ilarità. Le più belle ragazze dʼogni quartiere andavano per istrada con
il collo nudo.
E così fu primavera.
Su la Città grande, rumorosa, che le aveva data la gloria, il suo nome
di etera giovine tramontò.
Non la videro più i teatri splendere alle ribalte, sui tappeti sparsi
di fiordalisi, ove la danzatrice inimitabile danzava.
Non la videro più le strade consuete, gli ippodromi fioriti nei giorni
di primavera, i viali mattutini del Bosco, i ritrovi pomeridiani che si
affollano verso lʼora del tè.
Scomparve dalle case di mode, ove i più rari gioielli dellʼingegno
parigino a lei gelosamente serbavano i maestri dʼeleganze; scomparve
dalle sale degli spettacoli notturni, ove il suo giungere sollevava
ondate dʼallegria, battaglie di fiori, e, sui trillanti violini, le
cadenze dellʼantico My Blu.
Nulla riuscì a vincere la sua volontaria solitudine; sparì comʼera
venuta, simile ad un raggio di sole. Sparì come i fiori cadono dal
maturo albero, in una sola notte, lasciando ancora nellʼaria il loro
inestinguibile profumo.
Questa creatura limpida, chʼera stata così bella da innamorare una
città, seppe divenir bella per un amante solo. Per lui sentì che ogni
donna, quando sʼinnamora, dissuggella e perde veramente la sua più
nascosta verginità.
Era stata una femmina di gioia, splendida e libera, che si dava con la
fredda passione, con la fredda mimica delle sue danze; qualchevolta
si dava con una specie dʼinebbriata illusione, quasi ubbidendo alla
prepotenza della sua gioventù. Ma ora, dʼimprovviso, dopo tanti anni di
vizio, conosceva il pudore.
Sì, conosceva il pudore. Voleva mettere un velo sopra il suo corpo
divino, che i talami ed i teatri avevano posseduto.
Ed era piena di malinconia quandʼegli le diceva una parola che potesse
alludere al suo passato. Poichè lʼuomo non riesce mai a comprendere
questo rinverginire dellʼanima, che forse rappresenta la più vera e
forse lʼunica purità.
Era piena dʼirritazione quando, in un modo qualsiasi, nei loro discorsi
ripassava la storia di Mimi Bluette.
Non era mai stata fanciulla, ora lo diventava. Ora capiva perfettamente
il velo bianco delle spose che sʼinginocchiano davanti allʼaltare.
Sopra lo splendore deʼ suoi capelli biondi non avrebbe voluto portare
il peso di quella bianca trasparenza; nondimeno la intendeva come una
poesia, come un candore di quel sentimento che aveva incominciato a
nascere anche nellʼanima sua.
Dopo aver avuto aʼ suoi piedi la Città più temibile, ora le piaceva
immensamente rendersi una piccola schiava. Nascondersi le piaceva,
trafugare agli occhi della gente la sua timida felicità, perdersi nella
moltitudine sconosciuta, ove non si levasse neppure un bisbiglio dietro
il solco di profumo che lasciava, passando, Mimi Bluette.
Il suo corpo, nel danzare, nel muoversi, aveva rappresentato il
piacere, aveva comunicata la voluttà, per gli occhi, ai molteplici
amori che lʼinseguivano; era stata paganamente la bellezza, la rea
ma sacra nudità ove ogni desiderio può attingere; il suo corpo era
stato quasi una viva opera dʼarte, una fugace gloria della Città
voluttuosa;--ed ecco, ella pensava che non avrebbe danzato mai più,
che non avrebbe sentito mai più salire dalle platee tumultuose il
torbido impudico bacio della folla, che inebbria ed esaspera, il bacio
tentacolare della moltitudine, che avviluppa ed esaurisce...
I fiordalisi di Mimi Bluette ritornavano ad essere quel che sono:--fiori
di semplicità, nascosti nel grano.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Ed ella non sapeva nemmeno chi fosse questʼuomo. Glielʼaveva regalato
la terribile Città splendente, in una sera dʼebbrezza e di musica. Le
sue braccia lo avevano serrato con impeto, senza domandargli: «Chi sei?»
Chi era? Nulla, quasi nulla; una cosa davvero indefinibile, davvero
semplice: lʼamore.
Parigi le aveva data la sua vera bellezza, Parigi le aveva insegnato
a danzare, le aveva prodigate ricchezze, lʼaveva immersa come un
limpido calice nella sua grande fontana di piacere; Parigi le aveva
naturalmente regalata lʼapoteosi, ed ora naturalmente le infliggeva
lʼamore.
Le città stupende non regalano mai nulla per nulla; neanche agli
imperatori.
Questʼuomo aveva traversato il mondo, portava nel suo cuore di errante
la polvere di tutte le strade. Per la terra piena di miracoli aveva
trascinato alla ventura la sua nomade anima pesante.
Chi fosse questʼuomo, nessuno in verità sapeva. Egli medesimo forse
non se ne rammentava più. Aveva perduta la sua patria e perdute quelle
indefinibili apparenze che rendono gli uomini somiglianti alla terra
ove son nati. La marea di tutti i mari gli aveva pietrificata unʼonda
nel cuore; il sole aveva brillato neʼ suoi occhi fermi con il colore di
tutti gli arcobaleni.
Era stanco; aveva unʼoscura coscienza dʼessere giunto al termine del
suo cammino. In lui si vedeva il tramonto dellʼanima, come nella conca
dʼuna fontana si vede sorgere lʼoscurità.
Era venuto a lei traverso una vita forse tragica, forse ambigua, forse
irritata; questʼuomo portava in sè qualche secreto, che nemmeno lʼamore
avrebbe saputo vincere.
