Aveva un cocchio di que' dal tempo arsi, ma per viaggio servia nondimeno. Il nodo stava in non aver cavalli; pur non si stanca e pensa comperalli. 72 In sul mercato da certi villani compri ha quattro cavai magri e vecchioni, e non gli furon mantenuti sani, perché avean tutte le maladizioni. Eran bolsi, rappresi e storpi e strani, andavan punzecchiati a saltelloni, guardavano le stelle con bel vezzo, con sospir si movean tutti d'un pezzo. 73 Parean venuti dal mar della rena, come vengon le mummie agli speziali; avevano in su' fianchi e in sulla schiena piaghe d'un palmo, e sulle gambe mali che non gli avrebbe guariti a gran pena Galieno od Ippocrate o que' tali, non che alcun maniscalco co' suoi bagni, setoni, empiastri o rimedi compagni. 74 Fatta la spesa de' quattro corsieri, la qual gli venne a star venti ducati, comincia a rassettar due gran forzieri, e sassi e legni dentro v'ha adattati, perché non comparissero leggeri. Sopra vi pose vestiti intarlati, sei camicie da poca meraviglia e in fine l'alber della sua famiglia. 75 Aveva preso uno staffier dappoco, credo che fosse idropico un facchino, ed un lacchè, che al correr valea poco, ma a bestemmiar nessun gli andò vicino. L'arme è il Vesuvio che getta gran foco, la qual gli pose sopra il berrettino. Ed inoltre avea preso un cavalcante ed un cocchiere gobbo assai galante. 76 Vestí que' servi a livree corredate di quell'argento ch'egli aveva indosso. Basta, le cose tutte apparecchiate non parean brutte, guardate allo ingrosso. Le visite che fece e le abbracciate, i complimenti e inchin dirvi non posso. Ad un, che andava nell'Indie dicea, ad un nel Cairo, ad un nella Guinea. 77 Perocché Filinoro era sí avvezzo a dir, quando parlava, la bugia, che della veritade avea ribrezzo, e dicendone alcuna si pentia. Solo ad un certo suo par da gran pezzo il suo disegno palesato avia, ed ottenute lettre di sua mano di raccomandazione al conte Gano. 78 Chi vide un burchio dalla riva sciolto gire a seconda per un'acqua cheta con due marinai soli, c'hanno tolto d'andare adagio con voga discreta; pensi che tale o dissimil non molto della carrozza da poca moneta fosse, e l'andar del nostro Filinoro, con quei rozzoni, i servi e il suo tesoro. 79 Urla mette il cocchiere e la scuriada sempre ha sul dosso alle bestie deformi. E il cavalcante non istava a bada; batte all'orecchie, gridando:--Oh! tu dormi?-- E triema il caval sotto a terra cada, ed una gamba in rocchi gli trasformi. Appariva il lacchè de' piú gagliardi, correndo innanzi ad animai sí tardi. 80 Una testuggin, che il passo bilancia, avanza anch'essa e non perde il coraggio. Cosí va il cavalier verso la Francia, e gran pezzo avea fatto del viaggio; e pur chiedeva delle miglia, e ciancia dove passava in cittade o villaggio, e si fa grande, ed i servi rampogna. Ma dir tutto in due canti non bisogna. FINE DEL CANTO SECONDO CANTO TERZO ARGOMENTO. Segue il viaggio Filinoro e prova accidenti moderni per la via. Soffre sventure, ciarla e ciò che giova adopra, ché non vuol malinconia. A Terigi con arte affatto nuova promessa sposa è la bizzarra mia; Gualtieri e Guottibuossi, cappellani, a questo matrimonio son mezzani. 1 Si dice:--Il mondo fu sempre il medesimo.-- Io non mi voglio opporre a quel ch'è vero; credo però questo nostro millesimo assai peggior del tempo di san Piero, se ragioniamo quanto al cristianesimo e non prendiamo il mondo per l'intero. A grado a grado è andato peggiorando. Io dissi:--Credo:--a voi mi raccomando. 2 Certo è ch'io sento ad ogni passo dire: --Piú non si può durare in questo mondo,-- e de' vecchioni saggi riferire: --Non era a' tempi nostri tanto immondo.-- Se all'etá di Marfisa poté gire la fede e il buon costume tanto al fondo, che visse ottocent'anni dopo Cristo, pensiam quant'oggi egli debb'esser tristo. 