FAUSTINA
E anche stasera ci siamo lavata la coscienza.
SUORA ELISABETTA
-(volta la chiave della luce elettrica. Le tre lampade rischiarano
discretamente il camerone. Poi, ella si avvicina alla VECCHIETTA e le
offre il braccio. L'aiuta ad alzarsi e con lei, piano piano, infila il
corridoio.)-
-(Tutte e due spariscono.)-
DONNA SOFIA
-(a Faustina, che sta per prendere la sedia di lei:)- Questa è sedia di
mia pertinenza.
-(DONNA SOFIA trascina la sedia sua, a cui sono legati due cuscini che
gliela rendono più comoda, fin proprio sotto la lampadina che pende
dalla volta, e lì si ferma e siede. Cava fuori un giornale, inforca gli
occhiali, si mette a leggere. La MIRELLI trascina una sedia qualunque e
siede presso il tavolino, su cui sono una scatola e un mucchio di
strisce ricamate. Ne cerca una, e continua a ricamare. FAUSTINA,
servizievole, accosta al tavolino una seggiola per la MARCHESA ANTONUCCI
e le altre seggiole ai muri. La MARCHESA prende posto quasi dirimpetto
alla SIGNORA MIRELLI. Ripiglia un libro che aveva lasciato sul tavolino
e comincia a scorrere qualche pagina tenendo agli occhi le sue
lorgnettes col manico dorato. ADALGISA si è affacciata al finestrone e
si allunga, si torce, si volta e si gira per guardare fuori qualche
cosa.)-
SUORA ELISABETTA
-(torna dal corridoio, e, con passo svelto, si avvia verso la scala.)-
ADALGISA
Avete fretta, suora Elisabetta?
SUORA ELISABETTA
Ho da fare, giù, al primo piano.
ADALGISA
Volevo mostrarvi la telegrafia che organizza a quest'ora una nostra
vicina.
FAUSTINA
Non andate a guardare, suora Elisabetta!
SUORA ELISABETTA
-(senza intendere)- Ma che è?
ADALGISA
Non è mica il diavolo. È una bella ragazza che dal suo terrazzino fa il
telegrafo dei fiammiferi con un giovanotto dirimpetto.
SUORA ELISABETTA
Avete buon tempo, signora Adalgisa. Per cento anni! Per cento anni! -(Va
via per la scala.)-
FAUSTINA
A due passi di distanza da un ospizio come questo, è uno scandalo!...
ADALGISA
-(divertendosi della collera di Faustina, ride e la stuzzica)- Come
portinaia dell'ospizio, voi potreste ricorrere alle autorità contro
quella ragazza.
FAUSTINA
Io ricorrerei contro quell'impostore del giovanotto! Avete capito?
ADALGISA
-(continuando a stuzzicarla)- Ditelo, ditelo a donna Sofia ciò che ne
pensate degli uomini.
FAUSTINA
Ciò che io penso degli uomini, se non temessi d'essere udita dalla
signora Giulia che è qui accanto a far l'infermiera alla Ferrucci, lo
griderei a voi con parole rotonde così! -(Fa il gesto.)-
DONNA SOFIA
-(levando un po' gli sguardi dal giornale)- Ma proprio non vi vanno a
genio gli uomini?
FAUSTINA
-(con una smorfia di ribrezzo)- Maria Santa!... -(Scappando via per la
scala con le mani in alto)- Alla larga! Alla larga!... Libera nos,
Domine!
LA MARCHESA
-(con un languore di noia, facendo cadere il libro sul tavolino e
guardando con le lorgnettes la signora Mirelli)- Più veloci del solito,
stasera, le vostre dita di fata.
LA SIGNORA MIRELLI
Vorrei terminare questo ricamo, marchesa, prima di lasciare l'ospizio.
LA MARCHESA
Domani la partenza?
LA SIGNORA MIRELLI
Sì, nel mattino. Sono aspettata a Roma dall'avvocato che mi ha fatto
recuperare il piccolo patrimonio del mio povero Ferdinando.
LA MARCHESA
-(sospirando)- Non più indigenza per voi!
LA SIGNORA MIRELLI
Non sarò ricca, ma il beneficio di questa casa non mi spetta più.
LA MARCHESA
Voglio regalarvi, per mio ricordo, un prezioso pizzo d'Inghilterra. È
l'ultimo avanzo... dei miei tempi felici! Lo accettate?
