mi fu consegnato questo plico con l'ordine di recarlo a te, affinchè tu lo legga immediatamente. Se c'è risposta, devo attendere la tua buona grazia.» -- Ilderim aprì subito il pacco, il sigillo del quale era già stato rotto. L'indirizzo diceva: -A Valerio Grato, Cesarea.- -- «Abaddon lo pigli!» -- mormorò lo sceicco, scorgendo che la lettera era in latino. Se l'Epistola fosse stata in Greco o in Arabo, egli non avrebbe avuto difficoltà nel leggerla. Così potè tutto al più decifrare la firma, scritta in grandi caratteri Romani -- MESSALA, -- che lesse strizzando l'occhio. -- «Dov'è il giovine Ebreo?» -- egli chiese. -- «Al campo coi cavalli» -- rispose un domestico. Lo sceicco ripose i papiri nella loro busta, e nascondendo il pacco nella cintura, rimontò a cavallo. In quel momento un forestiero, proveniente, all'apparenza, dalla città si presentò davanti a lui. -- «Cerco lo sceicco Ilderim, chiamato il Generoso» -- disse il forestiero. La sua lingua e le sue vesti lo rivelavano Romano. Se Ilderim non sapeva leggere il latino, lo sapeva però parlare. Il vecchio Arabo rispose con dignità: -- «Io sono lo sceicco Ilderim.» -- Gli occhi dell'uomo si abbassarono; li rialzò e con compostezza forzata disse: -- «Ho inteso che siete in cerca di un auriga per i giuochi.» -- Il labbro di Ilderim si contrasse sdegnosamente sotto i bianchi baffi. -- «Va per la tua strada» -- egli disse. -- «Ho già trovato un auriga.» -- Si voltò, in atto di partire, ma l'uomo indugiando riprese a parlare: -- «Sceicco, io amo i cavalli, e dicono che i vostri siano i più belli del mondo.» -- Il vecchio era tocco; arrestò il cavallo, e stava quasi per cedere davanti all'adulazione, poi rispose: -- «No, non oggi, non oggi. Te li mostrerò un'altra volta. Ora sono troppo occupato.» -- Mise il cavallo al trotto, mentre lo straniero riprese lentamente il cammino della città, sorridendo come un uomo contento di sè. Aveva eseguito la sua commissione. Ed ogni giorno, fino alla grande giornata dei giuochi, un uomo, qualche volta due o tre -- venivano dallo sceicco nell'Orto delle Palme, sotto il pretesto di cercare un'impiego come auriga. In questo modo Messala vigilava sopra Ben Hur. CAPITOLO V. Lo sceicco aspettò, ben soddisfatto, finchè Ben Hur, ebbe terminate le esercitazioni del mattino. -- «Questo pomeriggio, o sceicco, potrai riprenderti Sirio» -- disse Ben Hur, accarezzando il collo del vecchio cavallo. -- «Lo puoi riprendere, e darmi il cocchio.» -- -- «Così presto?» -- chiese Ilderim. -- «Con cavalli come i tuoi basta una giornata. Non hanno paura; hanno l'intelligenza di un uomo, ed amano l'esercizio. Questo, egli scosse le redini sul dorso al più giovine dei quattro, -- tu lo chiamasti Aldebran, credo, -- è il più veloce. In un giro di stadio avanzerebbe gli altri di tre lunghezze.» -- Ilderim si lisciò la barba, con gli occhi scintillanti. -- «Aldebran è il più veloce» -- disse. -- «E il più tardo?» -- -- «Eccolo.» -- Ben Hur scosse le redini sopra Antares. -- «Ma egli vincerà, perchè, vedi, sceicco, egli correrà tutto il giorno, e in sul calar del sole potrà raggiungere la sua massima velocità.» -- -- «Hai nuovamente ragione» -- disse Ilderim. -- «Io ho un solo dubbio, o sceicco.» -- Lo sceicco si fece serio. -- «Nella sua avidità di trionfare, un Romano transige anche con l'onore. Nei loro giuochi, -- in tutti i loro giuochi, praticano una infinità di tranelli e di frodi; nelle gare dei cocchi, la loro furfanteria non risparmia nè i cavalli, nè l'auriga, nè il padrone. Quindi, buon sceicco, bada bene a quanto tu fai. Finchè la gara non sia terminata, non lasciare che nessun estraneo si avvicini ai cavalli. Per esser più sicuri, fa di più: -- metti una guardia armata che li invigili notte e giorno. Allora non avrò paura per l'esito.» -- Alla porta della tenda smontarono. -- «Ciò che tu dici sarà fatto. Per lo splendore di Dio, nessuna mano dovrà avvicinarsi a loro tranne quella dei fedeli. Stanotte medesima porrò le sentinelle. Ma guarda, figlio di Arrio,» -- Ilderim estrasse il plico dalla cintura e lo svolse lentamente, sedendo sopra il divano, -- guarda, figlio di Arrio, e aiutami col tuo latino.» -- Egli consegnò il dispaccio a Ben Hur. -- «Ecco; leggi, leggi ad alta voce, traducendo le parole nella lingua de' tuoi padri. Il latino è un abbominio.» -- Ben Hur era di buon umore e intraprese la lettura con leggerezza. -Messala a Grato!- Si arrestò. Ebbe come un presentimento e il cuore gli cominciò a palpitare fortemente. Ilderim osservò la sua agitazione. -- «Dunque? Aspetto.» -- Ben Hur domandò scusa e ricominciò la lettura del papiro, che il lettore avrà già indovinato essere una copia della lettera con tanta cura spedita da Messala a Grato, la mattina dopo l'orgia nel palazzo. I primi paragrafi erano solo notevoli in quanto che rivelavano che lo scrittore non aveva perduto quelle qualità di scherno e d'ironia che adornavano il suo dire giovanile. Ma quando il lettore arrivò ai passi intesi a rammentare a Grato la famiglia dei Hur, la sua voce tremò, e due volte dovette arrestarsi, per riprendere padronanza di sè. Con uno sforzo continuò. -- «Richiamerò anche le disposizioni che prendesti riguardo ai membri della famiglia Hur» -- qui la voce del lettore fu rotta come da un singhiozzo -- «affinchè il silenzio della tomba ci assicurasse il tranquillo godimento dei nostri guadagni, e allo stesso tempo il rimorso di aver versato sangue non ci macchiasse la coscienza.» -- Ben Hur non potè continuare. Il papiro scivolò dalle sue mani ed egli si coprì il volto. -- «Sono morte -- morte. Io sono solo!» -- Lo