probabilmente dopo l'assedio di Edessa, nel 540 (Assemani t. I, p. 4167.
Procopio -De bello persico-, l. II). È la spada e lo scudo di Gregorio
II (-in epist. 1, ad Leon. Isaur. Concil.-; t. VIII, p. 656, 657), di S.
Giovanni Damasceno (-Opera-, t. I, p. 281, ediz. di Lequien), e del
secondo Concilio di Nicea (-Actio- V, p. 1030). La più perfetta edizione
si trova in Cedreno (-Compend.- p. 175-178).
[203] Αχειροποιητος, -senza mani.- Vedi Ducange, in -Gloss.
graec. et latin.- Questo soggetto è trattato con erudizione non meno che
con pregiudizii dal Gesuita Gretser (-Syntagma de imaginibus non manu
factis, ad calcem codicis de officiis-, p. 289-330), l'asino o piuttosto
la volpe d'Ingolstadt (-Vedi- la -Scaligeriana-); con pari senno e
ragione dal protestante Beausobre nella controversia ironica da lui
inserita in differenti volumi della -Bibliothèque germanique- (t. XVIII,
pag. 1-50; t. XX, p. 27-68; t. XXV, p. 1-36; t. XXVII, pag. 85-118; t.
XXVIII, pag. 1-33; t. XXXI, p. 111-148; l. XXXII, p. 75-107; t. XXXIV,
p. 67-96).
[204] Teofilato Simocatta (l. II, c. 3, p. 34; l. III, cap. I, p. 63),
celebra θεανδρικον εικασμα, -l'immagine dell'Uomo Dio-, ch'egli chiama
αχειροποιητον, -senza mano-; ma non era che una copia, poichè soggiugne
αρχετυπον οι Ρωμαιοι (d'Edessa) θρεσκευουσι τι αρρητον, -che i Romani-
di Edessa) -venerano quell'originale con un culto singolare.- (-Vedi-
Pagi, t. II, A. D. 596, n. II).
[205] -Vedi- nelle opere autentiche o supposte di S. Giovanni Damasceno,
due passi sulla Vergine Maria e sopra S. Luca, dimenticati da Gretser, e
per conseguente non rammentati da Beausobre (-Opera Johan. Damascen.- t.
I, p. 618-631).
[206] «Escono le vostre scandalose figure fuor della tela; sono esse
cattive come le statue in grupo». Lodavano in tal guisa l'ignoranza e il
fanatismo d'un prete greco alcuni quadri di Tiziano, ch'egli avea
comandati, e che non volea più ricevere.
[207] Secondo Cedreno, Zonara, Glycas e Manasse, gli autori della Setta
degli Iconoclasti furono il Califfo Iezid e due Ebrei che aveano
promesso l'Impero a Leone. I rimproveri che l'odio suggerisce a que'
Settarii vengono interpretati come un'assurda cospirazione pel
ristabilimento della purità del culto cristiano. (-Vedi- Spanheim,
-Hist. Imag.-, c. 2).
[208] Jezid, nono Califfo della razza degli Omniadi, distrusse tutte le
Immagini della Siria verso l'anno 719: onde gli ortodossi rimproverarono
ai Settarii di seguire l'esempio dei Saracini e degli Ebrei (-Fragm.
mon. Johan. Jerosolymit. script. Byz.-, t. XVI, p. 235. -Hist. des
Répub. ital.-, par Sismondi t. I, p. 126). (Nota dell'Editore francese).
[209] -Vedi- Elmacin (-Hist. Saracen.-, pag. 267), Abulfaragio
(-Dynast.-, p. 201), Abulfeda (-Annal. Moslem.-, p. 264), e le
-Critiche- del Pagi (t. III, A. D. 944). Non ardisce questo prudente
Francescano di determinare, se a Roma o a Genova riposi l'immagine
d'Edessa; ma essa riposa senza gloria; non è più alla moda, ed ha
perduta la sua antica celebrità.
[210] Αρμενιοις και Αλαμανοις επισης η αγιων εικονων προσκυνησις
απηγορευται, -agli Armeni del pari che agli Alemanni è proibita
l'adorazione delle sante Immagini.- (Niceta, lib. II, p. 258). Le Chiese
d'Armenia non fan ancor uso che della Croce (-Missions du Levant-, t.
III, p. 148); ma il Greco superstizioso è senza dubbio ingiusto verso la
superstizione degli Alemanni del duodecimo secolo.
[211] Negli Atti dei Concilii (tom. VIII e IX Collect. de Labbe ediz. di
Venezia), e negli scritti istorici di Teofane, di Niceforo, di Manasse,
di Cedreno, di Zonara ec. si devono cercare i monumenti originali di
tutto ciò che è relativo agl'Iconoclasti; non si troveranno però affatto
imparziali. Fra i moderni cattolici, Baronio, Pagi, Natalis Alessandro
(-Hist. eccl., secul.-, 8 e 9) e Maimbourg (-Hist. des Iconoclastes-)
mostrarono a questo riguardo pari erudizione, passione e credulità. Le
indagini del protestante Federico Spanheim (-Hist. imaginum restituta-),
e di Giacomo Basnagio (-Hist. des Eglises réformées-, t. II, 1. XXIII,
p. 1339-1385), inclinano dal lato degli Iconoclasti. Pei soccorsi che ci
offrono le due parti, e per la loro opposta disposizione, ci è facile il
giudicare questa lite con una imparzialità filosofica.
[212] Come si raccoglie da questi fiori di rettorica Συνοδον παραμον
και αθεον -Sinodo empio ed ateo-, si trattarono i Vescovi da
τοις ματαιοφροσιν. Damasceno chiama questo Concilio ακυρος και αδεκτος,
-non autorevole e non ammesso-. (-Opera-, t. I, p. 623) Fece Spanheim
con pari ingegno e sincerità l'apologia del Concilio di Costantinopoli
(p. 171, ee.); ne trasse i materiali dagli Atti del Concilio di Nicea
(p. 1046, etc.) L'arguto Giovanni di Damasco, dice επισκωτους
-tenebrosi- in vece di επισκοπους -Vescovi-, e dà ai Vescovi il nome
di κοιλιοδουλους schiavi del loro ventre, ec. (-Opera-, t. 1, p. 306.).
[213] -Tutto al più poteva dirsi, che la credenza, e la protezione de'
sovrani hanno influito a dar coraggio ai Vescovi ortodossi nel sostenere
e fissare le buone dottrine contro le false opinioni dei Vescovi
eretici, e dei Conciliaboli; ma i Vescovi nei Concilii ortodossi, e
generali, che appunto spiegavano, e fissavano i dogmi, furono liberi
nelle loro decisioni. Se, per esempio nei quattro primi Concilii
generali, che spiegarono, e fissarono i fondamenti dogmatici, vi
assistettero gli Imperatori, o i loro ministri, e consiglieri, se vi
furono ufficiali di Polizia e soldatesche, ciò fu solamente per tener il
buon'ordine ed impedire i disordini delle contese.- (Nota di N. N.)
[214] Si accusa Costantino d'avere proscritto il titolo di Santo, d'aver
chiamata la Vergine Maria madre di Gesù Cristo, d'averla paragonata,
dopo il parto, ad una borsa vuota; si accusa di più d'arianismo, di
nestorianismo, ec. Spanheim, che lo difende (c. 4, p. 207), è alquanto
imbrogliato tra gl'interessi d'un protestante, e i doveri d'un teologo
ortodosso.
