prima le diceva, e poi ci rideva sopra: le sue risate, là, tra tutte quelle casse, mentre l'alba cominciava a stenebrare appena, scialba, umidiccia, l'ampia sala, a cui tutti i disinfettanti non riescono a togliere quell'orrendo tanfo di mucido.... -- E che era accaduto? -- domandarono due o tre, a questo punto, costernati, a Matteo Bax. -- Gas! -- rispose questi con un gesto di noncuranza, e rise allegramente. Uno degli infermieri, con gli occhi rossi dal sonno interrotto venne cempennante ad annunziare che il moribondo era gelato dai piedi al petto e bagnato di sudor freddo. -- Respira? -- domandò il Bax. -- Sissignore, ma venga a vedere: pare strozzato.... Credo che ci siamo. Il prete e l'altro infermiere, svegliati anch'essi di soprassalto, s'erano buttati in ginocchio e avevano subito attaccato con la lingua ancora imbrogliata la litania. Entrò il Bax con gli amici rimasti a vegliare; alcuni s'inginocchiarono; il Deodati rimase in piedi col Bax, che s'accostò al moribondo per toccargli la fronte, se era gelata. Il piccolo De Petri restò nell'altra stanza intento ancora a scegliere i nomi dal registro degli elettori. - -- Sancta Dei Genitrix, -- Ora pro nobis.... -- Sancta Virgo Virginum, -- Ora pro nobis....- Tranne il prete, tutti tenevano gli occhi fissi al moribondo. Ecco come si muore! Domani, entro una cassa, e poi sotterra, per sempre! Per il Naldi era finita; e così sarebbe stato per tutti: su quel letto, un giorno, ciascuno -- gelido, immobile -- e intorno, la preghiera dei fedeli, il pianto dei parenti. Dopo la fronte il dottor Bax venne a toccare i piedi del moribondo, poi le gambe, le cosce, il ventre, per sentire dov'era già arrivato il gelo della morte. Ma il Naldi respirava, respirava ancora: pareva singhiozzasse, così il rantolo gli scoteva la testa. Nel silenzio della casa scoppiarono pianti. L'uscio su la saletta fu aperto di furia. Entrò nel salotto il fratello Carlo, a cui la commozione agitava convulsamente il mento e le pàlpebre. Subito il Bax accorse per trattenerlo sulla soglia. -- Mi lasci.... mi lasci.... -- disse Carlo Naldi; ma, in quella, un émpito di pianto gli scoppiò di sotto il fazzoletto; e allora si ritrasse da sè per non interrompere la preghiera. Poco dopo, il giacente fu scosso una, due, tre volte, a brevi intervalli, da un conato rapido, serpentino; il rantolo si cangiò in ringhio e l'ultimo fu strozzato a mezzo dalla morte. Gli astanti, che avevano seguìto atterriti quell'estrema convulsione, fissavano ora immobili il cadavere. -- Finito.... -- fece a bassa voce il dottor Bax. Il volto del Naldi si mutò rapidamente: da paonazzo diventò prima terreo, poi pallido. Il piccolo De Petri accorse: -- Prima vestirlo! -- disse agli infermieri. -- Poi si farà vedere ai parenti. Prima vestirlo! Gli abiti? Sono di là. Aspettate. Ci ho pensato io. -- Senza fretta! senza fretta! -- ammonì il dottor Bax. -- Lasciate prima rassettare il cadavere.... -- Intanto, come si fa? -- riprese il De Petri. -- Il signor Carlo vuole assolutamente che si facciano venire i figli del povero Gaspare.... almeno i due maggiori, dice, perchè vedano il padre.... -- Ma no, perchè? -- osservò il Deodati, tutto compunto. -- Perchè, poveri figliuoli? -- È la volontà dello zio.... Io, per me, non lo farei.... Ma insomma, chi va? chi corre? -- Bisognerà svegliarli a quest'ora, poveri ragazzi! Non sanno nulla.... -- seguitò afflittissimo il Deodati. -- Condurli qua, a un simile spettacolo! Con che cuore?... Io non capisco.... M'opporrei! -- Vado io, -- s'offerse uno degli infermieri. Già rompeva l'alba, e la prima luce entrava