Abulfeda (-Vit. Mohammed-, c. 6, p. 13) raccontano il fatto
diversamente.
[51] Massimo Tirio, che vivea nel secondo secolo, attribuisce agli Arabi
il culto d'una pietra. Αραβιοι σεβουσι μεν, εντινα κα δε ηιδα, το δε
αγαλμα ειδον; λοθος ην τετθαγωνος -gli Arabi adorano un simulacro
di tal fatta, che per altro non ho veduto; la pietra, era
quadrangolare- (-Dissert. 8-, t. I, p. 142, ediz. Reiske); e i cristiani
hanno ripetuto con gran veemenza questo rimprovero (Clemente
Alessandrino, -in Protreptico-, p. 40; Arnobio, -Contra gentes-, lib.
VI, p. 246). Ma pure quelle pietre altro non erano che i Βαιτυλα della Siria e della Grecia, tanto rinomati nell'antichità sacra
e profana (Euseb. -Praep. Evangel.-, l. I, p. 37; Marsham, -Canon.
chron.- p. 54-56).
[52] Il dotto Sir John Marsham (-Canon. chron.-, p. 76-78, 301-304)
discute esattamente i due orridi punti dell'Ανδροθυσια -sagrifici
umani-, e della παιδοθυσια, -sagrifici di fanciulli-. Sanconiatone
dall'esempio di Crono trae l'origine de' sagrifici della Fenicia;
ma non sappiamo se Crono vivesse prima o dopo Abramo, od anzi se mai
sia stato al Mondo.
[53] Κατ’ ετος εκαστον παιδα εθυον -ogn'anno sagrificavano un
fanciullo-; tal'è il rimprovero di Porfirio; ma egli accusa di questo
crudel costume anche i Romani, costume già abolito del tutto, A. V. C.
657. Tolomeo (-Tabul.-, p. 37, -Arabia-, p. 9-29), ed Abulfeda (p. 57)
fan menzione di Dumaetha, Daumat-al-Gendal; e le carte di d'Anville
pongono questo luogo nel cuor del deserto, tra Chaibar e Tadmor.
[54] Procopio (-De bell. pers.-, l. I, c. 28), Evagrio (l. VI, c. 21) e
Pocock (-Specimen-, p. 72-86) attestano i sagrifici umani degli Arabi
del sesto secolo. Il pericolo e la liberazione d'Abdalah son piuttosto
una traduzione che un fatto (Gagnier, -Vie da Mahomet-, l. I, p. 82-84).
[55] -Non può dirsi, che gli Ebrei s'astenessero dal mangiare le carni
del porco per ignoranza, per sanità o per qualunque altro motivo; essi
ciò facevano per comando di Dio, venuto loro per mezzo di Mosè,
fondatore di lor religione; non bisogna unire insieme gli usi religiosi
delle altre nazioni con quelli degli Ebrei; potevano essi essere i
medesimi, anzi, parlando dell'astinenza dal mangiare il porco, lo erano;
ma i motivi di cotale astinenza erano diversi; presso gli Ebrei, il solo
motivo che Mosè ne addusse fu il commando assoluto di Dio. Lo stesso
dicasi della circoncisione della quale viene l'Autore subito a parlare.-
(Nota di N. N.)
[56] -Suillis carnibus abstinent-, scrive Solino (-Polyhist.-, c. 33),
il quale copia da Plinio (l. VIII, c. 68); strana supposizione che i
maiali non possano vivere nell'Arabia. Aveano gli Egizi un'avversione
naturale e superstiziosa per questo animale immondo (Marsham, -Canon-,
p. 206). Gli Arabi antichi praticavano altresì, -post coitum-, la
ceremonia dell'abluzione (Erodoto, l. I, c. 80), consacrata dalla legge
de' Musulmani (Reland, p. 57, etc.; Chardin, o piuttosto il -Mollah- di
Shah Abbas, t. IV, p. 71, etc.).
[57] I dottori Musulmani non han piacere di trattare questa materia;
pure credono necessaria la circoncisione per la salute, e pretendono
ancora che per una specie di miracolo, nascesse Maometto senza prepuzio
(Pocock, -Spec.-, p. 319, 320; Sale, -Disc. prélim.-, p. 106, 107).
[58] Diodoro Siculo (t. I, l. II, p. 142-145) ha data alla lor religione
un'occhiata curiosa ma superficiale da Greco. Si dee apprezzare la loro
astronomia, avvegnachè aveano finalmente fatto uso della lor ragione, se
dubitavano che il sole fosse nel numero de' pianeti e delle stelle
fisse.
[59] Semplicio (che cita Porfirio), -De coelo-, l. II, com. 46, p. 123;
l. XVIII, -ap.- Marsham, -Canon chron.-, p. 474, che dubita del fatto
perchè contrario a' suoi sistemi. La più vecchia data delle osservazioni
de' Caldei è dell'anno 2234 avanti Gesù Cristo. Dopo il conquisto di
Babilonia fatto da Alessandro, quelle osservazioni, per le preghiere
d'Aristotele, furono comunicate all'astronomo Ipparco. Che bel monumento
nella storia delle Scienze!
[60] Pocock (-Specim.-, p. 138-146), Hottinger (-Hist. orient.-, p.
162-203), Hide (-De relig. vet. Persar.-, p. 124-128, ec.), d'Herbelot
(-Sabi-, p. 725, 726) e Sale (-Discours prélim.-) destano in noi
curiosità senza soddisfarla, e l'ultimo scrittore confonde il Sabeismo
colla religion primitiva degli Arabi.
[61] -Essendo stato Abramo un pastore Caldeo, essendo stati gli Ebrei
schiavi in Babilonia, città della Caldea, ed essendo stati istruiti
della creazione, e del diluvio da Mosè, è naturale che le idee dei
Caldei, o Sabei, intorno a queste cose, fossero conformi a quelle degli
Ebrei: del resto sono stati attribuiti alcuni libri ad Adamo, a Seth, e
ad Enoch.- (Nota di N. N.)
[62] D'Anville (l'-Eufrate e il Tigri-, p. 130-147) determina il sito di
que' cristiani equivoci. L'Assemani (-Bibl. orient.-, t. IV, p. 607-614)
avrà forse esposto i lor veri Domma, ma è fatica arrischiata il voler
fissare la credenza d'un popolo ignorante che teme e arrossisce di
svelare le sue arcane tradizioni.
[63] Abitavano i Magi nella provincia di Bahrein (Gagnier, -Vie de
Mahomet-, t. III, p. 114) frammisti agli Arabi antichi (Pocock,
-Specimen-, p. 146-150).
[64] -Cioè i Cattolici hanno procurato di spargere il più che hanno
potuto la loro credenza, ma non già d'avere l'Impero temporale.- (Nota
di N. N.)
[65] Pocock, aderendo a Sharestani, ec. (Specimen, p. 60-134, ec.),
Hottinger (-Hist. orient.-, p. 212-238), d'Herbelot, (-Bibl. orient.-,
p. 474-476), Basnagio (-Hist. des Juifs-, t. VII, pag. 185, t. VIII,
pag. 280) e Sale (-Disc. prélim.-, p. 22, ec. 33, ec.) descrivono la
situazione de' Giudei e dei Cristiani nell'Arabia.
[66] Nelle obblazioni avean per massima d'ingannar Dio a pro dell'idolo,
ch'era meno possente, ma più irritabile (Pocock, -Specimen-, p.
108-109).
[67] Le versioni ebraiche o cristiane che abbiamo della Bibbia sembrano
più moderne del Corano, ma dee credersi che s'avessero traduzioni
anteriori, 1. per l'uso perpetuo della sinagoga, che spiegava la lezione
ebraica con una parafrasi in lingua volgare del paese; 2. per l'analogia
delle versioni armena, persiana ed etiopica, espressamente citate da'
Padri del quinto secolo, i quali asseriscono che le scritture erano
state tradotte in tutte le lingue de' Barbari. (Walton, -Prolegomena ad
Biblia Polyglotta-, p. 34, 93, 97; Simon, -Hist. crit. du vieux et du
nouveau Testament-, t. I, p. 180, 181, 282, 286, 293, 305, 306; t. IV,
p. 206.)
[68] -La credenza che prestarono gli Arabi, prima che Maometto fondasse
la sua nuova religione, ai miracoli narrati nella Bibbia, era fondata
sopra i motivi di credibilità che avevano i miracoli stessi; non può
dunque dirsi credulità. L'Autore poi ha torto dicendo, per le parole di
Hottinger,- est une calomnie maladroite des chrétiens-, poichè vi sono
anche alcuni altri scrittori cristiani che confessano esser nato
Maometto di stirpe nobile.- (Nota di N. N.)
