I fantasmi Dramma in quattro atti (Taken from Roberto Bracco Teatro, Vol. VII) Roberto Bracco ROBERTO BRACCO TEATRO VOLUME SETTIMO I FANTASMI -- NELLINA REMO SANDRON -- Editore Libraio della Real Casa MILANO-PALERMO-NAPOLI Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States of America. PROPRIETÀ LETTERARIA -I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di Norvegia.- È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni senza il consenso scritto dell'Autore (-Art 14 del Testo Unico 17 Settembre 1882-). OFF. TIP. Sandron -- 447 -- I -- 290610. I FANTASMI -Dramma in quattro atti- rappresentato per la prima volta il -18 novembre 1906- al teatro -Sannazzaro- di Napoli dalla Compagnia STABILE di Roma. PERSONAGGI: IL PROFESSORE RAIMONDO ARTUNNI GIULIA, sua moglie LA SIGNORA MARNIERI LUCIANO, suo figlio LA SIGNORA GILBERTA MIRELLI LA MARCHESA ANTONUCCI ADALGISA DONNA SOFIA FAUSTINA SUORA ELISABETTA UNA VECCHIA MANLIO} ROBERTO } ALMERICO } discepoli del professor PAOLO } Raimondo Artunni ERNESTO } ALTRI DISCEPOLI DI LUI GIUSEPPE, vecchio servo del professore. ATTO PRIMO. -Il salotto della dimora di campagna del professor RAIMONDO ARTUNNI. Non eleganza, ma una signorilità severa, quasi solenne, e una certa aria di casa antica. Sembra un po' la stanza di un vecchio castello. Le suppellettili hanno lo stesso carattere. Verso il lato destro, una tavola su cui è un vaso contenente pochi fiori, qualche pila di libri rilegati, un campanello a timbro. Accanto alla tavola, una poltrona di pelle scura. In mezzo alla parete di fondo, la porta comune, che dà adito a un altro salotto più piccolo. Nella stessa parete, a destra della porta, una finestra, da cui si vede la campagna. Un'altra porta alla parete destra, un'altra a quella sinistra: tutte e due al primo piano della prospettiva scenica.- SCENA I. IL VECCHIO SERVO GIUSEPPE, MANLIO -e- LUCIANO. GIUSEPPE -(entrando, lento, dalla comune)- Abbiano la compiacenza di aspettare qui. -(Lo seguono MANLIO e LUCIANO. -- MANLIO porta in petto un piccolo fiore con qualche fogliolina.)- GIUSEPPE -(preoccupato)- Si accomodino; ma... vedranno che, come ho già loro avvertito, non potrò annunziarli al professore. MANLIO Se il professore è impedito davvero, annunziateci a sua moglie. GIUSEPPE Cercherò di accontentarli.... Non mi hanno ancora detto chi devo annunziare.... MANLIO -(indicando Luciano)- Non vi ricordate neppure di Luciano Marnieri? GIUSEPPE Di lui sì che me ne ricordo. MANLIO E il suo nome basta. Io sono una quantità trascurabile. LUCIANO Scusa, perchè proprio il mio nome? MANLIO -(canzonandolo)- O cielo! «Perchè proprio il mio nome?» Sei stato l'assistente prediletto del professor Artunni. È semplice. Ci riceverà più facilmente. LUCIANO Io mi sono unito a te perchè i nostri compagni lo hanno voluto: non per mia iniziativa. MANLIO E che c'entra questo? LUCIANO Per me, c'entra. MANLIO -(spazientito, al servo:)- Va bene. Annunziate: «due discepoli del professor Artunni». Niente altro. GIUSEPPE -(senza affrettarsi, esce a sinistra, aprendo la porta con circospezione e richiudendola sùbito.)- LUCIANO In verità, a me pare inutile di parlare con lei. Potremmo andarcene per poi tentare un altro giorno. MANLIO Andarcene, dopo esserci fatti annunziare?! Sei matto. Sarebbe una bella sconvenienza. LUCIANO -(ha un gesto di condiscendenza forzata.)- GIUSEPPE -(ritornando)- La signora verrà a momenti. -(Mogio mogio, esce dal fondo.)- MANLIO Ma questo vecchietto è diventato d'una ipocondria allarmante! L'aria della campagna gli è deleteria! Già, ho constatato che avvicinandoci a questa casa non abbiamo più vista una faccia allegra. Ma che ha tutta questa gente? LUCIANO -(astratto, si è accostato alla finestra, contemplando l'orizzonte.)