-Il padre.- Io non potei più vedermi accanto questa donna.
-Indicherà la Madre.-
Ma non tanto, creda, per il fastidio, per l'afa--vera afa--che ne
avevo io, quanto per la pena--una pena angosciosa--che provavo per
lei.
-La madre.- E mi mandò via!
-Il padre.- Ben provvista di tutto, a quell'uomo, sissignore,--per
liberarla di me!
-La madre.- E liberarsi lui!
-Il padre.- Sissignore, anch'io--lo ammetto! E n'è seguito un gran
male. Ma a fin di bene io lo feci... e più per lei che per me: lo
giuro!
-Incrocerà le braccia sul petto; poi, subito, rivolgendosi alla
Madre:-
Ti perdei mai d'occhio, dì, ti perdei mai d'occhio, finché colui non
ti portò via, da un giorno all'altro, a mia insaputa, in un altro
paese, scioccamente impressionato di quel mio interessamento puro,
puro, signore, creda, senza il minimo secondo fine. M'interessai con
una incredibile tenerezza della nuova famigliuola che le cresceva.
Glielo può attestare anche lei!
-Indicherà la Figliastra.-
-La figliastra.- Eh, altro! Piccina piccina, sa? con le treccine
sulle spalle e le mutandine più lunghe della gonna--piccina così--me
lo vedevo davanti al portone della scuola, quando ne uscivo. Veniva a
vedermi come crescevo.
-Il padre.- Questo è perfido! Infame!
-La figliastra.- No, perché?
-Il padre.- Infame! Infame!
-Subito, concitatamente, al Capocomico, in tono di spiegazione:-
La mia casa, signore, andata via lei,
-indicherà la Madre-
mi parve subito vuota. Era il mio incubo; ma me la riempiva! Solo, mi
ritrovai per le stanze come una mosca senza capo. Quello lì,
-indicherà il Figlio-
allevato fuori--non so--appena ritornato in casa, non mi parve più
mio. Mancata tra me e lui la madre, è cresciuto per sè, a parte,
senza nessuna relazione né affettiva né intellettuale con me. E
allora (sarà strano, signore, ma è così), io fui incuriosito prima,
poi man mano attratto verso la famigliuola di lei, sorta per opera
mia: il pensiero di essa cominciò a riempire il vuoto che mi sentivo
attorno. Avevo bisogno, proprio bisogno di crederla in pace, tutta
intesa alle cure più semplici della vita, fortunata perché fuori e
lontana dai complicati tormenti del mio spirito. E per averne una
prova, andavo a vedere quella bambina all'uscita della scuola.
-La figliastra.- Già! Mi seguiva per via: mi sorrideva e, giunta a
casa, mi salutava con la mano--così! Lo guardavo con tanto d'occhi,
scontrosa. Non sapevo chi fosse! Lo dissi alla mamma. E lei dovette
subito capire ch'era lui.
-La Madre farà cenno di sì col capo.-
Dapprima non volle mandarmi più a scuola, per parecchi giorni. Quando
ci tornai, lo rividi all'uscita--buffo!--con un involtone di carta
tra le mani. Mi s'avvicinò, mi carezzò; e trasse da quell'involto una
bella, grande paglia di Firenze con una ghirlandina di roselline di
maggio--per me!
-Il capocomico.- Ma tutto questo è racconto, signori miei!
-Il figlio (sprezzante).- Ma sì, letteratura! letteratura!
-Il padre.- Ma che letteratura! Questa è vita, signore! Passione!
-Il capocomico.- Sarà! Ma irrappresentabile!
-Il padre.- D'accordo, signore! Perché tutto questo è antefatto. E io
non dico di rappresentar questo. Come vede, infatti, lei
-indicherà la Figliastra-
non è più quella ragazzetta con le treccine sulle spalle--
-La figliastra.---e le mutandine fuori della gonna!
-Il padre.- Il dramma viene adesso, signore! Nuovo, complesso.--
-La figliastra (cupa, fiera, facendosi avanti).---Appena morto mio
padre.--
-Il padre (subito, per non darle tempo di parlare).- ...la miseria,
signore! Ritornano qua, a mia insaputa, per la stolidaggine di lei.
-Indicherà la Madre.-
Sa scrivere appena; ma poteva farmi scrivere dalla figlia, da quel
ragazzo, che erano in bisogno!
-La madre.- Mi dica lei, signore, se potevo indovinare in lui tutto
questo sentimento.
-Il padre.- Appunto questo è il tuo torto, di non aver mai indovinato
nessuno dei miei sentimenti!
-La madre.- Dopo tanti anni di lontananza, e tutto ciò che era
accaduto...
-Il padre.- E che è colpa mia, se quel brav'uomo vi portò via così?
-Rivolgendosi al Capocomico:-
Le dico, da un giorno all'altro... perché aveva trovato fuori non so
che collocamento. Non mi fu possibile rintracciarli; e allora per
forza venne meno il mio interessamento, per tanti anni. Il dramma
scoppia, signore, impreveduto e violento, al loro ritorno; allorché
io, purtroppo, condotto dalla miseria della mia carne ancora viva...
