certamente al sentimento di contezza, ma che però, in conformità alle diverse condizioni di sua origine, si distingue in modo caratteristico specialmente per il suo decorso nel tempo. -b. -- I processi di memoria.- 18. Il processo di riconoscimento semplice si svolge in una direzione essenzialmente diversa, se quegli ostacoli ad una pronta assimilazione che determinano la trasformazione di un’associazione simultanea in una successiva, sono tanto grandi, che gli elementi rappresentativi antagonistici alla nuova rappresentazione sensitiva (o dopo ohe il processo di conoscimento si sia svolto, o anche senza che sia avvenuto) si riuniscono in una nuova formazione rappresentativa, la quale è riferita direttamente a un’impressione antecedente. Il processo che così si svolge, è il -processo dì memoria-, e la rappresentazione che per tal guisa giunge all’appercezione, è detta -rappresentazione mnemonica o imagine mnemonica-. 18-a-. I processi di memoria sono quelli, ai quali la psicologia dell’associazione ha limitato per lo più l’uso del concetto d’associazione. Ma essendo essi, come lo dimostra l’esposizione antecedente, associazioni che hanno luogo sotto condizioni specialmente complesse, fu con ciò fin dall’inizio resa impossibile la spiegazione genetica delle associazioni. Si comprende pertanto che la dottrina dell’associazione in discorso si limita essenzialmente a dividere le diverse specie dei prodotti di associazioni che si osservano nei processi di memoria, prendendo a punto di partenza una considerazione logica e non psicologica. Una conoscenza dei processi psichici che agiscono nelle associazioni, è solo possibile quando si parta dai processi più semplici di associazione. La comune assimilazione simultanea, il processo di riconoscimento simultaneo e successivo si presentano già per sè stessi come i naturali antecedenti dell’associazione di memoria. Il primo di quei processi di riconoscimento non è che un’assimilazione accompagnata da un sentimento, indizio d’elementi rappresentativi oscuramente presenti nella coscienza e non assimilabili. Nel secondo processo questi elementi ribelli hanno un’azione d’arresto, così che il riconoscimento ritorna alla primitiva forma di un’associazione successiva, essendo l’impressione assimilata dapprima nella solita maniero, e poi in un secondo atto con concomitante sentimento di contezza; e in ciò si ha anche una prova della maggiore partecipazione di certi elementi di riproduzione. Quando in questa forma semplicissima di associazione successiva le due rappresentazioni che si seguono, sono riferite ancora a un medesimo oggetto, di cui sono appercepiti nei due atti elementi rappresentativi e sentimentali in parte diversi, allora abbiamo una modificazione essenziale nell’-associazione di memoria-. Predominando in essa gli elementi eterogenei delle impressioni anteriori, alla prima assimilazione dell’impressione segue la formazione di una rappresentazione, nella quale sono contenuti tanto elementi dell’impressione nuova quanto elementi delle impressioni antecedenti, capaci di assimilazione a causa di certi loro componenti. Quanto più prevalgono gli elementi eterogenei, tanto più la rappresentazione che sorge seconda, è appresa come -diversa- dalla nuova percezione; quanto più invece si mostrano elementi affini, tanto più essa è appresa come -simile-. Ma sempre la seconda rappresentazione si contrappone alla nuova impressione come una formazione psichica che è d’origine -riproduttiva- ed è indipendente. 19. Le condizioni generali che stanno a base del sorgere delle rappresentazioni mnemoniche, possono alla lor volta offrire gradazioni e differenze, che vanno parallele alle forme già ricordate dei processi di riconoscimento e conoscimento. E infatti quei processi che sopra (15, 17) imparammo a conoscere come diverse modificazioni della solita assimilazione: il riconoscimento di un oggetto già rappresentato -una volta-, di uno già famigliare per -frequenti- rappresentazioni, come pure il conoscimento di un oggetto -noto- per un suo carattere generale, dànno luogo a diverse modificazioni nei processi di memoria. Il riconoscimento -semplice- passa in un atto di memoria tosto che all’assimilazione immediata di un’impressione facciano ostacolo quegli elementi, che appartengono non all’oggetto stesso, ma a circostanze a lui concomitanti nella rappresentazione anteriore. Appunto perchè l’oggetto era stato incontrato una sol volta, oppure perchè nella riproduzione è considerato come incontrato una sol volta, quegli elementi concomitanti possono essere relativamente chiari e determinati e insieme mostrare distinta la loro differenza dalle concomitanze della nuova impressione. In tal guisa dapprima sorgono forme miste; che stanno fra il riconoscimento e la memoria; l’oggetto è riconosciuto ed è insieme riferito a una determinata rappresentazione sensitiva anteriore; le cui condizioni concomitanti aggiungono all’immagine mnemonica una determinata relazione di spazio e di tempo. Il processo di memoria predomina specialmente in quei casi, nei quali l’elemento della nuova impressione, che agisce come assimilante, è pienamente cacciato dalle restanti parti costitutive della immagine mnemonica; così che la relazione associativa tra esso e l’impressione precedente può restare interamente nascosta. 19-a-. In questi casi si è parlato di “memoria mediata„ o “associazione mediata„. Ma anche qui, come nel “riconoscimento mediato„, non si trova un carattere importante, che differenzi questo processo dalle solite associazioni. Qualcuno, ad es., sedendo di sera nella sua camera a un tratto e, a quanto pare, senza causa, ripensa a una regione percorsa molti anni prima; ma una posteriore indagine più esatta dimostra, che per caso nella camera è un fiore molto olezzante per la prima volta veduto in quel viaggio. La differenza di un solito processo di memoria, nel quale è distintamente conosciuto il legame della nuova impressione con un fatto psichico anteriore, sta manifestamente in ciò, che gli elementi dai quali è stabilito il legame sono respinti nello sfondo oscuro (Hintergrund) della coscienza da altri elementi rappresentativi. Le esperienze non rare, nelle quali un’imagine mnemonica sorge in noi improvvisamente, e a quanto pare, senza causa, e che per lo più sono stato interpretate come un “sorgere spontaneo„ delle rappresentazioni, ci riconducono con ogni probabilità a queste associazioni latenti. 20. Dai processi di memoria che si collegano al semplice riconoscimento del fatto psichico già una volta svoltosi in noi, si distinguono essenzialmente, per una maggior complicazione delle loro condizioni, quei processi che derivano da riconoscimenti -molteplici- e da -conoscimenti-. Nel processo per cui sorge la rappresentazione sensitiva di un singolo oggetto, a noi noto o per sè stesso o nel suo carattere generale, le relazioni di associazione possibili hanno dapprima un’estensione incomparabilmente maggiore e per ciò il modo, in cui a una determinata esperienza vengono ad aggiungersi processi di memoria, non dipende tanto dai singoli fatti psichici sui quali si fonda l’associazione, quanto dalle condizioni generali e dalle disposizioni momentanee della coscienza, specialmente poi dall’intervento di certi processi d’appercezione attiva e dai corrispettivi sentimenti od emozioni intellettuali. Data la varietà di queste condizioni si comprende come le associazioni si sottraggano in generale ad ogni calcolo preventivo; laddove nell’atto di memoria, tosto che sia avvenuto, le traccie della sua formazione associativa raramente sfuggono all’indagine attenta, così che noi in tutti i casi possiamo a buon diritto considerare l’associazione come causa unica e generale dei processi di memoria. 