Mostra la casa, e lor dice una storia D'amor celati e di trascorsa gloria, Di luminosi giorni e amari pianti-- E d'una principessa innamorata, Da ognun respinta e fiera del suo fallo... --E la descrive--amazzone, a cavallo Passare per la strada ombreggïata-- Amorosa sedere in sul terrazzo All'ora del tramonto a Lui vicino, --Poi sollevare uscendo dal giardino Con la piccola mano il greve arazzo. * * I vaghi amanti erraron fino a sera Tra le aiuole e i sentieri, e nelle vaste Gallerie, su e giù tra le rimaste Gaie memorie d'una gioia vera. Il sorridente amor loro appariva Il sovvenir d'un sentimento fido, La lunga festa del nascosto nido, La passion che nel desir si avviva, I rai del sol sulle sboccianti rose E la profonda gioia contenuta E il ridere argentino fra la muta Complicità festosa delle cose. Ridean le cose. Un'allegria infinita Usciva dai cespugli, dai viali, E tra i profumi e un vivo batter d'ali Nell'ebbrezza la mente era smarrita. E desiaron di restare. L'alma Dovea goder più dolcemente e forte In un tal sito l'indulgente sorte Che permetteva lor sì dolce calma. * * * Ma l'ombra scese della sera, a poco A poco invase il cielo ed ogni loco, E stese un velo sui ricordi lieti. S'adombraron le lucide pareti, Smorti si fero i bei colori, spenti Gli estremi bagliori aurei correnti In su le stoffe sontuose e oscure, Sulle quali vivevan le figure Dipinte una esistenza tenebrosa Mentre morìa la vita vera. Ascosa Malinconia sorgeva nei recessi Amati dove dagli Dei concessi Divini istanti eran trascorsi. E voci Sorger pareano arcane--e dubbi atroci Mormoravano allora e di segreti Dolor non anco espressi dai poeti Svelavano a metà l'atro mistero, Senza parole definite, il vero Nudo mostrando e la fuggente gioia. E lo spettro s'alzava della Noia Regina alfine, ed i sospetti muti S'infiltravan siccome dardi acuti Per l'alme scosse nella giovin fede. E si sentia che l'uomo, triste erede Di colpe antiche e di fralezze vili, Sol può tener con vincoli sottili Per un istante l'alta, passaggiera Felicità, senza misura, intera. Piangean le cose--una tristezza immensa S'alzava ovunque; si facea più densa La tenebra che ai cuori s'infiltrava.-- Nello sconforto che la mente aggrava I rosei sogni già finiano in pianto-- Rotto pei due era il soave incanto-- La villa, prima gaia e ospitaliera Nel dì sereno, or diventava nera, Arcigna e chiusa in ostile rifiuto. Sacrileghi sentiansi entro quel muto Tempio dal Dio crudele abbandonato Su cui librava il minacciar del Fato Uguale sempre e che si fugge invano. Il desire parea fatto lontano. Ed un fantasma incontro a lor venìa Che avea sul volto il Duolo e l'Ironia, La sazietà e la gioia bugiarda, L'ipocrita pietà per cui s'attarda L'amor che menzognero ancor sorride. Il vecchio giardiniere allora vide Fuggire i due amanti impalliditi: --La bella villa dai cortesi inviti Or sembrava un soggiorno di iattura, --Scansando il malaugurio, dalle mura Usciron presto del giardin deserto, E ripresero il lor cammino incerto. SONETTI XX. GIOIA PASSATA A J. M. DE HEREDIA Il palazzo è di marmo, e le fontane Ebber zampilli lieti e gorgoglianti; Sovra i pilastri due leon rampanti Superbi ancora alzan le zanne vane. Il cancello ad ornati irti e pesanti, Semiaperto, cadente, alle lontane Ville ricorda ancor le pompe insane E le feste e gli amori e gli alti vanti, Ma l'erba intanto cresce in sul viale, La ruggine corrode i gran blasoni, E