Ah, miseria, miseria veramente, per un uomo solo, che non abbia
voluto legami avvilenti; non ancor tanto vecchio da poter fare a meno
della donna, e non più tanto giovane da poter facilmente e senza
vergogna andarne in cerca! Miseria? che dico! orrore, orrore: perché
nessuna donna più gli può dare amore.--E quando si capisce questo, se
ne dovrebbe fare a meno... Mah! Signore, ciascuno--fuori, davanti
agli altri--è vestito di dignità: ma dentro di sè sa bene tutto ciò
che nell'intimità con se stesso si passa, d'inconfessabile. Si cede,
si cede alla tentazione; per rialzarcene subito dopo, magari, con una
gran fretta di ricomporre intera e solida, come una pietra su una
fossa, la nostra dignità, che nasconde e seppellisce ai nostri stessi
occhi ogni segno e il ricordo stesso della vergogna. È così di tutti!
Manca solo il coraggio di dirle, certe cose!
-La figliastra.- Perché quello di farle, poi, lo hanno tutti!
-Il padre.- Tutti! Ma di nascosto! E perciò ci vuol più coraggio a
dirle! Perché basta che uno le dica--è fatta!--gli s'appioppa la
taccia di cinico. Mentre non è vero, signore: è come tutti gli altri;
migliore, migliore anzi, perché non ha paura di scoprire col lume
dell'intelligenza il rosso della vergogna, là, nella bestialità
umana, che chiude sempre gli occhi per non vederlo. La
donna--ecco--la donna, infatti, com'è? Ci guarda, aizzosa, invitante.
La afferri! Appena stretta, chiude subito gli occhi. È il segno della
sua dedizione. Il segno con cui dice all'uomo: «Accecati, io son
cieca!».
-La figliastra.- E quando non li chiude più? Quando non sente più il
bisogno di nascondere a se stessa, chiudendo gli occhi, il rosso
della sua vergogna, e invece vede, con occhi ormai aridi e
impassibili, quello dell'uomo, che pur senz'amore s'è accecato? Ah,
che schifo, allora che schifo di tutte codeste complicazioni
intellettuali, di tutta codesta filosofia che scopre la bestia e poi
la vuol salvare, scusare... Non posso sentirlo, signore! Perché
quando si è costretti a «semplificarla» la vita--così,
bestialmente--buttando via tutto l'ingombro «umano» d'ogni casta
aspirazione, d'ogni puro sentimento, idealità, doveri, il pudore, la
vergogna, niente fa più sdegno e nausea di certi rimorsi: lagrime di
coccodrillo!
-Il capocomico.- Veniamo al fatto, veniamo al fatto, signori miei!
Queste son discussioni!
-Il padre.- Ecco, sissignore! Ma un fatto è come un sacco: vuoto, non
si regge. Perché si regga, bisogna prima farci entrar dentro la
ragione e i sentimenti che lo han determinato. Io non potevo sapere
che, morto là quell'uomo, e ritornati essi qua in miseria, per
provvedere al sostentamento dei figliuoli, ella
-indicherà la Madre-
si fosse data attorno a lavorare da sarta, e che giusto fosse andata
a prender lavoro da quella... da quella Madama Pace!
-La figliastra.- Sarta fina, se lor signori lo vogliono sapere! Serve
in apparenza le migliori signore, ma ha tutto disposto, poi, perché
queste migliori signore servano viceversa a lei... senza pregiudizio
delle altre così così!
-La madre.- Mi crederà, signore, se le dico che non mi passò neppur
lontanamente per il capo il sospetto che quella megera mi dava lavoro
perché aveva adocchiato mia figlia...
-La figliastra.- Povera mamma! Sa, signore, che cosa faceva quella
lì, appena le riportavo il lavoro fatto da lei? Mi faceva notare la
roba che aveva sciupata, dandola a cucire a mia madre; e diffalcava,
diffalcava. Cosicché, lei capisce, pagavo io, mentre quella poverina
credeva di sacrificarsi per me e per quei due, cucendo anche di notte
la roba di Madama Pace!
-Azione ed esclamazioni di sdegno degli Attori.-
-Il capocomico (subito).- E là, lei, un giorno, incontrò--
-La figliastra (indicando il Padre).---lui, lui, sissignore! vecchio
cliente! Vedrà che scena da rappresentare! Superba!
-Il padre.- Col sopravvenire di lei, della madre--
-La figliastra (subito, perfidamente).---quasi a tempo!--
-Il padre (gridando).---no, a tempo, a tempo! Perché, per fortuna, la
riconosco a tempo! E me li riporto tutti a casa, signore! Lei
s'immagini, ora, la situazione mia e la sua, una di fronte all'altro:
ella, così come la vede; e io che non posso più alzarle gli occhi in
faccia!
