essa riconduceva tutti i processi psichici.
6. Una trattazione -esplicative-, che si contrappone alla psicologia
descrittiva delle facoltà, è costretta, quando si attenga veramente
al lato empirico, a porre a base delle sue interpretazioni fatti
determinati, che appartengono per sè stessi all’esperienza psichica.
E potendo questi fatti essere presi da ordini diversi di processi
psichici, la trattazione esplicativa presenta di nuovo due indirizzi,
corrispondenti ai due fattori che prendono parte alla formazione
dell’esperienza immediata: l’oggetto e il soggetto. Quando si dà
maggior valore all’oggetto dell’esperienza immediata, nasce la
psicologia -intellettualistica-, che cerca derivare tutti i processi
psichici, anche i sentimenti soggettivi, gl’impulsi, i primi movimenti
della volontà dalle -rappresentazioni-, o, come anche queste possono
essere dette, a causa della loro importanza per la conoscenza
oggettiva, dai processi -intellettivi-. Se all’opposto si dà valore
principale al modo in cui l’esperienza immediata sorge nel soggetto,
allora nasce un indirizzo, il quale accorda ai moti soggettivi, che non
si riferiscono ad oggetti esterni, un posto -egualmente importante- che
alle rappresentazioni. Questa psicologia può essere detta psicologia
-volontaristica-, a causa dell’importanza che essa riconosce ai
processi della volontà fra tutti i processi soggettivi.
Fra i due indirizzi della psicologia empirica (3), che si distinguono
per la generale concezione dell’esperienza interna, la psicologia
del senso interno è quella che tende anche all’-intellettualismo-.
Essa infatti, essendo il senso interno paragonato ai sensi esterni,
considera principalmente quei dati psichici dell’esperienza, che
sono offerti quali oggetti al senso interno, allo stesso modo
che gli oggetti naturali ai sensi esterni. La natura di oggetti
si crede d’altra parte possa essere attribuita, fra tutti i dati
dell’esperienza, soltanto alle -rappresentazioni-, e precisamente
perchè esse vengono considerate proprio come -immagini- degli
oggetti che stando fuori di noi, ci sono dati dai sensi esterni.
Quindi le rappresentazioni sono ritenute i soli oggetti reali del
senso interno, mentre tutti quei processi che non possono essere
riferiti ad oggetti esterni, come ad es. i sentimenti, sono indicati
o quali rappresentazioni non chiare, o quali rappresentazioni che si
riferiscono al nostro corpo, o finalmente quali effetti prodotti da
combinazioni di rappresentazioni.
Mentre la psicologia del senso interno si collega all’intellettualismo,
la psicologia dell’esperienza immediata si avvicina al volontarismo.
Dacchè questa riconosce essere un còmpito capitale della psicologia
la ricerca dell’origine soggettiva di ogni esperienza, è facile
comprendere che nell’analisi di quest’origine l’attenzione dev’essere
sovratutto diretta su quei fattori dell’esperienza, dai quali fa
astrazione la scienza della natura.
7. La psicologia -intellettualistica- nel corso del suo sviluppo ha
di nuovo dato luogo a due speciali indirizzi empirici. O i processi
-logici- del giudicare o del concludere furono considerati come le
forme tipiche fondamentali di ogni fatto psichico, o furono ritenute
tali certe combinazioni di rappresentazioni successive di memoria,
prevalenti sulle altre a causa della loro frequenza, le cosidette
-associazioni delle rappresentazioni-. La prima tendenza, la -logica-,
è in istretta parentela colla interpretazione psicologica volgare;
essa è la più antica, ma nondimeno in parte si è conservata ancora
sino in questi ultimi tempi. -La teoria della associazione- è sorta
dall’empirismo filosofico del secolo scorso. Queste due tendenze sono
fra loro contrarie, volendo la teoria logica ricondurre le complessità
di fenomeni psichici a forme più alte di processi intellettuali, e
l’associazionistica invece a forme inferiori o, come oggi si suol dire,
semplici. Ma ambedue per la loro unilateralità falliscono egualmente;
non solo perchè nè l’una nè l’altra riesce coi propri principi a
spiegare i processi sentimentali e volitivi, ma anche perchè questi
principi non riescono neppure a una piena interpretazione dei processi
intellettivi.
8. L’unione della psicologia del senso interno colla concezione
intellettualistica ha ancora portato a un principio particolare,
che molte volte è stato fatale per il modo di concepire i fatti
psicologici. Esso consiste nella falsa -sostanzializzazione-[4]
-intellettualistica delle rappresentazioni-. Quando noi non ammettiamo
solo un’analogia tra gli oggetti del cosidetto senso interno e gli
oggetti del senso esterno, ma anche consideriamo i primi come imagini
dei secondi; siamo indotti a trasportare quelle proprietà, che la
scienza naturale attribuisce agli oggetti del mondo esterno, anche
agli oggetti immediati del senso interno, cioè alle rappresentazioni.
E pertanto si ammette, che le rappresentazioni, proprio come le
cose esterne cui sono da noi riferite, siano oggetti relativamente
persistenti, i quali possano svanire dalla coscienza e poi di nuovo
in essa entrare. Le rappresentazioni senza dubbio devono essere da
noi percepite ora più forti e chiare, ora più deboli e confuse, a
seconda che il senso interno venga o no rafforzato dal senso esterno,
e a seconda dell’attenzione che ad esse prestiamo; ma nel complesso
rimangono immutate riguardo alla loro natura qualitativa.
9. La psicologia -volontaristica- è in tutto quest’ordine di fatti
in piena antitesi coll’intellettualistica. Mentre questa è costretta
ad ammettere un senso interno con oggetti speciali della percezione
interna, quella è legata alla veduta, che l’esperienza interna
si identifica coll’esperienza immediata. E poichè il contenuto
dell’esperienza psicologica consiste secondo questa concezione, non di
una somma di oggetti, che sono dati al soggetto, ma di tutto quanto
compone il processo dell’esperienza, cioè degli atti del soggetto
stesso presi nella loro proprietà immediata, che non è stata mutata
da nessuna astrazione e riflessione; il contenuto dell’esperienza
psicologica è di necessità considerato come una -connessione di
processi-.
Questo concetto del processo esclude la natura sostanziale e però
anche più o meno persistente dei dati psichici dell’esperienza. I fatti
psichici sono -avvenimenti- e non cose; essi scorrono come tutti gli
avvenimenti nel tempo e non sono mai in un dato momento gli stessi che
nel momento antecedente. In questo senso i processi del volere hanno un
valore -tipico-, importantissimo per la intelligenza di tutti gli altri
processi psichici. La psicologia volontaristica non afferma affatto
che il volere sia la sola forma realmente esistente del processo
psichico, ma essa afferma soltanto che il volere, coi sentimenti e
colle emozioni a lui strettamente connesse, costituisce una parte
dell’esperienza psichica, altrettanto necessaria quanto le sensazioni
e le rappresentazioni; di più afferma che sull’analogia del processo
volitivo debba interpretarsi ogni altro processo psichico; cioè quale
un fatto che sempre muta nel tempo, e non quale una somma di oggetti
persistenti, come per lo più l’intellettualismo ammette, in conseguenza
del falso riferimento che esso fa delle proprietà da noi poste negli
oggetti esterni, alle rappresentazioni degli oggetti stessi. Quando si
riconosce l’-immediata- realtà dell’esperienza psicologica, lo studio
dì derivare determinate parti del processo psichico da altre che da
quello specificamente differiscono, resta senz’altro escluso; così
pure i conati della psicologia metafisica di ricondurre l’esperienza
interna a processi immaginari da essa diversi di un ipotetico
sostrato metafisico, stanno in contraddizione col vero còmpito reale
della psicologia. Questo còmpito, poichè si riferisce all’esperienza
immediata, si collega sin dal principio col presupposto che ogni dato
psichico dell’esperienza contiene nello stesso tempo fattori oggettivi
e soggettivi; questi si devono pur sempre considerare come distinti da
un’astrazione arbitraria e non come processi realmente diversi. Infatti
l’osservazione c’insegna che non si danno rappresentazioni, le quali
non sveglino in noi sentimenti ed impulsi di diversa intensità, come
pure non è possibile un processo sentimentale o volitivo, che non si
riferisca ad un oggetto rappresentato.