sceicco era stato muto ma commosso spettatore del dolore del giovine. Egli si alzò e disse: -- «Figlio di Arrio, io devo chiederti perdono. Leggi la lettera da solo. Quando ti sarai riavuto abbastanza per comunicarmi il resto del contenuto, mandami a chiamare.» -- Egli uscì dalla tenda. Il pensiero delicato era degno di lui. Ben Hur si gettò sul divano e si abbandonò alla foga della sua passione. Quando si fu rimesso alquanto, si ricordò che parte della lettera non gli era ancora conosciuta, e ne riprese la lettura. -- «Ti ricorderai di ciò che hai fatto della madre e della figlia del malfattore, e se ora cedo alla curiosità di sapere se vivano o siano morte....» -- Ben Hur trasalì, rilesse il passo: -- «Egli non sa se siano morte; egli non sa!» -- esclamò. -- «Benedetto sia il nome del Signore! C'è ancora un po' di speranza.» -- Sorretto da questo pensiero continuò la lettura fino al fondo. -- «Non sono morte» -- egli disse, dopo breve riflessione: -- «Non sono morte; altrimenti egli lo saprebbe.» -- Una seconda lettura, più attenta della prima, lo confermò in questa opinione. Allora mandò a chiamare lo sceicco. -- «Quando venni la prima volta alla tua tenda ospitale, o sceicco» -- egli incominciò con calma, quando l'arabo ebbe preso posto sul divano, e furono soli, -- «io non aveva l'intenzione di parlarti della mia vita, tranne che di quella parte necessaria per provarti la mia destrezza ed esperienza nel guidare i cavalli. Non volli comunicarti la mia storia. Ma il caso che ha fatto pervenire questa lettera nelle mie mani, è così strano, che io sento il dovere di rivelarti ogni cosa. Mi conforta in questo proposito il fatto che siamo entrambi minacciati dal medesimo nemico, contro il quale è necessario che procediamo d'accordo. Io ti leggerò la lettera e ti darò la spiegazione, dopo la quale comprenderai facilmente il motivo della mia emozione. Se la considerasti debolezza o sentimentalità infantile, saprai ricrederti o scusarmi.» -- Lo sceicco ascoltò in assoluto silenzio finchè Ben Hur arrivò al paragrafo in cui si faceva speciale menzione della sua persona. -- «Io incontrai ieri l'Ebreo nel boschetto di Dafne» -- diceva la lettera -- «e se egli non vi è, tuttavia dimora certamente nelle vicinanze, cosicchè ti sarà facile tenerlo d'occhio. Anzi, se tu mi chiedessi dove sia in questo momento, io giuocherei che egli si trova nell'Orto delle Palme.» -- -- «Ah!» -- esclamò Ilderim, afferrandosi la barba. -- «Nell'Orto delle Palme,» -- ripetè Ben Hur, -- «sotto la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim....» -- -- «Traditore! Io?» -- gridò il vecchio con voce fattasi acuta, mentre il labbro e la barba tremavano d'ira, e le vene della fronte e del collo si gonfiavano come per scoppiare. -- «Un momento, sceicco» -- fece Ben Hur. -- «Tale è l'opinione di Messala, ascolta la sua minaccia»:.... sotto la tenda di quel canuto traditore, lo sceicco Ilderim, il quale non sfuggirà a lungo alle nostre mani. Non ti sorprenda se Massenzio, come passo preliminare faccia imbarcare l'Arabo sulla prima galera di ritorno, e lo mandi a Roma.» -- -- «A Roma! Me -- Ilderim, -- sceicco di diecimila cavalieri con lancie -- me a Roma!» -- Balzò in piedi, le mani tese, le dita che si aprivano e si stringevano con moto convulso, gli occhi scintillanti come quelli di un serpente. -- «O Dio! -- no, per tutti gli Dei, tranne per quelli di Roma! -- quando finirà questa insolenza? Un uomo libero son io; libero è il mio popolo. Dobbiamo morire schiavi, o, peggio, dovrò io condurre la vita di un cane che striscia ai piedi del suo padrone? Devo leccare la sua mano perchè non mi batta? Ciò che è mio non è più mio, per l'aria che respiro devo dipendere da Roma. Oh, se fossi giovine un'altra volta! Oh se potessi scrollare dalle mie spalle venti anni, -- o dieci, -- o cinque!» -- Strinse i denti, ed agitò le braccia sopra il capo; poi, sotto l'impulso di una nuova idea, fece due passi verso Ben Hur e gli afferrò con veemenza il braccio. -- «Se io fossi come te, figlio di Arrio -- giovine, forte, destro nelle armi; se avessi un torto come il tuo che mi spronasse alla vendetta, un torto tale da santificare l'odio -- giù le maschere! Figlio di Hur, figlio di Hur, io dico!» -- A quel nome il sangue di Ben Hur quasi si arrestò nelle vene; stupito, confuso, egli fissò gli occhi in quelli dell'Arabo, ora vicini ai suoi, e animati da una fiamma selvaggia. -- «Figlio di Hur, io dico, se io fossi, come te, coi tuoi torti, coi tuoi ricordi, io non avrei, non potrei aver pace. Alle mie sofferenze aggiungerei quelle del mondo, e mi dedicherei alla vendetta. Per mare e per terra, in ogni paese, predicherei la rivolta contro il Romano. Ogni guerra di indipendenza mi troverebbe fra i combattenti, in ogni battaglia contro Roma brillerebbe la mia spada. Diventerei Parto, in mancanza di meglio. Che se anche gli uomini mi venissero meno, non interromperei i miei sforzi, no. Per lo splendore di Dio! Andrei fra i lupi, le tigri e i leoni nella speranza di aizzarli contro il comune nemico. Ogni arma sarebbe lecita, ogni eccidio giustificato, purchè le vittime fossero Romane. Alle fiamme tutto ciò che è Romano! Di notte pregherei gli Dei, i buoni e i cattivi egualmente, che mi prestassero i loro terrori, le loro tempeste, le carestie, il freddo, il caldo, e tutti gli innominabili veleni che essi lasciano liberi nell'aria, e tutto, tutto scaraventerei sul capo ai Romani. Oh, io non potrei dormire! Io, io....» -- Lo sceicco si fermò per mancanza di respiro, e rimase muto, ansando, pallido, coi pugni serrati. Di tutto questo appassionato