mescolavano fra loro, e i boschi sacri della Curlandia vedeansi,
narrano, ornati dell'oro della Grecia, e della Spagna[126]. Una
comunicazione facile, fra Novogorod e il mare, venne scoperta: durante
la state attraversavansi un golfo, un lago, un fiume navigabile: nel
verno la superficie solida di una immensa pianura di diaccio offeriva ai
viaggiatori il cammino. Dai dintorni di questa città, i Russi calavansi
per li fiumi che vanno a cader nel Boristene; le loro navicelle formate
di un solo albero portavano schiavi d'ogni età; pellicce d'ogni specie,
il mele delle loro api, le pelli de' loro animali, e tutte le derrate
del Settentrione, condotte venivano, e raccolte trovavansi ne' magazzini
di Kiovia. Il mese di giugno era per ordinario il tempo in cui la
navigatrice carovana partivasi. Il legno di quelle navicelle serviva
indi a fabbricar remi, e tavole per battelli più ampj, e di maggiore
durata; e questi nuovi navigli scendeano senza ostacolo giù pel
Boristene, fino a sette o tredici catene di roccie, che, opponendosi al
letto del fiume, ne mandano precipitando le acque. Se di minor conto
erano queste cateratte, bastava l'alleggerire i battelli; ma le più
rilevanti essi non potevano superare; i navicellai allora vedeansi
costretti a trasportare per terra le barche e gli schiavi, e durante
questo penoso viaggio di sei miglia, stavano in continuo pericolo di
essere assaliti dai malandrini del deserto[127]. Alla prima isola che
trovavano al di sotto delle cateratte, i Russi celebravano con una festa
la buona sorte che dal rischio gli avea campati; ad una seconda isola
più vicina alla foce del fiume, risarcivano i battelli per metterli in
istato di ricominciare più lunga e più perigliosa corsa che aspettavali
sul mar Nero. Costeggiando in appresso, raggiugneano senza fatica la
bocca del Danubio; e se il vento li favoriva in trentasei o quaranta ore
approdavano alle rive della Natolia, d'onde a Costantinopoli si
trasferivano. Di ritorno nella Russia, vi portavano un abbondante carico
di biade, vini, olj, lavori della Grecia e aromi dell'India. Alcuni de'
loro compatriotti si stanziavano nella Capitale e nelle province
dell'Impero greco, e la persona, i beni e i privilegi del mercatante
russo dai negoziati fra le due nazioni veniano guarentiti[128].
Ma non andò guari che si abusò, convertendola a danno dell'uman genere,
di una comunicazione apertasi col fine di vantaggiarlo. In un intervallo
di cento novanta anni i Russi tentarono per quattro volte di
saccheggiare i tesori di Costantinopoli: e benchè queste spedizioni
navali non ottenessero tutte un eguale successo, i motivi e i fini ne
erano sempre stati i medesimi, e i modi dell'imprenderle eguali[129]. I
maravigliosi racconti de' mercatanti russi che aveano veduta la
magnificenza e assaporato il lusso della città dei Cesari, alcuni saggi
di queste ricchezze che essi portavano in patria, destarono la cupidigia
de' lor selvaggi concittadini. Incominciarono questi ad invidiare quelle
beneficenze che la natura ricusava al lor clima, e a vagheggiare que'
lavori dell'arte che, nè attesa la lor dappocaggine poteano imitare, nè
attesa la lor povertà, procacciarsi. I Principi varangi innalzarono
bandiera di corsari, e trassero i migliori loro marinai dalle nazioni
che abitavano le isole settentrionali dell'Oceano[130]. Abbiam veduta
nel trascorso secolo una immagine di tale armamento nelle flotte de'
Cosacchi che uscirono fuori del Boristene per correre i mari colle
intenzioni medesime[131]. Il nome greco -monoxyla-, barca di un solo
pezzo, ben addiccasi alla chiglia de' lor navigli, che era un lungo
tronco di faggio o di betulla incavato; e su questa leggiera e stretta
base, continuata col mezzo di assi, lunghe fino a sessanta piedi, si
alzavano gli orli della navicella, alti in circa dodici piedi. Privi di
ponte questi navigli aveano due governali, ed un albero, e movendosi col
ministero di remi e di vele, portavano fra i quaranta e i settanta
uomini, forniti delle armi necessarie, e provveduti di acqua dolce, e di
pesce salato. Nella prima loro spedizione, i Russi non adoperarono più
di dugento di questi battelli; ma quando tutte le forze di lor nazione
spiegavano, poteano condurre e mille, e mille dugento navigli sotto le
mura di Costantinopoli. La loro flotta non era per nulla inferiore a
quella di Agamennone; i Greci spaventati la supponeano, dieci, o
quindici volte, più forte e più numerosa. Con qualche previdenza e
vigore, non sarebbe stato difficile agli Imperatori il chiudere con una
flotta la foce del Boristene. Ma, mercè alla loro indolenza, le coste
della Natolia furono in preda a' corsari, che più non s'incontravano da
sei secoli sul Ponto Eussino; e sintanto che la Capitale fu rispettata,
i disastri di una remota provincia sfuggirono all'attenzione de'
Principi e degli Storici. Finalmente poi la procella, che devastata avea
le rive del Fasi e di Trebisonda, scoppiò sul bosforo Tracio, stretto di
quindici miglia, ove un avversario più abile avrebbe potuto arrestare e
distruggere l'informe naviglio de' Russi. Nella prima loro intrapresa
condotti dai Principi di Kiovia[132], non trovarono ostacolo alla loro
navigazione, e mentre l'Imperatore Michele, figlio di Teofilo, era
lontano, occuparono il porto di Costantinopoli. Il ridetto principe,
dopo avere affrontati mille pericoli, pervenne finalmente a sbarcare
alla scala del palagio, trasferitosi tosto ad una chiesa consacrata a
Maria Vergine[133]. Per consiglio del Patriarca fu tolta da quel
Santuario una reliquia preziosa, l'abito della stessa Madonna; e
tuffatolo indi nel mare venne divotamente attribuita alla protezione
della madre di Dio una tempesta che, giunta a proposito, persuase ai
Russi la ritirata[134]. Il silenzio de' Greci fa nascere dubbj sulla
verità o certamente sull'importanza del secondo tentativo operato da
Oleg, tutore dei figli di Ruric[135]. Una sbarra ben affortificata e
guernita di soldati, a que' giorni, il Bosforo difendea: i Russi
superarono un tale ostacolo, come a ciò erano soliti, trascinando le
loro barche al di sopra dell'istmo, e le Cronache nazionali parlano di
questo semplicissimo espediente, come se la flotta russa, protetta da un
vento favorevole, avesse navigato per terra. Igor, figlio di Ruric,
comandante della terza spedizione, avea scelto un momento di debolezza e
d'impaccio pe' Greci, allorchè le armate navali stavano difendendo
l'Impero dai Saracini; ma ove non manca il coraggio, rare volte mancano
i modi della difesa. Vennero arditamente lanciate contro il nemico
quindici galee disordinate ed infrante; ed invece di una sola bocca di
fuoco greco che collocar solevasi sulla prora, furono abbondantemente
provveduti di questa fiamma e i fianchi e le poppe di tutti quindici i
navigli. Abili erano gli artefici, propizio l'aere. Migliaia di Russi
che preferirono l'annegarsi al cader vittima dell'incendio, si gettarono
in mare: tutti quelli che alle coste della Tracia si ripararono, vennero
inumanamente trucidati dai soldati e dai contadini. Nullameno, un terzo
di naviglio russo si sottrasse alla distruzione, guadagnando le basse
acque, e nel successivo anno Igor si apparecchiò a vendicare la ricevuta
sconfitta[136]. Dopo una lunga pace, Jaroslao pronipote di Igor, avendo
tentata una quarta invasione, il fuoco greco rispinse nuovamente
all'ingresso del Bosforo una flotta che il figlio di Iaroslao comandava.
Ma l'antiguardo de' Greci dato essendosi ad inseguire senza cautela i
fuggitivi, fu preso in mezzo da una moltitudine di barche russe; forse
in quel punto il fuoco greco mancò di alimento; e ventiquattro imperiali
galee, vennero quali prese, quali mandate a fondo, quali in altra guisa
distrutte[137].
Più spesso colle negoziazioni che colle armi l'Impero greco cercava
sottrarsi ai pericoli, o ai disastri del guerreggiare coi Russi. E per
vero, in queste marittime ostilità stava contro i Greci ogni svantaggio.
Doveano battersi con un popolo feroce, di cui non era stile il conceder
quartiere, povero sì che speranza di bottino non offeriva; e affidato
per le sue ritratte ad inaccessibili asili, che ogni speranza di
vendetta al vincitore toglievano. Laonde, fosse orgoglio, o debolezza,
prevalse una opinione che il continuarsi a cimentare con questi Barbari,
non potea far crescere, nè sminuire di gloria l'Impero. Costoro posero
sulle prime partiti immoderati, e non ammissibili, qual si era quello di
pretendere tre libbre d'oro per ogni soldato o marinaio della loro
flotta. La gioventù russa ostinavasi nella brama delle conquiste, mentre
i saggi vegliardi raccomandavano loro la moderazione. «Contentatevi,
essi diceano, delle grandiose offerte di Cesare. Non è egli meglio
ottenere senza combattere l'oro, l'argento, i drappi di seta e tutto
quanto è scopo dei nostri desiderj? Siam noi sicuri della vittoria?