3 E se cagion fûr l'ozio e gli scrittori del peggiorar de' costumi d'allora, pensando a' libri ch'oggi escono fuori e alla scioperatezza che s'adora, sento che freddi m'escono i sudori per il dolor che il sangue mi divora, e dico:--O -terque- e -quaterque beati--- a que' che prima d'or son trapassati. 4 Quantunque io sia peccatorello indegno, peggior d'ogni altro e pieno di magagna, non mi stancherò mai d'usar l'ingegno per discoprir l'interno alla castagna; e vi porrò sotto agli occhi in disegno i cristian da cittade e da campagna che fûro al tempo del re Carlo Mano: voi gl'imitate, se vi sembra sano. 5 Fatta avea nota Filinor per quante ville e cittá passava in quel viaggio, e scritte sopra al foglio tutte quante le genti conosciute come saggio, sendo la cosa al mangiare importante ed al dormire, per aver vantaggio, ché, spesando ogni giorno la famiglia, avea danari da far poche miglia. 6 Non è da dir se le sapeva tutte e se all'entrar l'aiuta l'eloquenza. Alcune volte ha le bolgie condutte dove anche non aveva conoscenza, ma parentele in sul fatto ha costrutte ed amicizia inventa e confidenza; tanto che vi mangiava e vi dormiva, poi con gran baciamani si partiva. 7 Quando passava le barche sui fiumi, dove per i cavalli e per le ruote si paga e le persone, avea suoi lumi, e dicea d'esser del padron nipote. Poi sí grand'aria mostra ne' costumi, e franco è sí che lascia le man vuote al barcaiuolo, ed al partir:--Se mai t'occor mia protezion--dicea,--l'avrai. 8 Tuttoché Filinor studi ogni punto per il risparmio, alcuna volta a forza o per la pioggia o per il fango è giunto dove la sete co' danar s'ammorza; sicché della pecunia è quasi munto, e va gridando al cocchier:--Batti, isforza,-- ché col viaggio il terzo gli mancava. Il cocchiere or rideva, or bestemmiava. 9 Perch'era come a batter delle botti che fosser vuote, a picchiar que' cavalli; sí rimbombavan né sentiano i bòtti, perocché in ogni parte aveano calli. Né pensar mai che nessun d'essi trotti; s'ivan di passo, era da ringrazialli. Sappi che alcuna volta si fermavano e come pietre il flagel sopportavano. 10 Un giorno, albergo a mano non trovando, dicea ch'era vigilia con digiuno ed altre maliziette va innestando. --Tiriamo innanzi--diceva a ciascuno. Il lacchè disse:--Io mi vi raccomando: voi non mi siete padrone opportuno;-- e gambettando con gran leggiadria, con l'arme del Vesuvio fuggí via. 11 Poté ben Filinor gridare a gola: --Ritorna indietro, briccon, dove vai?-- colui pe' fatti suoi via se ne vola, e non rispose e non si volse mai. Questa disgrazia poscia non fu sola; furon molte, lettor, come udirai. Non comincia fortuna mai per poco, quando si prende alcuno a scherzo, a giuoco. 12 Filinoro era omai senza un quattrino. Quindici miglia è lungi da Parigi: si vedeva e pareva quasi vicino un miglio il campanil di San Dionigi; ma e' cavai non potean piú far cammino, e non c'è tempo di scusa o litigi, ché bisognava o crepare o mangiare, donde fu forza a un'osteria l'andare. 13 E per far quell'avanzo della strada gagliardemente e giunger con fracasso, a' suoi rozzoni ogni momento biada e fieno e biada fa gettare a basso. Gridano i servi e non istanno a bada, fanno sudar quell'oste ch'era grasso, e la cucina è di faccende piena: Filinor sta in sul grave e pranza e cena. 14 Due giorni stette quindi a gran diletto: pensa con ciarle di pagar l'ostiere. I servi a quello avevan prima detto ch'egli era imbasciatore all'imperiere; donde tremava l'ostier poveretto, temendo di non dargli dispiacere, e va pur rovistando la credenza per boccon scelti, e dá dell'«Eccellenza». 15 La notte innanzi al partir sopravvenne una gran febbre allo staffier mal sano. Filinoro per questo non isvenne: dice all'ostier:--Tu mi sembri cristiano. Ho quel staffier che par giunto all'amenne: Dio sa se l'amo e se mi sembra strano ch'io per Parigi devo partir tosto, e devo lasciar quel cosí indisposto. 