FAUSTINA E anche stasera ci siamo lavata la coscienza. SUORA ELISABETTA -(volta la chiave della luce elettrica. Le tre lampade rischiarano discretamente il camerone. Poi, ella si avvicina alla VECCHIETTA e le offre il braccio. L'aiuta ad alzarsi e con lei, piano piano, infila il corridoio.)- -(Tutte e due spariscono.)- DONNA SOFIA -(a Faustina, che sta per prendere la sedia di lei:)- Questa è sedia di mia pertinenza. -(DONNA SOFIA trascina la sedia sua, a cui sono legati due cuscini che gliela rendono più comoda, fin proprio sotto la lampadina che pende dalla volta, e lì si ferma e siede. Cava fuori un giornale, inforca gli occhiali, si mette a leggere. La MIRELLI trascina una sedia qualunque e siede presso il tavolino, su cui sono una scatola e un mucchio di strisce ricamate. Ne cerca una, e continua a ricamare. FAUSTINA, servizievole, accosta al tavolino una seggiola per la MARCHESA ANTONUCCI e le altre seggiole ai muri. La MARCHESA prende posto quasi dirimpetto alla SIGNORA MIRELLI. Ripiglia un libro che aveva lasciato sul tavolino e comincia a scorrere qualche pagina tenendo agli occhi le sue lorgnettes col manico dorato. ADALGISA si è affacciata al finestrone e si allunga, si torce, si volta e si gira per guardare fuori qualche cosa.)- SUORA ELISABETTA -(torna dal corridoio, e, con passo svelto, si avvia verso la scala.)- ADALGISA Avete fretta, suora Elisabetta? SUORA ELISABETTA Ho da fare, giù, al primo piano. ADALGISA Volevo mostrarvi la telegrafia che organizza a quest'ora una nostra vicina. FAUSTINA Non andate a guardare, suora Elisabetta! SUORA ELISABETTA -(senza intendere)- Ma che è? ADALGISA Non è mica il diavolo. È una bella ragazza che dal suo terrazzino fa il telegrafo dei fiammiferi con un giovanotto dirimpetto. SUORA ELISABETTA Avete buon tempo, signora Adalgisa. Per cento anni! Per cento anni! -(Va via per la scala.)- FAUSTINA A due passi di distanza da un ospizio come questo, è uno scandalo!... ADALGISA -(divertendosi della collera di Faustina, ride e la stuzzica)- Come portinaia dell'ospizio, voi potreste ricorrere alle autorità contro quella ragazza. FAUSTINA Io ricorrerei contro quell'impostore del giovanotto! Avete capito? ADALGISA -(continuando a stuzzicarla)- Ditelo, ditelo a donna Sofia ciò che ne pensate degli uomini. FAUSTINA Ciò che io penso degli uomini, se non temessi d'essere udita dalla signora Giulia che è qui accanto a far l'infermiera alla Ferrucci, lo griderei a voi con parole rotonde così! -(Fa il gesto.)- DONNA SOFIA -(levando un po' gli sguardi dal giornale)- Ma proprio non vi vanno a genio gli uomini? FAUSTINA -(con una smorfia di ribrezzo)- Maria Santa!... -(Scappando via per la scala con le mani in alto)- Alla larga! Alla larga!... Libera nos, Domine! LA MARCHESA -(con un languore di noia, facendo cadere il libro sul tavolino e guardando con le lorgnettes la signora Mirelli)- Più veloci del solito, stasera, le vostre dita di fata. LA SIGNORA MIRELLI Vorrei terminare questo ricamo, marchesa, prima di lasciare l'ospizio. LA MARCHESA Domani la partenza? LA SIGNORA MIRELLI Sì, nel mattino. Sono aspettata a Roma dall'avvocato che mi ha fatto recuperare il piccolo patrimonio del mio povero Ferdinando. LA MARCHESA -(sospirando)- Non più indigenza per voi! LA SIGNORA MIRELLI Non sarò ricca, ma il beneficio di questa casa non mi spetta più. LA MARCHESA Voglio regalarvi, per mio ricordo, un prezioso pizzo d'Inghilterra. È