bicchiere che brillava come un fiore di cristallo fra le sue minuscole dita,--e questa fu la cosa molto leggiadra chʼella fece per quello straniero: gli mandò, prima un sorriso, poi si portò il bicchiere vicino alla bocca, rovesciò indietro la fronte, chiuse gli occhi, bevve per lui... In quel mentre Florina–Bey stava per cominciare il suo numero. Egli rispose facendo a sua volta la stessa cosa, ma lentamente, naturalmente, senza il più piccolo stupore. Il sorriso nasceva nella sua faccia senza muovere i lineamenti; nasceva neʼ suoi fermi occhi, splendenti come lʼacciaio delle rivoltelle ossidate. Non era più giovine; doveva esser quasi vicino ai quarantʼanni, sebbene la sua pelle abbronzata conservasse un liscio colore di gioventù. Robusto, arido, agile, mostrava un singolare aspetto fra il gentleman ed il cowboy. Qualche riflesso bianco gli correva tra i capelli nerissimi; i baffi aspri, tagliati a filo su lʼorlo del labbro, mettevan un segno di ruvidezza nella sua faccia quasi delicata. La divina Bluette provò subitamente la gioia di possedere, nellʼanima e nei sensi, un piccolo secreto. Provò quella gioia sottile, irritante, esilarante, quella gioia fresca e pungente come la spuma dello Sciampagna, che ubbriaca lʼessere al pari dʼun afrodisiaco, allorchè si riceve il primo sorriso dʼuna creatura che piace. Lʼamore non è mai altro che una prolungata memoria di questo momento. Allora ella godè perfettamente il piacere di sentirsi bella, di mandar luce da ogni fibra del suo corpo giovine, di contenere in ogni vena, come un dormente brivido, la sua profumata e calda femminilità. Aveva quasi ventisette anni, la divina Bluette, e non si era mai, se non per ischerzo, innamorata. Nel suo profondo essere qualcosa parlò, che fino allora non aveva mai detto parola; e dʼun tratto si accorse chʼella pure avrebbe saputo darsi ad un uomo, ad un amante immaginario, come fino allora la divina Bluette non si era data mai. Lo guardava, soggiogata, un poʼ confusa, come se in lei fosse ancora un non so che della fanciulla, e provava nel medesimo tempo una sorda irritazione contro sè stessa, una sorda gelosia di quellʼuomo chʼera semplicemente uno sconosciuto,--una bella fugace ombra che passava davanti al suo bicchiere di Sciampagna. Tuttavia, sʼegli fosse venuto a prenderla, per condurla fuori, ella, senza rispondere, sarebbe andata con lui. Sarebbe andata con lui traverso la neve, per le vie scure della Parigi addormentata, senza parlargli, ma serrando il suo braccio, affondando le scarpine scollate nella soffice neve, nascondendo il mento freddo nel bavero della pelliccia cosparsa di brina. E sarebbe andata con lui, dovunque la conducesse, tacendo, senza guardarlo, come una timida bambina ubbidiente, solo perchè non poteva resistere al piacere di stargli vicino, solo perchè nessun uomo aveva mai saputo farla pensare allʼamore come la faceva pensare allʼamore la faccia indefinibile di quello sconosciuto... E Sanderini diceva: --Ma foi, la Grande, si Florina avait autant dʼesprit quʼelle a de belles fesses, Florina–Bey serait au moins Florina–Pacha! Mais la pauvre nʼa jamais su ni faire des dettes ni se les faire payer: ce qui, pour une femme, équivant à manquer sa carrière. --Tu me rases, vieux coquillage!--dichiarò senzʼaltro la Grande Rouquine, con la sua voce bruciacchiata. E Mimi frattanto sorseggiava il suo bicchiere di Sciampagna, piano piano, con delizia, fissando gli occhi nel calice per osservare il liquido biondo che spariva. Immaginazioni distanti rinascevano con felicità nel suo confuso pensiero; lembi di desiderio, staccatisi da lei come petali da una rosa, tornavano con profumo a ravvolgere le sue vene; pagine dʼamore, scorse con voluttuoso ma incredulo piacere, passavano con sembianze di verità nella sua memoria sovraeccitata, e come sotto il potere dʼun afrodisiaco sottile, sʼimmaginava nel suo letto caldo, fra le braccia di quellʼamante sconosciuto. Lo guardava con insidia, e quasi temeva, nel guardarlo, chʼegli potesse indovinare il suo recondito pensiero. Ma dʼun tratto egli medesimo sʼalzò; venne a scegliere un sigaro vicino al banco della Grande Rouquine. Sanderini, amabilmente, gli cedette il suo proprio sgabello e non mancò di attaccare discorso dandogli un buon suggerimento: --Le savant fumeur que je suis, cher Monsieur, me pousse à vous recommander ces grands Corona y Corona,--Claro--dont la feuille est satinée comme la peau voluptueuse des Créoles... Jamais vous ne trouverez de meilleur cigare dans tout Paris. Lorsque jʼétais à la Havane... E narrò così belle storie sul paese del sigaro Avana, che lo straniero, per compensarlo, finì con offrirgliene uno. Tutto questo accadeva presso la tavola di Bluette, mentre Bluette, confusa, guardava nel mezzo della sala. Dopo il numero di Florina–Bey, un piccolo negro in marsina rossa ballava suonava e faceva un poʼ di humour con le doppie suole delle sue scarpe indiavolate. Il piccolo negro scivolava e tamburinava coi piedi su lʼassito cosparso di sabbia, facendo acrobazie mirabili, senza mai perdere il tempo. Le belle Americane, diventando irrequiete al suono di quelle musiche nazionali, battevan le mani con entusiasmo e gli lanciavano marenghi dʼoro. In quel momento Sanderini diceva: --En effet, Monsieur, je suis dʼorigine italienne; mais suis né a Chartres et jʼai fait mes études à Genève... --Toi, mon vieux,--interruppe la Grande Rouquine,--tu dois avoir fait tes études à la Nouvelle, car il suffit de te regarder pour comprendre que tu viens du bagne. --Elle a le caractère un peu vif, la Grande...