irresistibile ufficiale di cavalleria ed una signora molto elegante. Un'automobile dai vetri lucidi come specchi li segue a piccoli tratti lungo il filare d'alberi; per il viale s'incrociano pariglie dalle collane candide con motori che fremono di velocità contenuta; sotto gli alberi è tutto un chiacchierìo di dame con dami e d'istitutrici con bimbi; per il galoppatoio passano caracollando manipoli di cavalieri.) =L'ufficiale di cavalleria:= Il prestigio dell'uniforme? Che mai, Contessa! Ora si grida volentieri: -- abbasso l'esercito! I borghesi ci applaudon solo quando c'è la sommossa in piazza o qualche torbido alla frontiera; non vogliono saperne di spese militari, però critican tutto e vorrebbero avere un esercito potente. Lei sa che noi facciamo il mestiere di andare alla guerra... questo forse varrebbe la pena d'una certa considerazione, da parte di coloro i quali non vedranno la morte se non sotto la forma d'un aneurisma o d'un'indigestione. Insomma, se suona la carica, io vado avanti! mentre per i borghesi, tutte le fanfare suonano, ahimè! la ritirata! Non escludo che sia ragionevole, ma, che vuole?... non è molto militare! Noi siamo ancora quelli che sappiam vivere con un'idea diversa da! denaro: appunto per questo dovrebbero darcene un poco di più. Cosa ne dice Lei, Contessa? =La signora elegante:= Caro tenente, io le dò mille ragioni. Per conto mio sto con la divisa. Tutte le signore del mondo hanno avuto nella loro storia un tenente di cavalleria; e guai se la donna futura disimparasse questa piccola passione per il tenente di cavalleria. Non c'è nulla che rappresenti l'uomo come il tenente di cavalleria; un capitano, non è per adularla, ma vale già molto meno. Si parla dei nostri destini, è vero? Ebbene guardi: io sono venuta al mondo per fare la signora elegante; non ho altro scopo che di fare la signora elegante. È uno scopo frivolo, se vuole, ma necessario; la mia sarta ha bisogno di me com'io della mia sarta; il gioielliere mi considera come una vetrina, -- e sono infatti la vetrina della frivolità: Non ho mai ritenuto che il piede fosse fatto per camminare, ma per esser piccolo e per calzarsi bene. Del resto in ogni donna v'è una particella di quel che sono, perchè noi dobbiamo innanzi tutto piacere... eh, sì, piacere! L'operaia vi riesce con un nastro, io devo trascinare su lo scalone del mio palazzo una pelliccia di cinquantamila lire: ma è la stessa cosa. Noi donne abbiamo il dovere d'esser belle anche quando siamo brutte, e questo dovere è così forte in noi che non si chiama frivolezza nè lascivia, ma solamente femminilità. Ho due bei bambini che sembrano due piccole stampe inglesi; un marito autorevole con la sua bella barba grigia, e, com'è naturale, un amante clamoroso. Ho detto «naturale»... via, non si spaventi! perchè se pure non l'ho, il mondo «vuole» ch'io l'abbia, ed è «naturale» che il mondo voglia farmi avere un amante! Così, Lei non deve domandarmi se sono felice... il mio mestiere è d'essere bella, non d'essere felice. * * * (Ma un velario di nuvole scende su questa primavera elegante, mentre già di lontano risuona l'eco d'una festevole canzone. Dice il Compare, Cavaliere della Films: «Nobili Uomini, Dame Compiute, questo canto che giunge a noi da quasi tutte le abitazioni della immensa Città, è la marcia nuziale di quei mariti che vanno insieme con il Fato Moderno, ed han presa l'onorevole decisione d'accettare l'inevitabile come un fatto compiuto. Sono i mariti più evangelici del mondo, perchè hanno detto all'adultera: «Se tu rimanessi per avventura senza peccato, -io- ti scagnerei la prima pietra!» E l'adultera non disubbidì.) =Entra il coro dei Cornuti Felici:= (-Nell'Orchestra in sordina, tempo di ballabile gaio, modulato sui corni.-) Tu sei quel che fui e sempre siam tre: nè lei senza lui nè voi senza me. Noi siamo l'istituzione più antica del mondo, e siamo i capri espiatorii dell'iniqua letteratura. Evoè, Bacco, evoè! Beviamo a Don Giovanni Tenorio! beviamo all'eterna Peccatrice! beviamo ai Cornuti nostri simili, che han riso volentieri degli altri e meno volentieri di sè!... La Ronda è la Triade Gioconda, che serve per servi e per re... Noi siamo i Cornuti Felici! Evoè, Bacco, evoè! Nei tempi antichi, per una infedeltà si distrussero imperi; l'adultera conobbe il rogo la ruota il capestro la gogna; fu immersa nel fiume cucita in un sacco, e ignuda, sovra un caval brado, fatta cavalcare a ludibrio per le vie della città. Così facevano i servi; così facevano i re; la Donna è la donna degli altri... Evoè, Bacco, evoè! Nei tempi antichi si amava la vendetta; oggi, più cristianamente, si ama il perdono. V'è ancora qualche nevrastenico, ma l'uomo ha compreso dopo una ribellione secolare, che le disgrazie universali e perpetue son quasi una felicità. Non di rado inoltre, la moglie adultera è la consorte più affabile che ci sia; rende la vita piacevole, mentre una fedele, per vendicarsi della sua fedeltà, l'avvelena. Cucire la propria moglie in un sacco, è oggi severamente proibito, come non sarebbe forse una vendetta esemplare quella di mandarla per le vie del tutto nuda, -- e sebbene a cavallo, -- dal momento che seminuda è già quand'esce per le strade, come suole ogni