l'ultimo avanzo... dei miei tempi felici! Lo accettate? LA SIGNORA MIRELLI Siete molto buona, marchesa.... Ma perchè privarvene? LA MARCHESA -(con tristezza)- Per me, oramai!... Voi state per riavvicinarvi al mondo; mentre io so bene che non uscirò mai più da questa prigione dello spirito. -(Mutando)- Desidero che del mio pizzo sia guernito il primo abito da festa che dovrete indossare. LA SIGNORA MIRELLI Io mi ritiro in campagna, marchesa, e indosserò l'abito nero finchè campo. LA MARCHESA -(alzandosi)- Chi lo sa! Avete ventidue anni. È ancora l'età degli equivoci sentimentali. LA SIGNORA MIRELLI -(con tranquillo e semplice convincimento)- Oh no! Per me, equivoci non ce ne sono. LA MARCHESA -(sorridendo d'incredulità)- Vedrete, vedrete! Torno sùbito. -(Esce per la seconda porta a destra.)- ADALGISA -(dal finestrone, vivacemente)- Donna Sofia! DONNA SOFIA Che volete? ADALGISA Stasera, oltre i fiammiferi, abbiamo anche una candela accesa. DONNA SOFIA -(senza levare gli occhi dal giornale)- Candela accesa, amore che consuma. -(Un silenzio.)- SCENA II. GIULIA -e- LE ALTRE. GIULIA -(entra dalla porta a sinistra. Indossa un abito severo, ma garbato, quasi grazioso. -- Negli occhi una cupezza di mistero. Il viso un po' emaciato. Sulla fronte come una luce di alterigia. -- Appena entrata, si ferma. Nessuna delle tre donne la vede. Ella guarda più specialmente la signora Mirelli, che le volge le spalle. Atteggia le labbra a una vaga sorridente dolcezza, e, pian pianino, senza farsi sentire, le si accosta, le mette le mani sugli occhi e, cangiando un po' la voce con grazia affettuosa, domanda:)- Chi sono? DONNA SOFIA -(si volta, si alza e tace per non guastare il giuoco.)- ADALGISA -(si volta anche lei, e tace e aspetta.)- LA SIGNORA MIRELLI -(senza esitare, risponde)- La nostra benefattrice, il nostro angelo.... GIULIA Niente, niente! LA SIGNORA MIRELLI La nostra direttrice.... GIULIA Nemmeno. LA SIGNORA MIRELLI L'amica nostra, l'amica mia.... GIULIA -(togliendole le mani dagli occhi)- Ora sì. LA SIGNORA MIRELLI -(alzandosi)- Cara! DONNA SOFIA Felice sera, signora Giulia! GIULIA State comoda, donna Sofia. Non interrompete la lettura del vostro giornale. DONNA SOFIA Grazie! -(Per condiscendenza si rimette a leggere.)- GIULIA -(alla signora Mirelli:)- E restate seduta anche voi, piccina mia. LA SIGNORA MIRELLI Ma no. Avevo finito. ADALGISA -(avanzandosi gaiamente)- Voi mi direte che vi ho già baciate le mani venti volte da stamattina, ma i baci dati... sono sempre perduti! Io ve le voglio ribaciare. -(Le piglia le mani quasi a forza e glie le bacia.)- GIULIA Eccola qua la rosa d'ogni tempo! ADALGISA -(indicando la Mirelli con affettuoso rancore)- Ma a voi piacciono di più i salici piangenti. GIULIA -(carezzando i capelli della signora Mirelli)- Poverina! Non si distacca mai dal suo dolore questa piccola silenziosa. ADALGISA Come farete quando sarà andata via la vostra prediletta? Sembra che per respirare abbiate bisogno del suo respiro. GIULIA -(celiando)- Gelosa! ADALGISA -(con enfasi sinceramente malinconica)- «Amore e gelosia m'hanno il cor tolto!...» -(Poi, di nuovo in tono allegro e chiassone)- Addio, addio! Per questa sera vi lascio tutta a lei. -(Tornando di corsa al finestrone, dà una strappata al giornale che donna Sofia ha in mano, sicchè questo casca a terra.)- DONNA SOFIA Siete stata battezzata col pepe, voi! -(Raccoglie pazientemente il giornale.)