malvestita, avara e sfacciata. Sia pure; andiamo altrove. Scegliete una direzione; l’automobile può esser pronta fra un’ora; si partirà. Voi siete un poco stanca? preferite riposarvi, dormire tranquilla una lunga notte?... Va bene; sia come volete; io non ho preferenze; partiremo domattina. Tuttavia debbo dirvi una cosa, Madlen. Bilbao può essere una città ingrata, come può essere la più felice della terra: i luoghi prendono il colore dell’illusione che noi sappiamo trarre da essi. Chi vuol cercare il paradiso fuor di sè stesso deve rassegnarsi a camminare eternamente. A me qualche volta parve che la felicità ridesse da una piccola finestra, sopra un cortile pieno d’erba, fra i due muri d’una strada nascosta, ove non passava quasi nessuno; e talvolta mi sentii sperduto nel rumore d’una città immensa, ove la febbre della gioia umana pareva salisse a vortici dal cuore della moltitudine, come un riso perpetuo e micidiale. Non importa. Camminiamo ancora un poco, Madlen. Gli uomini vi guardano; le donne osservano maravigliate le vostre calzature fine; si fermano con sorpresa, e di voi parlano lungamente. Ora dítemi una cosa:--Dove andremo? Volete girare in automobile, senza una meta prefissa, tutta la Vecchia Castiglia? Passeremo un giorno a Valladolid, un altro a Salamanca. O preferite invece telegrafare a Litzine,--vi ricordate la bionda Litzine?--perchè ci fissi un bell’appartamento, con le finestre verso la Grande Plage, all’Hôtel du Palais? Rimarremo a Biarritz una settimana, due se vorrete; faremo una cura di nervi alle tavole di -chemin de fer-, poi forse rivedremo Lord Pepe--vi ricordate, ancora, Madlen, quel vostro elegantissimo Lord Pepe? No?... Ed allora non rimane che una cura d’aria negli Alti Bassi Pirenei: Cauterets, Pau, le Bagnères de Luchon o de Bigorre... Aspettate!... volete fare una cosa davvero assurda, però molto cristiana? Volete visitare Lourdes? Lourdes?...--Madlen sorrise; mi guardò; poi disse:--Andiamo. Camminando eravamo giunti sotto gli alberi del Campo de Volantin; il fiume carico di zattere passava con la sua calma onda, che pareva confondersi, perdersi, nelle distanze della sera. Qualche marinaio scamiciato, bruno come il legname della sua zattera, fumava, immobile, seduto su cumuli di mercanzie. Scendeva incontro al mare; portava i tesori della sua città ricchissima verso l’infinita onda. Più lontana, quasi cancellata nel rossore del tramonto, brillava l’attrezzatura di qualche alto naviglio; il Rio Nervion sentiva cantare nella sua terrestre anima, fremere nella sua lentezza dorata, nella sua docile vasta navigabilità, il divino Atlantico. --Ecco veramente una bella idea!--mi disse ancora Madlen.--Io non sono mai stata a Lourdes. E voi? --Sì, una volta; ma tornerei volontieri. --Ebbene, volete credermi? Non so quante volte ho pensato che amerei bagnare le mie dita in quella fontana miracolosa. Ma insieme ho sentito che ne avrei paura, una paura forse invincibile... Non però con voi; mi sembra che andando con voi non avrò alcuna paura. C’è in voi un uomo il quale riesce a deridere ogni cosa, ed io vi amo perchè siete così forte. --Non è una forza, Madlen; è una maniera dolorosa ed amara di abbandonare agli altri la bellezza che non può esser mia. Veramente forti sono gli uomini che credono ciecamente in cose non vere. Essi cominciano con una conclusione; il dubbio non li tormenta; sono tranquilli perchè racchiudono in sè una certezza definitiva. Ma io, quando penso ad una cosa, vedo sempre mille strade, ugualmente vere, ugualmente false, per le quali ci si perde. La sola verità è questa:--«Chi pensa non può concludere; chi pensa non può credere. Il mondo, per l’uomo, è privo di conclusione. Allora non rimane che una tranquillità: sorridere.» Mi ascoltava, con i suoi occhi dorati, ove pareva salisse dal fiore dell’anima una luce spirituale; mi guardava come se io possedessi di lei quasi l’amore. Sul mio braccio la sua mano pesava; una docilità, una stanchezza d’innamorata entrava in lei; nell’anima di questa giovine donna oppressa da molte colpe vedevo quasi nascere un senso di purificazione. Ed io mi domandavo se la più perfetta bellezza d’una donna può anche non essere che un vano errore nostro, o se invece questa bellezza è qualcosa di reale, di assoluto, nell’armonia totale della natura, un segno di vita superiore, una forma divenuta musica, una vera elevazione. Solo in tal caso amare una donna può essere una maniera legittima e spirituale d’intendere la vita. Ma io ripetevo a me stesso:--«Chi pensa non può concludere; chi pensa non può credere...» Un fiume passa; una città entra nella sera; l’esausta fatica delle officine si alza nell’aria in pesanti nuvole di fumo; la strada è bella, è nuova, confonde in sè mille anime; i giardini ancor pieni d’estate mandano un profumo di maturità; le case diventano azzurre; qualche voce canta, le vetrine brillano; chi è stanco dormirà; chi ama una donna la stringerà nelle sue braccia violente; il fiume passa; ogni uomo trascina con sè la forma della propria ombra, e questa ombra pesa; nel cielo eterno si alza il respiro di una immensa fatica; il fiume passa; una donna mi guarda; un povero, nella sua diseredata libertà, mi sembra quasi felice;--tutto questo è il rumore d’una giornata umana, un po’ di giovinezza finita, un po’ d’amore disperso... Madlen, e la tua bocca è giovine, la tua mano è calda; il fiume passa, passa... ---- Da Bilbao avevamo rimandata a San Sebastiano la cameriera di Madlen, perchè s’incaricasse de’ nostri bagagli e quindi ci attendesse, con Pompon, alle Bagnères de Bigorre. Colà preferivamo alloggiare, anzichè nei pericolosi alberghi di Lourdes, infestati ormai dalle cancrene di tutti i pellegrinaggi. Noi, con l’automobile, (che un esperto ma non economico guidatore avventava su le ripide strade maestre, assicurandoci che il suo robusto motore non avrebbe fallato un battito neanche nel valicare i selvaggi Pirenei), bene incappucciati, ben serrati l’uno presso l’altra, ilari e curiosi come due giovini amanti, ci recammo da Bilbao a Pamplona, la dura capitale dell’antica Navarra, ove il condottiero Ignazio da Loyola prima conobbe la spada che il saio d’umiltà. Poi da Pamplona salimmo a Roncisvalle, e traversammo il Passo dove Rolando morì. Morì nella battaglia perduta, che fece cantare i poemi di tanti secoli, morì tra le orde fuggiasche di Carlo Imperatore, morì nell’immaginazione dei poeti, nella musica delle canzoni, primo cavaliere