LA SIGNORA MIRELLI
Siete molto buona, marchesa.... Ma perchè privarvene?
LA MARCHESA
-(con tristezza)- Per me, oramai!... Voi state per riavvicinarvi al
mondo; mentre io so bene che non uscirò mai più da questa prigione dello
spirito. -(Mutando)- Desidero che del mio pizzo sia guernito il primo
abito da festa che dovrete indossare.
LA SIGNORA MIRELLI
Io mi ritiro in campagna, marchesa, e indosserò l'abito nero finchè
campo.
LA MARCHESA
-(alzandosi)- Chi lo sa! Avete ventidue anni. È ancora l'età degli
equivoci sentimentali.
LA SIGNORA MIRELLI
-(con tranquillo e semplice convincimento)- Oh no! Per me, equivoci non
ce ne sono.
LA MARCHESA
-(sorridendo d'incredulità)- Vedrete, vedrete! Torno sùbito. -(Esce per
la seconda porta a destra.)-
ADALGISA
-(dal finestrone, vivacemente)- Donna Sofia!
DONNA SOFIA
Che volete?
ADALGISA
Stasera, oltre i fiammiferi, abbiamo anche una candela accesa.
DONNA SOFIA
-(senza levare gli occhi dal giornale)- Candela accesa, amore che
consuma.
-(Un silenzio.)-
SCENA II.
GIULIA -e- LE ALTRE.
GIULIA
-(entra dalla porta a sinistra. Indossa un abito severo, ma garbato,
quasi grazioso. -- Negli occhi una cupezza di mistero. Il viso un po'
emaciato. Sulla fronte come una luce di alterigia. -- Appena entrata, si
ferma. Nessuna delle tre donne la vede. Ella guarda più specialmente la
signora Mirelli, che le volge le spalle. Atteggia le labbra a una vaga
sorridente dolcezza, e, pian pianino, senza farsi sentire, le si
accosta, le mette le mani sugli occhi e, cangiando un po' la voce con
grazia affettuosa, domanda:)- Chi sono?
DONNA SOFIA
-(si volta, si alza e tace per non guastare il giuoco.)-
ADALGISA
-(si volta anche lei, e tace e aspetta.)-
LA SIGNORA MIRELLI
-(senza esitare, risponde)- La nostra benefattrice, il nostro angelo....
GIULIA
Niente, niente!
LA SIGNORA MIRELLI
La nostra direttrice....
GIULIA
Nemmeno.
LA SIGNORA MIRELLI
L'amica nostra, l'amica mia....
GIULIA
-(togliendole le mani dagli occhi)- Ora sì.
LA SIGNORA MIRELLI
-(alzandosi)- Cara!
DONNA SOFIA
Felice sera, signora Giulia!
GIULIA
State comoda, donna Sofia. Non interrompete la lettura del vostro
giornale.
DONNA SOFIA
Grazie! -(Per condiscendenza si rimette a leggere.)-
GIULIA
-(alla signora Mirelli:)- E restate seduta anche voi, piccina mia.
LA SIGNORA MIRELLI
Ma no. Avevo finito.
ADALGISA
-(avanzandosi gaiamente)- Voi mi direte che vi ho già baciate le mani
venti volte da stamattina, ma i baci dati... sono sempre perduti! Io ve
le voglio ribaciare. -(Le piglia le mani quasi a forza e glie le
bacia.)-
GIULIA
Eccola qua la rosa d'ogni tempo!
ADALGISA
-(indicando la Mirelli con affettuoso rancore)- Ma a voi piacciono di
più i salici piangenti.
GIULIA
-(carezzando i capelli della signora Mirelli)- Poverina! Non si distacca
mai dal suo dolore questa piccola silenziosa.
ADALGISA
Come farete quando sarà andata via la vostra prediletta? Sembra che per
respirare abbiate bisogno del suo respiro.
GIULIA
-(celiando)- Gelosa!
ADALGISA
-(con enfasi sinceramente malinconica)- «Amore e gelosia m'hanno il cor
tolto!...» -(Poi, di nuovo in tono allegro e chiassone)- Addio, addio!