giorno, a piedi. Spiegano i medici che il microbo d'ogni più funesta epidemia finisce con diventare innocuo, forse benefico, nelle vene dell'uomo; sono i pretesi cicli delle grandi malattie. Con tutta rassomiglianza, il microbo del male di Menelao che dava sintomi di rabbia canina, pare ormai si vada calmando e voglia vivere in pace, come un utile, casalingo abitatore delle nostre vene acclimatate. Ma siccome flagello non muore, senza che più grande gema, così vedremo le sorti capovolgersi, e nella triade immortale, due saranno ancora felici, un terzo ne farà le spese, per il piacere insignificante di chiamarsi: «Lui!» Cornuto non sei, ma io men di te: nè tu senza lei, nè voi senza me. * * * (Quivi Compare e Comare trascinano alla ribalta, nonostante le sue riluttanze, un conferenziere di grande fama, il quale sotto il fragore dei battimani s'immodestisce quanto può. Nel ritrarsi, dopo iterate ovazioni, egli fa brevi confidenze al proprio segretario, mentre un anarchico fra i più temuti arringa bollentemente la sala.) =Il conferenziere:= Ho la parola facile, senza dubbio, ma non so mai bene su quale argomento mi convenga parlare. Vero è che non occorrono idee per tenere una conferenza, come d'altronde non occorrono per scrivere, per filosofare, per governare, per niente insomma. L'importante è la Parola: idee se ne trovano sempre. Ma quando c'è una platea che m'ascolta, io la faccio ridere o piangere come se aprissi un rubinetto dell'acqua fredda o calda, a volontà. La Parola è tutto nel mondo, perchè infatti contiene le idee; gli uomini che seppero parlare fabbricarono la vita, e dalle loro parole quelli che tacquero inventarono le idee. Mi sembra di aver detta una cosa profonda, perchè, a ben esaminarla, come tutte le cose profonde non significa niente. =L'anarchico bombardiere:= O popolo, fantoccio di sego, mucchio di letame!... la società è un porcaio, le forme di governo sono apparecchi di tortura, i preti son l'ultimo animale antidiluviano che deve sparir dal globo: la rivoluzione è il respiro della vita! Io fabbrico la bomba, ossia trovo il mezzo di rendere davvero efficace un'idea; ma sono persuaso che per mutar l'ordine delle cose bisognerebbe dinamitare tutta l'umanità. Bombardo quindi per la grazia di Dio; bombardo con lo scopo infernale che il rumore della mia macchina faccia tremare le invetriate della storia! * * * (Quivi il Compare, Cavaliere della Films, prega la Comare, bellissima etèra Meridiana, che non trascuri di giocare al lotto, poichè spesso la fortuna entra nelle case come i ladri, e noi talvolta la perdiamo per aver messo troppe serrature. Così giungono ad uno di quei tenebrosi botteghini, dove asseconda e trastulla i sogni del suo popolo questo affabile Governo italiano. Là incontrano svariati personaggi.) =L'impiegato del lotto:= Come dice, signorina? Se i suoi numeri sono buoni? Mi pare di sì, mi pare di sì!... Hanno un vantaggio su gli altri, sa quale? Che li scrivo con il desiderio di farla vincere... Oh, non rida! e sopratutto anche lei desideri con molta, con moltissima forza di vincere, perchè sono persuaso che in tutte l'estrazioni a sorte, nel lotto come nella vita, non sia la fortuna che decide, ma il desiderio più forte! Ho scritto migliaia di numeri, e mi può credere... Senta: quando il bambino bendato mette la mano dentro il sacco per pescare il numero, vi sono migliaia di volontà che tentano d'afferrargli il polso, ma ve n'è una, la più furiosa, la più disperata, che lo guida. E sorte non c'è. Ora mi ripeta i suoi numeri, bella signorina; 29, poi?... =Il contorsionista:= Lei è una maestrina elementare? Io un contorsionista. Sicuro, proprio! Aspettando il comodo del signor impiegato, le racconterò che lo scheletro è un'opinione; se ne fa quel che si vuole. Per vivere ho dovuto riuscire a cacciarmi la testa fra le gambe in guisa da baciare la vertebra dove gli uomini antichi avevano la coda; faccio la spaccata intera e mi gratto la spalla destra con la scapola sinistra; mi gonfio come un mantice o divento sottile come una biscia. La sola cosa impossibile è di non mettersi ogni giorno qualcosa nello stomaco. Sono così slogato che ho paura di perdere una gamba od un braccio quando cammino; del resto poco male: nella cassa da morto avrò il tempo d'irrigidire. O anche se vincessi al lotto, non le pare? =La maestrina d'asilo:= I miei numeri sono: uno, due, tre; perchè vede, in tutte le cose io sono rimasta all'a-b-c... La vita degli altri, i bambini degli altri... e vengono i capelli grigi. Che fare? piangere, no; sorridere, nemmeno; continuiamo: a-b-c... =La serva della favorita del principe reale:= Eh, sì! Cento lire su un terno! Proprio! La mia padrona è, come potrei dire?... la principessa del Principe Reale! Sicuro, e mi ha detto: -- va a giocare queste cento lire perchè Nostra Altezza ha sognato un terno. La mia padrona mi fa ridere quando mi dice: -- non so mai se devo chiamarlo Vostra Altezza o mio Peppino: mi confondo. E io l'avverto: -- basta che non si confonda col nome d'un altro!... =L'automobilista:= Non c'è niente che somigli alla distanza come una strada. Quando il motore turbina e lo spazio vola, sento che il mio cuore potrà sempre correre più veloce che la più furibonda strada! Frattanto gioco i numeri della vettura che ho investita. * * * (Ora, fervendo accanitissimo nella città il lavoro delle aziende private o pubbliche mentre appena si desta con larghi sbadigli l'inoperosa beatitudine dei fannulloni, Compare e Comare guidano al proscenio due comitive di costoro, nonchè molti personaggi radunati avventiziamente.) =Entra il Coro degl'Impiegati:= (-L'Orchestra in sordina zoppica e raglia come l'asino bendato che gira intorno al pozzo.