irresistibile ufficiale di cavalleria ed una signora molto elegante.
Un'automobile dai vetri lucidi come specchi li segue a piccoli tratti
lungo il filare d'alberi; per il viale s'incrociano pariglie dalle
collane candide con motori che fremono di velocità contenuta; sotto
gli alberi è tutto un chiacchierìo di dame con dami e d'istitutrici con
bimbi; per il galoppatoio passano caracollando manipoli di cavalieri.)
=L'ufficiale di cavalleria:=
Il prestigio dell'uniforme? Che mai, Contessa! Ora si grida volentieri:
-- abbasso l'esercito! I borghesi ci applaudon solo quando c'è la
sommossa in piazza o qualche torbido alla frontiera; non vogliono
saperne di spese militari, però critican tutto e vorrebbero avere un
esercito potente.
Lei sa che noi facciamo il mestiere di andare alla guerra... questo
forse varrebbe la pena d'una certa considerazione, da parte di coloro
i quali non vedranno la morte se non sotto la forma d'un aneurisma o
d'un'indigestione. Insomma, se suona la carica, io vado avanti! mentre
per i borghesi, tutte le fanfare suonano, ahimè! la ritirata! Non
escludo che sia ragionevole, ma, che vuole?... non è molto militare!
Noi siamo ancora quelli che sappiam vivere con un'idea diversa da!
denaro: appunto per questo dovrebbero darcene un poco di più.
Cosa ne dice Lei, Contessa?
=La signora elegante:=
Caro tenente, io le dò mille ragioni. Per conto mio sto con la divisa.
Tutte le signore del mondo hanno avuto nella loro storia un tenente
di cavalleria; e guai se la donna futura disimparasse questa piccola
passione per il tenente di cavalleria. Non c'è nulla che rappresenti
l'uomo come il tenente di cavalleria; un capitano, non è per adularla,
ma vale già molto meno.
Si parla dei nostri destini, è vero? Ebbene guardi: io sono venuta al
mondo per fare la signora elegante; non ho altro scopo che di fare
la signora elegante. È uno scopo frivolo, se vuole, ma necessario;
la mia sarta ha bisogno di me com'io della mia sarta; il gioielliere
mi considera come una vetrina, -- e sono infatti la vetrina della
frivolità: Non ho mai ritenuto che il piede fosse fatto per camminare,
ma per esser piccolo e per calzarsi bene. Del resto in ogni donna v'è
una particella di quel che sono, perchè noi dobbiamo innanzi tutto
piacere... eh, sì, piacere! L'operaia vi riesce con un nastro, io devo
trascinare su lo scalone del mio palazzo una pelliccia di cinquantamila
lire: ma è la stessa cosa. Noi donne abbiamo il dovere d'esser belle
anche quando siamo brutte, e questo dovere è così forte in noi che non
si chiama frivolezza nè lascivia, ma solamente femminilità.
Ho due bei bambini che sembrano due piccole stampe inglesi; un marito
autorevole con la sua bella barba grigia, e, com'è naturale, un amante
clamoroso. Ho detto «naturale»... via, non si spaventi! perchè se pure
non l'ho, il mondo «vuole» ch'io l'abbia, ed è «naturale» che il mondo
voglia farmi avere un amante!
Così, Lei non deve domandarmi se sono felice... il mio mestiere è
d'essere bella, non d'essere felice.
*
* *
(Ma un velario di nuvole scende su questa primavera elegante, mentre
già di lontano risuona l'eco d'una festevole canzone.
Dice il Compare, Cavaliere della Films:
«Nobili Uomini, Dame Compiute, questo canto che giunge a noi da quasi
tutte le abitazioni della immensa Città, è la marcia nuziale di quei
mariti che vanno insieme con il Fato Moderno, ed han presa l'onorevole
decisione d'accettare l'inevitabile come un fatto compiuto. Sono i
mariti più evangelici del mondo, perchè hanno detto all'adultera: «Se
tu rimanessi per avventura senza peccato, -io- ti scagnerei la prima
pietra!»
E l'adultera non disubbidì.)
=Entra il coro dei Cornuti Felici:=
(-Nell'Orchestra in sordina, tempo di ballabile gaio, modulato sui
corni.-)
Tu sei quel che fui
e sempre siam tre:
nè lei senza lui
nè voi senza me.
Noi siamo l'istituzione più antica del mondo, e siamo i capri
espiatorii dell'iniqua letteratura.
Evoè, Bacco, evoè!
Beviamo a Don Giovanni Tenorio! beviamo all'eterna Peccatrice! beviamo
ai Cornuti nostri simili, che han riso volentieri degli altri e meno
volentieri di sè!...
La Ronda è la Triade Gioconda, che serve per servi e per re...
Noi siamo i Cornuti Felici! Evoè, Bacco, evoè!
Nei tempi antichi, per una infedeltà si distrussero imperi; l'adultera
conobbe il rogo la ruota il capestro la gogna; fu immersa nel fiume
cucita in un sacco, e ignuda, sovra un caval brado, fatta cavalcare a
ludibrio per le vie della città.
Così facevano i servi; così facevano i re;
la Donna è la donna degli altri... Evoè, Bacco, evoè!
Nei tempi antichi si amava la vendetta; oggi, più cristianamente, si
ama il perdono. V'è ancora qualche nevrastenico, ma l'uomo ha compreso
dopo una ribellione secolare, che le disgrazie universali e perpetue
son quasi una felicità. Non di rado inoltre, la moglie adultera è la
consorte più affabile che ci sia; rende la vita piacevole, mentre una
fedele, per vendicarsi della sua fedeltà, l'avvelena.
Cucire la propria moglie in un sacco, è oggi severamente proibito, come
non sarebbe forse una vendetta esemplare quella di mandarla per le vie
del tutto nuda, -- e sebbene a cavallo, -- dal momento che seminuda è già
quand'esce per le strade, come suole ogni giorno, a piedi.
Spiegano i medici che il microbo d'ogni più funesta epidemia finisce
con diventare innocuo, forse benefico, nelle vene dell'uomo; sono
i pretesi cicli delle grandi malattie. Con tutta rassomiglianza,
il microbo del male di Menelao che dava sintomi di rabbia canina,
pare ormai si vada calmando e voglia vivere in pace, come un utile,
casalingo abitatore delle nostre vene acclimatate. Ma siccome
flagello non muore, senza che più grande gema, così vedremo le sorti
capovolgersi, e nella triade immortale, due saranno ancora felici, un
terzo ne farà le spese, per il piacere insignificante di chiamarsi:
«Lui!»