della sua gente, usbergo e fiore dei Paladini di Francia. E rivedevo il suo cavallo di guerra, senza cavaliere, sbrigliato e formidabile, con la gualdrappa e le insegne di Rolando, galoppare dietro bandiere fuggiasche, nella sera della disfatta... Leggende, leggende... come siete belle!... come siete necessarie agli uomini!... La valle per dove passò tanto fiume di popoli, e dove tanta forza d’invasori contese la bella terra di Francia, era quel giorno tutta scapigliata, le sue foreste eterne si arruffavano, i suoi freddi ruscelli balenavano tra l’erba delle alte praterie. Valicato un ponte presso il villaggio di Arnéguy, fummo su terra francese. Di là rimaneva la superba e squallida Spagna, il paese delle chitarre e dell’acqua santa, la terra un po’ romantica, un po’ addormentata, ove il secolo ventesimo, pieno di fumo e d’elettricità, pénetra con una certa fatica. Spade rosse nella cervice dei tori da combattimento, alberghi nuovi, costrutti da ingegneri svizzeri, giardini di mimose e d’aranci, chiese decrepite, strade malagevoli, campi senza fertilità, ove ogni tanto s’incontra qualche mandria errante, di lana scura, che va, che va, dietro il suo pastore senza focolare, lenta e squallida... Addio, vecchia Navarra, e tu, più lontana, più luminosa, bianca terra di Guipuzcoa!... Da Roncisvalle scendemmo a Saint-Jean-Pied-de-Port, la capitale degli antichi Baschi di Navarra, cittadella incastellata e fierissima, per dove scende, ancor bianco di montagna, un leggero fiume: la Nive de Béhérobie. Una locanda basca, linda e luminosa, con fiori di ciclamini su la tovaglia finemente lavorata, soddisfece alla nostra fame gagliarda e per qualche ora diede ristoro alla fatica della nostra lunga strada. Un ceppo enorme ardeva su la cenere del vecchio focolare, spargeva, col suo rumore di fiamma umida, nella stanza piena di sole un colore d’autunno. Qualche ospite silenzioso rompeva con le sue mani bianche il pane infarinato. Nessuno parlava; i bicchieri, le stoviglie facevano poco rumore; radi passanti traversavano la strada silenziosa; la grande piazza di «pelota» era quasi deserta. Larghi pezzi di montone, cotti con salvia e rosmarino, venivan dai fornelli rossi dell’antica locanda, fumavano su le tovaglie immacolate. Chi le portava era una bella montanara, svelta e forte come una cavalcatrice della Camargue, pallida, senza ombre nel viso, con gli occhi duri, le trecce ravvolte al capo, le anche magre, il seno piccolo, che tremava leggermente sotto il grembiule di fino merletto. Era difficile farla parlare; non rispondeva che pochi vocaboli, con una pronunzia francese dura e cadenzata. C’era in lei qualcosa di primordiale, una specie di lontananza da noi, quasi un’antichità giovanissima sigillata nella sua razza splendente. Camminava su le scarpe di corda; era attenta, veloce; i suoi occhi immobili sorvegliavano la nostra mensa con una specie di vigilante severità. Poi, di nuovo, la strada; la strada bianca e lampeggiante, stesa fra immense praterie, che scendevano dagli alti Pirenei come larghi tappeti scossi dal vento, cosparsi di fiori, chiusi da foreste che brulicavano di ciclamini; la strada chiara e violenta, bella come una creatura viva, che batteva nei cancelli delle case, cantando, e lontano spariva, tra gli alberi, in un vortice di azzurrità... Arrivammo a Lourdes un pomeriggio del mese d’Ottobre, nella più alta ora del sole. Avevamo percorsa in pochi giorni la più bella e felice strada che forse ricordino i miei occhi di viandante. Ora entravamo in Cristo. L’ala di Dio ricopriva noi, reduci dai luoghi di perdizione. Dove la carne pentita si mondava dalle sue piaghe insanabili, noi entravamo con la nostra infernale anima di peccatori, noi, co’ nostri abiti e co’ nostri gioielli comperati alle vetrine del diavolo, noi, che andavamo al Santuario come ad un mistico teatro di fanatismo e di esasperazione. Portavo ad immergere nella sacra Fontana le dita bianche di una vergine offesa da tutto l’amore. Vedrei le sue luminose trecce, bionde e buie, risplendere nella Grotta dei Miracoli. Udrei, nel silenzio della Basilica ove si eterna il sogno di Bernadette, ove a migliaia brillano i voti appesi dagli umili e dai potenti udrei, fra il bisbiglio delle preci, suonare il mazzo de’ suoi braccialetti, la sottile musica degli ori e delle sete, che fin presso l’altare scintillante confonderebber nella voce grave degli organi l’eco delle canzoni di Montmartre... C’era, in un tale contrasto, qualcosa di profondamente iniquo: la gioia perversa dell’incredulo che vuol immergersi nel mistico dolore, intingere le sue dita eretiche nella fontana dell’acqua miracolosa, fissare con i suoi occhi pieni d’infernalità il simulacro della Vergine che fa camminare gli storpi, urlare i mutoli, sorgere i paralitici, tremare in Cristo i lontani da Dio. Nella terribile città del dolore, ove giungono gli inguaribili di tutta la terra, noi entravamo sopra una macchina di lunga strada, gagliarda e sottile, avvolti nel rombo del suo motore possente, noi, che venivamo dall’aver danzato su le musiche dei pazzi violini, noi, reduci dall’altra vita, quella che alza la coppa, rompe il bicchiere... Dissi al meccanico:--Férmati. E scendemmo. Davanti a noi, sopra un viluppo di strade anguste, che parevan scendere verso una profondità, si alzava la collina di Lourdes, con la bruna macchia del suo Castello, che aveva ceduto a sovrane Confraternite il vassallaggio della guelfa Contea. Guardavo quel forte castello, pensavo ai signori che lo tennero, secoli fa, custodi acerrimi di otto vallate, e su cavalli armati salirono la ripida erta, e furono assediati, e di fame patirono, e di buon sangue tinsero l’onda sonnolenta del fiume di Pau, al quale un giorno discese, nel rigore dell’inverno, e camminò solitaria la Vergine Bernadette. Camminò; ed era una fanciulla di quattordici anni, pallida, un poco emaciata, con grandi occhi scuri, troppo fissi, ove la giovinezza era già spenta; gli occhi terribilmente lascivi e dolorosi delle pazze in Cristo, gli occhi senza umanità ch’ebbero tutte le allucinate, le portatrici di stigmate, le recluse nei monasteri pieni di supplizi, Maria di Magdala e Santa Teresa, Lutgarde e Juana Rodriguez, Maria Villani e Jeanne Boisseau, Bertine Bouquillon e Bernadette Soubirous... Questa era una pascolatrice d’agnelli, nata nella casa di poverissima gente; nulla sapeva, tranne che recitare il Rosario. Camminando per l’alta erba davanti alla sua mandria