-) Il nostro Santo Patrono è il 27 del mese! Noi siamo la macchina da lavoro, forte, monotona, paziente; qualchevolta la somma nostra opera è un'attribuzione così elementare che non basterebbe neanche ad un cavallo. Solamente il cavallo non avrebbe mai la costanza di continuare a compierla. Siamo davvero i mediocri, e per questo alcuno vuole che noi si tocchi da più vicino la felicità. Non è vero. Il nostro Santo Patrono è il 27 del mese! =Entra il Coro dei Fannulloni:= (-L'Orchestra dondola e si bea, con lievi sbadigli, come un uomo in panciolle.-) Noi facciamo girare il pollice destro sopra il sinistro; sotto il sinistro il destro. La nostra occupazione è quella di far niente, cosa che molto spesso affatica. Pur non facendo niente, si riesce a variare il genere della cosa che non si fa. Inoltre, per strano che paia, la nostra è l'occupazione più naturale all'uomo. I Pensatori che sono arrivati all'apogeo della comprensione umana trovarono che il meglio fosse non far niente. A questa verità sublime i Pensatori son giunti con molta fatica; noi l'abbiamo trovata súbito. In ultim'analisi, l'ideale d'ogni uomo che lavora, è quello di potersi un bel giorno concedere il lusso di non far niente. Chi meno lavora è più stanco; per voi che lavorate, la vostra fatica diventa una pace; per noi che non facciamo niente, la nostra pace diventa una fatica. È un mestiere anche il nostro, sebbene il prossimo non se n'accorga. Non crediate che bisogni esser molto ricchi per non far niente; anche il poverissimo può non far niente. Basta che voglia; è questione di carattere. V'è una gioia grande nel pensare che si potrebbe fare la tal cosa, mentre non la si fa; una gioia più grande nel vedere che gli altri sudano e dimagrano, mentre noi si vive in quiete. Se davvero, come raccontano, il capitale fosse lavoro, mezza umanità sarebbe già morta di fame. Invece siamo indistruttibili, e Carlo Marx ha detto una bugia. Noi facciamo girare il pollice destro sopra il sinistro; sotto il sinistro il destro. =L'ex-garibaldino, repubblicano, mazziniano, e ciononostante cavallottiano:= La repubblica è quella forma di governo per la quale tutti gl'imbecilli possono arrivare al potere supremo. Se ci arriva un uomo d'ingegno, o sale al trono o finisce su la ghigliottina. =La bustaia:= Guai, guai, guai se gli uomini vedessero quel che vedo io! =L'attore:= Ho imparato a muovermi a ridere a piangere, a sospirare, ad arrabbiarmi, a disperarmi, a uccidere, a morire; ho imparato con molta fatica tutti quei gesti che l'uomo normale compie con spontaneità; ma fra l'attore e l'uomo normale corre appunto questa differenza: che il primo cerca sempre di parere un uomo normale, mentre l'altro fa del suo meglio per essere un buon attore. =Il giudice:= Ragione? parola ermetica e proteiforme chiusa nel più satirico poema della letteratura umana. È un lirismo aver ragione, com'è un paradosso aver torto. Se così non fosse, a che mai servirebbero gli avvocati? =L'avvocato:= Servono così poco, Eccellentissimo Presidente, che nessuno fra noi si riduce a far soltanto l'avvocato: uno si occupa di politica, l'altro di giornalismo, il terzo specula, il quarto fa il cantante, il quinto scrive drammi, dieci tengono agenzie, trenta fanno l'assicuratore, migliaia quel che capita, e gli altri, che sono la maggioranza, -- non fan niente. Perlocchè, Presidente Eccellentissimo, noi si vivrebbe a meraviglia, se anche Lei scoprisse dopo tanti secoli quel corpo semplice che si chiama Ragione! =Il cantante:= Ho la voce d'oro! Sono il più gran tenore vivente! Non è merito mio: l'ugola! Oh, l'ugola! Guai se mi cadesse un pulviscolo su le corde vocali! Quanto mi fanno pena gli uomini che non hanno voce! Come dev'essere miseranda la vita senza una bella voce! Non potersi godere il delirio delle platee! l'applauso frenetico di tremila spettatori che non fanno con seimila mani tanto rumore quant'io ne faccio con un do! Sicuro, le donne mi scrivono bigliettini profumati!... Carucce! poverucce! come siete buonine! Vi piaccio? si sa! una voce d'oro! un bel corpo! Quando sono in scena, osservo che mi guardate le gambe! Oh, le parti nelle quali posso mettere una maglia attillata, un bel cappello di piume! Diecimila lire per sera a New York; a Messico mi hanno staccato i cavalli, e quando sbarco a Buenos Aires la banchina è una foresta di fiori! Cantare... ecco lo scopo della vita, cantare! Uh!... chiudete quella finestra! L'ugola, per amor del cielo! Come dite, Compare? Una serata in presenza dell'Imperatore di Germania? Peuh... siii... vediamo: quanto mi si offre? E tu, Meridiana caruccia, domani alle cinque, se vuoi... Ti farò telefonare dal mio segretario. Oh, l'ugola! Una sola cosa non comprendo: come possa la gente andare nei teatri dove non canto io. * * * (Quivi, il Compare fa stendere su l'avanscenio gran copia di soffici tappeti e morbidi cuscini damascati per riposare la stanchezza della bellissima etèra Meridiana, che mollemente vi adagerà le sue voluttuose membra. A tal fatica intende una schiera di personaggi che fanno da valletti con mansuetudine, quantunque nè d'abito nè di sembianze paiano venuti al mondo per servire. Compiuta l'amabile fatica, e ciò volendo il Cavalier Compare della Films, questi buoni diavoli andranno in cerca senz'ordine di molte maschere, le quali possano leggermente far sorridere l'ozio della bellissima etèra Meridiana.) =Entra il Coro dei Buoni Diavoli.