- MANLIO Non so se hai notato che anche quella contadinotta paffutella, ch'era quaggiù a guardia del giardino, malgrado la sua abbondante salute, aveva un aspetto molto malinconico. Stesa sulla paglia, con in mano la codetta del maiale che la voleva fuggire, pareva Arianna sul punto d'essere abbandonata da Teseo. «Bella ragazza, è questa la casa del professor Artunni?» Ha risposto un -sissignore- che mi si è messo come una pietra, qui, sulla bocca dello stomaco. E sai perchè poi le ho chiesto come si chiamasse? Perchè ho sperato di vederla sorridere. Tutte le contadine sorridono quando pronunziano il loro nome. O chiamarsi Mariantonia o chiamarsi Eufemia, per esse è sempre un vivissimo piacere. Ma la fanciulla del maiale ha pronunziato un -Carolina- con la profonda mestizia con cui avrebbe potuto dire di chiamarsi Ofelia. -(Pausa)- Che guardi con tanta attenzione? LUCIANO Nulla. MANLIO Non si vede la nostra comitiva? LUCIANO -(distratto)- No. -(Si scosta come per cedergli il posto.)- MANLIO Sì che si vede. Eccola lì: dove il prato è più verde. Ma che fanno? Sembra che stiano a pascolare come pecore. Hai sentito la promessa di Roberto?... Se non riesce a trovare un trifoglio a quattro foglie, paga la colazione per tutti. Ma io ci scommetterei la testa che non pagherà nemmeno un panino gravido, perchè egli troverà magari un trifoglio a cinque foglie. Capacissimo! Vuoi vedere fino a che punto è fortunato quel ragazzo lì?... Senti questa. -(Entra GIULIA dalla sinistra, curando di chiudere la porta.)- SCENA II. MANLIO, LUCIANO, GIULIA. LUCIANO -(che guardava da quella parte, vedendo Giulia, tira per la giacca Manlio per farlo tacere, e, timidamente, rispettosamente, s'inchina)- Signora.... MANLIO -(voltandosi sùbito, striscia una riverenza con vivacità)- I nostri ossequi, Signora Artunni. GIULIA -(salutando con un cenno del capo)- Desiderano? MANLIO Lei, naturalmente, non ha riconosciuto che l'insigne benchè venticinquenne dottor Luciano Marnieri. -(A lui:)- Ringrazia quando ti do dell'insigne. -(A Giulia:)- Egli è stato per un anno l'occhio destro del professore suo marito, e quindi lei ha avuto per un anno il fastidio di vederselo fra i piedi. Ma sono sicuro che di questo chiacchierone -(accennando a sè stesso)- che la sta importunando, lei non ricorda nè il nome, nè la fisonomia. GIULIA -(seria)- La fisonomia, sì; ma mi perdonerà: non ho in mente i nomi di tutti gli allievi di mio marito. MANLIO -(presentandosi)- Manlio Ardenzi, di professione laureando in medicina. Laureando da parecchi anni, e, credo, per tutta la vita. LUCIANO Non infastidire la signora con le tue celie. Dille invece lo scopo della nostra venuta. MANLIO E parla tu. Chi te lo impedisce? LUCIANO -(redarguendolo con cortesia)- Manlio, ti prego!... MANLIO Già, è inutile: l'oratore della situazione sono io. E la signora mi permetterà un po' di buonumore, perchè oggi ha da essere una giornata di festa per noi. Lei avrà bell'e capito, signora, che noi siamo qui... per essere ricevuti dal professore. E non si è in pochi, sa. Noi due formiamo il drappello d'avanguardia. Il grosso dell'esercito... sta lì, a pascolare, e aspetta i nostri cenni per dar l'assalto al castello. Il nostro primo progetto era di giungere tutti all'impensata. Ma poi è prevalso il parere dei più prudenti. Si è detto: «In fondo, il professore è in campagna con sua moglie per non essere disturbato e per godersi con lei questa bella primavera: noi quindi non dobbiamo commettere troppe indiscrezioni». E non creda che io scherzi, adesso. Oh no! Le dico sul serio che tra noi discepoli del professor Artunni l'adorazione ch'egli le tributa è proverbiale. E anzi, veda, proprio questa adorazione, che lui tiene a dissimulare come un giovanettino timido dissimula il suo primo amore, ha sempre dato a quell'uomo, così