fu messo nel centro della carovana, sotto gli occhi di El–Foukani, che
non avrebbe certo esitato a spegnere con le sue pistole brillanti la
sete pazza dei minacciosi cammellieri.
E finalmente, un mattino, su lʼestrema via del sud, egli vide nascere
un confuso tenue disegno azzurro, come un fiocco di nebbia che
rasentasse la terra, come una rupe dʼaria nello sconfinato sole.
Guardò, guardò prima di parlare; poi disse alla donna che mai non
abbandonava:
«Toi regarder petit couleur ciel droit dans le Guébli; toi voir
Beni–Abbès, lalla! Beaucoup marcher, bessèfe marcher, lalla; puis
arriver Beni–Abbès, où toi désir, lalla...»
E giunsero dopo quindici ore nellʼoasi lontana, dove il suo grande
amore lʼaveva portata.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Per niente.
Tutte le strade vanno a finire in questa parola che domina
lʼuniverso:--Niente.
Ed anche per lei, che aveva camminato con tanta bellezza dietro il suo
piccolo sogno, ed anche per lei, che si era elevata con lʼanima sua di
danzatrice fino a conoscere lʼamore di Maria Maddalena.
Per niente.
Le strade vanno; sono il principio della distanza, il colore dellʼanima
che si allontana: portano in sè molta polvere, molto sole, hanno tutte
una meta--e non arrivano mai.
Un piccolo cuore di ballerina, mandando un sorriso dietro lʼorlo del
bicchiere di Sciampagna, certa sera di neve, nella Parigi Babelica, si
era divinamente innamorato.
Per niente.
Mandò amore come un rosaio manda profumo: per niente.
Si avvolse di musica e di elevazione come un giardino addormentato, nel
chiaro plenilunio del Maggio, si gonfia di poesia.
Per niente.
Un giorno la barbara Città splendente camminò sovra il suo piccolo
cuore. Vasta e forte, con il suo peso tremendo, camminò sopra il suo
piccolo cuore. Parigi la Grande brillava e girava intorno al suo
fermo spavento come il carrossello di una terribile fiera. Mandava
un repentino soffio di tragedia ad investire i suoi capelli biondi;
sciupava, sfogliava con adirata violenza i semplici fiori del campo, i
fiordalisi di Mimi Bluette.
Allora partì.
Prese la via del mare, del mare nomade che oscilla fra le bionde rive
cariche di violenti giardini.
Per niente.
Sola camminò per lʼAffrica vertiginosa, nei delirii della terra
interna, verso i fermi uragani di sole. Camminò. Le fontane degli
erranti abbeveravano la sua torbida sete. Le sue bianche mani si
abbronzarono e lʼanima sua divenne colore dellʼesilio. Camminò. E pose
il piede nella desertica terra ubbriacante, ove, nella dannazione del
sole, nessuna eco più giunge del perduto mondo.
Le dissero chʼegli era più lontano; e più lontano lʼamore la portò.
Per niente.
Giunse dove guerreggiano e cadono, sotto le armi della Grande
Repubblica, i soldati senza patria, la carne da macello e da conquista,
gli esclusi per sempre dalle famiglie del mondo, che solo ridon nei
giorni di massacro, quando li ubbriaca lʼodore della polvere da
schioppo, le baionette brillano, e spiegata batte nel vento la bandiera
dellʼergastolo camminante.
Li guardò negli occhi, li guardò nello spirito, concavo e spento come
unʼorbita senza pupilla: e nella rossa vampa ove si agita la potenza
del delirio affricano le parve di essere divenuta una loro innamorata
sorella. Poichè nellʼanima portava ella pure il colore dellʼesilio, il
sogno dellʼultima stella che si accende su la strada più lontana.
Quanto sole!... quanti roghi accesi nello spazio... e dappertutto,
a perdita dʼocchio, nel cerchio del mondo visibile, che infinito
scintillìo!...
Per niente.
Come le strade, come il deserto e lʼoceano, come la vita e la morte,
così lʼanima sua, lʼamore dellʼanima sua, portava unʼazzurra fedeltà
nei turbini della distanza infinita.
Per niente.
Nelle oasi profumate si addormentò con la fronte posata sovra il
braccio bianco. Le donne del Guébli, scure, con occhi a mandorla, già
crespe di vello sudanese, logore di selvaggia maternità, venivano a
guardare in silenzio la bella cristiana.
Era la ballerina di Parigi, quella che aveva prostituito il suo corpo
divino sotto gli archi elettrici delle ribalte maravigliose nella
musica dellʼaffascinante My Blu; era un gioiello da principe, lʼetèra
per un vizio da re, lʼopera dʼarte umana che Parigi aveva messo
allʼincanto; era la rosa delle rose nei giardini dei Campi Elisei...
Ed ora la portavan le bufere di sole per la via senza ombra del
terribile Gharb.
Si fermava presso le tende bianche dei nomadi accampamenti, la sera,
quando il remoto Sahara trema di una elettrica oscurità ed un orribile
splene contorce le anime di questa gente che non conosce il suo
cimitero.
Li aveva qualche volta veduti partire in colonne agili e serrate,
dietro i méhari che portavano le belle mitragliatrici; qualche volta
rientrare in silenzio, a fronte china, come un gregge decimato nei
tradimenti della Chaouïa.
Li aveva qualche volta veduti nei giorni di «cafard», nellʼiracondia e
nellʼangoscia dellʼorribile splene, chiudersi con una tremenda gelosia,
con una cieca rabbia, sul proprio essere anteriore; starsene in
disparte, muti, avversi, obliqui, come bestie contagiate, quasichè li
assalisse una torbida memoria di quel mondo che avevano sepolto nel lor
cuore dʼuomini, o li stringesse fino alla gola, chissà mai per quale
urto, chissà mai per quale ombra, un subitaneo furore dellʼanima non
ancora sopita.
Era la ballerina di Parigi, quella che aveva regalato alla Città
Babelica il suo lieve cuore di danzatrice, la sua pura e scintillante
nudità... Ma ora chiudeva nellʼanima lʼamore di Maria Maddalena, ed
aveva traversato il deserto per recare allʼamante che amava, nel
trasparente cálice del suo palmo, un sorso fresco dʼacqua di fontana.
Ed ella non sapeva nemmeno chi fosse questʼuomo. Era venuto a lei da
una storia buia, da tutto ciò che nel mondo si chiama «lontano».
Forse aveva una casa in qualche terra straniera, ed una sua donna
paziente, che innamorata lʼaspettava in qualche lontana città.
Forse, nelle sere profonde, anchʼegli piangeva di rimorso e di
malinconia, pensando alla distanza invarcabile che lo separava dalla
sua vita.