[215] Il santo confessore Teofane approva il principio della loro
ribellione θειω κινουμενοι ξηλο, -mossi da zelo divino-. (p.
339). Gregorio II (-in epist. 1, ad imp. Leon-, -Concil.-, t. VIII, p.
661-664) applaudisce allo zelo delle donne di Bizanzio, che uccisero gli
officiali dell'Imperatore.
[216] -I Greci ortodossi, cultori delle Immagini, avranno sperato
d'ottenere qualche miracolo a loro favore nella battaglia contro
l'armata dell'Imperatore Leone Iconoclasta; ma, i miracoli stanno nella
mano di Dio, e se i Greci sostenitori delle Immagini non ne ottennero,
il fuoco greco doveva avere il suo effetto di distruggere la loro
flotta; e questo effetto non avrebbe avuto luogo se avessero ottenuto un
miracolo.- (Nota di N. N.)
[217] -La violenza di Costantino Copronimo ha indotto la prudenza del
Patriarca a preferire per il momento la dissimulazione ad uno zelo
pericoloso, sperando di poter in circostanze più favorevoli spiegare il
vero suo sentimento; e questo accorgimento politico non è da
biasimarsi.- (Nota di N. N.)
[218] -Dovevasi dire fedeli al culto delle Immagini il quale, per la
nota nostra alla pag. 248, nel vero senso non è superstizione; se poi i
monaci ammassarono ricchezze, abusarono della loro influenza sugli
animi, delle circostanze, e dell'ignoranza de' tempi, ciò è da
disapprovarsi.- (Nota di N. N.)
[219] Giovanni o Mansur era nobile cristiano di Damasco, che avea una
carica ragguardevole al servizio del Califfo. Il suo zelo nella causa
delle Immagini l'espose al risentimento e alla perfidia dell'Imperatore
greco; pel sospetto d'una rea corrispondenza, gli fu tagliata la mano
destra restituitagli miracolosamente dalla Vergine. Cedette quindi la
carica, distribuì le sue ricchezze, e andò a nascondersi nel monastero
di San Saba, tra Gerusalemme e il mar Morto. Famosa è la Leggenda; ma il
padre Lequien, dotto editore di lei, sgraziatamente provò, che S.
Giovanni Damasceno era già monaco prima della controversia
iconoclastica. (-Opera-, t. I, -vita S. Johannis Damascen.-, p. 10-13.
et -Notas ad loc.-)
[220] Dopo aver mandato al diavolo Leone, fa parlare il suo erede
το μιαρον αυτου γεννημα, και της κακιας αυτου κληρονος εν διπλω
γενομενος, -scellerato germe di lui, divenuto erede doppiamente
della sua malvagità.- (-Opera Damascen.- t. I, p. 625.) Se l'autenticità
di questo pezzo è sospetta, siamo certi, che in altre opere, che non
esistono più, Giovanni dà a Costantino i titoli di νεον Μωαμεθ,
Χριστμαχον, μιςαγιον, -nuovo Maometto, avversario di Cristo, nimico
dei Santi.- (t. I. p. 306).
[221] Spanheim (p. 235-238), che narra questa persecuzione secondo
Teofane e Cedreno, dilettasi a paragonare il -draco- di Leone coi
-dragoni- (-dracones-) di Luigi XIV, e si ricrea grandemente con questo
scherzo di parole.
[222] Προγραμμα γαρ εξεπεμψε κατα πασαν εξαρχιαν ιων υπο της χειρος
αυτος; παντας υπογραψαι και ομνυναι του αθετησαι την προσκουησιν των
σεπτων εικονων. -Imperocchè mandò un avviso per tutto l'Esarcato che
da lui dipendeva di dover tutti sottoscrivere e giurare che abiuravano
l'adorazione delle occidentali Immagini.- (-Damascen., Op.-, t. I,
p. 625.) Non mi ricordo d'aver letto questo giuramento nè questa
sottoscrizione in niuna raccolta moderna.
[223] -Se la sollevazione d'Italia contro il suo legittimo sovrano,
cagionata dall'Iconoclastia, diede occasione, agli abitanti di Roma e
delle vicine terre di darsi volontariamente a Gregorio II, e di
considerarlo suo principe, onde quest'atto può riguardarsi il primo dei
molti avvenimenti che determinarono ne' Papi potestà, e indi sovranità
temporale, bisogna per altro aggiungere, e confessare, che lo stesso
Gregorio II s'adoperò scrivendo ad Orso, Doge di Venezia, acciocchè
l'Esarcato di Ravenna invaso dai Longobardi nel tempo della ribellione
pel decreto dell'Imperatore Leone contro il culto delle Immagini
rimanesse sotto il dominio dell'Imperatore stesso;- Quia peccato
faciente Ravennatum civitas quae caput est omnium a nec dicenda gente
longobardorum capta est, et filius noster eximius D. Exarchus apud
Venetias moratur (ut cognovimus) debeat Nobilitas tua ei adhaerere, et
cum eo nostra vice pariter decertare, ut ad pristinum statum sanctae
reipubblicae in Imperiali servitio ipsa revocetur Ravennatum civitas
etc. Epistola Gregorj II. Labbe T. 8. p. 177 ad Ursum Ducem Venetiarum.
-E la Repubblica di Venezia obbedendo al papa, potente in que' giorni
anche nelle cose politiche, e civili, rimise con un'armata Paolo Esarca,
per l'Imperatore, nel governo di Ravenna siccome ci documenta il
Sigonio,- Lectis litteris Veneti autoritatem Pontificis secuti Paulum
summa ope adjuvandum decreverunt Sigonius de Regno Italiae, l. 3.
-Ed è vero ancora, che lo stesso Gregorio indi impedì, che gli Italiani
eleggessero un nuovo Imperatore;- omnis Italia consilium iniit ut
eligeret Imperatorem, sed compescuit tale judicium Pontifex sperans
conversionem Principis. Anes. Bibl. Vita Gregorii II. (Nota di N. N.)
[224] Και την Γωμην σ υν Ιταλια της βασιλειας αυτου απεστησε, -e
separò dal suo regno con tutta l'Italia-, dice Teofane (-Chronograph.-
p. 343). Gregorio è chiamato perciò da Cedreno ανηρ αποςολικος,
-uomo apostolico-, (p. 550). Zonara specifica questo fulgore di
αναθηματι συνοδικω, -scomunica Sinodico- (t. II. l. XV, p. 104, 105).
È da notare essere i Greci disposti a confondere i regni e le azioni dei
due Gregorii.
[225] -Vedi- Baronio (-Annal. ecclés.-, A. D. 730, num. 4, 5): -dignum
exemplum!- (Bellarmin., -De rom. Pontifice-, l. V, c. 8.): -mulctavit
eum parte imperii.- (Sigonius, -De regno Italiae-, l. III, -opera-, t.
II, pag. 169.) Ma le opinioni in Italia sono cangiate a tale, che
l'editore di Milano, Filippo Argelati, Bolognese e suddito del Papa,
corregge Sigonio.
[226] -Quod si Christiani olim non deposuerunt Neronem aut Julianum; id
fuit quia deerant vires temporales Christianis- (così parla il virtuoso
Bellarmino, -De rom. Pont.-, l. V, c. 7.) Il Cardinale du Perron fa una
distinzione che è più onorevole ai primi cristiani, ma che non dee
piacere di più ai principi moderni. Distingue il -tradimento- degli
eretici e degli apostati, che mancano ai loro giuramenti, falsificano il
marchio ricevuto, e rinunciano alla fedeltà che devono a Gesù Cristo e
al suo Vicario (-Perroniana-, p. 89).