21. Ma in questa derivazione non si deve mai dimenticare che ogni reale processo di memoria, come ce lo dimostra il suo sviluppo psicologico dal suo più semplice antecedente, l’assimilazione simultanea, non è in alcun modo un processo semplice, ma si compone di una quantità di processi elementari, fra questi stanno qui in prima linea le relazioni assimilanti, nelle quali una data impressione, o in certi casi un’imagine di memoria già presente, entra con elementi di formazioni psichiche anteriori. A ciò si connettono due ulteriori processi caratteristici per il processo di memoria: il primo, l’inibizione dell’assimilazione a causa di elementi eterogenei, e il secondo, le assimilazioni e le complicazioni provenienti da questi elementi eterogenei. Questo secondo processo determina il sorgere di una formazione psichica diversa dalla prima impressione, formazione psichica che dall’azione concomitante delle complicazioni è riferita, in modo più o meno determinato, a un fatto psichico anteriore. Questa relazione regressiva si dà anche qui a conoscere per un sentimento particolare; il -sentimento di ricordanza- che è affine al sentimento di contezza, ma è pur da questo caratteristicamente diverso nella sua origine temporale, verosimilmente a causa del gran numero di complicazioni oscuramente coscienti, che accompagnano il sorgere dell’indagine mnemonica. Se ritorniamo ai processi elementari, nei quali possiamo scomporre il processo di memoria al pari di ogni composto processo associativo, otteniamo sempre -combinazioni di eguaglianza e di contiguità-. Fra queste generalmente predominano le prime, se il processo si avvicina ad un processo solito di assimilazione o di riconoscimento; le seconde invece si dimostrano tanto più intensive, quanto più i processi acquistano il carattere di ricordi “mediati„, oppure l’apparenza di un “sorgere spontaneo„ di rappresentazioni. 21 -a-. È evidente che lo schema in uso, secondo il quale tutti i processi di memoria debbano essere associazioni o di somiglianza o di contiguità, diventa assolutamente inesatto, quando lo si voglia usare per l’origine psicologica di questi processi; mentre d’altro lato è troppo generale e indeterminato, quando si intenda logicamente ordinare i processi secondo i loro risultati ultimi, senza riguardo alla loro origine. In quest’ultimo caso le relazioni di subordinazione e sovraordinazione, di coordinazione, di causa e dì fine, la successione e la coesistenza temporale, le diverse specie di rapporti spaziali troverebbero sempre nei concetti generali di “somiglianza„ e di “contiguità„ solo un’espressione insufficiente. In quanto poi all’origine dei processi di memoria, per ciascuno di essi si intrecciano processi che possono in un certo senso designarsi come effetti in parte di somiglianza e in parte di contiguità. Di un’effetto di somiglianza si potrebbe parlare in quelle assimilazioni, che in parte sono d’introduzione al processo e in parte cooperano a quell’ultimo riferimento a un determinato fatto psichico anteriore. Così pure l’espressione “somiglianza„ è qui inadatta, perchè prima d’ogni cosa processi elementari -eguali- hanno una reciproca azione assimilatrice e perchè, dove una reale eguaglianza non esiste, questa pur sempre si stabilisce in seguito all’assimilazione reciproca. Infatti il concetto delle “associazioni di somiglianza„ è legato al presupposto, che le rappresentazioni composte siano oggetti psichici invariabili e le associazioni combinazioni tra queste rappresentazioni già pronte. Quel concetto cade di per sè quando si rinunzi a questo presupposto, che completamente contraddice all’esperienza psicologica e rende impossibile una giusta comprensione di essa. Dove certi prodotti di associazione, ad es., due immagini mnemoniche successivamente sorgenti, sono simili tra loro, allora il processo sarà ricondotto a processi di assimilazione che si compongono di elementari combinazioni di eguaglianza e di contiguità. L’associazione d’eguaglianza può aver luogo tra componenti od originariamente eguali od originariamente diversi e fatti eguali solo dall’assimilazione. Un effetto di contiguità si può attribuire a quegli elementi che dapprima si oppongono all’assimilazione, e in parte trasformano l’intero processo in una successione di due processi e in parte aggiungono all’immagine mnemonica quegli elementi, che le danno il carattere di una formazione indipendente, diversa dall’impressione che l’induce. 22. La natura delle -rappresentazioni di memoria- sta in strettissima connessione colla natura complessa dei processi di memoria; se esse sono dette imagini, non di rado più deboli ma pur fedeli, delle dirette rappresentazioni di senso, questa descrizione è, quant’è mai possibile, inesatta. Imagini mnemoniche e dirette rappresentazioni di senso diversificano tra loro non solo qualitativamente e intensivamente, ma anche nella composizione elementare. Se noi lasciamo per quanto è possibile decrescere in intensità un’impressione sensibile, rimane pur sempre ancora, fintanto che essa può essere avvertita, una formazione psichica essenzialmente diversa da una rappresentazione di memoria. Ciò che contrassegna la rappresentazione mnemonica, assai meglio della piccola intensità dei suoi elementi sensibili, è l’-imperfezione- della rappresentazione. Quando ricordo un uomo a me noto, non solo i tratti del viso, della figura sono nella coscienza più oscuri che quando lo guardo direttamente, ma la maggior parte di questi tratti non esistono affatto. Agli scarsi elementi rappresentativi che sono presenti e che mediante una opportuna direzione dell’attenzione possono essere alquanto completati, si collega una serie di combinazioni di contiguità e di complicazioni: l’ambiente in cui io ho veduto quella persona, il suo nome, infine certi elementi sentimentali sorti nell’incontro di essa. Tutte queste parti concomitanti sono quelle che dell’imagine fanno un’imagine mnemonica. 23. Del resto grandi differenze -individuali- sono tanto nell’efficacia di questi elementi concomitanti, quanto nella evidenza dei componenti sensibili delle imagini di memoria. Le imagini di memoria sono in alcuni uomini orientate più esattamente in rapporto al tempo e allo spazio che in altri; straordinariamente diversa è poi l’attitudine a ricordare i colori o i toni. Un assai piccolo numero di uomini pare capace di ricordi gustatorii e olfattorii distinti; in luogo di questi le concomitanti sensazioni di movimento del naso o degli organi di gusto entrano come complicazioni. La lingua raccoglie queste proprietà variamente diverse, che si connettono ai processi di riconoscimento e conoscimento, sotto il nome “-memoria-“. Naturalmente questo concetto non ha, come ammise la psicologia delle facoltà (pag. 9) il significato di un’unica potenza psichica; esso rimane pur sempre un concetto sussidiario, che è utile pel risalto delle differenze individuali nei processi di memoria. In questo senso noi parliamo di una memoria fedele, comprensiva, facile, oppure di una buona memoria locale, cronologica, verbale e simili; espressioni che si riferiscono alle diverse direzioni, nelle quali si svolgono gli elementari processi di assimilazione e di complicazione a seconda di originarie disposizioni e dell’esercizio. Fra queste differenze individuali una parte importante è rappresentata dal -deperimento della memoria-, alle cui manifestazioni generalmente corrispondono quelle perturbazioni della memoria che sorgono in seguito a malattie cerebrali. Queste manifestazioni sono specialmente notevoli dal lato psicologico, perchè in esse si può conoscere in modo evidente l’influenza delle complicazioni sui processi di memoria. Tra i sintomi più appariscenti della perdita di memoria, così normale come patologica, è la perdita della -memoria verbale-. Essa suole succedere in modo, che vengono dimenticati prima di tutti i nomi propri, poi i nomi degli oggetti concreti che ogni giorno ci circondano, poi i verbi più astratti per loro natura, da ultimo le particelle affatto astratte. Questa successione corrisponde esattamente alla possibilità che hanno le singole specie di parole di essere rappresentate nella coscienza da altre rappresentazioni con esse legate in regolare complicazione. Questa possibilità è manifestamente massima pei nomi propri, ma minima per le particelle astratte, le quali non possono essere ritenute che mediante il loro segno verbale. § 17. -- Le combinazioni appercettive. 