stanno chiuse le istoriate sale, Ahi, prive di chiarore e di canzoni! --La noia regna in fra le due grand'ale E con l'edera sale pei balconi. XXI. RISPOSTA A H. CAZALIS Credete che la forma passaggiera Dalla materia eterna ch'è sua culla, Come caduta in mar goccia leggiera Disparirà nell'ocean del nulla. Sperate che il destin che si trastulla Con l'alma nostra rifulgente e nera, Allor che lascerem la terra brulla Ne affogherà dentro una notte vera. Ma v'ingannate: eterna è la condanna. Desire ignoto gli scomparsi affanna; Nasce chi muore, ad altro sol gettato. Ma forse il dì della stanchezza estrema Comprenderemo alfin tutto il poema, Ed in quel dì perdoneremo al fato. XXII. RITRATTO La testa, il busto suo da imperatrice Sembran scolpiti in marmo imperituro; Nel circo avrìa sorriso al morituro Gladiator, suprema vincitrice. Il morso dei desir, che a noi non lice Impuniti pensar, nei dì che furo Avrìa sentito e nel triclinio impuro Regnato bionda incoronata attrice. Or passa altera ma non più serena Nella moderna vita dolorosa, E il suo pallor dice la stanca lena, Lo sguardo fisso la mestizia ascosa, Lo sforzo d'una fede che raffrena L'irrequieto spirto che non posa. XXIII. RITRATTO Ella ha i capelli biondi e gli occhi neri, Lo sguardo dolce ed il sorriso astuto, Parla talora il ciglio e il labbro è muto, Volan le chiome e gli occhi son severi. Ha buono il core e lo spirito arguto E i detti or folleggianti ed ora alteri, Variano i suoi pensier sempre sinceri, Ama la canzonetta ed il liuto, Ama il chiarore della luna mesta E il falso luccicare della scena, Si sente triste in mezzo ad una festa, Senza ragion l'alma ha di gioia piena. Vuole la calma e brama la tempesta, Bionda con l'occhio ner, cupa e serena. XXIV. RITRATTO Col nero e lungo sguardo e con l'arcana Vaghezza del sorriso che indovina, Con la raccolta sua chioma corvina E col caldo pallor che il viso emana, Ella sembra venuta da lontana Festa opulenta dove fu regina. Gemma salvata dalla gran rovina Della passata gloria veneziana. Ma per lei si vorrebbe altra cornice: L'antico Canalazzo pien di festa Al tempo di Venezia imperatrice. Dagli ornati scalini ecco s'appresta.. E sullo smalto di quel ciel felice Spicca il profilo della bruna testa. XXV. È un castello feudale in miniatura, Dall'abbandono sorto in nuovo aspetto; Sei secoli passaron sul suo tetto E or ridon bianche le vetuste mura. Solitario ed in mezzo alla frescura D'alte piante, tra verdi prati eretto, Da una profonda fossa è ancor protetto E d'acqua ha ancora una larga cintura. Ma il ponte levatoio è fisso ormai, E aperta sta la sala allegra e vasta Dove non giunge il mugghiar del vento. E ne sembra il castello, allor che i rai Vibran del sol che la torre sovrasta, Gioiel di pietra legato in argento. XXVI. RASSOMIGLIANZA Vidi l'umido labbro e pur procace Lo sguardo per lussuria semispento, E il ciglio pien di volontà tenace E la fermezza del marmoreo mento; Mirai la linea del profilo altera, La maestà della sua guancia smorta, E dissi: È larva od è figura vera? È viva o dal passato alfin risorta? Chi è mai? Chi fu?