Cornuto non sei,
ma io men di te:
nè tu senza lei,
nè voi senza me.
*
* *
(Quivi Compare e Comare trascinano alla ribalta, nonostante le sue
riluttanze, un conferenziere di grande fama, il quale sotto il fragore
dei battimani s'immodestisce quanto può.
Nel ritrarsi, dopo iterate ovazioni, egli fa brevi confidenze al
proprio segretario, mentre un anarchico fra i più temuti arringa
bollentemente la sala.)
=Il conferenziere:=
Ho la parola facile, senza dubbio, ma non so mai bene su quale
argomento mi convenga parlare. Vero è che non occorrono idee per
tenere una conferenza, come d'altronde non occorrono per scrivere,
per filosofare, per governare, per niente insomma. L'importante
è la Parola: idee se ne trovano sempre. Ma quando c'è una platea
che m'ascolta, io la faccio ridere o piangere come se aprissi un
rubinetto dell'acqua fredda o calda, a volontà. La Parola è tutto
nel mondo, perchè infatti contiene le idee; gli uomini che seppero
parlare fabbricarono la vita, e dalle loro parole quelli che tacquero
inventarono le idee.
Mi sembra di aver detta una cosa profonda, perchè, a ben esaminarla,
come tutte le cose profonde non significa niente.
=L'anarchico bombardiere:=
O popolo, fantoccio di sego, mucchio di letame!... la società è un
porcaio, le forme di governo sono apparecchi di tortura, i preti
son l'ultimo animale antidiluviano che deve sparir dal globo: la
rivoluzione è il respiro della vita! Io fabbrico la bomba, ossia trovo
il mezzo di rendere davvero efficace un'idea; ma sono persuaso che
per mutar l'ordine delle cose bisognerebbe dinamitare tutta l'umanità.
Bombardo quindi per la grazia di Dio; bombardo con lo scopo infernale
che il rumore della mia macchina faccia tremare le invetriate della
storia!
*
* *
(Quivi il Compare, Cavaliere della Films, prega la Comare, bellissima
etèra Meridiana, che non trascuri di giocare al lotto, poichè spesso
la fortuna entra nelle case come i ladri, e noi talvolta la perdiamo
per aver messo troppe serrature. Così giungono ad uno di quei tenebrosi
botteghini, dove asseconda e trastulla i sogni del suo popolo questo
affabile Governo italiano. Là incontrano svariati personaggi.)
=L'impiegato del lotto:=
Come dice, signorina? Se i suoi numeri sono buoni? Mi pare di sì, mi
pare di sì!... Hanno un vantaggio su gli altri, sa quale? Che li scrivo
con il desiderio di farla vincere...
Oh, non rida! e sopratutto anche lei desideri con molta, con moltissima
forza di vincere, perchè sono persuaso che in tutte l'estrazioni a
sorte, nel lotto come nella vita, non sia la fortuna che decide, ma il
desiderio più forte!
Ho scritto migliaia di numeri, e mi può credere... Senta: quando il
bambino bendato mette la mano dentro il sacco per pescare il numero, vi
sono migliaia di volontà che tentano d'afferrargli il polso, ma ve n'è
una, la più furiosa, la più disperata, che lo guida. E sorte non c'è.
Ora mi ripeta i suoi numeri, bella signorina; 29, poi?...
=Il contorsionista:=
Lei è una maestrina elementare? Io un contorsionista. Sicuro, proprio!
Aspettando il comodo del signor impiegato, le racconterò che lo
scheletro è un'opinione; se ne fa quel che si vuole. Per vivere ho
dovuto riuscire a cacciarmi la testa fra le gambe in guisa da baciare
la vertebra dove gli uomini antichi avevano la coda; faccio la
spaccata intera e mi gratto la spalla destra con la scapola sinistra;
mi gonfio come un mantice o divento sottile come una biscia. La sola
cosa impossibile è di non mettersi ogni giorno qualcosa nello stomaco.
Sono così slogato che ho paura di perdere una gamba od un braccio
quando cammino; del resto poco male: nella cassa da morto avrò il tempo
d'irrigidire. O anche se vincessi al lotto, non le pare?
=La maestrina d'asilo:=
I miei numeri sono: uno, due, tre; perchè vede, in tutte le cose io
sono rimasta all'a-b-c... La vita degli altri, i bambini degli altri...
e vengono i capelli grigi. Che fare? piangere, no; sorridere, nemmeno;
continuiamo: a-b-c...
=La serva della favorita del principe reale:=
Eh, sì! Cento lire su un terno! Proprio! La mia padrona è, come potrei
dire?... la principessa del Principe Reale! Sicuro, e mi ha detto: -- va
a giocare queste cento lire perchè Nostra Altezza ha sognato un terno.
La mia padrona mi fa ridere quando mi dice: -- non so mai se devo
chiamarlo Vostra Altezza o mio Peppino: mi confondo.
E io l'avverto: -- basta che non si confonda col nome d'un altro!...
=L'automobilista:=
Non c'è niente che somigli alla distanza come una strada. Quando il
motore turbina e lo spazio vola, sento che il mio cuore potrà sempre
correre più veloce che la più furibonda strada!
Frattanto gioco i numeri della vettura che ho investita.
*
* *
(Ora, fervendo accanitissimo nella città il lavoro delle aziende
private o pubbliche mentre appena si desta con larghi sbadigli
l'inoperosa beatitudine dei fannulloni, Compare e Comare guidano al
proscenio due comitive di costoro, nonchè molti personaggi radunati
avventiziamente.)
=Entra il Coro degl'Impiegati:=
(-L'Orchestra in sordina zoppica e raglia come l'asino bendato che gira
intorno al pozzo.-)
Il nostro Santo Patrono è il 27 del mese!
Noi siamo la macchina da lavoro, forte, monotona, paziente;
qualchevolta la somma nostra opera è un'attribuzione così elementare
che non basterebbe neanche ad un cavallo. Solamente il cavallo non
avrebbe mai la costanza di continuare a compierla. Siamo davvero i
mediocri, e per questo alcuno vuole che noi si tocchi da più vicino la
felicità. Non è vero.
Il nostro Santo Patrono è il 27 del mese!