-La figliastra.- Buffissimo! Ma possibile, signore, pretendere da
me--«dopo»--che me ne stessi come una signorinetta modesta, bene
allevata e virtuosa, d'accordo con le sue maledette aspirazioni «a
una solida sanità morale»?
-Il padre.- Il dramma per me è tutto qui, signore: nella coscienza
che ho, che ciascuno di noi--veda--si crede «uno» ma non è vero: è
«tanti», signore, «tanti», secondo tutte le possibilità d'essere che
sono in noi: «uno» con questo, «uno» con quello--diversissimi! E con
l'illusione, intanto, d'esser sempre «uno per tutti», e sempre
«quest'uno» che ci crediamo, in ogni nostro atto. Non è vero! non è
vero! Ce n'accorgiamo bene, quando in qualcuno dei nostri atti, per
un caso sciaguratissimo, restiamo all'improvviso come agganciati e
sospesi: ci accorgiamo, voglio dire, di non esser tutti in
quell'atto, e che dunque una atroce ingiustizia sarebbe giudicarci da
quello solo, tenerci agganciati e sospesi, alla gogna, per una intera
esistenza, come se questa fosse assommata tutta in quell'atto! Ora
lei intende la perfidia di questa ragazza? M'ha sorpreso in un luogo,
in un atto, dove e come non doveva conoscermi, come io non potevo
essere per lei; e mi vuol dare una realtà, quale io non potevo mai
aspettarmi che dovessi assumere per lei, in un momento fugace,
vergognoso, della mia vita! Questo, questo, signore, io sento
sopratutto. E vedrà che da questo il dramma acquisterà un grandissimo
valore. Ma c'è poi la situazione degli altri! Quella sua...
-indicherà il Figlio.-
-Il figlio (scrollandosi sdegnosamente).- Ma lascia star me, ché io
non c'entro!
-Il padre.- Come non c'entri?
-Il figlio.- Non c'entro, e non voglio entrarci, perché sai bene che
non son fatto per figurare qua in mezzo a voi!
-La figliastra.- Gente volgare, noi!--Lui, fino!--Ma lei può vedere,
signore, che tante volte io lo guardo per inchiodarlo col mio
disprezzo, e tante volte egli abbassa gli occhi--perché sa il male
che m'ha fatto.
-Il figlio (guardandola appena).- Io?
-La figliastra.- Tu! tu! Lo devo a te, caro, il marciapiedi! a te!
-Azione d'orrore degli Attori.-
Vietasti, sì o no, col tuo contegno--non dico l'intimità della
casa--ma quella carità che leva d'impaccio gli ospiti? Fummo gli
intrusi, che venivamo a invadere il regno della tua «legittimità»!
Signore, vorrei farlo assistere a certe scenette a quattr'occhi tra
me e lui! Dice che ho tiranneggiato tutti. Ma vede? E stato proprio
per codesto suo contegno, se mi sono avvalsa di quella ragione
ch'egli chiama «vile»; la ragione per cui entrai nella casa di lui
con mia madre--che è anche sua madre--da padrona!
-Il figlio (facendosi avanti lentamente).- Hanno tutti buon giuoco,
signore, una parte facile tutti contro di me. Ma lei s'immagini un
figlio, a cui un bel giorno, mentre se ne sta tranquillo a casa,
tocchi di veder arrivare, tutta spavalda, così, «con gli occhi alti»,
una signorina che gli chiede del padre, a cui ha da dire non so che
cosa; e poi la vede ritornare, sempre con la stess'aria, accompagnata
da quella piccolina là; e infine trattare il padre--chi sa perché--in
modo molto ambiguo e «sbrigativo» chiedendo danaro, con un tono che
lascia supporre che lui deve, deve darlo, perché ha tutto l'obbligo
di darlo--
-Il padre.---ma l'ho difatti davvero, quest'obbligo: è per tua madre!
-Il figlio.- E che ne so io? Quando mai l'ho veduta io, signore?
Quando mai ne ho sentito parlare? Me la vedo comparire, un giorno,
con lei,
-indicherà la Figliastra-
con quel ragazzo, con quella bambina, mi dicono: «Oh sai? è anche tua
madre!». Riesco a intravedere dai suoi modi
-indicherà di nuovo la Figliastra-
per qual motivo, così da un giorno all'altro, sono entrati in casa...
Signore, quello che io provo, quello che sento, non posso e non
voglio esprimerlo. Potrei al massimo confidarlo, e non vorrei neanche
a me stesso. Non può dunque dar luogo, come vede, a nessuna azione da
parte mia. Creda, creda, signore, che io sono un personaggio non
«realizzato» drammaticamente; e che sto male, malissimo, in loro
compagnia!--Mi lascino stare!
-Il padre.- Ma come? Scusa! Se proprio perché tu sei così--
-Il figlio (con esasperazione violenta).---e che ne sai tu, come
sono? quando mai ti sei curato di me?
-Il padre.- Ammesso! Ammesso! E non è una situazione anche questa?