--Ma nuova visïone S'alzò dinnanzi alla mia mente scossa: Era una sala aurata, e più persone In una luce profumata e rossa, E Lei rividi bella e tenebrosa Versar l'ebbrezza in cesellata coppa E accendere il desir che più non posa Ma vola ognor della Chimera in groppa! Era l'antica cena di Ferrara, L'amor letale ed il velen dell'orgia... E riconobbi, uscita dalla bara Alla moderna età, Lucrezia Borgia. XXVII. PAESAGGIO Senza rumore, immacolata e lieve, Sovra il ghiaccio del lago smerigliato In linee lunghe scende ognor la neve E bianco sembra l'aere rigato. E fino agli orizzonti indefiniti Tutto è candore. In sulle opposte rive Pendono gigantesche stalattiti Coperte di diamanti e luci vive. Si disegnano i rami delle piante In bianco sovra il cielo grigio e smorto. I fiori son spariti e tutte quante Le frondi e l'erbe. Ed ecco tutto è morto Per un tempo e sepolto nell'inverno. Cosi tace talora ogni desìo E sembra spento pure ciò ch'è eterno Sotto il manto di neve dell'oblìo. XXVIII. SOTTO UN RITRATTO Diritta e bianca sorge in sul cammino Arido e triste della vita umana, Fragile come un fior di gelsomino, Eppur dotata di potenza arcana; Soave qual chi ancor ride al destino Ma altera come l'errante Dïana. Dalle svelte sue forme arrotondate, Dallo sguardo, un olir voluttüoso-- D'acri gioie imminenti ed aspettate Spira, desìr sotto le nevi ascoso. Il sen, le braccia di bellezza armate Formidabili sono nel riposo. XXIX. MARINA Par quasi nero il mare sconfinato Sotto il cielo pesante e cupo. Il vento Tace e tutto ne sembra addormentato; Nella natura ogni volere è spento. Dovunque regna una oppressiva pace, S'odono mormorii sottomarini. Si dirìa ferma alfin l'ora fugace E che immobili pendano i destini. Ma è minacciosa la profonda e mesta Calma che rassomiglia ad una morte... Ed ecco, lungi, un soffio di tempesta Ed un fragor di ferree infrante porte! Sordo rumor e lampi ardenti e tuoni, Tenebra fitta e luce che ne abbaglia... E in mezzo alle fulgenti visioni La letale magia della battaglia! XXX. MARINA Di gente affaccendata è pieno il porto. Tutto è clamore, grida e voci sorde; Parlano i marinai con gesto accorto, Stridono lungo gli alberi le corde. Al brulicar del suolo fa contrasto L'austera calma maestà del mare Che si stende color di piombo e vasto Fin dove sguardo umano può arrivare. E sotto il sole ardente d'improvviso Tutto si tace e sta ciascuno e guata. Brillano gli occhi in ogni attento viso, La folla in varie pose sta atteggiata Verso un sol punto. Ed ecco, abbandonando Lenta la riva, al pelago infedele Rivolta, ubbidïente ad un comando Esce la nave lieta a gonfie vele. XXXI. PAESAGGIO Circondata da rupi alte e scoscese La valle è angusta, strana e tenebrosa Per l'altezza degli alberi. Il paese È degno d'ispirar Salvator Rosa. Sotto quell'ombre, in tra le roccie rotte, Si sognano guerrieri in armature Che pugnan dal mattin sino alla notte Con la lancia affilata e con la scure, Ed il cozzar de' destrier bardati E il fluttuar dell'ondeggianti piume E gli scudi sonare e gli ululati Dei feriti che piombano nel fiume. I prodigiosi assalti e l'ire pazze, E il delirio di vincere e le scosse Supreme, allor che gli elmi e le corazze Si spezzano e le spade sono rosse, Gli sguardi irati uscir dalle visiere E i lampi irradïar l'orrenda scena! --Ma passa un fanciullin con un paniere Vociando una canzone a gola piena. XXXII. PAESAGGIO Tutto riposa al raggio della luna, Ma il viale è nell'ombra a noi davanti. S'ergono all'aura in lunga fila bruna I profili degli alberi giganti. Biancheggia in fondo tacita la villa Tutta chiusa, deserta o addormentata. Non si scorge laggiù lume o scintilla, Ma la vôlta del ciel tutta è stellata. Un poema infinito ed amoroso Le foglie vi susurrano giulive... Il parco nella notte appar festoso E le statue intraviste quasi vive. Dormono i nidi ed i fragili fiori Posan col capo languido che pende, Si confondon le forme ed i colori... --E l'ombroso vial qualcuno attende.