= (-Nell'Orchestra una sinfonia di dolore, opaca e senza lamento.-) Sia fatta la vostra volontà. Noi siamo i Rassegnati, gli Spenti, coloro che scesero al Giordano per il battesimo d'umiltà una sera che passava sul mondo il colore della rinunzia. Lontani dalle infinite cose che possono dar gioia, godiamo senza invidia la gioia degli altri, poichè il mondo è tutta una storia di burattini e di burattinai; chi tiene i fili tira come vuole; ci fa piegare la testa, in su, in giù, come vuole. Per il nostro gran numero, alcuno pretende che si potrebbe anche ribellarci; ma ubbidiamo appunto per il grande numero nostro, cioè per spirito d'imitazione. Migliaia vanno curvati, migliaia si curvano a poco a poco... e la mano d'una forza invisibile stringe, preme, pesa, finchè da ultimo ci schianta. Noi siamo i Buoni Diavoli... sia fatta la vostra volontà. Così dice il nostro Vangelo: Saziarsi d'un pan muffito e trovarlo buono; andare incontro alla disgrazia con un sorriso ben accogliente; patire un'ingiustizia dicendo ave all'offensore; quando muore la nostra donna, imperruccarci per servire il ballo altrui; dare la pelle, se occorre, per la livrea che c'ingoffa; spegnere con un soffio il lume del nostro desiderio, portare anche la croce degli altri e senza maledire l'umiltà. Noi siamo i Buoni Diavoli... sia fatta la vostra volontà. =L'orologiaio:= Costruisco meccanismi per calcolare la durata d'ogni malanno e d'ogni allegrezza dell'uomo. Sembrerebbe che le mie sottili ruote, le mie delicate molle d'acciaio riescano a contenere il Tempo, questo movimento fatale e grande che ravvolge tutte le cose; ma le mie ruote non han ragione d'essere senza il quadrante. Conosco un filosofo povero, al quale accomodo l'orologio quando lo ritira dal Monte di Pietà. Egli mi ha domandato un giorno: «Caro amico, siete proprio convinto che il Tempo cammini?» -- «Per bacco, sì!» -- «Bene, -- ha detto il filosofo, con molta gravità, pensateci meglio; può darsi che camminino soltanto le vostre sfere, e il Tempo sia fermo. Anzi non ci sia.» Costui dev'essere matto! =Il ladro:= Quest'orologiaio possiede una bottega ben fornita; ma sono passati i bei tempi che con un paio di grimaldelli si facevano saltare tutte le serrature. Oggidì gli americani, ladri miracolosi, fabbrican tuttavia certe serrature formidabili, veri labirinti d'acciaio, che per capirli non basta l'acume d'un astrologo! Ai ladri del giorno d'oggi occorre un'istruzione variata ed una piccola dose di genialità. Così accade che onesti nel vero senso della parola rimangano solamente i cretini. L'uomo diventa ladro, non quando ruba, ma quando vien messo in prigione. Mi sono domandato parecchie volte: perchè rubo? Infatti, quel che guadagno con la mia professione di ladro mi darebbe un'altra, senza pericoli e facendomi buon nome. Ho dovuto convenire con me stesso che rubo solo per istinto. Su le cose degli altri dorme con parità il desiderio dei galantuomini e dei ladri, poichè l'istinto dell'uomo è già un furto in potenza, un ladrocinio virtuale. Senonchè la timidezza degli onesti è la via del paradiso, il coraggio dei ladri la via della galera. =La guardia di pubblica sicurezza:= Ecco lì un mio compagno d'infanzia, che al vedermi scappa, ed io, com'è mio dovere, lascio che scappi! Mah... la vita mette al bivio; un bel giorno bisogna decidere: prete o mangiaprete? ladro o questurino? Io mi sono deciso male, molto male... peggio di tutti! La società mi confida l'incarico di sorvegliarla e di proteggerla!... O perchè lo confida proprio all'uomo che non ha niente di suo da difendere, quindi se n'infischia più che tutti? Volete l'ordine vero? terribile? Fate una Pubblica Sicurezza di ricchi sfondati! Io, comunque vada, rimarrò sempre un questurino, ossia quell'aspirante carabiniere deriso come un prete, che i borghesi disprezzano, i vagabondi accoltellano, le belle ragazze respingono, lo Stato paga maledettamente male! E con questi chiari di luna siamo noi, proprio noi, che dobbiamo difendere la fetentissima società!... Ehi, dico!... Ehi, Lei, si sciolga! circolare! circolare! =Il proprietario d'albergo:= Ho fatto fabbricare una casa con settanta camere in vicinanza della strada ferrata e sono qui che mi gratto la pancia. La gente arriva da tutte le parti del mondo con lo scopo essenziale, per me, di abitare le mie camere. Là dentro si spoglia, si lava, parla, fischia, litiga, fa l'amore, fa i suoi conti, scrive, mangia, dorme, -- paga -- va via. Per me l'uomo ha una importanza inquantochè viaggia: se non viaggiasse