10. I principi direttivi della fondamentale concezione psicologica, che
dobbiamo in seguito mantenere fissi, possono essere riassunti nelle tre
proposizioni seguenti:
1. L’esperienza interna o psicologica non è alcun dominio speciale
dell’esperienza diverso dagli altri, ma essa è veramente l’-esperienza
immediata-.
2. Quest’esperienza immediata non è un contenuto quiescente, ma
una -connessione di processi-; essa non consiste di oggetti, ma di
processi, cioè di -fatti generali che si svolgono in noi- e delle loro
relazioni reciproche fissate da leggi.
3. Ciascuno di questi processi ha da un lato un contenuto oggettivo ed
è dall’altro un processo soggettivo, e però in tal modo esso racchiude
in sè le condizioni generali tanto di ogni conoscenza quanto di ogni
pratica attività degli uomini.
A queste tre proposizioni corrisponde un -triplice posizione della
psicologia- in rapporto agli altri campi del sapere:
1. Come scienza dell’esperienza immediata, essa -- in contrapposto alle
-scienze naturali-, le quali a causa dell’astrazione che esse fanno del
soggetto, hanno per oggetto solo il contenuto oggettivo e -mediato-
dell’esperienza -- è la scienza empirica -che reintegra quelle-. Ogni
singolo fatto dell’esperienza può essere intimamente valutato nel
suo pieno significato, solo quando ha sostenuto la prova dell’analisi
naturale o psicologica. In questo senso anche la fisica e la fisiologia
sono scienze sussidiarie della psicologia, come questa alla sua volta
è una disciplina ausiliaria per le ricerche naturali.
2. Come scienza delle forme più generali della esperienza umana
immediata e della connessione loro secondo leggi, essa è il -fondamento
delle scienze dello spirito-. Infatti il contenuto di queste scienze
sta sopratutto nelle azioni che nascono dagli immediati fatti della
vita psichica umana e nei loro effetti. La psicologia, in quanto ha
per còmpito lo studio delle forme, sotto le quali queste azioni si
presentano e delle leggi alle quali soggiaciono, è la più generale,
e insieme la base di tutte le scienze dello spirito: della filologia,
della storia, dell’economia politica, della giurisprudenza, ecc.
3. Siccome la psicologia egualmente considera le -due- condizioni
fondamentali, che stanno a base così della conoscenza teoretica
come dell’operare pratico, le soggettive e le oggettive, e cerca
determinarle nel loro rapporto reciproco; essa fra tutte le discipline
empiriche è quella, i cui risultati si adattano più da vicino allo
studio così del problema della conoscenza come dell’etica, le due
questioni fondamentali della filosofia. La psicologia, che rispetto
alla scienza naturale è la scienza reintegrante, rispetto alle scienze
dello spirito la fondamentale, è rispetto alla filosofia la -scienza
empirica di preparazione-.
10-a-. Quantunque nella nuova psicologia sempre più si
vada riconoscendo, che non tanto la differenza degli oggetti
dell’esperienza quanto quella del punto di vista di trattazione
della esperienza è ciò per cui la psicologia si distingue dalla
scienza naturale; pure la chiara conoscenza delle particolarità
reali di quel punto di vista, che fissa il còmpito scientifico
per la psicologia, è ancor sempre pregiudicata dai riflessi delle
tendenze della vecchia metafisica e della filosofia naturalistica.
Invece di riconoscere che la trattazione dell’esperienza per
le scienze naturali si compie in base all’astrazione di quei
fattori soggettivi che entrano in quell’esperienza, si assegna
ancora sempre alla scienza naturale il còmpito di fissare
nel modo più generale il contenuto di ogni esperienza. Posto
questo, la psicologia sarebbe una disciplina non più coordinata
ma subordinata alla scienza naturale. Essa non dovrebbe più
eliminare quell’astrazione fatto dalla scienza naturale e con
questo giungere a una completa comprensione della esperienza;
ma dovrebbe trar profitto dal concetto del “soggetto„ messo in
luce dalla scienza naturale, per spiegare l’influenza di questo
soggetto sui dati della nostra coscienza. In luogo di riconoscere
che una definizione sufficiente del soggetto è solo possibile
in base alla ricerca psicologica (§ 1, 3º), qui d’un tratto è
introdotto nella psicologia un concetto del soggetto già bell’e
formato e definitivamente improntato sulla scienza naturale.
Ora per questa il soggetto è identico all’individuo corporeo.
Conseguentemente la psicologia vien definita, come la scienza che
ha l’ufficio di stabilire la dipendenza del contenuto immediato
dell’esperienza dall’individuo corporeo. Questo punto di vista,
detto anche del “materialismo psico-fisico„, è insostenibile dal
lato della teoria della conoscenza e psicologicamente infruttuoso.
Siccome la scienza naturale astrae di proposito dal soggetto
percipiente, pur contenuto in ogni esperienza, è fuor di dubbio
che essa ben difficilmente è in grado di dare una valida ed
ultima determinazione del soggetto. Una psicologia che parte
da una tale definizione puramente fisiologica, non s’impernia
più sull’esperienza ma, proprio come la vecchia psicologia
materialistica, su una premessa metafisica. Di più questo punto
di vista è psicologicamente infruttuoso, perchè assegna di
bel principio la causale interpretazione dei processi psichici
alla fisiologia, la quale non può dare nè ora nè mai una tale
interpretazione a causa del differente modo di trattazione della
scienza naturale e della psicologia. Infine è senz’altro manifesto
che una tale psicologia, la quale si trasforma in un’ipotetica
meccanica del cervello, deve una volta per sempre rinunciare a
servire di base alle scienze dello spirito.
Quando noi diciamo psicologia “volontaristica„ l’indirizzo
-strettamente empirico-, che si contrappone ai tentativi di
rinnovare la dottrina metafisica e che è contrassegnato dai
principi più sopra formulati, non dobbiamo dimenticare che questo
volontarismo psicologico in sè e per sè non ha nulla a fare
con alcuna dottrina metafisica della volontà. Esso si oppone
all’unilaterale volontarismo metafisico di Schopenhauer, che
deriva tutto l’essere da una volontà trascendente originaria,
non meno che ai sistemi metafisici sorti dall’intellettualismo
di Spinoza, di Herbart e di altri. I principi del volontarismo
psicologico, preso nel senso già notato, sono affatto contrari
alla metafisica, perchè esso esclude dalla psicologia ogni
metafisica; sono poi in opposizione agli altri indirizzi
psicologici, perchè esso respinge tutti gli sforzi che mirano
a ricondurre i processi del volere a semplici rappresentazioni,
mentre accentua il significato -tipico- del volere per la natura
dell’esperienza psicologica. Questo significato tipico sta in
ciò che la proprietà riconosciuta generalmente per le azioni
volitive, cioè di essere -processi-, il decorso dei quali presenta
continuamente mutazioni qualitative e intensive, viene considerata
valevole anche per gli altri contenuti psichici della esperienza.
§ 3. -- Metodi della psicologia.