[69] -In eo conveniunt omnes, ut plebejo vilique genere ortum-, etc.
(Hottinger, -Hist. orient.-, p. 136). Ma Teofane, il più antico degli
storici Greci, e padre di più menzogne, confessa che Maometto era della
razza d'Ismaele, εκ μιας γενικωτατης φυλης (-Chron.- p. 277.)
di una famiglia nobilissima.
[70] Abulfeda (in -Vit. Mohammed-, c. 1, 2) e Gagnier (-Vie de Mahomet-,
p. 25-97) espongono la genealogia del Profeta quale è ammessa da' suoi
nazionali. Se fossi alla Mecca, mi guarderei ben del contrastarne
l'autenticità, ma a Losanna mi farò lecito d'osservare, 1. che da
Ismaele a Maometto lo spazio è di duemila e cinquecento anni, e che i
Musulmani non contano che trenta generazioni in vece di settantacinque;
2. che i Beduini moderni sono ignari della storia propria, e non si
curano della lor genealogia (-Voyage de Darvieux-, p. 100-103).
[71] I primi semi di questa o favola o storia si trovano nel
centesimoquinto capitolo del Corano, e Gagnier (-Préface de la Vie de
Mahomet-, p. 18, etc.) ha tradotto il racconto d'Abulfeda sul quale si
può cercare qualche schiarimento nel d'Herbelot (-Bibl. orient.-, p. 12)
e Pocock (-Specimen-, p. 64). Prideaux (-Vie de Mahomet-) scrive essere
una novella inventata dal profeta; ma il Sale (-Koran-, p. 501-503),
mezzo Musulmano, punge l'incoerenza di questo scrittore che credeva ai
miracoli dell'Apollo di Delfo. Il Maracci (-Alcoran-, t. I, parte II, p.
14; t. II, p. 823) attribuisce il prodigio al diavolo, e forza i
Musulmani a confessare che Dio non avrebbe protetto contro i cristiani
gli idoli della Caaba.
[72] Le epoche più sicure, quelle d'Abulfeda (-in Vit.-, c. 1, p. 2)
d'Alessandro o de' Greci 882, di Bocht Naser o Nabonassar 1316, ci danno
l'anno 569 per quella della nascita di Maometto. A' Benedettini è
sembrato troppo oscuro ed incerto il vecchio calendario degli Arabi per
prestargli fede (-Art de vérifier les dates-, p. 15); stando al giorno
del mese o della settimana, fanno un nuovo computo, e ritirano indietro
la nascita di Maometto sino al 10 novembre 570. Concorderebbe questa
data coll'anno 882 de' Greci, stabilita da Elmacin (-Hist. Saracen.- p.
5) e da Abulfaragio (-Dynast.- p. 101, e l'-Errata- della versione di
Pocock). Si pone oggi molta cura a conoscere l'epoca precisa della
nascita di Maometto, che forse non era nota a quest'ignorante
profeta[*].
* -Alcuni letterati più moderni pongono la nascita di Maometto nell'anno
571 dell'Era cristiana.- (Mohammeds religion, etc. -von Cludius-, p. 21)
(Nota dell'Editore francese).
[73] Secondo altri, Abu-Taleb s'impadronì del retaggio paterno di
Maometto, e cercò ancora di far perire quell'orfano, il quale dovè
ricorrere alla protezione degli altri parenti, di fuggire e d'andare
dietro le carovane. (-Mohammeds religion aus dem Koran dargelegt- etc.
-von- Cludius, p. 21.) (-Nota dell'Editore francese-).
[74] Ecco la testimonianza onorevole che Abu-Taleb rendette alla sua
famiglia e al nipote. -Laus Dei, qui nos a stirpe Abrahami et semine
Ismaelis constituit, et nobis regionem sacram dedit, et nos judices
hominibus statuit. Porro Mohammed filius Abdollahi nepotis mei- (nepos
meus) -quo cum ex aequo librabitur e Koraishidis quispiam cui non
praeponderaturus est, bonitate et excellentia, et intellectu et gloria
et acumine etsi opum inops fuerit (et certe opes umbra transiens sunt et
depositum quod reddi debet), desiderio Chadijae filiae Chowailedi
tenetur, et illa vicissim ipsius, quidquid autem dotis vice petieritis,
ego in me suscipiam- (Pocock, -Specimen-, -a septima parte libri- Ebu
Hamduni.)
[75] L'istoria della vita privata di Maometto, dalla sua nascita sino
alla sua missione, si legge in Abulfeda (-in Vit.-, c. 3-7) e negli
scrittori Arabi, autentici o supposti, citati dall'Hottinger (-Hist.
orient.-, p. 204-211), nel Maracci (t. I, p. 10-14) e nel Gagnier (-Vie
de Mahomet-, t. I, p. 97-134).
[76] Abulfeda (-in Vit.- c. 65, 66), Gagnier (-Vie de Mahomet-, t. III,
p. 272-289). Le tradizioni più verosimili sulla persona e i discorsi del
Profeta vengono da Ayesha, da Alì e da Abu Horaira, soprannomato il
padre d'un gatto (Gagnier, t. II, p. 267; Ockley, -Hist. of the
Saracens-, t. II, p. 149), e che morì l'anno dell'egira 59.
[77] Que' che credono che Maometto sapesse leggere e scrivere, non hanno
adunque esaminato ciò ch'è scritto d'altra mano che la sua ne' -suras-,
o cap. del Corano 7, 29 e 96. Abulfeda (-in vit.-, c. 7), Gagnier (-Not.
ad- Abulfeda, p. 15), Pocock (-Specimen-, p. 151), Reland (-De Religione
Mohammed.-, p. 236) e Sale (-Disc. prélim.-, p. 43) ammettono senza
contrasto que' testi e la tradizione della Sonna. Il Sig. White è presso
che il solo che neghi l'ignoranza del profeta, per accusarne
l'impostura. Ma le sue ragioni sono tutt'altro che soddisfacenti. Due
viaggi non lunghi alle fiere di Siria non bastavano certamente ad
acquistare cognizioni sì rare fra i cittadini della Mecca; nè mai alla
sottoscrizione d'un trattato, che si fa con animo quieto, avrebbe
Maometto lasciata cadere la maschera. Niuna conseguenza può dedursi da
ciò che si narra della sua malattia e del suo delirio. Prima che
s'avvisasse di spacciarsi profeta, avrebbe dovuto nella vita privata
mostrar di sovente che sapeva leggere e scrivere; e i suoi primi
proseliti, i membri della sua famiglia, sarebbero stati i più pronti a
riconoscere ed accusare la sua scandalosa ipocrisia. (White, -Sermons-,
p. 203, 204; -Notes-, p. 36-38.)
[78] Il conte di Boulainvilliers (-Vie de Mahomet-, p. 201-228) fa
viaggiare Maometto come il Telemaco del Fénelon e il Ciro di Ramsay. La
sua andata alla Corte di Persia è probabilmente una fola, nè posso
capire io stesso donde venga quella esclamazione: «I Greci peraltro son
uomini!» Quasi tutti gli scrittori Arabi, Musulmani e Cristiani parlano
dei due viaggi nella Siria (Gagnier, -ad- Abulfeda, p. 10.)
[79] Mi manca il tempo d'esaminare le favole e le congetture poste in
mezzo sul nome di que' forestieri accusati, o presunti dagl'Infedeli
della Mecca. (-Corano-, c. 16, p. 223; c. 35, p. 297, colle note del
Sale; Prideaux, -Vie de Mahomet-, p. 22-27; Gagnier, -Not.- ad Abulfeda,
p. 11-74; Maracci, t. II, p. 400). Il Prideaux medesimo ha osservato che
queste intelligenze saranno state secrete, e che la scena succedette nel
cuor dell'Arabia.
[80] Abulfeda (-in vit.-, c. 7, p. 15; Gagnier, t. I, p. 133-135.)
Abulfeda (-Geogr. arab.-, p. 4) indica il sito del monte Hera. Eppure
Maometto non aveva mai udito parlare della grotta della ninfa Egeria,
-ubi nocturnae Numa constituebat amicae-; non del monte Ida, ove Minosse
conversava con Giove, ec.