squallida dal balcone spalancato a rischiarar torbidamente quella camera, in cui per uno perdurava la notte senza fine. I due fanciulli, il maggiore di dodici anni, l'altro di dieci, arrivarono quando il padre era già vestito e impalato sul letto. Pallidi ancora di sonno, i due poveri piccini guardavano il padre con occhi sbarrati dal pauroso stupore, e non piangevano; si misero a piangere quando la madre irruppe e si buttò sul cadavere, disperatamente, senza gridare, vibrando tutta dal pianto soffocato con violenza, là, sull'ampio petto esanime del marito. Il prete s'accostò afflitto per persuaderla a lasciare il cadavere. -- Via, via, signora, coraggio!... Per i suoi bambini, coraggio! Ma ella si teneva avvinghiata a quel petto. -- La volontà di Dio, signora! -- aggiunse il prete. -- No, Dio no! -- gridò Carlo Naldi, stringendo un braccio al prete. -- Dio non può voler questo! Lasci star Dio! Il prete volse gli occhi al cielo e sospirò; mentre la vedova, a quelle parole, si mise a pianger forte insieme coi figliuoli. -- C'è di buono, -- faceva intanto notare il piccolo De Petri al Deodati, -- che non restano male, quanto a.... È sempre qualche cosa, nella tremenda sventura.... -- Certo, certo.... Intanto, scappiamo! -- gli rispose il Deodati. -- Casco dal sonno.... Me la svigno zitto zitto.... -- Te felice! -- sospirò il De Petri. -- Io non posso.... sono di casa.... -- Levami una curiosità, ora che ci penso: il Cilento non s'è visto, dov'è? dove s'è cacciato? -- È alloggiato con la famiglia in una casa, qua, del vicinato.... Poveraccio, ha il suo dolore, per la morte del figliuolo; non gli è bastato l'animo d'assistere anche a quello degli altri.... Il Deodati, poco dopo, se la svignò insieme agli altri rimasti a vegliare. Cammin facendo, s'imbatterono in parecchi amici, tra i più mattinieri, che si recavano in casa del Cilento. -- Finito! Finito! -- annunziarono. -- Ah sì? Morto? Quando? -- domandarono quelli, delusi. -- Adesso.... all'alba.... -- Perbacco! Se venivamo un po' prima.... Voi l'avete veduto? Com'è morto? -- Ah, terribile, miei cari! -- rispose il Deodati. -- S'è contorto, scrollato tre volte, come un serpe.... Poi s'è cangiato subito in volto; è diventato terreo.... Andate, andate.... ci sarà da fare.... I parenti son rimasti soli.... Noi caschiamo dal sonno: abbiamo vegliato tutta la notte.... Andate, andate.... Quei mattinieri fecero le viste d'andare. Ma, arrivati a un certo punto, si confessarono a vicenda di non aver cuore d'assistere allo strazio della vedova e degli altri parenti. Qualcuno manifestò il timore di riuscire importuno; altri l'inutilità della loro presenza. Così nessuno andò. Alcuni ritornarono a casa per rimettersi a dormire; altri vollero trar profitto dell'essersi levati così per tempo, facendosi una bella passeggiata per il viale all'uscita del paese, prima che il sole si fosse infocato. -- Ah, come si respira bene di mattina! Valgono più per la salute due passi fatti così di buon'ora, che camminare poi tutto il giorno in preda alle brighe quotidiane. L'ABITO NUOVO. Oh guarda, non ci aveva mai pensato il signor avvocato Boccanera. Ma come no? certissimo, uno dei tanti suoi abiti smessi, ancora in buono stato, avrebbe potuto regalarglielo. Non foss'altro, via, per un certo riguardo ai signori clienti che frequentavano lo studio. Non ci aveva mai pensato, perchè veramente -- parola d'onore -- non da lui soltanto, ma da tutti, quell'abito che il povero Crispucci indossava da tempo immemorabile non era più considerato come un vero e proprio abito, vale a dire come una cosa soprammessa al