E chissà mai quante volte, nella terra senza ombra, dove lʼacqua
nascosta non manda fiore, dove la bandiera dei Legionari sventola
come una fiamma nel sole del terribile Gharb, chissà mai quante volte
gli aveva ubbriacato lʼanima quel biondo profumo di poesia che dai
giardini delle terre crepuscolari mandavano al suo cuore morto i
fiordalisi di Mimi Bluette...
Le strade vanno, sono la forma della velocità, la musica dellʼesilio:
sono distanti perchè si avviano, sono ferme perchè non arrivano mai.
Le strade sono la polvere del Tempo:--nientʼaltro; la polvere di una
distanza che non è mai cominciata, che non finirà mai:--nientʼaltro.
Ecco; e forse quel Nomade lo sapeva.
Quando per gli altri, da ogni fossa e da ogni letamaio nascevano
aurore, per lui, su la terra infinita, su le infinite illusioni degli
uomini, era tramontata per sempre, per sempre, la poesia.
Ed allora forse quel Nomade pensò chʼera meglio fare come il sole;
volgere verso il Gharb, la terra dʼOccidente.
Camminare laggiù, nella vampa, dove tramontano le strade, con lʼanima
seppellita nellʼombra dʼuna fortuita bandiera.
E lasciò agli uomini saggi, agli uomini calmi, tutto quello che gli
avevano dato: qualcosa che si chiama una patria, qualcosa che si chiama
un focolare, qualcosa chʼegli portava sopra di sè come una veste
importuna: il suo nome; qualcosa infine che lo aveva innamorato troppo
tardi, troppo tardi... un amore.
Vivere o morire, questo non era importante; ma solamente voleva
dividersi dallʼuomo che fra gli uomini era stato. Voleva mettere
lʼinvarcabile fra il suo cuore e sè. Dovunque lʼandassero a
cercare, nei diligenti libri dello Stato Civile, di lui avrebbero
detto:--«Scomparso»--di lui avrebbero detto:--«Forse non cʼè più.»
Camminare inforno al formicaio degli uomini saggi, degli uomini
calmi, senzʼavere la propria esistenza inchiodata nelle caselle dʼun
passaporto. Nemmeno davanti al suo cadavere, nessuno che potesse dire
chi fu.
Non vʼera alcuna patria della terra che gli potesse dare questa orrenda
libertà, se non lʼesilio dei morti che vogliono ancor vivere, la truppa
dove al soldato non si domanda che di saper morire.
Chi era?
«Laire.»
Laire: il suono dʼuna sillaba, cinque veloci lettere dellʼalfabeto...
Era tutto, e bastava.
Così erano a decine, laggiù, nei reggimenti stranieri, nel delirio del
terribile Gharb.
La sera talvolta si udivano cantare.
Distesi allʼombra dei palmizi biondi, verso lʼora in cui sʼaccendono i
fuochi tremuli dei bivacchi, tra il fumo denso che immobilmente sale
verso lo zenit vertiginoso, cantavano a voce spiegata le afose nenie
delle tappe, le buie canzoni dʼAffrica dellʼergastolo camminante.
Era forse, per quegli uomini, lʼultima sera di vita, lʼultimo colore
di crepuscolo su la terra che non ha tombe nè focolari. E guardando
con fissa maledizione il disco enorme che affondava nellʼantipodo
scintillante, con ira e con oblìo cantava, prima di farsi uccidere, «la
gloriosa canaglia» della Legione Disperata.
Questa era la gente che non avrebbe mai sepoltura.
Là indietro, su le frontiere dellʼesilio, avevano lasciato agli uomini
saggi, agli uomini calmi, anche il cimitero.
Qui, nellʼoceano di sabbia, le bianche ossa dei morti perennemente
cambiano sepoltura.
Le strade vanno, sono il pendìo del sepolcro, la tappa della strada
che non cʼè; tramontano come le ore dʼun giorno, convergono tutte nel
deserto, laggiù, verso la terra folle, dove, negli uragani di sole, con
lʼiracondo nomade vento il sepolcro cammina...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
--Eh bien. Madame, je suis désolé, désolé de ce que vous me dites, mais
je ne me sens pas le droit de vous mentir, ni de vous épargner cette
peine, pour cruelle quʼelle soit...
Nellʼoasi di Beni–Abbès, nella dorata penombra che riempiva la tenda
spaziosa del capitano–aggiunto Letellier, Mimi Bluette si portò
convulsamente le mani alla gola, e stette immobile a fissare lʼuomo che
le parlava; un ufficiale scarno, febbricitante, seduto quasi a terra
sovra il suo letto da campo, e che ogni tratto alzava la mano con un
moto meccanico, per toccarsi la fronte bendata.
Sovra due cassette vuote un legionario scriveva celeremente; un altro
riceveva i messaggi del telefono da campo. Lʼufficiale medico preparava
una fresca bevanda di cognac, di ghiaccio e di limone.
--Est–il–mort?...--disse infine Bluette, con una voce che appena si
udiva.
--Dans des circonstances particulièrement héroïques, Madame, le matin du
23 Septembre, face à lʼennemi.
Solamente i suoi occhi vissero quellʼattimo di vertiginoso dolore; ma
il suo corpo immobile nulla sentì. La ferita le passava il cuore senza
ucciderla; solo, da quel momento, i suoi dolci occhi azzurri non furono
mai più gli occhi di Mimi Bluette.
Poi, dʼun tratto, barcollò, aperse leggermente le braccia, il suo corpo
si piegò in due come una sciarpa, e cadde per terra di schianto, senza
far rumore. Lʼufficiale medico non ebbe nemmeno il tempo dʼallungare un
braccio per darle aiuto; lʼaltro, il capitano ferito, riuscì ad alzarsi
con estrema fatica, e, dopo averla sollevata, insieme la portarono a
sedere sovra il lettuccio da campo.
Ella riaperse gli occhi e li guardò con il suo cuore morto.
Allora il capitano sedette vicino a lei, con le ginocchia rialzate fin
presso il mento, le spalle raccolte nellʼangolo che la tenda formava
sopra un filo dʼacciaio, mentre il medico, un bel fanciullo biondo con
gli occhi di cortigiana, li guardava in silenzio muovendo le sue mani
pallide.
Si udiva in quel silenzio lo stridore veloce della penna sul ruvido
protocollo militare. Nella distanza dellʼoasi, ad intervalli, cantando,
un falegname picchiava. Le voci aspre dei cammellieri giungevano dal
profondo palmeto.
Allora il capitano disse:
--Le soldat Laire est tombé sous mes yeux pendant le combat que nos
troupes livrèrent le 23 Septembre aux insurgés de la harka marocaine.
Jʼy ai été blessé moi–même, comme vous voyez. Son nom a été porté sur
la liste des morts, bien que nous nʼayons pas pu recouvrer son corps.
