crudeli et inaudita rabie et plus quam pagana impietate adversus ecclesias Dei insurgere, passione christianos trucidare-, etc. (Wibert, c. 6). L'onesto Pugliese si contenta di indicare con calma l'accusatore di questo popolo qual uomo -veris commiscens fallacia- (l. XI, p. 259). [188] Tutte queste particolarità che si riferiscono alla politica de' Greci, alla ribellione di Maniaces ec., possono vedersi in Cedreno (t. II, p. 757, 758), in Guglielmo Pugliese (l. I, p. 257, 258: l. II, p. 259), e in due Cronache di Bari lasciateci da Lupo Protospata (Muratori -Script. rer. ital.-, t. V, p. 42, 43, 44), e da autore anonimo (-Antiq. ital. med. aevi-, t. I, p. 31-33). Quest'ultima è un frammento di qualche pregio. [189] Argiro ottenne, dice la Cronaca anonima di Bari, imperiali patenti, -faederatus et patriciatus et catapani et vestatus.- Il Muratori ne' suoi Annali (t. VIII., p. 426) fa giustamente una correzione, ossia interpretazione, su questa ultima parola. Egli legge -sevestatus-, vale a dire -Sebastos-, ossia di Augusto: ma nelle sue -Antichità-, seguendo il Ducange, fa di questo -sevestatus-, un officio di palagio, cioè quello di Gran Mastro della guardaroba. [190] Viberto ha composta una vita di S. Leone IX, ove si ravvisano le passioni e le massime pregiudicate del suo secolo; opera stampata a Parigi nel 1615 in 8.º, e inserita indi nelle Raccolte de' Bollandisti del Mabillon e del Muratori. Il signore di Saint-Marc (-Abrégé- t. II, p. 140-210, e p. 25-95) ha narrata con molta accuratezza la storia pubblica e privata di questo Pontefice. [191] -Vuol dire qui l'Autore, che Leone IX il Santo aveva l'indole sì semplice, che poteva ingannare sè stesso, e colla sua autorità sugli animi del popolo, siccome Papa, indurre gli altri in inganno, senza volere, e senza avvedersi di essere ingannatore. Leone per la sua indole poteva ingannarsi ne' negozj familiari, o politici, ed indurre in inganno gli altri; ma nella cosa di cui trattavasi non sembra essersi potuto ingannare, nè essersi ingannato. Trattavasi di soccorrere gli abitanti della Puglia, e di far che i Normanni pagassero le decime ecclesiastiche: bisogna per altro confessare, che è, in quei tempi d'ignoranza e di barbarie, da condannarsi il costume di usare le armi, inducendo ad impugnarle i poveri popoli, per sostenere le censure, le scomuniche, fatte di tal maniera più spaventose.- (Nota di N. N.) [192] V. intorno alla spedizione di Leone IX contra i Normanni, Guglielmo il Pugliese (l. II; p. 259-261) e Gioffredo Malaterra (l. I, c. 13, 14, 15, p. 253). Questi due autori danno a divedere imparzialità; perchè la preoccupazione nazionale che tiene gli animi loro, è contrabbilanciata da un'altra preoccupazione di mestiere, siccome preti. [193] -Il Cattolico romano non chiama superstizioso il rispetto dei Normanni verso S. Leone IX: s'egli seguì il cattivo uso del suo tempo barbaro facendo la guerra a' Normanni pei motivi indicati, il buon credente sentirà che doveva a' Normanni, buoni cattolici, far grande impressione il vedere un Papa, generale d'un'armata nemica.- (Nota di N. N.) [194] -Teutonici quia Caesaries et forma decoros- -Fecerat egregie, proceri corporis illos,- -Corpora derident normannica, quae breviora- -Esse videbantur.- I versi del Pugliese non hanno per l'ordinario maggior pretensione: ma egli si anima poi quando gli accade il descriver battaglie. Due delle sue comparazioni, tratte dalla caccia del falco e della negromanzia, servono ad indicare i costumi dei suoi tempi. [195] Il signor di Saint-Marc (t. II, p. 200-204) cita le lamentanze, o le censure che sulla condotta del Pontefice vennero fatte in allora da rispettabili personaggi. Avendo Pietro Damiano, l'oracolo di quella età, ricusato ai Papi il diritto di far la guerra, il cardinale Baronio (-Annal. eccles.- A. D. 1053, n. 10-17) rimanda l'eremita al suo posto (-Lugens eremi incola-) sostenendo con calore le prerogative delle due spade di S. Pietro[*]. * -Si sa qual uso siasi sempre fatto ne' secoli passati di quell'espressione dell'Evangelo:- ecce duo gladii hic, -asserendo la Corte romana, e sostenendo i Teologi di quella Chiesa, che una delle due spade era la figura della forza delle scomuniche e dell'autorità spirituale del Papa, e l'altra della sua autorità nelle cose temporali. Quanto al Cardinal Baronio sanno gl'illuminati ingegni, ch'egli ne' suoi- Annali ecclesiastici -spesse volte eccede in favorire la Corte di Roma, e che quell'Opera corretta dal dottissimo Pagi, e nell'istoria, e nella cronologia, e ne' ragionamenti, acquistò maggior pregio dalla critica di lui, che dall'autore, che ebbe il merito d'aver ordinato gli Annali, ma non discernimento nel trattare la materia, e ne' giudizj.- (Nota di N. N.) [196] Il Giannone (-Istor. civ. di Napoli-, t. II, p. 37-49-57-66) discute con eguale abilità e come giureconsulto, e come antiquario, l'origine e la natura delle investiture pontificie: ma fa vani sforzi per conciliare insieme i doveri di patriota e di cattolico, e colla futile distinzione, -Ecclesia romana non dedit, sed accepit-, si sottrae alla necessità di una confessione sincera, ma pericolosa. [197] Le particolarità che riguardano la nascita, l'indole e le prime imprese di Guiscardo, trovansi in Gioffredo Malaterra (l. I, c. 3, 4-11-16, 17, 18-38, 39, 40), in Guglielmo Pugliese (l. II, pag. 260-262), in Guglielmo Gemeticense, o di Jumièges (l. XI, c. 30, p. 663, 664, ediz. di Camden), in Anna Comnena (-Alexiade-, l. I, p. 23, 27, l. VI, p. 165, 166) colle note del Ducange (-Not. in Alex.- p. 230-232-320), che ha raccolte tutte le Cronache latine e francesi, e nuovi schiarimenti ne ha tratti. [198] Ο δε Ρομπερτος (parola corotta alla Greca) ουτος ην Νορμαννος το γενος, την τυχην ασημος.... e altrove εξ αφανους πανυ τυχης περιφανης, -Romperto- (parola corrotta alla greca invece di Roberto) -era Normanno di nazione, ignobile di nascita-.... e altrove -divenuto illustre dopo una nascita affatto oscura-, e in un altro luogo (l. IV, p. 84) απο εουχατης πενιας και τυχης αφανους -da una estrema miseria a da oscura nascita.- Anna Comnena era nata per vero dir nella porpora; non così il padre suo di privata condizione, illustre bensì, ma innalzato dal merito solamente. [199] Il Giannone (t. II, p. 2), dimenticando i suoi autori originali, per far derivare Guiscardo da una schiatta principesca, si fida alla testimonianza d'Inveges, frate agostiniano di Palermo, che vivea nell'ultimo secolo. Questi due autori prolungano la successione dei Duchi, fino a Guglielmo II il Bastardo o il Conquistatore, che credevasi (-comunemente si tiene-) il padre di Tancredi di Altavilla. Questo errore è maiuscolo, ed eccita tanta maggior maraviglia, che allor quando il figlio di Tancredi guerreggiava nella Puglia, Guglielmo II non avea più di tre anni (A. D. 1037). [200] Il giudizio del Ducange è giusto e moderato: «-Certe humilis fuit ac tenuis Roberti familia, si ducalem et regium spectemus apicem, ad quem postea pervenit; quae honesta tamen et, prater nobilium vulgarium statum et conditionem, illustris habita est, quae nec humi reperet, nec altum quid tumeret-». (Guglielmo di Malmsb. -De gest. Anglorum-, l. III, p. 107, -Not. ad Alexiad.