corpo, che si potesse cambiare, bensì come il pelame strappato e stinto d'un vecchio cane randagio, per esempio, o di qualche altra malinconica bestia, a piacere. E poi, questione d'abitudine. S'era abituato il signor avvocato Boccanera a vedere in Crispucci, suo scrivano e galoppino a 120 lire al mese, la perfetta immagine di quella miseria disperata che, a un certo punto, non vede più la ragione neanche di lavarsi la faccia ogni domenica. Così com'era, gli serviva a meraviglia. Bastava che gli dicesse, con un certo cenno degli occhi: -- Crispucci, eh? E Crispucci capiva subito tutto. Ora il signor avvocato Boccanera stava a tenergli un interminabile e amorevole discorso, e Crispucci, lì davanti la scrivania, tutto ripiegato e scivolante come un'S, le due lunghe braccia da scimmia ciondoloni, stava ad ascoltarlo, al solito, senza aprir bocca. Cioè, no: la bocca, veramente, la apriva di tratto in tratto; ma non per parlare. Era una contrazione delle guance, o piuttosto, un'increspatura di tutta la faccia gialliccia, che -- scoprendogli i denti -- poteva parere una smorfia così di scherno come di spasimo, a sentir parlare il signor avvocato così amorevolmente; ma forse era soltanto d'attenzione, perchè insieme le pàlpebre gli si restringevano attorno ai chiari occhi squallidi e aguzzi. Se non era proprio di fastidio, perchè il signor avvocato intercalava senza risparmio in quel suo discorso un “voi capite„, che a Crispucci doveva sonare insoffribilmente superfluo. -- Dunque, caro Crispucci, tutto considerato, vi consiglio di partire. Sarà per me un guajo serio; ma partite. Avrò pazienza per una quindicina di giorni. Eh, almeno.... quindici giorni almeno vi ci vorranno per tutte le pratiche e le formalità.... e anche perchè, mi figuro, venderete tutto, è vero? Crispucci aprì le braccia, con gli occhi biavi fissi nel vuoto. -- Eh sì, vendere.... vi conviene vendere. Gioje, abiti, mobili.... Il grosso è qui, nelle gioje. Così a occhio, dalla descrizione dell'inventario, ci sarà da cavarne da sedici a diciotto mila lire; forse più. C'è anche un vezzo di perle.... Quanto agli abiti (voi capite) non li potrà certo indossare la vostra figliuola.... Chi sa che abiti saranno! Ma ne caverete poco, non vi fate illusioni. Gli abiti si svendono, anche se ricchissimi. Forse dalle pellicce -- pare che ce ne sia una collezione -- dalle pellicce forse sì, sapendo fare, qualche cosa caverete. Oh, badate: per le gioje, sarebbe bene che appuraste da quali negozianti furono acquistate. Forse lo vedrete dagli astucci. Vi avverto che i brillanti sono molto cresciuti di prezzo. E qui nell'elenco ce ne son segnati parecchi. Ecco: una spilla.... un'altra spilla.... anello.... anello.... un bracciale.... un altro anello.... ancora un anello.... una spilla.... bracciale.... bracciale.... Parecchi, come vedete. A questo punto Crispucci alzò una mano. Segno che voleva parlare. Le rarissime volte che gli avveniva, ne dava l'avviso così. E questo segno della mano era accompagnato da un'altra increspatura della faccia, ch'esprimeva lo stento e la pena di tirar su la voce dal cupo abisso di silenzio, in cui la sua anima era da tanto tempo sprofondata. -- Po.... potrei, -- disse, -- farmi ardito.... uno di.... uno di questi anelli.... alla signora.... -- Ma no, che dite, caro Crispucci? -- scattò il signor avvocato. -- La mia signora.... vi pare? uno di quegli anelli.... Crispucci abbassò la mano; accennò di sì più volte col capo. -- Mi scusi. -- No, anzi vi ringrazio.... Ma no: piangete?... no.... via, via, caro Crispucci.... non ho voluto offendervi! Su, su.... Lo