--osservò con dolcezza lʼottimo Sanderini.--En tout cas je suis bel et bien dʼorigine italienne, ainsi que mon nom lʼindique, et licencié en droit, si Madame le veut bien. --Ce qui est certain cʼest que tu as passé à travers le Code Pénal comme le fil à travers lʼaiguille. Et, quant à lʼorigine, les fripouilles comme toi nʼen ont aucune. Tu es né Sanderini et tu vas crever Sanderini, un de ces jours, je lʼespère. --Elle me taquine, cher Monsieur, elle me taquine! Et savez–vous pourquoi? Parce quʼelle a un béguin pour moi, sans doute! La Grande Rouquine si mise a ridere. --Tu en as du toupet, vieille camelote! --En tout cas, Monsieur,--fece Sanderini,--si vous désirez connaître une vraie Italienne de naissance, quoiquʼelle soit aujourdʼhui la plus délicieuse de nos Parisiennes, je vais vous présenter à Madame Mimi Bluette, qui aime les gens dʼesprit. Ecoutez un instant, Madame Bluette. Je vous présente ce Monsieur, dont le nom est Castillo, et qui, depuis cinq minutes, mʼhonore de son amitié. Mimi si volse rapidamente, non seppe che rispondere, divenne leggermente rossa e fece un piccolo saluto. Allora lʼottimo Sanderini, dopo esser rimasto accanto a loro quel tanto che gli parve necessario per aiutarli a vincere lʼintoppo delle prime conversazioni, pensò che ormai, come premio della sua fatica, poteva certo fare assegnamento sovra un paio di marenghi da estorcere in modo garbato alla generosa Bluette; e, per intanto la sua naturale compiacenza gli suggerì di lasciarli scrupolosamente soli. Questo pensiero ebbe anche la Grande Rouquine, che, senza dir nulla e con lʼaria più naturale del mondo, traslocò il suo ufficio di cassiera proprio allʼopposto angolo del banco. Frattanto lʼottimo Sanderini andava dappertutto scrutando con occhi di lince, per decidere qual fosse il miglior tavolino sul quale stendere di bel nuovo le sue caute reti. E poichè gli parve che le clienti più munifiche della serata fossero per lʼappunto quelle rumorose Americane, fece una buona provvista di paglie Négri–Pipoz, e con il sigaro del bel Castillo fra i denti se ne andò ad occupare un posticino libero, presso la tavola dove sʼallineavano in file numerose le vuote bottiglie di Pommery, drapeau Américain. Senza dubbio lʼottimo Sanderini aveva una singolare predilezione per le tavolate allegre, dalle quali volano con facilità i bei marenghi dʼoro. Ed allora quei due rimasero lì, vicini e muti, con la bocca su lʼorlo del bicchiere di Sciampagna. Qualche volta la solitudine improvvisa diventa una vera fatica, una vera difficoltà. Bluette, per far qualcosa, rigirava intorno al polso, guardandoli con attenzione, i suoi braccialetti pesanti. Castillo, da buon fumatore, osservava con insistenza la cenere del suo Corona y Corona--Claro--eccellente sigaro in verità. E frattanto non le diceva nulla. Bluette, la divina Bluette così piena di spirito, per fare come lui, non trovava neanche una parola. Forse temevano entrambi di potersi dire, per prima cosa, una sciocchezza. Ma Bluette lo guardava. Egli no. Egli era fierissimo, con la fronte china; i fili bianchi deʼ suoi capelli brillavano fra le ondate nere. Aveva nel dito anulare un solo anello, chʼera uno smeraldo intenso come un brillante verde; al bottone della camicia una piccola perla nera; tra il pollice e lʼindice della mano destra una profonda cicatrice, che gli saliva sino alla giuntura del polso. Bluette lo guardava minutamente, come una donna guarda lʼuomo che vuol conoscere. Qualcosa dʼambiguo, dʼinspiegabile, si muoveva intorno a quella fisionomia, quasi fosse lʼatmosfera visibile del suo spirito, il colore della sua nascosta volontà. Finalmente egli disse questa cosa importante: --Je sais quʼon vous appelle My Blu. --En effet on mʼappelle My Blu... Oui, Monsieur, on mʼappelle My Blu. On mʼappelle aussi Bluette, et Mimi Bluette si lʼon veut être pédant. Oui, Monsieur! Ce qui est drôle cʼest quʼon écrit My Blu et on prononce My Blou... Il y a partout des gens qui ne savent pas la grammaire! --Cʼest très gentil My Blu... --Vous trouvez? Moi je nʼy trouve rien dʼextraordinarie. Et vous, comment vous appelle–t–on, si ce nʼest pas indiscret? --Est ce que vous me demandez mon «vrai» nom? --Mais... pas du tout! --Eh bien, on mʼappelle Hilaire Castillo. --Hilaire? Hilaire?... Mais il y a quelque chose de trop dans ce nom de vieux moine! Tenez: moi, par exemple, jʼaimerais mieux vous appeler tout simplement Laire... --Jʼaccepte. --Merci. Et alors versez moi du Champagne monsieur Laire! --Voilà: votre coupe dʼabord, la mienne ensuite, et je vais boire à votre santé, My Blu! Parce que vous êtes depuis longtemps la seule femme qui me plaise... Bluette guardò nella spuma del bicchiere; gli occhi le brillarono; vʼimmerse la bocca, e ridendo si abbandonò allʼindietro, contro la spalliera, con una