-, p. 230). [201] Citerò alcuni de' migliori versi del Pugliese (lib. II, pag. 270), -Pugnat utraque manu, nec lancea cassa, nec ensis- -Cassus erat, quocunque manu deducere vellet.- -Ter dejectus equo, ter viribus ipse resumptis- -Major in arma redit: stimulos furor ipse ministrat.- -Ut leo cum frendens-, etc. · · · · · · · · · · · · · · · · · · · · -Nullus in hoc bello, sicuti post bella probatum est,- -Victor vel victus, tam magnos edidit ictus.- [202] Gli autori e gli editori normanni che meglio conoscevano la loro lingua, traduceano la parola Guiscardo o Wiscard nell'altra Callidus, uomo scaltrito ed astuto. La radice Wise è famigliare agli orecchi inglesi, e l'antico vocabolo Wiseacre offre all'incirca lo stesso significato, e la medesima desinenza. Την χυχην πανουργοτατος esprime assai bene il soprannome e l'indole di Roberto. [203] La storia del modo onde Roberto Guiscardo si procacciò il titolo di Duca è un argomento assai intralciato ed oscuro. Seguendo le giudiziose osservazioni del Giannone, del Muratori e del Saint-Marc, ho procurato narrarla nella maniera più coerente e meno inverisimile. [204] Il Baronio (-Annal. ecclesiast.- A. D. 1059, n. 69) ha pubblicato l'Atto originale, ch'ei dice aver copiato dal -Liber censuum-, manoscritto del Vaticano. Ciò nondimeno il Muratori ha pubblicato (-Antiq. med. aevi-; t. V, p. 851-908) un -Liber censuum-, ove un tale atto non trovasi; e i nomi di Vaticano e Cardinale destano egualmente i sospetti d'un protestante e d'un filosofo. [205] -V.- la vita di Guiscardo nel II e III libro del Pugliese, nel I e II di Gioffredo Malaterra. [206] Il Giannone (vol. II della sua -Istoria civile- l. IX, X, XI, e l. XVII, p. 460-470) narra con imparzialità le conquiste di Roberto Guiscardo e di Ruggero I, l'esenzione di Benevento, e delle dodici province del regno. Questa ripartizione però accadde soltanto sotto il regno di Federico II. [207] Il Giannone (t. II, p. 119-127), il Muratori (-Antiq. medii aevi-, t. III, -Dissert.- 44, p. 935, 936), il Tiraboschi (-Istor. della letteratura ital.-) ne hanno offerto uno specchio storico de' medici della Scuola Salernitana. Quanto al giudicare la teorica e la pratica della lor medicina, è tal bisogna che ai nostri medici sol s'appartiene. [208] L'instancabile Enrico Brenckmann ha aggiunte sul finire della sua -Historia Pandectarum- (-Trajecti ad Rhenum-, 1722, in 4.), due dissertazioni, -De Repubblica amalphitana e Da Amalphi a Pisanis direpta-, fondate sulla testimonianza di cenquaranta scrittori; ma poi ha dimenticati i due importanti passi dell'ambasceria di Luitprando (A. D. 959), ove s'instituisce un parallelo fra il commercio e la navigazione di Amalfi e di Venezia. [209] -Urbs Latii non est hac delitiosior urbe,- -Frugibus, arboribus vinoque redundat; et unde- -Non tibi poma, nuces, non pulchra palatia desunt,- -Non species muliebris, abest probitasque virorum.- Guglielmus Appulus, l. III, p. 267. [210] Il Muratori pretende che i versi di cui parlasi, sieno stati composti dopo l'anno 1066, epoca della morte di Odoardo il Confessore, -rex Anglorum-, al quale sono indiritti. Le opinioni intorno a ciò, o piuttosto gli sbagli del Pasquier (-Recherches de la France-, l. VII, c. 2), e del Ducange (-Gloss. lat.-) non indeboliscono in modo alcuno le prove del Muratori. Già nel settimo secolo, era conosciuta l'usanza de' versi rimati; usanza tolta alle lingue nortiche ed orientali (Muratori, -Antiquit.-, t. III; -Dissertat.-, n. 40, p. 686-708). [211] Esattissima ed assai poetica è la descrizione di Amalfi fatta da Guglielmo Pugliese (l. III, p. 267) co' seguenti versi, il terzo de' quali sembra alla bussola riferirsi: -Nulla magis locuples argento, vestibus, auro,- -Partibus innumeris: hac pluribus urbe moratur- -Nauta- MARIS COELIQUE VIAS APERIRE PERITUS. -Huc et Alexandri diversa feruntur ab urbe- -Regis, et Antiochi. Gens haec freta plurima transit.- -His Arabes, Indi, Siculi nascuntur et Afri.- -Haec gens est totum prope nobilitata per orbem,- -Et mercando ferens, et amans marcata referre.- [212] Il nostro Autore appoggia forse questo calcolo ai riferti de' viaggiatori eruditi che nel principio del secolo decimottavo visitarono Amalfi (Brenckm., -De rep. Amalph. Diss.- 1, c. 23); l'Autore però della -Hist. des Rep. Ital.-, nel vol. I, p. 304, ne porta la popolazione a sei o ottomila abitanti. (-N. dell'Ed.-) [213] -Latrocinio armigerorum suorum in multis sustentabatur, quod quidem ad ejus ignominiam non dicimus; sed, ipso ita praecipiente, adhuc viliora et reprehensibiliora dicturi sumus, ut pluribus patescat, quam laboriose et cum quanta angustia a profonda paupertate ad summum culmen divitiarum vel honoris attigerit.- Così il Malaterra s'introduce a narrare il furto de' cavalli (lib. I, c. 25). Dal momento che questo autore fa menzione di Ruggero, suo mecenate (l. I, c. 19), Guiscardo, qual secondo personaggio, sol comparisce. Trovasi qualche cosa di somigliante nella condotta di Velleio Patercolo, Storico di Augusto e di Tiberio. [214] -Duo sibi proficua reputans, animae scilicet et corpori, si terram idolis deditam ad cultum divinum revocaret- (Gioffredo Malaterra, l. II, c. 1). I tre ultimi libri di questo Storico son dedicati a narrare la conquista della Sicilia; e lo stesso Malaterra ha composto il Sommario esatto de' suoi Capitoli (p. 544-546). [215] -V.- la parola -milites- nel Glossario latino del Ducange. [216] Fra le altre circostanze curiose, o bizzarre, il Malaterra ne racconta che gli Arabi aveano introdotto in Sicilia l'uso de' cammelli, (l. 1, c. 33), e de' colombi messaggeri (c. 42); che il morso della tarantola produce una malattia -quae per anum inhoneste crepitando emergit-; fenomeno assai ridicolo cui soggiacque tutto l'esercito de' Normanni, accampato sotto la mura di Palermo (c. 36). Aggiugnerò una etimologia che non è indegna dell'undicesimo secolo. -Messana- è derivato di -Messis-, luogo d'onde le biade venivano dalla Sicilia inviate in tributo a Roma (l. II, c. 1). [217] -V.- la capitolazione di Palermo nel Malaterra (lib. II, c. 45) e nel Giannone che parla sulla tolleranza generale conceduta ai Saracini (t. II, p. 72). [218] Giovanni Leone Affricano (-De medicis et philosophis Arabibus-, c. 14, -presso- Fabricio, -Bibl. graec.