bianca, faceva passare i granelli della Corona fra le sue dita scure come ghiande. A quel tempo Lourdes era una borgata selvaggia, un angolo di superstizioso e devoto Medio Evo, sepolto in una dura valle dei Bassi Pirenei, col suo Castello in rovina e la sua chiesa decrepita, con tetre case di sasso in fondo a vicoli bui. Da queste case non si usciva, se non la Domenica, in processione, per cantare a Dio. Le fanciulle andavano spose a chi le guardava per primo. Erano alte, un po’ rozze di lineamenti, con lisci capelli neri, e si vestivano di percalli variopinti. La più desiderata era quella che meglio cantava nei cori, quella che a dottrina il parroco designava come la più zelante nel fervore di Dio. Nessuna bellezza del mondo, nessun rumore del secolo entrava in quella pia solitudine; nulla fuorchè il vasto cantare del vento, che scendeva dalle azzurre cime de’ Pirenei; le Gave de Pau, che faceva un gomito burrascoso a piè della collina, ove più tardi sorgerebbero le tre Basiliche; e boschi e silenzio; una religiosa povertà; i prati e le stelle. Qualche mercante girovago, al passo di vecchie mule grevi di sonagliere, vi giungeva da lontani mercati. Sotto i lunghi portici, nei giorni di festa, l’arcidiacono passava benedicendo le donne inginocchiate. Ogni tre porte una nicchia: su qualche finestra un fiore. Null’altro. Ecco i luoghi dove nascon i perpetui miti, le atroci e maravigliose follìe dello spirito umano, ciò che per sempre è vero e per sempre è inammissibile:--Nazaret e Lourdes. Un miglio più su nella vallata è Bartrès, il villaggio di quaranta catapecchie, ove Bernadette visse i primi anni dell’infanzia, raccolta in una cuna deserta dalla povera donna Lagûes, per alleviare la miseria del mugnaio Soubirous. Là, divenuta grandicella, Bernadette pascolava gli agnelli della povera donna di Bartrès e recitava la corona del Rosario camminando per oscure pinete. D’inverno, d’estate, mai udiva rumore alcuno, fuorchè il rumore delle foglie, la musica primitiva della foresta e del fiume; nulla sapeva della vita; non c’era strada. Verso la fine d’Aprile tutto si profumava di mughetti; nel Settembre la foresta diventava un prato di ciclamini. Poi, verso i dodici anni, Bernadette fece ritorno alla sua casa. Dormì sovra un pagliericcio umido, nell’unica stanza del mugnaio Soubirous. I vicini di casa, là, nella contrada buia des Petits Fossés, poco amavano quell’uomo scontroso e miserabile, rintanato nel fosco tugurio, con la sua donna ossuta, con le sue quattro creature mal nutrite, cui ora s’aggiungeva la fame della sua primogenita, la taciturna Bernadette. Questa oramai era nel suo tredicesimo anno; diveniva sempre più alta, più pallida; i bei capelli neri le scendevano fin sotto gli ómeri. Spesso era scalza; la succinta gonnella rossa, di un vecchio percallo stinto, sfilacciato, con macchie d’erba e di ruggine, le scopriva i nodelli asciutti, esili, delle ginocchia scure. Sui duri ciottoli della contrada camminava con un passo di gatta, lungo il muro, trasognata, senza guardare alcuno. Se una voce la chiamava, ella si fermava di scatto, senza rispondere. Se un uomo la fissava, se una voce d’uomo cadeva su lei, se un riso d’uomo passava nella strada silenziosa, le sue magre spalle trasalivano impercettibilmente, si piegavano quasi con dolore, sotto quella forza temibile. Poi andava, per lungo il porticato, con gli occhi fissi ed il Rosario fra le mani, sperduta. Di sera, quando tutto il borgo era nella chiesa, ella pure vi entrava, per l’ultima, non tra le fanciulle, non tra gli uomini, sola, in disparte; s’inginocchiava. Era fredda; i suoi lisci capelli neri le cadevan su gli occhi luminosi; usciva di sè; un colore di paradiso entrava nell’anima di questa pascolatrice. Qualche volta Marie Soubirous, la sorella minore, veniva presso lei per dirle:--«Ora lévati Bernadette; hai molto pregato; vieni con noi.» Ma ella non si muoveva. Era curva sotto la voce del lettore di parabole, sperduta in Cristo, già presa nella febbre del suo divino amore. Il cantore del Vangelo, il giovine diacono Ader, aveva notato quella sua devozione; spesso, nel predicare, guardava le sue lunghe braccia nude, allacciate ai polsi dalla Corona del Rosario. Ed anzi, una sera, il diacono Ader disse davanti a tutto il borgo:--«Bernadette Soubirous è nella grazia del Signore.» E tutti si volsero, e tutti guardarono la vergine dai lisci capelli neri, che sorrise, umile, nella sua bianchezza di fanciulla malata. Sì, era malata in Cristo, e negli uomini, e nel dolore della sua fredda verginità; malata nella sua adolescenza bella e fragile, malata nel suo respiro, nelle sue dita scarne, tutta pallore, tutta amore, silenzio ed allucinazione. Ora, quando cadde l’inverno, Bernadette Soubirous, la figlia del mugnaio, la pascolatrice di Bartrès, quella che dormiva sul pagliericcio umido nel vicolo des Petits Fossés, la perduta in Cristo, compiva i quattordici anni. Il mugnaio era così povero che non potè farle alcun dono. Però sua madre le pose intorno al collo un suo logoro scialle di lana fulva,--«perchè--disse--il vento del Pic du Midi soffia con troppa forza nella cenere del nostro focolare.» Fin dentro il tugurio saliva il rumore d’acqua e di ciottoli che dal basso della vallata mandava le Gave de Pau; nessun’altra voce di cose vive; il borgo era sepolto nell’inverno; la dura vallata sbarrava ogni accesso alla vita. Ed allora, su l’umido pagliericcio, nel tugurio del mugnaio Soubirous, ogni notte Bernadette cominciò a sognare. Vedeva nel suo delirio le bellezze del regno di Dio, vedeva paradisi ed altari, fumi d’incensi ed apparizioni di creature celesti; poi sempre udiva quella voce calda e calma del giovine diacono Ader ripetere davanti a tutto il borgo: --«Bernadette Soubirous è nella grazia del Signore.» E la innamorata in Cristo cominciò ad uscire dal mondo. L’anima sua, pura da ogni contaminazione, scorreva nel suo corpo inguaribile come il fiume tra i dirupi della montagna inaccessibile. In lei era Dio; nella sua pallida carne malata era la sorgente inestinguibile del divino amore. Pativa il sogno come una fiamma carnale; si perdeva nel miracolo come tra le braccia di un divino amante. Da lei doveva nascere una grande leggenda; forse la più maravigliosa e terribile dopo il delirio di Cristo; quella che a lei trascinerebbe una emigrazione infinita di sciagure umane, tutto il dolore, tutte le piaghe, tutta l’ignoranza, tutta l’umiltà del secolo che portò nella sua