-- XXXIII. A EMILIO PRAGA Il gracile tuo corpo lotta fiera Brevemente pugnò:--Ma vinse alfine L'alma alata e fuggì. Misera fine, Vittoria altera! L'alma fuggì pari ai fulgenti versi Che uscìan da te quasi inconsciente e ignaro --E se ne andavan per le vie dispersi Del mondo avaro-- E mentre qui tarda giustizia ormai Al tuo nome si rende sull'avello Che incoronato di pòstumi rai Risorge bello, E mentre qui trovano alfine il porto, Il rimpianto e la lode i tuoi poemi, E rivivono i primi con li estremi, --Or che sei morto-- Tu forse già mutato in altra forma Gioisci d'una gloria assai più pura, Di qualche nuova vita nella norma A noi oscura. Ma nella tomba o in nuovi dì raggianti Hai scordato, non vedi e non ascolti, Ed ignori i pigmei a te rivolti, Ora inneggianti! XXXIV. THÈOPHILE GAUTIER* * Dal libro -Le Tombeau de Théophile Gautier- (Paris, Lemerre, 1873). Sereno, e stanco di vicende umane, Questa terra inquieta egli ha lasciato. Egli, il Maestro, delle forme arcane Innamorato. Era forte nell'arte--era il leone. Ne possedea la maestà severa, Lo sguardo assorto in calma visïone, E la criniera. Risuscitò l'ignota poesia, Evocando col suo desir possente Il fulgore infocato e la magìa Dell'Orïente, I monumenti sotto il cielo aperto Nella tòrrida luce polverosa, E la sublime noia del deserto Senza una rosa. Disse Bisanzio dove l'onda bagna L'alte moschee dalle dorate fronti, I calli angusti nella dolce Spagna In mezzo ai monti. Fu dell'Italia appassionato amante E ne applaudì la gloria e la fortuna, --I palazzi il ricordano vagante Per la laguna. Cantò la Gioia e il Bello e la pagana Voluttà della Forma, e gl'imi amori Delle cose e i desir--l'ebbrezza umana E i suoi colori. Eppur sapeva le segrete pene E le immense mestizie del poeta; Sentì tristezza nella morta Atene, Pensò alla mèta, Al destino, alla brama d'Infinito; Pianse il passato ed indagò il futuro, Interrogò le sfingi, e tese il dito Verso l'oscuro. L'occhio profondo all'orizzonte volto Assaliva i confini del pensiero... E il suo sogno vagava ognor più sciolto Oltre il mistero. Or lo ha seguito. Ei che raggiunta avea Perfezione impeccabil di parola, Sentiva in sè come sepolta dea L'alma che vola. E forse già lassù dove s'ammanta La gran luce terribile e superna, Bello di nuova vita, ardente canta La Beltà eterna. XXXV. SARAH BERNHARDT Her eyes were as a dove's that sickeneth. SWINBURNE Bianca apparizïon dagli occhi immensi, Dal magro viso smorto, dove un fiore Sanguigno par la bocca che nei sensi Versa ignoto languore, Ella s'avanza, arcana creatura, Dell'ideai col vero unione estrema, Anima che traspar dalla figura E il corpo strema. Ed in mezzo al silenzio uno strumento Nuovo risuona per la vasta sala... È la sua voce musical, portento Ch'alta dolcezza esala. Le rime echeggian nuove ed ecco i vieti Ritmi ne sembra udir la prima volta; Quelli accenti di fàscini segreti Empion la vôlta. Ella commove fin le turbe sorde E l'ascosa rivela umana fibra. Lira vivente dalle cento corde Che ad ogni tocco vibra. Or la vediamo pura statua, eterna Classica imago dalle caste pose; Ma all'indomani si rifà moderna, E con le ondose Movenze ed il febbril gesto e il sorriso Parigina si