non ci sarebbero alberghi; se non ci fossero alberghi non saprei cosa fare. Questo ragionamento pare sciocco, ma è tuttavia quello che mi permette di grattarmi la pancia. =Il pompiere:= Oh, se poteste immaginarvi la noia che dà il fumo negli occhi! Ma in compenso il fuoco dà una gioia così terribile a chi lo guarda, che dinanzi alle fiamme diventa quasi naturale compiere un atto d'eroismo. Noi, forse, non andiamo nell'incendio per salvare, andiamo perchè la fiamma ci attira, e non v'è nulla ch'esalti l'uomo come la tentazione d'attraversare il fuoco. L'oceano in tempesta è forse lo spettacolo più grandioso della natura, ma la montagna che brucia è mille volte più vertiginosa di bellezza, perchè la tempesta cade, mentre l'incendio sale in alto, sale come il delirio dell'uomo e tenta con le sue rosse ali di vivere nell'infinito! E ditemi, qual bandiera sui pennoni dei vostri edifici sventolerà mai così bella, come la bandiera di fuoco, tragica, rossa, folle, che d'improvviso tra il delirio delle campane a martello sventola per l'aria notturna, piantata col suo ferro di lancia nella cupola d'una cattedrale!?... ... ride tutto il teatro?... O, povero me!... questa volta il suggeritore ha preso un granchio, s'è dimenticato che parlava un pompiere! =Il lustrascarpe:= M'han raccontato che i miei colleghi americani lavorano coi guanti in filo di Scozia e si fanno lisciare le unghie dalla manicure. La sera metton l'abito nero, la cravatta bianca, e vanno al loro circolo. Ognuno d'essi può dire senza far ridere nessuno: -- Io sono un gentleman che pulisce le scarpe. -- L'America è un grande paese. =Il mercante girovago di tappeti orientali:= Signorino, comprare tappeto vero Byrutt, 120 liri: tu 10 liri meno. Non piace? Salam-elek! Guarda: piume struzzo per tua madama che staranno molto bene; per tu 60 liri paio che io pagare 90. Non piace? Salam-elek! Vuoi piccola tartaruga viva? Sentire pancia fredda... quando soffio caldo tirare fuori testa; portare fortuna: 13 liri. Io mercante onesto; se vuoi rovinare dà 8 liri. -- Due liri? non potere... Salam-elek. Non potere proprio... Salam-elek. Signorino, per 3 liri dò tartaruga viva e scatoletta locoums serraglio Sultano -- sst... sst... locoums per fare amore dodici volte quattro ore! Due liri?... solo due liri?... Bono, piglia. Salam-elek. Tu rovinare povero Abdul che essere andato miseria per sua sempre onestà. Salam-elek! =Il Re:= Comando; non so a cosa, ma comando. Fra le infinite mie disgrazie, ve n'è una che supera quelle di tutti i miei sudditi... sapete cosa? -- la Marcia Reale! Ah, basta per bacco! Da quando son nato me la sento strombettare negli orecchi venti, cinquanta volte al giorno, e sempre la medesima! Ne ho piene... voglio dire che sarei molto grato a chi me ne scrivesse un'altra. Per l'amor di Dio, niente che somigli alla Marsigliese! =Entra il Giubilato con la Processione delle Amanti.= Avevo quindici anni e un mese, quando questa cuoca fiorente, che cucinava con maestria le allodole, scoverse nel suo padroncino un uomo. La seconda, era un'amica di famiglia, non più di primo pelo, con un marito che le dava qualche dispiacere coniugale. Fu nel suo salotto, una sera buia, dopo qualche sospiro, nel mese di marzo. La terza, canzonettista italiana, cantava in francese: Ah, les p'tits pois! les p'tits pois!... La quarta, fu un amore; un amore lungo e tetro. Parlammo di suicidio; spendemmo in francobolli una sostanza; scegliemmo perfino lo stile della nostra camera matrimoniale... poi si mutò stile: io m'innamorai del mio quinto, ed ella del suo «primo» amore. Il mio quinto fu una chellerina, la quale si permise di non mettere al mondo un figlio, reputato mio. La sesta, fu un'avventura d'albergo molto commovente; lagrimava con frequenza, rievocando in inglese una disgrazia che non ho potuta capire mai. Era una di quelle donne fatali che s'incontrano spesso nel girare il mondo. Con la settima rimpatriai; si trattava d'una signorina conosciuta in un ballo, e che mi narrò la prima sera d'essere già fidanzata. Le proposi di rompere, di rompere la promessa, ed accettò non senza qualche scrupolo. Ma mentre io decidevo per la seconda volta di prender moglie, ella con disinvoltura prese un altro marito. Piansi. Composi qualche poesia; mi commossi davanti alle viole del pensiero, e malinconicamente respirai tutto l'effluvio de' suoi vecchi fazzolettini ricamati. Suo marito non s'accorse di nulla, come d'altronde non mi ero accorto di nulla neppur io. Venne a trovarmi qualche tempo dopo le nozze, e la trovai molto più signorina... Il matrimonio inverginisce la donna. Consumati questi sette peccati capitali, non ho più memoria nitida se non di varie amanti che composero un tipo d'amante, che appartennero, come suol dirsi, ad una categoria. Ebbi l'amante schopenhaueriana, che mi parve un eclissi di nevrastenia nel sole dell'amore. Ebbi l'amante incorreggibile, che mi mise in rotta con i miei più fedeli amici. Ebbi l'amante romantica, la quale mi costrinse a legger libri pieni di puntini, ad ascoltare musiche sfiducianti, a comprendere la bellezza d'aver freddo perchè il chiaro di luna puro da ogni vetro scivoli, mentre si ricerca l'ispirazione, sul profumato guanciale... Ebbi