[227] Si può citare per esempio il circospetto Basnagio (-Hist. de
l'Eglise-, p. 1350, 1351), e il veemente Spanheim (-Hist. imaginum-),
che calcano con cent'altri le vestigia dei centuriatori di Magdeburgo.
[228] -Vedi- Launoy (-Op.-, t. V, part. II, -ep.- VII, 7, p. 456-474),
Natalis Alexander (-Hist. novi Testam.-, -secul.- 8, -Dissert.- 1, p.
92, 96), Pagi (-Critica-, t. III, p. 215, 216), e Giannone (-Istoria
civ. di Napoli-, t. I, p. 317-320), discepolo della Chiesa gallicana.
Nel campo delle controversie io compiango sempre la fazion moderata, che
sta in mezzo ai combattenti, esposta al fuoco d'ambe le parti.
[229] Ricorrono a Paolo Warnefrido, o il Diacono (-De gestis
Langobard.-, l. VI, c. 49, p. 506, 507) -in script. Ital.-, (Muratori,
t. 1, part. 1), e all'Anastasio supposto (-De vit. pont.-, in Muratori,
t. III, part. I), a Gregorio II (p. 154), a Gregorio III (p. 158), a
Zaccaria (p. 161), a Stefano II (p. 165), a Paolo (p. 172), a Stefano IV
(p. 174), ad Adriano (p. 179), a Leone III (p. 175). Ma io noterò che il
vero Anastasio (-Hist. eccles.-, p. 134 edit. Reg.) e l'autore
dell'-Historia miscella- (l. XXI, p. 151, -in- t. I. -script. Ital.-),
amendue scrittori del quinto secolo, traducono e approvano il testo
greco di Teofane.
[230] Con qualche picciola differenza, i critici i più dotti, Luca
Olstenio, Schelestrate, Ciampini, Bianchini, Muratori (-Prolegomena-,
-ad- t. III, parte I.), convengono, essere stato il -Liber pontificalis-
principiato e quindi continuato dai bibliotecarii e notai apostolici dei
secoli ottavo e nono, e non essere che l'ultima parte (la meno
ragguardevole) opera di Anastasio, il cui nome sta in fronte al libro.
N'è barbaro lo stile, piena di parzialità la narrativa; son minutissimi
i ragguagli; si dee però leggerla come un monumento curioso ed autentico
del secolo di cui parliamo in questo luogo. L'Epistole dei Papi si
trovano sparse nei volumi dei Concilii.
[231] Le due Epistole di Gregorio II furono conservate negli Atti del
Concilio di Nicea (t. VIII, p. 651-674); van senza data: Baronio dà loro
quella del 726; Muratori (-Annali d'Italia-, t. VI, p. 120) dice che
furono scritte nel 729, e Pagi nel 730. Tal'è la forza delle prevenzioni
che alcuni Papi scrittori lodarono il buon senso e la moderazione di
queste lettere.
[232] Εικοσι τεσσαρα σταδια υποχωρησει ο Αρχιερευς Ρομης εις την χωραν
της καμπανιας, και υπαγε διωξων. -Il Pontefice di Roma si ritrarrà per
ventiquattro stadii nella provincia della Campania, e tu perseguiterai
i venti.- (-Epist.- I, p. 664). Questa vicinanza dei Lombardi è molto
indigesta. Camillo Pellegrini (-Dissert.- 4,- De ducatu Beneventi-,
nelle -Script. Ital.- t. V, p. 172, 173) conta con qualche apparenza
di ragione i ventiquattro stadii, non da Roma, ma dai confini del ducato
Romano, fino alla prima Fortezza dei Lombardi, ch'era forse Sora. Credo
piuttosto, che Gregorio, secondo la pedanteria del suo secolo, impiegò
il termine di -stadio- in vece di quello di miglio, senza badare al vero
valore della parola che usa.
[233] Ον αι πασαι βαριλειαι της δυρεως ως Θεον επιγειον εχουσι. -Cui
tutti i regni d'Occidente risguardano come un Dio terreno.-
[234] Απο ιης εσωτερου δυσεως του λεγομενου Σεπτετου. -Dall'Occidente
estremo, denominato Septeto.- Sembra che il Papa facesse impressione
sull'animo de' Greci ignoranti: visse, e morì nel palazzo di
Laterano, e all'epoca del suo regno tutto l'Occidente aveva abbracciato
il cristianesimo. Questo Septeto ignoto non potrebbe per avventura avere
qualche conformità col Capo dell'Eptarchia sassone, come quell'Inn, re
di Wessex, che nel pontificato di Gregorio II andò a Roma non per
ricevere il Battesimo, ma come pellegrino? (Pagi, A. D. 689, num. 2; A.
D. 726, num. 15).
[235] Trascriverò qui il passaggio ragguardevole e decisivo del -Liber
pontificalis. Respiciens ergo pius vir profanam principis jussionem, jam
contra imperatorem quasi contra- HOSTEM -se armavit, renuens haeresim
ejus, scribens ubique se cavere christianos eo quod orta fuisset,
impietas talis.- IGITUR -permoti omnes Pentapolenses, atque Venetiarum
exercitus contra imperatoris jussionem restituerunt: dicentes se nunquam
in ejusdem pontificis condescendere necem, sed pro ejus magis defensione
viriliter decertare- (p. 156).
[236] Un -census- o capitazione, dice Anastasio (p. 156), tassa crudele
e ignota agli stessi Saracini, esclama lo zelante Maimbourg (-Histoire
des Iconoclastes-, l. I), e Teofane (p. 344), che ricorda l'enumerazione
dei maschi d'Israele, ordinata da Faraone. Questa forma di gabella era
famigliare ai Saracini, e sgraziatamente per Maimbourg, Luigi XIV suo
protettore la introdusse in Francia pochi anni dopo.
[237] V. il -Liber pontificalis- d'Agnellus (nei -Scriptores rerum
italicarum- di Muratori, t. II part. I). Scorgesi in questo scrittore un
color più carico di barbarismo, d'onde risulta, ch'erano i costumi di
Ravenna un pò differenti da quelli di Roma. Gli siamo però debitori di
alcuni fatti curiosi e particolari di quella città. Egli ci dà a
conoscere i quartieri e le fazioni di Ravenna (p. 154), la vendetta di
Giustiniano II (p. 160, 161) e la sconfitta dei Greci (p. 170, 171),
etc.
[238] È chiaro, che i termini del decreto comprendeano Leone -si
quis.... imaginum sacrarum.... destructor.... extiterit, sit extorris a
corpore D. N. Jesu-Christi, vel totius Ecclesiae unitate.- Tocca ai
Canonisti a decidere se basti il delitto per avere la scomunica, o se
bisogna essere nominato nel decreto. E questa decisione interessa
estremamente la sicurezza degli scomunicati, poichè l'oracolo (Gratien,
-Caus.-, 23, q. 5, c. 47, -apud- Spanheim, -Hist. immag.- p. 112) dice:
-homicidas non esse qui excommunicatos trucidant.-
[239] -Compescuit tale consilium pontifex, sperans conversionem
principis- (Anastasio, p. 156). -Sed ne desisterent ab amore et fide R.
