi sarà possibile. Questo duello farà troppo chiasso. Andremo a
Roma a passar l'inverno: lasceremo qui Clarice a vigilare la casa, e
torneremo a primavera....
La signora Teobaldi sentì il dispiacere del futuro distacco, temperato
dalla soddisfazione di quell'incarico di fiducia, e pensò che Filippo
era veramente un eroe.
--Mi dispiace per Berto,--soggiunse il conte.--Gli è toccato un colpo
crudele, ma non potevo misurarlo. Del resto, la lezione gli insegnerà a
tener la lingua tra i denti.... e a rispettar l'amicizia.
Filippo non s'era ingannato, prevedendo che il duello avrebbe fatto
chiasso. Per tutto il giorno dovette ricevere amici nel suo studio, i
quali venivano ad assicurarsi che non era gravemente ferito. In città il
fracasso era enorme, e quelli che ne sapevano meno erano i più esatti e
più sicuri nel raccontar particolari.
Non si trattava del solito pettegolezzo, qualche volta campato
interamente in aria, sempre mormorato con grazia; era un'onda di ciarle
e di commenti fragorosi che dilagava per tutto, nei caffè, nei teatri,
nei salotti.
L'aristocrazia veneziana, la quale conta forse i nomi più classici del
mondo, s'angustiò per quell'incidente di cui si sapevano anche le cause,
perchè il pretesto del diverbio non aveva ingannato nessuno. Da anni a
Venezia non avvenivano duelli se non tra giornalisti; una cordialità
simpatica legava i signori l'uno all'altro, e la più squisita cortesia
presiedeva ai loro convegni, tanto che al momento di trovare i padrini,
Filippo e Berto avevano incontrato non poche difficoltà, perchè gli
amici di quello erano amici di questo; Filippo aveva scelto due
ufficiali di marina giunti da poco a Venezia, e Berto due ufficiali di
cavalleria che stavano a Padova.
Il conte Roberto e la contessa Bianca furono costernati all'annunzio; nè
l'uno nè l'altra avrebbero imaginato che Filippo giungesse a tanto per
la «monella»; e l'uno e l'altra, d'intesa, fecero comprendere la loro
riprovazione ostentando di non voler parlare dell'accaduto e trascurando
di chiedere notizie del nipote e del figlio.
Era lo scandalo; lo scandalo aperto, irrimediabile, gigantesco; perchè
sapendo che Filippo si era battuto per una donna, e non già per la
politica come voleva dare a intendere, nessuno pensava che questa donna
non l'avesse tradito, ch'egli non l'avesse sorpresa fra le braccia del
Candriani, ch'egli insomma non avesse fatto una brutta figura. Il nome
di Loredana correva per le strade, e la curiosità interribiliva.
Loredana! Chi era? Dove l'aveva trovata? Che cosa faceva prima di darsi
al conte? Era quella del bagno di latte e delle fragole? Ah era quella!
Allora la medesima che una sera al teatro Goldoni civettava col
Candriani; che sfrontata! Mantenuta dell'uno, andava a teatro con
l'altro! Filippo spendeva un patrimonio per coprirla di seta e di
gioielli ed essa lo ricompensava a questa maniera; la colpa era di
Filippo, che doveva aver perduto la testa. Chi l'avrebbe detto, lui così
pronto una volta a cambiar d'amanti, così garbato e accorto, così
scettico ed egoista! È proprio vero che il gatto, all'ultimo, vi lascia
lo zampino; Filippo doveva essere invecchiato; questo amore aveva tutta
la goffaggine d'una passione senile.