- LA SIGNORA MIRELLI Mi credete, signora Giulia, se vi dico che avrei preferito di continuare ad essere poverella per rimanere con voi? GIULIA Io vi credo. LA SIGNORA MIRELLI E mi terreste come vostra segretaria, come vostra collaboratrice? Con quel po' di quattrini che liquido, potrei contribuire a mantenere questa casa di consolazione. GIULIA No, creatura mia buona. No! -(Sovraeccitandosi dolorosamente)- Io sola devo mantenerla, perchè soltanto a me è veramente necessaria. Io sola devo alimentarla. Io sola, io sola devo amarla più di ogni altra cosa al mondo, perchè a me null'altro è concesso! LA MARCHESA -(ritornando con fra le mani un merletto)- Finalmente ho trovato.... Oh! la signora nostra è qui. GIULIA Un merletto?!... LA MARCHESA Un regaluccio per la signora Mirelli. Come un nastrino da mettere al collo della colombella che sta per prendere il volo. -(Lo porge alla Mirelli.)- LA SIGNORA MIRELLI -(prendendolo)- Che ho da dirvi? Vi sono grata. LA MARCHESA -(a Giulia)- Io le ho augurato di potersene adornare un abito da festa. GIULIA -(con meraviglia e curiosità, alla Mirelli)- Un abito da festa, voi?! LA SIGNORA MIRELLI -(con un sorriso gentile, si stringe nelle spalle e posa il merletto sul tavolino.)- ADALGISA -(in tono d'allarme scherzoso)- Signora Giulia, vi denunzio Faustina! Profitta della penombra per discorrere in istrada con un uomo! E poi finge di essere stata sempre... astemia. GIULIA Poveretta! Starà a fare quattro chiacchiere con Don Lorenzo il farmacista. ADALGISA Nossignora! Don Lorenzo ha tanto di pancia, e quell'ometto lì non ne ha punto. Zitte! Zitte!... L'ometto resta davanti alla portineria, e Faustina viene su. E come corre! Si arrampica per le scale coi piedi e con le mani. GIULIA -(con un'espressione di meraviglia e di fastidio)- Chi può essere a quest'ora?! SCENA III. FAUSTINA, GIULIA -e- LE ALTRE. FAUSTINA -(dalla scala, con la sua voce pettegola)- Gesù! Gesù! Se quello non è uscito da un manicomio, io voglio perdere un occhio! -(Entra tutta scalmanata.)- GIULIA Che c'è, Faustina? Che c'è? FAUSTINA Un pazzo, signora mia! Un vero pazzo! GIULIA Ma che dici?! -(TUTTE circondano Faustina per ascoltarla.)- FAUSTINA Ero a prendere una boccata d'aria fuori del cortiletto, perchè, dentro, quest'afa di caldo non mi faceva respirare, quando un giovane ben vestito, a una certa distanza, si è messo a gironzarmi intorno. La strada era solitaria, la notte calava, ed io cominciavo ad aver paura. GIULIA -(ansiosissima)- Ebbene? FAUSTINA Figuratevi l'impressione mia nel momento in cui quell'individuo mi si è avvicinato. Aveva gli occhi che parevano di fuoco e la faccia che anche all'oscuro si vedeva ch'era più bianca della carta. «Ohe, chi volete?» -- gli ho domandato sùbito, scansandolo. E lui, con la voce che gli tremava nella gola, ha balbettato: «Si può vedere la signora Artunni?» «Sono più delle otto -- gli ho risposto io, pronta a non dargli quartiere -- : è difficile che la Direttrice vi riceva. Essa può farlo quando vuole, s'intende; ma io le conosco le sue abitudini. Qui, le ore del parlatorio sono da mezzogiorno alle due, e anche lei, per dare il buon esempio, soltanto in queste ore riceve». GIULIA -(profondamente turbata)- E lui?!... FAUSTINA Signora mia, io non ci ho capito niente. Prima si è appoggiato al muro come se avesse avuto un colpo di mazza in capo; e poi, appena che ha preso fiato, un poco a pregarmi che corressi