tardi e ritornava sola, a piedi, verso le Zattere, percorrendo calli deserte. Ella indossava la pelliccia, aveva una borsetta a maglie d'oro appesa al braccio, e le buccole di brillanti negli orecchi. Adolfo le si avvicinò d'un tratto e le disse bruscamente: --Perchè torni a quest'ora? Non pensi che ti può capitar qualche cattivo incontro?... Loredana si fermò sbalordita a guardarlo; poi rise involontariamente: --Sapevo che c'era lei,--rispose,--e che lei mi accompagna. Egli si calmò subito; le si mise al fianco, e le disse con espressione lamentabonda: --Come sei bella!... Non vuoi, non vuoi proprio sposarmi? La giovane parve non aver capito; egli continuò: --Io ti perdono tutto; tu sei l'amante del conte, e non te ne faccio colpa. Forse io non sapeva trattarti, ma ora ho imparato, perchè ho tanto sofferto.... Non vuoi sposarmi? Non ti piacerebbe di vivere con me? Loredana scosse il capo, accennando di no. Adolfo soggiunse, umilmente: --Hai ragione. Sei abituata al lusso e all'eleganza.... Il tuo valore è troppo grande per me.... La fanciulla lo squadrò e rispose: --Sì, ora valgo più di due milioni.... Adolfo tacque senza comprendere. Che cosa voleva dire? Era impazzita? La guardò di nuovo, e vedendo che essa sorrideva, non osò chiedere spiegazioni; le camminò al fianco in silenzio, a capo basso. --Lei mi ha perdonato?--riprese Loredana d'un tratto.--Ma è inutile; io non le ho chiesto il suo perdono, e non le ho fatto nulla di male, perchè ho disposto di me liberamente. Crede lei che per vivere la mia vita non occorra del coraggio?... Si morse le labbra, temendo di dir troppo; e con voce secca aggiunse: --Mi sorvegli, ma non mi stia al fianco; potrei incontrare persone che conosco, e non vorrei far credere che io passeggi coi giovanotti la sera, per le calli perdute.... Adolfo rallentò il passo, in modo da starle alle spalle e da proteggerla senza accompagnarla. La fanciulla si sentì presa da tenerezza, per il querulo amante, volse il capo, e disse con un sorriso: --Grazie. Così va bene.... Egli la seguì fino alle Zattere e poi scomparve. Per più giorni andò ruminando la frase della giovane: «Ora valgo più di due milioni». Che cosa aveva voluto dire? Forse la pelliccia, i brillanti, gli abiti che portava indosso valevano più di due milioni? Era impossibile.... Allora qualcuno le aveva offerto due milioni per abbandonare il conte?... Questo era più verosimile; egli, Adolfo, due milioni gli avrebbe dati per la gioia di far sua Loredana, e un ricco signore poteva pagarsi caro quel capriccio.... Andava galoppando nel mondo delle fantasie e degli assurdi, senza venire a capo di nulla, divorato dal bisogno di sapere, annaspando nelle tenebre. La frase sfuggitale aveva scosso Loredana medesima. Ella pure vi ripensò nei giorni seguenti, come le parole fossero state una rivelazione, come il fatto avesse trovato in quelle una consacrazione impreveduta e strana. Valeva ella veramente più di due milioni? Filippo non pensava mai al patrimonio che le aveva sacrificato con tanta prontezza? Loredana si mise a studiarlo attentamente, a scrutarne il pensiero, a sorprenderne le intenzioni. Egli era imperturbabile; non più parola usciva dalla sua bocca a proposito di quella eredità, non un accenno ai parenti, allo zio, alle noie che dovevan dargli. La sua educazione e le sue abitudini di gran signore non gli permettevano di gettare uno sguardo di rammarico a quel tesoro perduto; gli sarebbe parso di commettere la più ignobile delle bassezze. Parlava all'amante di ogni cosa, fuor che di quell'incidente, al quale aveva dato minore importanza di quel ch'egli medesimo si aspettasse, forse perchè sui due milioni dello zio non aveva mai fatto grande assegnamento. Egli possedeva circa trentamila lire di rendita e non giuocava; tutto il suo lusso e tutto il suo piacere erano in Loredana, la quale gli costava poco oltre la metà del reddito; viveva così in perfetto equilibrio economico, e finiva per giudicare che le recise dichiarazioni dello zio gli avevan tolto una preoccupazione fastidiosa e gli avevan dato la libertà assoluta di vivere a proprio talento. Loredana non riusciva a penetrare il pensiero dell'amante. Lo vedeva padrone di sè, sereno, quasi spensierato, e credeva a una finzione.... Un giorno in cui egli andava ammirandola e accarezzandola, la giovane non riuscì a dominarsi. Gli chiese: --Ti piaccio? --Molto,--rispose Filippo ridendo.--Ne dubiti forse? --Mi ami?--incalzò Loredana. --Molto,--ripetè Filippo. --Ti pare che.... Si trattenne, si sentì confusa, diventò rossa in volto. --Che cosa?--domandò Filippo.--Che cosa deve parermi? --Ti pare che...? Ti pare che io valga più di due milioni?--disse finalmente la ragazza. Filippo la strinse fra le braccia ridendo. --Più di due milioni?--esclamò.--Ma più che tutti i milioni della terra! Quali domande tu mi fai! Si direbbe che tu mi creda pentito di non avere accettato un patto vergognoso, e che io ripensi a quei denari con rincrescimento.... Corrugò la fronte e seguitò con espressione più grave: --Questo è offensivo per me, Lori. Tu non dovresti giudicarmi così male. Io ho avuto fortunatamente un'educazione, la quale mi ha abituato a non contare mai sul denaro. Se non fossi ricco, lavorerei, e saprei guadagnarmi da vivere; in ogni modo, certo, non venderei una donna che mi ama per un patrimonio anche enorme. Loredana si passò le mani sul volto e si mise a ridere infantilmente. --Questo mi fa bene,--disse respirando.