so, lo comprendo: è per voi una cosa molto triste; ma pensate che non accettate per voi codesta eredità: voi non siete solo, avete una figliuola, a cui non sarà facile -- voi lo capite -- trovar marito, senza una buona dote, che ora.... Eh, lo so!... È a un prezzo ben duro, ma.... i denari son denari, caro Crispucci, e fanno chiudere gli occhi su tante cose.... Avete anche la madre.... voi non avete molta salute e.... Crispucci approvò col capo tutte queste considerazioni del signor avvocato, tranne quella su la sua salute, che gli fece sgranar gli occhi con un piglio scontroso. S'inchinò -- si mosse per uscire. -- E non prendete le carte? -- gli disse l'avvocato, porgendogliele di su la scrivania. Crispucci tornò indietro, asciugandosi gli occhi con un sudicio fazzoletto, e prese quelle carte. -- Dunque partite domani? -- Signor avvocato, -- rispose Crispucci, guardandolo, come deciso a dir qualche cosa che gli faceva tremare il mento; ma s'arrestò; lottò un pezzo per ricacciare indietro, nell'abisso di silenzio, quel che stava per dire, e alla fine esclamò, esasperatamente: -- Non lo so! Voleva dire: -- “Parto, se vossignoria accetta per la sua signora un anellino di questa mia eredità!„ Di là, agli altri scritturali dello studio che da tre giorni si spassavano a punzecchiarlo con fredda ferocia, aveva promesso, digrignando i denti, a chi una veste di seta per la moglie, a chi un cappello con le piume per la figliuola, a chi un manicotto per la fidanzata. -- Magari! -- Ah sì? E un po' di biancheria anche.... Qualche camicia fina, velata e ricamata, aperta davanti, per tua sorella? -- Magari! E perchè no? -- Ma a patto che l'indossi.... Voleva che di quella eredità tutti, con lui, fossero insozzati. Leggendo nell'inventario la descrizione del ricchissimo guardaroba della defunta, e di quel che contenevano di biancheria gli armadii e i cassettoni, s'era figurato di poterne vestire tutte le donne della città. Se un resto di ragione non lo avesse trattenuto, si sarebbe fermato per via a prendere per il petto i passanti e a dir loro: -- Mia moglie era così e così; è crepata or ora a Napoli; m'ha lasciato questo e quest'altro; volete per vostra moglie, per vostra sorella, per le vostre figliuole, una mezza dozzina di calze di seta, finissime, traforate? Un giovanotto spelato, dalla faccia itterica, lunga e tagliente, che aveva la malinconia di voler parere elegante, sentiva finirsi lo stomaco da tre giorni, là nella stanza degli scritturali, a quelle profferte. Era da una settimana soltanto nello studio, e più che da scrivano faceva da galoppino, come chiaramente dimostravano le scarpe; ma voleva conservare la sua dignità; non parlava quasi mai, anche perchè nessuno gli rivolgeva la parola; si contentava d'accennare un sorrisetto vano a fior di labbra, non privo d'un certo sprezzo lieve lieve, ascoltando i discorsi degli altri, e tirava fuori dalle maniche troppo corte o ricacciava indietro con mossettine sapienti i polsini ingialliti. Quel giorno, appena Crispucci uscì dalla stanza del signor avvocato e prese dall'attaccapanni il cappello e il bastone per andarsene, non potè più reggere e lo seguì, mentre gli altri scrivani, ridendo, gridavano dall'alto della scala: -- Crispucci, ricòrdati! La camicia per mia sorella! -- La veste di seta per mia moglie! -- Il manicotto per la mia fidanzata! -- La piuma di struzzo per la mia figliuola! Per istrada lo investì, con la faccia più scolorita che mai dalla bile: -- Ma perchè fate tante sciocchezze? Perchè seminate la roba così? Che porta scritta forse in qualche parte la provenienza? Vi tocca