Possiamo noi conchiudere un trattato col mare? Noi non camminiamo per
terra, ma galleggiamo sull'abisso delle acque, e la morte ai capi di
ognun di noi sovrasta egualmente[138]». La ricordanza di queste artiche
flotte che dal Cerchio polare pareano scendere, profonda impressione di
terrore lasciò nella Capitale degli Imperatori. Il volgo di tutte le
classi assicurava, e credea, che una statua equestre, posta sulla piazza
del Tauro, predicesse, con misteriosa iscrizione, dover finalmente venir
giorno, in cui i Russi diventerebbero padroni di Costantinopoli[139].
Son pochi anni che una squadra russa, in vece di uscir del Boristene, ha
fatto il giro d'Europa: abbiam veduta la Capitale degli Ottomani,
minacciata da grandi e forti vascelli di linea, de' quali un solo, e per
l'abilità de' suoi marinaj, e per la forza delle sue terribili
artiglierie, avrebbe bastato a mandare a fondo, o disperdere cento
navigli simili a quelli che gli antenati de' Russi adopravano: onde i
Turchi hanno ogni ragion di temere che la generazione presente, non veda
compirsi una tal profezia; profezia che si toglie dalle ordinarie perchè
lo stile non ne è equivoco, nè può esserne rivocata in dubbio la data.
[A. D. 555-673]
Men formidabili per terra che sul mare, erano i Russi; soliti quasi
sempre a combattere a piedi, avvi motivo per credere che le irregolari
loro legioni sieno state sovente rovesciate, e dalla cavalleria delle
orde scitiche poste in rotta; ma le nascenti loro città, comunque in uno
stato di imperfezione si ritrovassero, offerivano asilo ai sudditi,
ostacolo tremendo al nemico. La monarchia di Kiovia, sintanto che non
venne smembrata, a tutto il Settentrione diè legge; e Swatoslao[140]
figlio d'Igor, figlio di Oleck, figlio di Ruric, le nazioni poste tra il
Volga e il Danubio, ora rispinse, or debellò; perchè le fatiche di una
vita militare e selvaggia, in questo principe il vigore dello spirito e
dell'animo fortificarono. Vestito di una pelle d'orso, sul terreno
ignudo per lo più coricavasi, e guanciale ad esso era una sella; nel
nudrirsi di cibi semplici e grossolani agli eroi di Omero non la
cedea[141], e tai cibi erano per lo più carne di cavallo arrostita, o
sugli ardenti carboni abbrustolata. La consuetudine della guerra
addestrava e istruiva il suo esercito, ed è credibile che non fosse
permesso a quelle soldatesche lo sfoggiare d'un lusso ignoto al loro
generale. Un'ambasceria venutagli per parte dell'imperatore Niceforo
indusse Swatoslao ad intraprendere la conquista della Bulgaria, intanto
che un donativo di millecinquecento libbre d'oro servivagli alle spese
già fatte, o che per quella spedizione far si dovevano. Imbarcati
sessantamila de' suoi che, usciti dalla foce del Boristene a quella del
Danubio volser le vele, alle coste della Mesia approdò, ove dopo
sanguinosa battaglia le spade russe sulle frecce della cavalleria de'
Bulgari ebber trionfo. Il Re vinto scese nel sepolcro; i figli di lui
caddero in potere del vincitore; e i nortici guerrieri, sino alle falde
dell'Emo, i suoi Stati devastarono o saccheggiarono. Il principe
varangio, anzichè abbandonar la sua preda e mantenere le date promesse,
più propenso a maggiormente innoltrarsi che a retrocedere si mostrava;
onde se il buon successo avesse coronato il fine della sua impresa, già
nel decimo secolo la residenza dell'Impero russo sarebbe stata sotto un
clima più temperato e più fertile trasferita. Swatoslao divisò godere
de' moltiplici vantaggi che ben sentiva essere al suo nuovo stato
inerenti, potendo già, sia col commercio, sia colla rapina, attrarre a
sè le diverse produzioni di tutta la Terra. Una facile navigazione gli
arrecava le pellicce, la cera e l'idromele della Russia. Di cavalli e
delle spoglie d'Occidente l'Ungheria lo forniva, la Grecia abbondava
d'oro, d'argento, e di tutti quegli arredi di lusso, de' quali, in sua
povertà, disdegnoso ostentavasi il vincitore. Numerose bande di
Patzinaciti, di Cozari, e di Turchi accorreano da ogni lato sotto le
bandiere di un principe vittorioso. In questo mezzo, l'ambasciatore di
Niceforo, tradendo il suo padrone, vestì la porpora, e promise ai nuovi
confederati dell'Impero di spartirsene seco loro i tesori. Il principe
russo continuò intanto la militare sua corsa dalle rive del Danubio sino
ad Adrianopoli; e quando intimato vennegli di sgomberare la provincia
romana, diede una disdegnosa risposta aggiugnendo che la stessa
Costantinopoli dovea fra poco aspettarsi l'arrivo del suo nemico e
padrone.
[A. D. 970-973]
Niceforo non era più in istato di riparare ai danni che egli medesimo
all'Impero avea procacciati, allorchè il trono e la moglie di lui
vennero nelle mani di Giovanni Zimiscè, che sotto piccola statura il
coraggio e la mente di un eroe nascondea[142]. La prima vittoria
riportata dai Luogo-tenenti di Zimiscè, tolse ai Russi i loro
confederati stranieri, ventimila de' quali furono o uccisi, o trascinati
alla ribellione, o costretti per ultimo al partito di abbandonar le
bandiere. Già libera era la Tracia; ma settantamila Barbari rimanevano
sotto l'armi, e le legioni che erano state richiamate dalle nuove
conquiste della Sorìa, si accigneano, giunta la primavera, a correre
sotto gli stendardi di un principe guerriero, che l'amico e il
vendicatore de' Bulgari si chiariva. Avendo il nemico lasciate scoperte
le gole del monte Emo, gli Imperiali le occuparono tostamente.
L'antiguardo romano era fatto dagli -Immortali-, superbo nome assuntosi
ad imitazion de' Persiani; l'Imperatore conducea un corpo di diecimila
cinquecento fantacini; e il rimanente delle sue forze, le bagaglie e le
macchine da guerra con lentezza e cautela venivano appresso. Per sua
prima impresa, Zimiscè ridusse in due giorni Marcianopoli o
Peristlaba[143]. Scalate ne furono a suon di tromba le mura, e mentre
ottomila cinquecento Russi venivano passati a fil di spada, i figli del
principe di Bulgaria liberati da carcere ignominioso, furono insigniti
del titolo vano di Re. Dopo queste moltiplicate sconfitte, Swatoslao si
ritrasse nel ben munito campo di Dristra in riva al Danubio, fin dove
perseguillo un nemico abile nel valersi a vicenda, e secondo l'uopo,
della celerità e della lentezza. Intanto che le bizantine galee
risalivano il fiume, le truppe compieano le loro fazioni di
circonvallazione; onde il principe russo, che teneasi riparato dietro le
fortificazioni del suo campo e della città, rimase d'ogni intorno
avvolto, assalito, e condotto ad ultima stremità. Per molte azioni
valorose, per molte disperate sortite si segnalarono i Russi, e sol dopo
un assedio di sessantacinque giorni, Swatoslao cedè alla fortuna,
ottenendo tale capitolazione che valse a dimostrare la prudenza del
vincitore, e quanto questi apprezzasse la prodezza, e temesse la
disperazione di un guerriero, il cui animo domar non poteasi. Con
solenni giuramenti che sapeano d'imprecazione, il Gran Duca della Russia
obbligossi a mettere da un lato tutti i divisamenti concetti contra
l'Impero, al qual patto ottenne la permissione di rivedere i suoi Stati.
Dovette inoltre convenire, perchè la libertà al commercio e alla
navigazione venisse restituita; si concedè una misura di biada ad ognuno
de' suoi soldati, nella qual circostanza il numero di ventiduemila
misure distribuite nel campo, diè a divedere quanti soldati perduti
aveva il duce russo, e quanti ancora gliene rimanevano. Dopo un
disastroso viaggio i Russi raggiunsero la foce del Boristene; ma privi
di vettovaglie e da avversa stagione tribolati, passarono il verno sul
diaccio, e prima di potersi rimettere in cammino, Swatoslao fu sorpreso,
ed oppresso dalle confinanti tribù, colle quali i Greci avevano avuta
l'accortezza di intavolare utili corrispondenze[144]. Ben altro di
Zimiscè fu il ritorno, che venne accolto nella sua Capitale come
l'antica Roma, Camillo e Mario, suoi liberatori, accogliea; il devoto
Imperatore però dando laude della sua vittoria alla Madre di Dio,
l'Immagine della Madonna che si tenea il bambino fra le braccia, venne
collocata sul carro trionfale cui gravavano le spoglie dell'inimico, e
decoravano i reali arredi della bulgara monarchia. Mentre l'Imperatore
facea il suo ingresso a cavallo, ornato di diadema la fronte, e
portandosi fra le mani una corona d'alloro, Costantinopoli era ammirata
di dover celebrare le virtù guerriere di cotest'uomo[145].