--Mi fa bene a udir queste parole. Io pensava sempre ai due milioni, e mi dicevo che non valgo quella somma.... Filippo le mise una mano sulla bocca. --Tu mi hai scambiato per un mercante di donne,--interruppe, sorridendo; e aggiunse con certo orgoglio che Loredana non aveva mai rilevato prima:---Noi- non ci pieghiamo per denaro.... Scivolatagli dalle braccia, ella gli stava davanti in ginocchio, ammirandolo con espressione ingenua; lo guardò, coi grandi occhi dolci e ridenti velati da ciglia lunghe, e rimase immobile, così che Filippo dovette scuoterla. L'ammirazione di lei, che aveva qualche cosa di alto e di religioso, lo commuoveva sempre; egli se ne sentiva avviluppato e preso in ogni ora, e ne era quasi sgomento, perchè sapeva ormai che la fanciulla viveva della sua vita, respirava il suo respiro. In quell'istante nel quale, caduta involontariamente a ginocchi, Loredana pareva adorarlo estatica, l'uomo pensò che se il vecchio Roberto l'avesse vista, avrebbe compreso l'affetto e la protezione ch'egli Filippo le consacrava, e si sarebbe pentito d'averla chiamata mantenuta con tanta leggerezza: Filippo si volse a guardare se lo zio non fosse in un canto, e poi sorrise della propria allucinazione. IX. La signora Marta Serrantoni, una giovane dalla grascia pallida, coi capelli color fiamma, avida di cibo e di denaro, aveva mosso gran guerra in principio a Loredana e a sua madre, in nome della morale. Poi vedendo la fanciulla per le vie tutta elegante, e per il Canal Grande nella gondola a due remi, la signora Marta s'era a poco a poco ravveduta. Il conte trattava bene l'amica sua, bisognava pur dirlo: non era il libertino capriccioso e volubile che si credeva, e dal contegno di lui era naturale concludere che non aveva intenzione di piantare un bel giorno l'amante nuova come tante altre. La signora Marta diceva questo con solennità, quantunque avesse detto il contrario pochi mesi prima, con la medesima solennità; e il codazzo di giovani e vecchie pettegole che davan peso alle sue parole, andavan ripetendole, e di giorno in giorno si riavvicinavano alla madre di Loredana e riprendevano a frequentarne la casa. Così mentre la signora Emma era malcontenta per il lusso della figlia, che a lei pareva eccessivo, le altre se ne felicitavano; quando Loredana veniva dalla sua mamma e trovava le amiche, queste le passavano una rivista minuta, pregandola talvolta di alzare un po' la gonna per mostrar le calze di seta, osservando la biancheria, divertendosi a infilar gli anelli, a provarsi il cappellino, a indossar la pelliccia. La loro morale taceva innanzi al pregio della roba lussuosa; esse s'inchinavano all'amante ricco e liberale. Anche ne godevano, perchè più volte avevano avuto in dono gli abiti ancor freschi che Loredana smetteva, e i cappellini ch'ella mutava sovente. La giovane aveva spesso in tasca qualche biglietto delle amiche, le quali chiedevano protezione al conte per il marito, per il fratello, pel nipote; e il conte riusciva ad allogar l'uno, a migliorar la posizione dell'altro, senza conoscerli, per far cosa grata alla sua viperetta. I concetti morali di quelle piccole donne avevano sorpresa e disgustata Loredana, che ignorava gli avvolgimenti e le mutazioni dell'umana vigliaccheria; le avrebbe preferite nemiche aperte; e parlandone con Filippo, si sentiva in obbligo di scusarle, perchè egli non le giudicasse troppo severamente. Ma egli ne rideva, e se ne faceva ripetere le frasi ammirative, divertendosi ai loro pettegolezzi e al loro mormorìo; qualche volta per mano dell'amante inviava dolci o fiori, ch'esse si disputavano vivamente, e talora anche sulla tavola delle borghesi pettegole comparivan le bottiglie polverose della cantina del conte. A questa maniera, senza conoscerle di persona, Filippo s'era creato intorno un circolo di amiche, le quali correvano dalla signora Emma a esaltar la generosità di lui e a felicitarsi della fortuna che era toccata alla figliuola. La signora Emma non pareva del loro avviso, e da qualche tempo era anzi inquieta. Come sarebbe finita quell'avventura? La fedeltà del conte l'aveva stupita senza persuaderla. Nelle sue lunghe ore di riflessioni, ella aveva accarezzato la speranza che Loredana avesse un figlio; il legame avrebbe consacrato quell'amore con vincoli quasi sacri, obbligando Filippo per tutta la vita, forse spingendolo a un passo decisivo. Ma nulla era avvenuto; Loredana era sterile. La signora Emma non poteva acconciarsi a questa idea; guardando la figliuola bella e gagliarda, non le riusciva di credere ch'ella fosse infeconda; le era balenato il sospetto che la sua sterilità fosse voluta dall'esperta astuzia di Filippo. Impossibile parlarne a Loredana, che egli aveva avuto vergine e ignorante d'ogni cosa; sarebbe stato assurdo interrogarla. Una volta che la giovane scherzava col bambino di Marta, la signora Emma osò domandarle: --Ebbene, Lori, non ti piacerebbe avere un bimbo anche tu? La giovane diventò vermiglia in faccia. --Certo,--balbettò,--un bambino anch'io.... --Forse al conte non piacciono?