[81] -Basta leggere il Decalogo, che contiene le volontà di Jehovah,
vale a dire di Dio, considerato nella sua essenza, siccome intendevano,
ed intendono con quel vocabolo di esprimere gli Ebrei, per conoscere la
concordanza dei di lui attributi morali colle virtù sociali; se poi si
trovano nella Scrittura sacra alcune espressioni, ed alcuni epiteti, che
sembrano sulle prime non potersi concordare coll'idea dell'Essere
supremo, siccome sarebbero quelli di iracondo, di furioso, di geloso,
determinanti passioni umane, essi, siccome dicono i teologi, devono
considerarsi siccome modi figurati di dire de' sacri scrittori, i quali
si servivano di cotali espressioni per usare un linguaggio inteso dagli
uomini. Se la Scrittura per esempio ci dice, che Dio si riposò dopo
l'opera della creazione, chi penserà che l'Essere supremo abbia avuto
bisogno di riposarsi, egli ch'è un'attività immensa ed eterna?- (Nota di
N. N.)
[82] -Corano-, c. 9, p. 153. Al-Beidawi e gli altri commentatori citati
dal Sale, ammettono questa accusa; io non so vedere come possa
acquistare verosimiglianza dalle tradizioni oscure ed assurde de'
Talmudisti.
[83] -Leggasi la nostra annotazione- (p. 248) -fatta al T. IX, e
vedrassi distesamente, che non era nel settimo secolo, nè è
presentemente, un'idolatria il culto che i Cristiani, o per meglio dire
i Cattolici, prestano alle immagini, ed alle reliquie. Se poi i
cristiani detti Collidiani, e ch'erano eretici, prestavano a Maria un
culto che a ragione era un'idolatria, ciò nulla offende il
cattolicismo.- (Nota di N. N.)
[84] Hottinger, -Hist. orient.-, p. 225-228. L'eresia de' Colliridii fu
recata di Tracia in Arabia da varie donne, e il nome procede dal
vocabolo Κολλυρις, ossia focaccia, ch'esse offerivano alla Dea.
Questo esempio, non che quello di Berillo, vescovo di Bostra (Eusebio,
-Hist. eccles.-, l. VI, c. 33) e di parecchi altri, ponno scusare quel
rimbrotto, -Arabia haereseon ferax-.
[85] Quando il Corano parla di tre Dei (c. 4, p. 81, c. 5, p. 92), è
chiaro che alludea Maometto al nostro mistero della Trinità; ma i
commentatori Arabi non vedono in que' passi che il Padre, il Figlio e la
Vergine Maria, Trinità ereticale, sostenuta, dicesi, da alcuni Barbari
nel Concilio niceno (Eutych. -Annal.-, t. I, p. 440). Ma l'esistenza de'
-Marianiti- è contestata dal sincero Beausobre (-Hist. du Manichéisme-,
t. I, p. 532); e per dare spiegazione allo sbaglio, dice che viene dalla
parola -rouah- (Spirito Santo), che è del genere femminino in vari
idiomi dell'Oriente, e che è in senso figurato la madre di Gesù Cristo
nell'Evangelo de' Nazareni.
[86] -La spiegazione soddisfa anche sufficientemente la ragione, e non
porge l'idea di pluralità di Dei, ossia di politeismo, ch'era la
religione di quasi tutti i popoli antichi, eccettuato specialmente
l'Ebreo, e lo è di moltissimi anche oggidì, ed al quale la religione
cristiana si opponeva, e si oppone. E poi finalmente cotal mistero non è
contrario alla ragione, ma solamente è superiore alla ragione, siccome
con buoni ragionamenti sostengono i teologi: la natura è piena di
misterj superiori alla ragione, siccome sanno i fisici, ed i metafisici;
vorressimo noi negarli perchè non li intendiamo, perchè superano le
facoltà della nostra ragione, mentre sono in fatto? perchè non ne
ammetteremo noi dunque parlando teologicamente del di lei Autore? Il
Gibbon si dichiarò già Teista, cioè pensa rettamente contro gli atei, se
pur veramente ve ne furono, e ve ne sono, esservi un Esser supremo,
dicendo- p. 51, e che così comprende una verità eterna, -confermando ciò
da filosofo Teista anche in altri luoghi, e specialmente- p. 56, il Dio
della natura ha posto in tutte le sue opere la pruova della sua
esistenza, e ha scolpito la sua legge nel cuore dell'uomo. -Perchè mai
sembra egli qui opporsi all'idea della Trinità di quest'Essere supremo,
siccome fece Maometto, il quale nell'atto che predicava e sosteneva con
grande entusiasmo, ed anche coll'armi, contro il politeismo degli Arabi
del suo tempo, esservi un Essere supremo, un Dio solo, non ammetteva la
Trinità delle Persone, e quindi veniva a negare la divinità di Cristo,
ed a riguardarlo soltanto come un uomo ottimo e sapiente, la quale
divinità coi motivi della di lei credibilità è il fondamento della
credenza dei cristiani?- (Nota di N. N.)
[87] Questo sistema d'idee filosoficamente si svolge nell'esempio
d'Abramo, che nella Caldea si oppose alla prima introduzione della
idolatria (-Corano-, c. 6, p. 106; d'Herbelot, -Bibl. orient.-, p. 13.)
[88] -V.- il -Corano-, e soprattutto i capitoli 3 (p. 30), 57 (p. 437),
58 (p. 441) che annunciano l'onnipotenza del Creatore.
[89] Pocock (-Specimen-, p. 274, 284-292), Ockley (-Hist. of the
Saracens-, v. 2, p. 82-95), Reland (-De relig. Mohamm.-, l. I, p. 7-13)
e Chardin (-Voyages en Perse-, t. IV, p. 4-28) hanno tradotto i simboli
più ortodossi dell'Islamismo. A questa grandissima verità, che niente
v'ha di simile a Dio, Maracci (-Alcoran.-, t. I, part. III, p. 87-94)
oppone goffamente, che Dio fece l'uomo ad immagine sua.
[90] V. Reland (-De relig. Moham.-, l. I, p. 17-47). Sale (-Discours
prélim.-, p. 73-86, -Voyage de Chardin-, t. IV, p. 28, 37, 39, 47), su
questa aggiunta de' Persiani, -Alì è il vicario di Dio-. Ma il numero
preciso de' profeti non è articolo di fede.
[91] -V.- intorno a' libri apocrifi d'Adamo, il Fabricio, -Codex
pseudepigraphus-. V. T., p. 27-29; intorno a que' di Seth, p. 154-157; a
que' d'Enoch, p. 160-219; ma il libro d'Enoch è per alcuni rispetti
consecrato dalla citazione che ne fa l'appostolo San Giuda. Sincello e
Scaligero allegano in suo favore un lungo brano d'una leggenda.
[92] I sette precetti di Noè sono spiegati dal Marsham (-Canon.
chronicus-, p. 154-180), che in questa occasione aderisce al sapere e
alla credulità dello Selden.
[93] D'Herbelot ha seminato con amenità, ne' suoi articoli -Adamo, Noè,
Abramo, Mosè,- ec., le leggende inventate dalla fantasia de' Musulmani,
che hanno piantato il loro edificio su le fondamenta della Sacra
Scrittura e del Talmud.
[94] Corano, c. 7, p. 128, ec.; c. 10, p. 173, ec.; d'Herbelot, p. 647,
ec.
[95] Corano, c. 3, p. 40; c. 4, p. 80; d'Herbelot, p. 390, ec.
[96] V. l'Evangelo di San Tommaso, o dell'Infanzia, nel -Codex
apocryphus- N. T. del Fabricio, che rauna le varie testimonianze su
quello scritto (p. 128-158). Fu pubblicato in greco dal Cotelier, e in
arabo dal Sike, che crede posteriore a Maometto la copia che ne abbiamo;
ma pure le citazioni s'accordano coll'originale sul discorso di Gesù
Cristo nella culla, su gli uccelli d'argilla dotati di vita, ec. (Sike,
c. I, p. 168, 169; c. 36, p. 198, 199; c. 46, p. 206; Cotelier, c. 2, p.
160, 161.)
[97] -La Chiesa latina crede, come fu rivelato, che Maria concepì per
opera dello Spirito Santo; crede inoltre ch'essa sia stata immacolata
nella sua Concezione, e non ha bisogno di prendere quest'ultima credenza
dal libro di Maometto, nomato il- Koran; -se poi la Concezione
immacolata v'è indicata, ciò non può che formare un favore già superfluo
a cotale credenza.- (Nota di N. N.)
[98] L'immacolata Concezione della Vergine Maria è in modo oscuro
indicata nel Corano (c. 3, p. 39), e più apertamente dalla tradizione
de' Sonniti (Sale, -Nota-, e Maracci, t. II, p. 212). San Bernardo
riprovò, nel secolo duodecimo, l'immacolata Concezione, come una novità
presuntuosa (Fra Paolo, -Istoria del Concilio di Trento-, l. II.).