Sur proposition de son chef de bataillon, on lui a décerné la Croix de
guerre. Sa médaille a été portée à la salle dʼhonneur du 1.ͤ ͬ Régiment
Etranger. Il fut un brave, Madame; soyez–en fière!--Donne–moi quelque
chose à boire, veux–tu, major? Jʼai horriblement soif.
Con la sua mano delicata il medico versò la bevanda, e gli sorresse la
nuca mentrʼegli beveva.
--Nous étions partis pendant la nuit avec les mitrailleuses. Nous
savions très bien quʼil nous attaqueraient. On nous les avait signalés
dans plusieurs directions du Gharb. Le Gharb, savez–vous, cʼest comme
le Bois de Boulogne pour les jeunes filles: il y a, paraît–il, des
satyres. Nous étions trois cent quatre–vingt, quatre cents, pas plus;
il sont, eux, comme les sauterelles; plus on en fauche, plus il en
vient. Mais nous avions des ordres, quoi!... il fallait obéir. Nous
avons obéi. Nous sommes revenus soixante–treize, et il fallait voir
en quel état! Oh, je sais bien, à Paris on ne sʼen doute guère!.. Les
Coloniaux? eh, quoi, la belle affaire! Cʼest leur métier à eux de se
faire «zigouiller!» Peste, Madame! Je vous dis que ces gros bourgeois
ne se doutent de rien. Du cinq pour cent et Monsieur Fallières: voilà
leur façon dʼentendre la patrie. Cʼest commode, hein? Oui, sûrement,
cʼest tout à fait kouss–kouss!--Major, approche la carafe, je tʼen
prie...
Bluette lo ascoltava immobile, piegata su lʼala che formavano le sue
lunghe ginocchia, sola, deserta, con gli occhi allucinati nel vapore
del lontano sole.
--Mais lui, ce brave Laire, il avait du définitif dans lʼâme, ce
matin–là. Il marchait dʼun pas allegre, à quelques rangs devant
moi, et sa haute taille était la plus belle du bataillon. Pour un
dernier venu, je vous assure quʼil était vieille–garde. Le sous–off
me disaient:--«Capitaine, voilà un dandy!» Ce Laire, il nʼavait pas
prononcé quarante mots depuis son arrivée. Il avait le cafard des
nobles, le cafards des gens qui se racontent à un brin dʼherbe, mais
qui jamais ne soufflent mot à leurs copains. Cʼest pour vous dire,
Madame, que nous lʼavions compris. Et moi, par exemple, je trouve assez
naturel que vous ayez fait pour lui ce long voyage.
Le strisce di fumo della sigaretta che aspirava il tenente medico
rimanevano sospese nellʼaria come larghi veli.
--Oui, cʼest bien sûr; pour nous tous, les Batt dʼAff, il vient un jour
où nous avons du définitif dans lʼâme. Il nʼy avait quʼà le regarder,
ce matin là, pour comprende que cʼétait «son jour». Lʼaube était rouge
comme ces paniers de cerises quʼexposent les fruitières du Faubourg
Saint–Honoré. Cela aide. Rien ne donne lʼenvie de devenir noir comme
cette lumière écarlate... La colonne marchait, mitrailleuses en tête,
essayant de glisser dans les plis du terrain. Le Gharb, au delà des
dernières dunes, miroitait comme une terre volcanique parsemée de
phosphore. Cʼest horrible! On sʼaperçoit, dans ce spasme aveuglant,
quʼon peut tuer lʼhomme à force dʼétincelles. La terre montait; à
lʼhorizon on voyait des collines. Ils pouvaient être partout, car
le terrain faisait de hautes vagues. A un moment donné, sans aucune
raison apparente, je sentis quʼils étaient là, quʼils rampaient comme
des couleuvres dans les pièges de cette terre morte, quʼils allaient
surgir de partout, avec leurs cris sauvages. Une sensation, Madame!...
cette sensation de lʼembuscade que nous avons très claire, nous, les
habitués de la harka. Quelques minutes plus tard, les voilà qui se
dressent comme des fantômes chaotiques au sommet des collines. Deux,
trois dʼabord, puis des centaines, des hordes... Le soleil naissant
du côté de Chergoui soulevait des nuées de sable; nous étions pris
en même temps dans la bataille et dans la tourmente de soleil. Nos
mitrailleuses, avec un bourdonnement de guêpes, sifflaient sur ces
moissons de sauvages. On en fauchait autant quʼil en venait, par
vagues. Mais ils étaient plus que nos balles, et ils approchaient
toujours. Leurs drapeaux verts tanguaient sur ces troupeaux humains.
Bref: quand nous fûmes entourés, quand nos mitrailleuses ensablées
ne fonctionnèrent plus, il fallut marcher à la baïonnette, et le
Commandant me cria: «Voilà du kouss–kouss pour toi, Letellier! Essaye
tout de même! Jʼy vais de mon côté.» On y alla... Zut! que jʼai soif,
Madame! Nʼen voulez–vous pas un verre? Ça fait du bien au cœur.
E bevve, bevve profondamente, con assetata febbre, un lungo sorso.
--Il y avait devant moi une borde composée de huit cent brutes au moins,
qui grouillaient sur une colline et sʼavançaient avec des oscillations
de montagne russe. Leur drapeau vert était la chose la plus agréable
à regarder dans cette atmosphère de pourpre. Je dis à mes hommes:
«Crédieu! si on pouvait leur arracher cette sale guenille!...»
--Jʼy vais tout–de–go, mon capitaine!--répondit une voix de bronze
derrière moi. Un homme sortis des rangs. Cʼétait le soldat Laire,
très calme, baïonnette au canon. Il se lança tout droit, tout seul,
faisant de temps à autre un geste comme pour écarter des rideaux.
Les autres le suivirent. Il courait, une cinquantaine de pas devant
nous. On arriva derrière une broussaille. A vrai dire on ne savait pas
si cʼétaient des arbres ou des pierres végétales. Ces chiens galeux
nʼétaient plus quʼà vingt mètres. Ils couraient aussi. Dans le choc,
il y eut une mêlée épouvantable. Cʼest quʼon devient fou, là bas, dans
le Gharb, Madame!... Ce nʼest pas du tout de lʼhéroïsme: on devient
fou. Ils tenaient leurs longs fusils par le canon et flanquaient des
coups de crosse; ils avaient aussi des couteaux, des poignards et des
larges sabres marocains; mais leur voix de fauves était encore plus
effrayante. Le Commandant avait affaire de lʼautre côté. Une partie de
nos hommes, groupés autour des mitrailleuses, tiraient sans relâche
pour aider nos baïonnettes. On voyait ces sauvages tomber comme des
épis dans la moisson, avec une espèce de rire terrible qui les clouait
par terre. Nous avions de leur sang jusquʼau poignet, jusquʼau coude;
mais il en venait toujours du pied de colline. Savez–vous combien ça
peut faire de cadavres le bras dʼun homme? Je ne le sais pas moi–même.