1. Le associazioni in tutte le loro forme, al pari di quei processi di fusione ad esse molto affini che stanno a base dell’origine delle formazioni psichiche, sono da noi considerate prodotti psichici passivi, perchè in esse quel sentimento di attività così caratteristico pei processi di volere e d’attenzione entra sempre solo in modo da annettersi alle -combinazioni già formate- nell’appercezione di dati contenuti psichici (v. pag. 177 e segg.). Le associazioni sono quindi fatti della nostra vita psichica che possono per parte loro svegliare processi di volere, ma che tuttavia non sono immediatamente sotto l’influenza di processi di volere. Questo è appunto il criterio di cui dobbiamo servirci nella distinzione di un fatto psichico -passivo-. Per questo rispetto si differenziano essenzialmente quelle combinazioni di seconda natura ohe possono aver luogo fra diverse formazioni psichiche e i loro elementi: le -combinazioni appercettive-. In esse il sentimento dell’attività accompagnato da varie sensazioni di tensione, non solo segue le combinazioni come un effetto di esse, ma le precede e però le combinazioni sono apprese -immediatamente come compientisi colla cooperazione dell’attenzione-. In questo senso noi le diciamo fatti psichici -attivi-. 2. Le combinazioni appercettive si estendono a una quantità di processi psichici, che l’esperienza comune suole distinguere con certe designazioni generali: come pensiero, riflessione, imaginazione e intelletto. Complessivamente essi nell’ordine dei processi psichici hanno il valore di gradi superiori rispetto alle funzioni sensitive e ai puri processi di memoria, ma presi singolarmente sono considerati di natura perfettamente diversa. Una tale diversità è specialmente ammessa per le così dette attività fantastica e intellettiva. Di fronte a questa concezione sminuzzante, propria della psicologia volgare e della teoria della facoltà che seguì le traccie di quella, la psicologia dell’associazione cercò collocarsi da un punto di considerazione unitario, sottomettendo le combinazioni appercettive delle rappresentazioni al concetto generale dell’associazione che essa aveva limitato all’associazione successiva (pag. 182). Ma riducendo la combinazione appercettiva all’associazione successiva o se ne trascurarono l’essenziali differenze tanto soggettive quanto oggettive; oppure si cercò superare le difficoltà di una spiegazione di quelle differenze introducendo certi concetti presi dalla psicologia volgare, in quanto si riconosceva all’“interesse„ o all’“intelligenza„ un’influenza sul costituirsi delle associazioni. Inoltre un equivoco stava spesso a base di questa concezione, cioè che, qualora si fossero riconosciute certe differenze fra combinazioni appercettive e associazioni, si sarebbe dovuto affermare l’assoluta indipendenza di quelle da queste. Naturalmente di questo non si può più far parola. Tutti i processi psichici sono legati alle associazioni proprio come alle originarie impressioni di senso. Ma come le associazioni stesse partecipano tutte alle rappresentazioni sensitive e nullameno nei processi di memoria vengono a formare processi relativamente indipendenti, così le combinazioni appercettive si fondono in tutto sulle associazioni, senza che sia tuttavia possibile ricondurre a queste le loro proprietà essenziali. 3. Se noi ora cerchiamo renderci conto delle proprietà essenziali delle combinazioni appercettive, possiamo distinguere quei processi psichici che in esse si esplicano, in -funzioni appercettive semplici- e -composte-. Funzioni -semplici- sono quelle di -relazione- e di -comparazione-; composte le funzioni della -sintesi- e dell’-analisi-. -A-. -- LE COMBINAZIONI APPERCETTIVE SEMPLICI. (-Relazione e comparazione-). 4. La più elementare fra tutte le funzioni dell’appercezione è la -relazione di due contenuti psichici fra loro-. Le basi di una tale relazione sono in ogni caso date nelle singole formazioni psichiche e nelle loro associazioni; ma il -compimento- della relazione consiste in una speciale attività appercettiva, per la quale la -relazione- diventa -essa stessa- uno speciale contenuto di coscienza, che si distingue dai contenuti messi fra loro in relazione reciproca, ma che è con loro saldamente legata. Quando noi in un riconoscimento acquistiamo coscienza dell’identità di un oggetto con un altro antecedentemente percepito, oppure in un ricordo acquistiamo coscienza di una determinata relazione tra il fatto psichico ricordato e un’impressione presente, allora in questi casi alle associazioni va unita anche una funzione dell’appercezione sotto la forma di attività di relazione. Fintanto che il riconoscimento rimane una pura associazione, la relazione si limita al sentimento di contezza che segue, o immediatamente o dopo un breve intervallo, all’assimilazione della nuova impressione. Se invece all’associazione si aggiunge la funzione appercettiva, allora quel sentimento acquista un sostrato rappresentativo che è distintamente nella coscienza, essendo la rappresentazione anteriore e l’impressione nuova distinte fra loro nel tempo e insieme poste nel rapporto dell’identità secondo le loro proprietà essenziali. Lo stesso avviene quando noi acquistiamo coscienza dei motivi di un atto di memoria. Anche questo presuppone che al sorgere per associazione dell’immagine mnemonica si aggiunga un raffronto di tale immagine colle impressioni determinanti l’associazione, un processo questo, che alla sua volta è possibile solo come funzione dell’attenzione attiva. 5. Per tal guisa la funzione della -relazione- è sempre determinata dalle associazioni, ogni qual volta esse o i loro prodotti diventano oggetto dell’osservazione volontaria. La relazione si collega sempre, come già insegnano gli esempi su esposti, alla formazione della -comparazione-, così che ambedue debbono essere considerate come funzioni parziali affini. Ogni relazione inchiude una comparazione dei contenuti psichici posti fra loro in relazione; e una comparazione è alla sua volta soltanto possibile in quanto i contenuti paragonati sono stati posti fra loro in relazione. V’è questa sola differenza; in molti casi la comparazione si subordina completamente al fine della relazione reciproca dei contenuti, mentre in altri casi essa diventa per sè stessa un fine indipendente. Quindi noi parliamo là di una relazione, qui di una comparazione in più stretto senso. E però io dico relazione, quando prendo un’impressione presente come base per ricordare un fatto anteriormente svoltosi in me; una comparazione invece, quando io stabilisco certe concordanze o differenze fra il fatto psichico antecedente e il presente. 