dura effigie il sogghigno sarcastico di Voltaire. Da lei, da questa pascolatrice di mandrie nelle praterie selvagge di Bartrès, dall’allucinata che mal respirava in fondo al vicolo des Petits Fossés, da lei, povera come un giglio, profumata come la preghiera, semplice come la demenza, innocente come la felicità, da lei che dormiva con sei altri miserabili nel tugurio del mugnaio Soubirous, doveva nascere il sogno più spaventoso che mai abbia fatto splendere i secoli di Cristo; e i disperati di tutta la terra, e i maledetti di tutta la terra, vennero ad intingere le lor piaghe nella fontana della Vergine di Bartrès. Già una volta questo era accaduto, là sul Giordano. Già una volta l’Allucinato sorse, e disse ai piagati di tutte le infermità: «Venite a guarire in questo fiume, per il quale sarà cancellata ogni colpa nel lavacro del battesimo.» E disse ai dolenti, e disse agli inguaribili:--«Io vengo a voi, per voi, da quello che non può essere nella vita.» E disse ai laceri, e disse ai diseredati:--«Il mio regno non è di questo mondo; la mia speranza non è di questa vita». Già una volta il Battezzatore medicò di acqua innocente la piaga insanabile, e veggenti fece gli orbi di Dio, e sollevò i tramortiti, e camminare fece i contorti, e vivere nella speranza i percossi da ogni miserabilità. Allora quel Divino Folle usciva dalle vigne di Galilea, saliva contro la terra di Roma, contro il giogo di Roma, ed entrava, bianco di rusticità, nella insolente Gerusalemme, nei cortili del Tempio, dissoluti e sfarzosi come anfiteatri, e diceva d’esser venuto agli uomini per benedire gli umili di spirito, i soli che vedrebbero in Dio. Oggi era una vergine inquieta, che scendeva dai pascoli di Bartrès, laggiù, sul limitare della terra di Francia, dove cantava il secolo di tutte le eresìe, dove i miracoli della potenza umana brillavano sui vértici della vita. E nella valle ond’era sgorgata, quasi dalla sua verginità, una leggera fontana, battezzava nella speranza e nel miracolo quelli che il potere degli uomini aveva ormai abbandonati alle ombre sotterranee, squallido pasto per la fame delle cancrene, putredine da raccogliere ne’ cimiteri. Così, dalle buie catapecchie, nascono le eterne religioni; così la sapienza degli uomini cade a ginocchi e tace davanti al sogno d’un’adolescente. Ora, quel giorno, il fuoco stava per morire nel tugurio del mugnaio Soubirous. Era inverno; inverno freddo e squallido, nel borgo esposto alle bufere de’ selvaggi Pirenei. Louise Soubirous, la madre di Bernadette, portò sotto il camino la pentola ove usava ogni giorno cuocere il riso della cena. Ma guardò il focolare, e viste mancar le fascine, disse a Maria, la sua figlia minore:--«Esci, Maria; va giù per lungo il fiume, passa il ponte, portami un grembiule ripieno di legna da ardere.» Ed anche Bernadette allora si alzò, per scendere con la sua minore al fiume. Però la madre disse:--«Rimani con noi, Bernadette. Non senti come il vento fischia dal Pic du Midi?» La udiva sempre tossire; vedeva i suoi larghi occhi divenir sempre più immobili nel viso emaciato. Poi si era nel mezzo del Febbraio; l’11 Febbraio dell’anno 1858. Ma Bernadette si avvolse le spalle nel suo logoro scialle di lana fulva e silenziosa camminò dietro la sorella. Fuor del borgo s’incontrarono con Jeanne Abadie, la figlia d’un vicino, che andò con loro. Scesero. Le Gave de Pau traversava con impetuose onde la dura vallata. Si udiva il rumor del fiume cantare fino al cielo, gonfiarsi, perdersi nell’inverno scintillante. La bianca erba si accendeva di arcobaleni sotto il gelo della brina. I sentieri lungo il fiume, di là, nei boschi, erano deserti. Non un rumore d’animali o d’uomini; dappertutto, a perdita d’occhio, lo squallore silenzioso e fertile dell’inverno. Le tre fanciulle camminavano; giunsero al guado; le prime due passarono; Bernadette restò. Restò presso il fiume, paurosa di mettersi nel guado, e co’ suoi grandi occhi d’allucinata guardava la rupe di Massabielle. Un senso di freddo sgomento l’assalse; non vedeva nemmeno più la sorella, nè Jeanne Abadie, che si erano allontanate per la boscaglia dell’altra riva. Ella sola, con i suoi capelli pieni di vento, con le sue spalle intirizzite sotto lo scialle di lana fulva, era in mezzo a quel grande inverno; il fiume pareva l’assalisse con il suo fragore di ciottoli e di spuma; lontano brillava le Pic du Midi. E Bernadette guardava la rupe di Massabielle. Rossastra, tutta macigno e ruggine, con ciuffi di rovi, essa entrava nel cuore della vallata, costringendo le Gave de Pau a formare un gomito. A piè della rupe, tra le sue forre, quasi dirimpetto al guado, era una vecchia spelonca, una semplice fenditura nel macigno, non profonda, ma obliqua e buia. I caprifogli selvatici l’ostruivano, e gli spini. V’entravan d’inverno le bestie selvatiche; d’estate, qualche volta, i pastori. E Bernadette guardava i nudi spini, fioriti per il gelo dell’inverno, simili ad un cespuglio di trina. Forse, nell’anima sua di pascolatrice, tra quel fragore immenso della solitudine, ripensava le praterie di Bartrès, quando, in sul finire d’Aprile, tutto si profumava di mughetti, quando, nel dolce Settembre, la foresta diventava un prato di ciclamini. Ed anche allora quel fiume leggero correva sotto la catapecchia della povera donna di Bartrès; talvolta pareva l’assalisse con il suo fragore di ciottoli e di spuma. Lontano brillava le Pic du Midi. E mentre guardava, e mentre quella bianca velocità passava, non fuori di lei, ma in lei, dentro il suo cuore di pascolatrice, le pareva d’esser presa nel guado, sollevata nella forza dell’ondata, percossa dai ciottoli, travolta, come i rami neri che scendevano dalle pinete di Bartrès. Voleva chiamare la sorella, chiamare Jeanne Labadie; ma erano lontane, andate su per il monte a raccogliere fuscelli secchi e sterpi di buona scintilla, per far bollire l’acqua della cena, lassù, nel tugurio del mugnaio Soubirous. E le pareva ora d’esser lontana da tutti gli uomini, di sentirsi a poco a poco sollevare come da un raggio di sole nell’inverno infinito, e che una voce distante, simile forse a quella del diacono Ader, simile forse alla musica del fiume, andasse cantando per tutta la montagna le parole pronunziate nella basilica dal cantore del Vangelo:--«Bernadette Soubirous è nella grazia del Signore.» Cadde a ginocchi sul greto selvaggio; in lei passava uno straordinario soffio di amor divino. Era la benedetta, la iniziata, la prescelta; era