=Entra il Coro dei Fannulloni:=
(-L'Orchestra dondola e si bea, con lievi sbadigli, come un uomo in
panciolle.-)
Noi facciamo girare il pollice destro sopra il sinistro;
sotto il sinistro il destro.
La nostra occupazione è quella di far niente, cosa che molto spesso
affatica. Pur non facendo niente, si riesce a variare il genere
della cosa che non si fa. Inoltre, per strano che paia, la nostra è
l'occupazione più naturale all'uomo.
I Pensatori che sono arrivati all'apogeo della comprensione umana
trovarono che il meglio fosse non far niente. A questa verità sublime
i Pensatori son giunti con molta fatica; noi l'abbiamo trovata súbito.
In ultim'analisi, l'ideale d'ogni uomo che lavora, è quello di potersi
un bel giorno concedere il lusso di non far niente. Chi meno lavora è
più stanco; per voi che lavorate, la vostra fatica diventa una pace;
per noi che non facciamo niente, la nostra pace diventa una fatica.
È un mestiere anche il nostro, sebbene il prossimo non se n'accorga.
Non crediate che bisogni esser molto ricchi per non far niente; anche
il poverissimo può non far niente. Basta che voglia; è questione di
carattere. V'è una gioia grande nel pensare che si potrebbe fare la
tal cosa, mentre non la si fa; una gioia più grande nel vedere che gli
altri sudano e dimagrano, mentre noi si vive in quiete.
Se davvero, come raccontano, il capitale fosse lavoro, mezza umanità
sarebbe già morta di fame. Invece siamo indistruttibili, e Carlo Marx
ha detto una bugia.
Noi facciamo girare il pollice destro sopra il sinistro;
sotto il sinistro il destro.
=L'ex-garibaldino, repubblicano, mazziniano, e ciononostante
cavallottiano:=
La repubblica è quella forma di governo per la quale tutti gl'imbecilli
possono arrivare al potere supremo. Se ci arriva un uomo d'ingegno, o
sale al trono o finisce su la ghigliottina.
=La bustaia:=
Guai, guai, guai se gli uomini vedessero quel che vedo io!
=L'attore:=
Ho imparato a muovermi a ridere a piangere, a sospirare, ad
arrabbiarmi, a disperarmi, a uccidere, a morire; ho imparato con molta
fatica tutti quei gesti che l'uomo normale compie con spontaneità; ma
fra l'attore e l'uomo normale corre appunto questa differenza: che il
primo cerca sempre di parere un uomo normale, mentre l'altro fa del suo
meglio per essere un buon attore.
=Il giudice:=
Ragione? parola ermetica e proteiforme chiusa nel più satirico poema
della letteratura umana. È un lirismo aver ragione, com'è un paradosso
aver torto.
Se così non fosse, a che mai servirebbero gli avvocati?
=L'avvocato:=
Servono così poco, Eccellentissimo Presidente, che nessuno fra noi si
riduce a far soltanto l'avvocato: uno si occupa di politica, l'altro
di giornalismo, il terzo specula, il quarto fa il cantante, il quinto
scrive drammi, dieci tengono agenzie, trenta fanno l'assicuratore,
migliaia quel che capita, e gli altri, che sono la maggioranza, -- non
fan niente.
Perlocchè, Presidente Eccellentissimo, noi si vivrebbe a meraviglia, se
anche Lei scoprisse dopo tanti secoli quel corpo semplice che si chiama
Ragione!
=Il cantante:=
Ho la voce d'oro! Sono il più gran tenore vivente! Non è merito mio:
l'ugola! Oh, l'ugola! Guai se mi cadesse un pulviscolo su le corde
vocali! Quanto mi fanno pena gli uomini che non hanno voce! Come
dev'essere miseranda la vita senza una bella voce! Non potersi godere
il delirio delle platee! l'applauso frenetico di tremila spettatori che
non fanno con seimila mani tanto rumore quant'io ne faccio con un do!
Sicuro, le donne mi scrivono bigliettini profumati!... Carucce!
poverucce! come siete buonine! Vi piaccio? si sa! una voce d'oro! un
bel corpo! Quando sono in scena, osservo che mi guardate le gambe!
Oh, le parti nelle quali posso mettere una maglia attillata, un bel
cappello di piume! Diecimila lire per sera a New York; a Messico mi
hanno staccato i cavalli, e quando sbarco a Buenos Aires la banchina
è una foresta di fiori! Cantare... ecco lo scopo della vita, cantare!
Uh!... chiudete quella finestra! L'ugola, per amor del cielo!
Come dite, Compare? Una serata in presenza dell'Imperatore di Germania?
Peuh... siii... vediamo: quanto mi si offre?
E tu, Meridiana caruccia, domani alle cinque, se vuoi... Ti farò
telefonare dal mio segretario.
Oh, l'ugola! Una sola cosa non comprendo: come possa la gente andare
nei teatri dove non canto io.
*
* *
(Quivi, il Compare fa stendere su l'avanscenio gran copia di soffici
tappeti e morbidi cuscini damascati per riposare la stanchezza della
bellissima etèra Meridiana, che mollemente vi adagerà le sue voluttuose
membra. A tal fatica intende una schiera di personaggi che fanno da
valletti con mansuetudine, quantunque nè d'abito nè di sembianze paiano
venuti al mondo per servire. Compiuta l'amabile fatica, e ciò volendo
il Cavalier Compare della Films, questi buoni diavoli andranno in
cerca senz'ordine di molte maschere, le quali possano leggermente far
sorridere l'ozio della bellissima etèra Meridiana.)
=Entra il Coro dei Buoni Diavoli.=
(-Nell'Orchestra una sinfonia di dolore, opaca e senza lamento.-)
Sia fatta la vostra volontà.
Noi siamo i Rassegnati, gli Spenti, coloro che scesero al Giordano per
il battesimo d'umiltà una sera che passava sul mondo il colore della
rinunzia.
Lontani dalle infinite cose che possono dar gioia, godiamo senza
invidia la gioia degli altri, poichè il mondo è tutta una storia di
burattini e di burattinai; chi tiene i fili tira come vuole; ci fa
piegare la testa, in su, in giù, come vuole. Per il nostro gran numero,
alcuno pretende che si potrebbe anche ribellarci; ma ubbidiamo appunto
per il grande numero nostro, cioè per spirito d'imitazione. Migliaia
vanno curvati, migliaia si curvano a poco a poco... e la mano d'una
forza invisibile stringe, preme, pesa, finchè da ultimo ci schianta.