16 Anche un de' miei poledri è molto stracco, e non vorrei per la via qualche tresca. Penso lasciarlo, ed al mio legno attacco tre cavalli e men vado alla tedesca. Lo staffier t'accomando, e non a macco: fa' che il caval di stalla mai non esca. Per sicurtá dell'uomo e del cavallo, oste, io non pago il conto senza fallo. 17 Manderò poi fra quattro o cinque giorni a levare il cavallo ed il mio servo, ch'io prego Dio che in sanitá ritorni. Il mio dovere a quel punto riservo.-- L'oste guardava quegli abiti adorni; per soggezion gli tremava ogni nervo: disse che avrebbe perduta la vita, prima che uscir dagli ordini due dita. 18 A cenni d'occhi e mani nobilmente e fiutando tabacco, Filinoro fe' i tre cavalli attaccar prestamente, e lascia il quarto che vale un tesoro. L'oste gli è intorno e gli bacia umilmente con la berretta in mano il gheron d'oro. Filinor parte e l'oste inchina il cocchio insin che può discoprirlo con l'occhio. 19 Or qui potria domandarmi il lettore che cosa avvenne poi del cavalcante. Di tre cavalli è il cocchier conduttore: dunque che fu di quell'altro brigante? Dico che il pose di dietro il signore al cocchio per staffier o vuoi per fante. Filinor nostro è d'intelletto raro, e in ogni caso ritrova il riparo. 20 Fu bella cosa quell'ostier sentire a comandare alla moglie e a' famigli, che si dovesse l'infermo ubbidire. Poscia alla stalla va a dare i consigli come si debba il caval custodire; ma nel guardarlo par si maravigli. --Questo--dicea--d'una rozza è il cadavero, e debbe aver mangiato del papavero.-- 21 Perocché stava molto sonnolento, e gli occhi cispi aveva e rinfossati. --Disse il signor ch'è un poledro: io pavento ch'egli abbia almen quarant'anni passati,-- diceva l'oste; e pigliandolo al mento, gli vide in bocca denti smisurati. Sente che in quel spettezzava e tossiva: l'oste gridava a' que' sternuti:--Viva!-- 22 E tra sé disse:--Omè lasso, ho mal fatto;-- e dubitava forte del suo danno. Lasciamo l'oste irato e stupefatto, che attenda sua ventura con affanno. Filinor era da lungi un buon tratto; e mentre galluzzava dell'inganno, una sciagura gli avvenne terribile: io so, lettor, che ti parrá impossibile. 23 Ma vo' che tu mi tenga in ciò che narro uomo informato e storico fedele, perch'io non vendo per frumento farro, lasche per trotte o le zucche per mele; ché temo sempre l'occhio del ramarro, o giungan dov'è buio le candele, e se c'è fanfalucca, si discopra per biasmo dello storico e dell'opra. 24 Dico che un vento improvviso levato, il caval primo sciolto ritrovando, che pareva un carcame figurato e andava d'un trottino vacillando, lo spinse con un soffio in un fossato. Filinor esce col cocchier gridando e dice:--Tristo! il tuo mestier non sai; s'è morto il mio puledro, il pagherai.-- 25 La bestia s'era scavezzata il collo, e si poté ben tirare e gridare, ché fu vana ogni voce ed ogni crollo; Filinoro il cocchier vuol batacchiare. Grida il cocchier scrignuto:--Io son satollo; so ben dove la cosa ha a terminare. Lei vuol le cento lire del salario dipennar per la rozza dal lunario. 26 Io n'ho stupore, e non sare' dovere voler per venti camuffarne cento; oltre che non fu colpa del mestiere, ma del rozzon semivivo e del vento.-- Filinor grida:--Come! a un cavaliere un servo parla con tanto ardimento?-- Poi croscia in sulla gobba col bastone, e due e tre e quattro delle buone. 27 Tanto che fuggí via con gli stivali colui, lasciando il padron e il guadagno. A Filinor di quattro servigiali rimase il cavalcante buon compagno, e due de' quattro valenti animali. Diceva il cavaliere:--Io son nel gagno, perdio, de' tristi;--e poi si raccomanda al cavalcante; e quel sale alla banda, 28 e me' che può verso Parigi arranca. Lungi tre miglia esser poteva ancora: non era la fortuna però stanca. Ma tacerò di Filinor per ora, perocché v'ho tenuti sulla panca a ragionarvi d'esso ben un'ora, e certi accidentucci v'ho narrati che forse v'averanno addormentati. 