J. admonebat.- (p. 157) Danno i Papi a Leone e a Costantino Copronimo i
titoli d'-imperatores- e di -domini-, accompagnati dallo strano epiteto
di -piissimi.- Un celebre mosaico del palazzo di Laterano (A. D. 798)
rappresenta Gesù Cristo che consegna le chiavi di San Pietro e lo
stendardo a Costantino V. (Muratori, -Annali d'Italia-, t. VI; p. 337.)
[240] Indicai l'estensione del Ducato di Roma secondo le carte
geografiche, e mi servii di queste carte secondo l'eccellente
dissertazione del padre Beretti (-Chorographia Italiae medii aevi-,
sect. 20, p. 216-232). Devo per altro notare, essere stato Viterbo
fondato dai Lombardi (p. 211), e Terracina presa dai Greci.
[241] Si leggeranno con piacere nel Discorso preliminare della
-République romaine-, opera del Signor di Beaufort, (t. I.) le
particolarità concernenti all'estensione, alla popolazione etc. del
Regno romano: non si accuserà quest'autore di troppa credenza pei primi
secoli di Roma.
[242] -Non è superstizione, come dice sempre l'Autore, il culto delle
Immagini bene inteso, e prestato secondo il sentimento della Chiesa. È
poi vero che le controversie, le sollevazioni per cotal contrattato
culto, produssero un nuovo governo in Roma, e diedero occasione alla
sovranità dei Papi.- (N. di N. N.)
[243] -Quos (ROMANOS) non Langobardi scilicet, Saxones, Franci,
Lotharingi, Bajoarii, Suevii, Burgundiones, tanto dedignamur ut inimicos
nostros commoti, nihil aliud contumeliarum nisi Romani, dicamus: hoc
solo, id est Romanorum nomine, quicquid ignobilitatis, quicquid
timiditatis, quicquid avaritiae, quicquid luxuriae, quicquid mendacii,
immo quicquid vitiorum est comprehendentes. (Luitprando, in legat.
script. Ital.-, t. II, p. 481). Minosse avrebbe potuto imporre a Catone
o a Cicerone, in penitenza dei loro peccati, l'obbligo di leggere ogni
giorno questo passaggio d'un Barbaro.
[244] -Pipino, Regi Francorum, omni senatus, atque universa populi
generalitas a Deo servatae romanae urbis.- (-Codex Carolin.- -epist.-
36, -in script. Ital.-, t. III, part. II, p. 160). I nomi di -senatus- e
di -senator- non furono mai al tutto annichilati (-Dissert.
chorograph.-, p. 216, 217). Ma nell'età media essi non significarono
nient'altro che -nobiles-, -optimates-, ec. (Ducange, -Gloss. latin.-)
[245] -Vedi- Muratori, -Antiq. Ital. medii aevi-, t. II. -Dissert.- 27,
p. 548. Sopra una di quelle monete leggesi Hadrianus Papa (A. D. 772),
sul rovescio, Vict. DDNN, colla parola CONOB, che il padre Ioubert
(-Science des médailles-, t. II, p. 42) spiega per CONstantinopoli
Officina B, (-secunda-).
[246] -Vedi- la dissertazione di West sui Giuochi Olimpici (Pindaro,
vol. 2, p. 32-36: ediz. in 12), e le giudiziose riflessioni di Polibio
(t. I., l. IV, p. 466, ediz. di Gronov.)
[247] Sigonio (-De regno Ital.- l. III, -opera-, t. II, p. 173) mette in
bocca a Gregorio un discorso al Re dei Lombardi, in cui v'ha l'audacia e
il coraggio di quelli di Salustio e di Tito Livio.
[248] Due storici veneziani, Giovanni Sagorino (-Chron. Venet.- p. 13) e
il doge Andrea Dandolo (-Script. rer. Ital.-, t. XII, p. 135)
conservarono quest'Epistola di Gregorio. Paolo Diacono (-De gest.
Langobard.-, l. VI, c. 49-54, -in script. Ital.- t. I, part. I, p.
506-508) fa menzione della perdita e della ripresa di Ravenna; ma non
possono i nostri cronologisti Pagi e Muratori ec., accertare nè l'epoca
di questo avvenimento, nè le circostanze che l'accompagnarono.
[249] Quest'incertezza è fondata sulle varie lezioni del manoscritto
d'Anastasio: leggesi nell'una -deceperat- e nell'altra -decerpserat-
(-Scriptor. Ital.-, tom. III, part. I, p. 167).
[250] Il -Codex Carolinus- è una raccolta di lettere dei Papi a Carlo
Martello (ch'essi chiamarono -Subregulus-), a Pipino e a Carlomagno;
giungono fino all'anno 791, epoca in cui l'ultimo di que' principi le
unì insieme. Il manoscritto originale e autentico (-Bibliothecae
Cubicularis-) è oggigiorno nella Biblioteca imperiale di Vienna, e fu
pubblicato da Lambecio e da Muratori (-Script. rer. Ital.-, t. III,
part. II, 75. ec.)
[251] -Vedi- questa lettera straordinaria nel -Codex Carolinus-,
-epist.- 3, p. 92. I nemici dei Papi accusarono Stefano di superchieria
e di bestemmia; era però intenzione di quel Pontefice più di persuadere
che d'ingannare. Era questo metodo di far parlare i morti o gl'immortali
familiare agli antichi oratori; ma bisogna confessare ch'esso fu
impiegato in tale occasione colla rozzezza dell'epoca di cui parliamo.
[252] Trascurarono per altro questa precauzione quando si trattò del
divorzio della figlia di Desiderio, ripudiata da Carlomagno, -sine
aliquo crimine.- Il Papa Stefano IV erasi opposto con furore al
matrimonio d'un nobile Franco, -cum perfida, horrida, nec dicenda,
faetentissima natione Langobardorum-, alla quale attribuisce l'origine
della lebbra (-Cod. Carol. epist.- 45, p. 178, 179). Un'altra ragione
contro quel matrimonio era l'esistenza d'una prima moglie. (Muratori,
-Ann. d'Ital.-, t. VI, p. 232, 233-236, 237.) Ma Carlomagno si facea
lecito la poligamia o il concubinato.
[253] -Vedi- gli -Annali d'Italia- del Muratori, t. VI, e le tre prime
Dissertazioni delle sue -Antiquitat. Italiae medii aevi-, t. I.
[254] Oltre gli storici ordinarii, tre critici francesi, Launoy
(-Opera-, t. V. part. II, l. VII, -epist.- 9. p. 477-487), Pagi
(-Critica-, A. D. 751; num. 1-6; A. D. 752, num. 1-10) e Natalis
Alexander (-Hist. Novi Testamenti, Dissertat.- 2; p. 96-107) trattarono
dottamente, e con accuratezza questo soggetto del discacciamento di
Childerico, ma dando un contorno ai fatti per salvare l'independenza
della corona. Si trovarono però terribilmente angustiati dai passaggi
che traggono da Eginardo, da Teofane e dagli antichi Annali
-Laureshamenses, Fuldenses, Loisielani.-
[255] -Non è maraviglia che in quei tempi d'ignoranza di tutte le cose,
e di confusione di tutte le idee, un vasto campo si sia presentato ad
alcuni Papi per estendere grandemente con molti disordini ed abusi il
loro potere, e per trasformarlo a danno dei diritti dei re e dei
governi, e tacendo le affievolite leggi, e le volontà, sieno in Europa,
divenuti gli oracoli in ogni argomento civile, e politico; ma gli abusi
non somministrano ragioni di offendere la religione.- (Nota di N. N.)