Per questa sera vi lascio tutta a lei. -(Tornando di corsa al
finestrone, dà una strappata al giornale che donna Sofia ha in mano,
sicchè questo casca a terra.)-
DONNA SOFIA
Siete stata battezzata col pepe, voi! -(Raccoglie pazientemente il
giornale.)-
LA SIGNORA MIRELLI
Mi credete, signora Giulia, se vi dico che avrei preferito di continuare
ad essere poverella per rimanere con voi?
GIULIA
Io vi credo.
LA SIGNORA MIRELLI
E mi terreste come vostra segretaria, come vostra collaboratrice? Con
quel po' di quattrini che liquido, potrei contribuire a mantenere questa
casa di consolazione.
GIULIA
No, creatura mia buona. No! -(Sovraeccitandosi dolorosamente)- Io sola
devo mantenerla, perchè soltanto a me è veramente necessaria. Io sola
devo alimentarla. Io sola, io sola devo amarla più di ogni altra cosa al
mondo, perchè a me null'altro è concesso!
LA MARCHESA
-(ritornando con fra le mani un merletto)- Finalmente ho trovato.... Oh!
la signora nostra è qui.
GIULIA
Un merletto?!...
LA MARCHESA
Un regaluccio per la signora Mirelli. Come un nastrino da mettere al
collo della colombella che sta per prendere il volo. -(Lo porge alla
Mirelli.)-
LA SIGNORA MIRELLI
-(prendendolo)- Che ho da dirvi? Vi sono grata.
LA MARCHESA
-(a Giulia)- Io le ho augurato di potersene adornare un abito da festa.
GIULIA
-(con meraviglia e curiosità, alla Mirelli)- Un abito da festa, voi?!
LA SIGNORA MIRELLI
-(con un sorriso gentile, si stringe nelle spalle e posa il merletto sul
tavolino.)-
ADALGISA
-(in tono d'allarme scherzoso)- Signora Giulia, vi denunzio Faustina!
Profitta della penombra per discorrere in istrada con un uomo! E poi
finge di essere stata sempre... astemia.
GIULIA
Poveretta! Starà a fare quattro chiacchiere con Don Lorenzo il
farmacista.
ADALGISA
Nossignora! Don Lorenzo ha tanto di pancia, e quell'ometto lì non ne ha
punto. Zitte! Zitte!... L'ometto resta davanti alla portineria, e
Faustina viene su. E come corre! Si arrampica per le scale coi piedi e
con le mani.
GIULIA
-(con un'espressione di meraviglia e di fastidio)- Chi può essere a
quest'ora?!
SCENA III.
FAUSTINA, GIULIA -e- LE ALTRE.
FAUSTINA
-(dalla scala, con la sua voce pettegola)- Gesù! Gesù! Se quello non è
uscito da un manicomio, io voglio perdere un occhio! -(Entra tutta
scalmanata.)-
GIULIA
Che c'è, Faustina? Che c'è?
FAUSTINA
Un pazzo, signora mia! Un vero pazzo!
GIULIA
Ma che dici?!
-(TUTTE circondano Faustina per ascoltarla.)-
FAUSTINA
Ero a prendere una boccata d'aria fuori del cortiletto, perchè, dentro,
quest'afa di caldo non mi faceva respirare, quando un giovane ben
vestito, a una certa distanza, si è messo a gironzarmi intorno. La
strada era solitaria, la notte calava, ed io cominciavo ad aver paura.
GIULIA
-(ansiosissima)- Ebbene?
FAUSTINA
Figuratevi l'impressione mia nel momento in cui quell'individuo mi si è
avvicinato. Aveva gli occhi che parevano di fuoco e la faccia che anche
all'oscuro si vedeva ch'era più bianca della carta. «Ohe, chi volete?» --
gli ho domandato sùbito, scansandolo. E lui, con la voce che gli tremava
nella gola, ha balbettato: «Si può vedere la signora Artunni?» «Sono più
delle otto -- gli ho risposto io, pronta a non dargli quartiere -- : è
difficile che la Direttrice vi riceva. Essa può farlo quando vuole,
s'intende; ma io le conosco le sue abitudini. Qui, le ore del parlatorio
sono da mezzogiorno alle due, e anche lei, per dare il buon esempio,
soltanto in queste ore riceve».
GIULIA
-(profondamente turbata)- E lui?!...