Noi siamo i Buoni Diavoli... sia fatta la vostra volontà.
Così dice il nostro Vangelo:
Saziarsi d'un pan muffito e trovarlo buono; andare incontro alla
disgrazia con un sorriso ben accogliente; patire un'ingiustizia dicendo
ave all'offensore; quando muore la nostra donna, imperruccarci per
servire il ballo altrui; dare la pelle, se occorre, per la livrea che
c'ingoffa; spegnere con un soffio il lume del nostro desiderio, portare
anche la croce degli altri e senza maledire l'umiltà.
Noi siamo i Buoni Diavoli... sia fatta la vostra volontà.
=L'orologiaio:=
Costruisco meccanismi per calcolare la durata d'ogni malanno e
d'ogni allegrezza dell'uomo. Sembrerebbe che le mie sottili ruote,
le mie delicate molle d'acciaio riescano a contenere il Tempo, questo
movimento fatale e grande che ravvolge tutte le cose; ma le mie ruote
non han ragione d'essere senza il quadrante.
Conosco un filosofo povero, al quale accomodo l'orologio quando lo
ritira dal Monte di Pietà. Egli mi ha domandato un giorno: «Caro amico,
siete proprio convinto che il Tempo cammini?» -- «Per bacco, sì!» --
«Bene, -- ha detto il filosofo, con molta gravità, pensateci meglio;
può darsi che camminino soltanto le vostre sfere, e il Tempo sia fermo.
Anzi non ci sia.»
Costui dev'essere matto!
=Il ladro:=
Quest'orologiaio possiede una bottega ben fornita; ma sono passati i
bei tempi che con un paio di grimaldelli si facevano saltare tutte
le serrature. Oggidì gli americani, ladri miracolosi, fabbrican
tuttavia certe serrature formidabili, veri labirinti d'acciaio, che per
capirli non basta l'acume d'un astrologo! Ai ladri del giorno d'oggi
occorre un'istruzione variata ed una piccola dose di genialità. Così
accade che onesti nel vero senso della parola rimangano solamente i
cretini. L'uomo diventa ladro, non quando ruba, ma quando vien messo
in prigione. Mi sono domandato parecchie volte: perchè rubo? Infatti,
quel che guadagno con la mia professione di ladro mi darebbe un'altra,
senza pericoli e facendomi buon nome. Ho dovuto convenire con me stesso
che rubo solo per istinto. Su le cose degli altri dorme con parità il
desiderio dei galantuomini e dei ladri, poichè l'istinto dell'uomo è
già un furto in potenza, un ladrocinio virtuale.
Senonchè la timidezza degli onesti è la via del paradiso, il coraggio
dei ladri la via della galera.
=La guardia di pubblica sicurezza:=
Ecco lì un mio compagno d'infanzia, che al vedermi scappa, ed io, com'è
mio dovere, lascio che scappi! Mah... la vita mette al bivio; un bel
giorno bisogna decidere: prete o mangiaprete? ladro o questurino?
Io mi sono deciso male, molto male... peggio di tutti! La società mi
confida l'incarico di sorvegliarla e di proteggerla!... O perchè lo
confida proprio all'uomo che non ha niente di suo da difendere, quindi
se n'infischia più che tutti? Volete l'ordine vero? terribile? Fate
una Pubblica Sicurezza di ricchi sfondati! Io, comunque vada, rimarrò
sempre un questurino, ossia quell'aspirante carabiniere deriso come un
prete, che i borghesi disprezzano, i vagabondi accoltellano, le belle
ragazze respingono, lo Stato paga maledettamente male!
E con questi chiari di luna siamo noi, proprio noi, che dobbiamo
difendere la fetentissima società!... Ehi, dico!... Ehi, Lei, si
sciolga! circolare! circolare!
=Il proprietario d'albergo:=
Ho fatto fabbricare una casa con settanta camere in vicinanza della
strada ferrata e sono qui che mi gratto la pancia. La gente arriva da
tutte le parti del mondo con lo scopo essenziale, per me, di abitare le
mie camere. Là dentro si spoglia, si lava, parla, fischia, litiga, fa
l'amore, fa i suoi conti, scrive, mangia, dorme, -- paga -- va via. Per
me l'uomo ha una importanza inquantochè viaggia: se non viaggiasse non
ci sarebbero alberghi; se non ci fossero alberghi non saprei cosa fare.
Questo ragionamento pare sciocco, ma è tuttavia quello che mi permette
di grattarmi la pancia.
=Il pompiere:=
Oh, se poteste immaginarvi la noia che dà il fumo negli occhi!
Ma in compenso il fuoco dà una gioia così terribile a chi lo guarda,
che dinanzi alle fiamme diventa quasi naturale compiere un atto
d'eroismo. Noi, forse, non andiamo nell'incendio per salvare, andiamo
perchè la fiamma ci attira, e non v'è nulla ch'esalti l'uomo come la
tentazione d'attraversare il fuoco.
L'oceano in tempesta è forse lo spettacolo più grandioso della natura,
ma la montagna che brucia è mille volte più vertiginosa di bellezza,
perchè la tempesta cade, mentre l'incendio sale in alto, sale come il
delirio dell'uomo e tenta con le sue rosse ali di vivere nell'infinito!
E ditemi, qual bandiera sui pennoni dei vostri edifici sventolerà
mai così bella, come la bandiera di fuoco, tragica, rossa, folle,
che d'improvviso tra il delirio delle campane a martello sventola per
l'aria notturna, piantata col suo ferro di lancia nella cupola d'una
cattedrale!?...
... ride tutto il teatro?... O, povero me!... questa volta il
suggeritore ha preso un granchio, s'è dimenticato che parlava un
pompiere!
=Il lustrascarpe:=
M'han raccontato che i miei colleghi americani lavorano coi guanti in
filo di Scozia e si fanno lisciare le unghie dalla manicure. La sera
metton l'abito nero, la cravatta bianca, e vanno al loro circolo.
Ognuno d'essi può dire senza far ridere nessuno: -- Io sono un gentleman
che pulisce le scarpe. -- L'America è un grande paese.
=Il mercante girovago di tappeti orientali:=
Signorino, comprare tappeto vero Byrutt, 120 liri: tu 10 liri meno.
Non piace? Salam-elek! Guarda: piume struzzo per tua madama che
staranno molto bene; per tu 60 liri paio che io pagare 90. Non piace?