29 Dico però: dovete accontentarvi se gli accidenti non vi paion grandi, perocché voi dovreste ricordarvi, non s'usavan piú i fatti memorandi, e che a principio proposi narrarvi cambiati in tutto i Rinaldi e gli Orlandi e i paladini e la plebe e i signori, per la virtú dell'ozio e de' scrittori. 30 E voglio che sappiate, uditor vaghi, acciò questo viaggio non v'annoi, vi risparmiai gli accidenti degli aghi, al crepar delle redini e de' cuoi, e come cento volte con gli spaghi furon rattacconati i tiratoi; e mille accidentin non posi in rima, che non s'usavan ne' viaggi prima. 31 Io trovo ne' romanzi di que' tempi certe avventure magre da pidocchi, e fatti da sbavigli, cosí scempi, di quei poeti, e lunghi un tirar d'occhi, che riformavan quegli antichi esempi di battaglie, di giostre e spade e stocchi; onde le genti che leggevan quelli erano imitator de' scrittorelli. 32 Or vi conduco a Marfisa e a Ruggero. Io lasciai quella molto screditata, ed il fratel disperato e in pensiero pel caso che non s'era maritata. E per casa diceva:--Per Dio vero, non so che far di quella spiritata.-- La moglie Bradamante lo molesta, tanto ch'egli è per spezzarsi la testa. 33 Don Guottibuossi era suo confidente, maestro a' figliuoletti e fa il fattore; teneva i conti diligentemente e sprezza anche le legna per buon core. È spenditor, mansionario e servente di Bradamante, spia e imbasciatore; ed andava anche in maschera con quella, e non aveva trista la gonnella. 34 Perocché prima di cantar la messa avea dato il manipolo a baciare; e Bradamante fu capitanessa le genti al sacro bacio ad obbligare, e delle mancie dispose con essa. Per prima cosa s'ebbe a comperare un vestito da maschera attillato, e l'ebbe caro mezzo il ricavato. 35 Onde si dava poi gran sicumera a servir Bradamante il carnovale alle commedie, ed al caffè la sera. Ma spesse volte la passava male, ché quella dama, dove il popol era, lo strapazzava come un animale. Egli faceva un risolin sardonico, e poscia diveniva malinconico. 36 Pur s'affannava per acquistar merito sempre, e va mulinando qualche tratto che lo faccia alla dama benemerito. Qualunque cosa per questo avria fatto, per non star sempre come nel preterito; e si pensò che, se con qualche matto o savio maritar potea Marfisa, avrebbe avuta grazia in questa guisa. 37 V'era in quel tempo un uom ricco a Parigi, che un giorno fu lo scudiere d'Orlando, come si legge, chiamato Terigi, ch'era pel mondo andato assai girando, quando s'usava, seguendo i vestigi del conte, che gran re venía ammazzando, e duchi e cavalieri carchi di perle ed oro e gemme a gran costo d'averle. 38 Costui previde che il costume antico aver dovea riforma in tempo corto, sicché per non restare un dí mendíco, quando il padrone avea qualche re morto, e' non istava a grattarsi il bellíco: tosto che l'alma andava s'era accorto, spogliava l'ammazzato d'ogni cosa, insin della camicia sanguinosa. 39 Sicché d'oro, di gioie e ricche spoglie pel corso di molt'anni un magazzino aveva empiuto, e a chi venía le voglie sapeva vender caro il malandrino, ch'avria tratti danar sin dalle foglie; e poiché in questa forma fe' bottino di piú d'un milione di ducati, prese gabelle a fitto dagli Stati. 40 E mantenendo sgherri e berovieri, degli utili sfondati ne traeva; poi comperava palagi e poderi, tanto che immense entrate fatte aveva; e infine feudi prese e misti imperi, e privilegi e titoli prendeva di conte, di marchese e di barone; facea conviti e gran conversazione. 41 Ma perch'egli era di basso lignaggio, volea nobilitare i discendenti, e cerca far qualche bel maritaggio per acquistare aderenze e parenti. Don Guottibuossi vide, come saggio, da far un colpo, con begli argomenti, che a Bradamante ed a Rugger piacesse, se Marfisa a Terigi unir potesse. 