da voi, un poco a scongiurarmi per non farmici venire, e tanto si torceva, tanto smaniava e così pieni di lagrime aveva gli occhi, che, credetemi sulla parola, -(commossa)- per la prima volta da che campo... un uomo mi ha fatto pietà! GIULIA -(mal celando l'angoscia e l'impazienza)- Ma il suo nome non glie lo hai domandato? FAUSTINA Si chiama Sarnieri... Varnieri.... Poco o niente me l'ha fatto sentire. Ma insomma somiglia al casato di quella signora che viene a trovarvi qualche volta. GIULIA -(impallidendo, trema dentro, e rivolgendosi alle donne cerca di dire qualche cosa per mostrarsi disinvolta.)- Deve essere il dottor Luciano Marnieri: un discepolo di mio marito. Egli è figlio precisamente... di quella signora con cui sono in rapporti d'amicizia.... ADALGISA Quella signora coi capelli grigi, che ha un'aria così buona? GIULIA Sì.... Che suo figlio, tornando a Napoli dopo cinque anni d'assenza, abbia avuto il pensiero di farmi una visita, me lo spiego perfettamente. Quello che non mi spiego è questo suo contegno.... Del resto, tu, Faustina,... gli confermerai, con cortesia, la risposta che già gli hai data. FAUSTINA -(resta incerta, interrogandola con gli sguardi un po' pietosi come per ottenere un ordine diverso.)- GIULIA -(un po' duramente)- Va, Faustina. FAUSTINA Vado. -(Esce.)- SCENA IV. GIULIA, SUORA ELISABETTA, LA SIGNORA MIRELLI, DONNA SOFIA, LA MARCHESA, ADALGISA. GIULIA -(riafferrandosi, con vivacità eccessiva, alle occupazioni dell'ospizio)- Ma, a proposito!... Faustina ha detto che sono più delle otto, e suora Elisabetta non ha ancora portato il brodo alla Ferrucci?! Glie l'ho avvertito sin da oggi. ADALGISA Volete che scenda un po' in cucina? GIULIA No, no: la suora se l'avrebbe a male. -(Andando verso la scala, chiama:)- Suora Elisabetta! Suora Elisabetta!... LA VOCE DI SUORA ELISABETTA Vengo, signora Giulia. Io so perchè mi chiamate. Preparavo appunto per la Ferrucci. GIULIA Sì, per questo vi chiamavo. Vi ringrazio. -(Le quattro donne secondano la sua animazione, ma, impressionate, affettuosamente la osservano.)- LA MARCHESA Le date del brodo alla vostra ammalata? DONNA SOFIA Vuol dire che sta meglio. GIULIA Un miglioramento prodigioso! Un miglioramento che rasenta il miracolo! -(Esaltandosi)- Ah, io ne sono così lieta!... Ne sono così felice! -(Nello sforzo della finzione, la vista per un istante le si confonde, il suo volto si copre d'un pallore spettrale.)- ADALGISA Signora Giulia!... LA SIGNORA MIRELLI Che avete?!... -(ADALGISA e LA SIGNORA MIRELLI vanno a lei come per sorreggerla, l'una a destra, l'altra a sinistra.)- GIULIA -(fra le due donne, vincendosi)- Niente. DONNA SOFIA Siete diventata livida, benedetta! GIULIA -(seguendo l'impulso di giustificarsi)- Forse, un po' l'emozione di poco fa.... Il nome di quel giovane, che mio marito trattava come un figlio, mi ha rimesso davanti, all'improvviso, tutto un mondo di tristezze e di dolori... e ciò non poteva lasciarmi indifferente.... Ma vi assicuro che sto benissimo.... SUORA ELISABETTA -(entra recando un vassoio coperto d'una salvietta con sopra una gran tazza fumicante)- Ecco, signora Giulia. GIULIA Brava, brava suora Elisabetta! Aspettate, che andiamo insieme. -(Alle quattro donne:)- Voialtre, non fate complimenti. È l'ora in cui solete ritirarvi nelle vostre cellette. Io vi saluto, e vi prego di non stare in pensiero per me. -(Quasi temendo l'affettuosità attenta di quelle donne, alla quale le tarda di sottrarsi, con una vibrazione nervosa esagera la dissimulazione.)