mostra--avventuriera-- Gran dama--amante dallo stanco viso, Smorta, morbosa, vera. La lunga stola dalle pieghe belle Tragicamente cade sul suo piede; Ella prega ed impreca--irosa--imbelle Comanda, chiede, Schiava, regina dal gemmato crine-- Innamorata, ascetica, pagana... --Poi sovra il raso sa sgualcir le trine Occhïeggiando vana. E a dieci lustri d'intervallo il dramma Rifulge ancor nella novella attrice, Arde in quell'esil corpo una gran fiamma Divoratrice. E, presente, il Poeta imperituro* Rammenta il dì della battaglia vinta! Ed al supremo suo trionfo puro Ora la vuole avvinta. E dico a Lei: avventurosa, insieme Al plauso della folla il plauso ottieni Di Lui che ancor dall'alto tuona e geme, Spezzati i freni. Vivo Egli assiste alla sua gloria intera; E applaude a te, artista, e a te sorride. --Il tuo meriggio unito alla sua sera Non scorderà chi vide. * Victor Hugo assisteva nella primavera del 1879 alla prova generale di -Ruy Blas---in cui Sarah Bernhardt aveva assunto la parte della Regina. XXXVI. A ERNESTO ROSSI Shakespear ne appar quale caverna mistica Da lontano riflesso stenebrata; Incerto è il suol, ma di rubini e zàffiri La vôlta costellata. Chi vi s'interna sente l'ali viscide Delle strigi passar sulla sua fronte E trova ignoti fior foschi e purpurei Nelle sanguigne impronte. Incespica tra i scettri e le corone, Urta i fantasmi mesti degli uccisi; Poi lo incanta la bianca visïone Di sovrumani visi. Inorridito per le larve pallide, Mentre fugge accecato dalle spade, Ode dal fiume la canzon d'Ofelia E il sovvenir lo invade. E l'immensa caverna ognora stendesi Da ogni lato nel mondo interïore, O tenebrosa nel delitto o rosea Nel mistero d'amore. E l'uomo vi si perde senza guida, Oppresso, ammaliato, smorto, anelo... Ma pur fra il tenebrore e fra le strida Scorge un lembo di cielo. Nè bello il vide mai qual nella plumbea Notte di quelle stanze sontüose Illuminar da una fessura tenue Le più sordide cose. Passan guerrieri spaventosi e taciti, Passan regine pel rimorso scarne, Tornan sibille con l'antico dubbio Lo spirto a affaticarne. Contorce il riso il labbro del buffone, E intanto al suoi cade una testa mozza... Vicino al canticchiare del beone La passïon singhiozza, La più gentil pietà vive in Cordelia Eternamente--e ognora Otello latra; Vince ogni senno con le forme olimpiche L'imperïal Cleopatra. Or tu, sublime attore, alta una fiaccola Scotendo in mano, discendesti al fondo Della buia caverna in cui nascondesi Entro la terra un mondo. Animoso scendesti del Poeta Nel vasto impero ove il volgo si tedia, E forzasti a parlar, possente atleta, La velata tragedia. E il popol vide corruscar di rùtili Gemme la vôlta, e le pareti in fiamma Pareangli allora che la vita scorrere Sentivasi nel dramma. Ai corpi, creator, donasti il palpito Strappando ad ogni petto il suo segreto; Nè si potè celar nel nero strascico Il sognatore Amleto. Qui ne appare un profilo e là d'un torso I muscoli, e laggiù brilla uno sguardo... Or ne atterra il delitto, ora il rimorso Di Macbeth o Riccardo. Con la toga romana, o sotto il lucido Corsaletto, od il manto d'ermellino, Del cuor dell'uom sentiamo eterno il battito Pauroso del destino. E ognor t'inoltri con l'accesa torcia, Infaticabil cercatore ardito, E rischiarato dal fulgente genio Mostri un regno infinito. XXXVII. VENERE NERA Era una notte chiara e tropicale. Nell'aria torrida Passava un soffio di languor letale, Afrodisiaco. Sul