1. La psicologia, avendo per proprio oggetto non contenuti specifici
dell’esperienza ma l’-esperienza generale nella sua natura immediata-,
non può servirsi di altri metodi che di quelli usati dalle scienze
empiriche, così per l’affermazione dei fatti, come per l’analisi
e pel causale collegamento di essi. La circostanza, che la scienza
della natura astrae dal soggetto e la psicologia no, può bensì portare
modificazioni nel modo di usare i metodi, ma non mai nell’essenziale
natura dei metodi usati.
Ora la scienza naturale, la quale, come campo di ricerca prima
costituitosi, può servire di esempio alla psicologia, si giova di due
metodi principali: -l’esperimento- e -l’osservazione-. L’-esperimento-
consiste in un’osservazione, nella quale i fenomeni da osservare
sorgono e si svolgono per l’opera volontaria dell’osservatore.
L’osservazione in senso stretto studia i fenomeni senza un tale
intervento dello sperimentatore, ma così come si presentano
all’osservatore nella continuità dell’esperienza. Ogni qual volta
un’azione sperimentale è possibile, le scienze naturali ne fanno sempre
uso, essendo in tutti i casi, anche in quelli, nei quali i fenomeni
offrono già un’osservazione facile ed esatta, un vantaggio poter
volontariamente determinare la loro nascita e il loro decorso e isolare
le parti di un fenomeno complesso. Ma nella scienza della natura un
uso distinto di questi due metodi è già stato stabilito secondo i suoi
diversi campi: in genere il metodo sperimentale si crede per certi
problemi più necessario che per altri, nei quali si può raggiungere non
di rado lo scopo desiderato colla semplice osservazione. Queste due
specie di problemi si riferiscono, prescindendo da piccole eccezioni
provenienti da rapporti speciali, alla generale distinzione dei
fenomeni naturali in -processi naturali- ed in -oggetti naturali-.
Qualunque -processo naturale-, ad es., un movimento di luce, di
suono, una scarica elettrica, il prodursi o il decomporsi di una
combinazione chimica, inoltre un movimento stimolatore o un fenomeno
di scambio nell’organismo delle piante o degli animali, richiede
l’azione sperimentale per l’esatta determinazione dello svolgimento e
per l’analisi delle sue parti. In generale tali azioni sperimentali
sono desiderabili, perchè è possibile fare osservazioni esatte solo
quando si può determinare il momento di apparizione del fenomeno. Esse
sono poi necessarie per distinguere fra loro le parti diverse di un
fenomeno complesso, perchè questo può succedere per lo più solo quando
arbitrariamente si trascurino alcune condizioni, o se ne aggiungano
altre, o anche se ne modifichi l’importanza.
Tutt’altra cosa è per gli -oggetti naturali-: essi sono oggetti
relativamente costanti, che non esigono di essere prodotti in
un determinato momento, ma stanno in ogni tempo a disposizione
dell’osservatore e vi permangono. Qui una ricerca sperimentale è
per lo più soltanto richiesta quando vogliamo indagare i processi
della loro nascita e delle loro variazioni; in questo caso trovano
applicazione le stesse considerazioni fatte per lo studio dei processi
naturali, perchè gli oggetti naturali sono considerati o prodotti o
parti di processi naturali. Quando invece si tratta solo della natura
reale degli oggetti, senza riguardo alla loro formazione e alle loro
variazioni, allora la semplice osservazione è per lo più sufficiente.
In questo senso sono, ad es., la mineralogia, la botanica, la zoologia,
l’anatomia, la geografia ed altre simili, scienze di pura osservazione,
fintanto che in esse non siano introdotti, come spesso avviene,
problemi fisici, chimici, fisiologici; in una parola, quei problemi che
si riferiscono a processi naturali.
2. Se trasportiamo queste considerazioni alla psicologia, appare tosto
manifesto che essa, pel proprio contenuto, è senz’altro costretta a
tenere lo stesso cammino di quelle scienze, nelle quali un’osservazione
esatta è possibile solo sotto la forma di osservazione sperimentale,
e che però essa non può mai essere una scienza di pura osservazione.
Infatti il contenuto della psicologia risulta di -processi- e non
di oggetti persistenti. Per indagare esattamente l’apparizione e
il decorso di questi processi, la loro composizione e le relazioni
reciproche delle loro diverse parti, noi dobbiamo prima di tutto
produrre a nostra volontà quell’apparizione, e poterne variare
secondo il nostro intento le condizioni; il che è possibile solo
per mezzo dell’esperimento e non coll’osservazione pura. A questa
ragione generale se ne aggiunge per la psicologia una speciale, che
non esiste egualmente poi fenomeni naturali. Siccome in questi noi
facciamo astrazione dal soggetto conoscente, ci è possibile servirci,
sotto certe condizioni, della semplice osservazione; e sopratutto
se essa, come nell’astronomia, viene favorita dalla regolarità dei
fenomeni, ci è dato determinare con sufficiente sicurezza il contenuto
oggettivo dei fenomeni. Ma la psicologia, non potendo per principio
astrarre dal soggetto, troverebbe condizioni favorevoli per una
casuale osservazione solo quando in molti ripetuti casi le medesime
parti oggettive dell’esperienza immediata coincidessero col medesimo
stato del soggetto. Questo, per la grande complessità dei fenomeni
psichici, non è possibile avvenga, tanto più che in modo speciale
-l’intenzione stessa dell’osservare-, che deve essere presente in
ogni esatta osservazione, altera sostanzialmente il principio e il
decorso del processo psichico. L’osservazione naturale invece non
viene generalmente turbata dall’intenzione dell’osservare, perchè essa
sin dal principio astrae di proposito dal soggetto. Consistendo uno
dei còmpiti principali della psicologia nell’esatta ricerca del modo
di sorgere e svolgersi dei processi soggettivi, è facile comprendere
come qui l’intenzione di osservare o muta sostanzialmente i fatti
da osservare, o essa stessa in tutto si sopprime. Al contrario la
psicologia, per il modo naturale in cui sorgono i processi psichici,
è costretta al metodo sperimentale, appunto come la fisica e la
fisiologia. Una sensazione si presenta in noi sotto condizioni
favorevoli all’osservazione, se essa è suscitata da uno stimolo
esterno, una sensazione di suono ad esempio, da un movimento sonoro
esterno, una sensazione di luce da uno stimolo luminoso esterno. La
rappresentazione di un oggetto è originariamente determinata da un
insieme sempre più o meno complesso di stimoli esterni. Se noi vogliamo
studiare il modo psicologico in cui sorge una rappresentazione, noi
non possiamo usare alcun altro metodo che quello di imitare questo
processo nel suo svolgimento naturale. In questo modo abbiamo il
grande vantaggio di potere volontariamente variare le rappresentazioni
stesse, facendo variare le combinazioni degli stimoli agenti nelle
rappresentazioni, e così di giungere ad una spiegazione dell’influenza
che ogni singola condizione esercita sul nuovo prodotto. Le
rappresentazioni della memoria non sono, è ben vero, direttamente
suscitate da impressioni sensibili esterne, bensì le seguono solo
dopo un tempo più o meno lungo; ma è chiaro che anche sulle loro
proprietà, e specialmente sul rapporto loro alle rappresentazioni
primarie svegliate da impressioni dirette, si giunge alla più sicura
spiegazione quando non ci si affidi alla loro casuale apparizione,
ma si tragga vantaggio di quelle immagini che sono lasciate dagli
stimoli precedenti in un modo sperimentalmente regolato. Non altrimenti
si fa coi sentimenti e coi processi volitivi; noi li potremo porre
nella condizione più opportuna ad un’esatta ricerca, se a nostra
volontà produrremo quelle impressioni che secondo l’esperienza sono
regolarmente legate alla reazione del sentimento e del volere. Non
v’è quindi alcuno dei fondamentali processi psichici pel quale non sia
possibile usare il metodo sperimentale ed egualmente alcuno per la cui
ricerca questo metodo non sia richiesto da ragioni logiche.