specie di sottile vertigine. --Vous me dites une chose qui me fait extrêmement plaisir... Je ne sais pas qui vous êtes... mais enfin cʼest très gentil quand même! Cosʼaccadeva in lei? Non lo seppe, non lo pensò, non lo volle pensare; ma qualcosa certo accadeva di somigliante allʼebbrezza che dà la musica di una danza nuova, in quelle sere piene di follìa quando la felicità chiusa nellʼanima sembra che abbia un sapore su lʼorlo dei calici, un trillo su gli archetti dei violini... Ecco: poichè non sʼera innamorata mai, era bella di tutta la sua bellezza e sapeva innamorarsi in una sera. Così egli la teneva ravvolta nel suo sguardo immobile, così la sua voce turbata le dava unʼimpressione di stordimento. Erano due desiderii, nullʼaltro, davanti allʼilarità, nullʼaltro, che manda un bicchiere di Sciampagna; la poesia che cʼè nella vita, che cʼè nellʼamore: musica dei sensi nellʼanima, dellʼanima nei sensi--nullʼaltro. Ella era passata, quasi come una vergine, fra il piacere di sè stessa e la fatica del piacere altrui; egli veniva chissà mai da qual vita, solo, con gli occhi giovini che splendevano dʼun passato buio. Lʼaveva guardata per la prima volta, così, dal tavolino della sua cena, frammezzo alle chiacchiere di Sanderini ed al cicaleccio di Florina–Bey; lʼaveva guardata in silenzio, con i suoi occhi fermi, come si guarda con un piacere quasi lascivo la rosa rorida, gonfia di pólline, che manda profumo.... E dʼimprovviso a lei era sembrato che un lungo bacio dʼamante percorresse la sua viva nudità. In silenzio si era nascosta dietro il velo delle sue lunghe ciglia, quasi per racchiudere in sè stessa, per celare in sè stessa, quellʼinvolontario piacere. Aveva sentito nascere nel suo pudore unʼirresistibile voglia dʼessere sfacciata. Su lʼorlo del bicchiere aveva tentato reprimere la tentazione di parere una femmina. Gli aveva sorriso. Ed ora gli parlava stordita, protesa un poco verso di lui, coinvolta nel suo potere: già sua. Gli parlava senza dirgli nulla, muovendo le parole come gesti della mano che volessero carezzarlo. Similmente, anzi più turbato, forse più irritato, egli parlava con lei. Per dirle cose non ben definite, per chiarire, per nascondere, forse per distruggere tutto quello che sentiva. --Oui, je vous ai vue la première fois au Théâtre Michel; je venais de très loin ce soir–là... Il y avait dans vos mouvements quelque chose que je nʼai jamais pu oublier! Et puis, Bluette, certains soirs, la beauté dʼune femme engourdit tout lʼêtre comme une fumée dʼopium. Ce soir–là, vous dansiez des danses lascives, ou bien, que sais–je? cʼétait vous qui étiez lascive... Ma vie est de celles qui nʼadmettent pas la beauté. Jʼai passé à travers mille tempêtes et jʼai vu le soleil se coucher sur tous les océans de la terre... mon cœur est fait pour la distance comme la proue dʼun grand voilier... Mais vous aviez quelque chose de si doux pour moi, et vous étiez si belle, si naïvement belle, si fraîche pour mes yeux, que jʼai senti una espèce dʼénivrement soudain me pénétrer jusquʼà lʼâme... Rien ne pourrait vous expliquer combien ce trouble en moi était absurde! Mais quand vous quittiez la scène, il me semblait que des rideaux noirs étouffaient soudainement la joie dans mon être... Vous avez changé au moins dix costumes ce soir–là, et chacune de vos étoffes me communiquait la joie dʼune caresse, mʼinspirait une volupté différente... Pour désenchantés que nous soyons, il y a toujours une femme qui peut nous rendre, avec sa beauté, notre première jeunesse. Pour moi, vous étiez cette femme. Vous mʼavez plu tellement, que je nʼosais pas chercher à vous connaître. Mais, depuis ce soir, vous êtes devenue ma folie... oui, cʼest le mot. Bluette.... ma véritable folie!... Ellʼascoltava senza sorridere, un poco smorta, come se tutto ciò le facesse profondamente male. Ascoltava con le mani congiunte, premute su la bocca, fissandolo senza batter ciglio. Lo ascoltava maravigliata e ferma, con lʼanima tutta radunata su lʼorlo di quel felice stupore. Poi lasciò cadere le due mani, e disse lentamente, con una specie di vertigine: --Cʼest le premier soir de ma vie où je me sens heureuse dʼêtre belle... E su lʼabito scuro che portava, più azzurri che unʼalba del mese di Maggio, profumati con un profumo di Coty, le stavano bene, quasi presso la spalla, sotto il rovescio dʼun grande collo di zibellino, quei fiori del sole nei campi, quei fiori che andavano sempre insieme con lei, per somigliare quasi al colore deʼ suoi occhi, al colore della sua fragrante anima... i fiordalisi di Mimi Bluette. Allora, su quelle due mani protese verso lui, traverso la tovaglia che brillava, egli posò leggermente una sua mano, e sentì per tutta la persona il fascio dei nervi contrarsi, con un dolore intenso, pieno di gioia, come se avesse per la prima volta sentito nascere il tremore del suo grembo dʼamante, il femminile gaudio che si tradiva dal principio della sua bianca nudità. La mano di Bluette era semplice come il suo spirito, aveva una forma quasi trasparente, portava nel suo colore senza ombra un senso azzurro di verginità. Quelle sottili unghie troppo lucide, troppo rosse, davano alla sua mano quasi unʼespressione di