Salam-elek! Vuoi piccola tartaruga viva? Sentire pancia fredda...
quando soffio caldo tirare fuori testa; portare fortuna: 13 liri. Io
mercante onesto; se vuoi rovinare dà 8 liri. -- Due liri? non potere...
Salam-elek. Non potere proprio... Salam-elek. Signorino, per 3 liri dò
tartaruga viva e scatoletta locoums serraglio Sultano -- sst... sst...
locoums per fare amore dodici volte quattro ore!
Due liri?... solo due liri?... Bono, piglia. Salam-elek. Tu rovinare
povero Abdul che essere andato miseria per sua sempre onestà.
Salam-elek!
=Il Re:=
Comando; non so a cosa, ma comando.
Fra le infinite mie disgrazie, ve n'è una che supera quelle di tutti i
miei sudditi... sapete cosa? -- la Marcia Reale!
Ah, basta per bacco! Da quando son nato me la sento strombettare negli
orecchi venti, cinquanta volte al giorno, e sempre la medesima! Ne
ho piene... voglio dire che sarei molto grato a chi me ne scrivesse
un'altra.
Per l'amor di Dio, niente che somigli alla Marsigliese!
=Entra il Giubilato con la Processione delle Amanti.=
Avevo quindici anni e un mese, quando questa cuoca fiorente, che
cucinava con maestria le allodole, scoverse nel suo padroncino un uomo.
La seconda, era un'amica di famiglia, non più di primo pelo, con un
marito che le dava qualche dispiacere coniugale. Fu nel suo salotto,
una sera buia, dopo qualche sospiro, nel mese di marzo.
La terza, canzonettista italiana, cantava in francese:
Ah, les p'tits pois! les p'tits pois!...
La quarta, fu un amore; un amore lungo e tetro. Parlammo di suicidio;
spendemmo in francobolli una sostanza; scegliemmo perfino lo stile
della nostra camera matrimoniale... poi si mutò stile: io m'innamorai
del mio quinto, ed ella del suo «primo» amore.
Il mio quinto fu una chellerina, la quale si permise di non mettere al
mondo un figlio, reputato mio.
La sesta, fu un'avventura d'albergo molto commovente; lagrimava con
frequenza, rievocando in inglese una disgrazia che non ho potuta capire
mai. Era una di quelle donne fatali che s'incontrano spesso nel girare
il mondo.
Con la settima rimpatriai; si trattava d'una signorina conosciuta in un
ballo, e che mi narrò la prima sera d'essere già fidanzata. Le proposi
di rompere, di rompere la promessa, ed accettò non senza qualche
scrupolo. Ma mentre io decidevo per la seconda volta di prender moglie,
ella con disinvoltura prese un altro marito. Piansi. Composi qualche
poesia; mi commossi davanti alle viole del pensiero, e malinconicamente
respirai tutto l'effluvio de' suoi vecchi fazzolettini ricamati. Suo
marito non s'accorse di nulla, come d'altronde non mi ero accorto di
nulla neppur io. Venne a trovarmi qualche tempo dopo le nozze, e la
trovai molto più signorina... Il matrimonio inverginisce la donna.
Consumati questi sette peccati capitali, non ho più memoria nitida se
non di varie amanti che composero un tipo d'amante, che appartennero,
come suol dirsi, ad una categoria.
Ebbi l'amante schopenhaueriana, che mi parve un eclissi di nevrastenia
nel sole dell'amore.
Ebbi l'amante incorreggibile, che mi mise in rotta con i miei più
fedeli amici.
Ebbi l'amante romantica, la quale mi costrinse a legger libri pieni di
puntini, ad ascoltare musiche sfiducianti, a comprendere la bellezza
d'aver freddo perchè il chiaro di luna puro da ogni vetro scivoli,
mentre si ricerca l'ispirazione, sul profumato guanciale...
Ebbi l'amante lussuriosa, quella che tutti i nostri amici conoscono
come posseditrice di qualche ricetta formidabile, di qualche arte
satanica nel gioco dell'amore.
Ebbi tuttavia l'amante indimenticabile, quella che si diede così,
d'improvviso, con una sincerità che parve una rivelazione, senza
pudore, senza terrore, ma in silenzio.
E poi tutte quelle che mi vennero perchè avevo possedute queste prime.
Una mi portò la sua bellezza, perchè la facessi vedere alla gente;
un'altra, molte anzi, mi portaron qualche ora vuota o capricciosa della
lor vita galante, la simpatia momentanea d'un capriccio che appena
confessato sfuma; qualcuna mi diede il suo cuore che non compresi,
qualche altra non comprese che potevo darle il mio.
Frattanto nasceva nell'anima il bisogno di amare, poichè andando presso
il fuoco s'impara a conoscere la fiamma.
Quella che amai, non la vedrete fra queste amanti che mi seguono,
perchè fu una grande tristezza, una tristezza che non guarì... e mi
piace di lasciarla sola.
Invece, dopo avere parecchie volte preso moglie con l'immaginazione,
accadde che una volta, senza quasi riflettere, presi moglie in verità.
Trovai nel matrimonio molta pace, molto ordine, qualche notte di
buona lussuria, ma la mia qualità di amante abitava pur troppo fuor di
casa mia. E non era più la medesima di prima: questo amante aveva un
cerchietto d'oro al dito, il che è una cosa indefinibile.
Mi parve d'essere capace d'innamorarmi ancora, e molto, e forte: ma non
era vero. Seguitavo semplicemente a condurre per le alcove degli altri
o nei profumati spogliatoi della bellezza il mio vizio stanco.
Avvenne che in tutte le donne cominciassi a temere l'ultima...
Avvenne che ogni volta mi dicessi: è l'ultima...
Avvenne che non andai dall'ultima.
Ed ora che sono Giubilato, penso di continuo sotto i miei capelli
bianchi a questa favola triste, maravigliosa, indefinibile, che si
chiama l'amore...
=La venditrice di sè stessa:=
Quando mai la lingua italiana mi regalerà una parola decente e moderna
per esprimere il mio stato civile? È una cosa molto seccante non poter
scegliere che fra cortigiana etèra baldracca meretrice pedina magalda
briffalda puttana, e così via, -- tutte parolacce d'altri tempi, che
m'ha elencate con molte altre un mio ammiratore; parolacce le quali non
rappresentano punto nè poco la cosa naturalissima che faccio io. Datemi
un bel nome, o signori Accademici, e ve ne sarò grata!
A proposito, è vero che state fabbricando un certo Vocabolario della
Crusca?