--osservò la signora Emma. --Non ne abbiamo mai parlato,--rispose Loredana. E bruscamente andò alla finestra senza proseguire. --Un bel bambino, che si potrebbe chiamare....--seguitò la madre.--Come lo chiameresti, Lori? La giovane si volse e le disse: --Oh, mamma, non parlarmi così! Mi confondi! Emma non aggiunse parola, ma quel turbamento la sorprese e le parve la conferma dei suoi sospetti. Non aveva capito che Loredana si sentiva a disagio, perchè le sembrava che il discorso aprisse un spiraglio di luce sul suo amore pel quale aveva sempre un riserbo timoroso, una verecondia inquieta. L'argomento ritornò più volte; la Serrantoni, alla quale la signora Emma aveva confidato i suoi sospetti, s'incaricò d'interrogare Loredana; ma a lei mancò l'animo di spiegarsi e Loredana la guardò attonita per quell'interrogatorio, disordinato e confidenziale insieme. La giovane s'infuriò. --Se ancora mi parlate del bambino,--dichiarò un giorno,--io non verrò più a trovarvi! È un'insolenza; tutti vogliono sapere che cosa pensa Flopi dei bambini; tutti mi domandano che cosa ne penso io; non ci lasciano più vivere! La Serrantoni mi ha perfino chiesto se sono sicura che Flopi mi voglia bene come un marito!... È orribile questo pettegolezzo.... E diede in uno scoppio di pianto, mentre la madre e le amiche le si facevano attorno a consolarla. Le amiche, specialmente, eran premurose perchè si vedevano sfuggire le sottane di seta e i cappellini civettuoli; e quando Loredana accarezzata dalle une, baciata dalle altre, rassicurata da tutte, cominciò a sorridere attraverso le lagrime, le donne esalarono un grande sospiro di sollievo.... --Non capisce!--dissero tra di loro più tardi.--È ancora innocente come l'acqua.... In verità, non capiva; non capiva che cosa volessero da lei, non capiva le perifrasi prudenti, non capiva che cosa importasse loro la sua maternità probabile, non capiva sopratutto come questa volta anche sua madre prendesse parte al coro. --Ma che cosa mi domandano? Ma di che cosa si occupano?--chiese infine alla signora Emma. --Esse credono,--spiegò Emma,--che se tu avessi un bambino, il conte ti amerebbe di più. --E che cosa importa loro se Flopi mi ama di più o di meno? Emma si strinse nelle spalle. --Mio Dio,--disse, confusa.--È un pensiero che hanno per te, perchè ti sono affezionate. --Ma è un pensiero stupido, mamma!--protestò Loredana.--Se io avessi un bambino, Flopi mi amerebbe ugualmente. Che ne so io? Fors'anco mi amerebbe meno. --Davvero?--esclamò Emma scandalizzata.--E perchè mai? --Perchè sarei malata, perchè diventerei brutta, per tante ragioni noiose, insomma.... --Allora sei tu che non lo vuoi, Lori?--domandò Emma. La ragazza la guardò intontita, e poi si mise a ridere. --Io?--disse.--Come posso io volerlo, o non volerlo? --Allora è il conte che non vuole?--insistette Emma. --Flopi?--esclamò Loredana.--E tu pensi che Flopi si curi di queste sciocchezze? Tu pensi che Flopi sia come la signora Serrantoni? --Non sono sciocchezze, Lori,--sentenziò Emma gravemente.--Alla fin fine, tutto dipende dalla volontà del conte. Loredana scoppiò in una lunga risata. Le preoccupazioni di sua madre e delle sue amiche risvegliavano in lei un allegro stupore. Ebbe la tentazione di parlarne all'amante, poi con lo spirito d'intuizione che spesso la guidava, sentendo nella curiosità delle donne qualche ombra di mistero, si trattenne; ma istintivamente scaltra, riuscì per una via indiretta a sapere che cosa Filippo pensava dei bambini. Quando egli usciva solo a passeggio, le chiedeva che dovesse portarle a casa. --Vuoi i dolci, Lori? Vuoi un palco per questa sera? Devo mandarti i fiori per la tavola? Loredana sceglieva; il più delle volte non sceglieva nulla. --Voglio che tu ritorni presto,--rispondeva. Ma pressata dalla inquisizione delle pettegole, un giorno si arrischiò: --Voglio che tu mi porti a casa un bel bambino.... --Di cioccolata?--domandò Filippo ridendo. --No, un bel bambino vivo,--disse Loredana. Filippo, che già stava per uscire, tornò indietro e le si avvicinò: --Veramente?--chiese.--Veramente, tu desideri un bambino? A guardarla, non si sarebbe detto; ella sorrideva, osservando la maraviglia dell'uomo, una maraviglia commossa e dolorosa. --Hai ragione,--egli continuò, accarezzandole i capelli.--Tutte le donne vogliono il loro bambino.... Ma un bambino, per noi, in questo momento.... Sembrava molto intrigato, e la cosa divertiva immensamente Loredana, che non l'aveva mai visto così. --Certo,--riprese Filippo,--un bambino ti terrebbe compagnia e tu gli vorresti bene.... Ecco: l'anno venturo avrai il bambino. Te lo prometto. Sei contenta? L'anno venturo.... Ma s'interruppe. Loredana rideva, fino ad averne umidi gli occhi; poi con uno scatto gli balzò al collo, e sempre ridendo gli disse: --Tu hai creduto davvero che io voglia un bambino? Ma no; ma non vi ho mai pensato, mai, mai, mai! È la signora Serrantoni che mi annoia coi suoi discorsi e vuole sapere perchè io non ho bambini! A me non importa nulla! La Serrantoni dice che è colpa tua se non abbiamo bambini, e poi dice che è colpa mia, e non sa nemmeno lei.... Ma io voglio ciò che tu vuoi, e non ho mai pensato a queste sciocchezze. Non è vero che sono sciocchezze? --E la Serrantoni,--disse Filippo racconsolato,--non ti ha spiegato perchè è colpa mia se non abbiamo bambini? --Ah no!--esclamò la giovane, ridendo ancora.