42 E dato cenno a don Gualtieri un giorno, che cappellan con Terigi si stava, di questo suo pensier e' parla adorno. Gualtier da Mulion non rinculava, anzi promise fare a lui ritorno, ma che se la faccenda bene andava, e' non saria contento a un par di guanti: poi disse mal del mestier de' pedanti. 43 Che guadagnava una pidocchieria a insegnar per le case con affanno, bastando appena la mansioneria per i suoi vizi due mesi dell'anno. --Se non guadagno qualche cortesia-- dicea Gualtier--con arte e con inganno nelle inframesse o per alcun raggiro, credimi, Guottibuossi, egli è un martíro.-- 44 Don Guottibuossi gli rispose:--Basta, proccuriam ch'abbia effetto la faccenda.-- Alfin fu rimenata ben la pasta, per non far troppo lunga la leggenda. Terigi fu contento e non contrasta, Rugger anch'esso par che condiscenda: nel parentado ci fu qualche sciarra, ma il nodo stava in Marfisa bizzarra. 45 Diceva Bradamante al suo Ruggero: --Deve ubbidirvi, le siete fratello.-- Dicea Rugger:--Perdio, che mi dispero: dovereste conoscer quel cervello. S'ella dice:--Nol voglio--dite il vero, degg'io far, ch'ella il prenda, col coltello?-- Don Guottibuossi era un abile prete, e disse:--Io vo' parlarle, se il volete.-- 46 Furon contenti e a lui s'accomandâro. Il prete pensa una sua malizietta. Trova Marfisa sola, ed ebbe caro, ché rado fu trovata o mai soletta. Ell'era appunto in un pensiero amaro, che le parea veder piú poca fretta ne' concorrenti e ne' visitatori, e raffreddati i sospiri e gli amori. 47 Perocch'eravam giunti agli anni trenta, e, unita agli anni la sua stravaganza, a poco a poco aveva quasi spenta ne' cori degli amanti la costanza. Stava rimproverando malcontenta in dieci lettre la poca creanza a questo e quell'amador disertato, quando don Guottibuossi è capitato. 48 Marfisa l'accettava volentieri, ch'anche de' preti comincia a degnarsi. --Ben venga il soprastante a' cimiteri-- gli disse e che dovesse accomodarsi. Rispose il prete:--I'ho de' gran pensieri veder Marfisa ancor maggese starsi, e sentire i discorsi della piazza, che non fanno vantaggio a una ragazza.-- 49 Disse Marfisa:--Prete mio da gabbia, deh, dimmi un poco che di me si dice;-- e cominciava accendersi di rabbia, facendo sulle guancie la vernice. Dice il prete:--E' non è mestier ch'io v'abbia a narrar tutto; basta che disdice, una fanciulla d'un merto infinito invecchi in casa e non trovi marito. 50 E quel che piú mi trafigge nel core è che, pensando al caso vostro d'ora, m'affaticai come buon servidore ed avea tratto un bel partito fuora. Ma fui cacciato come un traditore, dicendolo a Rugger, che grida ancora. Fa piú d'esso la sposa Bradamante: mi die' giú per lo capo del «forfante», 51 gridando che il partito non è buono, e ch'è passato il tempo de' mariti, e ch'io pensassi a cantare in bel tuono il vespro e non a cercarvi partiti. Io per giustificarmi sol qui sono, perché i discorsi vengon travestiti; e non vorrei, se il falso vi si mostra, uscir, Marfisa, dalla grazia vostra.-- 52 Disse Marfisa:--Altro non vo' sapere; e basta mio fratello e mia cognata abbian di questo nodo dispiacere, fa ragion che la scritta sia firmata. Fosse lo sposo un magnano, un barbiere, dico per via di dire, io son parata; se fosse il diavol, non avrò paura: vo' che facciamo tosto la scrittura. 53 --E' non è il diavol--rispondeva il prete,-- ch'è il marchese Terigi quel ch'io dico; ma non posso giá far ciò che volete: Bradamante e Rugger non vo' nimico.-- Non è da dir se a Marfisa la sete cresce di porre iscompiglio ed intrico: basta a' parenti il nodo dispiacesse, quest'era una ragion ch'ella il volesse. 54 Don Guottibuossi fa del pauroso, e dice:--O voi vedete, o voi pensate, non posso fare--e finge il schizzinoso. Marfisa alfin minaccia le ceffate. Donde pur vinse il prete malizioso con queste bagattelle artifiziate, e infine disse:--E' convien giocar netto: del resto ad ubbidirvi mi rassetto. 