[99] -La morte e la resurrezione di Gesù Cristo sono narrate chiaramente
negli evangelj, e furono sempre credute. Anche Giuseppe Flavio storico,
benchè Ebreo, a vantaggio di tale credenza, accenna la resurrezione, nè
vale che alcuni critici indiscreti abbiano sostenuto essere stato
artifiziosamente inserito il passo nell'Opera di Giuseppe Flavio, per
accreditare la resurrezione narrata nell'evangelio coll'affermazione
d'uno scrittore Ebreo vicino alla morte di Cristo: l'autenticità di
questo passo fu con buone ragioni difesa.- (Nota di N. N.)
[100] -V.- il Corano, c. 3, v. 53, e c. 4, v. 156 dell'edizione del
Maracci. -Deus est praestantissimus dolose agentium- (bizzaro
elogio)-.... nec crucifixerunt eum, sed objecta est eis similitudo-:
espressione che potrebbe accordarsi coll'opinione de' Doceti; ma credono
i comentatori (Maracci t. II, p. 113; 115, 173; Sale, p. 42, 43, 79) che
un altro uomo, amico o nemico, fosse crocifisso in vece di Gesù Cristo.
Uno favola è questa, che avean letta nel vangelo di San Barnaba,
pubblicata sin dal tempo di Sant'Ireneo, da vari Ebioniti (Beausobre,
-Hist. du Manichéisme-, t. II, p. 25; Mosheim, -De reb. cristian.-, p.
353).
[101] Quest'accusa si trova oscuramente espressa nel Corano (c. 3, p.
45); ma nè Maometto nè i suoi settari erano abbastanza versati nella
lingua o nell'arte critica, per dare a' lor sospetti qualche valore o
apparenza di verità. Gli Ariani peraltro e i Nestoriani han potuto
spacciare qualche istoria in questo proposito, e l'ignorante Profeta
porge orecchio alle asserzioni ardite de' Manichei. -V.- Beausobre, t.
I, p. 291-306.
[102] -I discepoli di Gesù Cristo ricevettero il Paracleto, ossia lo
Spirito Santo, che da lui era stato loro promesso, siccome leggiamo nel
secondo capo del Libro degli atti degli appostoli; è inutile poi
rispondere alle vane pretensioni di Maometto.- (Nota di N. N.)
[103] Tra le profezie dell'antico e del nuovo Testamento, pervertite di
senso per la frode o l'ignoranza de' Musulmani, venne applicata al loro
Profeta la promessa del -Paracleto-, o del Consolatore, che i Montanisti
ed i Manichei s'erano già appropiata (Beausobre, Hist. crit. du Manich.
t. I, p. 263 etc.); e cambiando la parola περικλυτος in παρακλητος, ciò
ch'è facile, fanno risultare l'etimologia del nome di Maometto (Maracci,
t. I, part. I, p. 15-28).
[104] -V.- sul Corano, d'Herbelot, p. 85-88; Maracci t. I. -in vit.
Mohammed-, p. 32-45; Sale, -Discours prélim.-, p. 56-70.
[105] -L'Alcorano contiene una farragine di moltissime cose, alcune
delle quali sono oscure, altre paraboliche, ed enigmatiche; alcune altre
si contraddicono. È vero, che i Maomettani dottori pretendono aver avuto
L'Alcorano una derivazione divina, cioè esser venuto da Dio fino
all'orbita della luna, dalla quale sia stato ogni versetto rivelato a
Maometto dall'angelo Gabriele; ma secondo i migliori critici, il libro
fu scritto per la massima parte da Maometto; altri pensano che un certo
monaco Sergio, o Bhaira, cristiano nestoriano, sia concorso a scriverlo,
tanto più che vi si nega la divinità di Cristo, siccome facevano i
Nestoriani, e ne venne un miscuglio delle religioni ebraica, cristiana,
ed antica arabica; la morale, nell'amore del prossimo, è simile alla
cristiana; potrebbe Maometto averla presa anche dai libri di Confucio,
legislator de' Chinesi; ma non sembra averne avuto contezza.- (Nota di
N. N.)
[106] -Corano- c. 17, v. 89; Sale, p. 235, 236; Maracci, p. 410.
[107] Credeva una Setta d'Arabi che la penna d'un mortale eguagliar
potesse o sorpassare il Corano (Pocock, -Specimen- p. 221, etc.); e il
Maracci (polemico troppo duro per un traduttore) mette in ridicolo
l'affettazione di rime che si scontra nel passo più applaudito (tom. I,
part. II, p. 69-75).
[108] -Colloquia- (siano reali o favolosi) -in media Arabia atque ab
Arabibus habita-, (Lowth, -De poesi Hebraeorum praelect.- 32, 33, 34,
col Michaelis suo editore tedesco -Epimetron- IV). Il Michaelis per
altro (p. 671, 673) ha notate molte immagini che vengono dall'Egitto,
come l'elefantiasi, il papiro, il Nilo, il coccodrillo, ec. Ha
caratterizzato l'idioma in cui è scritto il libro di Giobbe, colla
denominazione equivoca di -Arabico-Hebraea-. La rassomiglianza de'
dialetti procedenti dalla stessa fonte era assai più sensibile nella
loro infanzia che nella maturità (Michaelis, p. 682; Schutens, -in
praefat Job-).
[109] Al-Bochari morì, A. H. 224. -V.- d'Herbelot, p. 208, 416, 827;
Gagnier, -Nota ad- Abulfeda, c. 19, p. 33.
[110] -V.- soprattutto i capitoli 2, 6, 12, 13, 17, del Corano. Prideaux
(-Vie de Mahomet-, p. 18, 19) ha confuso quell'impostore. Il Maracci,
che fa maggiore sfarzo di dottrina, ha dimostrato che i passi del Corano
in cui si negano i miracoli di Maometto sono chiari e positivi
(-Alcoran- t. I, part. II, p. 7-12), e che sono ambigui e inconcludenti
gli altri che sembrano affermativi (p. 12-22).
[111] -V.- lo -Specimen Hist. Arabum-, il testo d'Abulfaragio (p. 17),
le note di Pocock (p. 187-190), d'Herbelot (-Bibl. orient.-, p. 76, 77
), -i viaggi del Chardin- (t. IV, p. 200-203). Il Maracci (-Alcoran-, t.
I, p. 22-64) s'è affaticato a raccogliere o a confutare i miracoli, e le
profezie di Maometto, che, secondo vari scrittori, ascendono a tremila.
[112] Abulfeda (-in vit. Mohammed-, c. 19, p. 33) narra assai
minutamente questo viaggio notturno, ch'ei tratta da visione. Prideaux,
che pure ne parla (p. 31-40), aggrava gli assurdi; e Gagnier (t. I, p.
252-343) dichiara, seguendo lo zelante Al-Jannabi, che negare quel
viaggio è lo stesso che non credere al Corano. Il Corano peraltro non
nomina in quel proposito nè il cielo, nè Gerusalemme, nè la Mecca; non
lascia sfuggire che queste mistiche parole; -Laus illi qui transtulit
servum suum ab oratorio Haram ad oratorium remotissimum- (-Koran-, c.
17, v. I; nel Maracci, t. II, p. 407, poichè il Sale si fa lecita più
libertà nella sua versione). Fondamento ben misero per l'aereo edificio
della tradizione.
[113] Maometto, nello stile profetico che adopera il presente o il
passato in vece del futuro, avea detto: -Appropinquavit hora et scissa
est luna- (-Koran-, c. 54, v. I; nel Maracci, t. II, p. 688). Questa
figura rettorica fu presa per un fatto che dicesi confermato da
testimoni oculari i più degni di fede (Maracci, t. II, p. 990). I
Persiani sogliono sempre celebrare la festa di questo avvenimento
(Chardin, t. IV, p. 201); e Gagnier (-Vie de Mahomet-, t. I, p. 183-234)
noiosamente svolge tutta questa leggenda su la fede, per quel che pare,
del credulo Al-Jannabi. Nondimeno un dottor Musulmano ha combattuto il
testimonio principale (apud Pocock, -Specimen-, p. 187). I migliori
interpreti spiegano il passo del Corano nel modo più semplice
(Al-Beidawi, -apud- Hottinger, -Hist. orient.-, l. II, p. 302); e
Abulfeda serba il silenzio che a un principe e ad un filosofo si
conveniva.