--Non mi ha spiegato niente. Mi ha fatto dei discorsi stranissimi, e in ultimo ha deciso che io sono una grande oca, perchè non ho capito una parola. Io, però, le ho dichiarato che se mi secca ancora, non le porterò più i dolci. --Hai fatto benissimo,--approvò Filippo, baciandola sulla bocca.--E le dirai che della nostra vita e del nostro amore siamo padroni noi. Le parole di Filippo diedero un grande coraggio a Loredana, e mentre le pettegole evitavano quel solito argomento per non addolorarla, ella lo provocò a bella posta qualche giorno dopo. --Ho parlato con Flopi del bambino,--disse. La madre e le amiche, le quali stavano intorno, mandarono una esclamazione di stupore. --E che cosa ha detto il conte?--domandò la Serrantoni, trepidando. --Ha detto che il bambino lo avrò l'anno venturo,--rispose la giovane categoricamente.--Ma un bambino, per noi, in questo momento.... Ella tacque; le altre tacquero, guardandosi. Loredana era stupefatta per il successo impreveduto delle sue parole. Finalmente la signora Emma si passò una mano sulla faccia, e disse sottovoce alla Serrantoni: --Avevo indovinato. È lui che non lo vuole!... X. La serata al teatro Goldoni era stata fatale per Berto Candriani. Innanzi tutto egli aveva visto Loredana sotto un aspetto nuovo; fino a quel giorno aveva considerata la giovane come una piccola borghese presa nella luce della vita mondana per un capriccio di Filippo e destinata a scomparir presto con quel capriccio; ma standole a fianco, ammirandone l'eleganza e la freschezza, vivendone alcune ore la vita, notandone l'ingenuità non priva d'orgoglio, s'era dovuto ricredere. Loredana era destinata a non scomparire presto: aveva tutte le qualità per essere un'amante di primo ordine, o una mantenuta lussuosa, o un'amica affezionata e fedele, a seconda dell'uomo che l'avesse guidata nel suo cammino. Da quella sera in poi, Berto aveva notato che se ne parlava molto tra le dame; dal canto suo, tartassato di domande, aveva dovuto raccontare una quantità di cose vere e una quantità di cose false, per rispondere alla curiosità acuta delle amiche. Forte della sua fantasia, aveva prodigato particolari bizzarri, che raccontava dapprima ridendo; ma perchè le dame parevano credere, a poco a poco aveva ripetuto quei particolari ed altri ne aveva aggiunti con gravità; in modo che intorno alla ragazza s'era formata una leggenda. Fausta di Montegalda, la quale ancora non poteva persuadersi che «quella stracciona» fosse una rivale, s'era involontariamente prestata a diffondere la leggenda. La ragazza si faceva chiamare Loredana e prendeva un bagno nel latte ogni mattina; mangiava fragole tutto l'anno, e il povero Flopi spendeva un patrimonio per procurargliele durante la stagione invernale. La camera dove riposava, con le pareti ricoperte di specchi, aveva un enorme specchio in luogo del soffitto, cosicchè la ragazza si vedeva riflessa, in tutte le pose e per ogni lato; la vecchiaccia che l'accompagnava era vedova, ma si diceva avesse avvelenato il marito.... Povero Flopi! Tra l'amante e la dama di compagnia s'era proprio -encanaillé- fino al collo. Se qualcuno, in nome della verosimiglianza e della logica, osava qualche obiezione, Fausta rispondeva: --Ma è così, ve lo assicuro. Domandatene al Candriani. Egli la conosce per benino, la ragazza.... E Berto era interrogato e doveva confermare o mitigare i racconti fantastici, i quali, passando di bocca in bocca, avevano ormai rivestito incredibili forme. La celebrità di Loredana era fatta. Nessuno pensava più a negare che la ragazza prendesse un bagno di latte ogni mattina e vivesse di fragole; la signora Teobaldi, poi, aveva decisamente avvelenato il marito. Berto non sapeva se riderne o temerne, perchè capiva che se Filippo avesse conosciuto quel romanzo e il suo autore, le cose si sarebbero fatte molto serie. E mentre l'immane pettegolezzo sobbolliva, la vita di Loredana aveva avuto una buona ripresa. In quell'inverno la giovane era andata più volte a teatro, ora con la Teobaldi, ora con Filippo, scatenando una bufera di commenti e di discussioni, che non giungevano fino al suo orecchio. L'appartamento sulle Zattere, tutto raccolto e ben riscaldato pareva più intimo e voluttuoso. Loredana aveva dimenticato Giselda Fioresi e i due milioni e la taccia di mantenuta; viveva spensieratamente con la cieca sicurezza di poter vivere sempre così felice. Ella fu un po' sorpresa di vedersi un giorno comparire in casa Berto Candriani, il quale non le faceva mai visita nelle ore in cui Filippo era assente. Berto indossava la redingote, aveva un garofano bianco all'occhiello, e in una mano i guanti paglierini; era addobbato per una visita di società, e anche questo maravigliava Loredana, che lo riceveva sempre come un vecchio amico, senza cerimonie. Pareva lievemente impacciato. --Credevo ci fosse Filippo,--disse,--ed ero passato a prenderlo. --No,--rispose Loredana.--Flopi è andato al tè in casa Lombardi.... --Ah, sicuro!--mormorò Berto.--Sono le cinque, infatti; le cinque e un quarto, anzi. --Se lei non ha niente di meglio a fare,--seguitò cortesemente la giovane,--può trattenersi un istante, e il tè gliel'offrirò io. Berto battè le mani. --Anzi, anzi, non domando che questo! La conversazione languì un attimo. Loredana si chiedeva mentalmente: «Che cosa vuole?». Berto si distraeva a guardar la fanciulla, la quale indossava una semplice vestaglia tutta liscia colore scarlatto, serrata ai fianchi da una fascia alta di seta nera. Egli si diceva che era straordinariamente desiderabile. --Flopi è sempre di buon umore?