l'amante lussuriosa, quella che tutti i nostri amici conoscono come posseditrice di qualche ricetta formidabile, di qualche arte satanica nel gioco dell'amore. Ebbi tuttavia l'amante indimenticabile, quella che si diede così, d'improvviso, con una sincerità che parve una rivelazione, senza pudore, senza terrore, ma in silenzio. E poi tutte quelle che mi vennero perchè avevo possedute queste prime. Una mi portò la sua bellezza, perchè la facessi vedere alla gente; un'altra, molte anzi, mi portaron qualche ora vuota o capricciosa della lor vita galante, la simpatia momentanea d'un capriccio che appena confessato sfuma; qualcuna mi diede il suo cuore che non compresi, qualche altra non comprese che potevo darle il mio. Frattanto nasceva nell'anima il bisogno di amare, poichè andando presso il fuoco s'impara a conoscere la fiamma. Quella che amai, non la vedrete fra queste amanti che mi seguono, perchè fu una grande tristezza, una tristezza che non guarì... e mi piace di lasciarla sola. Invece, dopo avere parecchie volte preso moglie con l'immaginazione, accadde che una volta, senza quasi riflettere, presi moglie in verità. Trovai nel matrimonio molta pace, molto ordine, qualche notte di buona lussuria, ma la mia qualità di amante abitava pur troppo fuor di casa mia. E non era più la medesima di prima: questo amante aveva un cerchietto d'oro al dito, il che è una cosa indefinibile. Mi parve d'essere capace d'innamorarmi ancora, e molto, e forte: ma non era vero. Seguitavo semplicemente a condurre per le alcove degli altri o nei profumati spogliatoi della bellezza il mio vizio stanco. Avvenne che in tutte le donne cominciassi a temere l'ultima... Avvenne che ogni volta mi dicessi: è l'ultima... Avvenne che non andai dall'ultima. Ed ora che sono Giubilato, penso di continuo sotto i miei capelli bianchi a questa favola triste, maravigliosa, indefinibile, che si chiama l'amore... =La venditrice di sè stessa:= Quando mai la lingua italiana mi regalerà una parola decente e moderna per esprimere il mio stato civile? È una cosa molto seccante non poter scegliere che fra cortigiana etèra baldracca meretrice pedina magalda briffalda puttana, e così via, -- tutte parolacce d'altri tempi, che m'ha elencate con molte altre un mio ammiratore; parolacce le quali non rappresentano punto nè poco la cosa naturalissima che faccio io. Datemi un bel nome, o signori Accademici, e ve ne sarò grata! A proposito, è vero che state fabbricando un certo Vocabolario della Crusca? =Il Cruscante:= Sì, damigella, gli è ben vero. E ci occupiamo sovratutto di quelle parole che le non servono più. Oh, siamo d'una pedantezza, d'una pedantuzzeria mirabile, damigella garbata mia! Poichè, delle fresche voci novelle, faccia il buon popolo quel ch'esso gli garba, (il popolo di Toscana, s'intende!) -- ma le viete le diserte le desuete le rugginose le anticose le morte, cotestesse le vanno ben riscelte al vaglio, poi rimonde, poi coltivate, come conviensi a cosa vaghetta ch'ebbe nel tempo andato fiorimento e gioventù; di quindi per infino chiovate a custodia perpetua dentro quell'orrevole museo possente, lo quale avrem donato in piue a la gentile Italia nostra, Fiorenza. No, parliamoci alla lombarda, vagherella mia; faccio il Cruscante, ma per ridere; abbiamo avuta inverosì l'ottima idea di costruire un vocabolario della lingua di mill'anni, con dinanzi un bello e forte giogo perchè ogni compratore se lo porti a casa trascinato da una coppia di buoi... ma tutto questo fue per celia! * * * (Quivi, un lungo e ripetuto vagire di fantolino sveglia l'istinto materno della Comare, bellissima etèra Meridiana, la qual sorge dai tappeti e vede infatti per gli sfondi aurorali della scena traversare una levatrice d'infanti che reca un pargolo su le braccia; e vuol chiamarla, ma d'improvviso un buio come di tramonto rannuvola gli sfondi e giunge tetro dall'orchestra il canto funebre dei becchini.) =La levatrice:= Mi tormenta un dubbio amletiano: -- servo io dunque per esprimere o per sopprimere quelle seccature che possono talvolta chiamarsi neonati?... =Entra il Coro dei Becchini:= (-Nell'Orchestra in sordina la messa da morto.-) Noi siamo vestiti di nero, ma il nostro spirito è gaio! De profundis... De profundis... I cadaveri escono di casa coi piedi avanti e scendono sotterra con difficoltà. I cadaveri sono pesanti. I cadaveri sono dispettosi. Trovano il modo di farci faticare più che possono. I cadaveri sono ambiziosi, cercano di vestirsi bene. Noi preferiamo quei morti che fanno molto piangere, perchè sono i più generosi. De profundis... De profundis... È un mestiere pieno di controsensi quello del becchino; a forza di stare fra il pianto viene il cuor gaio. S'impara che l'uomo è un peso: nient'altro. La fisionomia dei morti tramonta nella carne come la luce nell'acqua; dopo qualche ora somigliano tutti alla faccia unica della morte. Intorno ai cadaveri si vedono i loro sogni; con un poco di praticaccia s'indovina dal morto l'uomo che fu. La tristezza vola fuori dalle finestre come uno stormo di civette, non appena i becchini han preso il morto e l'han portato via. Fra tutte le persone piangenti, ve n'è sempre una sola che soffre «il dolore». Nel guardarli