peccato, che ne accresceva lʼinnocenza, come un soverchio belletto messo per celia sul viso dʼun bambina. Quelle mani avevano in sè la tepida gioia bionda dʼun raggio di sole. I braccialetti si rovesciarono sui polsi come catene pesanti; li oppressero, fecero rumore, tacquero. E le due mani rimasero così, ferme, sotto il peso della sua carezza, felici di potersi dare a lui con apparente castità, come avrebbero insieme voluto le sue lunghe braccia seminude, le spalle tepide, il seno dolce che aveva la forma dʼun lungo respiro, e la sua calda bocca umida, e lʼintero suo corpo quasi nudo, in un pensiero dʼinvincibile dedizione. Lʼamava. Era la prima volta che amava. Quasi per miracolo era divenuta un amore. Le pareva una cosa del tutto naturale stare accanto a quel forestiero, lasciarsi carezzare così. Lʼamava dʼimprovviso, per il piacere aspro che le veniva da lui, per la sua faccia calma e stanca, per la sua voce diversa da tutte quelle che udì. Le aveva detto con ebbrezza, come nessuno le aveva detto ancora:--«Depuis ce soir, Bluette, vous êtes devenue ma folie, ma véritable folie...» E questa parola stessa, nel calore della sua voce, pareva chiudere in sè lʼinfinito, le comunicava una specie di paura, un brivido fisico dʼesaltazione spirituale. «Ma folie...»--un breve leggero suono di tre sillabe, che venivano a lei da una bocca sconosciuta, e venivano da lontano, dallʼavventura fortuita che sʼincontra nelle città notturne, chissà, forse dalla tragedia, chissà, forse da un labbro che non le aveva pronunziate ancor mai... Tacquero. La musica dei violini accompagnava una svergognata canzone pederastica dellʼefebo Jean Kiki. Le Americane, inorridite, si premevano i larghi ventagli contro le bocche ridenti. Mon Colonel pizzicava le semi–vergini sedutegli a fianco. --Et alors, Bluette? --Et alors, monsieur Laire? --Si on sʼen allait dʼici? --Où donc? --Nʼimporte. --Allons–y! Ritrasse le mani e chiamò il maggiordomo. --Vite, ma fourrure et lʼaddition, Hector.--Poi soggiunse:--Vous mʼavez servi ce soir un dîner assez illogique. --Oh, Madame!... Il suo dîner costava una bazzecola: 132 franchi--«avec deux louis,--spiegò sottovoce lo scrupoloso Hector--que Monsieur Sanderini me doit depuis quatre semaines. Il mʼa dit de vous demander si cela vous serait égal...» --Oui, ça mʼest égal... Mais, toutefois, dites–lui que je préfère donner moi–même, sans quʼon me tape,--rispose Bluette, avvolgendosi nella pelliccia che le portava il piccolo turco Mohammed. Uscirono insieme, tra i commiati rumorosi di tutta quella onorevole compagnia. --Fi!...--sibilava la Grande Rouquine,--Bluette va faire une sottise! E Limka, tzeco delle Batignolles, strizzando lʼocchio aʼ suoi zingari dalle giubbe scarlatte, suonava con maestrìa, con impeto, le note capziose dellʼantico My Blu. * * * * * Dopo un centinaio di metri Castillo abbassò un vetro, per dire al meccanico: --Allez au Bois de Boulogne et marchez très doucement. Questi lo guardò come si guardano i clienti esecrabili, poi alzò il bavero della sua casacca e rispose: --Bien, mʼsieu! La neve senza vento cadeva su la città in calme strisce verticali, che sembravano propagare un tremito nella bianchezza dellʼelettricità; si accumulava sui davanzali delle finestre come per chiuderle, costruiva lunghe dighe invarcabili su lʼorlo dei marciapiedi. E lʼautomobile camminava senza urto nel dedalo dei quartieri deserti, per i bianchi anfiteatri delle piazze, andando via, lieve, quasi tacita, su quellʼelemento agevole che i fari avvolgevano dʼun largo alone scialbo nelle zone dʼoscurità. --Monsieur Laire, jʼai presque froid... cette fourrure me glace... Allora egli si mise più vicino a lei, spalla contro spalla, piegando la bocca vicino al suo respiro, quasi per odorarla come un fiore. Intorno ai lumi delle Tuileries la neve ilare turbinava come bianca fuliggine, riddava, simile a sciami di farfalle notturne sul vortice dʼun falò. Le sagome ampie degli edifici incastellavano di bianco la notte invernale; pesanti zattere di nebbia nuotavano su la Senna invisibile; di là, su lʼaltra riva, lunghi rettilinei di globi elettrici assalivano con fatica lʼimmensa remota nuvola. I palazzi di neve, i giardini squallidi, vegliavano la tomba eccelsa del grande Imperatore; lʼArco di Trionfo segnava un limite confuso nella distanza dei Campi Elisei. --Je crois que nous sommes fous, monsieur Laire! A onze heures du soir, au mois de Janvier, faire une promenade au Bois... Quelle idée, nʼest–ce pas, monsieur Laire? La tepidezza dellʼaria interna faceva nascere sui vetri una specie di sottile smeriglio, tutto a fiori di ghiaccio e tortuosi rivoli di gocciole, che si fermavano assiderate. --Est–ce que vous habitez Paris, monsieur Laire? --Presque jamais. --Etes–vous français? --Ma mère était française, moi... je ne suis plus rien. Lʼaria che respiravano era già piena del profumo di Bluette. --Quel est votre hôtel, monsieur Laire? --Jʼai un petit appartement, presque toujours fermé, très vide, là bas, dans le quartier du Luxembourg. --Oh, comme cʼest drôle! --Quʼest–ce qui est drôle, My Blu? --Ce que vous dites... E fuori, traverso lo smeriglio dei vetri, passavano alberi morti sotto il