- t. XIII, p. 278, 279). Questo filosofo nomavasi Esseriff, Essascialli, e morì nell'Affrica (A. E. 516, A. D. 1112). Tal denominazione ha molta somiglianza coll'altra -Seriff al Eldrisi.- Così chiamavasi chi offerse il suo libro (-Geogr. nubiens.; V.- la -Prefazione-, p. 88, 90, 176) a Ruggero re di Sicilia (A. E. 548, A. D. 1153; D'Herbelot, -Bibl. orient.- p. 786; Prideaux, -Life of Mahomet-, pag. 188; Petis de la Croix, -Hist. de Gengis-kan-, p. 535, 536; Casiri, -Bibl. arab. hispan.- t. II, p. 9-13), onde temo sia accaduto in ordine a ciò qualche equivoco. [219] Il Malaterra parlando della fondazione de' Vescovadi (l. IV, c. 7) porta la Bolla in originale (l. IV, c. 29). Il Giannone, come istorico del paese, offre un'idea di questo privilegio e della monarchia di Sicilia (t. II, p. 95-102), e Saint-Marc (-Abrégé-, t. III, p. 217-301) discute una tale quistione con tutta l'abilità d'un giureconsulto siciliano. [220] Nelle descrizioni della prima spedizione di Roberto contra i Greci, i miei autori sono: Anna Comnena (I, II, IV, V. libri dell'-Alexiade-), Guglielmo Pugliese (lib. IV e V, p. 270-275), e Gioffredo Malaterra (l. III, c. 13, 14-24, 29-39); essi erano contemporanei, e possono riguardarsi come autentici i loro scritti, avvertendo però, che niun d'essi fu testimonio oculare delle battaglie. [221] Una di queste si sposò ad Ugo, figlio di Azzo, o Axo, marchese di Lombardia (Guglielmo Pugliese, l. III, p. 267), ricco, potente e nobile nell'undecimo secolo, e i cui maggiori il Muratori e il Leibnitz hanno scoperto appartenere al nono e decimo secolo. Le due famose Case di Brunswick e di Este derivano da due figli primogeniti del marchese Azzo. -V.- Muratori, -Antichità Est.- [222] Anna Comnena loda e sospira con un po' troppo di libertà questo bel giovinetto, che le venne promesso in isposo quando fu sciolto l'altro contratto di nozze colla figlia di Guiscardo. Nel lib. I, pag. 23, ella dice che questo principe era αγαλμα φυσεως... Θεου χειρων φιλοτιμημα.... χρυσου γενους απορροη -un gioiello dalla natura... una bell'opera delle mani di Dio... una emanazione dell'età d'oro-, ec. (p. 27). Ella descrive altrove il bianco e il vermiglio della pelle, gli occhi di falco ec. l. III, p 71. [223] Anna Comnena (l. I, p. 28-29), Guglielmo Pugliese (l. IV, p. 271), Gioffredo Malaterra (l. III, c. 13, p. 579, 580). Più circospetto si mostra quest'ultimo; ma il Pugliese dice, -Mentitus se Michaelem- -Venerat a Danais quidam seductor ad illum.- Si lasciò sorprendere da questa frode Gregorio VII; e il Baronio è quasi l'unico che la voglia sostenere qual verità (A. D. 1080, n. 44). [224] -Ipse armatae militia non plusquam MCCC milites secum habuisse, ab eis qui eidem negotio interfuerunt attestatur- (Malaterra, l. III, c. 24, p. 583), e sono i medesimi che il Pugliese al l. IV, p. 273 chiama -equestris gens ducis, equites de gente ducis.- [225] Εις τριακοντα χιλιαδας -da trentamila-, così si esprime Anna Comnena (-Alexias-, l. I, p. 37), e un tale calcolo concorda col numero e col carico de' navigli. -Ivit in Dyrrachium cum XV militibus hominum-, dice il -Chronicon Breve Normannicum- (Muratori, -Scriptores-, t. V, p. 278). Io mi sono adoperato a conciliare insieme queste diverse testimonianze. [226] L'Itinerario di Gerusalemme (p. 609, ediz. Wesseling) accenna un intervallo ragionevole e vero di mille stadj, o cento miglia, che stravagantemente hanno duplicato Strabone (l. VI, pag. 433) e Plinio (-Hist. nat.- III, 16). [227] Plinio (-Hist. nat.- III, 6, 16) assegna QUINQUAGINTA -miglia- a questo -brevissimus cursus-, e indica la vera distanza da Otranto alla Vallona o Aulon (d'Anville, -Analyse de sa carte des côtes de la Grèce-, etc. p. 3-6). Ermolao Barbaro che sostituisce il vocabolo -centum- (Hardouin, not. 66, in Plin. lib. III) avrebbe potuto essere corretto da quanti piloti veneziani erano usciti di quel golfo. [228] -Infames scopulos Acroceraunia-, Horat., -Carmen- 1 e 3. Vi è qualche poco di esagerazione nel -praecipitem Africum decertantem aquilonibus et rabiem Noti-, e nel -monstra natantia- dell'Adriatico; ma Orazio palpitante per la vita di Virgilio, è un esempio che ben comparisce nella storia della poesia e dell'amicizia. [229] Των δε εις τον πωγωνα αυτου εφυβρισαντων -insultavanlo per la barba (che gli mancava)- (-Alexias-, l. IV, p. 106). Ciò nondimeno i Normanni si radeano la barba; i Veneziani la lasciavano crescere: di qui avrà avuta origine la mancanza di barba attribuita, poco felicemente per dir vero, a Boemondo (Ducange, -Not. ad Alex.-, p. 283). [230] Il Muratori (-Annali d'Italia-, t. IX, p. 136, 137), osserva che alcuni autori (Pietro Diacono, -Chron. Casin.- lib. III, cap. 49) fanno ascendere l'esercito de' Greci a censettantamila uomini, ma che si può levare il -cento-, lo stesso Malaterra indicandone soli settantamila; piccola svista! Il passo al quale fa allusione il Muratori trovasi nella Cronaca di Lupo Protospata (-Script. ital.- t. V, p. 45). Il Malaterra, (l. IV, 17) parla in termini, ampollosi, ma vaghi, di questa imperiale spedizione: -Cum copiis innumerabilibus-, e il Poeta Pugliese (l. IV, p. 272): -More locustarum montes et plana teguntur.- [231] -V.- Guglielmo di Malmsbury, -De Gestis Anglor.-, l. II, p. 92. -Alexius fidem Anglorum suscipiens, praecipuis familiaritatibus his eos applicabat, amorem eorum filio transcribens.- Orderico Vitale (-Hist. eccles.-, l. IV, pag. 508, l. VII, p. 841) racconta la partenza di questi profughi dall'Inghilterra e il modo onde presero servigio in Grecia. [232] -V.- il Pugliese (l. I, p. 256). Ho già descritto nel capitolo LIV la storia e l'indole di questi Manichei. [233] -V.- il semplice ed ammirabile racconto di Cesare (-Comment. de bell. civil.- III, 41-75). Gli è da deplorarsi che Quinto Icilio (il Signor Guichard) non sia vissuto a bastanza per far le note a questa parte di essi come le ha fatte alle azioni campali dell'Affrica e della Spagna. [234] Παλλας αλλη και μη Σθηνη -un'altra Pallade, ma non Minerva.- Il presidente Cousin (-Hist. de Constantinople-, t. IV, p. 131, in 12) ha tradotto molto aggiustatamente «che combattea come una Pallade, benchè non dotta al pari di quella della Grecia». I Greci aveano composti gli attributi delle loro divinità di due caratteri poco fatti per accoppiarsi, quello di Neith, l'artigiana di Sais nell'Egitto, e quello di una vergine amazzone del lago Tritonio nella Libia (Banier, -Mythologie-, t. IV, p. 1-31, in 12). [235] Anna Comnena (lib. IV, p. 116) ammira con una specie di terrore le maschili virtù di una tal donna. Queste erano più famigliari alle Latine, e benchè il Pugliese (lib. IV, p. 273) faccia menzione della presenza e della ferita della moglie di Guiscardo, affievolisce l'idea della sua intrepidezza: -Uxor in hoc bello Roberti forte sagitta- -Quadam laesa fuit: quo vulnere TERRITA nullam- -Dum sperabat opem, se poene SUBEGERAT hosti.