Non parliamo del Candriani, tanto ben ricompensato della sua amicizia;
per poco Filippo non gli aveva portato via naso, orecchia e labbra in un
colpo solo; ad ogni modo il povero Berto rimaneva sfigurato per sempre;
la cicatrice era spaventosa; venti punti di sutura; ma che venti?
trenta, o quaranta; un macello.... E intanto Filippo s'era giuocato per
quella donna l'eredità dello zio, una diecina di milioni; lo zio l'aveva
avvertito più volte, l'aveva pregato e scongiurato, e finalmente aveva
perduto la pazienza. Chi poteva dargli torto? Era un vecchio onesto e
semplice, che non voleva pasticci in famiglia.... E quell'altra, la
madre, la contessa Bianca, quale conforto aveva dal figliuolo, ch'ella
voleva accasare! S'era trattato di matrimonio con la contessina Cafiero;
no, con la Fioresi, una ragazza che gli avrebbe portato, anche lei, una
diecina di milioni; ma Filippo aveva mandato all'aria ogni cosa; e in
tal modo, dieci della fidanzata e dieci dello zio, erano ormai venti
milioni sfumati.
Qualcuno osava una parola in difesa di Filippo, ma era peggio.... Come
difenderlo? Figurarsi: permetteva che la sua mantenuta si facesse
chiamare contessa Vagli; in tutti i negozii di Venezia, per contessa
Vagli s'intendeva non già la veneranda contessa Bianca, ma quella
ragazza; e una volta la contessa Bianca s'era vista portare a palazzo
una scatola di trine e piume, ch'eran destinate all'altra; anzi più
volte i fornitori sbagliavano, e mandavano da pagare alla contessa
Bianca le note della ragazza. Una commedia, una farsaccia, permessa,
voluta da Filippo, che neanche rispettava più il nome della famiglia....
Come si poteva difenderlo?... Tutti a questo mondo han fatto le loro; a
tutti piacciono le donne; ma c'è maniera e maniera. Un avvocato diceva:
«Nisi caste saltem caute»; il buon gusto, la decenza, non si devono mai
offendere; e da gente, poi, che ha obblighi sociali e dovrebbe dar
l'esempio.... Se così faceva un patrizio veneto, si poteva imaginare che
cosa avrebbe fatto qualche povero diavolo, un facchino della Marittima,
un plebeo....
E a proposito di plebei, che cosa era quella sua amante? La chiamava
Loredana, lui, per rialzarla; ma veniva dal basso, era uno -scialletto-,
nè più nè meno che un'infilatrice di perle a Castello; pensate che
educazione poteva avere e che linguaggio; ma faceva ogni giorno un bagno
nel latte. È per questo che la dicevano tanto caritatevole; distribuiva
ai poveri il latte che le era servito pel bagno. Quanto alla bellezza,
poi, a Venezia se ne potevan trovare mille, diecimila più belle; bastava
guardarsi intorno, e giusto a Castello e a Cannaregio v'eran certi
musetti, si vedevan certi occhi e certe capigliature; la Resi, per
esempio, e la Nana, e quell'altra, quella bionda, la Màlgari; e nessuno
si pensava di portarsele a casa, di rinunziare a venti milioni, di
chiamarle contesse, e di metterle in conserva nel latte. Ci voleva
proprio un patrizio, e un patrizio come Filippo, per queste
minchionerie!
Filippo rimase schiacciato sotto quella valanga. Caldo per ira e per
gelosia, aveva provocato Berto, senza prevedere che la responsabilità
dell'avvenimento sarebbe andata a battere contro Loredana, la quale ne
usciva compromessa irrimediabilmente; e compromettere una donna era per
Filippo azione così vigliacca e stupida, ch'egli spasimava d'esserci
involontariamente incappato. Tutto il fango della strada, l'ira degli
uomini, l'invidia delle femmine, si sollevava e ricadeva sull'amante
sua.
Era una cosa spaurevole. Fra gli amici venuti in quei giorni a trovar
Filippo fu il conte Alvise Priùli, un vecchio d'oltre sessant'anni,
dalla vita cristallina, maestro di cortesie, oracolo in materie
cavalleresche, franco nel parlare.
--Ti sei cacciato in un ginepraio,--egli disse a Filippo.--Perchè non
consigliarti con qualcuno, prima di agire?... A provocare e a battersi
v'è sempre tempo. E tu sai che quando c'è di mezzo una donna, chiunque
ella sia, un gentiluomo deve evitare duelli e scenate fin che gli è
possibile....
Filippo, col braccio al collo, passeggiava nervosamente per lo studio,
angusto alla sua furia. Si arrestò innanzi al vecchio che aveva candidi
capelli e faccia rosea:
--Che cosa dicono?--chiese avidamente.