austero nella scienza, delle gentili sfumature d'ingenuità che più ce lo hanno reso caro. -(Celiando di nuovo un po', con effusione cordiale)- Tutto questo sta bene. Ma l'adorazione per sua moglie non deve toglierlo a noi. Ah, egli ci ha abbandonati? Ha voluto lasciare la cattedra? Ha voluto lasciare i suoi pupilli, come lui stesso ci chiamava, per venire qui, in campagna, a fare.... A fare che cosa? Il Cincinnato?... Altro che Cincinnato, sa!... LUCIANO -(severamente)- Manlio! MANLIO E no: fammi dire. È meglio ch'io mi sfoghi prima del ricevimento ufficiale. E poi, visto che ho il piacere di parlare con la signora, ne approfitto per ottenere il suo appoggio. -(A Giulia, con serietà:)- Certo, una donna che ha così nobili sentimenti sarebbe addolorata come noi se suo marito si sottraesse davvero alla missione che l'ingegno gli ha assegnata. Non ho ragione, signora Artunni, di sperare che lei ci aiuterà a farlo tornare in mezzo a noi? GIULIA -(ha ascoltato con gran pena le parole scherzose e le buone parole espansive, stando con le spalle quasi voltate a Manlio e a Luciano come per un ritegno della sua commozione; e finalmente, a questa domanda, si decide a rompere il suo silenzio.)- Vedo bene che lei e i suoi compagni non sanno ancora nulla. LUCIANO -(notandone l'espressione triste)- Di che?! MANLIO Lei ci impensierisce. GIULIA Il povero Raimondo è così ammalato che, se pure volesse, non potrebbe più tornare tra loro. LUCIANO -(a un tratto diventa pallidissimo.)- MANLIO -(inquieto)- Ammalato da quando? GIULIA Chi lo sa! Per molto tempo egli ha nascosta a tutti la sua malattia. La nascondeva anche a me. Credo anzi che per nasconderla a me si affaticava a nasconderla agli altri. Solo l'anno passato, poco prima di prendere la decisione di ritirarsi in questa nostra vecchia casa di campagna, mi rivelò di essere in balìa di una tisi inguaribile. Ricorderanno che per più d'un mese non uscì di casa. Quando loro venivano a trovarlo, egli si sforzava di sembrare gaio, sereno. E se qualcuno notava il suo deperimento, egli si affrettava ad assicurare che era un deperimento causato da un eccesso di lavoro. Ma precisamente dopo quel periodo egli rinunciò a celarmi la verità. Ed ora mi ripete ogni giorno che non c'è nessuna speranza di salvezza. LUCIANO -(ha un brivido visibile, una contrazione nel volto.)- -(Breve silenzio.)- MANLIO Ma non è improbabile che un po' di esagerazione ci sia in tutto ciò. Lei gli è così attaccata che esagera senza volerlo, ovvero non fa la tara alle esagerazioni di lui. Ed egli... sì, è un grande medico, ma è pure un uomo nervoso, suggestionabile.... Può egli avere la sua consueta percezione trattandosi di sè stesso? GIULIA Si esamina e si studia con una esattezza che atterrisce. MANLIO Ma la calma necessaria per curarsi.... GIULIA Il desiderio intenso di prolungare la vita vale in lui molto più della calma. MANLIO Nondimeno, si dovrebbero invitare degli altri medici autorevoli.... Si dovrebbe tenere un consulto.... Non so.... Qualche cosa bisogna fare. Non è così, Luciano?.. Qualche cosa bisogna fare! LUCIANO -(col corpo come impietrito, le labbra livide, non può profferire una sillaba.)- GIULIA Ho tanto insistito! MANLIO Noi gli imporremo di ascoltare i consigli dei suoi colleghi migliori. GIULIA Vedranno che non vorrà, dicendo che oramai è inutile. MANLIO Ma tu ci pensi, Luciano? Tu ci pensi?... E noi che venivamo qui allegramente per tempestarlo di preghiere, di rimproveri e di entusiasmo e per levarlo in trionfo sulle nostre braccia!... -(A Giulia:)- E dica, dica in cortesia, signora: potrà egli riceverci? Noi, s'intende, vorremmo ossequiarlo, vorremmo almeno vederlo; ma se lei teme, se lei non lo crede opportuno.... GIULIA Io suppongo che riceverà volentieri i suoi buoni