6. La -comparazione- si compone alla sua volta di -due- funzioni elementari, per solito fra loro strettamente connesse: della -concordanza- e della -distinzione-, intendendo per la prima, la determinazione delle concordanze e per la seconda, la determinazione delle differenze. Oggi ancora nella psicologia è un errore molto diffuso il confondere senz’altro coll’esistenza degli elementi e delle formazioni psichiche la loro comparazione appercettiva. Ma si deve separare l’una cosa dall’altra. Naturalmente nei nostri processi psichici esistono già a sè e per sè delle concordanze e delle differenze, che se non fossero presenti, non potrebbero essere da noi avvertite. Ma l’attività di comparazione che stabilisce le concordanze e le differenze rimane pur sempre una funzione per sè stessa da quelle diversa e che a quelle si aggiunge. 7. Noi cominciamo a paragonare già gli elementi psichici, le sensazioni e i sentimenti semplici secondo le loro concordanze e differenze e li disponiamo in determinati sistemi ciascuno dei quali contiene gli elementi più affini. Entro un tale sistema, specialmente in un sistema di sensazioni, è ancora possibile una doppia comparazione: quella dei -gradi d’intensità- e dei -gradi di qualità-, alle quali può venire ad aggiungersi anche quella dei -gradi di chiarezza-, tosto che si prenda in esame il modo, in cui gli elementi sono dati alla coscienza. Alla stessa guisa la funzione della comparazione si estende alle formazioni psichiche composte, intensive ed estensive. Ogni elemento psichico e ogni formazione psichica, in quanto possono essere disposti in un sistema comunque ordinato e gradatamente graduato, è una -grandezza psichica-. Una conoscenza del valore di una tale grandezza è soltanto possibile, quando essa sia -paragonata- ad altre grandezze dello stesso continuo. Se dunque ad ogni elemento psichico e ad ogni formazione psichica già in sè e per sè spetta anche la proprietà di grandezze, e come grandezze generalmente si presentano in forme diverse, cioè come intensità, come qualità, come valore estensivo (spaziale o temporale), ed eventualmente, cioè quando si tenga conto dei diversi stati di coscienza, come grado di chiarezza, una -determinazione della grandezza- è solo possibile mediante la funzione appercettiva della comparazione. 8. Ora la determinazione di grandezza -psichica- si distingue dalla determinazione di grandezza -fisica- per la proprietà che questa, potendo essere fatta su oggetti relativamente costanti, permette un processo di comparazione che può essere compiuto in atti separati nel tempo a piacimento dell’osservatore; noi possiamo, ad es., oggi colla misura barometrica determinare l’altezza di una certa montagna e poi dopo anni ed anni l’altezza di un’altra montagna, e possiamo paragonare i risultati delle due misure, purchè nel frattempo non sia avvenuta alcuna notevole rivoluzione tellurica. Essendo invece le formazioni psichiche non oggetti relativamente fissi, ma processi continuamente svolgentisi, noi possiamo paragonare due grandezze psichiche solo sotto la condizione, che esse ci siano date in una successione immediata. Questa condizione ne porta naturalmente seco altre due; in primo luogo, per la comparazione psichica non è alcuna misura assoluta, ma ogni comparazione di grandezza è un processo che dapprima regge solo per sè ed è quindi di una validità relativa; in secondo luogo, le comparazioni di grandezza possono solo essere fatte per grandezze di una medesima dimensione, e però per la comparazione di grandezze psichiche riesce impossibile un riferimento analogo a quello che fu fatto nella riduzione delle diversissime grandezze fisiche, grandezze di tempo, di forza, a grandezze lineari di spazio. 9. Un’altra conseguenza di tali condizioni di cose è che non si possono direttamente stabilire rapporti tra grandezze psichiche di qualsiasi natura, ma una comparazione immediata è possibile solo in certi casi speciali. Questi sono: 1) -l’eguaglianza di due grandezze psichiche-; 2) -la differenza appena avvertibile di due grandezze-; ad es., di due intensità di sensazioni aventi qualità eguali, oppure di due qualità di sensazioni appartenenti alla stessa dimensione e aventi eguale intensità. Si aggiunge ancora un caso alquanto più complesso, ma che non sorpassa i limiti della comparazione immediata: 3) -l’uguaglianza tra due differenze di grandezza-, specialmente se queste due appartengono direttamente a domini di grandezza che si limitino a vicenda. È evidente che le due funzioni fondamentali della comparazione appercettiva, concordanza e distinzione, sono ambedue adoperate per ciascuno di questi tre modi di misura delle grandezze psichiche. Nel primo modo, date due grandezze psichiche A e B, si fa decrescere la seconda B fintanto che essa nella comparazione diretta concordi con A. Nel secondo procedimento, date due grandezze A e B eguali, si varia una di esse, B, finchè essa sembri o maggiore o minore che A di una quantità appena apprezzabile. Infine il terzo metodo torna opportunissimo quando, data una serie di grandezze psichiche, ad es., di intensità di sensazioni che da A, limite inferiore, va sino a C, limite superiore, mediante una grandezza media B trovata con una continua diminuzione, si divide la serie in modo che le due parti AB e BC siano appercepite come eguali. 10. Fra questi metodi di comparazione il -secondo-, che è detto -metodo delle differenze minime-, ci dà i risultati valutabili nel modo più diretto e più semplice. In esso la differenza dei due stimoli fisici, che corrispondono alle grandezze psichiche appena distinguibili, è detta la -soglia di differenza dello stimolo-, e quella grandezza di stimolo, per la quale il corrispondente processo psichico, ad es. una sensazione, può essere ancora appena appercepita, è detta la -soglia dello stimolo-. Ora l’osservazione dimostra che la soglia di differenza dello stimolo sempre più cresce quanto più s’allontana dalla soglia dello stimolo, e proprio in modo che il rapporto della soglia di differenza alla grandezza assoluta dello stimolo, ossia la -soglia relativa di differenza-, rimane costante. Se, ad es. un’intensità sonora 1 deve essere accresciuta di 1/3 affinchè la sensazione sonora cresca di una quantità appena appercettibile, l’intensità sonora 2 deve essere aumentata di 2/3, 3 di 3/3 per raggiungere le soglie di differenza. Questa legge fu detta, dal nome del suo scopritore -E.H. Weber, legge di Weber-. Essa è senz’altro spiegata quando noi la consideriamo come una legge della comparazione appercettiva. Così intesa essa assume questo significato: -le grandezze psichiche sono paragonate in base al loro valore relativo-. Questa concezione della legge di Weber, come di una -legge generale della relatività di grandezze psichiche-, presuppone che le grandezze psichiche, messe in raffronto, crescano, entro i limiti della validità della legge di Weber, proporzionatamente agli stimoli che le determinano. La bontà di questo presupposto non è stata sino ad ora dimostrata fisiologicamente a causa della difficoltà di misurare esattamente le eccitazioni dei nervi e dei sensi. Ma in suo favore sta l’esperienza psicologica, che in luogo della costanza della soglia relativa, una costanza della soglia assoluta di differenza fu trovata in certi casi speciali, nei quali una comparazione di differenze assolute di grandezza è resa possibile dalle condizioni dell’osservazione, ad es., in larga misura nella comparazione di differenze minime d’altezze di toni. Così pure nella comparazione di maggiori grandezze di sensazione secondo il terzo dei suesposti metodi (pag. 205) eguali differenze assolute di stimolo e non eguali differenze relative sono state in molti casi appercepite come eguali. Da ciò risulta che la comparazione appercettiva in condizioni diverse segue due diversi principi, un principio della comparazione -relativa-, che trova la sua espressione nella legge di -Weber- e può essere considerato come quello più generale, e un principio della comparazione -assoluta-, che prende il posto del primo in condizioni speciali favorevoli a tale appercezione. 