--domandò. --Certo,--rispose Loredana.--È sempre di buon umore con me. --Non ha più parlato di quegli incidenti al teatro? --Di quali incidenti? --Di quella sera, ricorda? quando io ebbi l'onore di riaccompagnarla, e si fece anche un brindisi.... La giovane sorrise. --Ah mio Dio!--esclamò.--Di noi tre, se ne ricorda lei, soltanto!... Sarebbe curiosa che io e Flopi ne parlassimo ancora!... Berto si morse le labbra. --È vero; lei e Flopi han da dirsi qualche cosa di meglio,--mormorò. --Caro conte,--osservò Loredana, corrugando le sopracciglia,--sa che io detesto i sottintesi. --Non ci sono sottintesi; dicevo una verità. Due persone che si amano, non han tempo di badare ai pettegolezzi. Loredana si alzò per accendere la luce elettrica; la conversazione ricadde. --Flopi le ha narrato la storia dei due milioni?--chiese Berto a un tratto. --Mi ha narrato ogni cosa. --Egli non li rimpiange di sicuro? --Pare di no,--rispose Loredana sorridendo. Entrò Piero, recando il servizio per il tè, che dispose sul tavolino. Vi fu una pausa lunga, durante la quale Loredana versò l'acqua bollente nella teiera, spense il fornelletto a spirito, avanzò il cestello dei biscotti verso il suo ospite. --È un bel patrimonio,--riprese questi. --Che cosa?--domandò Loredana. Non s'era mai trovata sola col giovane, al quale sapeva di piacere, e se ne sentiva intimorita, perchè gli occhi di lui non l'abbandonavano mai. --Dico che due milioni formino un bel patrimonio,--egli spiegò, prendendo una tazza dalle mani della fanciulla.--Un magnifico patrimonio, al quale pochi uomini rinunzierebbero per l'amore. Loredana guardò Berto inquieta. --Che cosa significa?--domandò. --Non ci sono sottintesi,--dichiarò Berto sorridendo.--Volevo dire quello che ho detto; pochi uomini rinunzierebbero a due milioni per l'amore di una donna. Flopi è di questi uomini, e ciò mi fa piacere.... --No, conte,--interruppe Loredana, bruscamente.--Non è il caso di scherzare; lei sa qualche cosa? --Non so nulla! --Forse Filippo le ha confidato che è malcontento? --Le do la mia parola, d'onore che Filippo non ha mai aperto bocca con me.... --E allora?--chiese la giovane freddamente.--Perchè trova strano che Filippo mi ami? --Non trovo strano; dico che tra una donna, chiunque ella sia, e due milioni, quasi tutti gli uomini sceglierebbero questi e lascerebbero quella. Loredana non rispose; la bella faccia ridente aveva preso un'espressione dura, che gli angoli rialzati della bocca facevan più recisa; e gli occhi fissavan dritti in volto il Candriani, cercando di scrutarne il pensiero riposto. --È quello che io ho osservato a Flopi,--ella, disse.--Ma egli mi ha risposto che io lo scambiava per un mercante. --Doveva rispondere così,--osservò Berto. --Doveva essere sincero, perchè io con lui sono stata sempre sincera. --Lei non aveva nulla da nascondere; ma la sincerità qualche volta è incomoda,--ribattè il Candriani.--Non si può dire a una donna: «Io preferisco due milioni al tuo amore».... Loredana balzò in piedi. --Perchè mi parla a questo modo?--esclamò.--Filippo le ha dato l'incarico di esprimere le sue idee? --No,--rispose Berto, stendendo una mano verso la giovane come a tranquillarla.--Filippo non mi ha dato alcun incarico, glielo posso giurare! Sono pensieri miei, quelli che esprimo. Fece una pausa, si alzò egli pure lentamente in piedi, e movendo un passo verso la ragazza dritta nella veste flammea, aggiunse: --Non si spaventi, non si turbi, Loredana. È un amico che le parla. Io voleva dirle questo fin dalla sera in cui ci siam trovati a teatro. Volevo dirle che, qualunque cosa avvenga, in qualunque momento, io sarò lieto di accorrere a una sua parola e di poter esserle utile.... --Come?--domandò Loredana smarrita.--Lei non crede sincero Filippo? --Non so. È sincero oggi, forse. Domani potrebbe pentirsi, non tanto per il patrimonio al quale deve rinunziare, quanto per la guerra che gli va movendo la famiglia. E se quel giorno venisse, le ripeto, ella deve ricordarsi che ha un amico devoto e pronto a tutto per lei.... La giovane squadrò da capo a piedi il suo ospite; non era più intimorita; un sorriso ironico le increspava le labbra e una luce vivida le sfolgorava dagli occhi. --Io la disprezzo!--ella rispose pacatamente. --Loredana!--esclamò Berto. --Sì, sì, la disprezzo!--ripetè la giovane con calma.--Lei ripaga a questo modo l'amicizia di Flopi? Lei viene a mettermi il sospetto nel cuore, mentre io era felice! Lei viene ad accusare Filippo, mentre egli è così buono con me, così fiducioso con lei! E tutto questo senza una ragione al mondo, solo per dirmi.... Per dirmi che cosa? Che lei vorrebbe succedere a Filippo, non è vero? Perchè lei crede che se domani Filippo mi abbandonasse, io prenderei un altro amante, forse il primo che mi capitasse, con la indifferenza con cui si muta d'abito? Questa è la stima che lei ha di me?... S'interruppe, dando in una risata sardonica; e proseguì: --Caro conte, ha commesso un'azione cattiva, e io dovrò avvertirne Filippo, perchè si guardi da lei, che è un falso amico! Lei è stato il solo ammesso in questa casa, e ne ha compensato Flopi tentando di farmi credere che rimpiange il denaro perduto, e cercando di portar via a Flopi una donna che egli ama. Mi ha messo l'inferno nell'anima, mi ha fatto dubitare, mi ha torturata.... --Loredana, non esageri, per carità,--interruppe Berto avvicinandosi.