scoppio d'ira Ben Hur non ritenne che una vaga impressione di occhi fiammeggianti, di una voce stridula, di una collera troppo intensa per essere espressa con coerenza, a parole. Per la prima volta in otto anni il misero giovane era stato chiamato col suo vero nome. Un uomo almeno lo conosceva e lo riconosceva senza chiedere prove, e questi era un Arabo del deserto! Come era egli venuto a questa cognizione? La lettera? No. Essa parlava delle crudeltà inflitte alla sua famiglia, narrava la storia delle proprie sofferenze, ma non diceva che egli era la vittima provvidenzialmente sfuggita all'ira Romana. Questo anzi egli avrebbe voluto spiegare allo sceicco dopo terminata la lettura. La gioia e la speranza gli fiorirono in cuore, e con calma forzata domandò: -- «Buon sceicco, dimmi, come venisti in possesso di questa lettera?» -- -- «La mia gente custodisce le strade fra le città» -- rispose Ilderim bruscamente. -- «La tolsero ad un corriere.» -- -- «Sanno che quella gente è tua?» -- -- «No. Davanti al mondo figurano come predoni, che è mio dovere di prendere ed impiccare.» -- -- «Un'altra domanda, sceicco. Tu mi chiamasti figlio di Hur -- il nome di mio padre. Io mi credeva sconosciuto da tutti. Come apprendesti il mio nome?» -- Ilderim esitò; poi, rinfrancandosi rispose. -- «Io ti conosco, ma non sono libero di dirti altro.» -- -- «Qualcheduno ti tiene sotto padronanza?» -- Lo sceicco tacque e fece per andarsene; ma osservando la disillusione di Ben Hur, ritornò indietro, e disse: -- «Non parliamone più per ora. Io vado in città; quando ritorno ti parlerò liberamente. Dammi la lettera.» -- Ilderim ripiegò con cura i papiri e li rimise subito nella loro busta. -- «Che cosa dici» -- egli chiese con energìa -- «della mia proposta? Io ti esposi ciò che farei ne' tuoi panni, e tu non mi hai ancora risposto.» -- -- «Io voleva risponderti, sceicco, e ti risponderò.» -- Il volto di Ben Hur si contrasse come sotto lo sforzo di un imperiosa volontà. -- «Tutto ciò che tu hai detto, io farò, -- almeno tutto quanto umanamente è possibile. Io ho dedicata la mia vita alla vendetta. Per cinque anni questa fu il mio unico pensiero. Senza tregua, senza riposo, sprezzando gli allettamenti di Roma e le tentazioni della gioventù, ho impiegato tutte le forze dell'animo mio a questo unico scopo. La mia educazione ebbe per meta ultima la vendetta. Praticai i più famosi maestri -- non quelli di rettorica e di filosofia -- ahimè! Non aveva tempo per questi. Le arti essenziali all'uomo d'armi erano la mia occupazione; vissi con gladiatori e con vincitori dell'arena; con centurioni nei campi Romani. E tutti furono orgogliosi di avermi a scolaro. O sceicco, io sono un soldato; ma per attuare i sogni ch'io nutrivo, avevo bisogno di essere un generale. Con questo intento mi sono arruolato nella guerra contro i Parti; quando essa sarà terminata, allora, se il Signore mi darà vita e forza, -- allora» -- egli alzò i pugni stretti, e parlò con veemenza -- «allora, quando sarò un nemico perfezionato alla scuola di Roma, Roma dovrà pagarmi tutti i miei torti col sangue de' suoi figli. Questa è la mia risposta, sceicco.» -- Ilderim gli gettò le braccia al collo e lo baciò, dicendo con voce bassa, quasi strozzata dall'emozione: -- «Se il tuo Dio non ti aiuterà in questo, figlio di Hur, egli sarà morto. Senti ciò che ti prometto, che ti giuro, se vuoi: Tu avrai me stesso, e tutto ciò che io posseggo -- uomini, cavalli, cammelli, -- e il deserto per preparare i tuoi piani. Io lo giuro! E per ora basta. Mi vedrai, o udrai di me, prima di sera.» -- Voltandosi bruscamente, lo sceicco uscì dalla tenda, e di lì a poco si trovò sulla via verso la città. CAPITOLO VI. La lettera intercettata era per più ragioni importante per Ben Hur. Era una confessione che l'autore di essa era stato complice nella soppressione della famiglia; che egli aveva sanzionato il piano proposto da Valerio Grato a questo scopo; che egli aveva ricevuto parte dei beni confiscati e che godeva ancora in quel momento; che egli temeva la improvvisa comparsa di quegli ch'egli chiamava il principale malfattore; nella quale vedeva una minaccia per la sicurezza propria e quella di Grato; infine che egli era pronto ad eseguire qualunque disegno che il fertile cervello del procuratore di Giudea avrebbe saputo escogitare, per togliere di mezzo il comune nemico. Specialmente quest'ultima considerazione, l'avviso di un pericolo vicino, diede molto a pensare a Ben Hur, rimasto solo nella tenda dopo la partenza di Ilderim. I suoi avversari erano personaggi potenti ed astuti. Se essi lo temevano, egli aveva maggior ragione di temerli. Cercò di chiarirsi bene la situazione e di riflettere sul modo in cui l'odio di essi avrebbe potuto esplicarsi, ma i suoi pensieri venivano costantemente turbati dalla visione della madre e della sorella. Poco importava se il fondamento di questa sua persuasione era debole, riposando essa interamente sul fatto che Messala non aveva appreso la loro morte; la gioia che egli provava, soffocava ogni dubbio. Finalmente aveva trovato una persona la quale sapeva dove esse erano celate, e, nella esaltazione del momento, la loro scoperta gli sembrava già vicina, un evento di prossima attuazione. Con tutti questi pensieri e sentimenti pensava con una specie di mistica certezza che Iddio stava per presceglierlo al compimento di una grande missione. Di tanto in tanto, richiamando le parole di Ilderim, egli si meravigliava donde l'arabo avesse tratte le informazioni sul suo conto; non da Malluch certamente; non da Simonide, l'interesse del quale stava