Questo tuo appartarti, così crudele per me, per tua madre che,
rientrata in casa, ti vede quasi per la prima volta, così grande, e
non ti conosce, ma sa che tu sei suo figlio...
-Additando la Madre al Capocomico-
Eccola, guardi: piange!
-La figliastra (con rabbia, pestando un piede).- Come una stupida!
-Il padre (subito additando anche lei al Capocomico).- E lei non può
soffrirlo, si sa!
-Tornando a riferirsi al Figlio:-
--Dice che non c'entra, mentre è lui quasi il pernio dell'azione!
Guardi quel ragazzo, che se ne sta sempre presso la madre,
sbigottito, umiliato... È così per causa di lui! Forse la situazione
più penosa è la sua: si sente estraneo, più di tutti; e prova,
poverino, una mortificazione angosciosa di essere accolto in
casa--cosi per carità...
-In confidenza:-
Somiglia tutto al padre! Umile; non parla...
-Il capocomico.- Eh, ma non è mica bello! Lei non sa che impaccio
danno i ragazzi sulla scena.
-Il padre.- Oh, ma lui glielo leva subito, l'impaccio, sa! E anche
quella bambina, che è anzi la prima ad andarsene...
-Il capocomico.- Benissimo, sì! E le assicuro che tutto questo
m'interessa, m'interessa vivamente. Intuisco, intuisco che c'è
materia da cavarne un bel dramma!
-La figliastra (tentando d'intromettersi).- Con un personaggio come
me!
-Il padre (scacciandola, tutto in ansia come sarà, per la decisione
del Capocomico).- Stai zitta, tu!
-Il capocomico (seguitando senza badare all'interruzione).- Nuova,
sì...
-Il padre.- Eh, novissima, signore!
-Il capocomico.- Ci vuole un bel coraggio però--dico--venire a
buttarmelo davanti così...
-Il padre.- Capirà, signore: nati, come siamo, per la scena...
-Il capocomico.- Sono comici dilettanti?
-Il padre.- No: dico nati per la scena, perché...
-Il capocomico.- Eh via, lei deve aver recitato!
-Il padre.- Ma no, signore: quel tanto che ciascuno recita nella
parte che si è assegnata, o che gli altri gli hanno assegnato nella
vita. E in me, poi, è la passione stessa, veda, che diventa sempre,
da sè, appena si esalti--come in tutti--un po' teatrale...
-Il capocomico.- Lasciamo andare, lasciamo andare!--Capirà, caro
signore, che senza l'autore... --Io potrei indirizzarla a qualcuno...
-Il padre.- Ma no, guardi: sia lei!
-Il capocomico.- Io? Ma che dice?
-Il padre.- Sì, lei! lei! Perché no?
-Il capocomico.- Perché non ho mai fatto l'autore, io!
-Il padre.- E non potrebbe farlo adesso, scusi? Non ci vuol niente.
Lo fanno tanti! Il suo compito è facilitato dal fatto che siamo qua,
tutti, vivi davanti a lei.
-Il capocomico.- Ma non basta!
-Il padre.- Come non basta? Vedendoci vivere il nostro dramma...
-Il capocomico.- Già! Ma ci vorrà sempre qualcuno che lo scriva!
-Il padre.- No--che lo trascriva, se mai, avendolo così davanti--in
azione--scena per scena. Basterà stendere in prima, appena appena,
una traccia--e provare!
-Il capocomico (risalendo, tentato, sul palcoscenico).- Eh... quasi
quasi, mi tenta... Così, per un giuoco... Si potrebbe veramente
provare...
-Il padre.- Ma sì, signore! Vedrà che scene verranno fuori! Gliele
posso segnar subito io!
-Il capocomico.- Mi tenta... mi tenta. Proviamo un po'... Venga qua
con me nel mio camerino.
-Rivolgendosi agli Attori:-
--Loro restano per un momento in libertà; ma non s'allontanino di
molto. Fra un quarto d'ora, venti minuti, siano di nuovo qua.
-Al Padre:-
Vediamo, tentiamo... Forse potrà venir fuori veramente qualcosa di
straordinario...
-Il padre.- Ma senza dubbio! Sarà meglio, non crede? far venire anche
loro.
-Indicherà gli altri Personaggi.-
-Il capocomico.- Sì, vengano, vengano!
-S'avvierà; ma poi tornando a volgersi agli Attori:-
--Mi raccomando, eh! puntuali! Fra un quarto d'ora.
-Il Capocomico e i Sei Personaggi attraverseranno il palcoscenico e
scompariranno. Gli Attori resteranno, come storditi, a guardarsi tra
loro.-
-Il primo attore.- Ma dice sul serio? Che vuol fare?
-L'attor giovane.- Questa è pazzia bell'e buona!
-Un terzo attore.- Ci vuol fare improvvisare un dramma, così su due
piedi?
-L'attor giovane.- Già! Come i Comici dell'Arte!