Su lui correvano molte confuse dicerie; poichè, dovunque passi, lʼuomo
non può venir meno allʼobbligo di sopportare una definizione. Anche
intorno allo straniero, vʼè un prossimo vigilante che ha bisogno
di conoscere la sua storia. Se un uomo non ha storia, o non vuol
dirla, questo prossimo lʼinventa. Si raccontava di lui che fosse un
avventuriero ed un esiliato; che una donna tragica lo avesse anni
addietro coinvolto in un processo clamoroso. La grande folla parigina,
che pure non dimentica nessuno, si ricordava di averlo veduto altre
volte apparire, sparire, nei burrascosi dedali della sua vita.
Ma era fra quegli uomini che hanno per contorno lʼombra.
Era passato di là, per quelle strade, con una donna straordinariamente
bella, più incognita e più misteriosa di lui; forse una sorella od una
complice, forse una vittima, una padrona od unʼamante. Si era detto
pure che egli fosse una spia politica, un agente secreto di comitati
rivoluzionari; si era detto persino che fosse un ufficiale di palazzo
perseguitato da imperiali gelosie. Di voce in voce, gli avevano fatto
esercitare tutte quelle professioni che non è lecito inscrivere sul
proprio biglietto da visita.
Egli forse nulla era di tutto ciò. Solamente veniva da lontano. Questa
lontananza era in lui, contenuta neʼ suoi movimenti, espressa nel
colore deʼ suoi occhi, ferma nelle risonanze della sua voce.
Veniva da tutto ciò che nel mondo si chiama: «lontano».
Era un disperso dalla grande moltitudine che si affolla intorno alle
società costituite, un esule dai sentimenti che sono la storia di
tutti, uno stanco e taciturno avventuriero, che portava in sè, come
sola memoria, la polvere del grande cammino.
Forse aveva una casa in qualche terra lontana, ed una sua donna
paziente, che ogni sera lʼaspettava in qualche lontana città.
Forse, nelle sere profonde, piangeva egli pure di rimorso e di
malinconia, pensando alla distanza invarcabile che lo separava dalla
sua vita.
Era un uomo bellissimo, arido, rapido, forte. Nella sua faccia vigile
si vedeva che una volta cʼera stata la serenità. Ora il sorriso non
trovava più le sue pieghe fra i lineamenti restii, e, nascendo, pareva
li forzasse ad una insolita fatica. La sua vita era modesta, quasi
povera, con improvvise liberalità. Non giudicava mai di nulla, non
diceva mai: «Questo è bene, questo è male»;--invece parlava dʼogni cosa
come uno spettatore freddo e stanco. Si capiva che in lui cʼera una
specie di collera contenuta, una specie di opaco dolore, dʼimmobile
ribellione, che non lo tormentava neanche più.
La sola cosa che paresse ridargli unʼanima, era veramente Bluette.
Forse le aveva detto la verità, quella prima sera, dicendole: «... vous
êtes ma dernière coupe de Champagne, mon dernier bouquet de roses...
quelle folie!...»
Che follìa veramente, questa bella creatura giovine, profumata,
inebbriante, nel suo cuore terribile di uomo che non aveva più
strada... Che follìa veramente, per lui e per lei, questo amore che
li stringeva in una specie di funesta gioia, di torbida e paurosa
felicità, come se andassero insieme verso il gorgo e la vertigine di un
pericolo distante...
Qualchevolta, nellʼudirlo parlare, con la sua voce sonora e profonda,
egli dava quasi lʼimpressione di un uomo che avesse legata in un sacco
la propria anima e andasse in cerca di offrirla per due quattrini al
primo rigattiere della contrada. Era forse un tale che aveva ben
valutato il senso della parola:--vivere.
Perciò era un uomo perduto.
Quando per gli altri, da ogni fossa e da ogni letamaio nascevano
aurore, per lui, su la terra infinita, su le infinite illusioni degli
uomini, era tramontata per sempre, per sempre, la poesia.
Parlava di solito con una quieta e fredda ilarità; guardava gli uomini
senzʼamarli, senza odiarli; ascoltava con indulgenza le loro enormi
tragedie futili, perdonava senza bontà i loro miserabili peccati.
Forse non aveva più voglia nemmeno dʼavere ingegno, e considerava come
un dannoso gioco di pazienza lʼenorme fatica mentale che gli uomini
spendono per dare un senso importante a questa vita che non ne ha.
Chissà dove, chissà quando, aveva ricevuto in pieno cuore dagli uomini,
o dalla fortuita bufera degli avvenimenti, un urto brutale come una
stilettata; e poi sʼera messo a camminare, a camminare per la terra
grande, nascosto in una equivoca ombra, in un ambiguo mistero che
incuriosiva la gente.
Vide, nellʼaria densa dei crepuscoli, quando le città stupende
sʼinnalzano come isole dellʼinfinito, le vaporiere avvolte di nuvole
cacciarsi urlando sotto le tettoie fuligginose delle stazioni;
vide, nei limpidi mattini, quando la terra che sta per avvicinarsi
al navigante non è che una striscia di fumo nel tremolìo del sole,
dʼimprovviso il porto risplendere sotto la montagna trasparente, la
terra venire incontro alla prua come unʼapoteosi dellʼinfinito.
E vide nascere i fiumi, i tumultuosi fiumi barbari, che rimbalzano
giù dal granito inaccessibile, gonfi del lontano estuario; e vide
le gigantesche alpi correre sui continenti come ondate di macigno,
poi, lentamente, a poco a poco, estenuando la loro forza ciclopica,
digradare in vaste zone montuose, abitate dagli alberi, abitate dagli
uomini, e pigre adagiarsi quasi dormendo su la terra incollinata, ove
crescono messi fiammeggianti e lʼuna dietro lʼaltra sʼinseguono, sul
pendìo dellʼalpe caduta, le città vittoriose...
Veniva da tutto ciò che nel mondo ha nome: «lontano».