Plusieurs sans doute. Mais le poids des cadavres finit toujours par
vaincre la puissance dʼun bras. Dʼautant plus que nous étions presque
tous blessés, sans compter les morts. Jʼavais une balle au dessus de
la tempe, un coup de crosse à lʼépaule et une déchirure dans le côté.
Mais ça ne fait pas très mal, une blessure, tant quʼon est au Gharb...
Ce brave Laire était toujours devant nous; il livrait à lui tout seul
un combat merveilleux. Je crois même quʼà ce moment–là il nʼavait
plus sa raison, le pauvre, parce que je nʼai jamais vu un seul homme
faire un pareil massacre. Il était tout rouge, de son propre sang et
du leur, comme sʼil sʼétait plongé dans le ruisseau dʼune boucherie.
Ceux quʼil avait tués de sa propre main et ceux qui sʼabattaient sous
notre fusillade formaient autour de lui une espèce de rempart macabre.
Quelques pas en arrière de ce rempart flottait le drapeau vert du
Prophète. Il avançait toujours pour sʼen emparer, tombant sur les
genoux, se redressant encore, tout rouge, complètement fou. A un moment
donné je comptai mes hommes: nous étions restés trente–cinq; nous
reculions; le Gharb dansait comme une mer en tempête. Ce nʼétait pas le
courage, cʼétait lʼhaleine qui nous manquait. Jʼavais empoigné mes deux
pistolets pour en brûler les dernières cartouches, quand, tout à coup,
un miracle se produisit. Une de nos mitrailleuses, nettoyée à la hâte,
avait fait un bond sur lʼaile gauche et recommençait à chanter. Madame,
quelle ivresse! quelle ivresse!... Je nʼai jamais lancé vers une femme
le regard enivré dont jʼenveloppai en ce moment la belle mitrailleuse...
--Doucement...--gli consigliò il medico.--Vous aurez la fièvre.
--Ah, tant pis! Ce nʼest pas très important dʼavoir la fièvre! On en
guérit. Et puis on recommence... Après tout cʼest la chose la plus bête
que nous puissions faire, nous soigner dʼune blessure. Oh, ce besoin
imbécile de rester vivants!... Et pourquoi?... Pour crever demain, ou
après demain, dans le Gharb ou dans le Guébli, et toujours avec le
même délire... Ce nʼest même pas comique, ce nʼest rien du tout... De
la bêtise! Dis–donc, major, ta quinine a des qualités sans doute; mais
moi je puis te dire que jʼai appris quelque chose dans lʼhistoire du
soldat Laire. Dʼabord, vois–tu, il avait dans son cœur des yeux de
femme. Et cela ne lʼa pas empêché de vouloir la guenille du Prophète,
le chiffon vert que même ces brutes ont pris pour de lʼidéal brodé...
Oui, positivement, jʼai la fièvre; mais ça me fait bien plaisir quʼune
jolie femme soit assise sur mon lit de camp. Et puis, Dieu sait si elle
mʼécoute... Dans ses yeux calmes il y a un peu de nord...
--Je vous écoute, oui, capitaine,--ella rispose con voce tranquilla,
senza nemmeno far muovere il velo dʼombra che le fasciava la fronte.
--Et alors, quand la mitrailleuse chanta, la cohue de ces gueux sauvages
eut une espèce de long balancement, un arrêt tumultueux devant la
mort invisible, devant ces milliers de balles qui zigzaguaient dans
leurs rangs comme des lézards métalliques. Ce nʼétait pas continuel,
car elle devait aussi défendre cette partie de la colonne qui sʼétait
engagée sur lʼautre versant, aux ordres du Commandant. Mais elle nous
protégeait assez pour que nous puissions nous replier, tant dʼun côté
que de lʼautre, afin de nous réunir autour des mitrailleuses, quʼon
essayait de remettre en action. Le soldat Laire était toujours au
delà de la broussaille; il ne tournait même pas la tête. De temps en
temps la mitrailleuse faisait des ravages devant lui; les monceaux de
cadavres lʼempêchaient de mourir.
--«Soldat Laire!--lui criai–je.--En arrière! En arrière avec nous!» Il
hocha sa tête nue, quʼune large blessure coiffait de pourpre; il fit
un bond terrible, et plongea sa baïonnette dans le ventre du grand
diable noir qui portait le drapeau. Il sʼaccrocha des deux mains à
la hampe de lʼétendard, et lʼon vit une mêlée dʼhommes, presque nus,
gesticulants, hurlants, sʼécrouler sur lʼenorme cadavre de lʼenseigne
barbare. La mitrailleuse y darda pendant quelques minutes son éventail
de flèches, et presque personne de ce groupe ne releva la tête. Ils
avaient enseveli sous leurs cadavres la bannière du Prophète. Mais il
y eut un silence. Et lentement, comme quelquʼun qui sortirait à plat
ventre dʼune kouba effondrée, nous vîmes le soldat Laire se dégager du
poids de ces cadavres, surgir, et marcher vers nous en chancelant, les
mains crispées sur la bannière du Prophète. Ce nʼétait plus un homme,
Madame, mais un fou rouge, une loque humaine qui portait un drapeau. Il
lʼagitait, il lʼagitait, il riait peut–être... Nous entendîmes sa voix
ivre:
--Je lʼai! je lʼai, mon capitaine!...
Nous allions vers lui, mais la distance était encore assez grande.
On voyait des marocains, des nègres, courir en foule. Nous avions
peur de le tuer avec nos balles. De mes hommes, plus un seul ne
pouvait courir; eux, ils couraient comme des diables. Mais sa voix
était si épouvantable, que jʼen rêve, depuis, chaque fois que mes
yeux sʼassoupissent. Il criait:--«Bien le bonjour à vos bourgeoises,
nʼs pas!... Et quand jʼaurai ma médaille, fous–la au drapeau...
capitaine!... fous–la... au drapeau... ca... pitaine!...»
Ce fut sa dernière parole. On sʼempara de lui, malgré les
mitrailleuses, et il mourut les poings crispés sur la bannière du
Prophète.--Jʼoubliais de vous dire, Madame, que tout cela sʼest
passé au milieu dʼune tourmente rouge, et que nous sommes revenus
soixante–treize, dont vingt–quatre seulement nʼétaient pas blessés. En
voilà un, par exemple: cʼest le petit gaillard aux yeux de chamelle,
qui gribouille des paperasses pour expédier ma correspondance. Parce
que moi, voyez–vous, le Gharb mʼa joué un sale tour: je ne peux plus
écrire les mots sur une ligne, je vais tout de travers, et je saute des
voyelles...