[A. D. 864]
Fozio, patriarca dì Costantinopoli, nel quale l'ambizione pareggiava la
brama del sapere, si congratula colla Chiesa greca, e con sè medesimo,
di avere convertiti i Russi[146]. Egli avea di fatto indotti questi
uomini truci e sanguinolenti a riconoscere Gesù Cristo per loro Dio, i
missionarj Cristiani per loro maestri, e i Romani per loro amici e
fratelli. Ma fu di breve durata questo trionfo: non era difficile, che
cedendo alla varietà degli avvenimenti collegatisi alle successive loro
imprese, alcuni duci russi acconsentissero a ricevere l'acqua del
Battesimo: potea un vescovo greco sotto nome di metropolitano
amministrare, nella Cattedrale di Kiovia, i Sacramenti ad alcune
congregazioni composte di schiavi e di nativi del paese; ma la semenza
del Vangelo sopra ingrato suolo cadea: considerabile fu il numero degli
apostati, scarsissimo quello de' convertiti. Il battesimo di Olga
contrassegna la vera epoca del cristianesimo introdottosi nella
Russia[147]. Una donna, forse delle ultime classi della società, che
come Olga, avea saputo vendicare la morte di Igor suo marito, e dello
scettro del medesimo impadronirsi, non potea mancare di quell'operoso
vigore atto ad inspirar temenza ne' popoli barbari e ad indurli a
sommessione. Ella scelse un momento di pace generale interna ed esterna
de' suoi Stati per trasferirsi da Kiovia a Costantinopoli, ove la ricevè
nel suo palagio l'Imperatore Costantino Porfirogeneta, che ha descritto
egli medesimo minutamente tutto il cerimoniale di questo ricevimento:
fin quanto il rispetto dovuto alla porpora lo permettea, vennero
regolati gli ufizj dell'etichetta, i titoli, i saluti, i conviti, i
donativi in modo che potesse chiamarsene soddisfatta la vanità della
principessa straniera[148]. Al fonte battesimale ella assunse il nome
venerato fra i Greci dell'imperatrice Elena: e a quanto apparisce la
conversione di lei fu preceduta da quella di suo zio, di due interpreti,
di sedici matrone, di diciotto donne di minor conto, di ventidue servi o
ministri, e di quarantadue mercatanti, in che stavasi il suo corteggio.
Di ritorno a Kiovia e a Novogorod, rimase ferma nella nuova sua
religione; ma infruttuosi furono gli sforzi della medesima per propagare
l'Evangelo, e fosse ostinatezza, o indifferenza, la sua famiglia e il
suo popolo si mantennero fedeli alle divinità de' loro antenati.
Swatoslao, figlio di Olga, temè il disprezzo e la derisione de' suoi
coetanei, e Valadimiro pronipote della ridetta regina, diedesi con tutto
l'ardore proprio della giovinezza alla cura di moltiplicare e illustrare
i monumenti dell'antica religione de' Russi. Con umani sagrifizj
continuavano tuttavia i popoli del Nort a voler placare le feroci loro
divinità, e nella scelta della vittima, il cittadino preferivasi allo
straniero, il cristiano all'idolatra; un padre che avesse voluto
ritogliere il proprio figlio al coltello de' Sacerdoti, periva insieme
con esso, vittima del furore di quella fanatica moltitudine. Ciò
nullameno le lezioni e l'esempio della pietosa Olga, aveano fatta
impressione segreta, ma profonda sugli animi del giovine principe, e
d'una parte di popolo; i missionarj greci continuavano a predicare, a
disputare fra loro, e a battezzar convertiti, intanto che gli
ambasciatori e i negozianti russi che dimoravano a Costantinopoli,
raffrontavano la truce loro idolatria col più allettevole culto dei
Greci. Ammirata aveano la chiesa di S. Sofia, le animate tele, ove
effigiate vedeansi le vite de' Santi e de' Martiri, le ricchezze
dell'altare, la molta quantità dei preti, e i magnifici loro apparati,
la pompa e il buon ordine delle cerimonie; edificati da quegli armoniosi
cantici, dopo de' quali un silenzio religioso veniva, si lasciarono
persuadere facilmente che un coro d'Angeli scendesse ogni giorno dal
Cielo per unirsi alla divozion de' fedeli[149]; ma l'eccitamento più
forte alla conversione di Valadimiro si fu la brama di congiungersi in
nozze ad una donna romana. Il Pontefice cristiano gli amministrò il
battesimo, e il matrimonio ad un tempo, nella città di Cherson, città
che Valadimiro restituì all'imperatore Basilio, fratel di sua moglie.
Questa città avea le porte di bronzo che vennero, dicesi, trasportate a
Novogorod e poste dinanzi alla chiesa qual monumento del trionfo e della
fede di Valadimiro[150]. Ad un cenno di questo sovrano, -Perrun-, il Dio
del tuono, da lui medesimo adorato sì lungo tempo, atterrato venne e
trascinato nel fango; l'informe statua della divinità fu posta in pezzi
a colpi di mazza da dodici robusti Barbari, che la gettarono indi con
indignazione nel Boristene. Un editto di Valadimiro avendo chiariti
nemici di Dio e del principe, e minacciato di trattarli siccome tali,
tutti coloro che ricuserebbero il battesimo, i fiumi della Russia
ricevettero migliaia di sudditi che alla sacra cerimonia prestaronsi,
gareggianti in riconoscere la verità, e l'eccellenza di una dottrina dal
gran Duca, e da' suoi Boiardi abbracciata. La generazione successiva
vide sparire ogni avanzo di paganesimo; ma i due fratelli di Valadimiro
essendo morti senza avere ricevuto questo segno caratteristico del
Cristianesimo, ne vennero disotterrate le ossa e purificate con un
battesimo postumo ed irregolare.
[A. D. 800-1100]
Ne' secoli nono, decimo e undecimo dell'Era cristiana, il regno
dell'Evangelo e della Chiesa, si estese sulla Bulgaria, l'Ungheria, la
Boemia, la Sassonia, la Danimarca, la Norvegia, la Svezia, la Polonia e
la Russia[151]; e rinovatisi i trionfi dell'appostolico zelo in questa
età di ferro del Cristianesimo, le contrade settentrionali e orientali
dell'Europa, si sottomisero ad una religione, la quale più nella parte
teoretica, che nella pratica dal culto degli idoli differiva[152]. Una
lodevole ambizione conduceva i monaci dell'Alemagna e della Grecia per
mezzo alle tende e alle capanne dei Barbari. La povertà, la fatica, i
pericoli furono il retaggio di questi primi missionarj della Fede:
armati di operoso e paziente coraggio, le loro intenzioni erano pure, e
degne di stima: nè miglior ricompensa poteano aspettarsi fuor della
testimonianza della loro coscienza e della venerazione di un grato
popolo. Ma gli orgogliosi e ricchi prelati de' tempi posteriori, il
frutto di queste missioni raccolsero. Volontarie furono le prime
conversioni, nè i missionarj aveano altr'armi, che la santità de'
costumi, e l'eloquenza de' loro discorsi: per via di miracoli e di
visioni combatteano le favole domestiche dei Pagani: e a meglio sedurre
i governanti ne lusingavano la vanità, e agli interessi dei medesimi
davano opera. I Capi delle nazioni, ai quali i titoli di re e di santi
largivansi[153], credevano opera legittima e pia il sottomettere alla
Fede cattolica i loro sudditi e i lor vicini. La costa del Baltico,
dall'Holstein sino al golfo di Finlandia, a nome e sotto la bandiera
della Croce fu invasa: la conversione della Lituania operata nel secolo
decimoquarto al regno della idolatria pose termine. Un riguardo di
verità e buona fede ne costrigne a confessare che la conversione del
Nort, molti vantaggi agli antichi e ai nuovi cristiani produsse. Se i
precetti del Vangelo, che raccomandano la carità e la pace, non poterono
estinguere il furor della guerra connaturale alla specie umana, e se
l'ambizione dei principi cattolici ha nondimeno rinovate in tutti i
secoli le calamità che a questo flagello si uniscono, almeno l'avere
ammessi i Barbari nel seno della civile ed ecclesiastica società, liberò
l'Europa dai devastamenti che per mare e per terra operavansi dai
Normanni, dagli Ungaresi e dai Russi, e appresero questi a rispettare il
sangue umano, e divennero coltivatori[154]. Aggiugnendosi la prevalenza
del clero ad istituir leggi e a consolidare il buon ordine, i popoli
selvaggi conobbero gli elementi delle Arti e delle Scienze. Mossi da una
saggia pietà i Principi russi, ebbero l'intendimento di chiamare al
proprio servigio i più abili fra i Greci, affinchè abbellissero la
città, e ne ammaestrassero gli abitanti. Vidersi, benchè informemente,
imitati e copiati nelle chiese di Kiovia e di Novogorod la cupola e i
quadri di S. Sofia; gli scritti dei Padri vennero tradotti in lingua
schiavona, e trecento nobili giovani si trovarono sollecitati, o
costretti a frequentare le lezioni del collegio di Jaroslao. Parrebbe,
che quanto ai progressi nelle cognizioni, i Russi avessero dovuto
ottenere grandi vantaggi dagli speciali vincoli per cui stretti erano
alla Chiesa e allo Stato di Costantinopoli, che in que' tempi, nè a
torto, dell'ignoranza de' Latini rideansi. Ma la nazione greca vivea
nella schiavitù, isolata, e in uno stato di rapido scadimento: dopo la
caduta di Kiovia, la navigazione del Boristene fu trascurata; e intanto
che i Sovrani della città di Volodimir e di Mosca si trovavano disgiunti
dal mare e dal rimanente della Cristianità, i Tartari fecero soffrire a
quella Monarchia divisa in parti il vergognoso giogo della
barbarie[155]. I regni degli Schiavoni e degli Scandinavi, convertiti
dai missionarj latini, trovavansi per vero dire sottomessi alla
giurisdizione spirituale e alle pretensioni temporali de' Papi[156]. Ma
avendo abbracciata la stessa lingua e lo stesso culto di Roma, assunsero
lo spirito libero e generoso della Repubblica europea, e a poco a poco
dalla luce del sapere che splendè in Occidente, anch'essi furono
rischiarati.