- Il vocabolo -subegerat- non è felice che trattandosi di una donna prigioniera. [236] Απο της του Ρομπερτου προηγησαμενης μαχης, γινοσηων την προτων κατα των εναντιων ιππασιαν των Κελτων ανυποιστον -dalla prima battaglia data da Romperto, conoscendo l'invincibile cavalleria de' Celti che primi combattevano nella fronte- (-Anna-, l. V, p. 133) ed altrove και γαρ Κελτος ανηρ πας εποχουμενος μεν ανυπιστος την ορμην, και την θεαν εστιν -poichè il Celta a cavallo è formidabile non che all'impeto, alla sola vista- (pag. 140). La pedanteria adoperata dalla Principessa nella scelta delle denominazioni classiche ha incoraggiato il Ducange ad attribuire ai suoi compatrioti l'indole degli antichi Galli. [237] Lupo Protospata (t. III, p. 45) dice seimila; Guglielmo Pugliese più di cinquemila (l. IV, p. 275): nel che è lodevole e singolare la lor modestia; era sì facile ad essi con un tratto di penna l'uccidere venti o trentamila scismatici, od infedeli. [238] I Romani riguardando come nome di cattivo augurio il nome -Epidamnus-, gli sostituirono l'altro -Dyrrachium- (Plinio, III, 26), di cui il popolo avea fatto -Duracium- (-V.- il Malaterra), vocabolo che ha qualche somiglianza coll'altro, -durezza.- -Durando- era uno fra i nomi di Roberto, e veramente Roberto potea chiamarsi un -Durando-; giuoco scipitissimo di parole. (Alberic, Monach. -in Chron.-, -V.- Muratori, -Annali d'Italia-, t. IX, p. 137). [239] βρουχους και ακριδας ειπεν αν τις αυτους πατερα και υιον -il padre e il figlio erano appellati bruchi e locuste- (-Anna-, lib. I, pag. 35). Mercè tali comparazioni, tanto diverse da quelle di Omero, costei s'immagina inspirar disprezzo ed orrore contra il -cattivo animaluzzo- che appellasi conquistatore. Fortunatamente il comun raziocinio, ossia la comune irragionevolezza, ai lodevoli disegni della greca Principessa fan guerra. [240] -Prodiit hac auctor Trojanae cladis Achilles.- Virgilio nel libro secondo dell'Eneide (-Larissaeus Achilles-) aggiugne forza alla supposizione del Pugliese (l. I, p. 275), supposizione non giustificata dalle geografiche descrizioni che si trovano in Omero. [241] L'ignoranza ha tradotto των πεδιλων προαλματα, (-punte de' talari-) -Speroni-; e questi impacciavano i cavalieri che combattevano a piedi (Anna Comnena, -Alexias-, lib. V, p. 140). Il Ducange ha dedotto il vero significato di queste parole da una usanza ridicola, ed incomoda, durata dall'undicesimo secolo fino al decimoquinto. I ridetti speroni, configurati a guisa di scorpione, aveano talvolta due piedi e una catenella d'argento che gli attaccava al ginocchio. [242] Tutta questa lettera merita di essere letta (-Alexias-, l. III, p. 93, 94, 95). Il Ducange non ha intese le seguenti parole αστροπελεκυν δεδεμενον μετα χρυμαφις. Ho procurato di dar loro una interpretazione possibilmente plausibile: χρυμαφιου significa -corona d'oro.- Simone Porzio (-in Lexico graeco-barbar.-) dice che ασροπελεκυς equivale a κεραυνος, πρηστηρ, lampo. [243] Intorno a questi principali fatti rimetto i leggitori agli storici Sigonio, Baronio, Muratori, Mosheim, Saint-Marc etc. [244] Le vite di Gregorio VII sono o leggende, o invettive (Saint-Marc, -Abrégé-; t. III. p. 233; ec.), e i moderni leggitori non crederanno più ai suoi miracoli che ai suoi sortilegi. Nel Leclerc (-Vie de Hildebrand, Bibliothèque ancienne et moderne-, t. VIII) si trovano diverse nozioni instruttive a tale proposito, e molte dilettevoli nel Bayle (-Dictionaire critique, Grégoire VII-). Questo pontefice fu, non v'ha dubbio, un uomo sommo, un secondo Atanasio, in un secolo più fortunato per la Chiesa. Mi sarà egli lecito aggiugnere che il ritratto di Atanasio da me offerto nel Capitolo XXI è uno de' tratti della mia storia de' quali mi trovo meno scontento? [245] -Ciò che qui dice l'autore di Gregorio VII forse è esagerato; vegga il lettore ciò che abbiamo scritto di questo Papa famoso in una Nota al vol. IX.- (Nota di N. N.) [246] Anna, col rancore proprio ad una scismatica greca, chiama Gregorio καταπτυσος ουτς Παπας (lib. I, pag. 32), un Papa e un prete degno che gli sia sputato addosso; lo accusa di aver fatto frustare gli ambasciatori di Enrico, di aver fatto ad essi rader la barba; forse d'averli privati degli organi della virilità (p. 31-33); ma questo crudele oltraggio è poco verisimile, nè ben provato. -V.- la sensata prefazione del Cousin. [247] -.... Sic uno tempore victi- -Sunt terrae Domini duo: rex Alemannicus iste,- -Imperii rector romani maximus ille.- -Alter ad arma ruens armis superatur: et alter- -Nominis auditi sola formidine cessit.- È cosa non poco singolare che questo poeta -latino- parli dell'Imperatore -greco- come se governasse l'Impero -romano- (t. IV, p. 274). [248] La narrazione del Malaterra (l. III, c. 37; pag. 587, 588) è autentica, minuta, imparziale. -Dux ignem exclamans urbi incensa-, etc. Il Pugliese attenua la disgrazia: -inde- quibusdam -aedibus exustis-, disgrazia che alcune Cronache parziali si studiano esagerare (Muratori, -Annali-, t. IX, pag. 147). [249] Il Gesuita Donato (-De Roma veteri et nova-, l. IV, c. 8, p. 489) dopo avere parlato di una tale devastazione, aggiugne con grazia: -Duraret hodieque in Caelio monte interque ipsum et Capitolium miserabilis facies prostratae urbis, nisi in hortorum vinetorumque amenitatem Roma resurrexisset, ut perpetua viriditate contegeret vulnera et ruinas suas.- [250] Il titolo di Re promesso, o conferito a Roberto dal sommo Pontefice (-Anna- l. I, p. 32) è a bastanza provato dal Poeta Pugliese (l. IV, p. 270): -Romani regni sibi promisisse coronam- -Papa ferebatur.- e non intendo il perchè questo nuovo tratto di giurisdizione apostolica spiaceva al Gretser e ad alcuni altri difensori del Papa. [251] -V.- Omero -Iliade- B. (quanto detesto questo metodo pedantesco di citare i libri dell'Iliade colle lettere dell'alfabeto greco!) 87 ec. Le api di Omero offrono l'immagine di una turba disordinata; perchè la loro disciplina, e i lavori repubblicani sembrano idee di un secolo posteriore (-V. Eneide-, lib. I). [252] Guglielmo Pugliesi (l. V, p. 276). L'ammirabile porto di Brindisi ne formava due; il porto esterno offeriva un golfo coperto da un'isola, il quale per gradi si restringeva, e comunicava, mediante un canale, nel porto interno che da due bande comprendea la città. Cesare e la natura, sonosi adoperati a rovinarlo: e a petto di siffatte potenze che valgono i deboli sforzi del governo Napolitano? (Swinburne's -Travels in the two Sicilies-, vol. I, p. 384-390). [253] Guglielmo Pugliese (l. V, p. 276) descrive la vittoria de' Normanni, e dimentica le due sconfitte anteriori, che Anna Comnena però non dimentica (l. VI, p. 159, 160, 161); anzi a sua volta, ella inventa, o esagera una quarta battaglia ove i Veneziani sono vendicati delle perdite sofferte, e del loro zelo ricompensati. I Veneziani non la pensavano così, poichè rimossero il loro Doge, -propter excidium stoli.