10-a-. La -legge di Weber- è dimostrata in prima linea per -l’intensità- delle sensazioni e poi sino ad un certo grado anche per la comparazione di formazioni -estensive-, cioè di rappresentazioni temporali, come pure entro certi limiti per rappresentazioni visive di spazio e per rappresentazioni di movimento. Non vale invece per le rappresentazioni estensive del senso tattile esterno, certo a causa delle complesse gradazioni dei segni locali (pag. 85). Così pure non è possibile trovarle una conferma per tutte le -qualità- delle sensazioni. Nelle comparazioni dell’altezza dei toni la differenza, non la relativa ma la assoluta, si dimostra costante in larghi limiti. Però la graduazione degli intervalli di tono è di nuovo relativa, perchè ogni intervallo corrisponde a un determinato -rapporto- dei numeri di vibrazioni (ad es.: ottava 1:2, quinta 2:3, e così via), ma questo fatto si fonda probabilmente sulla proprietà dell’affinità sonora determinata dai rapporti di un tono fondamentale ai suoi ipertoni (vedi pag. 77 e. segg.). Dove, in luogo della legge di relatività di Weber, trova posto una comparazione di grandezze -assoluta-, questa naturalmente non deve mai essere confusa con una determinazione di misura assoluta. Una tale determinazione presupporrebbe un’unità assoluta, quindi la possibilità di giungere a una misura costante; il che, come sopra si è messo in chiaro, è escluso dal campo psichico (pag. 205). La comparazione di grandezze assoluta si presenta piuttosto sempre soltanto come un -apprezzamento di eguaglianza tra eguali differenze assolute-. Questo è in ogni singolo caso possibile, malgrado non esista un’unità di grandezza che si mantenga costante. Noi, ad es., paragoniamo estensioni sensibili AB e BC in base al loro valore -relativo-, quando in ambedue appercepiamo il rapporto della sensazione limite superiore a quella inferiore. In questo caso noi giudichiamo AB e BC estensioni eguali se B/A = C/B (legge di Weber). Noi invece paragoniamo AB e BC nel loro valore -assoluto-, se per entro la dimensione di sensazione in questione, la differenza tra C e B ci pare eguale a quella tra B e A, e quindi C - B = B - A (legge di proporzionalità). Considerata la legge di Weber come un’espressione della relazione funzionale tra sensazione e stimolo, e presupposto che valesse per variazioni della sensazione e dello stimolo infinitamente piccole, si diede a quella legge la formola matematica della funzione logaritmica: la sensazione cresce proporzionalmente al logaritmo dello stimolo (legge psico-fisica di Fechner). I metodi per dimostrare la legge di Weber o le altre relazioni di grandezza tra elementi e formazioni psichici sono chiamati di solito -metodi psicofisici-, con espressione impropria, perchè il fatto di servirsi di sussidi fisici è di tutti gli altri metodi della psicologia sperimentale. Sarebbe più opportuno chiamarli “metodi di psicometria„. Applicando questi metodi, in generale per giungere alla scoperta dei punti suaccennati possiamo sperimentare in -doppia- maniera. O si determinano quei punti -direttamente- in questo modo: date due grandezze psichiche A e B, l’una A rimane costante, l’altra B è fatta decrescere, finchè corrisponda a uno di quei punti cioè A, sia o eguale o maggiore o minore di quantità appena appercettibili: -metodi di approssimazione- (Einstellungsmethoden). A questi appartiene il metodo più spesso usato e che più direttamente conduce allo scopo il “metodo delle variazioni minime„, e come una modificazione di questo nel caso dell’approssimazione di eguaglianza il “metodo degli errori medi„. Oppure in esperimenti più volte ripetuti si paragonano due stimoli tra loro poco differenti A e B, e dal numero dei casi nei quali è giudicato A = B, o A < B o A > B si calcolano i punti designati, cioè le soglie di differenza, -metodi di calcolo- (Abzählungsmethoden). Tra questi il metodo principalmente usato è detto: “metodo dei casi giusti e falsi„, ma più giustamente sarebbe detto “metodo dei tre casi„ (eguaglianza, differenza positiva e negativa). Ciò che più da vicino riguarda questi ed altri metodi, spetta a una speciale esposizione della psicologia sperimentale. Nell’-interpretazione della legge di Weber-, oltre la suesposta interpretazione psicologica, si presentano ancora due altre concezioni che possono dirsi l’una -fisiologica-, l’altra -psico-fisica-. Quella deriva la legge da certe ipotetiche condizioni di trasmissione degli eccitamenti nel sistema nervoso centrale. Questa la considera come una legge specifica della “relazione tra l’anima e il corpo„. Di queste due interpretazioni la fisiologica non solo è affatto ipotetica, ma di più in certi casi non è affatto applicabile, ad es., nelle rappresentazioni di tempo e di spazio. L’interpretazione psico-fisica si fonda su una concezione dei rapporti tra anima e corpo, che non può più essere mantenuta dalla psicologia contemporanea (v. §§ 22, 8). 11. Un caso speciale delle comparazioni appercettive, che rientrano nella legge di Weber, ci è offerto da quei fenomeni, nei quali le grandezze da paragonare sono anche appercepite come -differenze relativamente massime-, o, quando si tratti di sentimenti, come -contrari-. Questi fenomeni sono di solito raccolti sotto il nome generale di contrasto. Ma proprio anche in quel campo, nel quale i fenomeni di contrasto sono stati più esattamente studiati, nelle -sensazioni luminose-, sono di solito confusi due fenomeni manifestamente affatto diversi nelle loro origini, benchè sino ad un certo grado affini negli effetti, il fenomeno d’induzione luminosa o del contrasto fisiologico (pag. 55 e segg.), e il fenomeno di vero contrasto, o del contrasto -psicologico-. Nelle impressioni più intensive questo è sempre sopraffatto dai più forti effetti fisiologici di induzione, ma da questi si distingue per due importanti caratteri: in primo luogo esso raggiunge la sua massima intensità non nei chiarori e nelle saturazioni massime, ma in quei gradi medi, nei quali l’occhio è al massimo grado sensibile a variazioni di chiarore e di saturazione. In secondo luogo esso può essere eliminato dalla comparazione con un oggetto dato indipendentemente. È specialmente per quest’ultimo carattere, che il contrasto deve essere senz’altro riconosciuto come un prodotto di un processo di comparazione. Quando, ad es., si pone un quadrato grigio su fondo nero e un secondo egualmente grigio su fondo bianco, e poi si ricopre il tutto con carta trasparente, i due quadrati si presentano in modo tutt’affatto diverso; quello su fondo nero appare chiaro, quasi bianco, e quello su fondo bianco sembra oscuro, quasi nero. Si deve credere che questo fenomeno appartenga al contrasto psicologico, essendo gli effetti dell’imagine consecutiva e dell’irradiazione, per il debole grado di chiarore degli oggetti, così piccoli che quasi spariscono. Se ora un rigo di cartone nero, parimenti coperto da carta trasparente così da presentarsi dello stesso grigio che i due quadrati, vien posto sotto questi in modo che colleghi le loro basi inferiori, la differenza di contrasto dei due quadrati è o in tutto annullata, o fortemente diminuita. Se in quest’esperimento, in luogo dello sfondo acromatico, ne scegliamo uno colorato, il quadrato grigio si presenta molto efficacemente nel corrispondente colore complementare; ma anche questo contrasto può sparire quando si faccia un raffronto con un oggetto grigio indipendente. 