- Ma perchè, ma perchè quelle facce smorte?... Non sono poi così fragile. Su! Su! Allegre! Allegre! Allegre! -(Apre l'uscio della Ferrucci, e, ostentando una solennità scherzosa, annunzia:)- Signora Ferrucci, la cena è servita! -(Esce.)- SUORA ELISABETTA -(la segue.)- SCENA V. DONNA SOFIA, ADALGISA, LA SIGNORA MIRELLI, LA MARCHESA. -(Le quattro donne restano impensierite, perplesse, in silenzio.)- LA SIGNORA MIRELLI -(è più pensosa delle altre, afflitta, riconcentrata, immobile, presso il tavolino. ADALGISA in un canto, con gli occhi quasi lagrimosi, nervosamente tortura un nastro che ha al collo.)- DONNA SOFIA -(chiamando a sè in disparte la Marchesa, le dice sottovoce, con precauzione:)- Sentite, marchesa. Il nome di quel giovane, io l'ho letto nel giornale di ieri. LA MARCHESA -(ugualmente sottovoce)- Di che si parlava? DONNA SOFIA Si parlava... che so?... dell'Africa.... Si parlava d'un viaggio pericoloso... e poi del deserto,... della scienza.... LA MARCHESA Ebbene? DONNA SOFIA Che ve ne pare? Devo dirglielo alla direttrice? LA MARCHESA Dov'è il vostro giornale di ieri? DONNA SOFIA Se lo prese proprio lei. LA MARCHESA -(con un piccolo sorriso significativo, quasi maligno)- E allora... non vi date pena. -(Allontanandosi)- La buona notte a tutte. DONNA SOFIA -(restando lì ad arzigogolare)- Altrettanto a voi, marchesa. ADALGISA -(badandole poco)- Buona notte. LA SIGNORA MIRELLI -(assorta, non risponde.)- LA MARCHESA -(un po' impermalita)- A domattina, non è vero, signora Mirelli? LA SIGNORA MIRELLI -(scotendosi)- Sì, marchesa. Ci diremo addio domattina. LA MARCHESA -(si ritira nella sua stanza.)- -(Ancora silenzio.)- DONNA SOFIA -(trascinandosi dietro, lentamente, la sua sedia, borbotta tra sè:)- Serata nera! Meglio non salutare. -(Sparisce nel corridoio.)- ADALGISA -(si accosta alla Mirelli, e, molto commossa, le dice pianamente:)- Non era vero che si sentisse bene. Aspettatela qui, voi. Le farete piacere. LA SIGNORA MIRELLI -(con mesta dolcezza)- Grazie, Adalgisa. Ci pensavo anch'io. -(Si stringono la mano.)- ADALGISA -(s'inoltra nel corridoio, e via.)- SCENA VI. LA SIGNORA MIRELLI, GIULIA. LA SIGNORA MIRELLI -(rimasta sola, per indugiare, rimette ad una ad una le strisce ricamate nella scatola.)- GIULIA -(entrando e vedendola, corre a lei ansiosamente come ad un rifugio.)- Sapevo di ritrovarvi! LA SIGNORA MIRELLI E io sapevo che mi avreste voluta. GIULIA Sì, statemi vicina, statemi vicina. In quest'ultima sera, non mi abbandonate. LA SIGNORA MIRELLI Lo vedo che avete dei tormenti. GIULIA Ma non è già per parlarvi dei miei tormenti che io ricorro a voi, piccina mia. Quello che io desidero, invece, è che voi parliate a me. Mettetemi a parte dei vostri progetti. Ditemi tante cose. Che farete, che farete della vostra vita, voi che siete tanto bella e tanto giovane? LA SIGNORA MIRELLI E l'ignorate voi, forse? Cercherò altrove la pace che voi cercate qui. GIULIA Per me, è tutt'altro. Io ho qui dei doveri che voi non avete. LA SIGNORA MIRELLI Ve li siete creati voi stessa per trarne un conforto. Io tenterò d'imitarvi in quello che posso. Farò un po' di bene, e vivrò appartata, solitaria, tranquilla.... GIULIA -(con nella voce una lentezza intensa)- Senza felicità?... Senza gioia?... LA SIGNORA MIRELLI Io credo che ciò diventerà per me una gioia. GIULIA La gioia