- (Dandolo -in Chron.-, Muratori, -Script. rerum italicarum-, tom. XII, pag. 249). [254] I più autentici fra gli storici, Guglielmo Pugliese, (l. V, p. 277), Gioffredo Malaterra (l. III, c. 41, p. 589), e Romualdo di Salerno (-Chron. in- Muratori, -Script. rerum ital.- t. VII) non fanno parola di un tale misfatto, che trovano tanto evidente Guglielmo di Malmsbury (l. III, p. 107) e Ruggero di Hoveden (pag. 710, -in Scrip. post Bedam-). L'Hoveden anzi ne viene spiegando, come Alessio il Giusto sposasse, incoronasse, e facesse bruciar viva la complice della sua colpa. Ma questo Storico inglese è sì cieco che colloca Roberto Guiscardo, o Wiscard, nel novero de' cavalieri di Enrico I, il quale ascese al trono quindici anni dopo la morte del Duca di Puglia. [255] Anna Comnena cosparge con gioia d'alcuni fiori la tomba del suo nemico (-Alexiade-, l. V, p. 162-166); ma il merito di Guiscardo è ben meglio provato dalla stima e dalla gelosia di Guglielmo il Conquistatore, ne' cui Stati la famiglia di Guiscardo vivea. -Graecia- (dice il Malaterra) -hostibus recedentibus libera laeta quievit: Apulia tota, sive Calabria turbatur.- [256] -Urbs Venusina nitet tantis decorata sepulchris.- Uno dei migliori versi del Poema del Pugliese (l. V, p. 278). Guglielmo di Malmsbury (l. III, p. 107) ne ha data cognizione di un epitafio di Guiscardo, che qui non merita d'aver luogo. [257] Ciò nullameno Orazio condotto a Roma sin dalla sua fanciullezza (-Sermon.- 1 e 6) avea poche obbligazioni a Venosa, e le sue reiterate allusioni agl'incerti limiti della Puglia e della Lucania (-Carm.- III, 4, -Sermon.- II, 1) mal si addicono al suo ingegno e al secolo in cui vivea. [258] -V.- Il Giannone (t. II, pag. 88-93) e gli Storici della prima Crociata. [259] I Regni di Ruggero e dei Re normanni della Sicilia, tengono quattro libri della -Istoria civile- del Giannone (t. II, l. XI-XIV, p. 136-140), e trovansi qua e là descritti nel nono e decimo volume degli Annali del Muratori. La -Biblioteca Italica- (t. I, pag. 175-222) contiene un compendio molto utile delle opere del Capecelatro, moderno Napoletano, che ha pubblicati due volumi sulla storia del suo paese, incominciando da Ruggero I e venendo inclusivamente a Federico II. [260] Giusta le testimonianze di Filisto e di Diodoro, Dionigi tiranno di Siracusa manteneva un esercito di diecimila uomini a cavallo, di centomila fantaccini e di quattrocento galee. Si confrontino l'Hume (-Saggi-, v. I, p. 268-435) e il Wallace, avversario di questo istorico, (-Numbers of Mankind-, p. 306-307). Tutti i viaggiatori, D'Orville, Reidesel, Swinburne, ec. parlano delle rovine d'Agrigento. [261] Un autore contemporaneo che descrive le azioni di Ruggero, dall'anno 1127 all'anno 1135, fonda i titoli di questo principe sul merito e sulla possanza del medesimo, sul consenso de' Baroni, e sull'antichità della monarchia di Palermo e della Sicilia, senza far parola della investitura di Papa Anacleto (-Alexand. caenobii Telesini abbatis de rebus gestis regis Rogerii-, l. IV, in Muratori, -Script. rerum ital.-, t. V, p. 607-645). [262] I Re di Francia, d'Inghilterra, di Scozia, di Castiglia, di Aragona, di Navarra, di Svezia, di Danimarca e di Ungheria. Il trono de' primi tre era assai più antico di quello di Carlomagno. Fra i sei successivi, i tre primi aveano fondate colla spada, i tre ultimi col battesimo le loro monarchie. Il Re d'Ungheria era il solo che avesse avuto l'onore, o l'affronto di ricevere dal Papa la propria corona. [263] Fazello, e una folla d'altri Siciliani, hanno immaginata una incoronazione precedente di alcuni mesi, alla quale nè il Papa, nè l'Imperatore avrebbero avuta parte (A. D. 1130, 1 maggio). Il Giannone a proprio malgrado la nega (t. II, p. 137-144): il silenzio dei contemporanei dismentisce una tal favola, nè vale a sostenerla un preteso chirografo di Messina. (Muratori, -Annali d'Italia-, t. IX, p. 340; Pagi, -Critica-, t. IV, p. 467, 468). [264] Ruggero corruppe il secondo ufiziale dell'esercito di Lottario, il quale fece sonare a ritratta, o piuttosto gridò alle truppe di ritirarsi: -perchè gli Alemanni-, aggiugne il Cinnamo (l. III, c. I, p. 51) -non conoscono l'uso delle trombe.- Nell'asserire la qual cosa, ci mostra di non conoscere egli medesimo gli usi de' popoli che ha descritti. [265] -V.- De Guignes, -Hist. génér. des Huns-, t. I, p. 369-373, e Cardonne, -Hist. de l'Afrique-, etc., -sous la domination des Arabes-, t. II, p. 70-140. Sembra che questi due autori abbiamo preso Novairi per loro guida. [266] Tripoli (dice il Geografo di Nubia, o parlando con più esattezza il Seriffo al Edrisi) -urbs fortis, saxeo muro vallata, sita prope littus maris. Hanc expugnavit Rogerius, qui mulieribus captivis ductis, viros peremit.- [267] -V.- la Geografia di Leone l'Affricano (-in Ramusio-, t. I, fol. 74, vers. fol. 75 recto) e i -Viaggi di Shaw- (p. 110); il settimo libro del presidente De Thou, e l'undecimo dell'Abate di Vertot. I cavalieri di Malta ebbero la saggezza di rifiutare questa piazza, che Carlo V offeriva loro a condizione di difenderla. [268] Il Pagi ha indicate con esattezza le conquiste di Ruggero nell'Affrica: e l'amico di lui, l'abate di Longuerue, ne illustrò le osservazioni con alcune Memorie arabe (A. D. 1147, n. 26, 27; A. D. 1148, n. 16: A. D. 1153, n. 16). [269] -Appulus et Calaber, Siculus mihi servit et Afer.- Orgogliosa iscrizione, dalla quale apparisce che i vincitori normanni veniano sempre contraddistinti dai lor sudditi Cristiani e Musulmani. [270] Ugone Falcando (-Hist. Sicula, in Muratori, Script.-, t. VII, p. 270, 271) attribuisce tali perdite alla negligenza, o alla perfidia dell'ammiraglio Maio. [271] Al silenzio degli Storici siciliani, che finiscono troppo presto, o cominciano troppo tardi, possono supplire Ottone di Fraysingen (-De gest. Freder.- I, l. I, c. 33, in Muratori, -Scriptor.-, t. VI, pag. 668), il veneziano Andrea Dandolo (-Id.-, t. XII, p. 282, 283) e gli Autori greci, Cinnamo (l. III, c. 2-5) e Niceta (-in Manuel.- l. II, c. 1-6). [272] Credo riferirsi alla prigionia e alla liberazione di Luigi VII il παρ ελιγον ηλθε του αλωναι, -venne dall'essere prigioniero per poco tempo-, di Cinnamo l. II, c. 19, p. 47. Il Muratori, fondandosi sopra assai valevoli testimonianze (-Ann. d'Ital.