al contrario nel celare ogni cosa. Messala? L'idea era ridicola. Ogni congettura approdava al medesimo risultato negativo. -- «Meno male» -- egli pensava consolandosi che da qualunque fonte lo sceicco avesse appreso il suo nome e i particolari della sua vita, non poteva essere che da un amico, il quale, come tale, si sarebbe a suo tempo dichiarato. -- «Un po' di pazienza, un po' di attesa» -- forse la gita dello sceicco in città aveva relazione con l'affare; possibilmente la lettera favorirebbe una completa rivelazione. E paziente egli sarebbe stato se solamente egli avesse potuto accertarsi che Tirzah e sua madre lo attendevano in circostanze tali da permettere anche ad esse le medesime speranze che egli nutriva; se, in altre parole, la coscienza non lo pungesse con mille accuse per la sua inazione. Per isfuggire a questi rimorsi, egli si diede a passeggiare sotto gli alberi dell'Orto, ora fermandosi a osservare i raccoglitori di datteri, ora a seguire i voli degli uccelli che andavano a nascondersi nel fogliame delle palme, ora le corse dello sciame delle api, che ronzando circondavano i cespugli fioriti e carichi di bacche. Più a lungo indugiò lungo le sponde del lago. Quelle limpide acque, appena increspate dal vento, che venivano con mormorìo sommesso a lambire voluttuosamente le rive, gli richiamavano l'immagine dell'Egiziana e la sua meravigliosa bellezza, e il ricordo di quella sera allietata dalle parole e dal canto di lei, gli riempiva il cuore di una grande dolcezza. Ripensava al fascino dei suoi modi, all'armonìa del suo riso, alle sue lusinghe e alle sue blandizie, al tepore molle di quella manina che stringeva la sua sopra il pomo del timone. Da lei il suo pensiero correva a Balthasar, e alla sua miracolosa narrazione; e da lui al Re dei Giudei, che il santo uomo con tanta profondità di convinzione diceva vivo e annunziava vicino. E qui la sua mente si arrestò, indagando il mistero di quello strano personaggio, e traendo da quelle riflessioni la soddisfazione di cui andava in cerca. Nulla è più facile della confutazione di un pensiero contrario ai nostri desideri, e Ben Hur rifiutò energicamente la definizione data da Balthasar del regno che doveva venire. Il concetto di un regno spirituale, se non era intollerabile alle dottrine Sadducee di cui era imbevuto, gli sembrava una deduzione tratta dalle profondità di una fede troppo astratta e sognatrice. Un regno della Giudea, ah sì, quello era più comprensibile; un tale regno era già esistito e per la stessa ragione potrebbe ritornare! E accarezzava il suo orgoglio il pensare un regno nuovo, più vasto nei suoi dominii, più ricco e più splendido dell'antico; un Re sotto il quale egli troverebbe e servizio e vendetta. In questa condizione d'animo egli ritornò al -dovar-. Terminata la colazione, per occupare il pomeriggio, Ben Hur fece condurre davanti alla tenda il cocchio che egli sottopose ad un attento esame. Questa parola non rende che poveramente lo studio e la cura ch'egli pose nell'osservare ogni minimo particolare del veicolo. Con una soddisfazione che apparirà più comprensibile in seguito, vide che il modello era Greco, a suo avviso preferibile a quello Romano. Era più ampio nello spazio fra ruota e ruota, più basso di sala e più pesante; ma lo svantaggio del peso maggiore sarebbe più che compensato dalla resistenza dei suoi Arabi. In generale i costruttori di cocchi in Roma fabbricavano solamente veicoli da corsa, sacrificando la sicurezza alla leggerezza, e la resistenza alla grazia; mentre i carri di Achille e del -Re degli uomini designati per la guerra e i suoi pericoli- erano ancora i tipi preferiti nelle gare Istmiche e d'Olimpia. Poi attaccò i cavalli e li guidò sul campo delle esercitazioni, dove per parecchie ore li tenne sotto il giogo, obbligandoli ad ogni genere di evoluzioni. Quando ritornò al padiglione sul far della sera, il suo animo si era calmato e aveva deciso di sospendere ogni passo riguardo a Messala fin dopo la giornata delle corse. Il piacere di misurarsi col suo nemico al cospetto di tutto l'Oriente era una voluttà di cui egli non sapeva privarsi. La sua fiducia nella propria abilità e nel risultato finale era assoluta. Quanto ai cavalli, essi sarebbero stati i suoi compagni nella gloriosa impresa. -- «Ch'egli stìa all'erta! Ch'egli badi! Nevvero, Antares, Aldebran? Nevvero Rigel, buon cavallo? E tu Altair, Re dei corsieri, non dovrà egli temerci? Buoni, buoni!» -- Così parlava ai cavalli negli intervalli di riposo, andando dall'uno all'altro, e accarezzando loro le guancie e i colli. Sul far della notte Ben Hur sedeva davanti alla porta della tenda, aspettando Ilderim, non ancora ritornato dalla città. Non provava impazienza, nè dubbio, nè timore. Lo sceicco almeno avrebbe parlato. Anzi, fosse la soddisfazione dell'ottimo lavoro prestato dai cavalli, o la dolce stanchezza che succede a una giornata di tanta fatica, o la cena a cui aveva fatto largo onore, o la reazione, che, per una provvida legge di natura tien sempre dietro al momento di depressione e di tristezza, il giovane si trovava di ottimo umore, e quasi felice. Gli sembrava che la Provvidenza lo avesse preso sotto la sua speciale protezione. Finalmente si udì lo scalpitare di un cavallo, e Malluch smontò davanti alla tenda. Ben Hur non fece domande, ma entrò nel recinto dove pascolavano i cavalli. Aldebran gli si avvicinò, come profferendo i suoi servigi. Egli lo accarezzò affettuosamente, ma passò a scegliere un altro cavallo, non uno dei quattro: questi erano sacri alla gara. In breve tempo i due cavalieri percorrevano