=Il Cruscante:=
Sì, damigella, gli è ben vero. E ci occupiamo sovratutto di quelle
parole che le non servono più. Oh, siamo d'una pedantezza, d'una
pedantuzzeria mirabile, damigella garbata mia! Poichè, delle fresche
voci novelle, faccia il buon popolo quel ch'esso gli garba, (il
popolo di Toscana, s'intende!) -- ma le viete le diserte le desuete
le rugginose le anticose le morte, cotestesse le vanno ben riscelte
al vaglio, poi rimonde, poi coltivate, come conviensi a cosa vaghetta
ch'ebbe nel tempo andato fiorimento e gioventù; di quindi per infino
chiovate a custodia perpetua dentro quell'orrevole museo possente, lo
quale avrem donato in piue a la gentile Italia nostra, Fiorenza.
No, parliamoci alla lombarda, vagherella mia; faccio il Cruscante,
ma per ridere; abbiamo avuta inverosì l'ottima idea di costruire un
vocabolario della lingua di mill'anni, con dinanzi un bello e forte
giogo perchè ogni compratore se lo porti a casa trascinato da una
coppia di buoi... ma tutto questo fue per celia!
*
* *
(Quivi, un lungo e ripetuto vagire di fantolino sveglia l'istinto
materno della Comare, bellissima etèra Meridiana, la qual sorge dai
tappeti e vede infatti per gli sfondi aurorali della scena traversare
una levatrice d'infanti che reca un pargolo su le braccia; e vuol
chiamarla, ma d'improvviso un buio come di tramonto rannuvola gli
sfondi e giunge tetro dall'orchestra il canto funebre dei becchini.)
=La levatrice:=
Mi tormenta un dubbio amletiano: -- servo io dunque per esprimere o per
sopprimere quelle seccature che possono talvolta chiamarsi neonati?...
=Entra il Coro dei Becchini:=
(-Nell'Orchestra in sordina la messa da morto.-)
Noi siamo vestiti di nero, ma il nostro spirito è gaio!
De profundis... De profundis...
I cadaveri escono di casa coi piedi avanti e scendono sotterra con
difficoltà. I cadaveri sono pesanti. I cadaveri sono dispettosi.
Trovano il modo di farci faticare più che possono. I cadaveri sono
ambiziosi, cercano di vestirsi bene. Noi preferiamo quei morti che
fanno molto piangere, perchè sono i più generosi.
De profundis... De profundis...
È un mestiere pieno di controsensi quello del becchino; a forza di
stare fra il pianto viene il cuor gaio. S'impara che l'uomo è un peso:
nient'altro. La fisionomia dei morti tramonta nella carne come la luce
nell'acqua; dopo qualche ora somigliano tutti alla faccia unica della
morte. Intorno ai cadaveri si vedono i loro sogni; con un poco di
praticaccia s'indovina dal morto l'uomo che fu.
La tristezza vola fuori dalle finestre come uno stormo di civette, non
appena i becchini han preso il morto e l'han portato via. Fra tutte le
persone piangenti, ve n'è sempre una sola che soffre «il dolore».
Nel guardarli d'improvviso, pare talvolta che i morti ridano.
Sovente si potrebbe derubarli di qualche bell'oggetto, ma non si osa,
perchè i morti sorvegliano ed è assai più facile derubare un vivo.
A noi qualchevolta il morire sembra una parodia del morire; vi sono
case dove la morte si sdraia come necessità, case dove sbaglia d'uscio
e pare assurda. È terribile come alle volte le belle ragazze morte,
nelle loro camicie fine sembrino più belle che mai!
E si dimentica perfino di lavarci le mani prima di carezzare le nostre
amanti...
De profundis... De profundis...
Perchè la gente ha così paura dei cadaveri? I morti sono dispettosi,
è vero, ma dispettosi con noi che li dobbiamo disturbare; all'infuori
di questo non hanno mai fatto male ad anima viva. L'odore dei morti è
singolare: sembra un odore che sia morto anch'esso e non rimanga su
nessuna cosa, neanche nell'aria, ma solo nel cadavere, proprio sul
cadavere, come un peso freddo.
Amano i fiori e con passione li stringono fra le braccia, ma il fiore
tra le braccia dei morti si assidera. Quanto maggior profumo nelle
camere dove le ghirlande sono poche! Per noi la morte più paurosa è
quando mettiamo sotterra un becchino.
Fra la gente in nero v'è sempre un certo piccolo sorriso nascosto,
che agli altri sfugge, ma che noi vediamo in grazia della nostra
praticaccia, poichè dove c'è un morto, piccola o grande c'è sempre
l'eredità.
De profundis... De profundis...
=Il sampognaro:=
Le mie sampogne son piene d'aria, con quest'aria mi riesce di far
musiche variate; gli uomini credono ch'io «trovi» le mie canzoni, ma
invece nell'aria tutte le canzoni «sono già». Non faccio che portarle
ai vostri timpani, o signori che non sapete suonare la sampogna!
=La padrona d'una casa di tolleranza:=
Le scale mie si salgono con fede, si scendono con rimpianto: però si
torna sempre. Si torna a dispetto, e forse in grazia, della spietata
concorrenza che mi fanno altre scale.
=Il fantino:=
Quando penso che tutto consiste nel tagliare per primo il traguardo,
mi avvedo che la vittoria non è mai questione di pazienza, sibbene di
rapidità.
=L'imbalsamatore di cani:=
Tenere un mops morto nel proprio salotto, vuol dire avere uno spirito
mistico, un cuore pieno di sfiducia, un avvenire incerto e molta fede
nella stoppa.
Sappiasi che imbalsamare non è arte così facile come pare al volgo:
bisogna essere fisionomisti.
=Il maestro di scherma:=
Prima la punta, poi: a fondo!
Sono il rimasuglio del Medio-Evo che se ne va, tra poco agli uomini
civili mancherà perfino il coraggio di fingere d'ammazzarsi.
Prima la punta, in ogni modo, e mi fissi negli occhi!
=La canzonettista:=
Io canto la canzone «Fili d'oro» e «La Signora del tramway»; mi muovo
con molta grazia e avrei magari potuto darmi all'operetta, fors'anche
all'opera seria; solo, mi piace dire qualche piccola porcheria senza
nascondere le mie belle gambe. Il caffè-concerto è un luogo intermedio
fra l'arte e la prostituzione, quindi raduna i vantaggi di ambedue.