- t. IX, p. 420, 421), si fa beffe del dilicato riguardo di alcuni autori Francesi i quali asseriscono -marisque nullo impediente periculo ad regnum proprium reversum esse-; del rimanente il loro difensore Ducange, a quanto osservo, si mostra meno asseverante nel comentare Cinnamo che allorquando presenta l'edizione del Joinville. [273] -In palatium regium sagittas igneas injecit-, dice Dandolo; ma Niceta (l. II, c. 8, p. 66) trasforma queste frecce in Βελη αργντεους εχοντα ατρακτους, -frecce che aveano la punta d'argento-; aggiugnendo che Manuele qualificava un tale oltraggio co' vocaboli παιγνιον, γελωτα... γηστευοντα, -puerili, ridicoli... da ladroni.- Un compilatore, Vincenzo di Beauvais, dice che queste frecce erano d'oro. [274] V. intorno all'invasione dell'Italia, argomento quasi disdegnato da Niceta, la più accurata storia del Cinnamo (l. IV, c. 1-15, p. 78-101). Quest'ultimo si fa strada ad una diffusa narrazione con questo pomposo proemio, περι της Σικελιας τε, και της Ιταλων εσηεπτετολης, ως και γαυτας Ρωμαιοις ανασωσαιτο, -fu veduto intorno alla Sicilia, e all'Italia, inteso a restituire a Roma anche quelle province.- [275] Un Autore latino, Ottone (-De gestis Friderici- I, l. II, c. 30, p. 734), attesta essere stato finto un tal documento. Il Greco Cinnamo (l. I, c. 4, p. 78) fa valere una promessa di restituzione di Corrado, o di Federico. Una frode è sempre credibile quando viene attribuita ai Greci. [276] -Quod Anconitani graecum imperiunt nimis diligerent.... Veneti speciali odio Anconam oderunt.- I -beneficia- e il -flumen aureum- dell'Imperatore erano la cagione di questo effetto, e forse ancora di una tal gelosia. Il Cinnamo (l. IV, c. 14) conferma la narrazione latina. [277] Il Muratori fa menzione di due assedj di Ancona. Il primo nel 1167, sostenuto contra Federico I, che combattè in persona (-Ann.-, t. X, p. 39 ec.), il secondo nel 1173, contra l'arcivescovo di Magonza, luogotenente di questo principe, prelato indegno del suo titolo e delle sue cariche (p. 76 ec.). Le Memorie pubblicate dal Muratori nelle sua grande Raccolta (t. VI, p. 921-946) al secondo assedio si riferiscono. [278] Questa circostanza abbiam ricavata da una Cronaca anonima del Fossa Nova, pubblicata dal Muratori (-Script. ital.-, t. VII, p. 874). [279] Il βασιλειος σημειον, -segno regio-, del Cinnamo (l. IV, c. 14, pag. 99) ammette due spiegazioni. Uno stendardo si conforma meglio ai costumi de' Latini, una immagine a quelli de' Greci. [280] -Nihilominus quoque petebat, ut quia occasio justa et tempus opportunum et acceptabile se obtulerant, romani corona imperii a sancto apostolo sibi redderetur; quoniam non ad Frederici Alamanni, sed ad suum jus asseruit pertinere- (-vit. Alexandri III a cardinal. Aragoniae, in Script. rer. ital.-, t. III, part. I, p. 458). Egli partì per la sua seconda ambasceria, -cum immensa multitudine pecuniarum-. [281] -Nimis alta et perplexa sunt- (-vit. Alexandri III-, p. 460, 461), dicea il circospetto Pontefice. [282] Μηδεν γεσον ειναι λεγλν Ρωμη τη νεοτερα προς την πρεσβυτεραν παλαι απορραμεισωέ, -dicendo non essere alcuna differenza dalla nuova Roma in confronto all'antica, dopo averle divise-. (Cinnamo, l. IV, c. 14, p. 99). [283] Il Cinnamo nel suo sesto libro descrive la guerra di Venezia, che Niceta non ha giudicata degna della sua attenzione. Il Muratori porta all'anno 1171 e successivi alcune particolarità che riguardano gl'Italiani, e che non hanno un vezzo generale per noi. [284] Romualdo di Salerno (-in- Muratori, -Scr. Ital.-, t. VII, p. 198) fa menzione di una tale vittoria. Ella è cosa assai singolare che il Cinnamo (l. IV, c. 13, p. 97, 98) si mostri più animato del Falcando, e racconti particolarità omesse da questo Storico (p. 208, 270) nel far l'encomio del Re di Sicilia. Ma l'Autore greco amava le descrizioni, e il Latino non amava Guglielmo il Cattivo. [285] -V.- intorno alla lettera di Guglielmo I, il Cinnamo (l. IV, c. 15, p. 101, 102) e Niceta (l. II, c. 8). Sarebbe cosa malagevole il decidere, se i Greci s'ingannassero eglino stessi, o volessero ingannare il Pubblico con queste adulatrici descrizioni della grandezza dell'Impero. [286] Non posso citare a tal luogo altre originali testimonianze fuor delle miserabili cronache di Sicardo di Cremona (p. 603), e del Fossa Nova (p. 875) che leggonsi nel settimo volume storico del Muratori. Il Re di Sicilia inviò le sue truppe -contra nequitiam Andronici... ad acquirendum imperium C. P.- I soldati del medesimo furono -capti aut confusi... decepti, captique- da Isacco. [287] Ne manca qui il soccorso del Cinnamo, e ci vediamo ridotti a Niceta (-Andronico-, l. I, c. 7, 8, 9, l. II, c. 1, -Isacco l'Angelo-, l. I, c. 1-4) che diviene un contemporaneo di molto peso. Avendo egli scritto dopo la caduta dell'Imperatore e dell'Impero non è trascorso in adulazioni: ma il disastro di Costantinopoli inacerbisce la sua nimistà contro i Latini. Noterò qui ad onore della letteratura che Eustazio, arcivescovo di Tessalonica, il famoso comentatore di Omero, ricusò di abbandonare il suo gregge. [288] La -Historia Sicula- di Ugone Falcando che, per parlare aggiustatamente procede dall'anno 1154 all'anno 1169, trovasi nel settimo volume della Raccolta del Muratori (p. 259-344), ed è preceduta (p. 251-258) da una Prefazione, o eloquente lettera -de calamilatibus Siciliae.- Il Falcando è stato soprannomato il Tacito della Sicilia, e, salva l'immensa differenza che passa fra il primo secolo, e il dodicesimo, tra un senatore ed un frate, non disputerò al Falcando un simile onore. Rapida e chiara ne è la narrazione, coraggioso ed elegante lo stile, sensatissime le osservazioni: conoscea gli uomini, e cuore d'uomo egli avea. Spiacemi soltanto che abbia spese le sue fatiche sopra un terreno tanto sterile, ed esteso sì poco. [289] I laboriosi Benedettini pensano (-Art de vérifier les Dates-, p. 896) che il vero nome di Falcando sia Fulcandus, o Foucault. A loro avviso, Ugo Foucault, francese d'origine, che divenne in appresso Abate di S. Dionigi, avea seguìto in Sicilia il suo protettore, Stefano De La Perche, zio della madre di Guglielmo II, arcivescovo di Palermo, e Gran Cancelliere del regno. Ciò nullameno il Falcando ha tutti i sentimenti di un Siciliano, e il titolo di Alumnus che egli si attribuisce da sè medesimo, sembra indicare che egli sia nato, o almeno allevato nell'Isola. [290] (Falcando p. 303). Riccardo di S. Germano incomincia la sua Storia dal narrare la morte, e dal far gli encomj di Guglielmo II. Dopo alcuni epiteti che non significano nulla, aggiunge: -Legis et justitiae cultus tempore suo vigebat in regno: sua erat quilibet sorte contentus- (erano questi uomini?), -ubique pax, ubique securitas, nec latronum metuebat viator insidias, nec maris nauta offendicula piratarum- (-Script. rer. ital.