12. Analoghi fenomeni di contrasto si osservano non solo per le sensazioni di tutti gli altri domini di senso, fin tanto che vi sono condizioni favorevoli per dimostrarli, ma in modo specialmente marcato nei sentimenti e infine, per appropriate condizioni, nelle rappresentazioni estensive di spazio e di tempo. Quasi affatto esenti da tali fenomeni sono le sensazioni d’altezza dei suoni, nelle quali agisce in senso opposto l’attitudine, abbastanza bene sviluppata nella maggior parte degli uomini, di riconoscere altezze assolute di toni. Nei -sentimenti- l’azione del contrasto si connette strettamente colla proprietà, che hanno tutti i sentimenti di svolgersi secondo determinati contrari. Sentimenti di piacere sono eliminati da sentimenti di dispiacere immediatamente precedenti e parecchi sentimenti di sollievo da precedenti sentimenti di tensione, così, ad es., il sentimento della soddisfazione da quello precedente dell’attesa. Nelle rappresentazioni di spazio e di tempo l’effetto del contrasto appare nel modo più evidente, quando una medesima estensione spaziale o temporale è posta in raffronto una volta con un’estensione più piccola, un’altra con una maggiore. La medesima estensione appare nei due casi diversa: nel primo ingrandita in rapporto alla piccola, nel secondo rimpicciolita in rapporto alla grande. Anche in questo caso però per le rappresentazioni di spazio possiamo escludere il contrasto, ponendo fra le estensioni in contrasto un oggetto di paragone, così che sia facilmente possibile una contemporanea relazione di quelle due ad esso. 13. Una modificazione speciale del contrasto possono considerarsi quei fenomeni, che si hanno nella appercezione di impressioni che si presentano nella loro natura -reale- diverse da quelle -che ci aspettavamo-. Se, ad es., siamo disposti a levare un peso gravoso, che poi sentiamo leggiero all’atto in cui realmente lo leviamo, oppure se all’opposto leviamo un peso gravoso, che ci attendevamo leggiero; facciamo del peso levato nel primo caso un apprezzamento in meno, nel secondo un apprezzamento in più. Se ora stabiliamo una serie di pesi perfettamente eguali, ma di volume diverso, così che essi si presentino come la serie crescente dei pesi di misura, all’atto di sollevarli, i pesi sembreranno diversamente pesanti, e parrà perfino il più piccolo peso essere il più pesante, e il più grande il più leggiero. Qui dapprima la solita associazione del maggior volume colla massa maggiore determina l’attesa dell’impressione, e l’apprezzamento erroneo è poi prodotto dal contrasto della sensazione reale con quella aspettata. -B.- -- LE FUNZIONI COMPOSTE D’APPERCEZIONE. (-Sintesi e analisi-). 14. Dalle funzioni semplici della relazione e della comparazione, in quanto nell’applicazioni loro si presentano in ripetizioni e combinazioni molteplici, sorgono le due funzioni psichiche composte della -sintesi- e dell’-analisi-. Di queste la sintesi è il prodotto dell’attività appercettiva che stabilisce la relazione, l’analisi di quella che raffronta. La -sintesi appercettiva-, come funzione connettente, si fonda su fusioni ed associazioni. Essa si distingue da queste per il fatto che può liberamente preferire alcuni fra i componenti rappresentativi e sentimentali offerti dall’associazione e respingerne altri. I motivi di questa scelta possono però generalmente trovare spiegazioni solo nell’intero sviluppo anteriore della coscienza individuale. Il prodotto della sintesi è quindi un tutto composto, le cui parti costitutive hanno origine complessivamente da anteriori impressioni di senso e da associazioni di queste, ma in cui la combinazione di queste parti suole allontanarsi più o meno dalle impressioni reali e dalle loro associazioni immediatamente date nell’esperienza. Una tale formazione prodotta da sintesi appercettiva è generalmente detta una -rappresentazione totale-, perchè in essa i componenti rappresentativi possono essere considerati come le basi di tutto il restante contenuto. Dove la combinazione degli elementi del tutto appare come speciale, notevolmente diversa dai prodotti di fusione e di associazione delle impressioni, la rappresentazione totale, come pure ciascuno dei suoi componenti rappresentativi, è detta anche -rappresentazione fantastica- o -imagine fantastica-. Potendo del resto la sintesi volontaria degli elementi, a seconda della natura dei motivi, sotto l’azione dei quali essa ha luogo, scostarsi ora più ora meno dalle combinazioni date nelle rappresentazioni prodotte direttamente da impressioni sensibili e nelle loro associazioni, si comprende come praticamente non sia possibile stabilire un netto limite tra imagine fantastica e imagine mnemonica. Il carattere positivo di essere sintesi volontaria costituisce un segno pel riconoscimento del processo appercettivo più essenziale che il carattere negativo, di non corrispondere la combinazione nella sua costituzione ad alcuna determinata rappresentazione sensitiva. E qui sta anche la più speciosa differenza -esteriore- tra le imagini fantastiche e le mnemoniche: quelle per la loro chiarezza e distintezza, come anche per lo più nel contenuto sensibile più completo e più intensivo, si accostano in maggior grado che queste alle rappresentazioni provenienti direttamente da impressioni esterne. Questa differenza trova la sua spiegazione nel fatto, che quegli effetti d’inibizione reciproca, che le associazioni spontanee esercitano le une sulle altre, e pei quali non è possibile giungere a una più salda costituzione delle immagini mnemoniche, sono o diminuiti o eliminati dalla preferenza volontariamente data a certe formazioni rappresentative. Possiamo pertanto sulle imagini fantastiche agire come su prodotti psichici di fatti reali. Ma questo nel caso delle imagini dì memoria è solo possibile quando esse diventano imagini fantastiche, cioè quando non facciamo più sorgere in noi ricordi solo passivamente, ma di essi disponiamo, sino a un certo grado, liberamente; in questo caso non suole mancare anche una variazione prodotta su di quelli dalla volontà, una mescolanza di realtà vissuta con realtà imaginata. Perciò tutti i ricordi della nostra vita constano di “poesia e verità„ -(Dichtung und Wahrheit)-. Le nostre imagini mnemoniche si trasformano sotto l’influenza dei nostri sentimenti e del nostro volere in imagini fantastiche, e noi per lo più ci illudiamo della somiglianza di queste coll’esperienza reale. 15. Alla rappresentazione totale prodotta da sintesi appercettiva si collega, sotto due forme, la funzione appercettiva che agisce in senso opposto, l’analisi. La prima di queste forme è conosciuta sotto il nome volgare di -attività fantastica-, la seconda sotto quello di -attività intellettiva-. Queste due del resto non sono affatto, come il nome farebbe supporre, processi diversi ma assai affini e quasi sempre collegati tra loro. Ciò che dapprima li distingue, e su cui si fondano tutte le altre ulteriori differenze secondarie di queste forme dell’analisi appercettiva, come pure le reazioni che esse esercitano sulla funzione sintetica, è la ragione fondamentale che li determina. Questa consiste per l’-attività fantastica- nella -riproduzione- di fatti dell’esperienza reale o analoghi alla realtà. L’attività fantastica, appoggiandosi immediatamente all’associazione, è la forma originaria dell’analisi appercettiva. Essa comincia con una rappresentazione totale; questa, più o meno comprensiva, è costituita da varii elementi rappresentativi e sentimentali, ed abbraccia il contenuto generale di un fatto psichico composto, nel quale le singole parti costitutive sono dapprima marcate solo in modo indeterminato. Ma poi la rappresentazione totale, per