della rassegnazione, la gioia dell'eroismo arido e immobile, che vi darà la misura della vostra resistenza; ma è poi questa la gioia che la vostra giovinezza chiederà gridando nella solitudine? No, no, Gilberta. Non lo fate! Non lo fate! Lasciate che liberamente la vostra giovinezza scelga la sua strada; lasciatela correre, lasciatela correre con l'unica guida del vostro istinto, sin dove vorrà, sin dove potrà! LA SIGNORA MIRELLI Ma appunto il mio istinto non mi consentirebbe di distaccarmi dai miei ricordi. Non c'è nulla che mi costringa. GIULIA Nemmeno una promessa fatta a lui? LA SIGNORA MIRELLI No. GIULIA Nemmeno un suo desiderio segreto? LA SIGNORA MIRELLI No! No! Egli anzi mi esortava a non illudermi sull'eternità del dolore. Mi esortava a disporre sinceramente del mio avvenire. Ma le sue parole generose, che ho ancora qui nell'orecchio, non potranno mai distogliermi dalle esigenze del mio cuore. GIULIA -(quasi timidamente, quasi mortificata)- E allora... ciò che vi ho detto vi sarà sembrato odioso. LA SIGNORA MIRELLI Come potete supporlo?! Voi mi avete detto, in fondo, le stesse cose che egli mi diceva; ma, intanto, avete già fatto quello che farò io. GIULIA -(abbassa un istante gli sguardi, ma tosto li rialza, ravvivandosi febbrilmente)- Sì, senza dubbio, io ho già fatto quello che voi farete, e continuerò a farlo; ma io vi chiedo, Gilberta, che non cessiate mai mai di essermi più che sorella. LA SIGNORA MIRELLI Questo s'intende! GIULIA Mi scriverete spesso, non è vero? LA SIGNORA MIRELLI Spessissimo. GIULIA Io voglio che mi scriviate delle lunghe lettere, delle lunghe lettere, e voglio leggere in esse tutto ciò che accade in voi giorno per giorno. Anche da lontano, qualunque sia la lontananza, voglio l'assistenza della vostra anima semplice e sicura di sè. Io voglio, giorno per giorno, sapere, come se io stessi dentro di voi, ciò che pensate, ciò che sentite, ciò che amate: ciò che amate, soprattutto, e in che modo sapete amare. LA SIGNORA MIRELLI -(con profonda tenerezza)- Ve lo prometto, signora Giulia. Io vi scriverò minutamente come sarà fatta la mia vita; e d'ogni moto del mio cuore, d'ogni più piccolo e d'ogni più grande avvenimento della mia piccola esistenza cercherò di rendervi conto. Va bene così? GIULIA -(con uno scatto di scoraggiamento)- Ah, se ciò bastasse a proteggermi, Gilberta! LA SIGNORA MIRELLI Ma da quali pericoli siete minacciata? E poi, come potrei difendervene io, che valgo tanto meno di voi? GIULIA Sono i pericoli che voi non conoscete e non conoscerete mai, creatura mia. Ma non per questo dovete credere di non potermene difendere. Proteggetemi, proteggetemi col pensiero, proteggetemi con la preghiera, se avete fede in Dio: proteggetemi offrendomi sempre l'esempio di voi. I vostri occhi sono così limpidi! La vostra fronte è così serena!... Abbracciatemi forte,... tenetemi stretta fra le vostre braccia.... Datemelo davvero il vostro respiro! LA SIGNORA MIRELLI -(compresa da una grande commozione, la tiene strettamente abbracciata, e, un po' smarrita, la contempla.)- GIULIA -(con la testa piegata sulla spalla di lei, piange.)- SCENA VII. GIULIA, LA SIGNORA MIRELLI, SUORA ELISABETTA. SUORA ELISABETTA -(viene dalla camera della Ferrucci.)- GIULIA -(come la porta si apre, drizza il capo ricomponendosi d'un sùbito.)