NOTE:
[71] Il diligentissimo Giovanni Gotthelf Stritter ha compilati, raccolti
e tradotti in latino tutti i passi della Storia Bisantina che si
riferiscono ai Barbari nelle sue -Memoriae populorum, ad Danubium,
Pontum-Euxinum, Paludem Maeotidem, Caucasum, mare Caspium, et inde magis
ad septentriones incolentium-, Pietroburgo, 1771-1779, 4 tomi, o 6
volumi in 4; ma col merito del suo lavoro non ha fatto spiccare il
valore di questi indigesti materiali.
[72] -V.- il capitolo XXXIX della presente opera.
[73] Teofane, p. 296-299, Anastasio, pag. 113; Niceforo, C. P. p. 22,
23. Teofane colloca l'antica Bulgaria sulle rive dell'Atell, o del
Volga; ma asserendo egli che questo fiume mette foce nell'Eussino, un
errore si grossolano, gli toglie fede anche nel rimanente.
[74] Paolo Diacono (-De gestis Langobard.-, l. V, c. 29, p. 881, 882),
Camillo Pellegrino (-De ducatu Beneventano, dissert. 7, in scriptores
rerum ital.-, t. V, p. 186, 187), e il Beretti (-Chronograph. Ital.
medii aevi-, p. 273 ec.), conciliano facilmente le apparenti differenze
che si ravvisano fra lo Storico Lombardo, e i Greci mentovati nella nota
precedente. Questa colonia di Bulgari si stanziò in un cantone deserto
del Sannio, ove imparò la lingua latina senza dimenticare la nativa.
[75] Nella disputa di giurisdizione ecclesiastica fra i Patriarchi di
Roma e di Costantinopoli, queste province dell'Impero vennero,
adoperando il linguaggio del Baronio (-Annal. eccles.- A. D. 869, -n.
75-), assegnate al regno de' Bulgari.
[76] Cedreno (p. 713) indica chiaramente la situazione di Licnido, o
Acrida, e il regno di cui questa città era la Capitale. La traslazione
dell'Arcivescovato o Patriarcato di -Justinianea prima- a Licnido e indi
a Ternovo, ha portata confusione nell'idee e nelle espressioni de'
Greci. Niceforo Gregoras (l. II, c. 2, p. 14, 15), Thomassin
(-Discipline de l'Eglise-, t. I, l. I, c. 19-23), e un Francese
(d'Anville) mostrano di avere sulla geografia del greco Impero assai più
precise nozioni (-Hist. de l'acad. des inscriptions- t. 31).
[77] Calcocondila, atto a profferir giudizio su di tale argomento,
afferma l'identità dell'idioma de' Dalmati, de' Bosnj, de' Serviani, de'
-Bulgari- e de' Polacchi (-De rebus turcicis-, l. X, p. 283), e altrove
de' Boemi (l. II, p. 38). Il medesimo autore ha accennato qual fosse
l'idioma particolare degli Ungaresi.
[78] -V.- l'opera di Gian Cristoforo Giordano (-De originibus
sclavicis-; Vienna 1745, in quattro parti, o due vol. in fol.). La
Raccolta, e le Ricerche di questo Autore portano schiarimenti sulle
antichità della Boemia e de' paesi circonvicini; ma troppo limitato è il
suo disegno, barbaro lo stile, ne è superficiale la critica, e si vede
che il Consigliere aulico non si è liberato affatto dalle pregiudicate
opinioni d'un Boemo.
[79] Giordano ammette la ben nota e verisimile etimologia di -Slava,
laus-, gloria, termine di uso famigliare ne' varj dialetti, e che forma
la desinenza di chiarissimi nomi (-De originibus sclavicis-, pars. I, p.
40: para. IV, 101, 102).
[80] Sembra che tal cambiamento di un nome proprio in un nome
appellativo, sia accaduto nel duodecimo secolo presso gli abitanti della
Francia orientale, ove i Principi e i Vescovi aveano molti Schiavoni, in
istato di cattività, -non della schiatta boema-, esclama Giordano, -ma
di quella de' Sorabi.- Indi il termine divenne di un uso generale,
passando nelle lingue moderne e persin nello stile degli ultimi autori
di Bisanzio (V. i Glossarj greci e latini). La confusione poi del nome
σερβλοι -Serviani- e del latino -Servii-, anche maggiormente si propagò,
ed era più famigliare ai Greci del basso Impero (Costant. Porfir. -De
administrando imperio-, c. 32, p. 99).
[81] L'imperatore Costantino Porfirogeneta, esattissimo allorchè parla
degli avvenimenti del suo tempo, ma favoloso oltre ogni dire, quando
racconta cose accadute prima di lui, narra diverse particolarità intorno
agli Schiavoni della Dalmazia (c. 29-36).
[82] -V.- la Cronaca anonima del secolo XI, attribuita a Giovanni
Sagornin (p. 94-102) e la Cronaca composta nel secolo XIV dal Doge
Andrea Dandolo (-Script. rerum ital.-, t. XII, pag. 227-230), i due più
antichi monumenti della Storia di Venezia.
[83] Gli Annali di Cedreno e di Zonara parlano, nelle note che a ciò si
riferiscono, del primo regno de' Bulgari. Lo Stritter (-Memoriae
popolorum-, t. II, part. II, p. 441-647) ha raccolti i materiali
somministrati dagli Autori bisantini, e il Ducange ha determinata e
posta in ordine la serie dei re della Bulgaria (-Fam. byzant.-, p.
305-318).
[84] -Simeonem semi-Graecum esse aiebant, eo quod a pueritia Byzantii
Demosthenis rhetoricam et Aristotelis syllogismos didicerat- (Luitprand,
l. III, c. 8). Questo autore dice in altro luogo: -Simeon, fortis
bellator, Bulgariae praeerat; christianus, sed vicinis Graecis valde
inimicus- (l. I, c. 2).
[85]
- -- Rigidum fera dextera cornu-
-Dum tenet infregit, truncaque a fronte revellit.-
Ovidio (-Metamorph.-, IX, 1-100) ha dipinte arditamente le pugne fra i
nativi del paese, e gli stranieri, sotto figura del Dio del fiume e
dell'eroe.
[86] L'ambasciatore di Ottone sentì fin ribrezzo delle scuse che i Greci
fecero a questo re: -Cum Christophori filiam Petrus Bulgarorum VASILEUS
conjugem duceret, Symphona, id est consonantia, scripto juramento
firmata sunt ut omnium gentium apostolis, id est nunciis, penes nos
Bulgarorum apostoli praeponantur, honorentur, diligantur- (Luitprando,
-in Legatione-, p. 482). -V.- il -Cérémonial- di Costantino
Porfirogeneta t. I, p. 82; t. II, p. 429, 430-434, 435-443, 444-446,
447, colle Osservazioni del Reiske.
[87] Un vescovo di Virtzburgo sottomise questa opinione al giudizio di
un reverendo Abate, che gravemente decise essere -Gog- e -Magog- i
persecutori spirituali della Chiesa, perchè -Gog- significa il fasto e
l'orgoglio degli eretici, e -Magog- la conseguenza del fasto, vale a
dire la propagazione delle loro Sette. Questi erano nullameno gli uomini
che pretesero imprimere rispetto in tutto il genere umano! (Fleury,
-Hist. eccles.-, l. XI, p. 594, ec.).