Come il navigatore dʼoceani, portava nellʼanima piena di spazio lʼamore
della stella più lontana.
Era un uomo dappertutto in esilio, un nomade che non aveva più strada.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
Sua Eccellenza entrò nel proprio gabinetto con un passo da Primo
Console vittorioso, e tre o quattro volte di séguito premette lʼindice
sul bottone del campanello da scrivania. La squillante furia del
piccolo batacchio non si era puranco dispersa fra le quattro pareti,
che già la barbuta e panciuta sagoma di un decorato segretario
sʼincastrava con obesità nellʼinquadratura dellʼuscio.
--Voyons, monsieur Pétimel!... Vous pourriez bien être là lorsque je
rentre!
--Les coups de sonnette marchent toujours plus vite que des pieds
dʼhomme, Monsieur le Ministre!
--Et vous êtes toujours un implacable sophiste, monsieur Pétimel!
Faites–moi grâce de votre verbiage et donnez un coup de téléphone à
cet idiot de Chef de la Sûreté, pour lui demander sʼil veut avoir
lʼobligeance de venir chez moi im–mé–dia–te–ment! Mʼentendez–vous,
monsieur Pétimel? dites–lui quʼil vienne à fond de train!
--Le chef de la Sûreté Parisienne attend depuis bientôt une demi–heure.
Il était sur le point de sʼen aller, lorsque jʼai reconnu à travers la
place la corne ministérielle de votre limousine...
--En effet, monsieur Pétimel, je suis venu a pied et pas du tout par
la place! Mais cessez donc de me corner aux oreilles avec votre voix
horripilante, et faites passer, je vous en prie, cet aimable monsieur
Ardouin.
--Dans ce cas il faut conclure quʼil y a des trompes dʼauto qui se
ressemblent comme des sosies... Et, quant à monsieur Ardouin, jʼai très
bien fait de le retenir.
--Vous avez très bien fait, monsieur Pétimel... que le diable vous
emporte!
Questo era il commiato che per lo più riceveva il metaforico segretario
Pétimel, decorato con la Legion dʼOnore.
Poco dopo entrò il Capo di Polizia, chʼera un uomo dallʼaspetto
segaligno e nevrastenico, il quale si faceva continuamente passeggiare
fra le labbra un residuo di stuzzicadenti e nel sorridere arricciava
le grinze del viso con una smorfia particolare, come se patisse di
prurito agli zigomi.
--Bonjour, monsieur Ardouin. Très aimable dʼêtre venu,--disse il Ministro
con un tono affabile.--Asseyez–vous, je vous prie.
--Malheureusement, Monsieur le Ministre, je nʼai rien dʼimportant à vous
signaler.
--Ah, ah... pas encore?
--Pas encore.
Naturalmente, come Capo di Polizia, lʼirritabile monsieur Ardouin non
si occupava neanche per sogno dellʼordine, del buon costume nè della
pubblica sicurezza parigina. Ladri, malfattori, satiri, biscazzieri,
spalleggiatori di prostitute, eran quelli appunto che fornivano la
ragion dʼessere alla sua funzione di Capo della Polizia; quindi egli si
guardava bene dal muover un dito per impedire a queste brave persone di
dedicarsi con tutto comodo ai loro innocenti e svariati commerci.
Per il Capo della Polizia--come in genere per ogni altro Funzionario
dello Stato--il cittadino che ha minore importanza, quello che non
serve a niente, e del quale non si parla nemmeno, è precisamente il
galantuomo. Sembra quasi unʼingiustizia; ma quando si pensa che i
galantuomini saranno sì e no in proporzione dellʼuno per mille, si
capisce come non sia possibile sacrificare la comunità a beneficio
dʼuna tanto esigua minoranza.
Ordunque il Capo di Polizia ha ben altro da fare che mettersi alle
calcagna dei malfattori o dipanare con troppa celerità i romanzeschi
enigmi dei delitti passionali, che frattanto servono mirabilmente
a riempire le timorate colonne dei giornali quotidiani. Di queste
bazzecole, se mai, si occupa nei ritagli di tempo.
Ma quello che deve anzitutto fare un buon Capo della Polizia
è ubbidire ciecamente agli ordini politici che riceve dal suo
Ministero; poi assumere informazioni secrete per conto dei grandi
istituti bancari, essere in ottimi rapporti coi caporioni delle leghe
proletarie, secondare la giustizia nel modo e nella misura che alla
giustizia conviene, impedire o provocare un dato scandalo, una data
manifestazione della volontà popolare, far coincidere le risultanze
dʼuna inchiesta con lʼesito già prima stabilito, fare in modo che la
legge venga rispettata da chi deve rispettarla o presa in giro da
chi ha licenza di prenderla in giro, ed in ultimo luogo provvedere
affinchè i ladri, gli assassini e gli offensori della morale pubblica
non eccedan quel numero medio che le tabelle statistiche accordano al
consumo di una grande città.
Poichè a tutti è noto che lʼuso del calcolo statistico va ora
diventando la pietra filosofale della scienza moderna.
Non è dunque un mestiere facile quello del Capo di Polizia. Si noti per
di più che anche lʼamore dei Ministri, Granduchi, Principi del sangue,
Parlamentari ed Ospiti ragguardevoli, è per lo più affidato alla
solerte vigilanza del Capo di Polizia.
Non farà dunque maraviglia a nessuno se, fra tanti grattacapi
accessori, pochissimo tempo gli rimanga per occuparsi del suo mestiere.
Questo era precisamente il caso dellʼirascibile Monsieur Ardouin, che
Sua Eccellenza aveva precipitosamente fatto chiamare nel suo gabinetto,
la famosa mattina che Bluette gli aveva presentate le proprie
dimissioni dal Ministero.