peso bianco dei mantelli di neve. Lontano apparvero le barriere del Bosco. --Vous ne me racontez plus rien, monsieur Laire? --Oui, en effet, je ne vous raconte plus rien... cʼest bête! --Moi je mʼétonne dʼêtre ici... et vous? --Je ne mʼen étonne pas; seulement je pense quʼil vaudrait mieux ne pas y être. --Oh!... je ne suis pas de votre avis, monsieur Laire! --Que voulez–vous, Bluette? Le bonheur est la seule chose à craindre dans la vie. Quant au malheur, quʼimporte?... cʼest ce qui arrive tous les jours... on sʼy fait, on sʼen fiche! Mais aimer ce quʼon aime, voilà un luxe que certains hommes ne devraient pas se permettre. --Vrai? Alors cʼest de la philosophie sans doute, car je nʼy comprends rien. Vous allez peut–être vous imaginer que je suis une femme très facile, mais... --Oh, non, Bluette! Je sais très bien que ce soir... oui, enfin, que ce soir vous êtes peut–être imperceptiblement émue... --Je le suis même très fort... aussi fort que jamais... Cʼest la première fois, je vous lʼaffirme, que Mimi Bluette se promène la nuit avec un inconnu. Egli tacque un attimo, poi disse, mutando voce: --Mais oui, je sais très bien que vous avez un amant, Bluette. --Un amant?... Oui, jʼai un amant. Cela nʼest un mystère pour personne. --Est–ce que vous lʼaimez? --Voilà une question inutile, par exemple! --Est–ce que vous lʼaimez. Bluette? --Mais, pas du tout, monsieur Laire! pas du tout! Egli afferrò involontariamente la sua mano, e tacendo la strinse. Allora ella soggiunse, con una voce affabile: --Quoi quʼil soit un très grand Ministre, à ce quʼil paraît, je puis vous dire, monsieur Laire, que, malgré son talent, il mʼassomme! Si lasciò pesare contro di lui con una turbata pigrizia, e le parve necessario affermare una seconda volta: --Oui, il mʼénerve! Il y a des choses quʼon ne sʼexplique pas. Egli rise con un empito quasi crudele di felicità. Nella penombra della vettura i suoi denti bianchi scintillarono. Lʼavvolse, la circondò, la chiuse nelle sue braccia ruvide. Chinandosi nel cerchio del suo respiro, con ebbrezza la chiamava:--My Blu... --Laire... monsieur Laire... --Je me sens ivre... cʼest une folie qui me hante... Depuis ce soir–là, depuis ce soir de vertige, vos danses voluptueuses ont ensorcelé tout mon être. Je me dis quʼil ne faut pas vous aimer, Bluette, et pourtant je vous aime! Quelle folie!... jʼai besoin de vous... chaque nuit je vous caresse dans mes rêves... quelle folie! Vous êtes pour moi une créature de soleil et de musique... vous êtes ma dernière coupe de Champagne, mon dernier bouquet de roses... quelle folie!... Ella non fece altro che piegare il capo allʼindietro, stordita, come nel momento in cui le vene provano la più forte voluttà; e così rovesciata, supina, con la rossa bocca umida cercava il suo caldo respiro. Ed egli le diceva: --Je suis de ceux auxquels la beauté ne donne pas trop dʼinquiétude; rien au monde ne me paraît aujourdʼhui très sérieux, et même lʼesprit, et même le talent, parfois me découragent ou mʼirritent... Pourtant, lorsque je vous ai vue, Bluette, jʼai senti que vous étiez la beauté, ma beauté, ce qui pour moi sʼappelle vraiment la beauté. Jʼai parcouru toute la terre sans jamais voir de femme qui pour moi fut aussi belle. Que voulez–vous. Bluette?... lorsque mes yeux vous regardent, vous mʼenvoyez du printemps dans lʼâme... Bluette non rispose: alzò le braccia, sperduta, lʼavvolse nel tepore del suo corpo, e lo baciò. Nella grande foresta bianca gli scheletri giganteschi degli alberi sopportavano valanghe di neve; lʼiride lontana dei fari accendeva stelle bianchissime sui ghiaccioli delle fontane. Soltanto la fatica del motore interrompeva lʼassiderato silenzio del Bosco; passavano, come scenarii dʼuna fiaba nordica, i laghi pieni di nuvole, gli ippodromi vuoti come steppe, le fattorie chiuse, le cascate immobili, divenute un solo ghiaccio, e pareva che, frammezzo a tanto inverno, mai più non dovesse rinascere la primavera. La primavera del Bosco indimenticabile, odorosa di mammole, di resina e dʼacacie, ove ogni filo dʼerba diventa quasi un fiore, quando, nelle sere di Maggio, in larghi frastagli di serenità il cielo vi scende a profumarsi e il Bosco turgido si gonfia di voluttà primaverile, sopraffacendo la Parigi dorata, su cui lancia in fontane di musica il fiume del suo grande respiro... [Illustrazione: DECORAZIONE] E questa era poesia. Poesia fortuita, che nasceva dal vizio notturno di una grande metropoli, poesia libera da tutte le falsità, nuda come lʼamore, assurda e semplice comʼè lʼamore. Un uomo ed una donna: due vere anime, due vere lussurie, che andavano in cerca dʼun letto nella Parigi bianca, addormentata. Non avevano altra storia che un sorriso nascosto dietro lʼorlo del bicchiere di Sciampagna. Questa era poesia. Poichè, fra le mille creature che ci passano davanti agli occhi nelle avventure della vita, è sempre una sola, ed è sempre una sconosciuta, quella che al nostro desiderio innamoratamente piace. Quando noi traversiamo una strada, quando i nostri occhi disattenti vagano su la moltitudine, i sensi protesi come una vedetta cercano la donna che il nostro amore ama. Quando si arriva in una città forestiera, quando si