FAUSTINA
Signora mia, io non ci ho capito niente. Prima si è appoggiato al muro
come se avesse avuto un colpo di mazza in capo; e poi, appena che ha
preso fiato, un poco a pregarmi che corressi da voi, un poco a
scongiurarmi per non farmici venire, e tanto si torceva, tanto smaniava
e così pieni di lagrime aveva gli occhi, che, credetemi sulla parola,
-(commossa)- per la prima volta da che campo... un uomo mi ha fatto
pietà!
GIULIA
-(mal celando l'angoscia e l'impazienza)- Ma il suo nome non glie lo hai
domandato?
FAUSTINA
Si chiama Sarnieri... Varnieri.... Poco o niente me l'ha fatto sentire.
Ma insomma somiglia al casato di quella signora che viene a trovarvi
qualche volta.
GIULIA
-(impallidendo, trema dentro, e rivolgendosi alle donne cerca di dire
qualche cosa per mostrarsi disinvolta.)- Deve essere il dottor Luciano
Marnieri: un discepolo di mio marito. Egli è figlio precisamente... di
quella signora con cui sono in rapporti d'amicizia....
ADALGISA
Quella signora coi capelli grigi, che ha un'aria così buona?
GIULIA
Sì.... Che suo figlio, tornando a Napoli dopo cinque anni d'assenza,
abbia avuto il pensiero di farmi una visita, me lo spiego perfettamente.
Quello che non mi spiego è questo suo contegno.... Del resto, tu,
Faustina,... gli confermerai, con cortesia, la risposta che già gli hai
data.
FAUSTINA
-(resta incerta, interrogandola con gli sguardi un po' pietosi come per
ottenere un ordine diverso.)-
GIULIA
-(un po' duramente)- Va, Faustina.
FAUSTINA
Vado. -(Esce.)-
SCENA IV.
GIULIA, SUORA ELISABETTA, LA SIGNORA MIRELLI, DONNA SOFIA, LA MARCHESA,
ADALGISA.
GIULIA
-(riafferrandosi, con vivacità eccessiva, alle occupazioni
dell'ospizio)- Ma, a proposito!... Faustina ha detto che sono più delle
otto, e suora Elisabetta non ha ancora portato il brodo alla Ferrucci?!
Glie l'ho avvertito sin da oggi.
ADALGISA
Volete che scenda un po' in cucina?
GIULIA
No, no: la suora se l'avrebbe a male. -(Andando verso la scala,
chiama:)- Suora Elisabetta! Suora Elisabetta!...
LA VOCE DI SUORA ELISABETTA
Vengo, signora Giulia. Io so perchè mi chiamate. Preparavo appunto per
la Ferrucci.
GIULIA
Sì, per questo vi chiamavo. Vi ringrazio.
-(Le quattro donne secondano la sua animazione, ma, impressionate,
affettuosamente la osservano.)-
LA MARCHESA
Le date del brodo alla vostra ammalata?
DONNA SOFIA
Vuol dire che sta meglio.
GIULIA
Un miglioramento prodigioso! Un miglioramento che rasenta il miracolo!
-(Esaltandosi)- Ah, io ne sono così lieta!... Ne sono così felice!
-(Nello sforzo della finzione, la vista per un istante le si confonde,
il suo volto si copre d'un pallore spettrale.)-
ADALGISA
Signora Giulia!...
LA SIGNORA MIRELLI
Che avete?!...
-(ADALGISA e LA SIGNORA MIRELLI vanno a lei come per sorreggerla, l'una
a destra, l'altra a sinistra.)-
GIULIA
-(fra le due donne, vincendosi)- Niente.
DONNA SOFIA
Siete diventata livida, benedetta!
GIULIA
-(seguendo l'impulso di giustificarsi)- Forse, un po' l'emozione di poco
fa.... Il nome di quel giovane, che mio marito trattava come un figlio,
mi ha rimesso davanti, all'improvviso, tutto un mondo di tristezze e di
dolori... e ciò non poteva lasciarmi indifferente.... Ma vi assicuro che
sto benissimo....
SUORA ELISABETTA
-(entra recando un vassoio coperto d'una salvietta con sopra una gran
tazza fumicante)- Ecco, signora Giulia.
GIULIA
Brava, brava suora Elisabetta! Aspettate, che andiamo insieme. -(Alle
quattro donne:)- Voialtre, non fate complimenti. È l'ora in cui solete
ritirarvi nelle vostre cellette. Io vi saluto, e vi prego di non stare
in pensiero per me. -(Quasi temendo l'affettuosità attenta di quelle
donne, alla quale le tarda di sottrarsi, con una vibrazione nervosa
esagera la dissimulazione.)- Ma perchè, ma perchè quelle facce
smorte?... Non sono poi così fragile. Su! Su! Allegre! Allegre! Allegre!