--Voulez–vous me rendre service, monsieur Ardouin?--gli aveva detto il
Ministro con insolita cortesia.
--A vos ordres, Monsieur le Ministre!
--Il sʼagit dʼune affaire privée, mais qui peut indirectement avoir
rapport aux intérêts de la République.
Quando un Ministro gli parlava «de la République», Monsieur Ardouin
sapeva senzʼaltro cosa pensare. Rispose, con la sua voce piena di
rispettoso malumore:
--Je ferai tout ce qui peut vous être agréable, Monsieur le Ministre.
--Eh bien, mon ami, cʼest très simple. Un certain monsieur, aux allures
très suspectes, respire en ce moment lʼair de Paris. Vous trouverez un
moyen pour quʼil décampe.
--Je le coffre!--disse con eloquenza catilinaria il Capo di Polizia.
--Doucement,--corresse con sussiego diplomatico il glorioso Ministro
dʼAgricoltura e Commercio.--Doucement, mon cher Monsieur Ardouin! La
mesure ne doit être prise que selon la Justice, car tout abus est
toujours préjudiciable.
--Cela va de soi, Monsieur le Ministre. Veuillez me dire le nom de ce
personnage.
--Voilà ce que jʼignore, pour le moment.
--Dans ce cas cʼest moi qui vous le dirai. Il sʼappelle, ou se fait
appeler, Hilaire Castillo, et il vient de plaire pendant trois jours et
trois nuits à la bellissime danseuse, M.ᵐᵉ Mimi Bluette.
Era un modo garbato ma energico per far notare al Ministro la sua
condizione di Eccellenza cornuta. In verità, come Capo della Polizia,
non faceva nientʼaltro che il suo preciso dovere.
--Castillo, vous dites?... Oui, oui, cʼest ça, Castillo... cʼest bien
ça!--ripeteva il Ministro, non sapendo bene che atteggiamento prendere.
Poi concluse, da uomo di spirito:--Enfin... je ne serai ni le premier ni
le dernier, nʼest–ce–pas, Monsieur Ardouin?
--Cʼest la règle, Monsieur le Ministre.
--Bon; je vous confie cette affaire, mais je tiens à ce que cela soit
fait dʼune façon légale, et en douceur, pour éviter quʼon lʼébruite.
--Comptez sur moi, Monsieur le Ministre.
Ma nonostante la congiura dʼun Ministro e dʼun Capo di Polizia, il
nominato Castillo seguitava a mantenere i suoi penati nella grande
libera Parigi. Anzi era la terza volta ormai che il lunatico M.
Ardouin, presentandosi nel gabinetto di Sua Eccellenza, gli dichiarava
con una specie di maligna soddisfazione che gli estremi richiesti
mancavano per sfrattare legalmente lʼ «undesirable» Castillo.
--Que voulez–vous, Monsieur le Ministre? Nous avons dans les archives
un dossier des plus romanesques autour de ce personnage, mais je me
trouverais fort embarassé de vous dire qui il est et ce quʼil fait au
juste.
--Est–ce possible?
--Comme je vous le dis, Monsieur le Ministre. Il est signalé à toutes
les Polices de la terre, mais rien de positif nʼexiste contre lui, et
Scotland Yard nʼen sait pas plus long sur son compte que la Polizei
de Berlin ou que la Questura de Rome. On le surveille depuis des
années, mais, vous savez bien, Monsieur le Ministre: nul nʼest aussi
irréprochable quʼun homme surveillé.
--Voyons, Monsieur Ardouin, vous plaisantez, jʼespère!
--Je ne me le permettrais pas, Monsieur le Ministre.
--Parbleu! vous êtes bien censé savoir qui il est, dʼoù il vient, quel
est son métier et dʼoù il tire ses ressources.
--Dussé–je y perdre ma place, je ne pourrais répondre à aucune de ces
questions. Voilà une dizaine dʼannées quʼil se promène à travers la
terre, en faisant à peu près partout ce quʼil fait à Paris.
--Cʼest–à–dire?
--Cʼest–à–dire, rien du tout. Il flaire... on dirait quʼil flaire
lʼambiance. Mais ses actes, ses fréquentations, sa correspondance,
tout cela nʼa rien de compromettant. Je lʼai fait filer pendant des
semaines; pour le moment je puis vous dire quʼil ne sʼoccupe que de
Madame Bluette.
--Ah?...
--Il a touché un chèque de 3.725 francs au Crédit Lyonnais, il y a
quatre jours. Cet argent lui venait de Varsovie, de la part dʼun
certain Monsieur Louwoievich. Ce Louwoievich est un marchand de
meubles; donc vous voyez que ce nʼest pas une piste importante.
--Et cʼest tout ce que vous avez à mʼapprendre sur son compte?
--Cʼest tout, hélas!... bien malgré moi. Je vous ai déjà dit que, il y
a cinq ans, on lʼa cru lʼâme damnée du procès de la baronne dʼElsoën;
mais il fut dʼailleurs promptement acquitté, et, depuis, cet homme a
fait des voyages sur mer.
--Très bien!--disse il Ministro con una voce tetra.
--Jʼai même essayé dʼavoir les confidences de Madame Bluette. Jʼai
envoyé auprès dʼelle une dentellière qui est très habile dans cette
sorte de sondages; mais je vous affirme que Madame Bluette nʼen sait
pas un mot de plus que nous.
--Très bien!--disse il ministro con una voce ancor più tetra.
--Et, à la fin des fins,--concluse il Capo di Polizia,--je vous repète ce
qui fut mon premier avis: Si vous voulez, je le coffre, et je lʼexpulse
pour raison dʼEtat.
Cʼera una sottilissima ironia, quasi un opaco sarcasmo, nella voce
burocratica dello scrupoloso Monsieur Ardouin.