--Ah, ces chiens galeux! ces chiens galeux!...--borbottava il piccolo
soldato, succhiandosi le falangi sporche dʼinchiostro bituminoso.
Là fuori, nellʼoasi bionda, la sera scendeva in larghe vampe di
tangibile profumo. Era quasi una lentissima pioggia di pólline dʼoro,
che pareva scuotersi dai carichi rami delle palme, bruciare, cadendo
nellʼombra, come un pulviscolo di sole. Si vedevano, sui fiori
tropicali, aprirsi le bocche ovali dei lucidi camaleonti. Due cadaveri
di traditori pendevano dalla forca della più alta palma. Erano là,
immobili, come due lunghi batacchi di campana, coi polsi legati dietro
la schiena, gli occhi marci, la lingua grossa come un tumore fra le
mandibole mummificate.
La carovana di Colomb–Béchar si era sdraiata intorno ai pozzi, fra il
disordine delle some; i cammelli masticavano la rugiadosa erba con una
lentissima voracità; in larghe pentole dʼargilla i cammellieri pazienti
facevano bollire il kouss–kouss.
Un vecchio negro, di membra gigantesche, dai lineamenti quasi europei,
fumando una lunghissima pipa che gli pendeva dalle labbra tumide,
faceva esaminare da Jossuf–el–Foukani i marenghi dʼoro, i franchi
dʼargento che i Francesi gli avevano dati. Molti legionari, seduti
fuori dalle tende, fra lʼattenzione delle piccole negre, giocavano a
carte oppure al tric–trac. Di esse, qualcuna era incinta; qualcuna
portava i corti capelli annodati su la tempia con un nastro di colore.
Avevano certe lunghe braccia da miss inglese, la bocca invereconda, e,
nelle spalle, una specie di rassegnata ma gentile povertà.
Mentre Bluette usciva dalla tenda del capitano, quei legionari si
misero a guardarla.
--Christi! Je te dis, Jacquelot, quʼelle est bougrement bien fichue, la
môme, et que, surtout de la voir pleurer, ça me fait quelque chose!
--Tʼen fais pas, Galitzine! Les femmes, ça pleure, ça rit... Pourvu
quʼon les mette à poil, cʼest à peu près tout ce quʼelles demandent!
--Pourtant, ce quʼil était bath, ce Laire! Hein? Quʼen dis–tu,
Jacquelot? Avoir tripoté des femmes pareilles, pour sʼengager à la
Légion... Fallait–il en avoir une couche?... Pas vrai, Jacquelot?
--Oui... mais ne triche pas en attendant! Je vois que tu es en train
de me monter le paquet. Tʼes propre, va, Galitzine!... Passe–moi les
cartes. Cʼest à moi la donne. Oui, mon prince! Et puis je te dis que ce
Laire, cʼétait peut–être un poseur, un aristo, une fiente à avoir une
particule devant son Laire, mais il avait des goûts fins... ça, y a pas
dʼerreur!
--Dis–donc, Jacquelot! Est–ce que tu ne marcherais pas ce soir, si elle
te faisat de lʼœil?
--De lʼœil à moi? Tu te payes ma tête, sale mec!
--Dis–donc, Galitzine.... Veux–tu mon avis? Cʼest le jeune major qui se
lʼenverra, ce soir, au clair de la cafarde...
--Ah, la chamelle!... Dʼailleurs, que veux–tu? ces salops dʼofficiers,
ils ont des aventures même au Gharb!...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
E allora tornò.
Tornò, con lʼanima sua dʼinnamorata, verso Parigi la Babelica, verso il
mercato glorioso che vendeva, nella sua fiera di tutte le umane gioie,
la bellezza ed il piacere.
Tornò, silenziosa, con la fronte chinata, gli occhi accesi di quella
immobile vampa che bruciava nel remoto Gharb. Era divenuta ella pure
lontana, come i tetri volontari dellʼergastolo camminante. Aveva
lasciato cadere ad uno ad uno, su le carovaniere del Guébli, come
foglie della propria vita, i fiordalisi di Mimi Bluette. Ora il senso
dellʼesilio era entrato in lei, come nellʼanima di quei soldati nomadi
che solo avranno per tomba lʼemigrante bufera. E tornava per nasconder
nel frastuono della Parigi Babelica la sua tacente anima di Maddalena.
Vi giunse una fredda sera del mese di Novembre, quando il firmamento
dʼelettricità, che per lʼalta nuvola propagano i lumi delle strade, con
tremito si andava incurvando su la metropoli rannuvolata. Ella guardava
con occhi stupiti, aperti, fermi, quella molteplice vita, mentre
nellʼanima deserta le infuriava un lontanissimo rumore di sole.
Questa era la Città, questi erano gli Uomini, questa era la Vita...
Povera piccola bionda Mimi Bluette!...
Non afferrava più lʼesatto senso nè più sapeva ben distinguere gli
esatti contorni delle cose; nel suo profondo essere femminile si era
disseccata, sotto la fiamma del deserto, quella fertilità limpida e
giovine che ogni creatura porta in sè come una fontana.
Ora capiva quel che significa non avere più strada, essere giunti a
quellʼora di sconfinata e spaventosa libertà, oltre la quale finiscono
anche le distanze. «Gli altri», quei mille che si chiamano «gli altri»,
avevano per lei smarrito il senso di creature umane. Passavano; erano
cose poco più importanti che i paracarri di sasso, le colonne di
bronzo, le ruote lente, stupide, che ripetono fino a consumazione il
loro inutile perpetuo giro... «Gli altri» erano gli automi freddi e
meccanici che attraversano la vita. La vita: questo rumore, questo
colore--questo nulla.
E poi?
Le città? i parchi? le strade? le famiglie?... Tutta quellʼopera che
indefessi compivano? tutto quellʼurto che insieme producevano, il
giorno e la notte, ora per ora... Ma no! Ma no!... era pazzamente
inutile... Inutile. Cʼera un immenso deserto, che «gli altri» non
vedevano.
E, poi?
Essere bella? avere un nome gentile? potersi coprire fino alle
ginocchia deʼ propri capelli biondi?... Avere la carne profumata,
dolce, chiara, trasparente, come il più bel fiore coltivato nel
miracolo dʼun giardino; essere stata la gioia, essere ancora la
gioia... la ballerina di Parigi... Mimi Bluette... Ma no! Ma no!...
Cʼera un inganno!... Tutto questo non doveva essere mai avvenuto... La
storia della sua vita, il colore di sè stessa era un circolo grande,
remoto, interminabile, di sole...
E poi?