discepoli. La loro visita gioverà, se non altro, al suo morale. MANLIO È a letto? GIULIA In questo momento riposa, perchè nella notte non ha avuto requie. Ma, di solito, o è lì rinchiuso nel suo studio a lavorare o è in giro per la casa, attivo, agitato, vibrante, in una sovraeccitazione continua, e mostra tale una vigoria che a vederlo e a parlare con lui non è possibile credere alla gravità del suo stato. È un fenomeno strano. MANLIO Io sostengo che, se egli dispone di tanta vitalità, il caso non è così disperato come asserisce lui. GIULIA Che vuole che le dica!... MANLIO Allora, senta, noi andiamo ad avvertire i compagni. Oh, che schianto ne avranno!... E fra mezz'ora, saremo qui tutti. Poi, se non potremo vederlo subito, aspetteremo ancora, o ce ne andremo per ritornare più tardi.... Insomma, quando ci avrà annunziati, deciderà lei stessa. Noi ci mettiamo completamente a sua disposizione, e lei deve figurarsi di avere in noi... oso dire... dei fratelli, ecco. GIULIA Grazie, ne sono persuasa. MANLIO Vada, vada. Potrebbe essersi svegliato. GIULIA No. Se si fosse svegliato, certamente mi avrebbe fatta chiamare. -(Accomiatandosi)- Permettano. MANLIO A ben presto, dunque. LUCIANO -(senza guardarla e senza poter pronunziare un saluto, s'inchina.)- GIULIA -(esce a sinistra, aprendo e richiudendo la porta, cautamente.)- SCENA III. MANLIO -e- LUCIANO. MANLIO -(mettendosi le mani in testa)- Io ho come l'impressione di un sogno!... Non era prevedibile! Assolutamente, non era prevedibile! -(Breve pausa di desolazione.)- E d'altronde, non c'è da dubitarne. Così è!... Su, Luciano! Andiamo. LUCIANO -(cercando di dissimulare il tremito da cui è preso)- Sì, Manlio. -(Fa qualche passo. Poi si ferma.)- MANLIO Ebbene? LUCIANO Aspetta un momento. Aspetta che io mi calmi. Quella notizia mi ha.... MANLIO Eh, lo capisco. Egli aveva tanta bontà per te! -(Tutti e due parleranno moderando molto la voce, in una concitazione crescente.)- LUCIANO Sarebbe forse più giudizioso consigliare ai nostri compagni di non venire a turbare questo disgraziato. MANLIO Sua moglie ci ha detto che forse egli ne avrà qualche sollievo. LUCIANO Costringerlo a riceverci, costringerlo a dirci ch'egli è un povero condannato al quale non restano a vivere che pochi mesi o pochi giorni, a me pare una vera crudeltà. MANLIO Ma, scusa, perchè non l'hai espressa dinanzi a sua moglie questa opinione? Ti sei ammutolito. Non hai saputo nemmeno balbettare una frase di rammarico.... LUCIANO Ero così funestato, ero così sconvolto.... MANLIO E adesso, mio caro, non possiamo ritrarci. Animo, Luciano! Non perdiamo più tempo! I nostri compagni erano d'una allegria bambinesca. Si adornavano di fiori e di frasche come per andare a uno sposalizio. Senza essere informati, potrebbero giungere facendo del chiasso, e ciò sarebbe una stonatura insopportabile. LUCIANO Ma bada ch'io ho risoluto che con voi non ci sarò. MANLIO Ragione di più, intanto, per venir via. LUCIANO Prima d'andarmene... vorrei almeno giustificarmi con la sua signora. MANLIO Oh, alle corte: lascia che io te lo dica francamente: questa tua risoluzione è odiosa! LUCIANO Non ho il coraggio di vederlo così ammalato, Manlio, non ho il coraggio di stare lì a guardarlo e ad ascoltarlo pensando che tra breve egli dovrà sparire. MANLIO Ma questa è una sensibilità che confina con la debolezza. LUCIANO -(in uno scatto involontario, ma sommessamente)- No, no, Manlio! Non è debolezza! Non è debolezza! È coscienza. MANLIO -(sorpreso)- È coscienza!? LUCIANO E il più grave è che, mentre sento che non potrei arrischiare di trovarmi alla sua presenza perchè non ci resisterei, io sono qui inchiodato animo e corpo, sono qui come per un bisogno invincibile di aspettarlo, di parlargli, di gittarmi in ginocchio dinanzi a lui. MANLIO -(anche più vivamente sorpreso)- E per quale motivo? LUCIANO ... Non lo so.... MANLIO Non lo sai! -(Breve pausa.)