- SUORA ELISABETTA Signora Mirelli, perdonate se vi disturbo. La signora Ferrucci, avendo saputo che partite domani di buon mattino, ha espresso il desiderio di stare con voi qualche minuto prima che suoni l'ora del riposo. GIULIA Andateci, Gilberta. SUORA ELISABETTA Devo smorzare, signora Giulia? GIULIA -(dissimulando il bisogno di attardarsi)- No.... Smorzo io. SUORA ELISABETTA Devo chiudere il finestrone? GIULIA -(cercando un pretesto per non farlo chiudere)-... L'aria è così calda stasera.... Meglio lasciarlo aperto. SUORA ELISABETTA Santa notte. GIULIA Buon sonno, suora. SUORA ELISABETTA -(con passo lieve ed affrettato, infila la scala.)- GIULIA -(alla Mirelli:)- Domani, all'alba, sarò levata, e ci rivedremo. LA SIGNORA MIRELLI Sì, a domani. GIULIA A domani. LA SIGNORA MIRELLI -(va nella camera della Ferrucci, e chiude l'uscio.)- GIULIA -(inquieta, palpitando, come attirata da una forza magnetica, lentissimamente si accosta al parapetto del finestrone. -- Appena sporta la testa, in un violento sussulto, esclama:)- La signora Marnieri! -(Poi, in preda a una confusa concitazione:)- Perchè viene?!... Perchè viene?!... Che cosa accade?!... SCENA VIII. GIULIA, LA SIGNORA MARNIERI LA SIGNORA MARNIERI -(giungendo trafelata e angosciosamente vibrante)- Devo parlarvi di urgenza. Non ho potuto fare a meno di forzare la consegna. Devo parlarvi d'urgenza! GIULIA Dio mio! LA SIGNORA MARNIERI Luciano è andato ad imbarcarsi sul piroscafo che parte questa sera per l'Africa. Sono io che l'ho spinto a chiedere di voi prima che si fosse recato a bordo. M'illudevo, m'illudevo ancora!... Ma voi non avete voluto riceverlo, e ogni mia illusione è svanita. Al più tardi fra un'ora, il piroscafo si distaccherà dallo sbarcatoio, e lo porterà via per sempre! GIULIA Per sempre no! LA SIGNORA MARNIERI Sì, per sempre! per sempre! GIULIA -(indagando con trepidazione intensa)- Io ho letto nei giornali che egli si sarebbe unito ad alcuni scienziati che vanno in missione laggiù. Per quanto audace quello che si propongono, non mi pare, non credo che sia la perdizione. LA SIGNORA MARNIERI Per lui, sì. Ne ho la sicurezza. GIULIA Ma non aveva chiesto il vostro consiglio?... Non vi aveva scritto nulla? LA SIGNORA MARNIERI Nulla! Nulla! Me lo son visto giungere ieri l'altro da Milano, all'impensata; e quando ho appreso il suo proposito mi sono inginocchiata dinanzi a lui, piangendo tutte le mie lagrime per ottenere ch'egli desistesse. Non è stato possibile. Io piangevo, piangevo, e i suoi occhi erano asciutti, la sua voce aveva un suono freddo di volontà irremovibile, e per sua madre nemmeno un segno di compassione. GIULIA Se non si è commosso, significa appunto che non dubita di rivedervi. LA SIGNORA MARNIERI No, non significa questo! Da ieri l'altro sino ad un'ora fa, io ho centuplicato la mia anima per sorvegliare quella di mio figlio; e della sua povera anima moribonda, oggi, io so anche più di quanto egli non sappia. Del resto, tutti gli indizi da me raccolti hanno avuto una conferma nella raccomandazione che egli ha fatta stamane al suo amico Manlio. Ero nascosta, appiattata, e, con le mie orecchie, l'ho udita come una condanna! «Se non tornassi, ti raccomando di far capire a mia madre che per me la morte sarà stata finalmente una liberazione». Dunque, non c'è più dubbio! Egli la va a cercare laggiù, e questa partenza non è che il principio d'un suicidio, che egli dissimula forse perfino a sè stesso! Voi dovete aiutarmi a salvarlo. GIULIA 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000