Cosa potevano darle ancora quelle finestre buie, che si aprivano verso
lʼinterna ombra nelle case degli uomini? Quelle finestre che nei
mattini di primavera si empivano di serenità e di sole; quelle grandi
finestre opache, morte, come gli occhi di una creatura che non respira
più... Cosa potevano darle ancora le strade magnifiche della Capitale,
i grandi negozi luccicanti, le canzoni delle orchestre chiuse nei
teatri saturi di nevrastenia?... Quanto rumore per nulla!... quanto
rumore per nulla, o Parigi la Babelica!...
E poi?
Non cʼera più. Qualcosa non cʼera più. Qualcosa nel mondo era
scomparso, distrutto, finito. Chi? Un essere? Non soltanto, non
soltanto... La poesia. Tutto ciò che nel mondo ha nome:--Vivere. Quella
grande ala invisibile che solleva il peso della materia nel colore
della felicità... Ecco: era finita la poesia.
Parigi la Babelica era per «gli altri». A lei rimanevano i suoi capelli
biondi, le sue mani bianche, i suoi veri occhi dʼinnamorata, pieni di
sole, pieni di sole...
Questa era la Città, erano le strade chʼella conosceva; queste le
fiumane di gente fra le quali era uscita una sera, portando in sè come
un fiore selvatico il suo timido cuore di Transalpina.... «Maxima
Maximum....
La Revue de lʼAlhambra... Le Matin... Michelin... Galeries... Polin...
sait tout...»
E poi?
Dove? quando? chi le ridarebbe un respiro?
Si ricordò le danze chʼella faceva, le belle danze a piedi nudi, sovra
un tappeto verde come lo smeraldo più puro... E le parve che la musica
non fosse ancora morta in lei; anzi le parve che la musica fosse
lʼultimo piacere, lʼultimo senso della vita... Era venuta al mondo
così:--per danzare.
No: per amare.
Quante canzoni!... Era Parigi che gliele rendeva, che stupendamente le
buttava come un laccio intorno al suo piede; intorno al suo piede, per
farla danzare...
Ma dove? ma quando? ma per chi?
Le musiche vanno; forse vanno più lontano di tutte le strade. Però
muoiono anchʼesse, trovano anchʼesse la loro distanza nel dolore
infinito.
Vestirsi, ridiventare la più bella danzatrice di Parigi, coprire di
perle fredde la incipriata sua nudità, mettere su le tenui dita gli
anelli vivi come il deserto, ridere, coprirsi di fiori, nascondere
un sorriso ebbro dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna... dietro
lʼorlo del bicchiere di Sciampagna!... Oh, comʼera lontana per sempre
quella sera di stupenda poesia!...
Ed allora pensò alla voce dellʼamante, alla voce del nomade in quella
perduta sera. Pensò al profumo che aveva ogni soffio dʼaria nel respiro
della sua viva bocca, alla forza che aveva la palpitazione del mondo,
quandʼella era con lui, serrata come in un rifugio contro il suo
veemente cuore. La femmina, lʼamante chʼera in lei, tremò nelle sue
profonde vene, poichè Parigi dʼun tratto la risuscitava. E con pudore
quasi di vergine ella si meravigliò che non fosse ancor morta.
No: era come la musica; poteva giungere più lontano di tutte le strade.
La gioia dʼessere per quellʼamante una femmina viva ed invereconda,
come una rosa, quando nei giorni dʼestate, si gonfia e trema del
pólline che lʼubbriaca... la gioia di sciogliere con le mani un poʼ
contratte, con i polsi piegati, le sue belle trecce pesanti, ascoltando
il rumore insidioso che producono le forcelle cadendo, e poi nuda, e
poi trepida, coi seni erti, con il grembo già umido, che si muove,
attorcigliarsi con un piccolo vellutato grido a quella maschia forza
che di lei, fino allʼorlo dellʼanima, stupendamente sʼimpadronisce...
essere nuda...--ciò che forse vuol dire con felicità sentirsi
donna--essere il suo piacere, la sua bellezza, la forma femminile della
sua vita, essere la Maddalena e lʼamante, ciò che si chiama la colpa e
si chiama Dio...
No?... Mai più?...
Mai più.
Qual era il guanciale ove i suoi capelli disciolti vestirebbero la
bellezza del peccato? E lo specchio dovʼera, nel quale guarderebbe con
ilarità i suoi occhi appassiti? E dovʼera una bocca dʼuomo la quale
potesse non offendere le sue rinnovate labbra di vergine? potesse non
contorcere in una orrenda paura la indocile sua nudità?...
Mimi Bluette... Un nome; nientʼaltro che un nome; anzi un piccolo fiore
da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi dʼestate.
Mimi Bluette... due parole troppo leggere...
Il vento la aveva portate via.
E i cimiteri?...
Sì, anche i cimiteri.
Di qua, di là, ve nʼerano molti. Respiravano, quella sera, il fumo
della nebbia inazzurrata che andava girando, pesando, su la Città
sfolgorantissima. Erano anchʼessi come i teatri: una rappresentazione
ferma della vita. Si ricordò la frase chʼegli le aveva detta, una
lontana sera di neve: «Jʼen ai soupé des gens qui connaissent leur
cimetière...»
I cimiteri? Sì, la più lunga strada; ma sempre una strada...
E poi?...
Ecco: bisognava gettare ancora una volta il suo piccolo nome su la
Città immensa, e poichè Parigi aveva rappresentata in lei qualche ora
della sua camminante bellezza, bisognava essere fino allʼultimo la
ballerina dellʼantico My Blu, bisognava danzare la danza del suo cuore
morto sul più luminoso teatro di Parigi la Babelica...
E poi?...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
--Qui, Jack, jʼai été au delà de la mort, et je suis encore vivante...
Me voici revenue. Jʼai désiré te voir. Tu es le premier homme, tu es la
seule créature à qui je sente le besoin de serrer la main. Pourquoi me
regardes–tu, Jack? Suis–je bien changée?
Egli era commosso; non le parlava. Non le poteva parlare. Chinato sopra
il suo volto ancora giovine di ballerina, teneva una mano di Bluette
fra le sue, dolcemente, fortemente, con una specie di fraterna ed
innamorata paura.
--Oui, sans doute, je suis très changée, très enlaidie peut–être... Si
tu savais comme le désert brûle!... Si tu savais comme on y perd ses
yeux, là–bas, dans cette terre où tout miroite... Ça ne fait rien! ça
ne fait rien!... Parlons de toi, Jack. Est–ce que tu danses?
Con un moto repentino egli scosse il capo, serrò i labbri; una smorfia
contrasse la sua limpida fisionomia.
--Non? Est–ce que tu ne danses pas? Toi non plus, Jack? Cʼest drôle!