[88] I due Autori ungaresi de' quali più mi sono giovato, sono Giorgio
Pray (-Dissertationes ad Annales veterum Hungarorum-, etc., -Vienna-,
1775, in folio), e Stefano Katona (-Hist. critica ducum et regum
Hungariae stirpis Arpadianae-, Pest, 1778-1781, 5 vol. in 8). Il primo
comprende un grande intervallo di tempo, sul quale non può spesse volte
formare che congetture. Il secondo, per dottrina, sagacità e senno,
merita il nome di Storico critico.
[89] Vien dato all'autore di questa cronaca il titolo di notaio del re
Bela. Il Katona che lo colloca nel dodicesimo secolo, lo difende contro
le accuse del Pray. Sembra che il ridetto Autore di annali, malgrado la
sua rozzezza siasi giovato unicamente di alcuni monumenti storici,
poichè così si esprime con dignità, -Rejectis falsis fabulis rusticorum,
et garrulo cantu joculatorum.- Queste favole poi vennero raccolte nel
secolo XV dal Tutotzio, e abbellite dall'italiano Bonfini (V. il
discorso preliminare della -Historia critica, Ducum- p. 7-133).
[90] V. Costantino (-De administrando imperio-, c. III, 4-13-38-42). Il
Katona con assai d'intelligenza ha riferita la data di quest'opera agli
anni 949, 950, 951 (p. 4-70). Lo storico critico (p. 34-107) s'ingegna
provare l'esistenza e le geste del Duca Almo, padre di Arpad, cose
tacitamente ricusate da Costantino.
[91] Il Pray (-Dissert.- p. 37-39) riporta, e chiarisce i passi
originali de' missionarj ungaresi, Bonfini ed Enea Silvio.
[92] Vedonsi ne' deserti posti a libeccio di Astrakan, le rovine di una
città detta -Madsciar-, che attesta essere soggiornate in questi luoghi
bande di Ungaresi, o -Magyar- (-Précis de la Géogr. univ.-, di
Malte-Brun, t. I, pag. 353). (Nota dell'edit.)
[93] Il Fischer (-Quaestiones petropolitanae, de origine Hungarorum-) e
il Pray (-Dissert.- 1, 2, 3, ec.), hanno pubblicate diverse tavole di
confronto fra la lingua degli Ungaresi, e i dialetti finnici. L'affinità
è grande; ma brevi sono i cataloghi, e le parole che ne' medesimi si
rinvengono, sono state scelte con troppo studio. Leggo poi nel dotto
Bayer (-Comment. acad. Petropol.-, t. X, p. 374) che, comunque la lingua
degli Ungaresi abbia ammesso un grande numero di voci finniche
(-innumeras voces-), le due lingue differiscono fra loro -toto genio- et
-natura.-
[94] Nel paese di Turfan che i geografi cinesi chiaramente e
partitamente descrivono (Gaubil, -Histoire du grand Gengis-Kan-, pag.
13; de Guignes, -Histoire des Huns-, t. II, pag. 31 ec.).
[95] -Historia genealog. de' Tartari-, di Abulghazi-Bahadur-Khan (part.
II, p. 90-98).
[96] Isbrand Ives (Harris's -Collection of Voyages and Travels-, vol.
II, p. 920, 921), e Bell (-Travels-, v. I, p. 174), andando alla Cina,
trovarono i Vogulitz ne' dintorni di Tobolsk. Mettendo i vocaboli alla
tortura, come gli etimologisti hanno l'arte di fare, -Ugur- e -Vogul-
offrono il medesimo nome. Le montagne circonvicine vengono di fatto
chiamate -Ugriane-, e fra tutti i dialetti finnici, il voguliano è
quello che si avvicina meglio all'ungarese (Fischer, -Disser.- I p.
20-30; Pray, -Dissert.- 2, p. 31-34).
[97] Le otto tribù della schiatta finnica veggonsi descritte nella opera
apprezzabilissima del signor Levesque (-Hist. des Peuples soumis à la
domination de la Russie-, t. I, p. 361-561).
[98] Questa pittura degli Ungaresi e de' Bulgari è tratta principalmente
dalla Tattica di Leone (p. 796-801), e dagli Annali latini riportati dal
Baronio, dal Pagi, e dal Muratori, A. D. 889 ec.
[99] Buffon (-Hist. nat.-, t. V, p. 6, in 12). Gustavo Adolfo si
accinse, ma senza frutto, ad instituire un reggimento di Lapponi. Il
Grozio parlando di queste tribù antiche si esprime: -Arma, arcus et
pharetra, sed adversus feras- (-Annal.- l. IV, pag. 236). Indi,
conformandosi all'esempio di Tacito, procura di colorare con una vernice
filosofica la brutale ignoranza di costoro.
[100] Dalle osservazioni di Leone apparisce che il governo dei Turchi
era monarchico; e che presso queste genti si usava di rigorose punizioni
(Tattica p. 86; απεινεις και βαρειας). Reginone (in Chron., A. D. 889)
mette il furto fra i delitti capitali, il che è confermato dal codice
originale di S. Stefano (A. D. 1016). Se uno schiavo commettea un
delitto, per la prima volta gli venia tagliato il naso obbligandolo a
pagar cinque vacche; la seconda volta perdea le orecchie ed era
costretto ad un'ammenda simile alla prima; la terza volta veniva punito
di morte; quanto all'uomo libero non soggiaceva al supplizio capitale
che dopo il quarto delitto, giacchè in pena del primo perdea soltanto la
libertà (Katona, -Hist. regum hungar.-, t. I, p. 231, 232).
[101] -V.- Katena, -Hist. ducum Hungar.-, p. 321-352.
[102] -Hungarorum gens, cujus omnes fere nationes expertae saevitiam-,
etc. Così comincia la prefazione di Luitprando, (l. I, c. 2 ) che assai
si diffonde sulle sciagure della sua età (V. l. I, c. 5; l. II, c. 1, 2,
4, 5, 6, 7, l. III, c. 1, ec. l. V, c. 8, 15, -in Legat.- p. 485). Le
tinte di questo Storico sono vivaci, ma fa duopo correggerne la
cronologia, seguendo le osservazioni del Pagi, e del Muratori.
[103] Il Katona (-Hist. ducum- ec. p. 107-499) ha diffusa la luce della
critica sui tre regni sanguinosi di Arpad, di Zoltano e di Toxo. Egli ha
cercato accuratamente tutto quanto riferivasi ai nativi del paese, e
agli stranieri; nondimeno a questi annali di gloria e di devastazione ho
aggiunta la distruzione di Brema; fatto storico che l'Autore sembra
avere ignorato; così Adamo di Brema (1, 43).
[104] Il Muratori con patriottica accuratezza ha esaminati i pericoli ai
quali fu esposta Modena, e i modi che questa città avea per liberarsene.
I cittadini supplicarono S. Geminiano loro avvocato a distorre da essi,
mediante la sua intercessione, la rabies, il -flagellum- etc.
-Nunc te rogamus, licet servi pessimi,-
-Ab Ungarorum nos defendas jaculis.-
Il Vescovo edificò mura per la pubblica difesa, non già contra -Dominos
serenos- (-Antiq. Italic. med. aevi-, t. I, -Dissert.- 1, p. 21, 22); e
la canzone della guardia notturna non è priva di eleganza e di utilità
(t. III, Dissert. 40, p. 709). Questo Autore degli Annali d'Italia ha
accennata con molta esattezza la sequela delle correrie degli Ungaresi
(-Annali d'Italia-, t. VII, p. 365-367-393-401-437-440; t. VIII, p.
19-41-52 ec.).
[105] Gli annali dell'Ungheria e della Russia suppongono che gli
Ungaresi assalissero, assediassero, o per lo meno insultassero
Costantinopoli (Pray, -Dissert.- 10, pag. 239; Katona, -Hist. ducum-, p.
354-360). Gli Storici di Bisanzio (Leone Grammatico, p. 506; Cedreno t.
II, p. 629) quasi concedono un tal fatto; ma il Katona, ed anche il
notaio di Bela, lo impugnano, o certamente lo mettono in dubbio, benchè
glorioso, alla loro nazione. Degno d'elogi è un tale scetticismo:
certamente non poteano nè copiare, nè ammettere le -rusticorum fabulae-;
ma il Katona avrebbe dovuto far caso della testimonianza di Luitprando:
-Bulgarorum gentem atque- GRAECORUM -tributariam fecerant- (-Hist.-, l.
II, c. 4, p. 435).
[106]
─ λεονθ’ ως δηρινθητην
Οτ’ ουρεως κορυφεσι περι κταμενης ελαφιοιο
Αμφω πειναοντε μεγα φρονεοντε μαχεςθον
-Contendeano come due leoni i quali nelle vette di un monte combattono
affaticati e animosi per una cerva uccisa.-
[107] Il Katona (-Hist. ducum-, p. 360-368-427-470) discute a lungo
tutto quanto a queste due battaglie si riferisce. Luitprando (l. II, c.
8, 9) offre sicurissime testimonianze intorno alla prima, e Witichin
(-Annal. Saxon.- l. III) sulla seconda; ma uno Storico critico non potrà
starsi dal far qualche osservazione sulla cornetta d'un guerriero
conservata, ivi dicesi, a Jaz-Berin.