[114] Abulfaragio (-in Specimen, Hist. Arab.-, p. 17); e le autorità più
rispettabili citate nelle note del Pocock (p. 190-194) vengono
giustificando quello scetticismo.
[115] -Il buon credente troverà che non era da farsi cotal paragone.-
(Nota di N. N.)
[116] Maracci (-Prodromus-, part. IV, p. 9-24). Reland (nel suo egregio
Trattato -De religione mohammedica-, Utrecht, 1717, p. 67-123), e
Chardin (-Voyage en Perse-, t. IV, p. 47-195) seguendo i teologi
Persiani ed Arabi, danno una relazione autenticissima di que' precetti
sul pellegrinaggio, su l'orazione, il digiuno, le limosine e le
abluzioni. Il Maracci è un accusator parziale; ma il gioielliere Chardin
avea l'occhio d'un filosofo, e il Reland, erudito giudizioso, avea corso
l'oriente senza uscire di Utrecht. Il Tournefort narra nella lettera
quattordicesima (-Voyage du Levant-, t. II, p. 325-360, in-8) quel che
avea veduto della religione de' Turchi.
[117] Maometto (-Koran- del Sale, c. 9, p. 153) rimprovera i cristiani
perchè si sottomettono a' preti e a' monaci, ed abbiano così altri
padroni fuorchè Dio. Il Maracci (-Prodromus-, part. III, p. 69, 70)
scusa questo culto, specialmente pel Papa, e cita, collo stesso Corano,
il caso d'Eblis o Satano, che fu precipitato dal cielo per non aver
voluto adorare Adamo.
[118] -Koran-, c. 5, p. 94, e la nota del Sale, che cita in proposito
Jallalodino e Al-Beidawi. D'Herbelot dice che Maometto condannò la -vita
religiosa-, e che i primi sciami di Fakiri, di Dervissi, ec. non
comparvero che dopo l'anno 300 dell'Egira (-Bibl. orient.-, p. 292-718).
[119] -V.- le due difese in proposito (-Koran-, c. 2, p. 25; c. 5, p.
94); l'una nello stile d'un Legislatore, l'altra in quello d'un
fanatico. Il Prideaux (-Vie de Mahomet-, p. 62-64) e il Sale (-Discours
préliminaire-, p. 124) svolgono i motivi particolari e pubblici che
indussero Maometto a così ordinare.
[120] La gelosia del Maracci (-Prodromus-, part. IV, p. 33) fa
l'enumerazione delle limosine più liberali ancora che si usano da'
Cattolici di Roma. Dice che quindici grandi spedali accolgono migliaia
di pellegrini e d'infermi; che annualmente sono dotate mille e
cinquecento fanciulle; che vi son cinquantasei scuole di carità pe' due
sessi, e che centoventi Confraternite recano sollievo a' lor Membri
bisognosi, ec. Le carità di Londra sono anche più estese, ma temo non
convenga attribuirle più all'umanità che alla religione del popolo
inglese.
[121] -V.- Erodoto (l. II. c. 123) e il nostro dotto concittadino Sir
John Marsham (-Canon. chron.-, p. 46). L'Αδης di quello scrittore (p.
254-274) è uno schizzo elaborato delle regioni infernali quali erano
immaginate e descritte dagli Egizii e da' Greci, da' poeti e da'
filosofi dell'antichità.
[122] Il -Coran- (c. 2, p. 259; etc.) del Sale (p. 32) e del Maracci (p.
97) riferiscono un miracolo ingegnoso che satisfece alla curiosità
d'Abramo, e ne rassodò la credenza.
[123] Reland, guidato sempre da lealtà, dimostra che Maometto ha
riprovato tutti gl'increduli (-De religione Mohammed-, p. 128-142), che
per li diavoli mai non vi sarà salute (pag. 196-199), che non sarà
limitato il paradiso a' piaceri sensuali (p. 199-205) e che l'anima
delle donne è immortale (p. 205-209).
[124] Al-Beidawi, -apud- Sale, Coran, c. 9, p. 164. Il non pregare per
un parente incredulo è giustificato, secondo Maometto, da' doveri di un
Profeta e dall'esempio d'Abramo, il quale riprovò il proprio padre come
nemico di Dio. E pure Abramo (soggiugne egli, c. 9, v. 116, Maracci, t.
II, p. 317) -fuit sane pius, mitis-.
[125] -Questa è una scurrilità poco conveniente ad un grave Scrittore;
ogni lettore sensato disapproverà questo scherzo.- (Nota di N. N.)
[126] -V.- sul giorno del Giudizio, sull'inferno, sul paradiso, ec., il
Corano (c. 2, v. 25, c. 56, 78 ec.), colla confutazione virulenta bensì,
ma dotta, del Maracci (nelle sue -Note-, e nel -Prodromo-, part. IV, p.
78, 120, 122, ec.), d'Herbelot (-Bibl. orient.-, p. 368-375), Reland (p.
47-61) e il Sale (p. 76-103). Le idee de' Magi sono esposte in guisa
oscura ed ambigua del dottore Hyde, loro apologista (-Hist. relig.
Pers.-, c. 33, p. 402-412, -Oxford-, 1760). Il Bayle ha provato
nell'articolo -Maometto-, che lo spirito e la filosofia mal suppliscono
al difetto di cognizioni esatte.
[127] Prima di delineare l'istoria delle operazioni di Maometto verrò
indicando gli autori, o i documenti da me prescelti. Le versioni latina,
francese e inglese del Corano sono precedute da discorsi storici, e i
tre traduttori, il Maracci (t. I, p. 10-32), il Savary (tom. I, p.
1-248) e il Sale (-Preliminary Discourse-, p. 33-56) aveano
accuratamente studiato la lingua e il carattere del loro autore. Furono
pubblicate due vite particolari di Maometto, l'una dal dottore Prideaux
(-Life of Mahomet-, settima edizione, -Londra-, 1718, in 8.) e l'altra
dal conte di Boulainvilliers (-Vie de Mahomet-, Londres, 1730, -in- 8.).
Ma l'opposta brama di trovare un impostore o un eroe, troppo
frequentemente ha fatto torto al sapere del primo, e alla sincerità del
secondo. L'articolo della Biblioteca orientale del d'Herbelot (p.
598-603) è ricavato precipuamente da Novairi e da Mircond; ma il Sig.
Gagnier, nativo di Francia, e professore di lingue orientali in Oxford,
è in questa parte la guida migliore e più certa. Ha pubblicato due opere
ben lavorate (Ismael Abulfeda, -De vita et rebus gestis Mohammedis-,
etc., -latine vertit-, -praefatione et notis illustravit Joannes
Gagnier-. Oxford, 1723, -in fol.- -- La vita di Maometto, tradotta e
compilata dall'Alcorano dalle tradizioni autentiche della Sonna, e de'
migliori Autori arabi, -Amsterdam-, 1748, 3 vol. -in- 12): egli ha
interpretato, illustrato, supplito il testo arabo d'Abulfeda e
Al-Jannabi; il primo principe istruito che regnò in Hamah nella Siria,
A. D. 1310-1332 (-V.- Gagnier, -Praefat. ad- Abulfeda): il secondo
dottor credulo che visitò la Mecca, A. D. 1556 (d'Herbelot, p. 397;
Gagnier, t. III, p. 209, 210). Questi sono gli Autori da me seguìti: e
dopo questa mia dichiarazione il lettore curioso potrà più minutamente
esaminare l'ordine de' tempi e de' capitoli. Debbo osservare per altro
che Abulfeda e Al-Jannabi sono storici moderni, e che non si può
ricorrere a veruno scrittore del primo secolo dell'Egira.
[128] Prideaux (p. 8) dietro ai Greci rivela i dubbii segreti della
moglie di Maometto. Boulainvilliers (p. 272) espone le mire sublimi e
patriottiche di Cadijah, e dei primi discepoli del Profeta, quasi fosse
stato il consigliere privato di Maometto.
[129] -Vezirus, portitor, bajulus, onus ferens-; e con giusta metafora
questo nome plebeo fu applicato alle colonne dello Stato (Gagnier, -Not.
ad- Abulfeda, p. 19). Io m'ingegno di conservare il carattere
dell'idioma arabo per quanto mi vien fatto di scorgerlo in una
traduzione latina e francese.
[130] Energici sono e molti i passi del Corano in favore della
tolleranza. -V.- c. 2, v. 257; c. 16, v. 129; c. 17, v. 64; c. 45, v.
15; c. 50, v. 39; c. 88, v. 21, ec. colle note del Maracci e del Sale.