--Non!--rispose fieramente il Ministro dʼAgricoltura e Commercio.--Que
Monsieur Castillo aille se faire pendre où il voudra! Et Bluette aussi!
Pour mon compte je nʼaime que le droit chemin. La légalité avant tout!
--Fort bien, Monsieur le Ministre. Toutefois, quand cela vous fera
plaisir, je le coffrerai.
--Eh bien, Monsieur Ardouin, voulez–vous mʼen croire? Il se passe en
moi un phénomène psychologique. Depuis que nous nous occupons de ce
Monsieur Castillo, il mʼest devenu sympathique, et jʼaurais presque
envie de le nommer chef de quelque chose au Ministère.
--Ne le nommez toujours pas chef de la Police, car jʼy perdrai ma place,
et cela me mettrait dʼassez mauvaise humeur, «Excellence!...»--disse,
con uno strale realista, il Capo della Polizia repubblicana.
In quel momento la Francia democratica pagava con scrupolosa regolarità
le sue tasse governative.
[Illustrazione: DECORAZIONE]
--Si vous faites semblant de ne pas me reconnaître, Bliouette, that is
not right!
Bluette, la quale accellerava il passo credendo di aver a che fare con
un inseguitore da marciapiede, si fermò contro una vetrina e rimase
qualche attimo a guardarlo bene in faccia.
--Tiens! cʼest toi?
--Yes, cʼest moi.
Dʼun tratto le vennero quasi le lagrime agli occhi.
--Oh, mon brave Jack!...
--My dear Bliouette!...
E rimasero qualche istante con la mano stretta nella mano, senza
parlare. Poi ella ritrovò la voce per domandargli:
--Quʼest–ce que tu fais ici, Jack?
--Je danse à Marigny, avec deux camarades Américaines.
--Tiens! Je ne le savais pas.
--Yes. On mʼa dit que vous avez quitté le théâtre et que vous êtes
devenue un peu foolish, paraît–il....
--Oui, je suis un peu folle sans doute... Mais ça me fait plaisir de
lʼêtre. Viens, marchons.
Gli prese il braccio, come tanti anni prima, e andarono.
Sul marciapiede serale di Parigi lʼimmensa moltitudine ondeggiava con
un frastuono ilare; la nuvola dʼelettricità sospesa nellʼaria traeva
dalle facce dei passanti una specie di bianco fulgore, simile quasi al
balenìo fosforescente che mandano le vetrine di perle false.
--Mon brave Jack, tu ne pourras jamais te figurer combien ça me fait
plaisir de te revoir!
--Et moi donc! I have never forgotten My Blu.
--My Blu, à présent, elle est morte,--disse Bluette con una leggera
sorridente malinconia.
--Alors cʼest vrai que vous ne dansez plus?
--Oui, cʼest vrai, Jack. Cela me fait de la peine tout de même.
--Oui? ça vous fait de la peine?... Très bien! Jʼespère, Bliouette, que
ce ne sera pas pour longtemps.
--Dieu sait!... A présent il me semble que ce sera pour toujours.
--Quelle bêtise!--interruppe lʼAmericano, scrollando le sue larghe
spalle.--Ce nʼest jamais pour toujours!
Dietro una siepe di folla dovettero fermarsi. Una quadruplice fila
dʼautomobili sbarrava il quadrivio. Sciami di giornalai correvano
frammezzo ai motori gridando le notizie dei giornali appena usciti.
Nella profonda raggiera delle contrade opposte si vedevano a perdita
dʼocchio splendere, come lunghissimi canali di fiamme, le vetrine
scintillanti.
Bluette gli teneva il braccio e camminava silenziosa, raccolta in
sè medesima, come se il rumore della strada fosse la musica dʼuno
dei balli che avevano danzato insieme. Vicino a quel semplice, a
quellʼonesto Americano, le sembrava di sentirsi ridiventare come una
volta la ballerina di Parigi, Mimi Bluette.
Finalmente riuscirono a traversare la strada. Ella disse:
--Vois–tu Jack? On se retrouve, mais on nʼest plus les mêmes...
--Quʼy a–t–il de changé?
--Tout, mon brave Jack; les yeux et le cœur.
--On mʼa dit que vous avez eu beaucoup de chance depuis que nous nous
sommes quittés.
--Oui, beaucoup de chance. Je suis devenue très riche. Et toi?
--Moi je gagne passablement. Jʼai acheté aux Etats Unis une petite
propriété pour ma vieille mère.
--Tu es un brave garçon, Jack! un très brave garçon.
--Oh... mais cʼest très simple! Les danseurs Américains sont parfois des
gens bien élevés.
--Ce nʼest pas tellement simple; jʼen ai connu qui étaient des
fripouilles.
--All right; moi aussi.
--Et bien, vois–tu, Jack? Quand je suis avec toi, il me semble être avec
un frère. Ça me fait du bien au cœur.
--A moi aussi.
--Alors, la prochaine fois, je te raconterai beaucoup de choses, que je
ne raconte à personne.
--Comme vous voudrez, My Blu.
--Oui; car, si je te les disais toute de suite, jʼaurais lʼair de ne
mʼoccuper que de moi même; ce qui nʼest pas très correct. Je ne te
demanderai quʼune chose: Est–ce que tu me trouves toujours jolie?
--Yes, très jolie.
--Comme autrefois?
--Pas moins. Seulement on ne dirait plus de vous au premier abord: Voilà
une danseuse!--Et cʼest bien triste.
--Diable!... Mais comment se fait–il que tu parles le français moins
sauvagement quʼautrefois?
--Vous vous mouquez toujours de moi, Bliouette!
--Mais pas du tout! Je constate.
--Bien, oui. Cʼest une Miss du Canada qui me lʼa appris.
--Fichtre! Une Miss danseuse?
--Bien entendu.
--Très chic! Alors tu étais amoureux?
--Moi amoureux?