una serie di atti successivi, si scompone in una quantità di formazioni psichiche connesse e meglio determinate in parte rispetto al tempo e in parte rispetto allo spazio. E però ad una prima sintesi volontaria si collegano atti analitici, dai quali possono di nuovo sorgere motivi per una nuova sintesi, e quindi per una ripetizione dell’intero processo con una rappresentazione totale o parzialmente mutata o più limitata. L’attività fantastica presenta -due- gradi di sviluppo. Il primo, più -passivo-, deriva immediatamente dalle solite funzioni della memoria. Esso si trova continuamente nel corso del nostro pensiero sotto la forma di anticipazione del futuro ed esercita, come preparazione dei processi di volere, un’ufficio importante nello sviluppo psichico. In guisa analoga esso può anche svolgersi come se col pensiero volontariamente ci trasportassimo in imaginarie condizioni di vita o in successioni di fenomeni esterni. Il secondo grado di sviluppo, quello -più attivo-, sta sotto I’influenza di rappresentazioni finali saldamente ritenute e presuppone un più alto grado di volontaria costituzione delle imagini fantastiche e una più alta misura di azioni, in parte d’arresto in parte di scelta, di fronte alle imagini mnemoniche che sorgono spontaneamente. Già la sintesi originaria della rappresentazione totale è qui più sistemata. Una rappresentazione totale sorta già una volta è più saldamente ritenuta e scomposta nei suoi componenti da un’analisi più completa; in essa questi componenti costituiscono spesso rappresentazioni totali di nuovo subordinate, alle quali si può applicare lo stesso processo di analisi. In tal guisa il principio della divisione organica secondo un fine domina tutti i prodotti e i processi dell’attività fantastica attiva. E in più evidente maniera questo appare nei prodotti dell’-arte-. Già nella comune azione libera della fantasia si trovano in questa relazione i più varii passaggi fra l’attività, fantastica passiva, che ancora direttamente si collega alle funzioni di memoria, e l’attività fantastica attiva guidata da intenti meglio fissati. 16. Se il contenuto delle funzioni appercettive abbracciate sotto il nome di “fantasia„, sta in questa riproduzione di fatti psichici reali o rappresentabili come reali, la ragione fondamentale dell’“attività intellettiva„ è l’-appercezione delle concordanze e delle differenze esistenti fra i contenuti d’esperienza, come pure degli altri rapporti logici che si sviluppano da quelle-. E però l’attività intellettiva parte originariamente proprio dalle rappresentazioni totali, nelle quali esperienze reali o rappresentabili come reali sono poste a volontà in relazione e sono collegate in un tutto unico. Ma all’analisi che tien dietro a ciò, è indicata un’altra via dalla diversa ragione fondamentale. Infatti quest’analisi non consiste più semplicemente nel far presente in modo più chiaro i singoli componenti della rappresentazione totale, ma nel determinare i diversi rapporti, nei quali stanno quei componenti, rapporti che si ottengono mediante la funzione di comparazione. Per questa determinazione, quando tali analisi siano state compiute più volte, basta servirsi di quei risultati della relazione e della comparazione già ottenuti. A causa di questa più stretta applicazione delle funzioni elementari di relazione e di comparazione, l’attività intellettiva ubbidisce a più salde leggi già nella sua forma esteriore, principalmente poi nei suoi gradi più completi. Il principio valevole già per l’attività fantastica e anche per la semplice attività di memoria, -- cioè che le relazioni di contenuti psichici diversi, quando sono appercepite, non ci si offrono simultaneamente ma -successivamente-, così che noi procediamo da una relazione ad una successiva, -- diventa nelle funzioni intellettive la regola della -divisione discorsiva delle rappresentazioni totali-. Questa trova la sua espressione nella legge della -dualità delle forme logiche del pensiero-, per la quale l’analisi proveniente da comparazione di relazioni scompone il contenuto di una rappresentazione totale dapprima in -due parti-, soggetto e predicato; per ciascuna di queste parti poi si può eventualmente ripetere la stessa dicotomia ancora una o più volte. Tali suddivisioni sono designate dalle categorie grammaticali, che si contrappongono a due a due e sono analoghe nel loro rapporto logico al soggetto a al predicato: le categorie di nome e attributo, verbo e oggetto, verbo e avverbio. In tal guisa dal processo dell’analisi appercettiva deriva il -giudizio-, che nel discorso è espresso dalla -proposizione-. Per la spiegazione psicologica della funzione del giudizio è di fondamentale importanza il considerarla non come una funzione sintetica, ma come una funzione -analitica-. Le originarie rappresentazioni totali che il giudizio divide in parti, tra le quali esistono rapporti reciproci, sono perfettamente corrispondenti alle rappresentazioni fantastiche. Ma i prodotti di scomposizione che si ottengono in tal guisa, non sono, come nell’attività fantastica, rappresentazioni fantastiche di più limitata estensione e di maggiore chiarezza, ma -rappresentazioni di concetti- (idee); con tale espressione noi indichiamo quelle rappresentazioni che stanno, rispetto alle altre rappresentazioni parziali appartenenti allo stesso tutto, in una qualsiasi delle relazioni, che si ottengono applicando ai contenuti rappresentativi le funzioni generali della relazione e della comparazione. Se chiamiamo la rappresentazione totale, che viene sottoposta a una tale analisi di relazione, un -pensiero-, il giudizio è la scomposizione di un pensiero nelle sue parti e il -concetto- è il prodotto di tale scomposizione. 17. I concetti ottenuti in questo modo, si dispongono in certe classi generali secondo la specie dell’analisi fatta. Tali classi sono i concetti di -oggetti, proprietà, stati-. La funzione del giudizio, consistendo in una scomposizione di una rappresentazione totale, pone un oggetto in relazione a una proprietà, o ad uno stato, oppure diversi oggetti in relazione tra loro. Siccome poi il singolo concetto non può mai essere rappresentato propriamente isolato, essendo esso nel tutto della rappresentazione sempre legato ad un altro concetto o ad una pluralità di altri concetti, le rappresentazioni di concetti si distinguono in modo evidentissimo dalle rappresentazioni di fantasia, a causa della loro indeterminatezza e variabilità. Questa indeterminatezza è accresciuta essenzialmente anche da un altro fatto; in seguito al risultato concorde di diverse scomposizioni del giudizio si costituiscono quei concetti, che si incontrano come componenti di molte rappresentazioni variabili nella loro natura concreta, così che un unico concetto esiste in un numero infinito di singole modificazioni. A tali -concetti generali- che, a causa dell’estendersi dell’analisi di relazione a diversi contenuti di giudizio, costituiscono qualità prevalenti dei concetti, corrisponde però sempre un gran numero di singoli contenuti rappresentativi. Così non resta più che a scegliere una qualsiasi rappresentazione come rappresentante del concetto. In tal modo le rappresentazioni del concetto acquistano alla loro volta una maggiore determinatezza. Però nel tempo stesso con ogni rappresentazione di tal natura si collega la coscienza di un valore di pura sostituzione; coscienza, che di solito si esplica solo sotto la forma di un particolare -sentimento-. Questo -sentimento del concetto- può forse essere ricondotto a ciò, che rappresentazioni oscure, le quali complessivamente possiedono proprietà adatte per rappresentare il concetto, si presentano all’appercezione sotto la forma di mutevoli imagini mnemoniche. E ciò risulta specialmente dal fatto, che il sentimento del concetto è molto intensivo fintanto che una delle realizzazioni concrete del concetto generale è scelta come rappresentazione rappresentativa, così ad es., un uomo individuato per il concetto dell’uomo, laddove quel sentimento quasi interamente sparisce, tosto che la rappresentazione rappresentativa sia nel suo contenuto completamente diversa dagli oggetti del concetto. E nel fatto, che le -rappresentazioni verbali- compiono quest’ufficio, sta per l’appunto in gran parte l’importanza loro come sussidi del pensiero aventi una validità generale. Poichè questi sussidi si presentano già pronti alla coscienza individuale, si deve lasciare alla psicologia sociale la questione sullo sviluppo psicologico di tali funzioni sussidiarie al pensiero, che si manifestano nel linguaggio (v. § 21, -A-.). 