Il conte Alvise fece un gesto desolato.
--Un disastro,--rispose.--Tutto quello che puoi imaginare di più
antipatico, di più losco, di più sciocco; è una vera orgia di
contumelie....
--Contro di me?
--Contro di te, e contro la signora, voglio dire la signorina, insomma
la tua amica.
--Per esempio?--incalzò Filippo.
--Che esempio!--esclamò Alvise sorridendo.--Non è il caso di darti
esempii; anche tu sai che cosa è la folla quando si sbizzarrisce a
inventare e a deridere.
Filippo battè i piedi a terra, riprese a camminare, e camminando disse:
--Che cosa mi consigli? Che cosa devo fare, Alvise? Bisogna ch'io ne
esca....
--Io ti consiglio di cambiar aria,--disse Alvise.--Fa un viaggio, un bel
viaggio lungo. Se tu rimani, finisci per batterti altre venti volte, e
lo scandalo cresce. Del resto, come puoi pigliartela con gli anonimi?
Tutti parlano ora che ti sanno chiuso in casa; pròvati ad uscire e non
avrai che strette di mano e sorrisi....
--Ipocriti! Vigliacchi!--esclamò Filippo.
--Ma no, caro, hai torto,--osservò prontamente Alvise.--Il mondo è
fatto così; non intende aggredirti di fronte, perchè gliela faresti
pagare; aspetta che tu volti le spalle. E in questo, Venezia, Parigi,
Londra, Pechino, sono una città sola....
--Dunque un viaggio, tu dici?--riprese Filippo, fermandosi un'altra
volta davanti al vecchio amico.--Io aveva pensato di passar l'inverno a
Roma....
--No, no, un viaggio. A Roma si sa tutto, come a Venezia; figùrati se la
Montegalda, la Fioresi, e venti altre, se di Spinea e lo stesso
Candriani non hanno scritto agli amici di laggiù! E ciascuno a modo suo.
--Come sta Berto?--domando Filippo.
--Bene, puoi imaginare. Gli hai cambiato faccia, ma non sono avvenute
complicazioni, e se la caverà in un mese o poco più....
Filippo tacque, guardando a terra.
--Me l'aveva fatta grossa,--mormorò poi.
--Sai che è un caposcarico; potevi parlargli e persuaderlo a non
molestare la tua amica. E anche la tua amica, via, confessiamolo, doveva
essere più prudente, metterlo alla porta alla chetichella e non dirtene
nulla.
Filippo scosse la testa.
--Loredana non ha alcuna colpa,--ribattè.--È abituata a dirmi tutto; e
se l'avesse messo alla porta, io non me ne sarei avveduto e non avrei
chiesto spiegazioni? Era il solo che veniva a trovarci, e ci voleva poco
ad accorgermi che non c'era più!... E la mamma e lo zio, che cosa
dicono?
Il conte Alvise fece un altro gesto in aria, più desolato del primo.
--Non ne parliamo, caro Flopi!... Credo che Roberto pensi a fondar col
suo denaro un istituto di beneficenza....
Filippo sorrise.
--Gliel'ho consigliato io!--disse.
--Bravo!--esclamò Alvise.--Non ti conoscevo come benefattore
dell'umanità. Quanto a tua madre, povera donna, questo è un colpo, è un
colpo grosso.... Sai le sue idee, anche in materia di duello; e qui poi
si tratta d'un duello inutile, d'uno scandalo gigantesco.
--Povera mamma!--disse Filippo, meditabondo.
--Dovresti scriverle chiedendole perdono,--suggerì Alvise.--Non ti
risponderà, ma la lettera la calmerà un poco, e servirà a prepararti un
colloquio.
--Le scriverò; è una buona idea,--dichiarò Filippo.--Quanto a colloquii,
non ne avremo: essa mi chiede ciò che io non voglio concederle,
l'allontanamento di Loredana. Non voglio e non posso: tu capisci che se
oggi, quando è aggredita da tutta una folla, da tutta una città,
mettessi Loredana sul lastrico, sarei un farabutto....
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