[108] -Hunc vero triumphum tam laude quam memoria dignum, ad Meresburgum
rex in superiori caenaculo domus per- ζωγραφιαν, -idest, picturam
notari, praecepit, adeo ut rem veram potius quam verisimilem videas-
(Luitprand. l. II, c. 9). Carlomagno avea fatti dipingere argomenti
sacri in un altro palagio dell'Alemagna, e il Muratori giustamente
osserva: -nulla saecula fuere in quibus pictores desiderati
fuerint-(-Antiqu. ital. med. aevi,- t. II, -Dissert.- 24, p. 360, 361).
Le pretensioni degli Inglesi all'antichità dell'ignoranza e
dell'imperfezione originale, per valermi delle pungenti espressioni del
Signor Walpole, hanno una data assai più recente (-Anecdotes of
Painting-, vol. I, p. 2 ec.).
[109] -Non è superstizione l'invocare i Santi nelle disgrazie; il
Cattolico che gli ammette e crede alla loro intercessione sente,
chiamandoli, un conforto alla sua debolezza, e al tristo suo stato;
perchè toglierglielo?- (Nota di N. N.)
[110] -V.- Baronio (-Annal. Eccles.- A. D. 929, n. 2, t. 5), Luitprando
(l. IV, c. 12); Sigeberto, e gli Atti di S. Gerardo, testimonj di fede
degnissimi, parlano della lancia di Gesù Cristo; ma quanto ho detto
delle altre reliquie, non è fondato che su l'opera -Gesta Anglorum post
Bedam-, (l. XI, cap. 8).
[111] Katona (-Hist. ducum Hungar.- p. 500, ec.).
[112] Fra queste colonie possono distinguersi, 1. i Chazari, o Cabari
che si unirono agli Ungaresi. (Costant. -De admin. imper.- c. 39, 40, p.
108, 109); 2. i Giazigi, i Moravi e i Siculi che gli Ungaresi trovarono
sul territorio ove posero domicilio; questi ultimi, forse gli avanzi
degli Unni di Attila, ebbero l'incarico di guardare i confini; 3. i
Russi, che, come gli Svizzeri oggidì presso i Francesi, diedero il loro
nome ai portinai de' reali palagi; 4. i Bulgari, i Capi de' quali (A. D.
956) vennero chiamati, -cum magna multitudine- HISMA-HELITARUM. Che mai
alcuni di questi Schiavoni avessero abbracciato l'Islamismo? 5. i
Bisseni, e i Cumani, miscuglio di Patzinaciti, di Uzi e di Cazari ec.,
dilatatisi fino alla parte infima del Danubio. I Re Ungaresi (A. D.
1239) ricevettero e convertirono l'ultima colonia di quarantamila
Cumani, e da essi ottennero un nuovo titolo (Pray, -Diss.- 6, 7, p.
109-173; Katona, -Hist. ducum-, pag. 95-99, 259-264, 476-479; 483, ec.).
[113] -Christiani autem, quorum pars major populi est, qui ex omni parte
mundi illuc tracti sunt captivi-, ec. Così parlava Piligrino il primo
missionario che entrasse nell'Ungheria (A. D. 973). -Pars major- è molto
dire (-Hist. ducum-, p. 517).
[114] Gli antichi diplomi fanno menzione de' -fideles Teutonici- di
Geisa; e il Katona colla solita sua abilità è giunto a calcolare con
giustezza la forza di queste colonie, cotanto esagerata dall'italiano
Ranzani (-Hist. crit. ducum-, p. 567-681).
[115] Presso i Greci questo nome di nazione è espresso da Ρως, -Ros-,
parola indeclinabile, che ha dato luogo a molte immaginarie etimologie.
Ho letta con piacere e vantaggio una dissertazione -De origine Russorum-
(-Comment. acad. Petropolitanae-, t. VIII, p. 388-436) di Teofilo
Sigefredo Bayer, Alemanno pieno di dottrina, che ha consacrate le sue
fatiche e la vita al servigio della Russia. Ho profittato parimente di
un tratto di Geografia del d'Anville, intitolato; -de l'Empire de
Russie, son origine et ses accroissemens- (Parigi, 1772, in 12).
[116] -V.- tutto il passo (-dignum-, dice il Bayer, -ut aureis in
tabulis figatur-) negli -Annales Bertiniani Francorum- (-in Script.
ital.- Muratori, t. II, part. I, p. 525) A. D. 839, 22 anni prima
dell'era di Ruric. Luitprando che viveva nel duodecimo secolo parla
(-Hist.- l. V, cap. 6) de' Russi e dei Normanni, come di que' medesimi
-Aquilonares homines-, fattisi soprattutto discernere per la vivacità
del lor colorito.
[117] Io non conosco questi Annali che dalla storia della Russia del
signor Levesque. Nestore il primo e il migliore fra i compilatori degli
Annali russi era monaco a Kiovia, e morì nel principio del duodicesimo
secolo. Ma la Cronaca da esso composta è rimasta poco meno che
sconosciuta sino al 1767, nel qual tempo è stata pubblicata in 4.º a
Pietroburgo. (Levesque, -Hist. de Russie-, t. I, p. 16; Coxe's
-Travels-, vol. II, pag. 184)[118].
[118] -Abbiamo ora una traduzione degli Annali di Nestore eseguita
dall'erudito Schloetzer che vi ha aggiunte note, preziose massimamente
per coloro che di conoscere le antichità russa hanno vaghezza.- (Nota
dell'Editore)
[119] Theophil. sig. Bayer, -De Varagis- (Così il Bayer li denomina) -in
Comment. Acad. Petropolitanae-, tom. IV, p. 275-311.
[120] Ciò nullameno, nell'anno 1018, Kiovia e la Russia erano tuttavia
difese, -ex fugitivorum servorum robore, confluentium et maxime
Danorum.- Il Bayer, citando (p. 292) la Cronaca di Ditmar, di
Merseburgo, fa osservare che gli Alemanni non prestavano servizio nelle
truppe straniere.
[121] Il Ducange ha raccolti i passi degli autori originali che hanno
scritto dello stato, e della storia de' Varangi a Costantinopoli
(-Gloss. med. et infim. graecitatis, sub voce- βαραγγοι; -med. et infim.
latinitatis-, sub voce -Vagri. Not. ad Alex. Annae Comnenae-, p. 256,
257, 258; -Notes sur Villehardouin-, p. 296-299). -V.- ancora le note
del Reiske sul Ceremoniale aulae Byzant. di Costantino t. II, p. 149,
150. Sassone il Grammatico assicura che essi parlavano la lingua danese;
ma se si crede al Codino si valsero fino al decimoquinto secolo,
dell'inglese, come idioma nativo. Πολυχρονιζουσι Βαραγγοι κατα την
πατριην γλωσσαν αυτων ητοι Ιγκιληνισι. -Perseverano i Varangi nella
lingua patria come nell'inglese.-
[122] Le nozioni che abbiamo sulla geografia, e sul commercio della
Russia vennero pubblicate in quel tempo dall'imperatore Costantino
Porfirogeneta (-De administrat. imperii-, c. 2, p. 55, 56, c. 9, p.
59-61, c. 13, p. 63-67; c. 37, p. 106, c. 42, p. 112, 113), e
rischiarate per le cure del Bayer (-De geographia Russiae vicinarumque
regionam circiter, A. D. 948, tra Comment. academ. Petropol.-, t. IX, p.
367-422, t. X, p. 371-421) col soccorso delle Cronache e delle
tradizioni della Russia, della Scandinavia ec.
[123] Il signor Levesque (-Histoire de Russie- t. I, p. 60), attribuisce
ai tempi che il regno di Ruric precedettero questo orgoglioso proverbio:
«Chi può resistere a Dio, e alla grande Novogorod?» Nel corso della sua
Storia egli parla frequentemente di questa Repubblica, distrutta poi
nell'anno 1475 (tom. II, p. 252-266). Un esatto viaggiatore, Adamo
Oleario, descrive (nel 1035) gli avanzi di Novogorod, e la via che
tennero per mare e per terra gli ambasciadori di Holstein (tom. I, p.
123-129).
[124] -In hac magna civitate, quae est caput regni, plus trecentae
Ecclesiae habentur et nundinae octo, populi etiam ignota manus-
(Eggehardus, ad A. D. 1018, apud Bayer, t. IX, p. 412). Egli cita
parimente (t. X, p. 397) le parole dell'Annalista sassone: -Cujus-
(Russiae) -metropolis est Chive, aemula sceptri constantinopolitani,
quae est clarissimum decus Graeciae.- Kiovia, soprattutto nell'undecimo
secolo, era conosciuta dai geografi arabi ed alemanni.
[125] -In Odorae ostio, qua scythicas alluit paludes, nobilissima
civitas, Julinum, celeberrimam Barbaris, et Graecis qui sunt in
circuitu, praestans stationem, est sane maxima omnium quas Europa
claudit vivitatum- (Adamo di Brema, Hist. eccles., p. 19); stravagante
esagerazione anche nel labbro di uno scrittore dell'undicesimo secolo.