- LUCIANO -(quasi aggrappandosi a lui con le mani nervose)- Manlio!... MANLIO -(spaventato)- Luciano? LUCIANO -(abbassando di più la voce fremente)- Tu mi hai sempre creduto un uomo buono? MANLIO Il più buono degli uomini. LUCIANO E se invece io fossi un infame? MANLIO Non dire delle sciocchezze! E, del resto, non ci può essere alcuna relazione fra queste tue parole pazze e il fatto di cui ci stiamo occupando. LUCIANO -(parlandogli sul viso, col fiato cocente, con gli occhi iniettati di sangue)- Vuoi sapere la relazione che c'è? Vuoi inorridire? Vuoi disprezzarmi come mi disprezzo io? MANLIO Ma non ti eccitare così. Ricordati dove siamo! LUCIANO -(continuando freneticamente, con voce soffocata)- Quando la signora Giulia ha annunziata la malattia mortale di suo marito, nel mio turbamento c'era un moto istintivo di egoismo nefando! MANLIO Che cosa bestemmii?! LUCIANO In quell'istante, io sono stato invaso dalla cupidità d'una passione insensata contro cui da tanto tempo combatto! MANLIO -(sgranando gli occhi)- Una passione che tu nutri per lei?!... LUCIANO Sì, per lei, per lei, e m'è parso che la morte di quell'uomo mi avrebbe forse permesso.... MANLIO -(interrompendolo e mettendogli sulla bocca il pugno stretto in una contorsione di raccapriccio)- No! Non ti voglio ascoltare!... -(Poi, come preso da un timor panico)- E questa signora...? LUCIANO -(con l'urgenza di rassicurarlo)- Nulla! Nulla! Non una parola, non uno sguardo d'incoraggiamento. MANLIO Ma dunque tu hai smarrito perfino il senso della logica! LUCIANO E tu vorresti trovare la logica in ciò che è un mistero anche per me? Avevo passati i miei anni di adolescente fra i dibattiti del mio spirito solitario senza nemmeno pensare all'esistenza delle donne.... Quando conobbi lei, provai quello che proverebbe un cieco nato vedendo per la prima volta la luce.... E da allora vivo come un ossessionato. Io non so dirti che questo. MANLIO E adesso... volevi giustificarti con lei... affinchè ella t'indovinasse?!... LUCIANO -(covrendosi il volto con le mani)- Infame sino a questo punto poi no! Io non avrei avuto l'impulso di rivelarti tutto se in me non fosse sopravvenuto sùbito il ribrezzo di me stesso. MANLIO Per ora, tu mi seguirai. E giacchè la tua assenza sarebbe notata da lui, tu tornerai insieme con noi e compirai il tuo dovere. Al resto ci penseremo dopo. Ti allontanerai da questa casa, ti allontanerai da questa città, andrai ad abitare in un altro paese, e così, per forza maggiore, ogni pericolo di turpitudine sarà scongiurato. LUCIANO -(spasimando, ma con fermezza)- Io ti giuro che lo farò! MANLIO -(allarmandosi ed incalzando)- Per carità, sento la sua voce! Se t'incontrassi con lei, avrei paura della tua commozione come dell'audacia d'un malfattore. LUCIANO Non contribuire tu pure a farmi perdere la fede nella mia onestà! MANLIO -(afferrandolo violentemente per un braccio)- E vieni con me, perdio! Vieni con me!... LUCIANO Vengo, sì... vengo.... MANLIO -(quasi trascinandolo, esce con lui.)- -(Qualche istante di vuoto.)- SCENA IV. GIULIA -e- RAIMONDO. -- -Indi- GIUSEPPE. GIULIA -(entra dalla sinistra con passo affrettato, come se cercasse un rifugio e siede mormorando:)- Come mi tortura! -(Piange, con la testa fra le mani, un pianto senza singhiozzi.)- -(Silenzio.)- RAIMONDO -(entra dalla medesima porta, livido e smunto, e si ferma diritto, con le mani piantate sulla spalliera d'una sedia.)- GIULIA -(accorgendosi di lui, leva la testa e non piange più.)- -(Ancora silenzio.)- RAIMONDO -(senza ira, senza rancore)- Te ne sei scappata? GIULIA -(ha un lievissimo gesto di diniego affettuosamente gentile.)