--Oui; cela peut arriver à tout le monde.
--Cela mʼest arrivé aussi, une fois... Mais vous savez bien quʼon a
trouvé cela ridicule. Si vous nʼaviez pas trouvé cela ridicule, vous et
moi nous aurions aujourdʼhui notre «home» aux Etats Unis, près de ma
vieille mère. Et nous danserions quand même, puisque cʼest notre nature
de danser.
--Tu crois, Jack?... tu crois vraiment que cʼest notre nature de danser?
la mienne aussi?
--Absolument, Bliouette. Votre corps de danseuse nʼest fait que pour
suivre une musique, et tout ce que vous essayerez dʼautre ne pourra
jamais vous réussir.
--Toi, mon brave Jack, je te lʼai toujours dit: Tu as beaucoup de cœur,
mas tu nʼes pas intelligent. Aussi, quand tu fais un discours, tu dis
toujours des sottises.
--Quite right. Voilà My Blu!
--Oui, des sottises. Et tu ne dois tʼexprimer que par monosyllabes.
Alors tu es parfait.
Jack si mise a ridere; i suoi bellissimi denti scintillarono.
--Jack...
--My Blu?
--Je me sens très à mon aise à côté de toi.
--Cʼest parce que jʼétais votre danseur; je vous ai donné «mon temps».
Et, ce temps, est une espèce de complicité mécanique fort difficile à
oublier.
--Cʼest peut–être bien à cause de cela, Jack. Tu dis parfois des choses
profondes. Cela vient tout seul quand on nʼest pas intelligent. Enfin,
dis–mois: est–ce que tu as de nouvelles danses?
--Oui, jʼen ai.
--Jʼaimerais bien que tu me les apprennes.
--Si vous voulez.
--Viens chez moi demain, à quatre heures. Nous causerons. A présent je
te quitte.
--Vous me quittez? Oh!... vous me quittez déjà?
--Mais, sans doute. Nous nʼallons pas tout de même faire la traversée de
Paris, par le train où nos allons depuis une bonne demi–heure!...
--Je vois.
--Quʼest–ce que tu vois? Quʼest–ce que tu vois, Jack, avec tes yeux de
poisson frit?
--Je vois, Bliouette, quʼon mʼa dit la verité lorsquʼon mʼa dit: «Elle
est amoureuse comme une vraie folle... Quant à nous autres, nous sommes
tout morts et enterrès dans son cœur!»
--Il y a de lʼexagération dans lʼaffaire de lʼenterrement... Mais, ce
qui est bien vrai, cʼest que je lʼaime.
--Vous lʼaimez?... oui? dʼamour?--egli domandò, fissandole in viso gli
occhi divenuti grandi.
--Plus que dʼamour, Jack... de folie je lʼaime! Je suis devenue pour lui
ce que la femme nʼest quʼune fois dans la vie: sa chose... Tu es mon
frère, Jack; il faut bien que je te dise la vérité.
Egli abbassò la faccia e non rispose parola. Sembrò che il suo profilo
rettilineo si scolpisse in un dolore immobile, in una specie di
rassegnata malinconia.
La strada camminava scintillando incontro alle nuvole del cielo
abbassato. Sopra il dedalo del suo movimento, lʼanima elettrica della
folla scoccava e bruciava come un corto circuito.
Ella di nuovo si serrò al suo braccio, che aveva lasciato, e ripetè con
dolcezza:
--Oui, tu es mon frère, Jack... tu ne dois pas mʼen vouloir si je
lʼaime...
--Il faut être heureux, Bliouette. Cela est lʼimportant!... Le reste
nʼest quʼune farce.
--Oui, tu as raison: le reste nʼest quʼune farce. Mais moi, je ne suis
même pas heureuse... Et, vois–tu, je te le dis à toi, Jack, parce que
tu es mon frère...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
La bionda Caterina, da qualche tempo, soffriva la nostalgia di rifare
un assalto con quellʼottima lama chʼera il suo Maestro di scherma.
Insieme bruciava dal desiderio di tornare per qualche mese in Italia a
fare la Parigina.
I suoi teneri legami con Maurice, maggiordomo impeccabile, si erano
gradatamente allentati, per la sola ragione che il solerte maestro di
casa, già molto grigio quando aveva cominciato a prepararle quelle
famose tazze di camomilla, ormai si era fatto quasi del tutto bianco.
Ella, che invece rimaneva rosso–bionda con pertinacia, grazie ai
miracoli dellʼAccademia di Bellezza, non poteva indulgere a quella
nevicata, e la capigliatura da saraceno del suo gagliardo Maestro di
scherma le rifolgorava più che mai nel riscaldato pensiero. Lʼidea
di tornarsene fra le sue conoscenze lombarde, impariginita come una
canzonetta napoletana messa in voga dai violini di Montmartre, lʼidea
di sbalordire tutta la clientela di sua sorella, integerrima Levatrice
Diplomata, coi doviziosi abiti, coi mantelli e con le pellicce che
le aveva regalati Bluette, la tentazione dʼinframmettere, parlando
con queʼ provinciali, qualche spízzico di francese fra i dialetti che
si parlano con lente cantilene per la dolcissima valle del Po, tutto
questo insieme, le diede così grande impazienza di rivarcare le Alpi,
che Parigi ormai la disamorava di sè quanto il maggiordomo incanutito.
Inoltre, da buona madre, non voleva più assistere alle follìe di
Bluette. Pazza da mettere in un manicomio, secondo lei!... E, per di
più, con un caratteraccio tale, che ormai non era possibile farle
neanche la più piccola osservazione.
Da quando sʼera impastoiata con quel maledetto Castillo, geloso come un
turco e più furfante senza dubbio che lʼamabile signore dʼOlonzac, non
cʼera verso di farle intender ragione.