-(Apre l'uscio della Ferrucci, e, ostentando una solennità scherzosa,
annunzia:)- Signora Ferrucci, la cena è servita! -(Esce.)-
SUORA ELISABETTA
-(la segue.)-
SCENA V.
DONNA SOFIA, ADALGISA, LA SIGNORA MIRELLI, LA MARCHESA.
-(Le quattro donne restano impensierite, perplesse, in silenzio.)-
LA SIGNORA MIRELLI
-(è più pensosa delle altre, afflitta, riconcentrata, immobile, presso
il tavolino. ADALGISA in un canto, con gli occhi quasi lagrimosi,
nervosamente tortura un nastro che ha al collo.)-
DONNA SOFIA
-(chiamando a sè in disparte la Marchesa, le dice sottovoce, con
precauzione:)- Sentite, marchesa. Il nome di quel giovane, io l'ho letto
nel giornale di ieri.
LA MARCHESA
-(ugualmente sottovoce)- Di che si parlava?
DONNA SOFIA
Si parlava... che so?... dell'Africa.... Si parlava d'un viaggio
pericoloso... e poi del deserto,... della scienza....
LA MARCHESA
Ebbene?
DONNA SOFIA
Che ve ne pare? Devo dirglielo alla direttrice?
LA MARCHESA
Dov'è il vostro giornale di ieri?
DONNA SOFIA
Se lo prese proprio lei.
LA MARCHESA
-(con un piccolo sorriso significativo, quasi maligno)- E allora... non
vi date pena. -(Allontanandosi)- La buona notte a tutte.
DONNA SOFIA
-(restando lì ad arzigogolare)- Altrettanto a voi, marchesa.
ADALGISA
-(badandole poco)- Buona notte.
LA SIGNORA MIRELLI
-(assorta, non risponde.)-
LA MARCHESA
-(un po' impermalita)- A domattina, non è vero, signora Mirelli?
LA SIGNORA MIRELLI
-(scotendosi)- Sì, marchesa. Ci diremo addio domattina.
LA MARCHESA
-(si ritira nella sua stanza.)-
-(Ancora silenzio.)-
DONNA SOFIA
-(trascinandosi dietro, lentamente, la sua sedia, borbotta tra sè:)-
Serata nera! Meglio non salutare. -(Sparisce nel corridoio.)-
ADALGISA
-(si accosta alla Mirelli, e, molto commossa, le dice pianamente:)- Non
era vero che si sentisse bene. Aspettatela qui, voi. Le farete piacere.
LA SIGNORA MIRELLI
-(con mesta dolcezza)- Grazie, Adalgisa. Ci pensavo anch'io.
-(Si stringono la mano.)-
ADALGISA
-(s'inoltra nel corridoio, e via.)-
SCENA VI.
LA SIGNORA MIRELLI, GIULIA.
LA SIGNORA MIRELLI
-(rimasta sola, per indugiare, rimette ad una ad una le strisce ricamate
nella scatola.)-
GIULIA
-(entrando e vedendola, corre a lei ansiosamente come ad un rifugio.)-
Sapevo di ritrovarvi!
LA SIGNORA MIRELLI
E io sapevo che mi avreste voluta.
GIULIA
Sì, statemi vicina, statemi vicina. In quest'ultima sera, non mi
abbandonate.
LA SIGNORA MIRELLI
Lo vedo che avete dei tormenti.
GIULIA
Ma non è già per parlarvi dei miei tormenti che io ricorro a voi,
piccina mia. Quello che io desidero, invece, è che voi parliate a me.
Mettetemi a parte dei vostri progetti. Ditemi tante cose. Che farete,
che farete della vostra vita, voi che siete tanto bella e tanto giovane?
LA SIGNORA MIRELLI
E l'ignorate voi, forse? Cercherò altrove la pace che voi cercate qui.
GIULIA
Per me, è tutt'altro. Io ho qui dei doveri che voi non avete.
LA SIGNORA MIRELLI
Ve li siete creati voi stessa per trarne un conforto. Io tenterò
d'imitarvi in quello che posso. Farò un po' di bene, e vivrò appartata,
solitaria, tranquilla....