-La prima attrice.- Ah, se crede che io debba prestami a simili
scherzi...
-L'attrice giovane.- Ma non ci sto neanch'io!
-Un quarto attore.- Vorrei sapere chi sono quei là.
-Alluderà ai Personaggi.-
-Il terzo attore.- Che vuoi che siano! Pazzi o imbroglioni!
-L'attor giovane.- E lui si presta a dar loro ascolto?
-L'attrice giovane.- La vanità! La vanità di figurare da autore...
-Il primo attore.- Ma cose inaudite! Se il teatro, signori miei, deve
ridursi a questo...
-Un quinto attore.- Io mi ci diverto!
-Il terzo attore.- Mah! Dopo tutto, stiamo a vedere che cosa ne nasce.
-E così conversando tra loro, gli Attori sgombreranno il
palcoscenico, parte escendo dalla porticina in fondo, parte
rientrando nei loro camerini.-
-Il sipario resterà alzato.-
-La rappresentazione sarà interrotta per una ventina di minuti.-
* * * *
-I campanelli del teatro avviseranno che la rappresentazione
ricomincia.-
-Dai camerini, dalla porta e anche dalla sala ritorneranno sul
palcoscenico gli Attori, il Direttore di scena, il Macchinista, il
Suggeritore, il Trovarobe e, contemporaneamente, dal suo camerino il
Direttore-Capocomico coi Sei Personaggi.-
-Spenti i lumi della sala, si rifarà sul palcoscenico la luce di
prima.-
-Il capocomico.- Su, su, signori! Ci siamo tutti? Attenzione,
attenzione. Si comincia!--Macchinista!
-Il macchinista.- Eccomi qua!
-Il capocomico.- Disponga subito la scena della saletta. Basteranno
due fiancate e un fondalino con la porta. Subito, mi raccomando!
-Il Macchinista correrà subito ad eseguire, e mentre il Capocomico
s'intenderà col Direttore di scena, col Trovarobe, col Suggeritore e
con gli Attori intorno alla rappresentazione imminente, disporrà quel
simulacro di scena indicata: due fiancate e un fondalino con la
porta, a strisce rosa e oro.-
-Il capocomico (al Trovarobe).- Lei veda un po' se c'è in magazzino
un letto a sedere.
-Il trovarobe.- Sissignore, c'è quello verde.
-La figliastra.- No no, che verde! Era giallo, fiorato, di «peluche»,
molto grande! Comodissimo.
-Il trovarobe.- Eh, così non c'è.
-Il capocomico.- Ma non importa! Metta quello che c'è.
-La figliastra.- Come non importa? La greppina famosa di Madama Pace!
-Il capocomico.- Adesso è per provare! La prego, non s'immischi!
-Al Direttore di scena:-
Guardi se c'è una vetrina piuttosto lunga e bassa.
-La figliastra.- Il tavolino, il tavolino di mogano per la busta
cilestrina!
-Il direttore di scena (al Capocomico).- C'è quello piccolo, dorato.
-Il capocomico.- Va bene, prenda quello!
-Il padre.- Una specchiera.
-La figliastra.- E il paravento! Un paravento, mi raccomando: se no,
come faccio?
-Il direttore di scena.- Sissignora, paraventi ne abbiamo tanti, non
dubiti.
-Il capocomico (alla Figliastra).- Poi qualche attaccapanni, è vero?
-La figliastra.- Sì, molti, molti!
-Il capocomico (al Direttore di scena).- Veda quanti ce n'è, e li
faccia portare.
-Il direttore di scena.- Sissignore, penso io!
-Il Direttore di scena correrà anche lui a eseguire: e, mentre il
Capocomico seguiterà a parlare col Suggeritore e poi coi Personaggi e
gli Attori, farà trasportare i mobili indicati dai Servi di scena e
li disporrà come crederà più opportuno.-
-Il capocomico (al Suggeritore).- Lei, intanto, prenda posto. Guardi:
questa è la traccia delle scene, atto per atto.
-Gli porgerà alcuni fogli di carta.-
Ma bisogna che ora lei faccia una bravura.
-Il suggeritore.- Stenografare?
-Il capocomico (con lieta sorpresa).- Ah, benissimo! Conosce la
stenografia?
-Il suggeritore.- Non saprò suggerire; ma la stenografia...
-Il capocomico.- Ma allora di bene in meglio!
-Rivolgendosi a un Servo di scena:-
Vada a prendere la carta nel mio camerino.--molta, molta--quanta ne
trova!
-Il Servo di scena correrà, e ritornerà poco dopo con un bel fascio
di carta, che porgerà al Suggeritore.-
-Il capocomico (seguitando, al Suggeritore).- Segua le scene, man
mano che saranno rappresentate, e cerchi di fissare le battute,
almeno le più importanti!
-Poi, rivolgendosi agli Attori:-
Sgombrino, signori! Ecco, si mettano da questa parte
-indicherà la sinistra-
e stiano bene attenti!