la sposa del Sublime Possessore; vedeva in Dio, sentiva nel perfetto Bene, aveva il raggio del miracolo ne’ suoi capelli pieni di vento. E questo raggio, davanti a’ suoi ginocchi, formava una macchia di sole; e questo sole, traverso il guado, brillava come una spada miracolosa; e questa folgore assaliva la spelonca de’ caprifogli, de’ nudi spini, bruciava tutta la rupe di Massabielle, era un fiocco luminoso, un alone biondo, la fiamma terrestre del Divino amore, la presenza di Dio... Lontano brillava le Pic du Midi. Tornarono le due fanciulle, con i grembiuli ricolmi di fuscelli secchi e sterpi di buona scintilla. Mentre ancor stavano su l’altra sponda e s’appressavano al guado, videro Bernadette inginocchiata, con i due polsi in croce su lo scialle di lana fulva, e le gridarono:-- «Bernadette, che fai? Lévati! lévati! ora veniamo.» Posero il piede ignudo sul primo sasso del guado. Ma la Santa di Bartrès non si muoveva. E passarono su l’acqua, tra le frange di spuma, nel pericolo della bianca velocità, con i grembiuli riversi e gonfi, attente ove mettere il piede. Ora vennero, e le posero la mano su la spalla, e toccarono i suoi capelli pieni di vento, e dissero:--«Lévati! lévati, Bernadette!» Allora, dal suo povero scialle di lana fulva, Bernadette sollevò, come da un sogno estatico, gli occhi pervasi di un divino sgomento. E le parlavano, ed ella non rispondeva; e le dicevano di levarsi, ed ella stava prosternata. Poi gridò:--«Inginocchiatevi! pregate con me! Ho veduta la Vergine Maria! Mi apparve da quegli spini, camminando sopra una nuvola bianca. Di là dal fiume, davanti alla rupe di Massabielle, come vedete voi me, così vidi l’Immacolata Concezione.» E quelle, dopo aver pregato, s’incamminarono. E tremando parlavano del miracolo. E giunsero alle case del borgo. Ed ai primi che incontrarono, dissero che davanti alla rupe di Massabielle, mentre stava Bernadette presso il guado, si era formata una grande nuvola bianca ed erale apparsa, in sembianza di umanità, la Vergine Maria... Lontano brillava le Pic du Midi. La perduta in Cristo fu derisa ed imprecata, come quelle che dànno per vere cose vedute nel delirio. Ma dal borgo il rumore saliva. Sotto i portici bui, ne’ casolari dispersi, ognuno parlava della Vergine di Massabielle, comparsa davanti la caverna degli spini alla segnata nel divino amore, che fu pascolatrice di agnelli nelle praterie di Bartrès, alla pallida figlia del mugnaio Soubirous, a quella che sui duri ciottoli della contrada camminava con un passo di gatta, lungo il muro, trasognata, senza guardare alcuno. Il rumore ogni giorno saliva. Quel mugnaio, adirato, parlava di scacciare la figlia. Anzi disse ch’ella aveva nel corpo il dimonio del fuoco degli uomini, e perciò vedeva con doppi occhi, ed era meglio la buttasse per la campagna, con la sua treccia spettinata ed i suoi occhi da trovar fortuna. Ma dal borgo il rumore saliva. E tutti volevano che Bernadette ancora tornasse alla rupe di Massabielle, davanti la caverna degli spini, poichè, se apparsa era una volta, certo poteva la Vergine riapparire. E tutti al mugnaio dicevano che non bestemmiasse quelle sante cose, poichè, se la figlia del suo sangue poteva essere il tramite fra loro e Dio, questo era il miracolo più grande nella terra dei cristiani, e già tutta la valle ne parlava, e già da ogni parte si scendeva dinanzi alla rupe di Massabielle, e nessuno più ardiva di passar per il guado alla caverna degli spini, e già un altro pastore, di là camminando, aveva udita una voce arcana ripetere il nome di Bernadette, come il nome di colei ch’era in grazia del Signore. Dunque la condussero al guado, e Bernadette rivide l’Apparizione. Anzi, quando ne tornò, il borgo era fermo sul limitare dei campi, e tutti le chiedevan mille cose, toccando la sua veste lacera, i suoi capelli pieni di vento. Ma ella camminava come un’allucinata, senza guardare alcuno, alta e pallida, con gli occhi visibilmente rapiti nella celeste immagine, sicchè alcune donne si buttaron a ginocchi e baciaron l’orme de’ suoi piedi, e il borgo si mosse dietro lei per seguirla, e tutti riconobbero i segni dell’elezione. Ma ella entrò nella Chiesa, camminò verso l’altare, si pose a ginocchi sul marmo, e stette fino all’alba senza levare la fronte. L’abate Peyramale, il nuovo parroco di Lourdes, fra così grande rumor di popolo, non osava mettere il suo verbo a servizio dei fanatici ed ancor meno bollare di empietà gli scherni dei diffidenti. Pur sapendo che la visione di Bernadette avrebbe data potenza e gloria all’umile sua chiesa, nondimeno egli era in gravi angustie fra la saggezza de’ vescovi e la follìa del suo gregge. Andò per consiglio all’alto episcopato, e venne di ritorno ad annunziare dal pergamo che l’apparizione delle divine sembianze in ogni tempo e luogo è mirabil segno dell’elezione celeste; non però tale da nominarsi miracolo, «ove non sia congiunta con parole atti e fatti che abbiano per sè stessi la specie del miracoloso.» Ma ora ogni giorno Bernadette andava presso il guado, alla caverna degli spini, e rimaneva lunghe ore in solitudine di preghiera, tra il grande canto delle acque primaverili e la musica del vento nell’alta erba dei selvaggi pascoli d’alta montagna. Comunicata in questa purezza, ella sentiva il prodigio compiersi e rivedeva l’apparizione della Madre di Dio. Ed una volta che apparì, questa le disse:--«Bernadette, il Signore ti ama; tu sei chiamata per guarire le piaghe degli infermi, le miserie degli addolorati. Va, Bernadette, e di’ ai Vescovi che di questa umile pietra sarà costrutta una grande basilica.» Già era venuto l’arioso tempo della primavera; per il guado scintillava in bianchezza di spume la neve degli azzurri Pirenei: l’odor nuovo della messe nascente si alzava da tutta la montagna, cosparsa di bianche fioriture. Ora il caprifoglio selvatico e gli spini della caverna di Massabielle, pur sotto l’ombra della rupe sentivano il nascere delle foglie; incendiato nell’alta lontananza, puro come l’eterna aridità, culmine di tutte le altezze, brillava le Pic du Midi. Ed un giorno il miracolo si fece. Or che il Vescovo, e tutto il clero, e tutto il popolo sapevan del messaggio divino, che per il labbro della pascolatrice di Bartrès prediceva la costruzione della Basilica, un numero immenso di fedeli era sempre davanti la grotta, e le visioni de’ credenti si moltiplicavano e la speranza del miracolo era in tutte le anime. Quando appariva di lontano la