- RAIMONDO Sei venuta qui per piangere? GIULIA Sì... è vero... volevo piangere. RAIMONDO Perchè? GIULIA Perchè! -(Dolce)- Sempre la stessa punta nelle tue parole! Sempre la stessa punta nei tuoi sguardi! Ti svegli come ti addormenti. E sempre da capo a interrogarmi, a scrutarmi, a guardarmi stranamente.... È naturale che qualche volta mi venga da piangere. RAIMONDO Non è una ragione per nasconderti. GIULIA Io non ti vorrei nascondere che le mie lagrime. RAIMONDO Anche se non le vedessi, io lo saprei di essere il tuo tormento. -(Pausa)- Povera creatura! Quanto ti faccio soffrire! GIULIA Sono specialmente le sofferenze tue che mi fanno soffrire. RAIMONDO E dell'eterna inquisizione, a cui ti sottopongo, non soffri tu forse? GIULIA Sì, ma il peggio è che la tua inquisizione m'intimidisce, mi mette addosso un tremito nervoso, mi vieta di assisterti con la forza e con la serenità che sarebbero necessarie. Questo, questo è il peggio, Raimondo. -(Pausa.)- RAIMONDO E, purtroppo, sarà incessantemente così! Fino all'ultimo!... Sentendo approssimarsi la catastrofe, appunto in questi giorni, avevo risoluto di fingermi abbastanza tranquillo: m'ero prefisso di risparmiarti la continua inchiesta che ti fa tremare. Volevo crearti l'illusione che io mi fossi liberato, in certo modo, dagli artigli d'una gelosia indomabile. E questa illusione, guarda, io te la volevo creare un po' per dare tregua a te e un po' per preparare a me un'agonia meno orribile: un'agonia soccorsa dalle tue braccia non più tremanti e dalla tua bontà non più adombrata dal rancore. E intanto neppure il beneficio ch'io mi ripromettevo dalla mia finzione è bastato a trattenermi, perchè, anzi, l'avvicinarsi della fine ha centuplicata la mia frenesia. Sino all'ultimo io ti tormenterò, e quando, nel momento del distacco, io ti chiederò il conforto della tua indulgenza e della tua pietà, tu, invece, non saprai che maledirmi! GIULIA No, Raimondo mio: tutta l'indulgenza, in ogni istante della vita mia, e tutta la pietà a chi mi ha fatto penare per avermi troppo amata. RAIMONDO Ebbene, per la pietà che vuoi concedermi, non cercare adesso di opporti a questo mio pazzo bisogno d'indagare, perchè la sete d'indagine, che mi consuma più della tisi, mi soffocherebbe addirittura se tu m'impedissi di guardare nei più profondi recessi dell'animo tuo. Tanto, alle unghie della gelosia è inutile tentare più di sottrarmi. Fui geloso sin dal giorno in cui ti sposai, e quel giorno tu eri un fiore d'innocenza, appena sbocciato. In dieci anni di unione tu sei stata una moglie affettuosa, paziente, perfetta, e, nondimeno, in questi dieci anni io non ho mai cessato di essere geloso, e ti ho oppressa, ti ho sorvegliata e talvolta ti ho perfino tenuta come una prigioniera. Ti giudicavo io capace di tradirmi? No. Avevo forse qualche vago sospetto? No! No! Ti assicuro di no! Ma il vero geloso, Giulia, non attende nè la denunzia, nè la calunnia, nè un qualunque indizio di tradimento per sentire la necessità di chiudere in una custodia di ferro la donna per cui vive. Chi crede che la gelosia nasca soltanto col sospetto, non la conosce no, non la conosce questa malattia diabolica! La gelosia nasce, nel cuore di chi ne ha l'istinto, insieme con l'amore, strettamente congiunta all'amore, e diventa tirannica, diventa mostruosa, diventa immensa, se l'amore è immenso! GIULIA Non ti dicono nulla, proprio nulla, dieci anni di fedeltà? RAIMONDO Tu... mi vedesti medico e benefattore presso tua madre, che moriva, e mi sposasti perchè io volli salvarti dai pericoli della solitudine e della povertà. La fedeltà tua è stata esemplare, lo riconosco; ma era fatta di gratitudine, che è il sentimento che meno somiglia all'amore. E poi dimmelo tu, dimmelo tu, se lo sai, dove cominci, precisamente, l'infedeltà. Comincia dalla