-La prima attrice.- Ma, scusi, noi...
-Il capocomico (prevenendola).- Non ci sarà da improvvisare, stia
tranquilla!
-Il primo attore.- E che dobbiamo fare?
-Il capocomico.- Niente! Stare a sentire e guardare per ora! Avrà
ciascuno, poi, la sua parte scritta. Ora si farà così alla meglio,
una prova! La faranno loro!
-Indicherà i Personaggi.-
-Il padre (come cascato dalle nuvole, in mezzo alla confusione del
palcoscenico).- Noi? Come sarebbe a dire, scusi, una prova?
-Il capocomico.- Una prova--una prova per loro!
-Indicherà gli Attori.-
-Il padre.- Ma se i personaggi siamo noi...
-Il capocomico.- E va bene: «i personaggi»; ma qua, caro signore, non
recitano i personaggi. Qua recitano gli attori. I personaggi stanno
lì nel copione
-indicherà la buca del Suggeritore-
--quando c'è un copione!
-Il padre.- Appunto! Poiché non c'è e lor signori hanno la fortuna
d'averli qua vivi davanti, i personaggi...
-Il capocomico.- Oh bella! Vorrebbero far tutto da sè? recitare,
presentarsi loro davanti al pubblico?
-Il padre.- Eh già, per come siamo.
-Il capocomico.- Ah, le assicuro che offrirebbero un bellissimo
spettacolo!
-Il primo attore.- E che ci staremmo a fare nojaltri, qua, allora?
-Il capocomico.- Non s'immagineranno mica di saper recitare loro!
Fanno ridere...
-Gli Attori, difatti, rideranno.-
Ecco, vede, ridono!
-Sovvenendosi:-
Ma già, a proposito! Bisognerà assegnar le parti. Oh, è facile: sono
già di per sè assegnate:
-alla Seconda Donna:-
lei signora, La Madre.
-Al Padre:-
Bisognerà trovarle un nome.
-Il padre.- Amalia, signore.
-Il capocomico.- Ma questo è il nome della sua signora. Non vorremo
mica chiamarla col suo vero nome!
-Il padre.- E perché no, scusi? se si chiama così... Ma già, se
dev'essere la signora...
-Accennerà appena con la mano alla Seconda Donna.-
Io vedo questa
-accennerà alla Madre-
come Amalia, signore. Ma faccia lei...
-Si smarrirà sempre più.-
Non so più che dirle... Comincio già... non so, a sentir come false,
con un altro suono, le mie stesse parole.
-Il capocomico.- Ma non se ne curi, non se ne curi, quanto a questo!
Penseremo noi a trovare il tono giusto! E per il nome, se lei vuole
«Amalia», sarà Amalia; o ne troveremo un altro. Per adesso
designeremo i personaggi così:
-all'Attor Giovane:-
lei «Il Figlio»,
-alla Prima Attrice:-
lei, signorina, s'intende, «La Figliastra».
-La figliastra (esilarata).- Come come? Io, quella lì?
-Scoppierà a ridere.-
-Il capocomico (irato).- Che cos'ha da ridere?
-La prima attrice (indignata).- Nessuno ha mai osato ridersi di me!
Pretendo che mi si rispetti, o me ne vado!
-La figliastra.- Ma no, scusi, io non rido di lei.
-Il capocomico (alla Figliastra).- Dovrebbe sentirsi onorata d'esser
rappresentata da...
-La prima attrice (subito, con sdegno).- «Quella lì!»
-La figliastra.- Ma non dicevo per lei, creda! dicevo per me, che non
mi vedo affatto in lei, ecco. Non so, non... non m'assomiglia per
nulla!
-Il padre.- Già, è questo; veda, signore! La nostra espressione--
-Il capocomico.---ma che loro espressione! Credono d'averla in sè,
loro, l'espressione? Nient'affatto!
-Il padre.- Come! Non abbiamo la nostra espressione?
-Il capocomico.- Nient'affatto! La loro espressione diventa materia
qua, a cui dan corpo e figura, voce e gesto gli attori, i quali--per
sua norma--han saputo dare espressione a ben più alta materia: dove
la loro è così piccola, che se si reggerà sulla scena, il merito,
creda pure, sarà tutto dei miei attori.
-Il padre.- Non oso contraddirla, signore. Ma creda che è una
sofferenza orribile per noi che siamo così come ci vede, con questo
corpo, con questa figura--
-Il capocomico (troncando, spazientito).---ma si rimedia col trucco,
si rimedia col trucco, caro signore, per ciò che riguarda la figura!
-Il padre.- Già; ma la voce, il gesto--
-Il capocomico.---oh, insomma! Qua lei, come lei, non può essere! Qua
c'è l'attore che lo rappresenta; e basta!
-Il padre.- Ho capito, signore. Ma ora forse indovino anche perché il
nostro autore, che ci vide vivi così, non volle poi comporci per la
scena. Non voglio fare offesa ai suoi attori. Dio me ne guardi! Ma
penso che a vedermi adesso rappresentato... non so da chi...