vergine Bernadette, co’ suoi capelli pieni di vento ed il suo povero scialle di lana fulva, un immenso grido si alzava da quelle turbe inginocchiate; la Santa passava tra loro, alta, pallida, senza guardare alcuno. Un giorno camminò fino al limitare della grotta, poi si volse e disse:--«Ora vedrete l’acqua del miracolo.» Entrò nella grotta, senza ferirsi traverso gli spini. E i più vicini videro la sua mano bianca toccare la rupe arida, ov’era una fontana suggellata. D’improvviso un rivolo brillò. Dagli interstizi della roccia si vide scaturire il filo argenteo, la polla gorgogliante, il nastro tortuoso, che scivolò per il pendio della caverna e si mise a gemere sotto il cespuglio de’ caprifogli e degli spini. La vergine riapparve sul limitare della caverna, con la pallida mano intinta nell’acqua miracolosa. E le migliaia di fedeli, ch’erano adunati lungo il fiume per attendere il segno di Dio, veduto il miracolo, si buttarono a terra carponi, ed urlarono, e benedissero la Santa, ed asciugaron con la bocca tremante il rivolo d’acqua della rupe di Massabielle; poi si vide un popolo intero correre per la pianura, per il monte, gridando il miracolo della Vergine di Bartrès. E dicevano:--«La Santa! la Santa!... Nel casolare del mugnaio Soubirous vive la Santa che può risanarci da ogni dolore. Con le sue dita pure ha fatto scaturire dalla rupe di Massabielle la Fontana Incantata. Correte a vedere il prodigio, uomini e donne di tutte le vallate! Quella che ogni giorno parla con la Vergine dal Manto Azzurro, può, se vuole, risanarci da ogni dolore. Portate alla Fontana i vostri infermi. Conducete i mútoli e parleranno; i ciechi e vedranno. Intingete nell’Acqua Incantata le piaghe antiche, le membra contorte, la carne livida, gli ossi disgiunti; commettete alla Santa di pregare per voi, uomini e donne di tutte le vallate.» Ma ella non era che una pascolatrice d’agnelli, nutrita con poco pane e qualche ciótola di latte nel tugurio del mugnaio Soubirous; la sera tornava dal rumore delle moltitudini, con la sua treccia piena di vento, alta e pallida, senza guardare alcuno. ---- «Sì, Madlen, le leggende sono belle come la storia o, per lo meno, la storia non è altro che una continua leggenda. Ed io vi consiglio, Madlen, di non avere inutili curiosità; vi consiglio di non indagare mai cosa è vero e cosa non è vero nei documenti memorabili che di età in età si tramandano gli uomini. Se non ci fosse qualche poeta in mezzo a questa eterna gazzarra di giocolieri e di mercanti che per nove decimi compongono la fiera umana, se non nascesse in ogni età qualche divino illusionista, il quale riesce a colorire di sogno la volgare giunterìa dell’esistenza, oh, cosa mai sarebbe, Madlen, questa buia terra nostra, piena di templi ove si vende Cristo e di postriboli ove si vende l’amore? Sì, Madlen, lasciate cantare le leggende!... Sono ancora ciò che di più bello noi udremo, in mezzo alle indecenti verità della vita, in mezzo ai cenci ed agli orpelli degli istrioni che recitano la giornaliera commedia umana. Lasciate cantare le leggende, sorgere dai pascoli e dalle catapecchie gli inventori di paradisi!... Questo è ciò che importa. Madlen:--ascoltare una bella favola e credere, come assorti fanciulli, nella divina impossibilità. Lasciamo ai geometri l’esattezza; per noi basti un poco d’ideale. Vadano gli archeologi ed i conservatori di musei a disturbare le mummie o compulsare i palinsesti:--noi continueremo a credere nei miti. La critica storica non potrà che farci sorridere, come un triste giocattolo di vecchi bambini. La «Weltanschauung» de’ filosofi tedeschi e le inestirpabili «Categorie» di quel loico atroce che fu il signor Emanuele Kant, noi le terremo nella tasca del soprabito, come un goffo e pretenzioso Baedecker ad uso dei provinciali moderni che amano viaggiare nell’infinito. Ma su la dolce nostra terra fiorita, noi sempre andremo in cerca di provare qualche brivido,--e questo è ciò che importa. Perchè noi veniamo dalle città piene di baccanali, dai teatri furiosi di luce, dai transatlantici che portano con sè campi da golf e sale da ballo; veniamo dalle inesorabili esperienze di quella vita senza catene che non può tutta contenersi nel puzzo di rinchiuso d’un’aula universitaria nè sul panno macchiato d’inchiostro d’una tarlata scrivania; noi siamo i profani di tutte le cose, ma insieme i perfetti nel vivere, cui nessuno può nulla insegnare; noi veramente sappiamo conoscere quali fiori mandano profumo nei giardini della vita, e di questi, non d’altri, per noi tesseremo la nostra conviviale ghirlanda. Voi che vestirono le divine abbigliatrici di Francia, con tutto il sogno che può comporre la trama del più sottile telaio, con tutta la lievità che può essere nella morbidezza della pelliccia e dalla piuma, voi che tempestarono di prodigiose fiamme i pazzi gioiellieri, e sovra ogni cosa che toccò la vostra mano lasciaste un poco di profumo, voi ora entrerete con me nella valle de’ cancerosi e degli sciancati, vedrete l’immenso dolore della carne umana, offenderete i vostri occhi pieni di lucente impurità con lo spettacolo di tutte le contaminazioni. E gli anelli vostri, che brillarono sui tavolieri ambigui delle tavole da giuoco, tremeranno per un attimo dentro la polla dell’Acqua Incantata, e curverete sotto i portici di questa vecchia buia Lourdes la fronte vostra di cortigiana che non si diede, la bocca vostra di vergine che amò patire ogni offesa, e forse conoscerete ancora una ebbrezza ultima:--quella di sentirvi crudelmente gaudiosa in mezzo a questa pena infinita. E forse voi comprenderete, Madlen--ed io pure sentirò con voi--che due sono le maniere di vivere; due strade conducono ugualmente verso la tomba: il piacere, da un lato; dall’altro la genuflessione. Or io vi conduco ad intendere la ricchezza di chi non possiede, la gioia di chi solo può essere incatenato al patimento, la voluttà meravigliosa dell’astinenza, il sogno dei traditi. Voi mi diceste una sera,--la sera che io vi conobbi, tra il rumor dell’oro e le musiche dei pazzi violini:--«Ma voi che avete scritto qualche libro, forse qualche libro d’amore, perchè venite così lontano, in questa città piena di perdizione, ad avvelenare nelle case da giuoco il vostro cuore che ama l’Atlantico?...» Ecco, ed ora vi rispondo: «Io vado, traverso il piacere, Madlen, in cerca della genuflessione.» ---- --¡Hombre! Usted no conoce mas los amigos!... Ero fermo con Madlen davanti alla vetrina