Quʼas–tu fait alors?
--Je vous ai attendue, Bliouette.
--Tu mʼas attendue... Est–ce possible? Quel enfant que tu es! Et puis,
ça ne vaut pas la peine dʼattendre Mimi Bluette... Mimi Bluette est
morte.
--What a pity! You are a very naughty Girl!
--Pas du tout méchante, pas du tout. Jack! Cʼest la vie qui fait ça...
Il ne faut pas mʼen vouloir. Et puis rions, Jack!... Si tu savais comme
cʼest triste de ne plus savoir rire!
--«Avez–vous donc fait un voyage très uncomfortable?»
--Tu appelles ça «uncomfortable»?... Oui, cʼest ça! tu as peut–être
raison, Jack... Pour moi ce nʼest pas seulement lʼAfrique, cʼest la vie
toute entière qui a perdu son comfort...
Egli si guardò le unghie, le belle unghie rosate, la sua mano calma,
onesta come il suo cuore. Pareva incerto se dirle quello che le voleva
dire. Poi domandò:
--«Etes–vous toujours une esclave, Bliouette?»
--Ne me demande rien. Jack... Tu dois savoir que je nʼai pas versé de
larmes...
--«Et vous étiez nécessaire de verser des larmes?»
--Oh, il faisait tant de soleil!... On ne pleure pas quand on est
aveugle... Tu as dit pourtant: «vous étiez nécessaire»... Cʼest une
grosse faute. Jack! Il vaudra mieux que tu dises à lʼavenir: «Etait–il
nécessaire... et cœtera.»
--All right! Mais je demande si votre ami...
--Ah, non, Jack!... Pas ça! Jamais, jamais un mot! Tu es mon danseur et
tu es mon brave Jack... mais ne demande jamais à Mimi Bluette ce qui
sʼest passe là–bas, dans la terre chaude...
--Oh, yes! Linette avait donc raison... Je suis très coupable.
--As–tu causé avec Linette?
--Non. Elle mʼa chuchoté en mʼouvrant la porte: «Parlez pas, Monsieur
Jack! Faut la guérir dʼabord.»
--Pauvre fille! Elle a été si douce, si douce... Mais pourquoi donc les
gens mʼaiment–ils toujours, moi, qui suis dʼune nature si horriblement
égoïste?... Enfin, si ça te fait plaisir, allume ta pipe, Jack.
--«Bon. Vous me direz après que je peste.»
--Ou que tu empestes... Mais ça ne fait rien. Allume.
Sedettero. Egli premeva il pollice con attenzione sovra il suo biondo
Navy Cut.
--Çʼa été très beau en Afrique. Tout le monde savait que jʼétais Mimi
Bluette. A Colomb–Béchar les militaires ont joué le My Blu.
--Quand on a bien dansé comme vous, Bliouette, cʼest naturel quʼon ait
sa réclame aussi en Afrique.
--Tu crois?
--Yes.
--Ecoute donc. Jʼavais un superbe chef de caravane qui mʼappelait:
«Lalla». Cʼétait très gentil.
--Question de goût. Moi ça me fait rire.
--Jack, tu ne mʼas pas encore dit si je suis devenue laide?
--«Oui, un très petit peu.»
--Parce que, sais–tu, jʼai un projet...
--Aïe!
--Tu dis aïe beaucoup trop tot. Cʼest ton vice.
--Jʼai toujours peur de vos projets, My Blu.
--Pas cette fois. Mon projet va te plaire.
--Par exemple?
--Par exemple... écoute–moi bien... Je vais danser!
--Oh!... My Blu!
Non seppe risponderle con altre parole. Ma i suoi occhi mandavano luce.
Dʼun tratto afferrò entrambe le sue mani, abbronzate ancora della
vampa, mise un ginocchio a terra e le baciò.
--Oui, je vais danser une danse que jʼai dans le cœur. Cʼest le
mouvement de la caravane qui me lʼa apprise. Et puis cʼest le soleil
du Gharb, le soleil de la terre où ils tombent... où il tombent, Jack,
mes frères!... Quand je portais en moi mon cœur comme une pierre, cette
danse montait dans mes veines, enveloppait mon être, dans une volupté
rouge comme le soleil... Vois–tu? Chacun doit parlar avec son propre
langage. Les poëtes font de la poesie; les peintres sʼoccupent de la
couleur; moi, qui étais née danseuse, je sentais le désert comme une
danse, et il y avait pour moi des orchestres dans la fureur du soleil...
--Oh, comme cʼest beau ce que vous avez dit, Bliouette!...
--Mais non, Jack, cʼest tout à fait simple... Nous avons marché des
jours et des jours, assoupis dans la somnolence de la caravane; il y
avait là–bas ce soleil que tu nʼas jamais vu; et le silence furieux
de cette atmosphère étourdissante mʼenvoyait des chansons qui étaient
vastes comme lʼinépuisable désert... Jʼai senti naître en moi une
musique de soleil, qui était nouvelle, sur laquelle personne, jamais,
nulle part, nʼa dansé... Je veux faire cadeau à cette ville de ma
danse; elle mʼa bien donne, Jack, mon amour...
--Vous attribuez ça à la caravane; moi je crois, Bliouette, que le
miracle est dans vos pieds.
--Si tu étais philosophe on tʼappellerait, je crois, un matérialiste.
Mais, puisque tu es danseur, on ne peut tʼappeler quʼun idiot. Enfin tu
seras mon impresario, Jack. Cʼest toi qui mʼarrangeras ce spectacle.
Et quand jʼaurai dansé ma danse, presque nue, sur des tapis rouges,
alors, pour te faire plaisir, je danserai aussi les tiennes, avec toi
Mais je veux que ce soit splendide! Un théâtre comme Paris sait en
faire aux actrices quʼil aime. Tu vas dʼabord mʼenvoyer un musicien. Je
danserai: il devinera la musique. Tu mʼenverras celui qui a écrit le My
Blu. Quoiquʼil ait à présent un peu de morgue, pour avoir été joué aux
quatre coins de la terre, grâce à Mimi Bluette, il se ressouviendra,
j ʼespère, quʼil était râpé comme une vieille culotte quand il vint
mʼoffrir sa pièce, pour le prix de trois louis... une vraie aubaine!