3. Invece -l’osservazione pura-, la quale è pur possibile in molti
campi della scienza naturale, nel senso esatto è impossibile dentro il
dominio della psicologia -individuale- a causa dell’intero carattere
del processo psichico. Essa si potrebbe solo pensar possibile, se
vi fossero oggetti psichici persistenti e indipendenti dalla nostra
attenzione, come vi sono oggetti naturali relativamente persistenti e
che non mutano colla nostra osservazione. Nulla di meno anche nella
psicologia si offrono fatti i quali, benchè non siano veri oggetti,
pure posseggono il carattere di oggetti psichici, presentando quelle
caratteristiche di natura relativamente persistente e indipendente
dall’osservatore; oltre a queste proprietà possiedono anche l’altra di
essere inaccessibili ad un’osservazione sperimentale nel senso comune.
Questi fatti sono i -prodotti spirituali-, che si sviluppano nella
storia dell’umanità, come la lingua, le rappresentazioni mitologiche ed
i costumi. La loro origine e il loro svolgimento si fondano dappertutto
su generali condizioni psichiche, che si possono argomentare dalle
loro proprietà oggettive. Perciò anche l’analisi psicologica di questi
prodotti può dare spiegazioni intorno ai reali processi psichici
della loro formazione e del loro svolgimento. Tutti questi prodotti
spirituali di natura generale presuppongono l’esistenza di una comunità
spirituale di molti individui, quand’anche le loro ultime sorgenti
siano evidentemente le proprietà psichiche già appartenenti al singolo
uomo. A causa appunto di questa relazione alla comunità, specialmente
alla comunità di popoli, si suole indicare l’intero campo di questa
ricerca psicologica dei prodotti spirituali come -psicologia sociale-,
contrapponendola alla individuale o, come anche può essere detta pel
metodo che in essa predomina, psicologia -sperimentale-. Benchè queste
due parti della psicologia siano, a causa dello stato attuale della
scienza, trattate per lo più ancora distintamente, esse costituiscono
non diversi domini, ma piuttosto metodi diversi. La cosidetta
psicologia sociale corrisponde al metodo della pura osservazione,
ha per suo carattere solo questo, che gli oggetti dell’osservazione
sono prodotti dello spirito. La intima connessione di questi prodotti
colle comunità spirituali, connessione che ha dato origine al nome
di psicologia sociale, nasce anche dalla circostanza secondaria, che
i prodotti individuali dello spirito presentano una natura troppo
mutabile, perchè possano essere sottoposti ad una osservazione
oggettiva; e che perciò i fenomeni ricevono qui la costanza necessaria
per una tale osservazione, solo quando diventano fenomeni collettivi o
di masse.
Appare chiaro dunque che la psicologia, non meno che la scienza
naturale, dispone di -due- metodi esatti: il primo, il metodo
sperimentale, serve all’analisi dei processi psichici più semplici; il
secondo, l’osservazione dei più generali prodotti dello spirito, serve
allo studio dei più alti processi e sviluppi psichici.
3-a-. Avendo l’uso dei metodi sperimentali la sua origine
nella maniera sperimentale usata dalla fisiologia, e specialmente
dalla fisiologia degli organi di senso e del sistema nervoso, la
psicologia sperimentale è anche detta “psicologia fisiologica„.
Nella trattazione di questa sono di solito usate quelle conoscenze
fisiologiche date dalla fisiologia del sistema nervoso e degli
organi dei sensi, conoscenze che appartengono senza dubbio alla
sola fisiologia, ma rendono nondimeno desiderabile una trattazione
che tenga conto specialmente dell’interesse psicologico. Quindi
la psicologia fisiologica ha il carattere di disciplina di
transizione; nella sua parte essenziale è, come lo dice il nome,
-psicologia- e, fatta astrazione da quei sussidi fisiologici,
coincide colla psicologia sperimentale nel senso sopra definito.
Se altri ha cercato di porre una distinzione tra la psicologia
propriamente detta e la psicologia fisiologica, nel senso che
solo alla prima spetti l’interpretazione dell’esperienza interna,
ed alla seconda invece la derivazione dell’esperienza stessa dai
processi fisiologici, si deve respingere tale distinzione come
insussistente. Vi è -un solo- modo di spiegazione psicologica
causale, e questo consiste nella derivazione di processi psichici
più complessi da altri più semplici; in questa interpretazione gli
elementi fisiologici possono sempre entrare, in virtù del sopra
affermato rapporto dell’esperienza naturale alla psicologica,
ma solo come sussidiari (§ 2, 4). La psicologia materialistica,
negando l’esistenza di una causalità psichica, ha in luogo del
còmpito da noi stabilito per la psicologia, posto l’altro di
derivare i processi psichici dalla fisiologia del cervello. Questo
indirizzo, insostenibile e teoricamente e psicologicamente per le
ragioni dimostrate (§ 2, 10a), trova tuttavia buona accoglienza
così fra i sostenitori della psicologia pura, come fra quelli
della psicologia fisiologica.
§ 4. -- Linee generali dell’argomento.
1. I contenuti immediati dell’esperienza, che costituiscono l’oggetto
della psicologia, sono in ogni caso processi di natura composta.
Percezioni di oggetti esterni, ricordi di tali percezioni, sentimenti,
emozioni, atti di volere non sono soltanto collegati continuamente
gli uni cogli altri nelle più svariate maniere, ma ciascuno di questi
processi è per la sua stessa natura un tutto più o meno complesso.
La rappresentazione di un corpo esterno consta delle rappresentazioni
parziali delle sue parti. Noi riferiamo un suono, per quanto semplice
sia, ad una direzione spaziale e in tal modo lo colleghiamo colle
rappresentazioni assai più complesse dello spazio esterno. Un
sentimento, un atto di volere è riferito ad una sensazione qualsiasi
che suscita il sentimento, ad un oggetto che è voluto e così via.
Di fronte ad una natura così complessa dei fatti psichici la ricerca
scientifica deve condurre a termine consecutivamente -tre- còmpiti.
-Il primo- consiste nell’-analisi- dei processi composti, -il secondo-
nel -mettere in luce le connessioni- tra gli elementi trovati mediante
l’analisi, -il terzo- nell’-investigazione delle leggi-, che presiedono
al sorgere di tali connessioni.