d’un mercante di paternostri, sul Boulevard de la Grotte, quando mi sentii battere con vivacità un colpo su la spalla ed intesi una voce nota prorompere in quell’allegra esclamazione: «¡Hombre! Usted no conoce mas los amigos!...» Rivolsi gli occhi dalla vetrina, e mi trovai di fronte il giovine hidalgo Lord Pepe. Appunto egli era venuto su la soglia di quel medesimo negozio e teneva infilato sul braccio un gran mazzo di scapolari. La mia confusione fu così grande, che guardai Madlen, e per un attimo non seppi cosa rispondere. Ma il delizioso Lord Pepe, tutto vestito quel giorno di uno smorto colore kaki, non concesse gran tempo alla mia confusione. --¡Deo gratias, caballero! Usted parece en excelente sanidad! Yo llego expresamente de Biarritz para encontrarme con Ustedes! «Con noi?... veniva egli appositamente da Biarritz per incontrarsi con noi?...» Gli strinsi forte la mano, sebbene cadessi di sorpresa in sorpresa. Ma Lord Pepe, sempre col suo mazzo di paternostri sul braccio, scese dal gradino del negozio, fece un profondo inchino, e sollevata per l’ápice delle dita la mano destra di Madlen vi depose con impeccabilità il più perfetto bacio che si fosse mai veduto nella cavalleria di tutta la Spagna. Madlen, ch’era tuttavia rimasta più ferma ed impassibile delle Madonne di cera esposte nella vetrina, gli domandò con molta calma: --Well? Are you already back, dear Lord Pepe? E nulla potrebbe mai esprimere la sottile ironia di quella voce tranquilla, con cui gli aveva detto senza turbarsi: «Dunque, siete già di ritorno, caro Lord Pepe?» --Ma certo! ma certo!...--rispose questi con precipitazione. E poichè la fibbia d’una delle sue ghette si permetteva di lasciar saltare in su il lacciuolo che la stringeva, Lord Pepe si chinò leggermente e rimise in ordine quella fibbia che osava prendersi tanta libertà. Poi disse: --Cari amici...--anzi aggiunse:--miei cari ed eccellenti amici,--come vedete, sto scegliendo un paio di corone del Rosario. Però mi secca moltissimo di non trovarne almeno due che non sembrino incise dentro gusci di castagne secche. Il gusto francese, in materia di religione, è peggiore del gusto americano in fatto di cappelli a cilindro. Ma questo non è l’essenziale. Tanto più che i rosari di Lourdes saranno certo il monopolio di qualche industria ebraica «Made in Germany». La cosa per me importante è una sola, ed è questa: che finalmente vi ho ritrovati. Pativo la nostalgia di voi. Sì, perdonatemi, cari amici... veramente pativo la nostalgia di voi! E Lord Pepe, così parlando, esaminava i rosari ad uno ad uno. Li palleggiava tra le sue dita scure, tastandoli e pesandoli, con quel gesto particolare che hanno gli esperti sceglitori di sigari Avana. Ed egli era più bello che mai, accurato, ben pettinato, fresco di rasatura, senza cappello in testa, come usar deve nel ventesimo secolo un elegante giovine signore, il quale abbia due dita di saper vivere, due granelli di buon senso e di fina educazione. --L’interno del negozio è tanto scuro,--continuò Lord Pepe,--che non vi si può conoscere la madreperla dalla noce di cocco. Vorreste aiutarmi nella scelta, lady Madlen?... E disse «lady Madlen» con quel tono protocollare e declamatorio che userebbe, ne’ suoi complimenti ufficiali, a Buckingham Palace, il Gran Maestro cerimoniere. Lady Madlen scelse nel mazzo un degli scapolari più grossolani, e disse ridendo: --Questo va per voi. --Grazie,--rispose Lord Pepe;--voi siete sempre stata una donna piena di buon gusto. Però me ne occorron due. --Due? --Perchè no? Vi sembra forse che la spesa ecceda il buon senso? Dovete sapere, lady Madlen, che i miei peccati sono molti, e maggiori sono quelli della mia nuova compagna. --Dunque avete una compagna?... Che fortuna per lei, caro Lord Pepe! --Non ne dubito. --E sarà probabilmente quella famosa attrice del Vaudeville... --Neanche per sogno, lady Madlen. Purtroppo, quando io giunsi a Biarritz, l’attrice del Vaudeville stava già recitando la commedia dell’Europa Innamorata con un certo Commodoro Americano, il quale aveva la pretesa di entrare nelle sale del baccarà conducendovi seco il suo giovine leopardo. Era questo un mezzo radicale per difendersi dai banchieri troppo fortunati. Ma l’Amministrazione del Casino, pedante all’eccesso, lo ha pregato di lasciare il leopardo in guardaroba. «Déposez vos léopards au vestiaire!»--dovrebbe avvertire un cartello affisso nell’anticamera. --Oh, mio caro Lord Pepe, come diventano insopportabili quei signori di Biarritz! --È quello ch’io dicevo appunto al Commodoro Americano. Pagare una «cagnotte» disastrosa e non poter nemmeno condur seco il proprio leopardo: ecco una restrizione che deve sembrare davvero insopportabile ad un cittadino della libera America! --Ma dunque, se non è l’attrice del Vaudeville, diteci chi è mai la vostra nuova compagna,--domandammo a Lord Pepe. --¡Un misterio, caballero! el mas grande misterio! E, mentre così diceva, Lord Pepe ci sospinse ad entrare nella bottega del mercante di paternostri. Quale non fu la nostra sorpresa, allorchè, rincantucciata nel fondo, nascosta dietro la siepe de’ numerosi avventori, appunto riconoscemmo la bionda Litzine. Ecco finalmente un matrimonio che poteva dirsi ben combinato! Le facemmo un’accoglienza festosa e Madlen cominciò ad abbracciarla con effusione. Quel nostro parlar così forte, que’ baci, e l’incompostezza delle nostre maniere, disturbavano la pace del religioso negozio; il suo proprietario ci squadrava di sopra gli occhiali a stanghetta, brontolando non so quali parole, tra la barba irsuta e malvagia come quella d’un Fariseo. Io pensavo intensamente al neo biondo ch’era sul braccio destro di Litzine... Fra quelle medagliette, quelle Madonnine di cera, di stucco, di legno, di bronzo, fra que’ rosari variopinti, d’ogni foggia e d’ogni dimensione, fra i ceri grandi e piccini, che davano a quel rinchiuso un puzzo di sego religioso, tra quelle devote in velo nero, tra que’ vecchi baciapile dai borsellini enormi e semivuoti, io pensavo intensamente al neo biondo ch’era sul braccio destro di Litzine. E mi ricordavo l’alba senza stelle, davanti al lampione ad arco del Teatro Eugenia Vittoria, che faceva dondolare, con un lento ronzìo di corde elettriche, il suo globo spento. Frattanto Lord Pepe, in un pessimo francese, tutto cosparso di vocaboli spagnoli, discuteva da uomo competente sul prezzo de’ rosari. Aveva deciso di comperarne almeno quattro; e li scelse con infinita cura, e li