Bene: facesse pure di sua testa, la scioccherella sentimentale! Ma,
quanto a lei, per non assistere a queʼ malanni, chiudeva i suoi bauli e
se nʼandava. Lasciare un Ministro per innamorarsi di quellʼindividuo,
che non le aveva mandato finora neanche un mazzolino di garofani, era
unʼidea così balorda, che, per metterla in pratica, bisognava proprio
chiamarsi Mimi Bluette! Ma lo mandasse un poʼ al diavolo, benedetta
figliola! lui e le sue pretese da gran Turco! Lʼamore?... Macchè amore!
«Quello lì--vuoi che te lo dica io?--quello lì ti riduce sul lastrico e
poi riparte per il giro del mondo lasciandoti con un palmo di naso!»
A tali discorsi Bluette la fissava, bianca di furore. Voleva
dirle unʼinsolenza, grande, grande, come quelle che si usano sui
palcoscenici... Poi non osava, perchè era la sua mamma.
--Senti,--le rispondeva;--io ti prego dʼuna sola cosa: non ti occupare
dei fatti miei. Comanda, spadroneggia, mettimi sossopra tutta la casa,
ordina e disordina come ti piace: solo, non occuparti deʼ fatti miei.
--Ma non capisci che ti rovini, figliuola?
--Se mi rovino, tanto peggio per me. Vuol dire che il mio piacere
consiste nel rovinarmi. Tu non cʼentri.
--Benissimo. Ed allora me ne vado.
--Ti ho pregata io forse di rimanere? Non credo. Anzi ti ho detto: Fa un
bel viaggio in Italia, mammina! Io ti mando laggiù tutto il denaro che
ti occorre, tutti i mobili che ti piacciono... Se vuoi portare con te
anche Maurice, te lo regalo... Dunque perchè non te ne vai?
--Ti giuro, Mimi, che se tu avessi ancora il tuo Ministro, cioè se
tutto fosse in ordine comʼera prima, non aspetterei neanche domani per
andarmene. Sii buona, Mimi, fagli una telefonata... Vedrai che torna
súbito.
--Non ci pensare! Ministri ve ne sono tanti; quando volessi partecipare
al governo della Francia non avrei che riaffacciarmi alla vita politica.
--Ecco lʼingenua! lei crede...
--Non credo niente! Ma ti prego, ti supplico, di lasciarmi stare. Se no,
sai cosa faccio? Vado a vivere addirittura con il mio amante, nella sua
casa, e qui non mi lascio più vedere.
--Oh... per quello che ci stai! Vieni a cambiarti e scappi. È una bella
maniera di stare a casa tua!
--Forse. Ma è la maniera che mi piace. Così rimani tu la padrona. E te
ne lamenti?
--Capirai che mi annoio, ragazza mia! Non cʼè niente a fare, dal mattino
alla sera, in questa benedetta Parigi! Ecco la ragione per la quale
voialtre vʼinnamorate come stupide.
Bluette sorrise di quella straordinaria opinione.
--E di cosa vʼinnamorate poi?--si chiedeva la bionda Caterina.--Del più
rifiutabile fra tutti quelli che vi sono capitati fra i piedi! E cosa
ci trovate mai di così fatale?... Dio lo sa!
Fece una pausa, e inumidendo sul labbro inferiore i due polpastrelli
deʼ medii, si lisciò accuratamente i lunghi archi dei sopraccigli. Poi
trasse fuori dal classico seno un sospiro grande come lʼesperienza di
tutta una vita, e concluse:
--Ah, figliuola!... è un vero peccato che tu non possa prestarmi per
quindici giorni la tua età... Ti farei veder io come la si adopera e
cosa vuol dire chiamarsi Mimi Bluette!
--Perchè sei stata forse tu, non è vero, a farmi diventare quel che sono?
--È stata la fortuna, piccola mia, nientʼaltro che la fortuna. E
tu la sciupi. Tu, il giorno che sei arrivata a Parigi, potevi con
indifferenza finire nelle case di Montmartre o diventare Mimi Bluette.
Sei stata Mimi Bluette: ma non credere di averlo fatto apposta. È la
fortuna, mia piccola, nientʼaltro che la fortuna!
--E allora?--domandò Bluette, senzʼalcuna protesta.
--E allora, siccome non ti è costato nessuna fatica ottenere i suoi
favori, spendine almeno un poco per impedirle chʼessa ti abbandoni.
--Sai cosa faccio per intanto?
--Non so cosa, ma certamente una sciocchezza.
--Ora esco, vado da Cock, ti compero un biglietto, fisso il tuo posto
nello «sleeping» e fra un paio di giorni tu, mammina, te ne vai. Siamo
dʼaccordo?
Gli occhi lontani del Maestro di scherma vinsero lʼamor materno e le
fecero rispondere di sì. Ma poi le venne un soprappensiero e soggiunse:
--Vedi, Bluette? Se tu fossi una ragazza ragionevole prenderesti due
biglietti, due posti nello «sleeping», e fra un paio di giorni verresti
con me in Italia. Non sai quanto bene ti farebbe allo spirito una
boccata dʼaria del tuo paese.
--Il mio paese? Ma è questo il mio paese! Non mi ricordo nemmeno di
averne avuto un altro.
--Che orrore! Tu credi ormai di somigliare a questa gente, ma in fondo
hai lʼanima della Parigina come ce lʼho io. Ed ecco perchè ho paura
quando mi dici: «Sono innamorata.» Me lo dicesse una di loro... peuh!
nulla di grave! Quelle sono più intelligenti, più ragionevoli, ed è
sempre unʼaltra cosa.
--Unʼaltra cosa? cioè?
--Niente... Sarà un amore, ma un altro amore. Più forte, se vuoi, più
importante, se vuoi, ma è sempre un amore di Parigi, ossia qualcosa
dove cʼè dentro un poʼ di tutto, come nella «bouillabaisse».