GIULIA
-(con nella voce una lentezza intensa)- Senza felicità?... Senza
gioia?...
LA SIGNORA MIRELLI
Io credo che ciò diventerà per me una gioia.
GIULIA
La gioia della rassegnazione, la gioia dell'eroismo arido e immobile,
che vi darà la misura della vostra resistenza; ma è poi questa la gioia
che la vostra giovinezza chiederà gridando nella solitudine? No, no,
Gilberta. Non lo fate! Non lo fate! Lasciate che liberamente la vostra
giovinezza scelga la sua strada; lasciatela correre, lasciatela correre
con l'unica guida del vostro istinto, sin dove vorrà, sin dove potrà!
LA SIGNORA MIRELLI
Ma appunto il mio istinto non mi consentirebbe di distaccarmi dai miei
ricordi. Non c'è nulla che mi costringa.
GIULIA
Nemmeno una promessa fatta a lui?
LA SIGNORA MIRELLI
No.
GIULIA
Nemmeno un suo desiderio segreto?
LA SIGNORA MIRELLI
No! No! Egli anzi mi esortava a non illudermi sull'eternità del dolore.
Mi esortava a disporre sinceramente del mio avvenire. Ma le sue parole
generose, che ho ancora qui nell'orecchio, non potranno mai distogliermi
dalle esigenze del mio cuore.
GIULIA
-(quasi timidamente, quasi mortificata)- E allora... ciò che vi ho detto
vi sarà sembrato odioso.
LA SIGNORA MIRELLI
Come potete supporlo?! Voi mi avete detto, in fondo, le stesse cose che
egli mi diceva; ma, intanto, avete già fatto quello che farò io.
GIULIA
-(abbassa un istante gli sguardi, ma tosto li rialza, ravvivandosi
febbrilmente)- Sì, senza dubbio, io ho già fatto quello che voi farete,
e continuerò a farlo; ma io vi chiedo, Gilberta, che non cessiate mai
mai di essermi più che sorella.
LA SIGNORA MIRELLI
Questo s'intende!
GIULIA
Mi scriverete spesso, non è vero?
LA SIGNORA MIRELLI
Spessissimo.
GIULIA
Io voglio che mi scriviate delle lunghe lettere, delle lunghe lettere, e
voglio leggere in esse tutto ciò che accade in voi giorno per giorno.
Anche da lontano, qualunque sia la lontananza, voglio l'assistenza della
vostra anima semplice e sicura di sè. Io voglio, giorno per giorno,
sapere, come se io stessi dentro di voi, ciò che pensate, ciò che
sentite, ciò che amate: ciò che amate, soprattutto, e in che modo sapete
amare.
LA SIGNORA MIRELLI
-(con profonda tenerezza)- Ve lo prometto, signora Giulia. Io vi
scriverò minutamente come sarà fatta la mia vita; e d'ogni moto del mio
cuore, d'ogni più piccolo e d'ogni più grande avvenimento della mia
piccola esistenza cercherò di rendervi conto. Va bene così?
GIULIA
-(con uno scatto di scoraggiamento)- Ah, se ciò bastasse a proteggermi,
Gilberta!
LA SIGNORA MIRELLI
Ma da quali pericoli siete minacciata? E poi, come potrei difendervene
io, che valgo tanto meno di voi?
GIULIA
Sono i pericoli che voi non conoscete e non conoscerete mai, creatura
mia. Ma non per questo dovete credere di non potermene difendere.
Proteggetemi, proteggetemi col pensiero, proteggetemi con la preghiera,
se avete fede in Dio: proteggetemi offrendomi sempre l'esempio di voi. I
vostri occhi sono così limpidi! La vostra fronte è così serena!...
Abbracciatemi forte,... tenetemi stretta fra le vostre braccia....
Datemelo davvero il vostro respiro!
LA SIGNORA MIRELLI
-(compresa da una grande commozione, la tiene strettamente abbracciata,
e, un po' smarrita, la contempla.)-
GIULIA
-(con la testa piegata sulla spalla di lei, piange.)-
SCENA VII.
GIULIA, LA SIGNORA MIRELLI, SUORA ELISABETTA.