entra in una cosa sconosciuta, quando si passa lungo la muraglia dʼun monastero, quando ci si addentra in un quartiere di prostituzione, i sensi protesi come una vedetta cercano la donna che il nostro amore ama. Così nei cimiteri e nei teatri, su le prore dei navigli che partono e dietro le finestre chiuse. Ma non credete allʼamore logico, allʼamore che manca di follìa, nè a quello che osserva nascere i propri germogli come fili dʼerba tenera dalle zolle dʼun seminato. Questo è un fiore di serra calda, perfetto, ma senza profumo. Non credete allʼamore lento, allʼamore casto, allʼamore che si dipana come un gomitolo, che si arruffa come una matassa, che gira intorno a sè medesimo come un topolino intorno alla sua coda. Questo è ciò che i letterati si ostinano a chiamare psicologia. Non credete ai romanzi dʼamore che impiegano trecento pagine per condurre a letto i loro protagonisti, e nemmeno agli scrittori eucaristici che hanno il buon costume di non condurveli mai. Non credete alle donne straordinarie, che si divertono a parer complicate come il teorema di Pitagora, nè a quelle terribilmente fastidiose che ogni e qualsiasi volta rallentano i loro perfidi ginocchi suppongono di essere diventate una seconda Madame Bovary. Queste certamente son donne cui piace far perdere il tempo. E non credete agli amanti che possiedono teorie su lʼamore nè a quelli che in gelosi diarii vanno registrando le intemperie del proprio spirito come oscillazioni barometriche; non credete allʼamore paziente, allʼamore che resiste, allʼamore che non può innamorarsi in una sera; non credete, vi prego, alle analisi chimiche del sentimento nè alle fredde ipocrisie degli amanti che adoprano lʼideale come una cintura di castità. Poichè tutto questo ha forse una musica, ma veramente non è poesia. Soltanto ciò che la vita fa nascere in voi come una rosa nella primavera e tutto lʼesser naturalmente vi trasmuta in profumo, quando per voi, con voi, turbina di voluttà lʼinfinito, questo, nellʼamore degli uomini, è veramente poesia. [Illustrazione: DECORAZIONE] Per due giorni e due notti a casa non la videro tornare. Solamente aveva telefonato a Linette: --Si on me demande, Linette, il faudra dire que je suis absente. --Oh!... cʼest vous, Madame?! Allô! Allô! Ecoutez, Madame... --Zut! E la povera Linette, cameriera dalle calze di voilé, si era messa a piangere davanti allʼapparecchio maleducato, che dʼimprovviso taceva. Per due giorni e due notti era stata con lui, perdutamente con lui, nella sua casa nascosta, baciandolo fino ad uccidersi, come si fa quando lʼamore diventa una follìa. Su la neve del mese dʼinverno si era levato nei due pomeriggi un pallido sole. Quella casa era nascosta in una piccola strada, calma, vecchia, di quelle che gli edili ragionevoli vanno cancellando a poco a poco. Si vedeva, lontana, la Colonna di Luglio sorgere dalla piazza della Bastiglia. Ma pranzavan ancora più distante, negli alberghi di barriera, nelle vecchie trattorie di Montrouge e Malakoff. Tornavano a piedi, per lʼombra, di sera, parlandosi piano. Bluette vedeva nei cinematografi splendere a caratteri di fiamma lʼannunzio luminoso del suo nome ilare--Mimi Bluette--od apparire su le muraglie, nei molteplici cartelli dei teatri, la sua fisionomia sorridente fra i mazzi di fiordalisi--Mimi Bluette. Ecco, e lo amava. Era con lui piccina, modesta, umile, come una ragazza del quartiere. Le guardava talvolta con simpatia, queste belle ragazze del quartiere, quando passavano a fianco del loro innamorato, e le pareva di comprenderne la poesia, di amarle con un affetto improvviso, quelle svelte ragazze, umili e ben pettinate, che affrettavano sotto la balza delle gonne dimesse il piede leggero. Mimi Bluette, la rosa delle rose, il fiore dei fiori!... Tutta quella Città immensurabile, quella delirante Città del miracolo aveva pronunziato il suo nome!... Ora, nellʼandarsene al braccio del suo amante, lʼimmenso rumore di Parigi le pareva una musica lontana, e quasi le stringeva il cuore una modesta paura, un umile desiderio di non esser riconosciuta. Mimi Bluette, la ballerina che aveva i più dolci capelli ed il piede più gentile di Francia, Mimi Bluette, la danzatrice che aveva lʼanima e gli occhi azzurri come i suoi fiordalisi, Mimi Bluette, la creatura che pareva nata in un tempo di musica, la forestiera venuta dʼoltrʼalpe con il suo limpido cuore di Transalpina, sentiva improvvisamente la gioia di non essere più nulla, di non guardare in faccia più nessuno, di non amare che lui. Per due giorni e due notti gli diede il suo corpo inesaustamente, lo avviluppò neʼ suoi capelli arruffati, lo strinse nelle sue braccia tenaci, si contorse in lui fino al delirio, con disperata felicità, e le parve che ogni respiro di gioia dovesse lasciare nelle sue fattezze una traccia di perpetuo godimento. Gli diede la sua fragranza rorida e violenta, lo impregnò di sè stessa come un fiore impólvera del suo pólline il tremante cálice che feconda. Gli fece sentire con le labbra, con il grembo e con lʼintera sua bellezza, che una donna veramente innamorata è la più ebbra forza dellʼinfinito. Lo stordì come un veleno soavissimo che accende negli occhi angoli