-Il primo attore (con alterigia alzandosi e venendogli incontro,
seguito dalle gaje giovani Attrici che rideranno).- Da me, se non le
dispiace.
-Il padre (umile e mellifluo).- Onoratissimo, signore.
-S'inchinerà.-
Ecco, penso che, per quanto il signore s'adoperi con tutta la sua
volontà e tutta la sua arte ad accogliermi in sè...
-Si smarrirà.-
-Il primo attore.- Concluda, concluda.
-Risata delle Attrici.-
-Il padre.- Eh, dico, la rappresentazione che farà--anche forzandosi
col trucco a somigliarmi... --dico, con quella statura...
-tutti gli Attori rideranno-
difficilmente potrà essere una rappresentazione di me, com'io
realmente sono. Sarà piuttosto--a parte la figura--sarà piuttosto
com'egli interpreterà ch'io sia, com'egli mi sentirà--se mi
sentirà--e non com'io dentro di me mi sento. E mi pare che di questo,
chi sia chiamato a giudicare di noi, dovrebbe tener conto.
-Il capocomico.- Si dà pensiero dei giudizi della critica adesso? E
io che stavo ancora a sentire! Ma lasci che dica, la critica. E noi
pensiamo piuttosto a metter su la commedia, se ci riesce!
-Staccandosi e guardando in giro:-
Su, su! È già disposta la scena?
-Agli Attori e ai Personaggi:-
Si levino, si levino d'attorno! Mi lascino vedere.
-Discenderà dal palcoscenico.-
Non perdiamo altro tempo!
-Alla Figliastra:-
Le pare che la scena stia bene così?
-La figliastra.- Mah! io veramente non mi ci ritrovo.
-Il capocomico.- E dàlli! Non pretenderà che le si edifichi qua, tal
quale, quel retrobottega che lei conosce, di Madama Pace!
-Al Padre:-
M'ha detto una saletta a fiorami?
-Il padre.- Sissignore. Bianca.
-Il capocomico.- Non è bianca; è a strisce; ma poco importa! Per i
mobili, su per giù, mi pare che ci siamo! Quel tavolinetto, lo
portino un po' più qua davanti!
-I Servi di scena eseguiranno.-
-Al Trovarobe:-
Lei provveda intanto una busta, possibilmente cilestrina, e la dia al
signore.
-Indicherà il Padre.-
-Il trovarobe.- Da lettere?
-Il capocomico e il padre.- Da lettere, da lettere.
-Il trovarobe.- Subito!
-Escirà.-
-Il capocomico.- Su, su! La prima scena è della Signorina.
-La Prima Attrice si farà avanti.-
Ma no, aspetti, lei! dicevo alla Signorina.
-Indicherà la Figliastra.-
Lei starà a vedere--
-La figliastra (subito aggiungendo).---come la vivo!
-La prima attrice (risentita).- Ma saprò viverla anch'io, non dubiti,
appena mi ci metto!
-Il capocomico (con le mani alla testa).- Signori miei, non facciamo
altre chiacchiere! Dunque, la prima scena è della Signorina con
Madama Pace. Oh,
-si smarrirà, guardandosi attorno e risalirà sul palcoscenico-
e questa Madama Pace?
-Il padre.- Non è con noi, signore.
-Il capocomico.- E come si fa?
-Il padre.- Ma è viva, viva anche lei!
-Il capocomico.- Già! Ma dov'è?
-Il padre.- Ecco, mi lasci dire.
-Rivolgendosi alle Attrici:-
Se loro signore mi volessero far la grazia di darmi per un momento i
loro cappellini.
-Le attrici (un po' sorprese, un po' ridendo, a coro).-
--Che?
--I cappellini?
--Che dice?
--Perché?
--Ah, guarda!
-Il capocomico.- Che vuol fare coi cappellini delle signore?
-Gli Attori rideranno.-
-Il padre.- Oh nulla, posarli per un momento su questi attaccapanni.
E qualcuna dovrebbe essere così gentile di levarsi anche il mantello.
-Gli attori (c.s.).-
--Anche il mantello?
--E poi?
--Dev'esser matto!
-Qualche attrice (c.s.).-
--Ma perché?
--Il mantello soltanto?
-Il padre.- Per appenderli, un momentino... Mi facciano questa
grazia. Vogliono?
-Le attrici (levandosi i cappellini e qualcuna anche il mantello,
seguiteranno a ridere, ed andando ad appenderli qua e là agli
attaccapanni).-
--E perché no?
--Ecco qua!
--Ma badate che è buffo sul serio!
--Dobbiamo metterli in mostra?
-Il padre.- Ecco, appunto, sissignora: così in mostra!
-Il capocomico.- Ma si può sapere per che farne?
-Il padre.- Ecco, signore: forse, preparandole meglio la scena,
attratta dagli oggetti stessi del suo commercio, chi sa che non venga
tra noi...