55 Fate la cosa appaia un voler vostro; io mi difenderò dal canto mio e porrò in opra la voce e l'inchiostro: avrem l'intento, s'è in piacer di Dio.-- E detto questo, come a Rugger nostro e a Bradamante:--Che direte s'io vinta ho Marfisa--disse--in due parole? E non è condiscesa, anzi lo vuole.-- 56 Diceano i due congiunti:--Com'hai fatto?-- Don Guottibuossi avvisa della tresca e dice:--E' vi bisogna ad ogni patto mostrar che il matrimonio vi rincresca, e farvi trascinare in sul contratto, e lasciar che Marfisa la prima esca a ragionarne; e condurrem la trama: per altra via non si piglia la dama.-- 57 Giá era di tre ore mezzogiorno suonato, e ancor da Rugger non si pranza (ché in casa a' grandi era quasi uno scorno pranzare innanzi: tal era l'usanza); onde udivansi i servi andare attorno chiamando a desco con bella creanza. Siedono a mensa. Marfisa siedeva, e sta ingrognata e mangiar non voleva. 58 Don Guottibuossi non mangia, divora, e mostra la faccenda a lui non tocchi. Rugger, ch'era pur saggio, s'addolora, e mangia adagio e talor chiude gli occhi, e tra sé duolsi d'avere una suora da pigliar con la trappola che scocchi. E Bradamante in sull'avviso stava, e spicca morsellini e sogghignava. 59 Marfisa guarda l'un l'altro nel viso, e scherza or col cucchiaio or col coltello, ed or sul grasso in qualche tondo intriso scrive con la forchetta, or fa fardello del tovagliuolo, or suona all'improvviso con le dita in sul desco il tamburello, or crolla il capo, or s'affisa nel tetto, e mostra fuor ciò che serra nel petto. 60 In tutti gli atti si vedeva aperto ch'ella voleva alcun le ragionasse, per appiccare una sciarra, un concerto di voci, che tre ore lungo andasse. Ma poich'ella ebbe il silenzio sofferto un pezzo senza che alcun le parlasse, sendo il pranzo finito, in Rugger fisse tenne le luci bieche e poi gli disse: 61 --Tempo è ch'io, stanca, fracida, annoiata, me n'esca un tratto da questa famiglia, e rimanga padrona la cognata che un po' troppo il buon sposo suo consiglia. Però, signori, io mi son maritata; abbiate se il volete maraviglia: il marchese Terigi è giá mio sposo, né fia, quando a me piace, difettoso. 62 Non crediate v'avvisi perch'io creda esser tenuta a dirvi i fatti miei. De' pregiudizi amichi non son reda e d'ubbidenze sciocche da plebei: le mie letture hanno fatto ch'io veda che farlo senza dirvelo potrei. Ma perché so che di Terigi ostico vi sembra il nodo, appunto ve lo dico. 63 Le risa appena trattien Bradamante: se stava ferma, guastava la cosa; donde rizzossi con atto arrogante e mostrò di partirsi disdegnosa. Rugger mostrossi irato nel sembiante, e disse:--O Dio, quando averò mai posa? Non mi potete dar maggior sciagura di questa ch'ora provo né piú dura.-- 64 E terribil volgendosi a Marfisa, disse:--Aprite gli orecchi a quel ch'io parlo. Non sará mai la famiglia di Risa tal parentado possa sopportarlo; se tentate avvilirla in cotal guisa, e un gabellier cognato a Rugger farlo, dico che prima voi sarete appesa, sorella cieca e sorda e pazza resa.-- 65 Qui le risposte, il fracasso e le grida furono orrende fuor d'ogni pensiero, e piú Marfisa al suo Terigi è fida, quanto l'aborre e disprezza Ruggero. Dicea Ruggero:--Prete, mala guida-- a Guottibuossi,--io non son sí leggero, che non intendo questo guazzabuglio esser pretino fetente garbuglio. 66 Ma i preti si dovrieno all'etá nostra porgli in catena a biscottel muffato, ché in tutto voglion far di loro mostra, dimenticando il sacro chericato.-- Don Guottibuossi pur la zucca prostra due o tre volte e sta mortificato, e poiché fino al finocchio ha consunto, gli parve allor di ragionare il punto. 