di paradiso. Poi tornò a casa, un mattino che le strade oscillavano davanti aʼ suoi occhi appassiti. Era un mattino freddissimo, limpido, quasi tremolante. La città prendeva un colore di ghiaccio; le forme delle cose, degli uomini, pareva che avessero un contorno di gelo. Quando i suoi specchi familiari la guardarono in faccia, ella si trovò mutata. Povera Bluette, che sonno aveva quel mattino! Comʼera stanca e felice, povera Bluette! Avrebbe dormito fino a sera, nel suo letto grande, poi sarebbe tornata con lui, di nuovo con lui, perdutamente, laggiù, nella strada lontana. Ma un solo pensiero la irritava, quello di dover rispondere a chi le domandasse:--Dove sei stata? Era stata nella felicità, nullʼaltro. E questa era una cosa da non potersi esprimere con parole. Ma Linette, cameriera dalle calze di voilé, non troppo severa, e giovine lei pure, fu la sola che per istinto la capì. Vide i suoi occhi appassiti, e non disse nulla. Vide i suoi abiti sciupati, e non disse nulla. Vide che nel suo corpo stanco era piena di una insolita felicità, e mutamente le sorrise, poichʼella pure, nel suo cuore di ventʼanni, sapeva comprendere la poesia di tornare un mattino, sciupata e bella, dopo due giorni dʼamore. Quando furono entrambe nello spogliatoio, Bluette le mise una mano su la spalla, poi la guardò negli occhi e le disse: --Oh, ma petite Linette, si tu savais comme jʼai été heureuse!... Allora due grosse lacrime caddero dagli occhi di Linette. --Quoi donc? Tu pleures? --Oui, Madame, je pleure... Jʼai été si inquiète à cause de vous! Je ne savais plus que faire. Vous mʼavez répondu: «Zut!» --Cʼest vrai; jʼai dit: «Zut!» parce que je nʼavais pas le temps de mʼexpliquer mieux. Essuie tes yeux, Linette, et déshabille–moi. Stava per incominciare a confidarle il suo secreto, mentre Linette le toglieva e la slacciava le scarpe, quando la bionda Caterina entrò, in vestaglia di lana, spettinata e litigiosa come sono le donne mature prima di sottomettersi al restauro mattutino. --Ah, perdinci! se Dio vuole, eccoti qui! Bluette fece un lungo voluttuoso complicato sbadiglio, al termine del quale disse con naturalezza: --Buongiorno, mammina! Fammi preparare, ti prego, un bel caffelatte con le brioches calde, perchè ho molta fame. --Te le dò io le brioches! Si può sapere dove sei stata in questi giorni? --Sono stata via, mammina, via... via... --Davvero? E adesso, cara, starai fresca! --Io fresca? Perchè? --Ti avverto che Sua Eccellenza è tornata ieri, anzi è tornata iermattina. Sarà venuta qui cinque o sei volte per lo meno. E domanda un poʼ a Linette che ira di Dio è stata con quel suo telefono! Sino alle due di notte, mi capisci? Lui, così garbato, aveva perduta la testa e quasi mʼinsolentiva. «Bluette?... Bluette?...» Cosa ne sappiamo noi di Bluette! Insomma voleva perfino chiamare il Capo di Polizia. Bluette si mise a ridere più forte, mentre la cameriera lʼaveva spogliata sino alla camicia. --E ridi anche? Bella insolenza! È una storia che finirà male. --Senti, mammina, fammi portare le brioches! Oppure vámmele a prendere tu, Linette. Ho una fame che muoio. --Già, naturalmente!... quando si fanno le porcherie che fai tu!... --Sei un poʼ matta, cara mammina... --Sì? ti pare?... Adesso, quando verrà Sua Eccellenza, te ne accorgerai. --Quando verrà Sua Eccellenza gli dirai che dormo ed ho bisogno di non essere svegliata. --Eh?... un accidente! Fargli dire che dormi ed hai bisogno... --Sì, di non essere svegliata; fino alle cinque per lo meno; perchè sono stanca, molto stanca, e me nʼinfischio di tutto il Ministero! --Ah, ma se te ne infischi tu, non me ne infischio io, per bacco! Ed a me non accomoda niente affatto che per i tuoi brutti vizi debba andarci di mezzo anche il decoro della casa! --Nientemeno! --Si proprio: il decoro, la situazione ufficiale che occupiamo e la rendita mensile che ti dà. Io non ci voglio perdere per le tue sporcizie, hai capito? E quando verrà Sua Eccellenza mi farai il santo piacere di alzarti súbito, o meglio di riceverlo in letto, spiegandogli con un motivo plausibile questa bella idea di nasconderti per due giorni senza dir niente a nessuno. Mimi, pettinando con un largo pettine i suoi capelli arruffati, si mise dolcemente a cantarellare: «Les mains des femmes, je le proclame, sont des bijoux dont je suis fou!» --Hai capito. Mimi?--seguitava la madre.--Non farmi andare in collera! --...je le proclame... --Ma dove sei stata? Si può sapere dove sei stata? --...dont je suis fou!... oouu!... --Canta, canta! Ma io posso dirti che una scriteriata della tua specie non riuscirà mai a far carriera! Bluette lasciò cadere indietro il grande mazzo deʼ suoi capelli, che le discesero fino alla piegatura delle ginocchia, ed incominciò a togliere dal pettine quelli che sʼera strappati. Allora venne Linette con il vassoio del caffelatte, recando insieme le tepide brioches. Bluette ne rubò una, prima che Linette avesse apparecchiato, e con la bocca piena rideva, guardando sua madre. --Veʼ, che bella ciera!--disse la bionda Caterina.