In generale possono giudicar gli eruditi questo carattere di tolleranza
secondo che loro sembrerà, e se tal capitolo fu rivelato alla Mecca o a
Medina.
[131] -V.- il Corano (-passim-, e particolarmente c. 7, p. 123, 124,
ec.) e la tradizione degli Arabi (Pocock, -Specimen-, p. 35-37). Si
mostravano a mezza strada, fra Medina e Damasco, certe caverne della
tribù di Thamud, adatte ad uomini d'una statura ordinaria (Abulfeda,
-Arabiae Descript.-, p. 43-44); e si ponno con qualche probabilità
attribuirle ai Trogloditi del Mondo primitivo (Michaelis, ad Lowth, -De
poesi Hebraeor.-, p. 131-134; -Recherches sur les Egyptiens-, t. II, p.
48 ec.).
[132] Al tempo di Giobbe, i magistrati Arabi punivano realmente il
delitto d'empietà (cap. 31, v. 26, 27, 28), ed io arrossisco per un
illustre Prelato (-De poesi Hebraeorum-, p. 650, 651, ediz. Michaelis, e
-Lettera- d'un professore dell'Università d'Oxford, p. 15-53), vedendo
che ha giustificato e decantato questa inquisizione de' Patriarchi.
[133] D'Herbelot, -Bibl. Orient.-, p. 445. Cita egli una storia
particolare della fuga di Maometto.
[134] L'Egira fu istituita da Omar, secondo califfo, a imitazione
dell'Era de' Martiri de' Cristiani (d'Herbelot. p. 444), e, parlando
esattamente, cominciò sessantotto giorni prima della fuga di Maometto,
avanti il primo di Moharren, o sia il primo giorno di quell'anno arabo,
che fu il venerdì 16 luglio, A. D. 622. ( Abulfeda, -Vita Mohammed-, c.
22, 23, p. 45-59, e l'edizione datane da Greaves, delle -Epochae Arabum
d'Ullug Beig-, etc., c. 1, p. 8-10 ec.).
[135] Le circostanze della vita di Maometto, dopo la sua missione sino
all'Egira, si trovano in Abulfeda (p. 14-45), e Cagnier (t. I, p.
134-251, 342-383). La leggenda che sta a pag. 187-234, è assicurata da
Al-Iannabi, e rifiutata da Abulfeda.
[136] Abulfeda (30, 33, 40, 86) e Gagnier, (t. I, p. 343, ec.; 349 ec.,
t. II, pag. 223, ec.), descrivono la triplice inaugurazione di Maometto.
[137] Il Prideaux (-Vie de Mahomet-, p. 44) prorompe in rimproveri
contro la scelleragine dell'impostore che spogliò due orfani, figli d'un
carpentiere; rimproveri tratti dalla -Disputatio contra Saracenos-,
scritta in Arabo prima dell'anno 1130; ma l'onesto Gagnier (-ad-
Abulfeda, p. 53) ha dimostrato che mal colsero que' due autori il senso
della parola -al nagiar-, che in questo luogo significa non un abietto
mestiere, ma una tribù nobile d'Arabi. Abulfeda descrive il cattivo
stato di quel terreno; il suo valente interprete ha pensato, seguendo
Al-Bochari, che se ne offerse il prezzo; seguendo Al-Iannabi, che la
compera fu fatta in tutte le regole, e che, seguendo Ahmed Ben-Giuseppe,
il generoso Abubeker ne pagò la somma. Così viene giustificato in questa
parte il Profeta.
[138] Al-Iannabi (-apud- Gagnier, t. II, pag. 246, 324) descrive il
suggello e la cattedra di Maometto come due reliquie preziose; e la
dipintura che fa della Corte del Profeta è tolta da Abulfeda (c. 44, p.
85).
[139] L'ottavo e il nono capitolo del Corano sono i più veementi e
feroci; e il Marucci (-Prodromus-, parte IV, p. 59, 64) ha mostrato più
giustizia che discrezione nell'inveire contro le espressioni ambigue
adoperate dall'impostore.
[140] -Se Mosè diede esempj di grande severità, egli ci dice, che gli
diede per ordine di Dio, e questo basta: quanto poi a' Giudici re
d'Israele, sanno i dotti, e ce lo dice anche lo stesso storico ebreo
Giuseppe Flavio, che il governo degli Ebrei era teocratico il quale per
sè stesso è soggetto a grandi e terribili abusi per parte degli uomini.-
(Nota di N. N.)
[141] I devoti cristiani del nostro secolo leggono con rispetto, ma non
con pari soddisfazione, il decimo e il ventesimo capitolo del
Deuteronomio, corredati da' commenti in pratica di Giosuè, di Davidde,
ec.; ma vari vescovi,[*] e i rabbini dei primi tempi han battuto con
piacere e con buon effetto il tamburo della guerra sacra. (Sale,
-Discours prélimin.-, p. 142, 143).
* -Se i vescovi de' tempi andati fecero guerra, e diedero battaglie, non
fecero ciò secondo lo spirito vero dell'Evangelo, il quale rimane lo
stesso qualunque sieno state le loro azioni.- (Nota di N. N.)
[142] Abulfeda, -in Vit. Mohamm.-, p. 156. L'arsenal particolare di
Maometto consisteva in nove sciabole, tre lancie, sette picche, o
semipicche, un turcasso e tre archi, sette corazze, tre scudi, e due
elmetti (Gagn. t. III, p. 328, 334); eravi inoltre uno stendardo bianco
e una bandiera nera (p. 335), venti cavalli (p. 322), ec. La tradizione
ha conservato due de' suoi discorsi guerreschi. (Gagnier, t. II, p.
88-337).
[143] Il dotto Reland (-Dissertationes miscellaneae-, t. III,
-Dissert.-, 10, p. 3-53) ha trattato compiutamente questo soggetto in
una dissertazione particolare, -De jure belli Mohammedanorum-.
[144] Il Corano (c. 3, p. 52, 53; c. 4, p. 70, ec. colle note del Sale,
e, c. 17, p. 413, colle note del Maracci) espone in tuono serio questa
dottrina della predestinazione assoluta, su la quale poche religioni
hanno da rimproverare sè stesse. Reland (-De Religione Mohammed.-, p.
61-64) e il Sale (-Discours prélimin.- p. 103) vengono sviluppando le
opinioni dei dottori; e i nostri viaggiatori moderni van disaminando
quanta sia la fidanza inspirano a' Turchi, fiducia che già comincia a
scemare.
[145] Al-Iannabi (-apud- Gagnier, t. II, p. 9) gli dà settanta od
ottanta cavalli; e in due altre occasioni, anteriori alla battaglia
d'Ohud, dice (p. 10) che Maometto aveva una milizia di trenta, e a
pagina 66, un corpo di cinquecento cavalieri. Abulfeda, che pare più
esatto, asserisce (-in Vit. Mohammed-, part. XXXI, p. 65) che i
Musulmani non aveano alla battaglia d'Ohud che due cavalli. Erano
numerosi i cammelli nell'-Arabia Petrea-, ma i cavalli, per quanto pare,
non vi erano comuni come nell'Arabia -Felice- o nell'Arabia -Deserta-.
[146] Beder-Huneena, lungi venti miglia da Medina, quaranta dalla Mecca,
giace su la strada maestra della caravana d'Egitto; i pellegrini fanno
un'annua festa per la vittoria del Profeta con illuminazioni, razzi ec.
(-Viaggi di Shaw-, p. 477).
[147] Il luogo ove si ritirò Maometto durante il combattimento è
chiamato dal Gagnier (-in- Abulfeda, c. 27, p. 58, -Vie de Mahomet-, t.
II, p. 30-33) -umbraculum-, un palchetto di legno con una porta. Reiske
(-Annales Moslemici Abulfedae-, p. 23) traduce la stessa parola Araba in
quelle di -Solium-, -Suggestus editior-; differenza che molto importa
per l'onore dell'interprete e dell'eroe. Duolmi vedere come il Reiske
rimproveri il suo collaboratore. -Saepe sic vertit, ut integrae paginae
nequeant nisi una litura corrigi: Arabiae non satis callebat et carebat
judicio critico- (J.-J. Reiske, -Prodidagmata ad Hagji Chalifae
Tabulae-, p. 228, -ad calcem Abulfedae Syriae Tabulae-, Leipzig, 1766,
-in- 4).