dedizione, dalla caduta, dall'abbandono completo del corpo, o comincia già dal desiderio al quale si resiste sentendo il peso del sacrifizio? Comincia dall'infrazione brutale del proprio dovere o già dal turbamento intimo che spesso non si lascia sorprendere nemmeno dalla coscienza? Tu non lo sai, e, se pure lo sapessi, preferiresti forse, prudentemente, di non dirmelo. Del resto, il dubbio che più mi martella non riguarda ormai nè il passato, nè il presente. Finchè vivo io, tu non mi tradirai. Questo è assodato. Ma... dopo? GIULIA -(con uno sguardo di meraviglia e di spavento)- Che altro pensi, adesso?! RAIMONDO -(accendendosi in questa interrogazione)- Dopo?!... Dopo?!... Ecco qual'è il mio martirio nuovo, a paragone del quale quello dei dieci anni trascorsi è stato una festa. Ecco qual'è il martirio che la visione della morte è venuta ad impormi e che nell'agonia mi darà spasimi a cui non è mai stato condannato un agonizzante! GIULIA -(assorgendo desolata ed energica)- Per amor di Dio, Raimondo, stràppati dal cervello quest'altro pensiero, perchè esso ci getterebbe tutti e due in una fornace ardente! RAIMONDO -(andando a lei eccitato, convulso, delirante)- Ma come, come strapparmelo dal cervello se qualunque tua affermazione rassicurante non avrebbe per me, dinanzi all'avvenire ignoto, nessuna importanza? GIULIA Tu non sospettasti mai che io ti potessi mentire. Mai! Mai! La probabilità della menzogna, tra me e te, è stata esclusa dal primo momento della nostra convivenza, ed una irremovibile persuasione di sincerità scambievole fu ed è tuttora l'unico rifugio delle nostre anime, l'unico spiraglio della nostra povera casa così piena di tristezza. RAIMONDO E che mi giova, che mi vale la tua sincerità di ieri? Che mi vale la tua sincerità di oggi? Oggi, sì, tu dici di sentirti mia per l'eternità, ed io voglio ammettere, voglio credere, voglio credere ciecamente che oggi davvero tu non sapresti nemmeno concepire di non essere legata alla mia memoria dopo la mia morte come sei stata legata alla mia persona durante la mia vita. Ma quale lavorio, quale trasformazione compirà il tempo nel tuo cuore, nella tua mente, nella tua carne? Quale influenza eserciteranno su te le tentazioni che dovrai affrontare quando io sarò sparito? GIULIA Non ci sono tentazioni per chi non vuole averne. RAIMONDO Tu le fuggirai, non è vero? GIULIA Sempre, Raimondo! RAIMONDO T'inseguiranno dovunque! E anche prima d'inseguirti non ti consentiranno di metterti in fuga! Per resistere certamente alle tentazioni che ti si affolleranno intorno, dovresti essere cieca, dovresti essere sorda, dovresti non avere sensibilità di donna, dovresti non avere nervi, dovresti non avere sangue.... Oh come ti vedo, sola, nella lotta funesta!... E come già mi sembra di guardarti dal mio sepolcro! -(Toccandosi il petto quasi volesse squarciarselo)- Dio, che lacerazioni qui dentro! Che punture infernali! GIULIA -(disperatamente)- Raimondo, fammi la grazia di strapparti questo pensiero dal cervello! RAIMONDO -(gridando)- Io mi venderei l'anima per poter morire con la sicurezza assoluta di non essere tradito! -(Si getta affranto sulla poltrona.)- GIULIA -(sedendo anche lei, abbattuta, scoraggiata, esausta)- Che strazio! Che strazio! -(Un lungo silenzio.)- GIUSEPPE -(sta per entrare dalla comune, ma s'arresta sotto l'arco della porta, chiamando, prudentemente, con poca voce:)- Signora! -(Pausa)- -(Poi un po' più forte)- Signora!... GIULIA -(scuotendosi, si volta)- Dite pure, Giuseppe. GIUSEPPE -(entra, avanzandosi.)- GIULIA -(gli si accosta.)- GIUSEPPE -(pianissimo)- Quei due di stamattina sono tornati con i loro amici. GIULIA -(titubante e parlando ugualmente piano)- Ora non so se.... GIUSEPPE 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000