rapidamente e in silenzio la via della città. Prima d'arrivare al Ponte Seleucio, essi attraversarono il fiume su di una barca, e penetrarono nella città dal lato occidentale. Il cammino era più lungo, ma Ben Hur lo accettò senza far parola, pensando che fosse una precauzione necessaria. Passarono il molo di Simonide, e, davanti alla porta del grande magazzeno, Malluch fermò il suo cavallo. -- «Siamo giunti» -- egli disse -- «smonta.» -- Ben Hur riconobbe la località. -- «Dov'è lo sceicco?» -- -- «Vieni con me. Te lo mostrerò.» -- Un custode prese i cavalli, e quasi prima che Ben Hur si rendesse chiaramente conto di quanto avveniva, egli si trovò di nuovo davanti alla porta della casa sopra il terrazzo, e intese una voce: -- «In nome di Dio, entrate.» -- CAPITOLO VII. Malluch si fermò alla porta; Ben Hur entrò da solo. La stanza era quella medesima in cui aveva per la prima volta veduto Simonide, e nulla era mutato della sua apparenza, tranne che, presso alla poltrona del vecchio, era stato posto un grande candelabro di bronzo con molte braccia da cui pendevano numerose lampade d'argento, tutte accese. La luce era chiara e illuminava i tavolati delle pareti, la cornice dorata, e la volta di mica viola. Fatti due passi Ben Hur si arrestò. Tre persone erano presenti e lo guardavano. -- Simonide, Ilderim ed Ester. Egli girò gli occhi dall'uno all'altro come per trovar risposta alla domanda mezzo formulata dal suo cervello: -- «Che cosa vogliono da me questi tre?» -- A questa tenne subito dietro un'altra: -- «Sono amici o nemici?» -- Finalmente i suoi sguardi si fermarono su Ester. I due uomini gli avevano risposto con espressione bonaria, ma ciò ch'egli lesse nel volto della fanciulla era qualche cosa di più spirituale, che, quantunque sfuggisse ad ogni definizione, penetrò profondamente nell'animo suo. Ebbe per un istante la visione di un altro viso, quella dell'Egiziana, ma si dileguò subito. -- «Figlio di Hur.» -- Egli si voltò verso Simonide. -- «Figlio di Hur» -- ripetè il negoziante, sillabando con enfasi solenne le parole, come per imprimergli bene in mente tutto il significato dell'apostrofe -- «La pace del Signore Iddio, dei nostri padri sia con te. Prendila da parte mia e dei miei.» -- Il vecchio sedeva nella sua poltrona. Era la stessa testa regale, il volto pallido, l'aria imperiosa, sotto l'influenza della quale i visitatori dimenticavano le sue membra deformi. I bianchi occhi neri brillavano sopra le bianche sopracciglia. Un momento rimase così, poi incrociò le braccia sul petto. L'atto, messo in rapporto col saluto, non poteva essere frainteso, e non lo fu. -- «Simonide» -- rispose Ben Hur, commosso -- «la pace che tu offri, io l'accetto. Come figlio a padre te la ritorno: soltanto intendiamoci chiaramente fra di noi.» -- Così, delicatamente, egli cercò di eludere la sottomissione del negoziante, ed invece della relazione fra padrone e schiavo, volle sostituire un vincolo più elevato e più santo. Simonide lasciò cadere le mani, e volgendosi ad Ester disse: -- «Una sedia per il padrone, o figlia.» -- Essa si affrettò a portargli una sedia, e rimase in piedi, con le gote coperte di rossore, guardando ora all'uno, ora all'altro, da Ben Hur a Simonide, da Simonide a Ben Hur. Dopo una breve pausa Ben Hur prese la sedia dalle sue mani e l'avvicinò alla poltrona del negoziante. -- «Io siederò qui,» -- egli disse. I suoi occhi incontrarono quelli di lei, per un istante solo, ma egli ed Ester si sentirono migliori per quello sguardo. Simonide si inchinò e disse con un sospiro di sollievo: -- «Ester, mia figlia, portami le carte.» -- Essa andò ad un tavolato nella parete, lo aperse e ne estrasse un rotolo di papiri che porse al padre. -- «Tu dicesti bene, figlio di Hur» -- cominciò Simonide, spiegando i fogli -- «intendiamoci chiaramente. In anticipazione della richiesta -- che io avrei offerto spontaneamente se tu l'avessi rifiutata io ho preparato alcune note che lumeggiano la situazione. Due sono i punti che hanno bisogno di essere spiegati -- la proprietà dapprima, e poi i nostri rapporti. L'esposizione è chiara riguardo ad entrambi. Vuoi leggerla?» -- Ben Hur prese le carte, ma diede uno sguardo ad Ilderim. -- «No» -- disse Simonide -- «la presenza dello sceicco non ti impedisca di leggere; il conto che troverai ha bisogno di un testimonio. In calce di esso tu troverai il nome di Ilderim. Egli è al corrente di tutto ed è tuo amico. Tutto quanto egli è stato per me, sarà anche per te.» -- Simonide guardò l'arabo con un sorriso che questi gli rese con un grave cenno del capo, dicendo: -- «Tu l'hai detto.» -- Ben Hur rispose: -- «Io ho avuto già altre prove della sua amicizia e toccherebbe a me di mostrarmene degno.» -- poi soggiunse: -- «Più tardi, o Simonide, leggerò con attenzione le carte; per ora, riprendile, e, se ciò non ti stanca, esponi brevemente il loro contenuto.» -- Simonide riprese il rotolo. -- «Qui, Ester, vicino a me, e prendi le pagine man mano che te le porgo.» -- Essa si pose presso alla sua poltrona, appoggiando la mano destra leggermente sulla spalla del vecchio. Formavano così un gruppo solo, e, quando egli parlava, sembrava che il rendiconto procedesse da entrambi. -- «Questo» -- disse Simonide, spiegando la prima pagina -- «contiene l'esposizione delle somme che io ebbi da tuo padre, e che salvai dalla confisca Romana. Non v'erano beni, soltanto danaro, e anche questo i predoni avrebbero preso, se non fosse stato che, secondo consuetudini Ebraiche, esso si trovava sotto la forma di cambiali tratte sui mercati di Roma, Alessandria, Damasco, Cartagine e Valenza