Maintenant il a un tarif de boxeur nègre. Mais tu peux lui dire que
Mimi Bluette nʼest pas à vingt–cinq louis près. Tu feras annoncer ce
spectacle le plus bruyamment et le plus loin que tu pourras. «La Danse
du Soleil... Mimi Bluette»--«Mimi Bluette... La Danse du Soleil»--Cʼest
joli, hein? la Danse du Soleil?... Ce Dieu terrible me possède, Jack,
et je danserai une danse furieusement ensoleillée... Aussi tu prieras
Sem de me faire une affiche. Je ne suis pas tout à fait certaine que
Sem soit un dessinateur extraordinaire, mais, quand cʼest de lui,
cʼest du Sem, et ça colle! Puis tu iras faire une visite da ma part
à Messieurs les Moucheurs de Chandelles, au Monsieur du Strapontin
et à ses collègues; tu trouveras moyen de souffler à Fred Chinchilla
que Bluette étalera sur son tapis rouge pour un million de bijoux...
Enfin tu iras au Bar de la Grande Rouquine--tu iras ce soir même--dire à
Sanderini quʼil sʼamène chez moi, car jʼai une faveur très delicate à
obtenir de sa vilaine gueule...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
* * * * *
E passò quei giorni ricinta nel suo dolore come in una fredda collana
di pietre scintillanti.
Mimi Bluette!... Un nome, nientʼaltro che un nome; anzi un piccolo
fiore da mettere sui cappelli di paglia, nei mesi dʼestate.
Parigi lʼaveva buttata in alto come il vertice luminoso dʼuna fontana,
ed ora che la sua lievità non poteva più essere trasparente, con
unʼestrema vertigine del suo chiarore Parigi la ricoricava.
Nella Danza del Sole, sul tappeto rosso come il Guébli, voleva
calpestare con magnificenza il suo cuore morto. Davanti alla Città
che lʼaveva stupendamente innalzata, voleva passare, splendere, come
rifulge dopo la tempesta il miracolo dellʼarcobaleno. Gridare a quei
milioni di uomini respiranti nella felice aria della vita: «Io che
danzo ancora su questa musica del mio delirio, seminuda perchè mandai
profumo, io sono Mimi Bluette!...» Gridare con la musica estrema dei
suoi movimenti allucinati: «Città Raggiante!... Città Vertiginosa come
il Guébli... Città barbara, dove il sole non tramonta mai!... guardami
ancora una volta! Questo è il profumo di carne che a te mandarono i
miei fiordalisi. Passai nella tua primavera come la musica dʼun raggio
di sole; fui, con tutto il mio corpo, la bellezza che ti è necessaria,
o Parigi etera dei secoli!... Sono venuta per le tue strade folli
un giorno della mia giovinezza, e nessuno mi guardava. Ero giovine
come la primavera, e nessuno mi guardava. Io non sapevo nemmeno che
lʼarcobaleno avesse un colore il quale si chiama la Gloria,--e tu me
lʼhai data. Mi hai detto: «Va nel mio giardino, piccola fiamma, e
scégliti un fiore.» Ho scelto i fiori del sole nei campi, questi
azzurri fiordalisi, di cui mi feci una ghirlanda perchè andavano bene
con me. Io non avevo altro che i miei capelli biondi e le mia caviglie
leggere; tu mi hai sollevata come una piuma nelle tue bufere di
sole... Guarda! Ora danzerò per sempre la danza del mio cuore morto,
calpesterò, sovra un tappeto rosso come il Guébli, su la morta erba del
mio giardino, i fiordalisi di Mimi Bluette...»
[Illustrazione: DECORAZIONE]
--Suis–je ou ne suis–je pas en présence de la divine Bluette?--disse per
celia lʼottimo Sanderini. Era, come sempre, agghindato nella stralucida
marsina e dondolava con una specie di sonno la sua vecchia testa
dʼavvoltoio domestico.
--Eh bien, mon vieux Sanderini! Ça va toujours cette gonzesse que nos
littérateurs appellent lʼexistence? Oui? ça va toujours? Tant mieux!
Voilà des siècles que je ne revoyais pas votre bonne tête! Comme ça
fait plaisir tout de même de se dire bonjour entre copains!
--Et moi je vous dis, madame Bluette, que nous étions tous bien tristes
chaque fois que nous entendions prononcer votre nom. On se regardait
dans les yeux, la Grande et moi, sans rien dire; puis la Grande
mʼenvovait une injure, car cʼest sa façon à elle dʼavoir du chagrin.
Pensez donc si jʼai bondi, hier soir, quand M. Jack est venu me dire
que vous étiez là, et que «Mimi Bliouette était nécessaire interview de
vous, mister Sanderini...»
--Ah, ce brave garçon! Il nʼest pas ce quʼon appelle un polyglotte, et
pourtant je lʼaime bien, mon vieux Sanderini; je lʼaime comme un frère.
--Hier soir il était rayonnant. Il a fait le tour des tables, et il
prenait tout le monde par les poignets: «Savez--vous? Mimi Bliouette
va danser! Mimi Bliouette in the Sun Dance! Yes: dans la Dance du
Soleil!...» Oh, quʼil en était aux anges, le pauvre petit!
--Et bien, oui, nous allons voir une fois de plus si ça colle, mon vieux
Sanderini!
--En douteriez–vous par hasard?
--Non, je nʼen doute guère... Seulement jʼai été bien éprouvée depuis
quelques mois, et, si les pieds restent agiles, des fois le cœur ne
lʼest plus.
--Voyons! Quelle blague!
--A la fin je me suis dit: «Sacrée Bluette, si cʼest vrai que tu es née
danseuse, il faut bien que tu recommences!»
--Voilà qui est bien pensé, madame Bluette. Cʼest ce que je dis
toujours, moi, quand je vois des figures mornes: «Faut pas sʼen
faire!... Faut pas sʼen faire!...» A la fin des fins, madame Bluette,
qui est–ce qui vous en dira merci?
--En effet, Sanderini...
--Et alors, à quoi bon? Faut pas sʼen faire! Le sac est déjà très lourd
à porter, sans quʼon y ajoute soi–même des pierres. Et puis, un beau
jour, quand vous aurez le cœur libre et que vous ferez, comme une benne
ménagère, la révision de votre compte de semaine, en voyant tout ce
quʼil y a eu de cassé, de fripé, de perdu, sans le moindre bénéfice,
vous nʼaurez quʼune chose à vous dire, ma pauvre Bluette: «Dieu, que
jʼétais aveugle! que jʼétais aveugle!» Vous mʼexcusez, nʼest–ce pas, si
je vous parle avec tant de franchise?
--Je vous écoute sans protester, cher Sanderini. Vous êtes un homme
dʼexpérience, et rien ne mʼempêche de croire que vous avez positivement
raison...
--Mais, en tout cas, je ne suis point venu pour vous faire de la
morale. Un Sanderini moraliste, un Sanderini cautériseur dʼâmes, voilà
un métier pour lequel je ne me connais point dʼaptitudes! Jʼen fais
bien dʼautres, si vous voulez, et je mʼen tire dʼune façon décente,
quoiquʼon me tienne pour un larron des plus fieffés... Mais pour vous,
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