2. Fra questi tre còmpiti è sopratutto il secondo, il sintetico, quello
che alla sua volta racchiude in sè una serie di problemi. Dapprima gli
elementi psichici si collegano in -formazioni psichiche- composte,
le quali si separano le une dalle altre, relativamente indipendenti
nel continuo flusso del processo psichico. Tali formazioni sono, ad
es., le rappresentazioni, sia che esse possano essere riferite ora
direttamente a stimoli od oggetti esterni, sia che possano venir da
noi interpretate come riproduzioni di stimoli od oggetti anteriormente
percepiti. Tali formazioni sono pure i sentimenti composti, le emozioni
ed i processi di volere. Inoltre queste formazioni psichiche stanno
fra loro nelle più diverse combinazioni: le rappresentazioni si
collegano ora a maggiori complessi di rappresentazioni contemporanee,
ora a regolari serie di rappresentazioni; nè in minor numero sono le
combinazioni cui dànno luogo i processi del sentimento, del volere
così fra loro come colle rappresentazioni. In tal modo nasce la
-connessione delle formazioni psichiche- come una classe di processi
sintetici di -secondo- grado, che si eleva sulla combinazione più
semplice degli elementi in formazioni psichiche. Siccome poi le singole
connessioni psichiche costituiscono le une colle altre composizioni
alla loro volta ancor più complesse, le quali mostrano pur sempre
una certa regolarità nell’ordine delle loro parti, sorgono da queste
nuove combinazioni i composti di -terzo- grado, che noi indichiamo
col nome generale di -sviluppi psichici-. Noi possiamo distinguere
sviluppi di diversa estensione: quelli di natura più ristretta si
riferiscono ad -una sola tendenza psichica-, ad es., allo svolgimento
della funzione intellettiva, del volere, del sentimento, oppure talora
semplicemente allo sviluppo di una speciale parte di queste forme
funzionali: ai sentimenti estetici, morali, ecc. Da una quantità
di tali sviluppi parziali sorge poi lo -sviluppo complessivo- della
-singola individualità psichica-. Finalmente, poichè già l’individuo
animale, e in più alta misura anche il singolo uomo si trova in
continua relazione con esseri dello stesso genere, su questi sviluppi
individuali si elevano gli -sviluppi psichici di specie-. Queste
diverse parti della storia dello sviluppo psicologico formano, da una
parte i fondamenti psicologici di altre scienze: della teoria della
conoscenza, della pedagogia, dell’estetica, dell’etica e però sono
trattate opportunamente insieme a queste; dall’altra parte esse hanno
dato luogo a speciali scienze psicologiche; donde la psicologia del
fanciullo, la psicologia animale e sociale. Dei risultati di queste tre
ultime scienze qui esporremo in seguito solo quelli che più importano
per la psicologia generale.
3. La soluzione dell’ultimo e più generale còmpito della psicologia,
la determinazione delle -leggi del processo psichico-, si fonda sullo
studio di tutte le combinazioni di grado diverso: delle combinazioni
degli elementi in formazioni, delle formazioni in connessioni, delle
connessioni in sviluppi. Se tale studio delle composizioni psichiche
ci dà a conoscere l’effettiva costituzione dei processi psichici, le
proprietà della causalità psichica che si esplica in questi processi,
si possono solo dedurre da quelle leggi, alle quali si riferiscono le
forme di connessione dei contenuti psichici dell’esperienza e delle
loro parti.
Pertanto noi considereremo qui in seguito:
1. gli elementi psichici;
2. le formazioni psichiche;
3. la connessione delle formazioni psichiche;
4. gli sviluppi psichici;
5. la causalità psichica e le sue leggi.
I. -- GLI ELEMENTI PSICHICI
§ 5. -- Forme principali e proprietà generali degli elementi psichici.
1. Poichè tutti i dati psichici dell’esperienza sono di natura
complessa, gli -elementi psichici-, in quanto parti assolutamente
semplici ed indecomponibili del fatto psichico, sono i prodotti,
di un’analisi ed astrazione, la quale diviene solo possibile perciò
che gli elementi sono realmente collegati gli uni agli altri in modi
diversi. Se si trova l’elemento -a- in un primo caso cogli elementi -b,
c, d-.... in un secondo con -b’, c’, d’- e così via, quell’elemento,
pel fatto che nessuno degli elementi -b, b’, c, c’- è costantemente
legato ad -a-, può essere astratto da tutti quelli. Se noi, ad
es., udiamo un suono semplice di una certa altezza ed intensità, lo
possiamo riferire ora a questa, ora a quella direzione dello spazio,
e possiamo insieme udire ora questo, ora quest’altro suono. Non
essendovi nè una direzione costante nello spazio, nè un costante suono
d’accompagnamento, è possibile astrarre da queste parti variabili, così
che il singolo suono rimanga solo come elemento psichico.
2. Ai -due- fattori, onde consta l’esperienza immediata, un contenuto
oggettivo dell’esperienza e il soggetto senziente, secondo il § 1
(2), corrispondono -due specie di elementi psichici-, i quali si
ottengono come prodotti dell’analisi psichica. Gli elementi del
contenuto oggettivo dell’esperienza diciamo -elementi di sensazione-,
o semplicemente -sensazioni-: ad es. un suono, una certa sensazione di
caldo, di freddo, di luce, ecc. In ogni caso si fa astrazione da tutti
i legami di questa sensazione colle altre, non meno che dall’ordine
spaziale o temporale della medesima. Gli elementi soggettivi diciamo
invece -elementi sentimentali- o -sentimenti semplici-; esempi di
tali elementi sentimentali sono: il sentimento che si accompagna ad
una sensazione di luce, di suono, di gusto, d’olfatto, di caldo, di
freddo, di dolore; oppure i sentimenti che vanno uniti alla vista di un
oggetto piacevole o spiacevole, che sono nello stato dell’attenzione,
nel momento di un atto volitivo, e così via. Tali sentimenti semplici
sono per doppio riguardo prodotti dell’astrazione: ogni sentimento è
al tempo stesso non solo legato ad elementi rappresentativi, ma anche
parte di un processo psichico, che si svolge in un certo tempo, durante
il quale il sentimento muta da un momento all’altro.
3. Consistendo i veri contenuti psichici dell’esperienza di
combinazioni varie fra elementi sensibili e sentimentali, il carattere
specifico dei singoli processi psichici è fondato per massima parte non
sulla natura di quegli elementi, ma piuttosto sulle loro combinazioni
in formazioni psichiche composte. Così, ad es., le rappresentazioni
di oggetti spazialmente estesi, una serie temporale di sensazioni,
un’emozione, un atto volitivo sono forme -speciali- della esperienza
psichica, le quali però, come tali, non sono già date immediatamente
con gli elementi sensibili e sentimentali, come, ad es., le proprietà
chimiche dei corpi composti non possono essere determinate, per quanto
si enumerino le proprietà degli elementi chimici. Proprietà -specifica-
e natura -elementare- di processi psichici sono pertanto due concetti
tutt’affatto diversi l’uno dall’altro. Ogni elemento psichico
è un contenuto specifico dell’esperienza, ma non ogni contenuto
dell’esperienza immediata è egualmente un elemento psichico. Così le
rappresentazioni spaziali e temporali, l’emozioni, le azioni volitive
sono processi specifici, ma non elementari. Alcuni elementi hanno,
è ben vero, la proprietà di apparire solo in formazioni psichiche
di specie determinata, ma siccome queste contengono regolarmente
anche altri elementi, la speciale natura delle formazioni può essere
dedotta non dalle proprietà astratte degli elementi, ma soltanto dalla
loro maniera di collegarsi. Noi riferiamo, per es., una momentanea
sensazione di suono sempre ad un certo istante; ma poichè questa
percezione dell’istante dipende dalle relazioni alle altre sensazioni
precedenti e seguenti, lo speciale carattere delle rappresentazioni
temporali non può essere fondato sulla singola sensazione di suono
isolatamente pensata, ma soltanto su quella connessione. Così pure
un’emozione come la collera, o un processo volitivo contengono certi
sentimenti semplici, che non appaiono in nessun’altra forma psichica;
quindi ciascuno di questi processi è un composto, perchè esso ha un
decorso nel tempo, nel quale determinati sentimenti si seguono con una
certa regolarità, e appunto tutta questa serie di sentimenti è ciò che
caratterizza il processo stesso.