[148] Le vaghe espressioni del Corano (c. 3, pag. 124, 125; c. 8, p. 9)
permettono a' commentatori di supporre il numero di mille, tremila o
novemila angeli: il più piccolo senza altro bastava a trucidare settanta
Koreishiti (Maracci, -Alcoran-, t. II, p. 131). Gli scoliasti però
confessano che niun occhio mortale vide questa squadra angelica
(Maracci, p. 297). Fanno commenti arguti su quelle parole: «non tu, ma
Dio ec.» (c. 8, 16); d'Herbelot, -Bibl. orient.- p. 600, 601.
[149] -Geograph. nubiensis-, p. 47.
[150] Nel terzo capitolo del Corano (p. 50-53, colle note del Sale)
arreca il Profeta qualche misera scusa sulla sconfitta di Ohud.
[151] -V.- su i particolari delle tre guerre di Beder, d'Ohud e della
fossa, fatte dai Koreishiti contro Maometto, Abulfeda (p. 56-61, 64-69,
73-77), Gagnier (t. II, p. 23-45, 70-96, 120-139), cogli articoli del
d'Herbelot, e i compendi d'Elmacin (-Hist. Saracen.-, p. 6,7) e
Abulfaragio (-Dynast.- p. 102).
[152] Abulfeda (p. 61, 71, 77, 87, ec.) e Gagnier (t. II, p. 61-65,
107-112, 139-148, 268-294) raccontano le guerre di Maometto contro le
tribù Giudaiche di Kainoka, de' Nadhiriti, di Koraidha, e di Chaibar.
[153] Abu Rafe, servo di Maometto, affermò, si dice, che tutta la sua
forza unita a quella d'altre sette persone non bastò a rialzare quella
porta da terra (Abulfeda, p. 90). Abu Rafe era un testimonio oculare; ma
chi farà testimonianza per lui?
[154] Elmacin (-Hist. Saracen.- p. 9), e il grande Al-Zabari (Gagnier,
t. II, p. 285) attestano che i Giudei furono sbanditi. Nondimeno il
Niebuhr (-Descript. de l'Arabie-, p. 324) crede che la tribù di Chaibar
professi tuttavia la religione Giudaica e la Setta de' Kareiti, e che
nel saccheggio delle caravane i discepoli di Mosè sieno soci di quelli
di Maometto.
[155] Abulfeda (p. 84-87, 97-100, 102-111), Gagnier (t. II, p. 209-245,
309-322; t. III, p. 1-58), Elmacin (-Hist. Saracen.-, p. 8, 9, 10),
Abulfaragio (-Dynast.-, p. 103), narrano i progressi della impresa per
assoggettare la Mecca.
[156] Solo dopo il conquisto della Mecca il Maometto di Voltaire
immagina e compie i più orrendi misfatti. Confessa il Poeta che non ha
fondamento storico, e si contenta a dire per sua giustificazione, «che
chi fa la guerra alla patria in nome di Dio, è capace di tutto.»
(-Oeuvr. de Voltaire-, t. XV, p. 282). Questa massima non è nè
caritatevole nè filosofica, e si dee poi certamente portare un po' di
rispetto alla gloria degli eroi, e alla religione de' popoli. So poi che
la rappresentazione di quella tragedia scandolezzò forte un ambasciatore
Turco che allora stava a Parigi.
[157] Si disputa tuttavia da' dottori Musulmani su la quistione se la
Mecca fosse soggiogata dalla forza, o se ella si sottomettesse di buon
grado (Abulf. p. 107, e Gagnier, -ad loc.-); e questa contesa di parole
è tanto importante quanto quella che si agita in Inghilterra sopra
Guglielmo il -Conquistatore-.
[158] Il Chardin (-Voyage en Perse-, t. IV, p. 166) e il Reland
(-Disser. miscell.-, t. III, p. 51) escludendo i cristiani dalla
penisola d'Arabia, dalla provincia di Heyas o dalla navigazione del mar
Rosso, sono più severi de' Musulmani medesimi. Sono ammessi i cristiani
senza ostacolo nel porto di Moka, e in quello altresì di Gedda, e solo
s'è interdetto ai profani l'ingresso nella città e nel precinto della
Mecca. (Niebuhr, -Description de l'Arabie-, p. 308, 309; -Voyage en
Arabie-, t. I, p. 205-248, ec.).
[159] Abulfeda, pag. 112-115, Gagnier, t. III, pag. 67-88, d'Herbelot,
art. -Mohammed-.
[160] Abulfeda (p. 117-123) e Gagnier (t. III, p. 88-111) narrano
l'assedio di Tayef, la division del bottino, cc. Al-Iannabi fa menzione
delle macchine, e degl'ingegneri della tribù di Daws. Credevasi che
l'ubertoso terreno di Tayef fosse una porzione della Siria, e
trasportato l'avesse colà il diluvio universale.
[161] Abulfeda (p. 121-133), Gagnier (t. III. p. 119-219), Elmacin (pag.
10, 11) ed Abulfaragio (p. 103) raccontano gli ultimi conquisti, e il
pellegrinaggio ultimo di Maometto. Il nono anno dell'Egira fu denominato
-l'anno delle ambasciate-. (Gagnier, -Not. ad Abulfed.-, p. 121).
[162] Si confronti il superstizioso Al-Iannabi (-ap.- Gagnier, t. II, p.
232-255) con Teofane (p. 276-278), con Zonara (t. II, l. XIV, p. 86) e
con Cedreno (p. 421), Greci non meno di lui superstiziosi.
[163] -V.- su la battaglia di Muta, e le conseguenze, Abulfeda (p.
100-102) e Gagnier (t. II, p. 327-343). Καλεδος, scrive Teofane,
ον λεγουσι μαχαιραν του Θιου -Caled, denominato Spada di Dio-.
[164] I nostri soliti storici, Abulfeda (-Vit. Moham.- p. 123-127) e
Gagnier (-Vie de Mahomet-, t. III, pag. 147-163) espongono l'impresa di
Tabuc; ma per fortuna possiamo per questa ricorrere al Corano (c. 9, p.
154-165), e alle note erudite e sagaci del Sale.
[165] Il -Diploma securitatis Ailensibus- è attestato da
Ahmed-Ben-Giuseppe e dall'autore -Libri splendorum- (Gagnier, -Not. ad-
Abulfeda p. 125). Ma lo stesso Abulfeda, come Elmacin (-Hist. Saracen.-
p. 11), quantunque convengano su i riguardi che Maometto ebbe ai
cristiani (p. 13), non fan menzione che della pace che con essi
conchiuse, e del tributo che loro impose. Nel 1630, Sionita pubblicò a
Parigi il testo e la versione della patente di Maometto in favor de'
cristiani: fu ammessa dal Salmasio, rigettata dal Grozio (Bayle,
MAHOMET, Rem. A. A.). Hottinger dubita se sia autentica (-Hist. orien.-
p. 237). Renaudot la sostiene, perchè riconosciuta da' Musulmani (-Hist.
patriarch. Alexand.- pag. 169); ma il Mosemio (-Hist. eccles.-, p. 224)
dimostra quanto futile sia quest'opinione, e inclina a quella che crede
apocrifa la patente. Pure Abulfaragio cita il trattato dell'impostore
col patriarca Nestoriano (Assemani, -Bibl. orient.- t. II, p. 418); ma
Abulfaragio era patriarca de' Giacobiti.
[166] Teofane, Zonara e gli altri Greci asseriscono che Maometto pativa
accesi epilettici, e questa asserzione è con trasporto ammessa dal goffo
bigottismo dell'Hottinger (-Hist. orient.- p. 10, 11), del Prideaux
(-Vie de Mahomet-, p. 12) e del Maracci (t. II), -Alcoran.- (pag. 762,
763). I titoli dei due capitoli del Corano (73, 74), denominati
l'-avviluppato- ed il -coperto-, citati in pruova di questo fatto,
s'adattano male a questa interpretazione. È più decisivo il silenzio o
l'ignoranza de' commentatori Musulmani che una negativa perentoria; ed
Ockley (-Hist. of the Saracen.-, t. I, pag. 301), il Gagnier (-ad-
Abulfeda, p. 9, -Vie de Mahomet-, t. I. p. 118) e il Sale (-Koran-, p.
469-474) si attengono alla parte più caritatevole.
[167] Abulfeda (p. 92) ed Al-Jannabi (-apud- Gagnier, t. II, p.
286-288), suoi partigiani zelanti, francamente confessano il fatto del
veleno, il cui effetto era tanto più obbrobrioso, poichè la donna, che
glielo diede, aveva avuta intenzione di smascherare così l'impostura del
Profeta.