--Lei non mi ha compreso. --L'ho compreso, l'ho compreso!--esclamò Loredana, mentre le lagrime cominciavano a scorrerle per le guance.--Ho compreso il suo scopo! Se avesse detto quelle malignità senza uno scopo, sarebbe pazzo! Ah, che dolore mi ha dato! Ora questo pensiero non mi si leverà più dal cervello; ora io continuamente mi domanderò se Flopi è contento, se non rimpianga il denaro perduto, se mi ama davvero! Ed ero così felice, così stupidamente felice!... Si lasciò cadere in una poltrona, e nascondendo il volto tra le mani, scoppiò in singhiozzi che le fecero sobbalzare violentemente il seno. A piccoli passi, piano, adagio, Berto si avvicinò, si curvò sulla spalliera, osò stendere una mano quasi per carezzare la testolina dolorosa: --Loredana,--susurrò,--io le domando perdono; io non credeva di.... Ma dovette troncare. Loredana era scattata in piedi nuovamente; pareva davvero una viperetta, con la testa dritta e gli occhi sfavillanti: --Vada via!--gridò.--Vada via; non mi tocchi! La disprezzo, gliel'ho detto. Vada via, vada via subito!... Berto si ritrasse. --Vada via subito!--incalzò Loredana.--Non voglio più vederla! Vada via subito, o chiamo! Il tono perentorio, la voce squillante, il fremito visibile che agitava la fanciulla, fecero comprendere a Candriani ch'era impossibile resistere; se avesse osato una parola o un gesto, Loredana avrebbe chiamato il servo o Clarice, facendo uno scandalo. Berto camminò a ritroso fin sul limitare, s'inchinò, uscì. La giovane stette in ascolto qualche poco, indi si abbandonò sul divano, tuffando il volto tra i cuscini. Ella rimase in tal positura, immobile e con gli occhi asciutti, sforzandosi a pensare, fin che non udì nell'anticamera i passi di Filippo che rientrava. Allora balzò in piedi, si diede una occhiata nello specchio, afferrò un libro che giaceva sulla tavola e finse di leggere. Filippo entrò: --Buona sera, piccola,--disse. --Buona sera, Flopi. Ti sei divertito? --No, per niente. E tu, che cosa hai fatto? Un brivido passò nell'anima di Loredana; chinato il capo di nuovo sul libro, mormorò con indifferenza studiata: --Nulla. È venuto il Candriani a trovarmi.... --Berto?--esclamò Filippo stupito.--A che ora? --Alle cinque e un quarto, o alle cinque e mezza, non ricordo. --E che cosa voleva? --Era passato a prenderti per andare dalla contessa Lombardi. --Ma è impossibile, Lori; pensa bene a ciò che dici!--esclamò Filippo. Loredana s'impaurì; impossibile? perchè era impossibile? --Ha detto così,--ella insistette. --Ma dalla contessa Lombardi dovevamo trovarci più tardi,--osservò Filippo.--E infatti è venuto, mi ha visto, e non mi ha detto ch'era stato qui. Tutto questo è stranissimo.... Tacque; s'avvicinò all'amante, ancora seduta sul divano, e la scrutò attentamente. --Tu sei molto agitata,--soggiunse.--Mi nascondi qualche cosa.... Loredana si sentì morire. Che cosa poteva credere Filippo? Bisognava raccontar tutto?... Alzò il capo, e disse, disperatamente: --Io, il Candriani, non voglio più vederlo! Filippo sussultò, l'attirò al petto, e baciandola rispose con calma: --Ho capito. Non lo vedrai più! XI. Il conte Filippo Vagli e il conte Berto Candriani, col pretesto d'un diverbio politico, si batterono alla sciabola tre giorni dopo la visita di Berto a Loredana. Al Candriani toccò un colpo di figura interna, che partendo dall'orecchia destra, gli tagliava il naso, le labbra, il mento; Filippo, a causa dell'incontro avvenuto in quell'attimo, ebbe una sciabolata all'avambraccio destro, lunga ma non profonda. Loredana quando vide in quel pomeriggio freddo e nebbioso tornar Filippo col braccio al collo, diventò come pazza; correva da una camera all'altra, gridando e piangendo; era stata lei la causa del duello; Flopi s'era dovuto battere per lei; ella era la sua maledizione; già tanti danni aveva avuto dal suo amore, già tanti dispiaceri, e oggi anche un duello, una ferita, oggi anche il sangue aveva dovuto dare! Il chirurgo che accompagnava Filippo le assicurò che la ferita del conte non era grave; Filippo e Clarice furono attorno alla giovane per confortarla; ma essa era così sbigottita, coi capelli sciolti e gli occhi dilatati dallo spavento, che il medico dovette occuparsi prima di lei che del suo ferito. A poco a poco, quasi svegliandosi da un terribile sogno, Loredana si rimise e cominciò a credere che Filippo non fosse minacciato da morte imminente. Ma non appena il chirurgo si congedò, essa volle udire il racconto della scena, e Filippo dovette raccontare, mentre Clarice Teobaldi pensava alle più belle pagine del teatro melodrammatico. --La conclusione si è,--terminò Filippo,--che io intendo partire non appena mi sarà possibile. Questo duello farà troppo chiasso. Andremo a Roma a passar l'inverno: lasceremo qui Clarice a vigilare la casa, e torneremo a primavera.... La signora Teobaldi sentì il dispiacere del futuro distacco, temperato dalla soddisfazione di quell'incarico di fiducia, e pensò che Filippo era veramente un eroe. --Mi dispiace per Berto,--soggiunse il conte.