- t. VII, p. 969). [291] -Costantia, primis a cunabilis in deliciarum tuarum affluentia diutius educata, tuisque institutis, doctrinis et moribus informata, tandem opibus tuis Barbaros delatura discessit: et nunc cum ingentibus copiis revertitur, ut pulcherrima nutricis ornamenta barbarica foeditate contaminet...... Intueri mihi jam videor turbulentas Barbarorum acies.... civitates opulentas et loca diuturna pace florentia, metu concutere, caede vastare, rapinis atterere et foedare luxuria: hinc cives aut gladiis intercepti, aut servitute depressi, virgines constupratae, metronae-, etc. [292] -Certe si regem non dubiae virtutis elegerint, nec a Saracenis Christiani dissentiant, poterit rex creatus, rebus licet quasi desperatis et perditis subvenire, et incursus hostium, si prudenter egerit, propulsare.- [293] -In Appulis, qui, semper novitate gaudentes, novarum rerum studiis aguntur, nihil arbitror spei aut fiduciae reponendum.- [294] -Si civium tuorum virtutem et audaciam attendas..... murorum etiam ambitum densis turribus circumspectum.- [295] -Cum crudelitate piratica Theutonum confligat atrocitas, et inter ambustos lapides, et Ethnae flagrantis incendia-, etc. [296] -Eam partem quam nobilissimarum civitatum fulgor illustrat, quae et toti regno singulari meruit privilegio praeminere, nefarium esset... vel Barbarorum ingressu pollui.- Merita di essere letta la descrizione ricercata sì, ma non priva di vezzo, con cui il Falcando dipinge il palagio, la città, e l'ubertosa pianura di Palermo. [297] -Vires non suppetunt, et conatus tuos tam inopia civium, quam paucitas bellatorum elidunt.- [298] -At vero, quia difficile est Christianos in tanto rerum turbine, sublato regis timore, Saracenos non opprimere, si Saraceni injuriis fatigati ab eis coeperint dissidere, et castella forte marittima, vel montanas munitiones occupaverint; ut hinc cum Theutonicis summa virtute pugnandum, illinc Saracenis crebris insultibus occurrendum, quid putas acturi sunt Siculi inter has depressi angustias, et velut inter malleum et incudem multo cum discrimine constituti? Hoc utique agent quod poterunt, ut se Barbaris miserabili conditione dedentes, in eorum se conferant potestatem. O utinam plebis et procerum, Christianorum et Saracenorum vota conveniant, ut, regem sibi concorditer eligentes, Barbaros totis viribus, toto conanime, totisque desideriis proturbare contendant-; nel qual voto i Normanni e i Siciliani vengono confusi fra loro. [299] La testimonianza di un Inglese, Ruggero di Hoveden (p. 689), è di poco peso a fronte del silenzio degli Autori alemanni ed italiani (Muratori, -Annali d'Italia-, tom. X, p. 156). Gli ecclesiastici, e i pellegrini che tornavan da Roma, innumerevoli favole spacciarono sull'onnipotenza del Santo Padre. [300] -Ego enim in eo cum Theutonicis manere non debeo.- (Caffari, -Annales genuenses-, in Muratori, -Script. rer. ital.- t. VI, p. 367, 368). [301] -V.- intorno ai Saracini della Sicilia e di Nocera gli -Annali- del Muratori (t. X, p. 149, ed A. D. 1223-1247), il Giannone (t. II, p. 385); e fra gli originali citati nella Raccolta del Muratori, Riccardo di S. Germano (t. VII, p. 996), Matteo Spinelli di Giovenazzo (t. VII, p. 1064), Nicolò di Jamsilla (t. X, p. 494) e Matteo Villani (t. XIV, l. VII, p. 103). L'ultimo di questi Scrittori lascia luogo a pensare che Carlo II della Casa di Angiò, adoperasse l'artifizio anzichè la violenza per ridurre in soggezione i Saracini di Nocera. [302] Il Muratori cita il passo di Arnaldo di Lubecca (l. IV, c. 20): -Reparit thesauros absconditos, et omnem lapidum pretiosorum et gemmarum gloriam, ita ut oneratis 160 sommariis, gloriose ad terram suam redierit.- Ruggero di Hoveden, che accenna la violazione delle tombe e de' cadaveri de' monarchi, fa ascendere il valore dello spoglio di Salerno a dugentomila once d'oro (p. 746). Al qual proposito, sarei propenso ad esclamare colla giovinetta stordita del La-Fontaine: «Vorrei aver io quel che ci manca». CAPITOLO LVII. -I Turchi Selgiucidi. Loro ribellione contra Mamud, conquistatore dell'Indostan. Togrul sottomette la Persia e protegge i Califfi. Romano, Imperatore debellato e fatto prigioniere da Alp-Arslan. Potenza e grandezza di Malek-Sà. Conquiste dell'Asia Minore e della Siria. Trista condizione cui Gerusalemme è ridotta. Pellegrinaggio al Santo Sepolcro.- Fa duopo che il leggitore, abbandonando le rive della Sicilia, si trasporti al di là del mar Caspio, in quelle contrade d'onde uscirono i Turchi o Turcomanni, contro de' quali la prima tra le Crociate venne intrapresa. L'Impero che questi fondato aveano nel sesto secolo sulle regioni della Scizia, da lungo tempo non era più; ma vivea tuttor celebre il loro nome fra i Greci e fra gli Orientali: e gli avanzi di cotesta nazione formavano diverse popolazioni independenti, formidabili per le lor forze, e diffuse in tutta l'estensione del Deserto, dalla Cina alle rive del Danubio e dell'Osso. La colonia ungarese facea parte della Repubblica europea; sui troni d'Asia altrettanti schiavi, e soldati di origine turca si stavano. Intanto che le lancie normanne soggiogavano la Sicilia e la Puglia, uno sciame di questi pastori del Settentrione, i reami della Persia inondava. I loro Principi, della stirpe di Selgiuk, innalzarono un saldo e possente Impero, che da Samarcanda ai confini della Grecia, e dell'Egitto estendeasi, e i Turchi signoreggiarono l'Asia Minore assai prima che lo stendardo vincitore della luna ottomana sventolasse sulla cupola di S. Sofia. [A. D. 997-1028] Mamud il Gaznevida[303], che regnava nelle province orientali della Persia, dieci secoli dopo la nascita di Cristo, fra i maggiori principi della nazione turca vien collocato. Sebectagi, padre di lui, era lo schiavo dello schiavo dello schiavo del comandante de' Credenti, ma in questa genealogia di servitù, l'infimo grado era unicamente di titolo; poichè questo schiavo di uno schiavo di schiavo, governava con sovrana podestà la Transossiana e il Korasan, contrade solo in apparenza sottomesse al Califfo di Bagdad. Lo schiavo da cui dipendea Sebectagi era un ministro di Stato, un luogotenente dei Samanidi[304] che ribellandosi infranse i ceppi della politica schiavitù, e il ridetto Sebectagi dopo avere effettivamente servito nella famiglia di questo ribelle, in premio del suo valore e della sua abilità, genero e successore del proprio padrone, Capo della città e della provincia di Gazna, divenne[305]. Perchè la dinastia de' Samanidi, a que' giorni affatto inclinando, fu sostenuta da prima, poi rovesciata dagli ambiziosi suoi servi, e in mezzo ai pubblici disordinamenti, la fortuna di Mamud si accrebbe ogni giorno. A pro di lui inventatosi il nome di -Sultano-[306], egli estese la sua dominazione dalla Transossiana ai dintorni d'Ispahan, e dalle rive