18. Le attività fantastica e intellettiva non sono, dopo tutto quanto si è detto, funzioni specificamente diverse, ma funzioni che vanno insieme e che non si devono separare nella loro origine e nelle loro estrinsecazioni; funzioni, che in ultima istanza si riconducono alle stesse funzioni fondamentali della sintesi e dell’analisi appercettive. Anche i concetti -fantasia- e -intelletto- hanno lo stesso valore che il concetto di -memoria-. Essi non designano potenze o facoltà uniche ma fenomeni complessi, nei quali gli elementari processi psichici non si manifestano in modo specifico, ma generale. Come la memoria è un concetto generale pei processi di memoria, fantasia e intelletto sono i concetti generali per determinate direzioni delle funzioni appercettive. Essi presentano un certo vantaggio, pratico solo perchè offrono un commodo mezzo per ordinare le differenze infinitamente varie di disposizioni, che gl’individui mostrano nei processi intellettuali, entro certe classi, nelle quali sono poi possibili gradazioni e sfumature pure infinitamente varie. Trascurando le differenze generali di grado, si possono quindi distinguere, come forme principali delle doti di fantasia, la fantasia -intuitiva- e la -combinativa-; come forme principali delle doti di intelletto, la -induttiva-, rivolta specialmente alle singole relazioni logiche e alle loro connessioni, la -deduttiva-, indirizzata piuttosto ai concetti generali e alla loro analisi. Noi diciamo -talento- in un uomo quell’inclinazione complessiva, che gli è propria a causa delle speciali direzioni delle sue doti di fantasia e d’intelletto. § 18. -- Gli stati psichici. 1. Lo stato normale della coscienza, al quale si riferivano tutte le considerazioni dei §§ precedenti, può subire alterazioni in così varia maniera, che la psicologia generale deve rinunziare a descriverle, tanto più che le più importanti di esse, quelle cioè che si osservano nelle malattie nervose, cerebrali, e nelle alienazioni mentali, appartengono a speciali domini della patologia, che stanno però vicini alla psicologia o in certo qual modo si appoggiano ad essa. Qui pertanto si tratta solo di indicare le principalissime condizioni psicologiche di tali stati anormali della coscienza. In conformità di ciò che fu notato sulla proprietà dei processi psichici e sulla loro connessione nella coscienza, siffatte condizioni generalmente possono distinguersi in -tre-: 1º nella natura anormale degli elementi psichici; 2º nel modo in cui si compongono le formazioni psichiche; 3º nel modo in cui le formazioni si collegano nella coscienza. Nessuna di queste tre condizioni, ciascuna delle quali può alla sua volta presentarsi nelle più svariate forme concrete, a causa della stretta connessione di questi fattori diversi, di solito agisce per sè sola; ma esse si collegano, in quanto l’anormale natura degli elementi porta pure anormalità nelle formazioni e queste alla loro volta anche alterazioni nella connessione generale dei processi di coscienza. 2. Gli -elementi psichici-, le sensazioni e i sentimenti semplici, mostrano alterazioni solo nel senso, che è turbato il rapporto normale tra essi e le loro condizioni psico-fisiche. Nelle sensazioni tali alterazioni si possono ricondurre ad una diminuzione o ad un aumento dell’eccitabilità rispetto agli stimoli di senso (anestesia e iperestesia), come esse si dimostrano specialmente nei centri sensitivi in seguito ad influenze fisiologiche diverse. Sopratutto l’accresciuta eccitabilità è importante come sintomo psicologico, perchè essa è uno dei più frequenti componenti di composte perturbazioni psichiche. Similmente le alterazioni dei sentimenti semplici si manifestano con una diminuzione od un aumento dell’eccitabilità sentimentale negli stati di depressione e di esaltazione, che si riconoscono dal modo in cui si svolgono le emozioni e i processi del volere. Per tal guisa le alterazioni degli elementi psichici possono essere dimostrate solo dall’influenza, che esse esercitano sulla natura delle diverse formazioni psichiche. 3. Fra le alterazioni delle -formazioni rappresentative- quelle che dipendono da anestesie periferiche o centrali, hanno generalmente solo un’importanza limitata; esse non esercitano alcuna azione radicale sulla connessione dei processi psichici. Ma è tutt’altra cosa per l’-accrescimento- relativo dell’intensità della sensazione, prodotto da iperestesia centrale. Il suo effetto è grande, perchè per mezzo di esso le sensazioni riprodotte possono raggiungere l’intensità di impressioni esterne di senso. In conseguenza di ciò può avvenire, che pure imagini mnemoniche siano oggettivate come rappresentazioni reali: -allucinazioni-; oppure che, quando si colleghino elementi direttamente eccitati ed elementi riprodotti, l’impressione di senso appaia essenzialmente alterata dall’intensità dei secondi elementi: -illusioni fantastiche-[29]. Praticamente questi due fenomeni si distinguono solo perchè in molti casi determinate rappresentazioni possono essere sicuramente dimostrate come illusioni fantastiche, mentre la presenza di una pura allucinazione rimane sempre dubbia, essendo molto facile il trascurare qualche elemento sensibile diretto. Infatti non è improbabile, che di lontano la maggior parte delle così dette allucinazioni siano illusioni. Quest’ultime però appartengono per la loro natura psicologica alle -assimilazioni- (pag, 185 e segg.), e possono veramente esser definite come assimilazioni con forte prevalenza degli elementi riprodotti. Come le assimilazioni normali stanno in istretta connessione colle associazioni successive, così anche le illusioni fantastiche sono strettamente legate alle alterazioni del decorso associativo delle rappresentazioni, delle quali parleremo più sotto (5). 4. Nei -processi composti del sentimento e del volere- le deviazioni dal comportamento normale si distinguono nettamente in -istati di depressione e di esaltazione-. Quelli consistono nel prevalere delle emozioni inibenti asteniche, questi nel prevalere delle emozioni eccitanti asteniche; in quelli si osserva un ritardo o un arresto completo nelle risoluzioni volitive, in questi una efficacia impulsiva dei motivi, rapida oltre misura. Presentando già la vita normale della psiche una vicenda continua dei moti d’animo, in questi è generalmente più difficile che nelle rappresentazioni lo stabilire i limiti tra i procedimenti normali e gli anormali. Così l’alternarsi di stati di depressione e di esaltazione, spesso molto impressionante in casi patologici, appare solo come un aumento dell’oscillazione, dei sentimenti e delle emozioni attorno ad una zona d’indifferenza (pag. 27,64). Gli stati di depressione e di esaltazione costituiscono 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000