d'improvviso, pare talvolta che i morti ridano. Sovente si potrebbe derubarli di qualche bell'oggetto, ma non si osa, perchè i morti sorvegliano ed è assai più facile derubare un vivo. A noi qualchevolta il morire sembra una parodia del morire; vi sono case dove la morte si sdraia come necessità, case dove sbaglia d'uscio e pare assurda. È terribile come alle volte le belle ragazze morte, nelle loro camicie fine sembrino più belle che mai! E si dimentica perfino di lavarci le mani prima di carezzare le nostre amanti... De profundis... De profundis... Perchè la gente ha così paura dei cadaveri? I morti sono dispettosi, è vero, ma dispettosi con noi che li dobbiamo disturbare; all'infuori di questo non hanno mai fatto male ad anima viva. L'odore dei morti è singolare: sembra un odore che sia morto anch'esso e non rimanga su nessuna cosa, neanche nell'aria, ma solo nel cadavere, proprio sul cadavere, come un peso freddo. Amano i fiori e con passione li stringono fra le braccia, ma il fiore tra le braccia dei morti si assidera. Quanto maggior profumo nelle camere dove le ghirlande sono poche! Per noi la morte più paurosa è quando mettiamo sotterra un becchino. Fra la gente in nero v'è sempre un certo piccolo sorriso nascosto, che agli altri sfugge, ma che noi vediamo in grazia della nostra praticaccia, poichè dove c'è un morto, piccola o grande c'è sempre l'eredità. De profundis... De profundis... =Il sampognaro:= Le mie sampogne son piene d'aria, con quest'aria mi riesce di far musiche variate; gli uomini credono ch'io «trovi» le mie canzoni, ma invece nell'aria tutte le canzoni «sono già». Non faccio che portarle ai vostri timpani, o signori che non sapete suonare la sampogna! =La padrona d'una casa di tolleranza:= Le scale mie si salgono con fede, si scendono con rimpianto: però si torna sempre. Si torna a dispetto, e forse in grazia, della spietata concorrenza che mi fanno altre scale. =Il fantino:= Quando penso che tutto consiste nel tagliare per primo il traguardo, mi avvedo che la vittoria non è mai questione di pazienza, sibbene di rapidità. =L'imbalsamatore di cani:= Tenere un mops morto nel proprio salotto, vuol dire avere uno spirito mistico, un cuore pieno di sfiducia, un avvenire incerto e molta fede nella stoppa. Sappiasi che imbalsamare non è arte così facile come pare al volgo: bisogna essere fisionomisti. =Il maestro di scherma:= Prima la punta, poi: a fondo! Sono il rimasuglio del Medio-Evo che se ne va, tra poco agli uomini civili mancherà perfino il coraggio di fingere d'ammazzarsi. Prima la punta, in ogni modo, e mi fissi negli occhi! =La canzonettista:= Io canto la canzone «Fili d'oro» e «La Signora del tramway»; mi muovo con molta grazia e avrei magari potuto darmi all'operetta, fors'anche all'opera seria; solo, mi piace dire qualche piccola porcheria senza nascondere le mie belle gambe. Il caffè-concerto è un luogo intermedio fra l'arte e la prostituzione, quindi raduna i vantaggi di ambedue. Sono bellina e furba; mi chiamano: la divetta Colibrì. Quand'entro in scena sento per tutta la sala scoppiettare un picchiettìo d'accenti sull'i. Questo mi fa piacere alla pelle come se fossi nuda, e mi punge come un bicchiere di sciampagna! Il teatro non può star fermo quando canta la divetta Colibrì. =La signora che non ha mai avuto un amante:= E mio marito crede che l'abbia fatto per amor suo! No, è più semplice: ho tardato nel risolvermi ed ora mi sono avvezza a non avere un amante. La rinunzia d'una cosa che non si conosce può benissimo diventare un'abitudine... Chi non esercita una facoltà la perde; io mi sono dimenticata d'esercitare l'infedeltà. E siamo in molte ad aver commessa questa dimenticanza, molte più che non credano i fabbricatori di luoghi comuni. Certe vite di donne sono aride, sterili, come giardini morti. =Il padrone del teatro delle pulci:= E qui s'impara come certi animalucci derisi abbiano spesso maggiori attitudini ad ammaestrarsi che una persona barbara la quale, per un lieve prurito, li schiaccia! * * * (Ma frattanto venuta è l'ora che debbano a lor volta, Compare e Comare, fingere una parte nella Commedia, e mentre ancora qualche avventizia maschera sdottora e blátera dal proscenio, il buttafuori li richiama e li sollecita perchè vadano a travestirsi. Già parecchie volte nel decorso della Commedia la bellissima etèra Meridiana, ed il Cavalier Compare con lei, ha mutato i suoi regali abbigliamenti; anzi la famosissima per le sue favolose guardarobe etèra Meridiana, secondo il volgere d'ogni ora indossa una più bella e ricercata veste. Apparve da prima circonfusa d'un colore d'incipriato, in bianco raso e trasparenze di finissimo tulle con un corsaletto in cintola di così bionde squamme che pareva una ghirlanda intrecciata con spighe di biada e portava nella sua fibbia un gran mazzo di bei fiori d'argento. Poi di turchino si vestì, con pizzi d'Irlanda che ragnavano su la sua pelle delicata; poi di roseo, con orlature di piumoso cincilla e calzari di raso luccicante come una corteccia d'oro. Quindi mise una veste indefinita che nulla potrebbe somigliare tranne il muoversi d'un'acqua tetra qua e là percorsa da repentini guizzi di sole; poi mise un abito folto e greve, di