mar brillava un luccichìo di fosforo, Misterïoso; Parca forier di cósmiche battaglie L'alto riposo, Morivan lenti in su la calda riva I flutti languidi, L'onda lambendo la rena moriva Con lungo murmurare. Tutto era bruno: e terra e cielo e oceano; Taceano i venti, Eppur movea lassù un arcano palpito Le stelle ardenti. Stendeasi in là, vastissima pianura, Il suol dell'India; Il sacro suoi della gran fede oscura Pieno di tènebre. Pareva il mar d'alto portento gravido. Irrequieto, Ma la natura già potea conoscere Il suo segreto. Ecco, d'un tratto, l'onda si divide, E sorge argentea In mezzo al mar che intorno ad essa ride Una conchiglia, Vasta conchiglia illuminata, rosea, Che par dischiuda Cosa di ciel, poichè vi sorge Venere Divina e nuda, Ma paurosa ancor più della greca Bellezza candida, Chè bianca no, ma è d'un color che acceca, Di bronzo splendido. S'allieta il ciel, la luna vibra un raggio... Ed ecco altera Incanta allora in sua beltà terribile Venere Nera. XXXVIII. INTERNO A F. COPPÉE Lontana dai rumor, chiara e quieta, Addorme il core ed il pensier risveglia La stanza del poeta, Qui c'è l'impronta della lunga veglia, Là stanno i libri che lo spirto adora, Ovunque è sparsa una malìa segreta. La penna giace non asciutta ancora; Tutto spira la vita e insiem la pace. Ed il sole colora Ogni appeso ritratto: là, procace, Mostra un'attrice le sue grazie infide E turba lievemente la dimora. Qui s'impegnò la lotta che non vide Il lettore distratto; e qui l'idea Passò come la donna che sorride, Poi torna Dea. --Su un piedestallo, bianca e imperitura, La Venere di Milo ne conquide Con la sua posa eternamente pura. XXXIX * In fondo ai chiari abissi prezïosi Che il mar contende irato agli occhi nostri, Gl'ignorati tesori stanno ascosi. Difesi là da spaventosi mostri Ed ammassati in cristalline valli In tra lucenti grotte e rosei chiostri; In tra le piante strane ed i coralli, Nei profondi splendor che, ignoti, per le Iridi hanno riflessi verdi e gialli, Vergini d'ogni sguardo stan le perle. * * Così, lontani e avvolti nel mistero Dove sorgon spettrali visioni, Nel dominio fatato del pensiero, Tra la magìa degli imminenti suoni, Tra i vïolenti olezzi e blandi e acuti, Prede rapite e ben celati doni, Tra gli azzurri vapor come perduti, In confuso fulgor misti e sommersi, Attendendo i poeti ed i lïuti, Non anco detti stanno i nuovi versi. INDICE I. -Invitte stanno le superne cime- 3 II. Separazione15 III. Storia di mare 33 IV. Alla sera 47 V. -Rose appassite cui non rise il sole- 51 VI. Presentimento 57 VII. Nel parco 63 VIII. Semper et ubique 67 IX. Gli amori 79 X. Una voce 89 XI. -Fuggiva il giorno ed io pensai-97 XII. La cascata 107 XIII. Atarah 111 XIV. La barca 121 XV. -Alta e superba nella sculturale- 127 XVI. Resurrecta 131 XVII. Fra i monti137 XVIII. La terra è un punto in mezzo al firmamento 145 XIX. La villa 149 XX. Gioia passata159 XXI. Risposta 161 XXII. Ritratto163 XXIII. Ritratto 165 XXIV. Ritratto167 XXV. -È un castello feudale in miniatura-169 XXVI. Rassomiglianza173 XXVII. Paesaggio 175 XXVIII. Sotto un ritratto 177 XXIX. Marina 179 XXX. Marina181 XXXI. Paesaggio 183 XXXII. Paesaggio 185 XXXIII. A Emilio Praga 189 XXXIV. Théophile Gautier 193 XXXV. Sarah Bernhardt 199 XXXVI. A Ernesto Rossi 205 XXXVII. Venere Nera 213 XXXVIII. Interno 217 XXXIX. -In fondo ai chiari abissi prezïosi- 219 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923