L'Anderson (-Hist. Deduction of Commerce-) ha trattato accuratamente
tutto quanto al commercio del Baltico e alla Lega anseatica si
appartiene: su di tale argomento non conosco, nelle lingue almeno che ci
sono famigliari, alcun'altra opera così compiuta.
[126] Stando alle nozioni somministrate da Adamo di Brema (-De situ
Daniae-, p. 58) l'antica Curlandia per un tratto di otto giornate
prolungavasi sulla costa; e Pietro il Teutoburgico (p. 68, A. D. 1326)
assegna Memel, qual frontiera comune alla Russia, alla Curlandia e alla
Prussia. -Aurum ibi plurimum- (dice Adamo) -divinis, auguribus atque
necromanticis omnes domus sunt plenae... a toto orbe ibi responsa
petuntur, maxime ab Hispanis- (-forsan- ZUPANIS, -id est regulis
Lettoviae-) -et Graecis.- Davasi ai Russi il nome di Greci, anche prima
della loro conversione; conversione imperfetta assai, se conservarono
l'uso di consultare gli stregoni della Curlandia. (Bayer, t. X, p.
378-402 ec. Grotius -Prolegomen., ad Hist. goth.-, p. 99).
[127] Costantino accenna solamente sette cateratte delle quali indica i
nomi in lingua russa e schiavona. Ma tredici ne addita il signor di
Beauplan, ingegnere francese, che avea esaminato il corso e la
navigazione del Dnieper e del Boristene. (-V.- la sua descrizione -De
Lucrania-, Rouen 1660, picciolo in 4). Sfortunatamente la carta che
accompagna quest'opera non trovasi unita all'esemplare che io ne
posseggo.
[128] Nestore, (presso Levesque, -Hist. de Russie-; t. I, p. 78-80). I
Russi, vi si dice, si trasferivano dal Dnieper o dal Boristene nella
Bulgaria Nera, nella Chozaria e nella Siria. Nella Siria! e come, e in
qual tempo, e in qual porto? Invece di Συρια Siria non potrebbe egli
leggersi Σκανια -Scania- (-De administ. imper.-, c. 42, p. 113)? Il
cambiamento è leggiero. La situazione della Scania, posta fra la
Chozaria e il Lazico spiegherebbe il tutto, tanto più che questo nome
adoperavasi anche nell'undicesimo secolo (Cedrenus, tom. II, pag. 770).
[129] Le guerre accadute ne' secoli nono, decimo e undecimo fra i Russi
ed i Greci, vengono raccontate negli Annali di Bisanzio, e soprattutto
dal Zonara e da Cedreno; e le diverse testimonianze di questi scrittori
trovansi unite nella Russica dello Stritter (t. II, part. II, p.
939-1044).
[130] Προσεταιρισαμενος δε και συμμαχικον ου ολιγον αρο των κατοικουντων
εν ταις προσαρκτιοις του Οκεανου νησοις εθων. -Trasferendo anche non
pochi commilitoni dalle genti che abitavano nelle isole settentrionali
dell'Oceano.- (Cedren., in Compend., p. 758).
[131] V. Beauplan (-Description de l'Ukraine-, pag. 54-61). I racconti
di questo autore sono vivaci, esatte le sue descrizioni; ed, eccetto
l'armi da fuoco, quanto egli accenna de' moderni Cosacchi può
perfettamente agli antichi Russi applicarsi.
[132] Abbiamo a dolerci che il Bayer non abbia pubblicato che una
dissertazione -De Russorum prima expeditione Constantinopolitana-
(-Comment. acad. Petrop.- t. VI, p. 365-391). Dopo avere fatto sparire
alcune cronologiche difficoltà, ei porta l'epoca di una tale spedizione
agli anni 864, o 865, la qual data avrebbe dovuto dileguare i dubbj, e
render meno ardue le difficoltà che si trovano sul principio della
storia del sig. Levesque.
[133] Nel tempo che Fozio scrivea la sua lettera circolare sulla
conversione de' Russi, il miracolo non era per anco maturo. Egli
rimprovera alla nazione, εις ωμοθητα και μιαιφονιαν παντας δευτερους
ταττομενον che -educava tutti gli ultimi alla crudeltà e alla strage.-
[134] Leone il Grammatico, p. 463, 464; -Constantini, continuator, in
script, post. Theophaneum-, pag. 121, 122; Simeon Logothet., p. 445,
446; Georg. Monach., p. 535, 536; Cedrenus, t. II, p. 551; Zonara, t.
II, p. 162.
[135] -V.- Nestore e Nicone nella -Histoire de Russie-, del signor
Levesque (t. I, p. 74-80); il Katona (-Hist. Ducum-, p. 75-79) usa de'
suoi privilegi per non ammettere una tal vittoria de' Russi, che
toglierebbe splendore all'assedio di Kiovia operato dagli Ungaresi.
[136] Leone il Grammatico, pag. 506, 507: -Incert. Contin.- p. 263, 264;
Simeon Logothet, p. 490, 491; Georg. Monach, p. 588, 589; Cedrenus, t.
II, p. 629; Zonara, t. II. p. 190, 191; e Luitprando (l. V, c. 6), che
descrivendo le cose narrategli dal suocero suo, allora ambasciatore a
Costantinopoli, corresse le esagerazioni della vanità de' Greci.
[137] Non posso citare a tale proposito che Cedreno (t. II, p. 758, 759)
e Zonara (t. II, p. 253, 254); ma le testimonianze di questi Scrittori
divengono più sicure e meritevoli di fede, a proporzione del loro
avvicinarsi ai tempi ne' quali vissero.
[138] Nestore presso Levesque, -Hist. de Russie-, t. I, p. 87.
[139] Questa statua di bronzo veniva da Antiochia, e i Latini la fusero.
Supponeasi rappresentasse Giosuè o Bellorofonte. Bizzarra alternativa!
-V.- Niceta Coniate; (p. 413, 414); Codino (-De Originibus-, C. P. p.
24); e l'Autore anonimo -De Antiquitate- C. P. (Banduri, -Imp. orient.-
t. I, 17, 18) che vivea verso l'anno 1100. Essi attestano che credeasi
alla profezia; non rileva il restante.
[140] Il signor Levesque (-Hist. de Russie-, t. I, p. 94-107) ha
composto, seguendo le Cronache russe, un epilogo della vita di
Swatoslao, o Sviatosla, o finalmente Sphendosthlabus.
[141] Somiglianza che scopresi con grande chiarezza nel nono libro
dell'Iliade (205, 221), e nelle descrizioni della cucina di Achille. Un
poeta che al dì d'oggi tal dipintura offerisse in una Epopea, il suo
lavoro deturperebbe, nè si renderebbe grato ai lettori; ma i versi greci
sono armoniosi; le espressioni di una lingua morta, rare volte, ignobili
o troppo famigliari ne sembrano; oltrechè ventisette secoli trascorsi
dai giorni di Omero aggiungono ai nostri occhi vezzo alle antiche
costumanze.
[142] Il singolare epiteto di -Zimiscè- dalla armena lingua deriva. I
Greci traducevano la parola ζιμισκες giovandosi dell'altra μουζακιζες o
μοιρακιζης. Il significato dell'una e dell'altra espressione essendomi
ignoto egualmente, mi sarà lecito il chiedere come nella commedia: -Di
grazia quale è l'interprete di voi due?- Ma dal modo della loro
composizione sembra che corrispondano ad -adolescentulus- (Leone
Diacono, l. IV, MS., -ap.- Ducange, -Gloss. graec.-, p. 1570).
[143] In lingua Schiavona, -Peristhlaba-, equivaleva -a grande o
illustre città, μεγαλη και ουσα και λεγομενη, la quale è veramente, e
vien nomata grande-, dice Anna Comnena (-Alexiade-, l. VII, p. 194).
Della sua situazione posta fra il monte Emo e la parte inferior del
Danubio, potrebbe dirsi che essa occupasse il luogo, o almeno
all'incirca il luogo di Marcianopoli. Non troviamo difficoltà nel
determinare la giacitura di Durostolo o Dristra che agevolmente si
riconosce (-Comment. Acad. Petropol.- t. IX, p. 415, 416; d'Anville,
-Geogr. anc.- t. I, p. 307-311).
[144] Il libro -De administratione imperii- spiega, soprattutto ne'
sette primi capitoli, la condotta politica tenutasi da' Greci verso i
Barbari e specialmente coi Patzinaciti.
[145] Nel racconto di una tale guerra, Leone il Diacono (presso il Pagi,
-Critica-, t. II, A. D. 968-973) è più autentico, e porta maggiori
particolarità di Cedreno (t. II, p. 660-683) e di Zonara (t. II, p.
205-214). Questi declamatori hanno fatto ascendere a trecento ottomila,
e trecento trentamila uomini il numero delle truppe russe, calcolato con
maggior moderazione e verisimiglianza dai contemporanei.
[146] Phot. -epist.- 2, n. 35, pag. 58 ediz. Montacut. Questo dotto
editore non avrebbe dovuto confondere il grido di guerra de' Bulgari
colle due parole το Ρως -il Ros-, le quali non vogliono dir altro che
-nazione russa-; nè Fozio, uom di senno, dovea accusare gli idolatri
schiavoni της Σλληνικης και αθειου δοξης, -di greca ed atea fede.- Essi
non erano nè Greci nè Atei.