velluto, sul quale nevicava una grande bianchezza d'ermellini, con un mazzo all'incrocio delle guaine, più sotto che la scollatura, di grandi fiori vampanti che parevano rose rosse. Ora verrà semplicemente vestita, con i suoi meravigliosi capelli raccolti da un nodo solo, nudi gli avambracci fino al gomito, il collo terso che nascerà da un'apertura di leggera mussola, nè ingioiellata nè dipinta, quasi principessa che per iscopo di teatrare avesse voluto illeggiadrirsi nell'eleganza d'una suonatrice d'arpa. Così ugualmente il sontuoso Cavalier Compare verrà nell'abito non negletto ma quasi umile d'un musicista ebbro d'ispirazione, con le sembianze atteggiate a quelle d'un romantico poeta che tutte abbia mandate a memoria le rime sospirose di Alfred de Musset. Un robusto applauso di mani a tal uopo noleggiate dall'impresario, saluta quivi l'entrata in scena del Compare Cavaliere della Films e della Comare, bellissima etèra Meridiana, i quali vengono per «sentir d'amore.») =Entra la coppia degl'innamorati.= (-Nell'Orchestra violini profumati, arpe voluttuose, flauti che respirano con ebbrezza.-) Noi camminiamo tenendoci per mano, ed il fiore nostro, la nostra parodia che non temiamo, è questo mazzolino di viole del pensiero. Non v'è per noi più innamorata lascivia che la lascivia di guardarci negli occhi, negli occhi dove l'anima sale come una visibile paura e piena di voluttuoso tremito cerca un'altr'anima che la guardi. La nostra dolcezza diviene un tormento quando cerchiamo di comprendere che cosa sia l'amore. Io sono te. L'amore non è forse che uno stato essenziale della vita, un passaggio per il quale varca ogni cosa nata e vi dà il suo più forte lampo innanzi di finire. Vi sono tre cose nell'universo: la vita, l'amore, la morte. Tutte le creature venute su la terra, fecero quello che facciamo noi: guardare con disperazione con incanto negli occhi d'un altro essere, guardare la cosa amata per comprendere l'amore. L'amore, ch'è la febbre più sensuale, fa conoscer l'anima; l'anima conduce ai sensi. Io sono te. L'amore non abita nei sensi e neppure nel cervello soltanto: è il legame che li unisce, anzi è il confine dell'essere che li soverchia entrambi. Nessuno, pensando, andrà più lontano che non vada l'amore. Amare significa mescere in noi stessi la bellezza nativa del mondo, farne dono senza perderla e non volere la pace. Noi siamo gl'innamorati, cioè possediamo una forza ch'è solamente «nostra» e ci mette su la via dell'infinito, quantunque perda ogni senso all'infuori di «noi». Io sono te. Ascoltare la voce l'un dell'altra è una musica veramente armoniosa, cioè che invade l'essere come beatitudine immateriale. Tenerci con la mano la mano sembra una cosa innocente, ma è terribilmente colpevole; tanto colpevole che a noi sembra talvolta l'infinito amore tutto e solo consistere nel tenersi una mano. Si può godere sino allo spasimo la persona amata senza nemmeno prenderne il respiro, chiudendo gli occhi, e senza conoscere d'amore. Io sono te. Il «sempre», il «mai», nacquero forse da questo desiderio senza fine. La bontà è anche nata nell'amore. L'odio anche. Si compie una purificazione sublime nello spirito della creatura che ama e v'è inoltre nell'amore una memoria di cose alle quali non si è pensato mai. Fu il solo dono bello che la natura chiuse nella vita e fu tuttavia la paura più grande, poichè solo nell'amore si capisce con perfezione lo spaventoso terrore della morte. Ecco perchè noi camminiamo tenendoci per mano... Io sono te. * * * (Quivi un leggiadro applauso è fatto al Compare ed alla Comare che bellamente sentirono d'amore, poichè ai patroni della Commedia l'uditorio è per usanza cortese. Vanno quindi a mutarsi d'abiti, ma prima conducono verso la ribalta una squallida e solitaria vergine, «la quale, dicono, meglio assai che non facemmo ricercherà d'amore.») =La zitella:= Ho aspettato, aspettato, per l'intera giovinezza... e finalmente credo che non attendo più! Mi sembra d'esser rimasta dieci anni al cancello d'un giardino, e sono diventata io stessa il cancello che mi chiude. Sono calma, e quando penso al passato mi ricordo che avere vent'anni voleva dire precisamente -- solamente -- stare al cancello d'un giardino. Raccontano che le zitelle siano stizzose; non è vero; hanno vergogna, ma sono calme. Diventan rosse ove si parli di nozze, non per lo sposo ma per timore dell'ironia. È una lunga storia l'amore, ma finisce; finisce quasi brutalmente, come una ruvida poesia. Un giorno lo specchio ci dice: basta. E se non è lo specchio è l'anima, la quale s'accorge d'essere stanca. Il sentimento compie la sua parabola, mentre l'egoismo lo vince a poco a poco. Innamorata, fui molte volte: di me stessa, che non piacqui a nessuno, e di tutti gl'innamorati che vidi, nella mia vita grigia come polvere, amare un'altra... Mi pareva d'essere in una stanza buia e di guardare, traverso le fessure dell'uscio, in una grande inebbriante festa da ballo, tutta fiori lascivie musica e baci. Tra quel buio languivo di sperdimento... Ma ora il ballo è finito, la sala sgombra, i candelabri muoiono. Entro e vedo per terra qualche fiore appassito, qualche trina lacera; su 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000