67 E disse:--In coscienza questa dama può dir s'io feci a lei parola alcuna; ma veggio alfin che odiato è chi piú ama, e converrá ch'io cerchi altra fortuna. Vero è ch'io dissi a voi:--Terigi brama averla in moglie;--ch'io credo opportuna l'occasion, perché non cerca dote; ma feci solo a voi le cose note. 68 E poiché siamo in su questo proposito, parlerò netto e senz'alcun timore. Questo mio sacro capo vi deposito, Rugger, che a non voler siete in errore. L'usanza è dal passato ora all'opposito. È una cosa fantastica l'onore: di parentado e di genealogia si ride il mondo c'ha filosofia. 69 Voi siete pien d'antichi pregiudizi, né alle commedie nuove andate mai, né i romanzi novei, pien d'artifizi dotti, leggete, che insegnano assai. Certe antiche virtudi ora son vizi, e non importa un fil di paglia omai l'esser figliuol di dama o di puttana, come un nuovo romanzo oggi ci spiana. 70 Quando un uom ricco di basso lignaggio chiede una dama illustre per isposa, e senza dote a tôrla egli ha coraggio, non è alla moda il bilanciar la cosa; perocché due famiglie n'han vantaggio, e la faccenda sembra prodigiosa: se una risparmia e da quel ch'è non esce, l'altra in opinione e in boria cresce. 71 Il nobil anzi in sull'altro casato mantien certa arroganza e preminenza, ché può voler da quel ciò c'ha sognato per una stabilita conseguenza. Terigi è di Marfisa innamorato, ed è sí ricco e ha titol d'«Eccellenza»; la fanciulla il torrebbe, e non so poi per qual ragion lo ricusate voi.-- 72 Rugger raddoppia minacce e disprezzi, Marfisa gonfia e grida:--Il voglio, il voglio;-- in sullo spazzo i bicchier getta in pezzi, ordina al prete di rogare il foglio. Don Guottibuossi a tutti dui fa vezzi, e mena con tant'arte quell'imbroglio che fece dire a Rugger con dispetto: --Col diavol sia! l'assenso vi prometto.-- 73 Ed accordata e fatta la scrittura fu da Ruggero sempre rinculando; e Bradamante brusca in guardatura si fa sentir per casa borbottando. Don Guottibuossi a Marfisa paura e gran fatica e sudor va mostrando. Dicea Marfisa:--E' l'avranno alla barba: e' de' bastar; questa cosa a me garba.-- 74 Un giorno che le visite accettava, le congratulazioni, i complimenti, per tutta la cittá si ragionava che in un caffè morto era in due momenti un paladin, ma il nome si cambiava, come suol fare il furor fra le genti. Era ognun curioso di saperlo, siccome voi; ma per or vo' tacerlo. FINE DEL CANTO TERZO CANTO QUARTO ARGOMENTO. Del sigillo real morto è il custode; nascon baruffe per la sepoltura. Pel maritaggio di Marfisa s'ode grand'apparecchio, e don Gualtieri ha cura. La bizzarra la visita si gode del sposo, ch'è una gran caricatura. Le spose alla Ruet van mascherate; una comparsa l'ha disordinate. 1 Tanto il pensar de' paladin corrotto era, per quanto leggo e al parer mio, che a gravi colpi di sopra e di sotto, fulmin, tremuoto o simil lavorio, e alle morti improvvise, sette ed otto, che per avviso lor mandava Dio, non istupiano o troncavan niente i lor vizi e lo stare allegramente. 2 I fulmini, i tremuoti e la tempesta dicevano esser cosa naturale: venti bestemmie ed un crollar di testa era sollievo a chi veniva il male. Scherzando in una forma disonesta, rideano e si diceano alla bestiale: --Io salmeggiai, arsi ulivo e candele, e la tempesta venne piú crudele.-- 3 Cadeva uno, apoplettico d'un colpo: diceano:--Questo succeder dovea: egli avea membra strane come il polpo; tal macchina sussister non potea.-- Alcun diceva:--Io veramente incolpo la vita solitaria che tenea. Per viver molto e godere e star bene, perdio! passarla come noi conviene.-- 4 A' sacerdoti che dicean da vero: --Segni son dell'eterna providenza,-- dicean col viso ironico e severo: --Dice pur ben la Vostra Riverenza!-- Le femminette con umil pensiero, e i dozzinali mostravan credenza; ma tuttavia la carne ed il rubare 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000