una fortuna come questa, e ne profittate così? Siete impazzito? Crispucci si fermò un momento a guatarlo di traverso. -- Fortuna! fortuna! fortuna! -- ribattè quello. -- Fortuna prima e fortuna adesso! Ma scusate, non vi sembra una gran fortuna che vi siate liberato, tant'anni fa, d'una moglie come quella? Vi scappò di casa.... so che vi scappò di casa, tant'anni fa! -- Te ne sei informato? -- Me ne sono informato. Ebbene? Che noje, che impicci, che fastidii ne aveste più? Niente! Ora è morta; e non vi sembra un'altra fortuna, questa? Perdio! Non solo perchè è morta, ma anche perchè di stato vi fa cangiare! Ho sentito anche che c'è una cartella di rendita di diecimila lire.... Ventimila di gioje.... Altre cinque o sei mila ne caverete dai mobili e dal guardaroba.... Son vicine a quarantamila, perdio! che volete di più? Non saltate? non ballate? Dite sul serio? Crispucci si fermò a guatarlo di nuovo. -- T'hanno detto forse che ho una figliuola da maritare? -- Vi parlo così per questo! -- Ah! Franco.... -- Franchissimo. -- E vuoi che pigli l'eredità? -- Sareste un pazzo a non farlo! Quarantamila lire.... -- E con quarantamila lire, vorresti che dessi la figliuola a te? -- Perchè no? -- Perchè, se mai, con quarantamila lire, potrei comprare una vergogna meno sporca della tua. -- Che vuol dire? Voi m'offendete! -- No. Ti stimo. Tu stimi me, io stimo te. Per una vergogna come la tua non darei più di tremila lire. -- Tre? -- Cinque, va' là! e un po' di biancheria. Hai una sorella anche tu? Tre camìce di seta anche a lei, aperte davanti! Se le vuoi, te le do. E lo piantò lì, in mezzo alla strada. A casa non disse una parola nè alla madre nè alla figliuola. Del resto, non aveva mai ammesso, dal giorno della sciagura in poi, cioè da circa sedici anni, nessun discorso che non si riferisse ai bisogni immediati della vita. Se l'una o l'altra accennava minimamente a qualche considerazione estranea a questi bisogni, si voltava a guardarle con tali occhi, che subito la voce moriva loro sulle labbra. Il giorno appresso partì per Napoli, lasciandole non solo nell'incertezza più angosciosa sul conto di quella eredità, ma anche in una grande costernazione, se -- Dio liberi -- commettesse là qualche grossa pazzia. Le donne del vicinato fomentavano questa costernazione, riferendo e commentando tutte le stranezze commesse da Crispucci in quei tre giorni. Qualcuna, con rosea e fresca ingenuità, alludendo alla defunta, domandava: -- Ma com'è ch'era tanto ricca, com'è? Ho sentito dire che si chiamava Margherita. Com'è che, dice, la biancheria è cifrata R e B? Che combinazione! Le stesse mie cifre! -- E B? No, R e C, -- correggeva un'altra -- Rosa Clairon, ho sentito dire. -- Ah, guarda, Clairon.... Cantava? -- Pare di no. -- Ma sì che cantava! Ultimamente no, più. Ma prima cantava.... -- Rosa Clairon, sì.... mi pare. La figliuola, a questi discorsi, guardava la vecchia nonna con un lustro di febbre negli occhi affossati, e una fiamma fosca sulle guance magre. La vecchia nonna, con la grossa faccia piatta, gialla, sebacea, quasi spaccata da profonde rughe rigide e precise, s'aggiustava sul naso gli occhialoni che, dopo l'operazione della cateratta, le rendevano mostruosamente grandi e vani gli occhi tra le rade ciglia lunghe come antenne d'insetto, e rispondeva con sordi grugniti a tutte quelle ingenuità delle vicine. Molte delle quali sostenevano con calore, che via, in fin dei conti, non solo non era da stimar pazzo, ma forse neppure da biasimare quel povero signor Crispucci, se voleva che nessuno di quegli abiti, nessun capo di quella biancheria