Bluette si mise a ridere; ma la bionda Caterina seguitava:
--Io ti dico la verità, Bluette: ora che hai fatta fortuna, ora che hai
spremuto come un limone questa città pericolosa, e le hai preso tutto
il piacere che poteva darti, ora che si ricordano ancora di te come
dʼun raggio di sole, io, neʼ tuoi panni, farei una cosa molto semplice,
molto furba: scomparirei.
--Davvero?
--Sì, davvero. È una città che un bel giorno si vendica. Tu hai
avuta fortuna: ringraziala e torniamo a casa nostra. Io sono quasi
unʼignorante, ma ti assicuro che non mʼinganno. Qui lʼaria è
avvelenata; per noi almeno, è avvelenata. La fortuna di Parigi è come
il denaro vinto alla roulette; non si riesce mai a portarlo fuori dalla
porta.
--Ma che stramberie vai dicendo, mammina?
--Stramberie?... Fa come vuoi. Solo ricórdati che tua madre te lo ha
detto. Per me sono felicissima di tornarmene a casa, e ti prego, se
vuoi prenotarmi uno «sleeping», di sceglierlo in modo che si trovi a
pianterreno, perchè mi ricordo che nel venire in su mi avevano cacciata
contro il soffitto, e non ho mai potuto chiudere occhio dal Sempione
fino qui...
[Illustrazione: DECORAZIONE]
--Oui, Jack, il mʼaime et il nʼa jamais voulu mettre les pieds chez moi;
il mʼaime et je ne connais pas son vrai nom; il mʼaime et jamais il ne
mʼa dit ce que nous deviendrions dans une semaine!
--Pauvre Bliouette! vous me faites de la peine...
--Tu as tort, Jack. Moi, au contraire, je lui suis reconnaissante. Il
mʼenivre. Il est mon flacon dʼéther, ma morphine. Si demain il me
proposait par exemple de me tuer avec lui, dans sa petite chambre... eh
bien, je le ferais, Jack! je le ferais, presque souriante, sans que mon
cœur tremble...
--All right, Bliouette! Cela sʼappelle de lʼabrutissement.
--Appelle–le comme tu voudras, Jack. Cʼest de lʼamour tout de même.
Cʼest quelque chose que je ne connaissais pas avant lui.
--On mʼa dit que vous lʼavez rencontré au Bar de la Grande Rouquine.
--Oui, au Bar de la Grande Rouquine, un soir de neige.
--Ahô!... un soir de neige... It must have been very splendid!
--Pourquoi dis–tu; ahô?... Dʼabord ça nʼexiste pas dans la grammaire;
puis cʼest tellement yankee que ça mʼhorripile! Est–ce que ça te gêne
que çʼait été un soir de neige?
--Ça me gêne que ma danseuse dʼautrefois perde la tête pour des inconnus
qui traînent chez la Grande Rouquine.
--Mince!... oh, pardon... je voulais dire: flûte!
--Flûte ou pas flûte, ce monsieur nʼétait pas celui quʼil fallait pour
vous, même si vous aviez envie de devenir amoureuse.
--Ecoute, Jack... Dʼabord je te prie de ne pas mettre tes semelles sur
mes velours, parce que tu les fripes; et ne tourmente pas ce coussin
qui ne tʼa rien fait de mal... Je préfère en ce cas que tu fumes ta
pipe. Ensuite...
--Yes? You permit?
--Oui, je «permit». Empeste ma maison tant que tu voudras: je «permit».
Ensuite je te prie de me dire quels sont tes griefs contre «ce
monsieur».
--Moi, dʼabord, je ne le connais pas.
--Et alors?
--Et alors je pense quʼil doit y avoir une raison pour que tout le monde
me dise:--«Cette pauvre Bliouette... quelle triste fin!»
--Qui est–ce qui tʼa dit ça?
--Tous.
--Très bien. Tu peux leur répondre, à ces «tous», que je mʼen moque de
leurs condoléances! Tu viens chez moi, soi–disant pour mʼapprendre de
nouvelles danses, mais je crois que tu viens tout juste pour me faire
pleurer.
--Puisquʼil nʼy a pas le tapeur...
--Il tarde, en effet. Cʼest quʼil habite loin, le pauvre. Rue des
Fermiers... Je ne sais même pas où ça se trouve! Est ce que tu le sais,
toi, où se trouve la rue des Fermiers?
--Ce nʼest pas mon affaire. Je ne suis pas cocher de fiacre. Moi, je
suis danseur.
--Oh... excuse–me! Indeed! Et comment sʼappelle ta nouvelle danse?
--Byrigo–step.
--Où est–ce que cela se danse?
--Nullepart. Cʼest une création.
--Difficile?
--Pour vous pas.
--Pourquoi pas?
--Parce que vous êtes danseuse, bonne danseuse.
--Merci. Alors tu prétends quʼils disent: «Cette pauvre Bliouette!...»
--Oui: quelle triste fin!
--Ils disent: fin?
--Yes: fin.
--Les femmes?
--Les hommes aussi. Tous.
--Et pourquoi donc? Est–ce quʼune femme est finie lorsquʼelle devient
amoureuse?
--Des fois oui.
--Tu le penses toi aussi, Jack?
--Oui, un peu.
--A cause de quoi?
--On nʼest pas forcé de savoir la raison de ses propres idées.
--Eh bien, continue.
--Mais je nʼai plus rien à dire.
--Alors montre–moi le Byrigo, sans musique.
--Si vous voulez.
--Non, attends. Quand tu recauseras avec ces gens, il faudra que tu leur
dises:--«Jʼai vu Bluette; elle est tout à fait heureuse.»
--Pourquoi dire des mensonges? Ce nʼest pas indispensable. On peut se
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