fece ravvolgere in carta velina, trattandoli, adesso ch’eran suoi, con particolare devozione. Chissà?... Fors’egli li destinava ad essere una pia testimonianza della sua devozione presso la zia paralitica e milionaria che governava il feudo di Zaraùz, inchiodata nella vecchia poltrona, con un rosario per braccio, la Bibbia sott’occhi, e il testamento olografo sigillato nel libro dell’amministrazione. Che malinconia, povero Lord Pepe!... Essere stato elegante come un baronetto inglese, per finire con sposarsi Adelaida, la cugina provinciale, che certo portava con severa cattolicità le opache mutande di cotone! Aver dormito a fianco di Madlen ed immersa la bocca ne’ biondi riccioli di Litzine, per slacciare poi, la sera delle nozze, in una camera fredda, presso un fuoco semispento, le dure balene di un busto quasi verticale... Avere quaranta soprabiti, trecento cravatte così bene assortite, saper ballare il tango argentino con le ragazze della Pampa, nella sala del Rat Mort, per seppellire sè stesso all’ombra d’una buia moglie romantica, sul labbro della quale, col volgere dell’età, comincerebbero a spuntare i baffi!... Che malinconia, povero Lord Pepe, que’ profumati giardini di Zaraùz!... Nondimeno, questo figlio d’un banchiere della City, dal quale i Circoli di Regent Street e le sartorie di Piccadilly, gli alberghi del continente ed i balli di Montmartre, le case da giuoco internazionali ed i boudoirs delle cortigiane di Francia andavano man mano cancellando ogni traccia della dura provincia, questo meticoloso buongustaio ed intrepido guidatore di macchine da lunga strada, aveva indelebilmente in sè qualcosa di quella sua razza cattolica ed avara, superba e superstiziosa, che stava ormai tramontando nella poltrona di doña Isabel. Questo era ben visibile, quand’egli palleggiava come un esperto intenditore i piccoli rosari di Lourdes, o comperava le cartoline illustrate della Grotta Miracolosa, e quando, involontariamente, nelle botteghe di oggetti religiosi, per le vie della sacra Lourdes, non poteva trattenersi dal riverire gli alti prelati ed inchinarsi alle insegne del potere ecclesiastico. L’amabile ironia con la quale parlava di cose della religione, anzichè nascondere, illuminava in lui, ne’ suoi occhi di schernitore, l’anima del credente. Ed un giorno egli sarebbe divenuto senz’alcuna fatica l’onesto marito della buia cugina Adelaida, il duro padrone del feudo di Zaraùz, quegli che avrebbe raccolto dalle mani tremolanti e gialle della zia cattolicissima l’eredità secolare degli Higuera. E il confessore della sepolta doña Isabel, un macilento Gesuita impenetrábile, sarebbe divenuto il braccio destro del giovine vizcomde don Josè; con questo freddo monaco, nella scura biblioteca, d’inverno, sotto il fumo d’una lampada a petrolio, avrebbe riveduti i contratti d’affittanza, i redditi già esosi, quelli da imporre con nuova usura, poi gli sfratti ch’era opportuno dare agli antichi inquilini delle case di Madrid, e gli impieghi da scegliere in titoli esteri, secondo il fluttuare della malcerta peseta... E la buia cugina Adelaida, or divenuta con severa magnificenza la viscontessa Fernandez de Higuera, lo avrebbe lentamente attratto nella viscosità della sua carne romantica e provinciale, lo avrebbe avvezzo a preferire, fra tutte le ciprie, quella che odora di natural gelsomino, fra tutte le pettinature quella che manca di ferro e di complicazione, fra tutte le gioie dell’amore quelle che approdano alla eterna e sacra maternità... Dunque sbizzarrítevi ancora un poco, giovine Lord Pepe! Ha ragione vostro padre, banchiere a Londra: per far bene tutto ciò che da voi si richiede, bisogna prima aver dormito nelle braccia folli di questa bionda Litzine!... Ed ora noi camminavamo per le vie di Lourdes, frammezzo a quella densa folla che sempre vi conduce il tempo dei pellegrinaggi. Litzine raccontava in qual modo Lord Pepe aveva saputo del nostro viaggio a Lourdes, e come in séguito avevano entrambi deciso di venirci a ritrovare nel mistico eremitaggio. --La mia gita oltre Manica,--diceva Lord Pepe,--non durò che pochissimi giorni. Trovai mio padre d’eccellente umore. Le azioni d’una certa ferrovia paraguayana, carta straccia ne’ forzieri della Banca, si eran messe d’un tratto a rendere il cento per cento. Che allegro paese questo Paraguay, il quale sembra inventato apposta per concedere un po’ di buon umore ai tetri banchieri della City! Quando confidai a mio padre che, rimasto privo di ogni altro espediente, mi ero deciso ad imbarcarmi per il Paraguay come rappresentante del suo gruppo d’azionisti, mio padre disse:--«Tu es experto de chemin de fer, no de ferrocarriles, hijo mio,»--e con la sua penna stilografica mi firmò seduta stante uno chèque. Io non guardai nemmeno la cifra, e gli risposi:--«Siempre respetuoso de los vuestros órdenes, señor padre.» Tornato súbito a Biarritz, trovai Litzine, che regolarmente faceva colazione con Crisópulo il Greco, pranzava con Ned l’Americano e prendeva il tè con il marchese Sciogátsu, ovverossia il Marchese Capo d’Anno, plenipotenziario del Mikado. Le dissi:--«Poichè vi rimane libera solamente l’ora di cena, vi prego, bellissima Litzine, di accordarla finalmente ad un Europeo.» --Mais les Grecs sont aussi des Européens,--osservò Litzine con profonda persuasione. Lord Pepe non era di questo parere. Un tentativo di studî classici, interrotti a metà onde permettergli di coltivare forme d’erudizioni più moderne, gli aveva lasciata un’invincibile animosità contro il paese di Sofocle e di Platone. Per punire questi molteplici ed antichissimi seccatori, egli addirittura li radiava dalla carta d’Europa. --Del resto,--concluse,--i giocatori di vantaggio, che son nati molto spesso a mille miglia dalle Termopili, on les appelle aussi «des Grecs». Passò in quel momento un Arciprete, seguito da due chierici, e Lord Pepe gli fece largo. Invece, con la sua larga sottana, l’Arciprete sfiorò quella di Litzine, ch’era d’un taglio molto più elegante. --Dunque,--riprese a dire Lord Pepe,--Litzine mi concesse dapprima una cena;--molto cattiva, per dire la verità, poichè il rimbambito maître d’hôtel del Pavillon Henry IV sbagliò di sana pianta tutta la mia ordinazione. Quel povero Cyprien! Si gloria d’aver servite le cene galanti di Edoardo VII, quand’era Principe di Galles, e non sa nemmeno che il «caviar gris» dev’essere servito nelle sue originarie scatole di 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000