ed altre città minori. La somma così salvata ammontava a centoventi talenti Ebraici.» -- Egli diede il foglio ad Ester e prese il secondo. -- «Di questo importo io m'incaricai. Ora ascolta i miei crediti. Vedrai che in questa parola io intendo significar i guadagni ricavati da quella somma.» -- Da vari fogli lesse le seguenti cifre, che rendiamo, omettendo le frazioni: -Crediti:- Navi 60 talenti Merci nei magazzeni110» Carichi di transito 35» Cammelli, cavalli, ecc.20» Magazzini 10» Cambiali54» Contanti 254» ---- Totale 553 talenti -- «Aggiungi a questi, e ai cinquecento cinquantatre talenti guadagnati, il capitale originale ricevuto da tuo padre, tu hai SEICENTO SETTANTATRE TALENTI! -- tutti tuoi, che ti fanno, o figlio di Hur, il suddito più ricco della terra.» -- Egli prese i papiri dalle mani di Ester, tranne uno, e li porse a Ben Hur. L'orgoglio che traspariva da quel gesto, non offendeva; poteva derivare dal sentimento del proprio dovere ben compiuto, o riguardare unicamente Ben Hur. -- «Ed ora non v'è nulla» -- egli aggiunse, abbassando la voce, ma non gli occhi -- «ora non v'è nulla che tu non possa fare.» -- Il momento era solenne. Simonide tornò ad incrociare le braccia sul petto. Ester era ansiosa. Ilderim si lisciava la barba nervosamente. Una fortuna che giunga improvvisa è la prova di fuoco del carattere umano. Prendendo il rotolo, Ben Hur si alzò, lottando con la sua emozione. -- «Tutto ciò è come una luce del cielo, mandata a dissipare le tenebre di una notte che io credeva dovesse durare eterna, tanto era lunga e priva d'ogni speranza» -- egli disse con voce rauca. -- «Io ringrazio il Signore, che non mi ha abbandonato, e poi te o Simonide; la tua fedeltà compensa la crudeltà di altri, e rivendica la natura umana. -- «Non v'è nulla ch'io non possa fare:» -- Sia così. Tu mi sei testimonio, sceicco Ilderim. Ascolta bene le mie parole, e ricordale; e tu pure, Ester, ottimo angelo di questo buon uomo, ascoltami.» -- Egli tese la mano col rotolo a Simonide. -- «Tutto ciò che queste carte contengono, navi, case, mercanzie, cammelli, cavalli, denaro, tutto io ti restituisco, o Simonide, confermandolo a te ed ai tuoi per sempre.» -- Ester sorrise fra le sue lagrime; Ilderim afferrò con ambe le mani la sua barba, mentre gli occhi gli luccicavano come carboni. Simonide soltanto rimase calmo. -- «Confermandole a te ed ai tuoi per sempre» -- continuò Ben Hur -- «con una eccezione e ad un patto.» -- I suoi ascoltatori trattennero il respiro per ascoltarlo meglio. -- «Tu dovrai restituirmi i centoventi talenti che appartenevano a mio padre.» -- Il volto di Ilderim si rasserenò. -- «E tu dovrai aiutarmi con tutte le tue forze e con tutti i tuoi beni nella ricerca di mia madre e di mia sorella.» -- Simonide era commosso. Porgendogli la mano, egli disse: -- «Riconosco l'animo tuo, o figlio di Hur, e sono riconoscente al Signore d'avermi mandato un uomo come te. Come io ho servito tuo padre, così continuerò a servirti; ma non posso accettar le tue proposte generose.» -- Spiegando l'ultimo foglio continuò: -- «Tu non hai veduto tutto. Prendi questo e leggi -- leggi ad alta voce.» -- Ben Hur prese il foglio e lesse. Nota degli schiavi di Hur, tenuta da Simonide suo amministratore. 1. Amrah, Egiziana, custode del palazzo in Gerusalemme. 2. Simonide, Agente in Antiochia. 3. Ester figlia di Simonide. Ora, in tutte le sue riflessioni intorno a Simonide, Ben Hur non aveva mai lontanamente pensato che, per legge, i figli seguono la condizione dei genitori. In tutte le sue visioni la soave persona di Ester figurava come una rivale dell'Egiziana, oggetto del suo affetto e forse del suo amore. Egli rabbrividì alla rivelazione così bruscamente presentatagli, e vedendo la fanciulla arrossire e chinare gli occhi mentre egli avvoltolava di nuovo il papiro nelle sue mani, egli disse: -- «Un uomo con seicento talenti è ricco in verità, e può fare ciò che gli piace; ma più preziosi del denaro, più preziosi dei beni, sono l'intelligenza che ha saputo ammassare quella ricchezza, e il cuore che, in mezzo a quella ricchezza, non s'è lasciato corrompere. O Simonide, e tu Ester, non temete. Lo sceicco Ilderim attesterà che da questo momento io vi dichiaro liberi e affrancati, e questo confermerò con una scrittura. Vi basta?» -- -- «Figlio di Hur» -- disse Simonide -- «tu rendi dolce anche la servitù. Ma sappi che io ebbi torto: vi sono cose che tu non puoi fare, nemmeno con le tue ricchezze. Tu non puoi liberarci. Io sono tuo schiavo, perchè spontaneamente mi lasciai forare l'orecchio con la lesina per mano di tuo padre, e i segni rimangono ancora.» -- -- «E mio padre fece questo?» -- -- «Non biasimarlo,» -- si affrettò a dire Simonide. -- «Egli mi accettò quale schiavo di questa categoria, perchè io lo supplicai di fatto. Non mi sono mai pentito. Fu questo il prezzo che pagai per Rachele, la madre di mia figlia; perchè Rachele non volle diventare mia moglie, se io non fossi diventato ciò che essa era.» -- -- «Essa era schiava in perpetuo?» -- -- «Sì.» -- Ben Hur misurò la stanza con passi concitati. -- «Io era già ricco» -- disse, arrestandosi di un colpo -- «ricco pei doni del generoso duumviro; ora mi capita questa fortuna colossale e la mente che l'ha saputa ammassare. Non v'è il dito di Dio in tutto ciò? Consigliami, o Simonide! Aiutami a scoprire il vero. Fa che io diventi degno del mio nome, e se tu sei schiavo nella legge, io sarò tuo servo di fatto. Tu comanda.» -- Il viso di Simonide era raggiante. -- «O figlio del mio morto padrone! Io farò più che aiutarti; io metterò al tuo servizio tutta