-Invitando a guardare verso l'uscio in fondo della scena:-
Guardino! guardino!
-L'uscio in fondo s'aprirà e verrà avanti di pochi passi Madama Pace,
megera d'enorme grassezza, con una pomposa parrucca di lana color
carota e una rosa fiammante da un lato, alla spagnola; tutta ritinta,
vestita con goffa eleganza di seta rossa sgargiante, un ventaglio di
piume in una mano e l'altra mano levata a sorreggere tra due dita la
sigaretta accesa. Subito, all'apparizione, gli Attori e il Capocomico
schizzeranno via dal palcoscenico con un urlo di spavento,
precipitandosi alla scaletta e accenneranno di fuggire per il
corridojo. La Figliastra, invece, accorrerà a Madama Pace, umile,
come davanti a una padrona.-
-La figliastra (accorrendo).- Eccola! Eccola!
-Il padre (raggiante).- È lei! Lo dicevo io? Eccola qua!
-Il capocomico (vincendo il primo stupore, indignato).- Ma che
trucchi son questi?
-Il primo attore (quasi contemporaneamente).- Ma dove siamo, insomma?
-L'attor giovane (c.s.).- Di dove è comparsa quella lì?
-L'attrice giovane (c.s.).- La tenevano in serbo!
-La prima attrice (c.s.).- Questo è un giuoco di bussolotti!
-Il padre (dominando le proteste).- Ma scusino! Perché vogliono
guastare, in nome d'una verità volgare, di fatto, questo prodigio di
una realtà che nasce, evocata, attratta, formata dalla stessa scena,
e che ha più diritto di viver qui, che loro; perché assai più vera di
loro? Quale attrice fra loro rifarà poi Madama Pace? Ebbene: Madama
Pace è quella! Mi concederanno che l'attrice che la rifarà, sarà meno
vera di quella--che è lei in persona! Guardino: mia figlia l'ha
riconosciuta e le si è subito accostata! Stiano a vedere, stiano a
vedere la scena!
-Titubanti, il Capocomico e gli Attori risaliranno sul palcoscenico.-
-Ma già la scena tra la Figliastra e Madama Pace, durante la protesta
degli Attori e la risposta del Padre, sarà cominciata, sottovoce,
pianissimo, insomma naturalmente, come non sarebbe possibile farla
avvenire su un palcoscenico. Cosicché, quando gli Attori, richiamati
dal Padre all'attenzione, si volteranno a guardare, e vedranno Madama
Pace che avrà già messo una mano sotto il mento alla Figliastra per
farle sollevare il capo, sentendola parlare in un modo affatto
inintelligibile, resteranno per un momento intenti; poi, subito dopo,
delusi.-
-Il capocomico.- Ebbene?
-Il primo attore.- Ma che dice?
-La prima attrice.- Così non si sente nulla!
-L'attor giovane.- Forte! forte!
-La figliastra (lasciando Madama Pace che sorriderà di un impagabile
sorriso, e facendosi avanti al crocchio degli Attori).- «Forte», già!
Che forte? Non son mica cose che si possano dir forte! Le ho potute
dir forte io per la sua vergogna,
-indicherà il Padre-
che è la mia vendetta! Ma per Madama è un'altra cosa, signori: c'è la
galera!
-Il capocomico.- Oh bella! Ah, è così? Ma qui bisogna che si facciano
sentire, cara lei! Non sentiamo nemmeno noi, sul palcoscenico!
Figurarsi quando ci sarà il pubblico in teatro! Bisogna far la scena.
E del resto possono ben parlar forte tra loro, perché noi non saremo
mica qua, come adesso, a sentire: loro fingono d'esser sole, in una
stanza, nel retrobottega, che nessuno le sente.
-La Figliastra, graziosamente, sorridendo maliziosa, farà più volte
cenno di no, col dito.-
-Il capocomico.- Come no?
-La figliastra (sottovoce, misteriosamente).- C'è qualcuno che ci
sente, signore, se lei
-indicherà Madama Pace-
parla forte!
-Il capocomico (costernatissimo).- Deve forse scappar fuori qualche
altro?
-Gli Attori accenneranno di scappar di nuovo dal Palcoscenico.-
-Il padre.- No, no, signore. Allude a me. Ci debbo esser io, là
dietro quell'uscio, in attesa; e Madama lo sa. Anzi, mi permettano!
Vado per esser subito pronto.
-Farà per avviarsi.-
-Il capocomico (fermandolo).- Ma no, aspetti! Qua bisogna rispettare
le esigenze del teatro! Prima che lei sia pronto...
-La figliastra (interrompendolo).- Ma sì, subito! subito! Mi muojo,
le dico, dalla smania di viverla, di vederla questa scena! Se lui
vuol esser subito pronto, io sono prontissima!
-Il capocomico (gridando).- Ma bisogna che prima venga fuori, ben
chiara, la scena tra lei e quella lì.
-Indicherà Madama Pace.-
Lo vuol capire?
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