[168] -Non deve maravigliare, che nel caldo del fanatismo i discepoli di
Maometto si sieno ingannati a grado di non crederlo morto, ed abbianlo
paragonato a Mosè, ed a Gesù Cristo. Saggio e bello è poi il discorso di
Abubeker, e conforme al puro Deismo, ed alla religione dello stesso
Maometto, che non ha mai nè detto, nè preteso d'essere adorato, ma
soltanto obbedito come un preteso inviato da Dio per manifestare la sua
legge agli uomini.- (Nota di N. N.)
[169] I Greci e i Latini hanno inventato e divolgato la ridicola fola
che da forti calamite sia tenuto sospeso in aria il deposito di Maometto
nella volta del tempio della Mecca σημα μετεωριζομενον.
(Laonico Calcondile, -De rebus turcicis-, l. III. p. 66). -V.- il
-Dizionario- di Bayle, art. -Mahomet.- Rem. EE. FF. Anche senza l'aiuto
della filosofia, basta osservare, 1. che il Profeta non è stato sepolto
alla Mecca; 2. che la sua tomba, che sta a Medina, fu veduta da milioni
di pellegrini, ed è in terra (Reland, -De religione Moammed-, l. II, c.
19, p. 209-211; Gagnier, -Vie de Mahomet-, t. III, p. 263-268).
[170] Al-Jannabi enumera (-Vie de Mahomet-, t. III, p. 372-391) i vari
doveri del pellegrino che va a visitare il sepolcro del Profeta e de'
suoi compagni; e quel dotto casuista decide che questo è un atto
rigoroso di devozione come l'adempimento d'un precetto divino, e quasi
meritorio ugualmente. Contendono fra loro i dottori per sapere quale
delle due città, della Mecca o di Medina, debba ottenere la preminenza,
(p. 392-394).
[171] Abulfeda (-Vit. Moham.-, p. 133-142) e Gagnier (-Vie de Mahomet-,
t. III, p. 220-271) descrivono l'ultima malattia, la morte e la
sepoltura di Maometto. I particolari più secreti e rilevanti furono
descritti nel principio da Ayesha, da Alì, da' figli d'Abbas, ec.; e
abitando essi in Medina, e avendo sopravvissuto al Profeta molt'anni,
poterono ripetere que' pii racconti ad una seconda e terza generazione
di pellegrini.
[172] Con molta imprudenza s'avvisarono i cristiani di dare a Maometto
una colomba domestica, la quale parea che scendesse dal cielo, e gli
parlasse all'orecchio: siccome Grozio si fonda su questa supposizione di
miracolo (-De veritate religionis christianae-), il suo traduttore
Arabo, il dotto Pocock, gli ha chiesto il nome de' suoi autori; Grozio
ha confessato essere ignota la cosa a' Musulmani. Si soppresse nella
versione Araba questa pia menzogna, per timore non movesse a riso e a
sdegno i Settari di Maometto; ma s'è conservata, per edificare i fedeli,
nelle tante edizioni del testo latino. (Pocock, -Specimen Hist. Arabum-,
pag. 186, 187; Reland, -De religione moham.- l. II, c. 39, p. 259-262).
[173] Εμοι δε τουτο εσιν εκ παιδος αρξαμενον φωνη τις γιγνομενη η οταν
γενηται ασι αποτρεπει με τουτου ό αν μελλπραττειν, προτρεπει δε ουποτου:
-sin da fanciullo ho provato una certa voce interna, la quale
ogni volta mi distoglieva da quel ch'io fossi per fare, ma non mai mi
volgeva a fare-. (Platon., -in Apolog. Socrat.-, c. 19, p. 121, 122,
ediz. Fisher.). Gli esempli familiari che Socrate vanta nel suo dialogo
con Teage (-Platonis opera-, t. I, 128, 129, ediz. Enr. Stefano)
sorpassano la previdenza umana, e l'inspirazione divina (il Δαιμονιον)
del filosofo si vede chiaramente indicata ne' -Memorabilia-
di Senofonte. Cicerone (-De divinat.-, t. LIV), e le quattordicesima e
quindicesima dissertazione di Massimo Tirio (1. 153-172, ediz. Davis)
espongono le idee che ne aveano i platonici più ragionevoli.
[174] -Anche qui è indebito il paragone fra Maometto ed il Profeta di
Ninive; noi dobbiamo credere, che questi fosse inspirato da Dio quando
parlava; e sappiamo, che Maometto non fu che un fortunato ed abile
fondatore della sua religione.- (Nota di N. N.)
[175] Voltaire, in uno de' tanti suoi scritti, paragona Maometto vecchio
ad un Fakir «che si stacca la catena dal collo per darla su le orecchie
a' suoi confratelli».
[176] Gagnier con uguale imparzialità espone questa legge umanissima di
Maometto, e gli assassinii di Caab e di Sophian dal Profeta incoraggiati
ed approvati.
[177] Si consulti, su la vita privata di Maometto, il Gagnier e i
capitoli correlativi di Abulfeda; su la sua dieta (t. III, p. 285-288);
su i suoi figli (p. 189-289); su le sue mogli (p. 290-303); sul suo
matrimonio con Zeineb (t. II, p. 152-160); su i suoi amori con Maria (p.
303-309); su la falsa accusa d'Ayesha (pag. 186-199). Per questi ultimi
fatti, la pruova men rifiutabile scontrasi nel ventiquattresimo,
trentesimoterzo, e sessantesimosesto capitolo del Corano, col
commentario del Sale. Il Prideaux (-Vie de Mahomet-, p. 80-90), e il
Maracci (-Prodrom. Alcoran.-, part. IV, p. 49-59) malignamente hanno
esagerato i difetti di Maometto.
[178] -Incredibile est quo ardore apud eos in Venerem uterque solvitur
sexus.- Ammiano Marcellino, l. XIV, c. 4.
[179] Il Sale (-Discours préliminaire-, p. 133-137) fa la
ricapitolazione delle leggi sul matrimonio, sul divorzio, ec.; e chi
avrà letto l'-Uxor hebraica- del Salden vi ravviserà molte ordinanze
degli Ebrei.
[180] Decise il Califfo Omar in un caso memorabile, che non varrebbero
tutte le testimonianze di presunzione, e che i quattro testimoni
dovrebbero avere veduto -stylum in pixide-. (Abulfedae, -Annales
Moslemici-, p. 71, vers. Reiske).
[181] -Sibi robur ad generationem, quantum triginta viri habent, inesse
iactaret;- (Maracci, -Prodr. Alcoran.- part. IV, p. 55. -V.- pure le
-observ.- del Belon, l. III, c. 10, fol. 179 recto). Al-Iannabi
(Gagnier, t. III, p. 287) cita Maometto stesso che millantava di
superare tutti gli uomini in valor coniugale.
[182] Uso qui lo stile d'un Padre della chiesa, εναθλέυωι Ηρακλης
τρισκαιδεκατον αθλον (San Gregorio Nazianzeno, -Orat.- 3, p. 108).
[183] Abulfeda, -in vit. Moham.- p. 12, 13, 16, 17, -cum notis- Gagnier.
[184] Questo schizzo dell'Istoria araba è tolto dalla Biblioteca
orientale del d'Herbelot (articoli -Abubeker-, -Omar-, -Othman-, -Alì-,
etc.), dagli Annali di Abulfeda, d'Abulfaragio e d'Elmacin, e
soprattutto dalla Storia de' Saraceni di d'Ockley (vol. I, pag. 1-10,
115-122, 229-249, 363-372, 378-391, e secondo volume quasi totalmente).
Devonsi ammettere però con cautela le tradizioni delle Sette nemiche;
son quelle una riviera che diviene più limacciosa quanto più si
allontana dalla fonte. Chardin copiò troppo fedelmente le fole e gli
errori de' Persiani moderni (-Voyages-, t. II, p. 235-250, ec.).
[185] Ockley, sul finire del suo volume secondo, ci ha data una versione
inglese di censessantanove massime ch'egli dubbiosamente attribuisce ad
Alì, figlio di Abu-Taleb. Spira nella sua traduzione l'entusiasmo d'un
traduttore. Quelle massime però dipingono al naturale, ma con tinte
assai tetre, la vita umana.
[186] Ockley (-Hist. of the Saracens-, vol. I, p. 5, 6) suppone,
aderendo ad un manoscritto Arabo, che non piacesse ad Ayesha veder suo
padre per successore all'appostolo. Questo fatto, già sì poco verosimile
in sè, non si legge nè in Abulfeda, nè in Al-Iannabi, nè in Al-Bochari:
ma quest'ultimo cita una tradizione intorno ad Ayesha, provenuta da lei
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