Sono bellina e furba; mi chiamano: la divetta Colibrì.
Quand'entro in scena sento per tutta la sala scoppiettare un
picchiettìo d'accenti sull'i. Questo mi fa piacere alla pelle come se
fossi nuda, e mi punge come un bicchiere di sciampagna!
Il teatro non può star fermo quando canta la divetta Colibrì.
=La signora che non ha mai avuto un amante:=
E mio marito crede che l'abbia fatto per amor suo! No, è più semplice:
ho tardato nel risolvermi ed ora mi sono avvezza a non avere un amante.
La rinunzia d'una cosa che non si conosce può benissimo diventare
un'abitudine... Chi non esercita una facoltà la perde; io mi sono
dimenticata d'esercitare l'infedeltà. E siamo in molte ad aver commessa
questa dimenticanza, molte più che non credano i fabbricatori di luoghi
comuni.
Certe vite di donne sono aride, sterili, come giardini morti.
=Il padrone del teatro delle pulci:=
E qui s'impara come certi animalucci derisi abbiano spesso maggiori
attitudini ad ammaestrarsi che una persona barbara la quale, per un
lieve prurito, li schiaccia!
*
* *
(Ma frattanto venuta è l'ora che debbano a lor volta, Compare e
Comare, fingere una parte nella Commedia, e mentre ancora qualche
avventizia maschera sdottora e blátera dal proscenio, il buttafuori
li richiama e li sollecita perchè vadano a travestirsi. Già parecchie
volte nel decorso della Commedia la bellissima etèra Meridiana, ed
il Cavalier Compare con lei, ha mutato i suoi regali abbigliamenti;
anzi la famosissima per le sue favolose guardarobe etèra Meridiana,
secondo il volgere d'ogni ora indossa una più bella e ricercata veste.
Apparve da prima circonfusa d'un colore d'incipriato, in bianco raso
e trasparenze di finissimo tulle con un corsaletto in cintola di così
bionde squamme che pareva una ghirlanda intrecciata con spighe di biada
e portava nella sua fibbia un gran mazzo di bei fiori d'argento. Poi di
turchino si vestì, con pizzi d'Irlanda che ragnavano su la sua pelle
delicata; poi di roseo, con orlature di piumoso cincilla e calzari
di raso luccicante come una corteccia d'oro. Quindi mise una veste
indefinita che nulla potrebbe somigliare tranne il muoversi d'un'acqua
tetra qua e là percorsa da repentini guizzi di sole; poi mise un abito
folto e greve, di velluto, sul quale nevicava una grande bianchezza
d'ermellini, con un mazzo all'incrocio delle guaine, più sotto che la
scollatura, di grandi fiori vampanti che parevano rose rosse.
Ora verrà semplicemente vestita, con i suoi meravigliosi capelli
raccolti da un nodo solo, nudi gli avambracci fino al gomito, il collo
terso che nascerà da un'apertura di leggera mussola, nè ingioiellata
nè dipinta, quasi principessa che per iscopo di teatrare avesse voluto
illeggiadrirsi nell'eleganza d'una suonatrice d'arpa.
Così ugualmente il sontuoso Cavalier Compare verrà nell'abito non
negletto ma quasi umile d'un musicista ebbro d'ispirazione, con le
sembianze atteggiate a quelle d'un romantico poeta che tutte abbia
mandate a memoria le rime sospirose di Alfred de Musset.
Un robusto applauso di mani a tal uopo noleggiate dall'impresario,
saluta quivi l'entrata in scena del Compare Cavaliere della Films e
della Comare, bellissima etèra Meridiana, i quali vengono per «sentir
d'amore.»)
=Entra la coppia degl'innamorati.=
(-Nell'Orchestra violini profumati, arpe voluttuose, flauti che
respirano con ebbrezza.-)
Noi camminiamo tenendoci per mano, ed il fiore nostro, la nostra
parodia che non temiamo, è questo mazzolino di viole del pensiero. Non
v'è per noi più innamorata lascivia che la lascivia di guardarci negli
occhi, negli occhi dove l'anima sale come una visibile paura e piena
di voluttuoso tremito cerca un'altr'anima che la guardi. La nostra
dolcezza diviene un tormento quando cerchiamo di comprendere che cosa
sia l'amore.
Io sono te.
L'amore non è forse che uno stato essenziale della vita, un passaggio
per il quale varca ogni cosa nata e vi dà il suo più forte lampo
innanzi di finire. Vi sono tre cose nell'universo: la vita, l'amore, la
morte.
Tutte le creature venute su la terra, fecero quello che facciamo noi:
guardare con disperazione con incanto negli occhi d'un altro essere,
guardare la cosa amata per comprendere l'amore. L'amore, ch'è la febbre
più sensuale, fa conoscer l'anima; l'anima conduce ai sensi.
Io sono te.
L'amore non abita nei sensi e neppure nel cervello soltanto: è il
legame che li unisce, anzi è il confine dell'essere che li soverchia
entrambi. Nessuno, pensando, andrà più lontano che non vada l'amore.
Amare significa mescere in noi stessi la bellezza nativa del
mondo, farne dono senza perderla e non volere la pace. Noi siamo
gl'innamorati, cioè possediamo una forza ch'è solamente «nostra» e ci
mette su la via dell'infinito, quantunque perda ogni senso all'infuori
di «noi».
Io sono te.
Ascoltare la voce l'un dell'altra è una musica veramente armoniosa,
cioè che invade l'essere come beatitudine immateriale. Tenerci con la
mano la mano sembra una cosa innocente, ma è terribilmente colpevole;
tanto colpevole che a noi sembra talvolta l'infinito amore tutto e solo
consistere nel tenersi una mano. Si può godere sino allo spasimo la
persona amata senza nemmeno prenderne il respiro, chiudendo gli occhi,
e senza conoscere d'amore.
Io sono te.
Il «sempre», il «mai», nacquero forse da questo desiderio senza
fine. La bontà è anche nata nell'amore. L'odio anche. Si compie una
purificazione sublime nello spirito della creatura che ama e v'è
inoltre nell'amore una memoria di cose alle quali non si è pensato mai.
Fu il solo dono bello che la natura chiuse nella vita e fu tuttavia la
paura più grande, poichè solo nell'amore si capisce con perfezione lo
spaventoso terrore della morte. Ecco perchè noi camminiamo tenendoci
per mano...
Io sono te.