[256] Non fu assolutamente allora la prima volta che si usò l'unzione
dei re d'Israele; se ne fece uso sopra un teatro meno cospicuo nel sesto
e settimo secolo dai Vescovi della Brettagna e della Spagna. L'unzione
reale di Costantinopoli fu presa ad imprestito dai Latini nell'ultima
epoca dell'Impero. Costantino Manasse parla di quella di Carlomagno come
d'una cerimonia straniera, giudaica e incomprensibile. -Vedi- i -Titoli
d'onore- di Selden nelle sue opere, vol. 3, part. 1. p. 234-249.
[257] -Quantunque, a dir vero, gli Imperatori romani cristiani e
cattolici del quarto, e quinto secolo, non sieno stati unti, non può
chiamarsi superstiziosa la cerimonia dell'unzione, che, sebbene in
origine ebraica, non fu o condannata, o tolta via dal cristianesimo, che
riformando il giudaismo su d'esso essenzialmente si fondò; e poi cotal
cerimonia serviva e serve a rendere specialmente per il volgo più
rispettabili i sovrani, i quali lo sono grandemente per gli uomini
ragionevoli, e fedeli, anche senza la cerimonia anzidetta.- (Nota di N.
N.)
[258] -Vedi- Eginardo, -in vita Caroli Magni-, c. 1, p. 9, ec. c. 3,
p. 24. Childerico fu deposto, -jussu-, e la razza Carlovingia
ristabilita sul trono, -auctoritate pontificis romani.- Launoy ed
altri scrittori pretendono che quest'energiche parole sono suscettive
d'un'interpretazione assai mite; sia pure; ma Eginardo conosceva bene il
Mondo, la Corte e la lingua latina.
[259] -Vedi- sul titolo e sui poteri di patrizio di Roma, Ducange
(-Gloss. lat.-, t. V, p. 148-151), Pagi (-Crit.-, A. D. 740; num. 6-11),
Muratori (-Annali d'Italia-, tom. VI, 308-329) e Saint-Marc (-Abrégé
chronologique de l'Italie-, t. I, p. 379-382). Di tutti questi scrittori
il Francescano Pagi è più disposto a ravvisare nel patrizio un
luogotenente della Chiesa, anzi che dell'Impero.
[260] Possono i difensori del Papa rattemperare il significato simbolico
della bandiera e delle chiavi; ma sembra che le parole -ad regnum
dimisimus o direximus- (-Codex Carol.- -epist.- I, t. III, part. II, p.
76) non ammettino nè palliativi nè sutterfugii. Nel manoscritto della
Biblioteca di Vienna leggesi -rogum-, preghiera o supplica, in vece di
-regnum- (-Vedi- Ducange), e questa rilevante correzione distrugge il
titolo regio di Carlo Martello. (Catalani, nelle sue Prefazioni critiche
degli -Annali d'Italia-, t. XVII, p. 95-99.)
[261] Leggesi nel -Liber pontificalis-, che contiene relazioni
autentiche intorno a quel ricevimento: -Obviam illi ejus sanctitas
dirigens venerabiles cruces, id est signa; sicut mos est ad exarchum aut
patricium suscipiendum, eum cum ingenti honore suscipi fecit- (t. III,
part. I., p. 185).
[262] Paolo Diacono, che scrisse prima dell'epoca in cui assunse
Carlomagno il titolo d'Imperatore, parla di Roma come d'una città
suddita di questo principe. -Vestrae civitates- (ad Pompeium Festum)
-suis addidit sceptris (De Metensis Ecclesiae episcopis).- Alcune
medaglie carlovingie coniate a Roma, guidarono Le Blanc in una
dissertazione elaborata, ma molto parziale, risguardante l'autorità che
aveano i Re di Francia su Roma, in qualità di patrizii e d'Imperatori.
(Amsterdam, 1692, in 4.)
[263] Mosheim (-Instit. Hist. eccl.-, p. 263) esamina questa donazione
con pari saggezza e buona fede. L'Atto originale non è mai stato
prodotto; ma il -Liber pontificalis- descrive questo bel presente (p.
171), e il -Codex Carolinus- lo suppone. Sono queste due Opere monumenti
contemporanei, ed è l'ultimo ancor più autentico, perchè fu conservato
nella Biblioteca dell'Imperatore, e non in quella del Papa.
[264] Tra le pretensioni esorbitanti e le concessioni assai limitate
dell'interesse e del pregiudizio, di cui non è esente lo stesso Muratori
(-Antiquitat.-, t. I, p. 65-68), nel determinare i confini dell'Esarcato
e della Pentapoli presi a guida la -Dissert. chorograph. Italiae medii
aevi-, t. X, p. 160-180.
[265] -Spoletini deprecati sunt, ut eos in servitio B. Petri reciperet
et more Romanorum tonsurari faceret- (Anastasio p. 185); ma si può
domandare, se essi diedero sè stessi o il loro paese.
[266] Saint-Marc (-Abrégé-, t. 1, p. 390-408) che ha bene studiato il
-Codex Carolinus-, esamina accuratamente qual fu la politica e quale la
donazione di Carlomagno. Credo con lui che quella donazione non fu che
verbale. L'Atto il più antico di donazione che si produce è quello
dell'Imperatore Luigi il Pio (Sigonio, -De regno Italiae-, l. IV,
-Opera-, t. II, p. 267-270). Si dubita assai della sua autenticità, o
almeno della sua integrità (Pagi, A. D. 817, num. 7, ec; Muratori,
-Annali-, t. VI, p. 432, ec; -Dissertat. chorographica-, p. 33, 34); ma
non trovo negli autori alcuna ragionevole obiezione fondata sul modo con
cui disponeano que' principi liberamente di ciò che loro non
apparteneva.
[267] Domandò Carlomagno i mosaici del palazzo di Ravenna ad Adriano I,
cui apparteneano; li ottenne; voleva abbellire con essi Aquisgrana
(-Codex Carol., epist.- 67, p. 223).
[268] I Papi si lamentavano spesso delle usurpazioni di Leone di Ravenna
(-Codex Carol., epist.- 51, 52, 53, p. 200-205). -Si corpus S. Andreae,
fratris Germani S. Petri, hic humasset, nequequam nos romani pontifices
sic subjugassent- (Agnellus, -Liber pontificalis, in Script. rerum
ital.---, t. II, part. I, p. 107).
[269] -La occultazione, o fabbricazione di documenti si fece per altro
per promuovere ed aggrandire la signoria temporale de' Papi, e non nelle
cose intrinseche alla religione; e poi anche non consta ch'essi
espressamente abbiano dato cotal ordine; ciò avvenne per opera dei loro
ministri, zelanti di promuoverne la potestà temporale, e la sovranità.