--Gli è toccato un colpo crudele, ma non potevo misurarlo. Del resto, la lezione gli insegnerà a tener la lingua tra i denti.... e a rispettar l'amicizia. Filippo non s'era ingannato, prevedendo che il duello avrebbe fatto chiasso. Per tutto il giorno dovette ricevere amici nel suo studio, i quali venivano ad assicurarsi che non era gravemente ferito. In città il fracasso era enorme, e quelli che ne sapevano meno erano i più esatti e più sicuri nel raccontar particolari. Non si trattava del solito pettegolezzo, qualche volta campato interamente in aria, sempre mormorato con grazia; era un'onda di ciarle e di commenti fragorosi che dilagava per tutto, nei caffè, nei teatri, nei salotti. L'aristocrazia veneziana, la quale conta forse i nomi più classici del mondo, s'angustiò per quell'incidente di cui si sapevano anche le cause, perchè il pretesto del diverbio non aveva ingannato nessuno. Da anni a Venezia non avvenivano duelli se non tra giornalisti; una cordialità simpatica legava i signori l'uno all'altro, e la più squisita cortesia presiedeva ai loro convegni, tanto che al momento di trovare i padrini, Filippo e Berto avevano incontrato non poche difficoltà, perchè gli amici di quello erano amici di questo; Filippo aveva scelto due ufficiali di marina giunti da poco a Venezia, e Berto due ufficiali di cavalleria che stavano a Padova. Il conte Roberto e la contessa Bianca furono costernati all'annunzio; nè l'uno nè l'altra avrebbero imaginato che Filippo giungesse a tanto per la «monella»; e l'uno e l'altra, d'intesa, fecero comprendere la loro riprovazione ostentando di non voler parlare dell'accaduto e trascurando di chiedere notizie del nipote e del figlio. Era lo scandalo; lo scandalo aperto, irrimediabile, gigantesco; perchè sapendo che Filippo si era battuto per una donna, e non già per la politica come voleva dare a intendere, nessuno pensava che questa donna non l'avesse tradito, ch'egli non l'avesse sorpresa fra le braccia del Candriani, ch'egli insomma non avesse fatto una brutta figura. Il nome di Loredana correva per le strade, e la curiosità interribiliva. Loredana! Chi era? Dove l'aveva trovata? Che cosa faceva prima di darsi al conte? Era quella del bagno di latte e delle fragole? Ah era quella! Allora la medesima che una sera al teatro Goldoni civettava col Candriani; che sfrontata! Mantenuta dell'uno, andava a teatro con l'altro! Filippo spendeva un patrimonio per coprirla di seta e di gioielli ed essa lo ricompensava a questa maniera; la colpa era di Filippo, che doveva aver perduto la testa. Chi l'avrebbe detto, lui così pronto una volta a cambiar d'amanti, così garbato e accorto, così scettico ed egoista! È proprio vero che il gatto, all'ultimo, vi lascia lo zampino; Filippo doveva essere invecchiato; questo amore aveva tutta la goffaggine d'una passione senile. Non parliamo del Candriani, tanto ben ricompensato della sua amicizia; per poco Filippo non gli aveva portato via naso, orecchia e labbra in un colpo solo; ad ogni modo il povero Berto rimaneva sfigurato per sempre; la cicatrice era spaventosa; venti punti di sutura; ma che venti? trenta, o quaranta; un macello.... E intanto Filippo s'era giuocato per quella donna l'eredità dello zio, una diecina di milioni; lo zio l'aveva avvertito più volte, l'aveva pregato e scongiurato, e finalmente aveva perduto la pazienza. Chi poteva dargli torto? Era un vecchio onesto e semplice, che non voleva pasticci in famiglia.... E quell'altra, la madre, la contessa Bianca, quale conforto aveva dal figliuolo, ch'ella voleva accasare! S'era trattato di matrimonio con la contessina Cafiero; no, con la Fioresi, una ragazza che gli avrebbe portato, anche lei, una diecina di milioni; ma Filippo aveva mandato all'aria ogni cosa; e in tal modo, dieci della fidanzata e dieci dello zio, erano ormai venti milioni sfumati. Qualcuno osava una parola in difesa di Filippo, ma era peggio.... Come difenderlo? Figurarsi: permetteva che la sua mantenuta si facesse chiamare contessa Vagli; in tutti i negozii di Venezia, per contessa Vagli s'intendeva non già la veneranda contessa Bianca, ma quella ragazza; e una volta la contessa Bianca s'era vista portare a palazzo una scatola di trine e piume, ch'eran destinate all'altra; anzi più volte i fornitori sbagliavano, e mandavano da pagare alla contessa Bianca le note della ragazza. Una commedia, una farsaccia, permessa, voluta da Filippo, che neanche rispettava più il nome della famiglia.... Come si poteva difenderlo?... Tutti a questo mondo han fatto le loro; a tutti piacciono le donne; ma c'è maniera e maniera. Un avvocato diceva: «Nisi caste saltem caute»; il buon gusto, la decenza, non si devono mai offendere; e da gente, poi, che ha obblighi sociali e dovrebbe dar l'esempio.... Se così faceva un patrizio veneto, si poteva imaginare che cosa avrebbe fatto qualche povero diavolo, un facchino della Marittima, un plebeo.... E a proposito di plebei, che cosa era quella sua amante? La chiamava Loredana, lui, per rialzarla; ma veniva dal basso, era uno -scialletto-, nè più nè meno che un'infilatrice di perle a Castello; pensate che educazione poteva avere e che linguaggio; ma faceva ogni giorno un bagno nel latte. È per