toccasse le carni pure della sua figliuola. Meglio sì, meglio darli via, se non voleva svenderli. Naturalmente, come vicine di casa, credevano di poter pretendere che, a preferenza, fossero distribuiti tra loro. Almeno qualche regaluccio, via.... Chi sa che fiume di sete gaje e lucenti, che spume di merletti, tra rive di morbidi velluti e ciuffi di bianche piume di cappelli, sarebbero entrati fra qualche giorno nello squallore di quella stamberga. Solo a pensarci, ne avevano tutte gli occhi piccoli piccoli. E Fina, la figliuola, ascoltandole e vedendole così inebriate, si storceva le mani sotto il grembiule, e alla fine scattava in piedi e andava via. -- Povera figliuola, -- sospirava allora qualcuna. -- È la pena.... E un'altra domandava alla nonna: -- Credete che il padre la farà vestir di nero? La vecchia rispondeva con un altro grugnito, per significare che non ne sapeva nulla. -- Ma certo! Le tocca.... -- È infine la madre! -- Se accetta l'eredità.... -- Ma vedrete che prenderà il lutto anche lui.... -- No no, lui no.... -- Se accetta l'eredità.... La vecchia si agitava sulla seggiola, come Fina si agitava sul letto, di là. Perchè questo era il dubbio smanioso: che egli accettasse l'eredità. Tutte e due, di nascosto, al primo annunzio della morte, s'erano recate dal signor avvocato Boccanera, spaventate dalle furie con cui Crispucci aveva accolto la notizia di quell'eredità, e lo avevano scongiurato a mani giunte di persuaderlo a non commettere le pazzie minacciate. Come sarebbe rimasta, alla morte di lui, quella povera figliuola, che non aveva avuto mai, mai un momento di bene da che era nata? Egli metteva in bilancia un'eredità di disonore e una eredità d'orgoglio: l'orgoglio d'una miseria onesta. Ma perchè pesare con questa bilancia la fortuna che toccava alla povera figliuola? Ella era stata messa al mondo senza volerlo, e finora con tante amarezze aveva scontato il disonore della madre; doveva ora per giunta essere sacrificata anche all'orgoglio del padre? Durò un'eternità -- diciotto giorni -- l'angoscia di questo dubbio. Neppure un rigo di lettera in quei diciotto giorni. Finalmente, una sera, per la lunga scala erta e angusta le due donne intesero un tramestìo affannoso. Erano i facchini della stazione che portavano su, tra ceste e bauli, undici pesanti colli. A piè della scala, Crispucci aspettò che i facchini andassero a deporre il carico nel suo appartamento al quarto piano; li pagò; quando la scala ritornò quieta, prese a salire adagio adagio. La madre e la figliuola lo attendevano trepidanti sul pianerottolo, col lume in mano. Alla fine lo videro apparire, a capo chino, insaccato in un abito nuovo, color tabacco, peloso, comprato certo bell'e fatto a Napoli in qualche magazzino popolare. I calzoni lunghi gli strascicavano oltre i tacchi delle scarpe pur nuove; la giacca gli sgonfiava da collo. Nè l'una nè l'altra delle due donne ardì di muovere una domanda. Quell'abito parlava da sè. Soltanto la figliuola nel vederlo diretto alla sua stanza, prima che ne richiudesse l'uscio, gli chiese: -- Papà, hai cenato? Crispucci, dalla soglia, voltò la faccia e con una smorfia nuova di riso e una nuova voce rispose: -- -Wagon-restaurant-. INDICE. Pag. UN CAVALLO NELLA LUNA3 Il capretto nero 15 I pensionati della memoria 29 Rondone e Rondinella 39 Un gatto, un cardellino e le stelle 51 DONNA MIMMA63 Donna Mimma parte 65 Donna Mimma studia80 Donna Mimma ritorna 93 LA VENDETTA DEL CANE 107 Il saltamartino 127 Quando si comprende 141 Visitare gl'infermi 151 L'abito nuovo 191 Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544