Non può negarsi la falsità della donazione di Costantino: se ne ignora
l'autore: tutti gli eruditi anche cattolici lo confessano;- (-Vedi anche
Petrus de Marca Archiep. Paris-, De ficta donatione Constantini.) -La
falsità delle lettere decretali de' primi Papi fino a Siricio comparve
verso la metà del secolo nono, fu riconosciuta per ragioni evidenti da
tutti i critici ed eruditi non molto dopo il Concilio di Trento: lo
stesso Cardinal Baronio (annali an. 865) e lo stesso Cardinal Bellarmino
(de Rom. Pontifice l. 2.) non la negano. Quello che la distese fu un
certo Vescovo Isidoro Mercatore (Hincmaro Opuu) aiutato da un monaco:
vennero di Spagna, e per opera di Riculfo, Vescovo di Magonza,
divotissimo de' Papi, furono divulgate ed acquistarono credito. Nicolò
I, ed i suoi successori, nel secolo nono e decimo, vennero a capo di
farle ricevere da' Vescovi, e da tutti furono presentate a' Sovrani di
que' dì, ed inserite nelle Collezioni di Diritto canonico; finalmente
anche il monaco Graziano le pose nella sua autorevole, ed amplissima
Collezione, e divennero testo in tutte le scuole degli ecclesiastici, ed
in tutte le Università nelle cattedre di Diritto. Furono citate in
alcuni Concilii, e riputate autentiche. I Vescovi di Francia per altro
furono gli ultimi ad accettarle:- tandem eo adventum est ut tantis
nominibus veterum Pontificum cesserint una cum reliquis episcopis etiam
Gallicanae ecclesiae rectores. -(De Marca l. 3. c. 5) Accrebbero
grandemente l'autorità dei Papi nelle cose ecclesiastiche, civili, e
politiche. Di esse dice il dotto Benedettino Padre Coustan nella sua
prefazione:- Porro hac fraude quam sit perniciose de ecclesia meritus
(Isidorus) vix dici potest: hinc debilitati penitus fraetique
disciplinae nervi, perturbata episcoporum jura, sublatae judiciorum
leges ex probrata catholicis nimia credulitas, fuco fasi ec. -Diedero
grande motivo a' protestanti di far accuse a' cattolici.- (Nota di N.
N.)
[270] -Piissimo Constantino magno, per ejus largitatem S. R. Ecclesia
elevata et exaltata est, et potestatem in his Hesperiae partibus largiri
dignatus est.... Quia ecce novus Constantinus his temporibus ec. -
(-Cod. Carol. epist. 49, in- t. III, part. II, p. 195). Pagi (-Critica-,
A. D. 324, num. 16) li attribuisce ad un impostore dell'ottavo secolo,
che prese il nome di Sant'Isidoro. Il suo umile titolo di -peccator- fu
cangiato per ignoranza, ma acconciamente, in quello di -mercator.-
Ebbero in fatti quegli scritti supposti uno spaccio felice, e pochi
fogli di carta furono pagati con tante ricchezze e tanto potere.
[271] Fabricio (-Bibl. graec.-, t. VI, p. 4-7) ha accennato le varie
edizioni di quest'Atto in greco e in latino. Sembra che la copia
riferita da Lorenzo Valla, e da lui medesimo rigettata, sia stata fatta
sugli Atti supposti di San Silvestro, o sul decreto di Graziano, al
quale, secondo lui ed altri scrittori, fu aggiunta di soppiatto.
[272] -Non può chiamarsi ribellione la forte opposizione di Gregorio II
in Italia all'Iconoclastia dell'Imperatore Leone; se poi per questa i
popoli d'Italia, avvertiti da Gregorio dell'errore, si sollevarono, si
ribellarono, ciò fu un effetto di quella, giacchè quei popoli volevano
le Immagini, e non una ribellione di Gregorio, che fu invano anche
accusato da' malevoli d'aver impedito l'esazione di una gravezza.
Gregorio, ch'era allora suddito dell'Imperatore, conosceva i doveri
della suddittanza.- (Nota di N. N.)
[273] Nel 1059, secondo l'opinione del Papa Leone IX e del cardinale
Pietro Damiano, (veramente loro opinione?) colloca Muratori (-Annali
d'Italia-, tom. IX, pag. 23, 24) le pretese donazioni di Luigi il Pio,
d'Ottone, ec. (-De Donatione Constantini. Vedi- una Dissertazione di
Natalis Alexander, -seculum 4, Dissert. 25-, p. 335-350).
[274] Vedi un racconto circostanziato di questa controversia (A. D.
1105) che si levò in occasione d'un processo nel Chronicon Farsense
(-Script. rer. ital.-, t. II, part. II, p. 637, ec.), e un copioso
estratto degli archivi di quell'abbazia di Benedettini. Erano altre
volte quegli archivi accessibili alla curiosità degli stranieri (Le
Blanc e Mabillon), e quello ch'essi contengono avrebbero arricchito il
primo volume dell'-Historia monastica Italiae- di Quirini; ma la timida
politica della Corte di Roma li tiene oggigiorno chiusi (Muratori,
-Script. rerum ital.-, t. II, part. II, p. 269); e Quirini, che pensava
al cappello di Cardinale, cedette alla voce dell'autorità, ed alle
insinuazioni dell'ambizione. (Quirini, -Comment.-, part. II, p.
123-136.)
[275] Lessi nella raccolta di Scardio (-De potestate imperiali
ecclesiastica-, p. 734-780) questo discorso animato, composto da Valla
(A. D. 1440) sei anni dopo la fuga del Papa Eugenio IV. È un'operetta
assai veemente, e dettata dallo spirito di parte. L'autore giustifica ed
eccita la ribellione dei Romani, e vedesi ch'egli avrebbe approvato
l'uso del pugnale contro il loro tiranno sacerdotale. Sì fatta critica
dovea aspettarsi la persecuzione del clero; pure Valla si riconciliò e
fu sepolto nel Laterano (Bayle, -Diction. critique-, art. VALLA; Vossio,
-De Histor. latin.- p. 580.)
[276] -Vedi- Guicciardini, servo dei Papi, in quella lunga e preziosa
digressione, che ripigliò il suo luogo nell'ultima edizione
correttissima, fatta sul manoscritto dell'autore, e stampata in quattro
volumi in 4, sotto il nome di Friburgo 1775 (-Istoria d'Italia-, t. I,
p. 385-395).
[277] Il Paladino Astolfo trovò quell'Atto nella luna fra le cose
perdute nel nostro Mondo (-Orlando Furioso- XXXIV, 80).
-Di varii fiori ad un gran monte passa,-
-Ch'ebbe già buono odore, or putia forte.-
-Questo era il dono (se però dir lece)-
-Che Constantino al buon Silvestro fece.-
E pure questo poema incomparabile fu approvato da una Bolla del Papa
Leone X.
[278] -Vedi- Baronio, A. D. 324 num. 117-123; A. D. 1191, num. 51 etc.
Vorrebbe supporre, che Costantino offerì Roma a Silvestro, e che questo
Papa la -ricusò.- Ha un'idea stravagantissima dell'Atto di donazione; la
crede opera dei Greci.
[279] «Baronius n'en dit guère contre; encore en a t-il trop dit, et
l'on voulait sans moi (cardinal du Perron) qui l'empêchai, censurer
cette partie de son histoire. J'en devisai un jour avec le pape, et il
ne me répondit autre chose: -Che volete? i canonici la leggono-; il le
disait en -riant.-» (Perroniana p. 77.)
[280] Il rimanente dell'istoria delle Immagini de Irene fino a Teodora,
è stata fatta, per parte dei cattolici, da Baronio e Pagi (A. D.
780-840), da Natalis Alexander (-Hist. N. T. seculum 8, Panoplia
adversus haereticos-, p. 118-178), e da Dupin ( -Bibl. ecclés.-, t. VI.
p. 136-154); per parte de' protestanti da Spanheim (-Hist. Imag.- p.