4. Le sensazioni e i sentimenti semplici mostrano e proprietà comuni
e differenze caratteristiche. Una proprietà comune ai due elementi
è di avere ciascuno d’essi -due parti determinative-; noi diciamo
-qualità- e -intensità- queste due parti determinative inscindibili
di ogni elemento. Ogni sensazione semplice, ogni sentimento semplice
ha una certa proprietà qualitativa, che li denota di fronte a tutte
le altre sensazioni, a tutti gli altri sentimenti: questa proprietà
è sempre data con una certa intensità; noi distinguiamo i diversi
elementi psichici dalla qualità; percepiamo invece l’intensità come
il valore di grandezza appartenente a uno speciale elemento in un
caso concreto. Le nostre -denominazioni- degli elementi psichici
si riferiscono esclusivamente alla qualità di esse; perciò noi
distinguiamo le sensazioni, come bleu, giallo, caldo, freddo, ecc.,
e i sentimenti, come serio, allegro, triste, depresso, melanconico,
ecc. Esprimiamo invece le differenze d’intensità degli elementi
psichici sempre per mezzo delle stesse indicazioni di grandezza, come
debole, forte, mediocremente forte, molto forte, ecc. In ambedue i
casi queste espressioni sono concetti generali, che servono a un primo
ordinamento superficiale degli elementi, ciascuno dei quali abbraccia
generalmente un numero illimitatamente grande di elementi concreti. La
lingua si è foggiata in modo relativamente completo queste distinzioni
delle qualità delle sensazioni semplici, soprattutto dei colori e
dei suoni. Invece le denominazioni delle qualità dei sentimenti e dei
gradi d’intensità sono rimaste di gran lunga addietro. Talora oltre
l’intensità e la qualità si distingue anche l’essere chiaro od oscuro,
distinto o confuso[5]; ma poichè queste proprietà, come più sotto
sarà dimostrato (§ 15, 4), sorgono sempre solo dalla combinazione di
formazioni psichiche, non possono essere considerate come proprietà
degli elementi psichici.
5. Ogni elemento, essendo costituito di due parti, della qualità e
dell’intensità, possiede nel campo della sua qualità un certo -grado
d’intensità-, che si può pensare portato per una continua graduazione a
un qualunque altro grado d’intensità dello stesso elemento qualitativo.
Ma una tale graduazione è possibile solo in due direzioni, delle
quali indichiamo una come -accrescimento-, l’altra come -diminuzione-
dell’intensità. I gradi dell’intensità di ogni elemento qualitativo
formano così un’unica dimensione, nella quale da ogni punto si può
muovere in due direzioni opposte, allo stesso modo che da un punto
qualsiasi di una linea retta. E possiamo esprimere questa proprietà
colla seguente proposizione: -i gradi d’intensità di ogni elemento
psichico costituiscono un continuo in linea retta-. Diciamo -i punti
estremi- di questo continuo nel caso delle sensazioni -sensazione
minima e massima- e nel caso dei sentimenti -sentimento minimo e
massimo-.
Di fronte a questo uniforme modo di comportarsi dell’intensità,
le -qualità- presentano proprietà varianti. Anche ogni qualità può
certamente essere ordinata in un continuo tale, che da un determinato
punto di esso si possa giungere ad un altro punto qualunque del
medesimo per passaggi ininterrotti. Ma questi continui delle qualità,
che noi possiamo indicare come -sistemi delle qualità-, mostrano
differenze tanto nella varietà delle loro gradazioni, quanto nel numero
delle direzioni in esse possibili. Pel primo rapporto noi possiamo
distinguere sistemi di qualità -uniformi- o -varî-, pel secondo
sistemi -ad una dimensione- ed -a più dimensioni-. In un sistema
di qualità uniformi sono soltanto possibili delle differenze così
piccole, che generalmente non si sentì alcun bisogno pratico di una
distinzione linguistica tra le diverse qualità. Epperò noi distinguiamo
qualitativamente solo -una- sensazione di pressione, di caldo, di
freddo, di dolore, soltanto -un unico- sentimento dell’attenzione,
dell’attività, ecc.; mentre ognuna di queste qualità è possibile in
molti gradi diversi d’intensità. Da ciò non si deve conchiudere che in
ciascuno di questi sistemi sia data soltanto una qualità; piuttosto
pare che in questi casi la varietà delle qualità sia soltanto più
limitata, cosicchè il sistema, se ce lo rappresentassimo in forma
sensibile nello spazio, non sarebbe mai ridotto ad un punto. Le
sensazioni di pressione, ad es., mostrano senza dubbio per le diverse
parti della pelle piccole differenze qualitative, le quali però sono
tuttavia abbastanza grandi, perchè si possa nettamente distinguere ogni
parte della pelle da un’altra sufficientemente lontana da essa. Invece
differenze, come quelle per il contatto di un corpo ottuso od acuto,
ruvido o liscio, non devono certo essere considerate come differenze
qualitative, perchè esse si fondano sempre su un maggior numero di
sensazioni contemporaneamente presenti, dalle cui diverse connessioni
in formazioni psichiche composte nascono quelle impressioni.
Da questi sistemi uniformi si distinguono i sistemi -varî- di quantità,
per ciò che essi racchiudono un maggior numero di elementi chiaramente
differenziabili, fra i quali sono possibili passaggi continui. A questa
classe appartengono, fra i sistemi di sensazioni, il sistema dei suoni,
quello dei colori, i sistemi del gusto e dell’olfatto; fra i sistemi
dei sentimenti, quelli che costituiscono il complemento soggettivo dei
sistemi di sensazioni sopra considerati, i sistemi dei sentimenti di
suono, dei sentimenti dei colori e così via, e oltre a ciò sentimenti
probabilmente numerosi che, legati senza dubbio oggettivamente a
stimoli complessi, sono, come sentimenti, di natura semplice, così, ad
es., i sentimenti vari di armonia e di disarmonia corrispondenti alle
diverse combinazioni di suoni. Fino ad ora soltanto in alcuni sistemi
di sensazioni è possibile affermare con sicurezza le differenze del
-numero di dimensioni-; così, ad es., il sistema di suoni è un sistema
ad una dimensione; il solito sistema dei colori, che comprende i colori
coi loro passaggi al bianco, un sistema a due dimensioni; l’intero
sistema delle sensazioni di luce, il quale contiene i toni oscuri di
colore e i passaggi al nero, un sistema di sensazioni a tre dimensioni.
6. Se per i rapporti fin qui mentovati, le sensazioni ed i sentimenti
presentano in generale comportamenti analoghi, pur differiscono
ambedue in alcune proprietà essenziali, che hanno la loro ragione
nell’immediata relazione della sensazione all’oggetto, dei sentimenti
al soggetto.