SUORA ELISABETTA
-(viene dalla camera della Ferrucci.)-
GIULIA
-(come la porta si apre, drizza il capo ricomponendosi d'un sùbito.)-
SUORA ELISABETTA
Signora Mirelli, perdonate se vi disturbo. La signora Ferrucci, avendo
saputo che partite domani di buon mattino, ha espresso il desiderio di
stare con voi qualche minuto prima che suoni l'ora del riposo.
GIULIA
Andateci, Gilberta.
SUORA ELISABETTA
Devo smorzare, signora Giulia?
GIULIA
-(dissimulando il bisogno di attardarsi)- No.... Smorzo io.
SUORA ELISABETTA
Devo chiudere il finestrone?
GIULIA
-(cercando un pretesto per non farlo chiudere)-... L'aria è così calda
stasera.... Meglio lasciarlo aperto.
SUORA ELISABETTA
Santa notte.
GIULIA
Buon sonno, suora.
SUORA ELISABETTA
-(con passo lieve ed affrettato, infila la scala.)-
GIULIA
-(alla Mirelli:)- Domani, all'alba, sarò levata, e ci rivedremo.
LA SIGNORA MIRELLI
Sì, a domani.
GIULIA
A domani.
LA SIGNORA MIRELLI
-(va nella camera della Ferrucci, e chiude l'uscio.)-
GIULIA
-(inquieta, palpitando, come attirata da una forza magnetica,
lentissimamente si accosta al parapetto del finestrone. -- Appena sporta
la testa, in un violento sussulto, esclama:)- La signora Marnieri!
-(Poi, in preda a una confusa concitazione:)- Perchè viene?!... Perchè
viene?!... Che cosa accade?!...
SCENA VIII.
GIULIA, LA SIGNORA MARNIERI
LA SIGNORA MARNIERI
-(giungendo trafelata e angosciosamente vibrante)- Devo parlarvi di
urgenza. Non ho potuto fare a meno di forzare la consegna. Devo parlarvi
d'urgenza!
GIULIA
Dio mio!
LA SIGNORA MARNIERI
Luciano è andato ad imbarcarsi sul piroscafo che parte questa sera per
l'Africa. Sono io che l'ho spinto a chiedere di voi prima che si fosse
recato a bordo. M'illudevo, m'illudevo ancora!... Ma voi non avete
voluto riceverlo, e ogni mia illusione è svanita. Al più tardi fra
un'ora, il piroscafo si distaccherà dallo sbarcatoio, e lo porterà via
per sempre!
GIULIA
Per sempre no!
LA SIGNORA MARNIERI
Sì, per sempre! per sempre!
GIULIA
-(indagando con trepidazione intensa)- Io ho letto nei giornali che egli
si sarebbe unito ad alcuni scienziati che vanno in missione laggiù. Per
quanto audace quello che si propongono, non mi pare, non credo che sia
la perdizione.
LA SIGNORA MARNIERI
Per lui, sì. Ne ho la sicurezza.
GIULIA
Ma non aveva chiesto il vostro consiglio?... Non vi aveva scritto nulla?
LA SIGNORA MARNIERI
Nulla! Nulla! Me lo son visto giungere ieri l'altro da Milano,
all'impensata; e quando ho appreso il suo proposito mi sono
inginocchiata dinanzi a lui, piangendo tutte le mie lagrime per ottenere
ch'egli desistesse. Non è stato possibile. Io piangevo, piangevo, e i
suoi occhi erano asciutti, la sua voce aveva un suono freddo di volontà
irremovibile, e per sua madre nemmeno un segno di compassione.
GIULIA
Se non si è commosso, significa appunto che non dubita di rivedervi.
LA SIGNORA MARNIERI
No, non significa questo! Da ieri l'altro sino ad un'ora fa, io ho
centuplicato la mia anima per sorvegliare quella di mio figlio; e della
sua povera anima moribonda, oggi, io so anche più di quanto egli non
sappia. Del resto, tutti gli indizi da me raccolti hanno avuto una
conferma nella raccomandazione che egli ha fatta stamane al suo amico
Manlio. Ero nascosta, appiattata, e, con le mie orecchie, l'ho udita
come una condanna! «Se non tornassi, ti raccomando di far capire a mia
madre che per me la morte sarà stata finalmente una liberazione».
Dunque, non c'è più dubbio! Egli la va a cercare laggiù, e questa
partenza non è che il principio d'un suicidio, che egli dissimula forse
perfino a sè stesso! Voi dovete aiutarmi a salvarlo.
GIULIA
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