la forza della mia mente e del mio cuore. Il mio corpo però non giova alla tua causa, ma col cuore e con la mente ti servirò. Lo giuro, per l'altare del nostro Dio! Soltanto creami con nomina formale ciò che fin'ora ho finto di essere.» -- -- «Che cosa?» -- chiese Ben Hur con sollecitudine. -- «Amministratore dei tuoi beni.» -- -- «Lo sei da questo istante, o vuoi lo faccia in iscritto?» -- -- «La tua parola basta. Così fece tuo padre. Ed ora siamo intesi.» -- Simonide tacque. -- «Lo siamo» -- disse Ben Hur. -- «E tu, figlia di Rachele, parla!» -- continuò Simonide, sollevando il braccio di lei dalla sua spalla. Ester, lasciata così sola, rimase confusa un istante; poi andò da Ben Hur, e con tutta la grazia della sua femminilità, disse: -- «Io non sono diversa da mia madre; e poichè essa è morta, lascia, padrone, che io prenda cura di mio padre.» -- Ben Hur prese la sua mano e la condusse presso la poltrona. -- «Sei una buona figliuola» -- disse. -- «Sia fatta la tua volontà.» -- Essa cinse di nuovo il collo di suo padre e per qualche tempo regnò il silenzio nella stanza. CAPITOLO VIII. Simonide alzò il capo. -- «Ester, egli disse dolcemente, la notte è inoltrata; portaci da bere, affinchè ciò che ancora dobbiamo dire non ci affatichi.» -- Essa suonò il campanello. Un domestico entrò con vino e pane. -- «Qualche cosa rimane ancora da chiarirsi, mio buon padrone» -- disse Simonide. -- «D'ora innanzi le nostre vite dovranno correre insieme come due fiumi che hanno unite le loro acque e scorrono verso la medesima foce. È meglio che ogni nube sia dissipata. Quando tu partisti l'altro giorno dalla mia porta tu credesti che io ti avessi negato quei tuoi diritti che ora conosco in tutta la loro ampiezza. Ma non fu così, no, non fu così. Ester può attestare che io ti riconobbi, e che non ti perdei di vista lo può dire Malluch, il quale...» -- -- «Malluch!» -- esclamò Ben Hur. -- «Chi è inchiodato come me alla sua poltrona, deve servirsi di molte mani se vuol muovere il mondo dal quale lo divide una così crudele barriera. Io ho molte di queste mani, e Malluch è una delle migliori. E qualche volta,» -- e rivolse uno sguardo riconoscente allo sceicco -- «qualche volta mi rivolgo ad altri cuori generosi, come Ilderim, buono e coraggioso. Che egli ti dica se ti avevo ripudiato o dimenticato.» -- Ben Hur guardò l'Arabo. -- «Questi è colui che ti parlò di me, buon Ilderim.» -- Ilderim accennò di sì col capo, e i suoi occhietti scintillarono. -- «Come si può conoscere senza una prova, o mio padrone» -- continuò Simonide, -- «ciò che sia un uomo? Io ti ravvisai, per la somiglianza con tuo padre; ma non conosceva la tua indole e i tuoi costumi. V'è della gente per la quale le ricchezze sono una maledizione. Eri tu uno di questi esseri? Io mandai Malluch per accertarmene, e vidi coi suoi occhi, e ascoltai con le sue orecchie. Non biasimarlo. Ciò che egli mi riferì era tutto in tuo favore.» -- -- «Io non lo biasimo» -- disse Ben Hur, cordialmente. -- «Io approvo la tua saggezza.» -- -- «Le tue parole mi sono gradite» -- continuò il negoziante, -- «gradite assai. La mia paura di un malinteso è cessata. Ed ora i fiumi scorrano per la loro via nella direzione che Dio indicherà!» -- Dopo una pausa egli riprese. -- «Come il tessitore seduto al telaio vede scorrere veloci le spole, e la tela crescere sotto i suoi occhi e coprirsi di figure ed arabeschi, mentre egli sogna fulgidi sogni nel frattempo; così, nelle mie mani, si accumulava il denaro, ed io mi meravigliavo di questa prosperità e spesso me ne chiedevo il perchè. Io vedeva una mano che non era la mia guidare ogni impresa. Il Simun, che seppelliva le carovane degli altri nel deserto, risparmiava le mie; le tempeste che riempivano i mari di naufragi e gettavano i rottami sulle spiaggie, acceleravano il corso delle mie navi. Più strano di tutto, io, così dipendente dagli altri, immobile nella mia sedia come una cosa morta, non ho mai patito una perdita da parte di un agente -- mai. Gli elementi sono aggiogati al mio servizio, e tutti i miei servitori mi sono stati fedeli.» -- -- «È strano veramente» -- disse Ben Hur. -- «Così io mi diceva. Finalmente, o padrone, venni alla tua conclusione: Iddio c'entrava -- e come te mi chiesi: -- «Quale sarà il suo scopo?» -- La mente di Dio non si muove se non con un intento. E per tutti questi anni mi sono ripetuto questa domanda, aspettando una risposta, che sapevo Dio avrebbe fatta a suo tempo. E io credo che il momento sia venuto.» -- Ben Hur ascoltò con attenzione crescente. -- «Molti anni or sono, io sedeva con tua madre, o Ester, sulla strada ad oriente di Gerusalemme, presso le tombe dei Re, quando tre uomini mi passarono davanti sopra grandi cammelli bianchi, non mai veduti nella Città Santa. Questi uomini erano stranieri, e venivano da lontano. Il primo di essi si fermò e chiese: -- «Dov'è colui che è nato Re degli Ebrei?» -- E come per calmare la mia curiosità continuò: -- «Noi abbiamo veduto la sua stella in Oriente, e siamo venuti per adorarlo.» -- Io non sapeva che cosa rispondere, ma tenni loro dietro fino alla porta di Gerusalemme, dove ripeterono la loro domanda alla guardia. Tutti quelli che la intesero, rimasero stupiti e credettero che si trattasse dell'atteso Col tempo dimenticai queste circostanze, che ora mi sono state nuovamente richiamate alla mente. Hai veduto Balthasar? -- «Sì, ed ho udito il suo racconto» -- disse Ben Hur. -- «Un miracolo! Un vero miracolo!» -- esclamò Simonide. -- «Quando egli me lo narrò, mi parve di ascoltare la risposta che da tanti anni attendevo. Il pensiero di Dio