1) Gli elementi della sensazione presentano, se essi vengono variati
dentro una medesima dimensione qualitativa, -pure differenze di
qualità-, che sono sempre nel tempo stesso -differenze della stessa
direzione-; se poi in questa direzione raggiungono i limiti possibili,
diventano -differenze massime-. Sono differenze massime, ad es., nella
serie delle sensazioni di colore: rosso e verde, o bleu e giallo;
nella serie dei suoni: il tono più alto e più basso udibili, le quali
tutte sono al tempo stesso differenze pure di qualità. Ogni elemento
sentimentale invece muta, se viene continuatamente e gradatamente
variato nell’ordine delle sue qualità, cosicchè passa a poco a poco in
un -sentimento di qualità tutt’affatto opposta-. Ciò appare in modo
evidentissimo in quegli elementi sentimentali, che sono regolarmente
congiunti a sensazioni determinate, come, ad es., un sentimento
di suono, di colore. Un suono più alto ed uno più basso sono come
sensazioni, differenze che si avvicinano più o meno alle differenze
massime della sensazione di suono; i corrispondenti sentimenti di suono
sono invece dei contrari. Generalmente parlando, le -qualità sensibili-
sono limitate dalle -differenze massime-, le -qualità sentimentali- dai
-massimi contrarî-. Tra questi massimi contrari è una zona intermedia,
nella quale il sentimento non è più avvertito. Ma spesso questa zona
d’indifferenza non può essere messa in luce, perchè allo sparire di
certi sentimenti semplici, altre qualità sentimentali continuano a
sussistere oppure ne possono anche sorgere di nuove. Quest’ultimo caso
avviene soprattutto, quando il passaggio del sentimento nella zona
d’indifferenza dipende da una modificazione della sensazione; così,
ad es., nei toni medi della scala musicale spariscono i sentimenti
che corrispondono ai toni alti e bassi, ma i toni medi stessi hanno
una qualità sentimentale, che sorge solo distintamente collo sparire
di quei contrari. Questo trova la sua spiegazione nel fatto, che il
sentimento corrispondente ad una certa qualità sensoria è per solito
parte di un sistema composto di sentimenti, nel quale esso appartiene
contemporaneamente a diverse direzioni sentimentali. Così la qualità
sentimentale di un suono di una certa altezza sta non solamente nella
direzione dei sentimenti di altezza, ma anche in quella dei sentimenti
d’intensità e infine nelle diverse dimensioni, secondo le quali i
suoni possono essere ordinati in rapporto al loro carattere sonoro. Un
suono di altezza ed intensità media può trovarsi, per quanto riguarda
i sentimenti di altezza e d’intensità, nella zona d’indifferenza, pur
essendo il sentimento del suono molto pronunciato. Il movimento degli
elementi sentimentali attraverso alla zona d’indifferenza può essere
osservato direttamente, solo quando nel tempo stesso si abbia cura di
astrarre dagli altri elementi sentimentali concomitanti. I casi in cui
questi elementi concomitanti spariscono del tutto o quasi, sono appunto
i più favorevoli per la determinazione di quello special modo di essere
dei sentimenti. Quando una zona d’indifferenza prevale senza alcun
perturbamento da parte degli altri elementi sentimentali, noi diciamo
il nostro stato -libero da sentimenti- e diciamo -indifferenti- le
sensazioni e le rappresentazioni, che sono presenti in tale caso.
2) Sentimenti di qualità specifica e insieme semplice ed
indecomponibile, si presentano non solamente come complementi
soggettivi di sensazioni semplici, ma anche come concomitanze
caratteristiche di rappresentazioni composte o di processi
rappresentativi complessi. V’è, ad esempio, non solo un sentimento
semplice di suono, che varia coll’altezza e l’intensità del suono,
ma anche un sentimento d’armonia che, considerato come sentimento,
è egualmente indecomponibile e varia col carattere degli accordi.
Ulteriori sentimenti, che possono essere ancora di varia natura,
sorgono dalla serie melodica dei suoni e anche qui ogni singolo
sentimento, per sè solo considerato in un dato momento, appare come
unità indivisibile. Donde segue che i sentimenti semplici sono assai
più vari e numerosi delle sensazioni semplici.
3) La varietà delle sensazioni pure si distingue in una quantità di
sistemi separati gli uni dagli altri, fra gli elementi dei quali non
hanno luogo relazioni qualitative. Le sensazioni che appartengono a
sistemi diversi sono dette anche -disparate-. In tal senso un suono
ed un colore, una sensazione di caldo e di pressione, insomma due
sensazioni qualsivogliano, fra le quali non siano passaggi continui di
qualità, sono disparate. In base a questo criterio ciascuno dei quattro
sensi speciali (olfatto, gusto, udito e vista) rappresenta un sistema
di sensazione in sè chiuso, disparato da ogni altro campo del senso
ma vario, mentre il senso generale (senso del tatto) racchiude in sè
stesso quattro sistemi uniformi di sensazioni (sensazione di pressione,
di caldo, di freddo, di dolore). All’opposto, tutti i sentimenti
semplici costituiscono una varietà unica e connessa, poichè non v’ha
alcun sentimento dal quale non si possa riuscire ad un altro sentimento
qualunque, attraverso i gradi intermedi e le zone d’indifferenza.
Benchè anche qui sia possibile distinguere alcuni sistemi, gli elementi
dei quali siano fra loro più strettamente collegati, come, ad es.,
il sistema del sentimento di colore, dei sentimenti di suono, dei
sentimenti d’armonia, dei sentimenti ritmici ed altri simili; pure
questi sentimenti non sono assolutamente chiusi in sè, ma trovano
relazioni ora di affinità, ora di opposizione cogli altri sistemi.
Così, ad es., il sentimento piacevole di una sensazione moderata di
caldo, il sentimento dell’armonia musicale, il sentimento dell’attesa
soddisfatta ed altri, per quanto grande possa essere la loro
differenza qualitativa, si mostrano affini in ciò, che noi riconosciamo
applicabili ad essi tutti la generale designazione di “sentimenti di
piacere„. Ancora più strette relazioni troviamo tra alcuni singoli
sistemi di sentimenti, ad es., tra i sentimenti di suono e di colore,
nei quali i suoni bassi paiono affini alle qualità oscure di luce, gli
alti alle chiare. Quando per lo più attribuiamo anche alle sensazioni
una certa affinità, non facciamo verosimilmente che trasferire ad esse
le affinità esistenti tra i sentimenti che le accompagnano.
Questo terzo carattere dimostra decisamente che l’origine dei
sentimenti è -unica-, all’opposto delle sensazioni, le quali si basano
su una moltiplicità di condizioni diverse e in parte isolabili le
une dalle altre. Così pure la relazione immediata dei sentimenti al
soggetto, delle sensazioni agli oggetti porta alla stessa differenza,
basandosi sulla contrapposizione del soggetto come unità agli oggetti,
come moltiplicità.
6-a-. Le espressioni “sensazione„ e “sentimento„ hanno
ora per la prima volta ottenuto nella nuova psicologia quel
significato che qui sopra definimmo. Nella vecchia letteratura
psicologica esse erano distinte in modo diffettoso e persino
scambiate l’una per l’altra; e oggi ancora dai fisiologi
alcune sensazioni, specialmente quelle del tatto e degli organi
interni, sono indicate come sentimenti, epperò il senso tattile
stesso come “senso sentimentale„. Se questo può corrispondere
all’originario significato verbale Fühlen = Tasten[6], pure tale
confusione avrebbe dovuto essere evitata, dopo che fu introdotta
quell’opportuna distinzione nel significato delle due parole.
Inoltre la parola “sensazione„ è usata anche dai psicologici
non solo per le qualità semplici, ma altresì per le composte,
come, ad es., per accordi, per rappresentazioni spaziali o
temporali. Ma siccome noi per queste forme complesse abbiamo già
l’espressione pienamente appropriata di “rappresentazione„, è
più opportuno limitare il concetto di sensazione alle qualità
sensorie psicologicamente semplici. Talora si volle anche
restringere il concetto di sensazione a quegli eccitamenti che
provengono direttamente da stimoli di senso esterni. Ma essendo
questa circostanza irrilevante per la proprietà psicologica
della sensazione, tale ulteriore limitazione del concetto non è
giustificabile.
La distinzione concreta delle sensazioni e dei sentimenti
è essenzialmente convalidata dall’esistenza della zona
d’indifferenza dei sentimenti. Così pure con questo rapporto della
graduazione fra i diversi e della graduazione fra i contrari,
è connessa la proprietà che hanno i sentimenti di essere gli
elementi di gran lunga più variabili della nostra esperienza
immediata. Appunto da questa natura mutevole del sentimento, che
appena permette di mantenere uno stato sentimentale in una qualità
o intensità invariata, dipendono anche le grandi difficoltà alle
quali si va incontro nell’indagine esatta dei sentimenti.