*
* *
(Quivi un leggiadro applauso è fatto al Compare ed alla Comare
che bellamente sentirono d'amore, poichè ai patroni della Commedia
l'uditorio è per usanza cortese. Vanno quindi a mutarsi d'abiti, ma
prima conducono verso la ribalta una squallida e solitaria vergine, «la
quale, dicono, meglio assai che non facemmo ricercherà d'amore.»)
=La zitella:=
Ho aspettato, aspettato, per l'intera giovinezza... e finalmente credo
che non attendo più! Mi sembra d'esser rimasta dieci anni al cancello
d'un giardino, e sono diventata io stessa il cancello che mi chiude.
Sono calma, e quando penso al passato mi ricordo che avere vent'anni
voleva dire precisamente -- solamente -- stare al cancello d'un giardino.
Raccontano che le zitelle siano stizzose; non è vero; hanno vergogna,
ma sono calme. Diventan rosse ove si parli di nozze, non per lo sposo
ma per timore dell'ironia.
È una lunga storia l'amore, ma finisce; finisce quasi brutalmente, come
una ruvida poesia. Un giorno lo specchio ci dice: basta. E se non è lo
specchio è l'anima, la quale s'accorge d'essere stanca. Il sentimento
compie la sua parabola, mentre l'egoismo lo vince a poco a poco.
Innamorata, fui molte volte: di me stessa, che non piacqui a nessuno,
e di tutti gl'innamorati che vidi, nella mia vita grigia come polvere,
amare un'altra...
Mi pareva d'essere in una stanza buia e di guardare, traverso le
fessure dell'uscio, in una grande inebbriante festa da ballo, tutta
fiori lascivie musica e baci. Tra quel buio languivo di sperdimento...
Ma ora il ballo è finito, la sala sgombra, i candelabri muoiono. Entro
e vedo per terra qualche fiore appassito, qualche trina lacera; su
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
86
87
88
89
90
91
92
93
94
95
96
97
98
99
100
101
102
103
104
105
106
107
108
109
110
111
112
113
114
115
116
117
118
119
120
121
122
123
124
125
126
127
128
129
130
131
132
133
134
135
136
137
138
139
140
141
142
143
144
145
146
147
148
149
150
151
152
153
154
155
156
157
158
159
160
161
162
163
164
165
166
167
168
169
170
171
172
173
174
175
176
177
178
179
180
181
182
183
184
185
186
187
188
189
190
191
192
193
194
195
196
197
198
199
200
201
202
203
204
205
206
207
208
209
210
211
212
213
214
215
216
217
218
219
220
221
222
223
224
225
226
227
228
229
230
231
232
233
234
235
236
237
238
239
240
241
242
243
244
245
246
247
248
249
250
251
252
253
254
255
256
257
258
259
260
261
262
263
264
265
266
267
268
269
270
271
272
273
274
275
276
277
278
279
280
281
282
283
284
285
286
287
288
289
290
291
292
293
294
295
296
297
298
299
300
301
302
303
304
305
306
307
308
309
310
311
312
313
314
315
316
317
318
319
320
321
322
323
324
325
326
327
328
329
330
331
332
333
334
335
336
337
338
339
340
341
342
343
344
345
346
347
348
349
350
351
352
353
354
355
356
357
358
359
360
361
362
363
364
365
366
367
368
369
370
371
372
373
374
375
376
377
378
379
380
381
382
383
384
385
386
387
388
389
390
391
392
393
394
395
396
397
398
399
400
401
402
403
404
405
406
407
408
409
410
411
412
413
414
415
416
417
418
419
420
421
422
423
424
425
426
427
428
429
430
431
432
433
434
435
436
437
438
439
440
441
442
443
444
445
446
447
448
449
450
451
452
453
454
455
456
457
458
459
460
461
462
463
464
465
466
467
468
469
470
471
472
473
474
475
476
477
478
479
480
481
482
483
484
485
486
487
488
489
490
491
492
493
494
495
496
497
498
499
500
501
502
503
504
505
506
507
508
509
510
511
512
513
514
515
516
517
518
519
520
521
522
523
524
525
526
527
528
529
530
531
532
533
534
535
536
537
538
539
540
541
542
543
544
545
546
547
548
549
550
551
552
553
554
555
556
557
558
559
560
561
562
563
564
565
566
567
568
569
570
571
572
573
574
575
576
577
578
579
580
581
582
583
584
585
586
587
588
589
590
591
592
593
594
595
596
597
598
599
600
601
602
603
604
605
606
607
608
609
610
611
612
613
614
615
616
617
618
619
620
621
622
623
624
625
626
627
628
629
630
631
632
633
634
635
636
637
638
639
640
641
642
643
644
645
646
647
648
649
650
651
652
653
654
655
656
657
658
659
660
661
662
663
664
665
666
667
668
669
670
671
672
673
674
675
676
677
678
679
680
681
682
683
684
685
686
687
688
689
690
691
692
693
694
695
696
697
698
699
700
701
702
703
704
705
706
707
708
709
710
711
712
713
714
715
716
717
718
719
720
721
722
723
724
725
726
727
728
729
730
731
732
733
734
735
736
737
738
739
740
741
742
743
744
745
746
747
748
749
750
751
752
753
754
755
756
757
758
759
760
761
762
763
764
765
766
767
768
769
770
771
772
773
774
775
776
777
778
779
780
781
782
783
784
785
786
787
788
789
790
791
792
793
794
795
796
797
798
799
800
801
802
803
804
805
806
807
808
809
810
811
812
813
814
815
816
817
818
819
820
821
822
823
824
825
826
827
828
829
830
831
832
833
834
835
836
837
838
839
840
841
842
843
844
845
846
847
848
849
850
851
852
853
854
855
856
857
858
859
860
861
862
863
864
865
866
867
868
869
870
871
872
873
874
875
876
877
878
879
880
881
882
883
884
885
886
887
888
889
890
891
892
893
894
895
896
897
898
899
900
901
902
903
904
905
906
907
908
909
910
911
912
913
914
915
916
917
918
919
920
921
922
923
924
925
926
927
928
929
930
931
932
933
934
935
936
937
938
939
940
941
942
943
944
945
946
947
948
949
950
951
952
953
954
955
956
957
958
959
960
961
962
963
964
965
966
967
968
969
970
971
972
973
974
975
976
977
978
979
980
981
982
983
984
985
986
987
988
989
990
991
992
993
994
995
996
997
998
999
1000