[147] Le notizie più compiute che abbiansi su la religione degli Slavi e
la conversion della Russia, son quelle offerteci dal Signor Levesque
nella sua -Hist. de Russie-, da esso dedotta, così dalle antiche
Cronache, come dalle osservazioni che su queste i moderni hanno fatte,
(t. I, p. 35, 54, 59-92, 93, 113-121, 124-129, 148, 149 ec.).
[148] -V.- il -Cerem. aulae byzant.-, t. II, c. 15, p. 343-345, ove Olga
o Elga vien nominata Αρχοντισσα Ρωσιας, -Principe della Rosia-. I Greci,
per indicare la sovrana delle Russie adopravano il titolo di un
magistrato di Atene terminato in desinenza femminina, la qual cosa
avrebbe stranamente sonato all'orecchio di Demostene.
[149] -V.- un frammento anonimo pubblicato dal Banduri (-Imper. or.- t.
II, p. 112, 113. -De conversione Russorum-).
[150] L'Erbestein (-apud- Pagi, t. IV, pag. 56) narra, che Valadimiro fu
battezzato e maritato a Cherson o Corsun. Novogorod conserva anche ai dì
nostri tale tradizione, e le porte delle quali parlato abbiamo nel
testo. Nondimeno un viaggiatore ed osservatore esatto pretende venute da
Magdeburgo queste porte di bronzo, (Coxe's, -Travels into Russia- ec.,
v. I, p. 452) e cita un'iscrizione che par fatta per dimostrare tale
assunto. I leggitori non debbono confondere questa Cherson, città della
Tauride, o della Crimea, con una città del medesimo nome, stata
fabbricata alla foce del Boristene, e di recente illustrata da un
parlamento che vi hanno tenuto Caterina II e l'Imperatore Giuseppe.
[151] -V.- Il testo latino o la versione inglese dell'eccellente Storia
della Chiesa del Mosheim, al primo capitolo, ossia alla prima Sezione
intorno ai secoli nono, decimo e undecimo.
[152] -Non solo la religione cristiana differiva, e differisce nella
teoria dall'antico culto degli idoli, come già abbiamo altrove mostrato,
ma anche nella pratica; in questo culto, per esempio, v'erano i
sacerdoti particolari di Giove, di Marte, di Cerere; nel culto cristiano
non ci sono che i sacerdoti, o ministri di Dio; gli altri oggetti del
culto cristiano non hanno sacerdoti proprj: quanto poi a questi oggetti,
cioè alla teoria del culto delle imagini, ripetiamo ciò che ne abbiamo
detto in una nota al vol. IX.- (Nota di N. N.)
[153] Nel 1000, gli ambasciadori di S. Stefano ricevettero da Papa
Silvestro il titolo di Re d'Ungheria, e il donativo d'un diadema che era
lavoro di artisti greci. Doveva esserne presentato il Duca di Polonia,
ma i Polacchi, per lor confessione medesima, erano troppo barbari, e
immeritevoli quindi di una corona -angelica- ed -appostolica.- (Katona,
-Hist. crit. regum stirpis Arpadianae-, t. I, p. 1-20).
[154] Si ascoltino i cantici trionfali di Adamo di Brema (A. D. 1080)
che hanno un fondo di verità: -Ecce illa ferocissima Danorum, etc.
natio..... jamdudum novit in Dei laudibus alleluia resonare.... Ecce
populus ille piraticus... suis nunc finibus contentus est. Ecce patria,
horribilis semper, inaccessa propter cultum idolorum... praedicatores
veritatis ubique certatim admittit-, etc. (-De situ Daniae-, etc., p.
40, 41, ediz. Elzevir); opera ove scorgesi una pittura originale e
dilettevole del Nort dell'Europa, e della introduzione del Cristianesimo
in questa parte del Mondo.
[155] I -grandi principi- abbandonarono nel 1156 la residenza di Kiovia,
smantellata indi dai Tartari nel 1240. Mosca divenne nel secolo XIV la
sede dell'Impero. V. il primo e secondo volume della -Hist. de Russie-,
del signor Levesque, e i -Viaggi di Coxe nel Nort-, t. I, p. 241.
[156] Gli ambasciatori di S. Stefano aveano adoperate le rispettose
espressioni di -regnum oblatum, debitam obedientiam-, etc. che Gregorio
VII alla lettera interpretò; onde gli Ungaresi sonosi trovati impacciati
fra la santità del Papa e l'independenza della Corona (Katona, -Hist.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
86
87
88
89
90
91
92
93
94
95
96
97
98
99
100
101
102
103
104
105
106
107
108
109
110
111
112
113
114
115
116
117
118
119
120
121
122
123
124
125
126
127
128
129
130
131
132
133
134
135
136
137
138
139
140
141
142
143
144
145
146
147
148
149
150
151
152
153
154
155
156
157
158
159
160
161
162
163
164
165
166
167
168
169
170
171
172
173
174
175
176
177
178
179
180
181
182
183
184
185
186
187
188
189
190
191
192
193
194
195
196
197
198
199
200
201
202
203
204
205
206
207
208
209
210
211
212
213
214
215
216
217
218
219
220
221
222
223
224
225
226
227
228
229
230
231
232
233
234
235
236
237
238
239
240
241
242
243
244
245
246
247
248
249
250
251
252
253
254
255
256
257
258
259
260
261
262
263
264
265
266
267
268
269
270
271
272
273
274
275
276
277
278
279
280
281
282
283
284
285
286
287
288
289
290
291
292
293
294
295
296
297
298
299
300
301
302
303
304
305
306
307
308
309
310
311
312
313
314
315
316
317
318
319
320
321
322
323
324
325
326
327
328
329
330
331
332
333
334
335
336
337
338
339
340
341
342
343
344
345
346
347
348
349
350
351
352
353
354
355
356
357
358
359
360
361
362
363
364
365
366
367
368
369
370
371
372
373
374
375
376
377
378
379
380
381
382
383
384
385
386
387
388
389
390
391
392
393
394
395
396
397
398
399
400
401
402
403
404
405
406
407
408
409
410
411
412
413
414
415
416
417
418
419
420
421
422
423
424
425
426
427
428
429
430
431
432
433
434
435
436
437
438
439
440
441
442
443
444
445
446
447
448
449
450
451
452
453
454
455
456
457
458
459
460
461
462
463
464
465
466
467
468
469
470
471
472
473
474
475
476
477
478
479
480
481
482
483
484
485
486
487
488
489
490
491
492
493
494
495
496
497
498
499
500
501
502
503
504
505
506
507
508
509
510
511
512
513
514
515
516
517
518
519
520
521
522
523
524
525
526
527
528
529
530
531
532
533
534
535
536
537
538
539
540
541
542
543
544
545
546
547
548
549
550
551
552
553
554
555
556
557
558
559
560
561
562
563
564
565
566
567
568
569
570
571
572
573
574
575
576
577
578
579
580
581
582
583
584
585
586
587
588
589
590
591
592
593
594
595
596
597
598
599
600
601
602
603
604
605
606
607
608
609
610
611
612
613
614
615
616
617
618
619
620
621
622
623
624
625
626
627
628
629
630
631
632
633
634
635
636
637
638
639
640
641
642
643
644
645
646
647
648
649
650
651
652
653
654
655
656
657
658
659
660
661
662
663
664
665
666
667
668
669
670
671
672
673
674
675
676
677
678
679
680
681
682
683
684
685
686
687
688
689
690
691
692
693
694
695
696
697
698
699
700
701
702
703
704
705
706
707
708
709
710
711
712
713
714
715
716
717
718
719
720
721
722
723
724
725
726
727
728
729
730
731
732
733
734
735
736
737
738
739
740
741
742
743
744
745
746
747
748
749
750
751
752
753
754
755
756
757
758
759
760
761
762
763
764
765
766
767
768
769
770
771
772
773
774
775
776
777
778
779
780
781
782
783
784
785
786
787
788
789
790
791
792
793
794
795
796
797
798
799
800
801
802
803
804
805
806
807
808
809
810
811
812
813
814
815
816
817
818
819
820
821
822
823
824
825
826
827
828
829
830
831
832
833
834
835
836
837
838
839
840
841
842
843
844
845
846
847
848
849
850
851
852
853
854
855
856
857
858
859
860
861
862
863
864
865
866
867
868
869
870
871
872
873
874
875
876
877
878
879
880
881
882
883
884
885
886
887
888
889
890
891
892
893
894
895
896
897
898
899
900
901
902
903
904
905
906
907
908
909
910
911
912
913
914
915
916
917
918
919
920
921
922
923
924
925
926
927
928
929
930
931
932
933
934
935
936
937
938
939
940
941
942
943
944
945
946
947
948
949
950
951
952
953
954
955
956
957
958
959
960
961
962
963
964
965
966
967
968
969
970
971
972
973
974
975
976
977
978
979
980
981
982
983
984
985
986
987
988
989
990
991
992
993
994
995
996
997
998
999
1000