--I sottocchi ti arrivano in bocca e sei lì che mi sembri di ritorno da una messa nera! Voglio vederti allʼetà mia, bambina, se vai avanti di questo passo! --Mi trovi brutta, mammina? Sai cosʼho fatto? Niente... Sono stata, brava brava, in una strada che tu non conosci, in una casa che tu non conosci, con un uomo che tu non conosci... Ma che squisite brioches! Próvale anche tu, mammina. Ella ubbidì. Si mise docilmente a sedere davanti alla sua bella figlia, che divorava le brioches tepide spalmandole di burro. Frattanto Linette, con le sue mani agili, raccoglieva dietro la spalliera della poltrona tutto quel disordine di capelli biondi e leggermente li pettinava. --Tieni, mammina!--Le dette una mezza brioche, lucida, ben preparata.--Non è vero che son buone? --Bella novità! Le brioches sono brioches, il burro è burro, e tu sei una stupida! Cosa cʼè di straordinario nel mangiare quello che mangiamo tutte le mattine? --Eh! dis donc, Linette, fais plus doucement! Ce nʼest pas une raison, parce que jʼai beaucoup de cheveux, pour mʼen arracher des touffes! --Cʼest quʼils sont très embrouillés, Madame! --Te lʼho detto mille volte, Bluette: sii meno civetta e fa la treccia se anche non vai a letto sola. Perchè vi sono certi uomini i quali non sanno muoversi senza mettere i gomiti sui nostri capelli. --Però tu li hai conservati, mammina. --Io non ho mai fatto le sciocchezze che fai tu. Perdere un Ministro per stare qualche ora di più con un amante... è ridicolo! --Diʼ, mammina!... fammi una confidenza, ma proprio una confidenza sincera... Qualʼè lʼuomo del quale sei stata veramente innamorata? quello che ti ha presa, anima e corpo, non appena lʼhai veduto? --Io? Ma che sciocca! Ne ho avuti molti. --No: uno, il più forte... quello che, se ci pensi, tremi ancora. La biondissima Caterina sospirò, chiuse gli occhi per raccapezzarsi, poi divenne seria. --È stato, se vuoi che te lo dica, quel poco di buono al quale ho permesso di diventare tuo padre. Gli volevo tanto bene, che quando sono rimasta incinta di lui non ho avuto nemmeno il coraggio di dirglielo, per non dargli una seccatura, e nemmeno quello di andare da mia sorella, che fa, se ti ricordi, la levatrice. --Ah, sì?...--fece Bluette, guardandola con gli occhi divenuti grandi. --Sì, precisamente. Ma cosa tʼimporta ora di saperlo? --Nulla, mammina. Era una semplice curiosità. In quel momento si udì squillare la scampanellata lunga ed imperiosa con la quale il portinaio soleva distinguere le visite di Sua Eccellenza. La bionda Caterina, impaurita, si rifugiò nella propria camera; Linette, per lo spavento, rimase col pettine affondato nella treccia della sua padrona. --Voyons, Linette, est–ce que tu perds la tête à présent? Passe–moi ma robe de chambre, et file! Subito «Egli» entrò. Aveva una faccia da dittatore accigliato. --Bonjour, «Excellence!» Je vous croyais au Ministère... vous voilà! Cʼest de la chance! --Pas de plaisanteries, Bluette! Je viens pour savoir où vous avez été ces deux jours et quel était le personnage avec qui vous avez quitté, dimanche soir, à 11 heures, le Bar de la Grande Rouquine. --Tiens! On vous a déjà renseigné? Cʼest parfait! --Jʼattends une réponse, Bluette. --Oui? Et bien, jʼai été avec ce «personnage», évidemment! --Petite coquine!--esclamò il Ministro, andandole presso con aria minacciosa. --Plaît–il? --Vous avez lʼair de vous ficher de moi, si je ne me trompe! --Mais, pas du tout... Jʼai lʼair de vous dire la vérité, puisque vous me posez des questions. Préférez–vous que je vous mente? --Je veux savoir quel est cet homme. Quant au reste... je mʼen moque! --Cela ne vous regarde pas, Monsieur le Ministre. Cʼest quelquʼun, sans doute, qui nʼest pas grossier comme vous lʼêtes. --Hein? vous dites? --Je dis, «Excellence», que je vous prie de me ficher la paix! --Mais... vous plaisantez, jʼespère! --Non, je ne plaisante pas du tout. A partir de ce matin je donne ma démission du Ministère et je rentre dans la vie privée. --Est–ce bien sérieux ce que vous dites? --Forcément... puisque je vous ai trompé. Ce qui serait encore pardonnable, si je nʼavais pas lʼintention de vous tromper derechef, tous les jours, et même deux fois par jour. --Et cʼest tout ce que vous me dites pour vous justifier? --Cʼest tout... --Ma foi, ce nʼest pas ainsi que je lʼentends! --Tant pis pour vous, «Excellence!» Moi, jʼai tellement sommeil, que jʼen tombe, et je vous serais bien reconnaissante si vous me permettiez de me coucher. --Nous réglerons cette affaire–là, Bluette! --Quand vous voudrez, «Excellence!...» Era un uomo di Stato, non volle insistere, partì. [Illustrazione: DECORAZIONE] Giorni dʼamore. Solitudine perduta e stupenda in mezzo alla Città piena di strepito, nel potere di questʼuomo, che non sapeva chi fosse; lei, con il suo mazzo di fiordalisi, ma che non era più Bluette. Era una luce fedele su lʼombra della sua via. La neve se ne andò; vennero, per il cielo trasparente, le nuvole azzurre dei mesi di primavera. Gli alberi dei giardini si orlavano al crepuscolo dʼuna trasparenza dʼoro; i vasi della povera gente mettevano già qualche fiore sui davanzali dei quarti piani, sotto le grondaie. Nel fiume che traversa la metropoli, ogni tanto, unʼondata quasi azzurra passava; i frettolosi battelli, sotto i ponti, correvano con 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000