305-639), da Basnagio (-Hist de l'Eglise,- t. I. p. 566-572, t. II. p.
1362-1385), e da Mosheim (-Institut. Hist. eccles. secul.- VIII. IX). I
protestanti, trattone Mosheim, sono inaspriti dalla controversia, ma i
cattolici, eccetto Dupin, si danno a divedere ardenti di tutto il furore
e di tutta la superstizione monastica; nè da questo odioso contagio sa
preservarsi lo stesso Le Beau (-Hist. du Bas-Empire-) il quale era pure
un uom di mondo e un letterato.
[281] -Non è maraviglia, che Costantino V Copronimo iconoclasta, ed
anche generalmente incredulo, abbia unito inconvenientemente in lui il
potere civile all'ecclesiastico. Gli illuminati governi conoscono i
limiti d'ambedue.- (Nota di N. N.)
[282] -Le Immagini non erano considerate idoli dai cattolici istruiti
come non lo sono neppure oggidì, e come abbiamo già mostrato; gli
Iconoclasti poi le consideravano tali, e perciò per uno zelo che
diveniva male inteso le proscrivevano.- (Nota di N. N.)
[283] -Rimandiamo il lettore alla nostra nota in proposito.- Vedi a pag.
248. (Nota di N. N.)
[284] -Vedi- gli Atti in greco e in latino del secondo Concilio Niceno,
coi documenti relativi, nel volume ottavo dei Concilii (p. 645-1600 ).
Una version fedele, corredata d'annotazioni critiche, moverebbe i
lettori, secondo che fossero disposti nell'animo, o al riso o al pianto.
[285] I Legati del Papa che intervennero al Concilio erano messaggeri
inviati a caso, sacerdoti senza missione speciale, che furon
disapprovati nel lor ritorno. I cattolici persuasero alcuni monaci
vagabondi a rappresentare i Patriarchi d'Oriente. Questo curioso
aneddoto ci vien rivelato da Teodoro Studita, uno dei più Iconoclasti
del suo secolo (-Epist. 1, 38 in Sirmond, Opp. t. V, p. 1319.-)
[286] -Che ha a fare una estrinseca particolarità degli Atti del
cattolico, e generale Concilio di Nicea II, la quale partecipava delle
idee di que' tempi, colla decisione di lui che ristabilì il culto delle
Immagini? quella particolarità nulla toglie all'autorità del Concilio.-
(Nota di N. N.)
[287] Συμφερει δε σοι μη καταλιπειν εν τη πολει ταυτη πορνειον εις ο μη
εισελθης, η ινα αρνηση το προσκυνειν τον κυριον ημον και θεον Ιησουν
Χριςον μετα της ιδιας αυτου μητρος εν εικονι. Queste visite non
poteano essere innocenti poichè il Δαιμων πορνειας (il demonio
della fornicazione) επολεμει δε αυτον.... εν μια ουνως επεκειτο αυτω
σφοδρα, Actio IV, pag. 109; Actio V, p. 1031.
[288] -Se Costantino che convocò il primo Concilio generale di Nicea,
presieduto dai Legati di Silvestro Papa, l'anno 325, che vi fu presente
con gran pompa imperiale, e con soldatesche, e dove contro i Vescovi, e
contro tutti gli altri numerosissimi seguaci d'Ario, per cui furon detti
Ariani, fu determinato secondo l'Evangelo, che Gesù Cristo era
consustanziale al Padre, espressione che fu posta nel Credo, si lasciò
trasportare da furiosa gelosia, e fece uccidere Crispo suo figlio, e
indi conosciuta la calunnia della moglia Fausta, matrigna di Crispo,
perchè questi non aveva voluto condiscendere alla sua brama, mise a
morte anch'essa, ciò nulla pregiudica l'ortodossia, cioè la retta
opinione dei cattolici, a' quali Costantino non solo diede pace ma
protezione validissima, e pubblica, mettendo la religione cattolica in
trono, perseguitando da una parte la religione politeistica nella quale
era nato, e cresciuto, e dall'altra, gli Ariani, e colmando di ricchezze
e d'autorità il Papa, i Vescovi cattolici, e tutto il Clero cattolico,
onde venne accrescimento e splendore a tutto il Corpo ecclesiastico, ed
alla religione. Se l'Imperatrice Irene fece cavar gli occhi a suo
figlio, Costantino VI, per feroce avidità di regnare, ciò neppure
pregiudica l'autorità, ed il retto giudizio del Concilio generale VI, di
Nicea II, da lei convocato per far decretare il culto delle Immagini, e
la cui decisione osservano i cattolici anche oggidì.- (Nota di N. N.)
[289] Vedi alcune particolarità su questa controversia nell'Alessio
d'Anna Comnena (lib. V. p. 129), e in Mosheim (-Instit. Hist. ecclés.-
p. 371, 372.)
[290] Noi intendiamo di parlare del Libri Carolini (Spanheim, p.
443-529) composti nella Reggia o nei quartieri d'inverno di Carlomagno a
Worms, (A. D. 790), e mandati da Engeberto al Papa Adriano I, che
ricevutili, scrisse una -grandis et verbosa epistola.- (-Concil.-, t.
VIII, p. 1553.) Quei Carolini propongono cento venti obiezioni contro il
Concilio Niceno; ecco qualche saggio dei fiori rettorici che vi si
incontrano: -Dementiam priscae gentilitatis... obsoletum errorem...
argumenta insanissima et absurdissima.... derisione dignas naenias-,
etc.
[291] -Crediamo che il lettore sia già munito abbastanza, dalle cose
dette, contro questi scherzi inconvenienti, e queste ironie. Quanto poi
ai libri detti Carolini, mandati dall'Imperatore Carlomagno al Papa
Adriano I, contro il generale Concilio VI, di Nicea II, furono essi
condannati da questo Pontefice colla sua lettera; e quanto al Concilio
di Francoforte di 360 Vescovi, che decretò contro il culto dalle
Immagini e condannò il Concilio generale VI suddetto, essendo
provinciale, o nazionale, come si voglia, non ha alcuna autorità contro
il Concilio generale di Nicea convocato da Irene, avvalorato, e
legittimato dalla presenza dei Legati, o procuratori del Papa.- (Nota di
N. N.)
[292] Le assemblee convocate da Carlomagno concernevano
l'amministrazione ad un tempo e la Chiesa; e i trecento Membri (Nat.
Alexander, -sec.- VIII. p. 53.) che sedettero e diedero voto
nell'Adunanza di Francoforte, dovean comprendere non solo i Vescovi, ma
gli abati e i laici ragguardevoli.
[293] -Qui supra sanctissima patres nostri (episcopi et sacerdotes)
omnimodis servitium et adorationem imaginum renuentes, contempserunt,
atque consentientes condemnaverunt.- (-Concil.- t. IX p. 101. -canon.-
2. Francoforte.) Sarebbe necessario un cuor ben duro per non sentir
compassione delle fatiche del Baronio, del Pagi, d'Alexander e di
Maimburgo ec. impiegate ad eludere questa sciagurata sentenza.
[294] Teofane (p. 343) indica i demanii della Sicilia e della Calabria
che davano una rendita annua di tre talenti e mezzo d'oro, forse
settemila lire sterline. Luitprando fa una numerazione più pomposa dei
patrimonii della Chiesa romana, nella Grecia, nella Giudea, nella
Persia, nella Mesopotamia, in Babilonia, nella Libia, ingiustamente
ritenuti dall'Imperator greco (-Legat. ad Nicephorum, in Script. rerum
Ital.-, t. II. part. I. p. 481.)