mi balenò chiaro davanti agli occhi. Il Re che verrà sarà povero, povero e senza amici; senza seguito, senza esercito, senza flotte, senza città e piazze forti; c'era un regno da formare e una Roma da essere abbattuta. Vedi, o padrone, vedi! Tu pieno di forza, tu addestrato nelle armi, tu ricco; quale opportunità ti offre il Signore! Non abbraccerai l'occasione e non farai tuo questo compito? Quale gloria più perfetta potrebbe desiderare un uomo?» -- Simonide aveva pronunciato questo appello con tutta l'anima sua. -- «Ma il regno, il regno!» -- Ben Hur rispose. -- «Balthasar dice che sarà delle anime soltanto.» -- L'orgoglio ebraico era forte in Simonide e con un leggiero tono di disprezzo egli replicò: -- «Balthasar è stato testimonio di cose meravigliose, o padrone; di miracoli; e, quando egli ne parla, la mia fede si china dinanzi a lui, perchè egli le ha vedute ed udite. Ma d'altra parte egli è un figlio di Mizraim, pur non essendone un proselite. Non è dunque credibile ch'egli possegga cognizioni tali da costringerci a credere ciecamente tutto ciò che riguarda le intenzioni di Dio con Israele. I profeti ricevevano la loro luce direttamente dal cielo, come la ebbe lui. Essi sono molti, egli è solo. Io devo credere ai profeti: Ester, portami la Torah.» -- Poi continuò senza attenderla: -- «Si può rigettare la testimonianza di tutto un popolo, o padrone? Da Tiro al Nord, fino alla capitale di Edom all'estremo Sud, non trovai un pastore o un mendicante che non ti dica che il regno del Re che verrà, sarà come quello di Davide e di Salomone. Donde trassero la loro fede, è ciò che vedremo.» -- In quella rientrò Ester, recando una quantità di rotoli entro astucci ornati di arabeschi e con strane lettere d'oro. Egli li prese e li ordinò sopra il tavolo. Spiegando ora l'uno ora l'altro dei vecchi papiri, egli confortò le sue argomentazioni con copiose citazioni, che noi, per brevità, risparmieremo al lettore. Dal Libro di Enoch, ai salmi di Davide, dalle profezie di Ezra, di Geremia e di Daniele, chiare come squilli di tromba uscivano le parole annunziatrici del Regno del Re che doveva venire, la sua gloria, i suoi trionfi. Ben Hur piegò la fronte sopraffatto, convinto, ed esclamò: -- «Io credo, io credo!» -- -- «E allora?» -- chiese Simonide. -- «Se il Re sarà povero, non lo aiuterà il mio padrone con la ricchezza che possiede in abbondanza?» -- -- «Aiutarlo? Fino all'ultimo siclo e all'ultimo respiro! Ma perchè credi che verrà povero?» -- -- «Ascolta la parola del Signore, quale Zaccaria l'intese. Ecco come il Re entrerà in Gerusalemme.» -- E lesse: -- «Rallegrati, o figliuolo di Sion. Vedi il tuo Re che viene con la giustizia e con la salvezza; umilmente a cavallo di un asino.» -- Ben Hur torse il capo e guardò altrove. -- «Che cosa vedi, o padrone!» -- -- «Roma!» -- rispose mestamente. -- «Roma e le sue legioni. Io ho vissuto con esse nei loro accampamenti, e le conosco.» -- -- «Ah!» -- disse Simonide. -- «Tu guiderai le legioni del Re, sarai alla testa di milioni di uomini.» -- -- «Milioni di uomini!» -- esclamò Ben Hur. Simonide stette alquanto sopra pensiero. -- «La questione del numero non ti inquieti» -- disse Simonide. Ben Hur lo guardò. -- «Tu vedi da una parte il Re umile e dimesso, e dall'altra parte le serrate legioni di Roma, e ti domandi: Che cosa può egli fare?» -- -- «Questo era il mio pensiero.» -- -- «O mio padrone!» -- continuò Simonide -- «Tu non conosci la forza d'Israele. Tu te lo figuri come un vecchio cadente che piange amare lacrime presso i fiumi di Babilonia. Ma va a Gerusalemme il giorno di Pasqua, e fermati sullo Xisto o nella Via dei Barattieri, e conta la gente che passa. La promessa che il Signore fece a nostro padre Giacobbe si è avverata davvero; noi ci siamo moltiplicati infinitamente, ad onta della schiavitù in Egitto, della cattività Babilonese, della dominazione Romana. Ma non solo ai limiti della razza devi badare; ma pensa allo sviluppo della nostra fede che abbraccia tanti popoli nell'Asia, conta gli eserciti dei fedeli che aspettano il vecchio grido d'allarme: Alle tue tende, Israele! A centinaia e migliaia sono sparsi nella Persia, nell'Egitto, nell'Africa, nei mercati d'occidente, nella Spagna ed a Londra, nella Grecia e nelle isole, sul Ponto e qui in Antiochia, e nella stessa maledetta città dei sette colli. È un corteo di nazioni, è una selva di spade che attende l'avvento del Re.» -- Le parole furono profferite con fervore ed ispirazione. Sopra Ilderim fecero l'effetto d'uno squillo di tromba. -- «Oh se mi ritornasse la mia gioventù!» -- egli gridò balzando in piedi. Ben Hur non si mosse. Egli comprendeva che questo discorso mirava ad invitarlo a sacrificare tutta la sua vita e la sua fortuna al servizio dell'Essere misterioso nel quale si concentravano le speranze di Simonide come quelle dell'Egiziano. L'idea, come abbiamo veduto, non era nuova, ma gli era venuta ripetutamente, dopo le parole di Malluch, dopo la cena con Balthasar; ma aveva urtato contro ostacoli, e non si era ancora mutata in una risoluzione certa. Ora non più. Una mano maestra era venuta a raccogliere la vasta trama, ad ordinarne le fila. Quelle parole alate ebbero sopra di lui l'effetto come se una porta invisibile si fosse improvvisamente spalancata, inondandolo di un fascio di luce, schiudendogli tutto un nuovo splendente avvenire, in cui il sogno della sua vita, quel sogno careggiato fra le catene e sul remo, e nelle palestre di Roma, trovava il suo posto e prometteva di avverarsi. Un ultimo dubbio rimaneva. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000