Poichè le sensazioni appartengono ad ogni contenuto
dell’esperienza immediata e i sentimenti invece possono in
certi casi estremi sparire a causa della loro oscillazione
attraverso ad una zona d’indifferenza, si capisce che noi possiamo
astrarre nelle sensazioni dai sentimenti concomitanti e non mai
all’opposto in questi da quelle. Di qui facilmente la falsa idea,
che le sensazioni siano le cause dei sentimenti, o l’altra,
che i sentimenti siano uno speciale genere di sensazione. La
prima di queste opinioni è inammissibile, perchè gli elementi
sentimentali non devono essere derivati dalle sensazioni come
tali, ma soltanto dal comportamento del soggetto; imperocchè anche
in diverse condizioni soggettive una medesima sensazione può
essere accompagnata da sentimenti diversi. La seconda opinione
è insostenibile, perchè da un lato l’immediata relazione della
sensazione al contenuto oggettivo dell’esperienza, dei sentimenti
al soggetto e dall’altro le proprietà della graduazione fra
differenze massime e fra massimi contrari, costituiscono diversità
essenziali. Dopo ciò sensazione e sentimento, in quanto fattori
oggettivi e soggettivi spettanti ad ogni esperienza psicologica,
devono essere considerati come elementi reali ed egualmente
essenziali del processo psichico, i quali stanno sempre fra
loro in rapporti. Ma poichè in questi rapporti reciproci si
mostrano più costanti gli elementi di sensazione, i quali possono
essere isolati per mezzo dell’astrazione solo col sussidio della
relazione ad un oggetto esterno, si deve necessariamente partire
dalle sensazioni per la ricerca delle proprietà di ambedue le
speci di elementi. Le sensazioni semplici, nello studio delle
quali si astrae dagli elementi sentimentali che le accompagnano,
sono indicate come -sensazioni pure-. È evidente che non è
possibile parlare in egual senso di sentimenti puri, perchè anche
i sentimenti semplici non possono mai essere pensati sciolti
dalle sensazioni concomitanti o dalle combinazioni di esse. E
qui ritorna opportuna la seconda delle note differenziali sopra
spiegate (pag. 27).
§ 6. -- Le sensazioni pure.
1. Il concetto di “sensazione pura„ presuppone in base al § 5 una
doppia astrazione: 1) l’astrazione dalle rappresentazioni nelle quali
la sensazione si presenta; 2) l’astrazione dai sentimenti semplici, coi
quali essa è legata. Le sensazioni pure così definite formano una serie
di sistemi qualitativi disparati e ciascuno di questi sistemi, come
quello delle sensazioni di pressione o delle sensazioni di suono, di
luce, è un continuo uniforme o vario (§ 5, 5), che, in sè chiuso, non
mostra possibile alcun passaggio ad uno degli altri sistemi.
2. -Il sorgere delle sensazioni-, come l’esperienza fisiologica
c’insegna, è regolarmente legato a certi processi fisici, i quali
hanno la loro origine parte nel mondo esterno che circonda il nostro
corpo, parte in certi organi del nostro corpo; questi processi, con
una espressione tolta a prestito dalla fisiologia, diciamo -stimoli
del senso- o -stimoli della sensazione-. Se lo stimolo consiste in un
processo del mondo esterno, noi lo diciamo -fisico-, e se consiste
invece in un processo che ha luogo nel nostro corpo, lo diciamo
-fisiologico-. Gli stimoli fisiologici possono distinguersi in
-periferici- e -centrali-, a seconda che essi consistono in processi
che avvengono nei diversi organi corporei all’infuori del cervello o
in processi che si svolgono nel cervello stesso. In numerosi casi una
sensazione è accompagnata da tutti questi tre processi di stimolo; ad
es., un’azione luminosa esterna agisce come stimolo fisico sull’occhio;
in questo e nel nervo visivo sta un eccitamento fisiologico periferico,
e nelle terminazioni del nervo ottico, situate in alcune parti del
cervello medio (corpora quadrigemina) e nelle regioni più interne della
corteccia cerebrale (regione occipitale), un eccitamento fisiologico
centrale. In molti casi però l’eccitamento fisico può mancare, mentre
il fisiologico persiste nelle sue due forme: ad es., se noi, in seguito
a un violento movimento dell’occhio, percepiamo uno sprazzo luminoso;
in altri casi può essere solo lo stimolo centrale: se noi, ad es., ci
ricordiamo di un’impressione luminosa antecedentemente avuta. Pertanto
l’eccitamento centrale è il solo che accompagni costantemente la
sensazione. Lo stimolo periferico deve collegarsi al centrale, e quello
fisico così allo stimolo fisiologico periferico come al centrale,
perchè la sensazione sorga.
3. L’evoluzione fisiologica fa credere verosimile che la
separazione dei diversi sistemi di sensazione sia avvenuta nel corso
dell’evoluzione. L’organo di senso nelle sue origini primissime è
lo stesso involucro del corpo, insieme agli organi interni capaci
di sensazioni. Gli organi del gusto, dell’olfatto, dell’udito,
della vista sorgono invece solo più tardi come differenziazioni
dell’involucro corporeo. Si può pertanto congetturare che anche i
sistemi dì sensazioni rispondenti a quegli organi speciali, siano
sorti dai sistemi di sensazioni del senso generale: dalle sensazioni
di pressione, di caldo, di freddo; e sì può anche pensare che negli
animali inferiori alcuni dei sistemi di qualità ora decisamente
distinti stessero fra loro più vicini. Fisiologicamente la natura
originaria del senso esterno si manifesta in ciò, che in esso si
trovano o nessun’affatto o soltanto deboli disposizioni al trasporto
dello stimolo ai nervi di senso. Infatti gli stimoli di pressione, di
temperatura, di dolore possono dar luogo a sensazioni su parti della
pelle, per le quali nessuno speciale apparato terminale potè sino ad
ora essere dimostrato, malgrado le indagini diligenti. Ai punti più
sensibili per la sensazione di pressione vi sono speciali apparati
riceventi (corpuscoli tattili, clave terminali, corpuscoli di Vater),
ma la natura di questi apparati è tale che essi probabilmente non fanno
che favorire il trasporto meccanico dello stimolo di pressione alle
terminazioni nervose. Speciali apparati riceventi non sono ancora stati
trovati per gli stimoli caldi, freddi e dolorifici.
Invece negli organi di senso speciali sviluppatisi più tardi, noi
troviamo dappertutto larghe disposizioni, le quali non solo permettono
un opportuno trasporto dello stimolo al nervo di senso, ma in
generale producono anche -trasformazioni fisiologiche- dei processi di
stimolazione; trasformazioni che sembrano essere necessarie al sorgere
delle qualità proprie delle sensazioni. Però i singoli sensi presentano
sotto questi rapporti comportamenti diversi.
Sembra specialmente che nell’-organo dell’udito- gli apparati riceventi
non abbiano affatto la stessa importanza che nell’organo dell’olfatto,
del gusto e della vista. Nel grado infimo del suo sviluppo, l’apparato
uditivo consiste in una vescichetta, che racchiude una o alcune piccole
pietruzze (otoliti) e sulla cui parete si spande un fascio di nervi.
Le otoliti sono poste dalle onde sonore in oscillazioni che devono
agire, come un rapido succedersi di deboli stimoli di pressione, sui
filamenti del fascio nervoso. Per quanto evoluto, l’organo uditivo
degli animali superiori si riporta, nella sua disposizione essenziale,
a questo tipo di un semplicissimo apparato uditivo. Nella chiocciola
dell’uomo e degli animali superiori i nervi uditivi riescono a una
piramide perforata da numerosi e fini canali, e poi, attraverso pori
rivolti verso la cavità della chiocciola, vanno a spandersi in una
membrana, la quale attraversa la cavità in avvolgimenti spirali,
è fortemente tesa e gravata da alcuni archi rigidi (gli organi di
Corti). Questa membrana, detta la membrana basilare, dovendo per leggi
acustiche entrare in vibrazione tosto che le onde sonore colpiscono
l’orecchio, compie, a quanto pare, lo stesso ufficio che spetta alle
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