del Caspio alla foce dell'Indo; ma la prima origine della sua fama e delle sue ricchezze, gli derivò dalla santa guerra ch'ei mosse ai Gentù dell'Indostan. Basterebbe appena un volume a descrivere i combattimenti e gli assedj, che alle sue dodici spedizioni andarono uniti, e che, estranei al mio argomento, cercherò racchiudere in men d'una pagina. Nè inclemenza di stagioni, nè altezza di montagne, nè larghezza di fiumi, nè sterilità di deserti, nè copia di nemici, o formidabile apparecchio dei loro elefanti da guerra[307], arrestarono mai il cammino del Sultano di Gazna, che i suoi trionfi portarono oltre i limiti delle conquiste di Alessandro. Dopo una peregrinazione di tre mesi fra le colline di Cascemira e del Tibet, ei pervenne alla famosa città di Kinnoga[308] situata alle rive dell'alto Gange, e in una battaglia navale accaduta sopra un ramo dell'Indo, quattromila battelli carichi di nativi sconfisse. Dely, Lahor, e Multan costrette vidersi ad aprirgli le porte. La conquista del regno di Guzarate, tentata avendo l'ambizione del vincitore, la fertilità poi del paese lo indusse a stanziarvisi, e per avarizia si lasciò adescare dal disegno di scoprire nell'Oceano Australe le isole produttrici dell'oro e degli aromi. I -Raia- conservarono, pagando un tributo, i loro dominj: il popolo ricomperò allo stesso prezzo la vita e la proprietà, ma lo zelante Musulmano si mostrò crudele e inesorabile verso la religion dei Gentù: si contano a centinaia i tempj e le pagode adeguate al suolo per ordine di costui, e a migliaia i simulacri d'idoli infranti, che, composti di materie preziose, furono eccitamento e premio ai fedeli seguaci del Corano. La pagoda di Sumnad trovavasi sul promontorio di Guzarate, nelle vicinanze di Diu, città compresa fra gli antichi possedimenti de' Portoghesi, e ad essi rimasta[309]. Ricca delle rendite di duemila villaggi questa pagoda, vi stavano duemila Bramini consacrati al servigio della divinità del paese, e questa lavavano mattina e sera con acqua attinta al Gange, benchè posta ad una distanza considerabile da quel paese; cotesti Bramini aveano sotto il loro comando trecento musici, trecento barbieri, e cinquecento danzatrici distinte per nascita o per avvenenza. Da tre bande l'Oceano difendea il tempio; e un precipizio o naturale, o scavato dall'opera umana, chiudea l'ingresso della stessa lingua di terra su di cui trovavasi collocato: una nazione di fanatici popolava la città e que' dintorni. I ministri del tempio, e i devoti, bandirono essere state giustamente punite Kinnoga, e Dely: ma che i fulmini del cielo avrebbero sicuramente annichilato l'empio Mamud, se al tempio di Sumnad ardia avvicinarsi. Stimolato vie più da cotale disfida il religioso zelo del Sultano, si trasse a far prova delle sue forze contro quelle dell'indiana divinità. Cinquantamila adoratori di essa caddero sotto il ferro de' Musulmani; scalate le mura, profanato il Santuario, il vincitore percosse colla sua mazza ferrata il capo dell'idolo. Per salvarlo, gli spaventati Bramini offersero, dicesi, un valore equivalente a dieci milioni di lire sterline; e i più saggi fra i cortigiani di Mamud gli dimostravano che la distruzione di una statua di pietra non bastava a cambiare le menti dei Gentù, ma che una somma sì rilevante poteva essere adoperata a sollievo de' buoni seguaci di Maometto. «Le vostre ragioni, il Sultano rispondea, sono forti e speciose, ma non sarà mai che Mamud comparisca agli sguardi della posterità, come un uomo che ha patteggiato sugl'idoli». Addoppiò indi i colpi, e la molta copia di perle e rubini usciti dal ventre della statua, diede in qualche modo ragione delle prodighe offerte fatte da sacerdoti per riscattarla. I frantumi dell'idolo vennero spediti a Gazna, alla Mecca e a Medina. Bagdad udì con commozione l'edificante racconto di tale impresa, e il Califfo conferì a Mamud il titolo di -guardiano della fortuna e della fede di Maometto.- Obbligatomi a queste sanguinolente discrizioni, di cui così sovente è composta la storia de' popoli, non posso negare a me stesso il distormene per raccogliere alcuni fiori di scienza e di virtù che in mezzo alle stragi ancor pullularono. Il nome di Mamud, il Gaznevida, vien tuttavia profferito con rispetto nell'Oriente; perchè, avendo egli in appresso fatto godere giorni di prosperità e di pace a' suoi sudditi, quanto era di difettoso in lui il velo della religione coperse. Due esempli daranno a divedere la giustizia e la magnanimità di un tal principe. I. Un giorno ch'ei presedeva al Divano, venne un infelice a' piedi del trono lamentando la violenta audacia di un turco guerriero, che violato avea e il talamo, e la casa del supplicante cacciandonel fuori. «Sospendete le vostre querele, a questo disse Mamud; e unicamente avvisatemi la prima volta che il colpevole ritorna in casa vostra, ond'io possa trasferirmi in persona a giudicarlo, e punirlo». Così avendo eseguito poco dopo l'offeso, il Sultano lo prese a sua guida, e fatte schierare intorno alla casa di lui le sue guardie, e ordinato che si spegnessero tutti i lumi, pronunziò decreto di morte contra colui che in atto di commettere violenza e adulterio era stato sorpreso. Compiuta la sentenza, vennero riaccese le fiaccole, e Mamud postosi in ginocchione si diede ad orare; poi terminata la preghiera chiese in fretta qualche alimento che, comunque grossolano, ei mangiò colla voracità d'un affamato. In mezzo ai sensi della gratitudine quel meschino, al quale era stata fatta giustizia, non potè celar quelli della sorpresa e della curiosità sopra una tanto singolare condotta. L'affabile Sultano non tardò molto a dargli spiegazione di tutto: «Io avea pur troppo ragione di credere che, ne' miei Stati, nessun altro fuor d'un mio figlio fosse capace di tale delitto. Ho fatto spegnere i lumi, affinchè la mia giustizia fosse inflessibile e cieca. Indi ho ringraziato il cielo, dopo avere scoperto chi era il colpevole: e tali furono le mie angosce sin dall'istante in cui mi portaste querela, che da tre giorni io non avea preso cibo». II. Il Sultano di Gazna avea bandita la guerra alla dinastia de' Bovidi, sovrani della Persia occidentale. Ivi allora governava, a nome d'un fanciullo, la sultana madre che accortamente così scrisse a Mamud: «Finchè è vissuto mio marito ho paventata la vostra ambizione; egli era un principe e un guerriero degno del vostro valore. Or più non vive, e lo scettro di lui è passato nelle mani di una donna e d'un fanciullo; voi non oserete assalire l'infanzia e la debolezza. Niuna gloria andrebbe unita alla vostra conquista, e vergognosissima sarebbe per voi una disfatta, giacchè, per ultimo, l'Onnipossente è solo arbitro delle 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000