questo che la dicevano tanto caritatevole; distribuiva ai poveri il latte che le era servito pel bagno. Quanto alla bellezza, poi, a Venezia se ne potevan trovare mille, diecimila più belle; bastava guardarsi intorno, e giusto a Castello e a Cannaregio v'eran certi musetti, si vedevan certi occhi e certe capigliature; la Resi, per esempio, e la Nana, e quell'altra, quella bionda, la Màlgari; e nessuno si pensava di portarsele a casa, di rinunziare a venti milioni, di chiamarle contesse, e di metterle in conserva nel latte. Ci voleva proprio un patrizio, e un patrizio come Filippo, per queste minchionerie! Filippo rimase schiacciato sotto quella valanga. Caldo per ira e per gelosia, aveva provocato Berto, senza prevedere che la responsabilità dell'avvenimento sarebbe andata a battere contro Loredana, la quale ne usciva compromessa irrimediabilmente; e compromettere una donna era per Filippo azione così vigliacca e stupida, ch'egli spasimava d'esserci involontariamente incappato. Tutto il fango della strada, l'ira degli uomini, l'invidia delle femmine, si sollevava e ricadeva sull'amante sua. Era una cosa spaurevole. Fra gli amici venuti in quei giorni a trovar Filippo fu il conte Alvise Priùli, un vecchio d'oltre sessant'anni, dalla vita cristallina, maestro di cortesie, oracolo in materie cavalleresche, franco nel parlare. --Ti sei cacciato in un ginepraio,--egli disse a Filippo.--Perchè non consigliarti con qualcuno, prima di agire?... A provocare e a battersi v'è sempre tempo. E tu sai che quando c'è di mezzo una donna, chiunque ella sia, un gentiluomo deve evitare duelli e scenate fin che gli è possibile.... Filippo, col braccio al collo, passeggiava nervosamente per lo studio, angusto alla sua furia. Si arrestò innanzi al vecchio che aveva candidi capelli e faccia rosea: --Che cosa dicono?--chiese avidamente. Il conte Alvise fece un gesto desolato. --Un disastro,--rispose.--Tutto quello che puoi imaginare di più antipatico, di più losco, di più sciocco; è una vera orgia di contumelie.... --Contro di me? --Contro di te, e contro la signora, voglio dire la signorina, insomma la tua amica. --Per esempio?--incalzò Filippo. --Che esempio!--esclamò Alvise sorridendo.--Non è il caso di darti esempii; anche tu sai che cosa è la folla quando si sbizzarrisce a inventare e a deridere. Filippo battè i piedi a terra, riprese a camminare, e camminando disse: --Che cosa mi consigli? Che cosa devo fare, Alvise? Bisogna ch'io ne esca.... --Io ti consiglio di cambiar aria,--disse Alvise.--Fa un viaggio, un bel viaggio lungo. Se tu rimani, finisci per batterti altre venti volte, e lo scandalo cresce. Del resto, come puoi pigliartela con gli anonimi? Tutti parlano ora che ti sanno chiuso in casa; pròvati ad uscire e non avrai che strette di mano e sorrisi.... --Ipocriti! Vigliacchi!--esclamò Filippo. --Ma no, caro, hai torto,--osservò prontamente Alvise.--Il mondo è fatto così; non intende aggredirti di fronte, perchè gliela faresti pagare; aspetta che tu volti le spalle. E in questo, Venezia, Parigi, Londra, Pechino, sono una città sola.... --Dunque un viaggio, tu dici?--riprese Filippo, fermandosi un'altra volta davanti al vecchio amico.--Io aveva pensato di passar l'inverno a Roma.... --No, no, un viaggio. A Roma si sa tutto, come a Venezia; figùrati se la Montegalda, la Fioresi, e venti altre, se di Spinea e lo stesso Candriani non hanno scritto agli amici di laggiù! E ciascuno a modo suo. --Come sta Berto?--domando Filippo. --Bene, puoi imaginare. Gli hai cambiato faccia, ma non sono avvenute complicazioni, e se la caverà in un mese o poco più.... Filippo tacque, guardando a terra. --Me l'aveva fatta grossa,--mormorò poi. --Sai che è un caposcarico; potevi parlargli e persuaderlo a non molestare la tua amica. E anche la tua amica, via, confessiamolo, doveva essere più prudente, metterlo alla porta alla chetichella e non dirtene nulla. Filippo scosse la testa. --Loredana non ha alcuna colpa,--ribattè.--È abituata a dirmi tutto; e se l'avesse messo alla porta, io non me ne sarei avveduto e non avrei chiesto spiegazioni? Era il solo che veniva a trovarci, e ci voleva poco ad accorgermi che non c'era più!... E la mamma e lo zio, che cosa dicono? Il conte Alvise fece un altro gesto in aria, più desolato del primo. --Non ne parliamo, caro Flopi!... Credo che Roberto pensi a fondar col suo denaro un istituto di beneficenza.... Filippo sorrise. --Gliel'ho consigliato io!--disse. --Bravo!--esclamò Alvise.--Non ti conoscevo come benefattore dell'umanità. Quanto a tua madre, povera donna, questo è un colpo, è un colpo grosso.... Sai le sue idee, anche in materia di duello; e qui poi si tratta d'un duello inutile, d'uno scandalo gigantesco. --Povera mamma!--disse Filippo, meditabondo. --Dovresti scriverle chiedendole perdono,--suggerì Alvise.--Non ti risponderà, ma la lettera la calmerà un poco, e servirà a prepararti un colloquio. --Le scriverò; è una buona idea,--dichiarò Filippo.--Quanto a colloquii, non ne avremo: essa mi chiede ciò che io non voglio concederle, l'allontanamento di Loredana. Non voglio e non posso: tu capisci che se oggi, quando è aggredita da tutta una folla, da tutta una città, mettessi Loredana sul lastrico, sarei un farabutto.... 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000