[295] Qui si parla della gran diocesi dell'Illiria orientale con
l'Apulia, la Calabria e la Sicilia: Thomassin (-Discip. de l'Eg.-, t. 1.
p. 145). Per confessione dei Greci, aveva il Patriarca di Costantinopoli
distaccati da Roma i Metropolitani di Tessalonica, d'Atene, di Corinto,
di Nicopoli e di Patrasso (Luc. Holsten. -Geograph. sacra-, p. 22) e i
suoi conquisti spirituali andavano fino a Napoli ed Amalfi, (Giannone,
-Istoria civile di Napoli.-, t. I, p. 517-524. Pagi A. D. 730 num. 11.)
[296] -In hoc ostenditur, quia ex uno capitulo ab arrota reversis, in
aliis duobus, in- EODEM (era forse lo stesso?) -permaneant errore.... de
diocesi S. R. E. seu de patrimoniis iterum increpantes commonemus, ut si
ea restituere noluerit, haereticum eum pro hujusmodi errore
perserverantia decernemus.- (-Epist. Adriani papae ad Carolum Magnum, in
Concil.- t. VIII, p. 1598.) Aggiunge una ragione che direttamente si
opponeva al suo procedere, dicendo, di preferire ai beni di questo Mondo
corruttibile la salute dell'anime e la regola della Fede.
[297] Fontanini non vede negl'Imperatori se non se gli avvocati della
Chiesa -advocatus, et defensor- S. R. E (-Vedi- Ducange, -Gloss. lat.-
t. I, p. 97). Muratori, suo avversario, considera il Papa come l'Esarca
dell'Imperatore. Giusta l'opinione più imparziale di Mosheim (-Instit.
Hist. ecclés.-, p. 264, 265), i Papi reggeano Roma come vassalli
dell'Impero, e come possessori della più onorevole specie di feudo o di
beneficio: queste particolarità, per altro -premuntur nocte caliginosa-!
[298] Un epitafio di trentotto versi, di cui si dichiara autore
Carlomagno (-Concil.- t. VIII, p. 520), ne ragguaglia del suo merito e
delle sue speranze.
-Post patrem lacrymans Carolus haec carmina scripsi.-
-Tu mihi dulcis amor, te modo plango pater....-
-Nomina jungo simul titulis, clarissima, nostra-
-Adrianus, Carolus, rex ego, tuque pater.-
Può credersi che Alcuino facesse questi versi, ma che poi questo
glorioso tributo di lagrime venisse da Carlomagno.
[299] Ad ogni nuovo Papa si fa quest'annuncio «-Sancte pater, non
videbis annos Petri-», i venticinque anni. Esaminando la lista dei Papi
si osserva che il termine medio del loro regno è di ott'anni circa;
termine assai breve per un Cardinale ambizioso.
[300] Anastasio (t. III, part. 1. p. 197, 198) lo afferma positivamente,
e lo credono pure alcuni Annalisti francesi; ma sono più ragionevoli o
più sinceri Eginardo ed altri scrittori dello stesso secolo. «-Unus ei
oculus paululum est laesus-», dice Giovanni, Diacono di Napoli (-Vit.
episcop. Napol., in Scriptores-, Muratori, t. 1, part. 11. p. 312). Un
contemporaneo, cioè Teodolfo, vescovo d'Orleans, osserva prudentemente
(l. 11. carm. 3 ):
-Reddito sunt? mirum est: mirum est auferre nequisse.-
-Est tamen in dubio, hinc mirer an inde magis.-
[301] Si fece veder due volte in Roma ad istanza d'Adriano e di Leone,
-longa tunica et chlamide amictus, et calceamentis quoque romano more
formatis.- Eginardo (c. 23, p. 109-113) descrive, alla maniera di
Svetonio, la semplicità del suo abito, talmente usitato in Francia, che
quando Carlo il Calvo ritornò colà con un vestito forestiero, i cani
patriotti gli abbaiavano dietro (Gaillard, -Vie de Charlemagne-, t. IV,
p. 109).
[302] V. Anastasio (p. 199) ed Eginardo (c. 28; p. 124-128). L'unzione è
riferita da Teofane (p. 399); il giuramento da Sigonio, (giusta l'-Ordo
romanus-); e dagli Annali Bertiniani (Script. Muratori t. 11, part. II,
p. 505) l'adorazione del Papa, -more antiquorum principum.-
[303] Questo gran fatto della traslazione o restaurazione dell'Impero
Occidentale è narrato e discusso da Natalis Alexander (-seculum, 9,
Dissert.- 1 p. 390-397), dal Pagi (t. III, p. 418), dal Muratori
(-Annali d'Italia-, t. VI. p. 339-352), dal Sigonio (-De regno Italiae-,
l. IV, Opp. t. 2. p. 247-251), dallo Spanheim (-De ficta translatione
imperii-), dal Giannone (t. 1. p. 395-405), da Saint Marc (-Abrégé
chronologique-, t. 1. p. 438-450), dal Gaillard (-Hist. de Charlemagne.-
t. II, p. 386-446). Questi moderni quasi tutti van soggetti a qualche
pregiudizio religioso o nazionale.
[304] Mably (-Observ. sur l'Hist. de Franc.-), Voltaire (-Hist.
générale-), Robertson (-Hist. de Charles V.-) e Montesquieu (-Esprit.
des Lois,- l. XXXI. c. 28) hanno profuso a Carlomagno gli elogi. Il
Signor Gaillard pubblicò nel 1782 la storia di questo monarca (4. Vol.
in 12), la quale mi fu assai profittevole, e ne ho usato liberamente.
L'autore è giudizioso ed umano; la sua opera elegante ed accurata. Ho
per altro esaminato anche i monumenti originali dei regni di Pipino e di
Carlomagno nel quinto volume degli Storici di Francia.
[305] La visione di Veltin, composta da un monaco, undici anni dopo la
morte di Carlomagno, lo mostra in purgatorio, ove un avvoltoio gli sta
lacerando l'organo de' suoi peccaminosi piaceri, senza toccare le altre
parti del suo corpo, emblemi delle sue virtù (V. Gaillard, t. II, p.
317-360.)
[306] Il matrimonio d'Eginardo con Emma, figlia di Carlomagno, è
abbastanza confutato, per mio avviso, dal -probrum- e dalla -suspicio-
rovesciate da lui su queste belle fanciulle, senza eccettuarne quella
che se gli assegna per moglie (c. XIX, p. 98-100 -cum notis- Schmincke);
un marito avrebbe avuto un animo troppo forte se avesse adempiuto così
esattamente i doveri d'uno storico.
[307] Oltre le strage e le trasmigrazioni, a cui furono assoggettati i
popoli della Sassonia, decretò Carlomagno la pena di morte ai delitti
seguenti: 1. Per chi ricusava il Battesimo; 2. per chi si dicesse
battezzato col fine d'evitare il Battesimo; 3. per chi ricadeva
nell'idolatria; 4. per chi uccideva un sacerdote o un vescovo; 5. per
chi sagrificasse vittime umane; 6. per chi mangiasse carne in quaresima;
ma tutti i delitti si espiavano col Battesimo o con una penitenza
(Gaillard t. II, p. 241-247); e i Cristiani sassoni diveniano gli eguali
e gli amici dei Francesi. (Struv., -Corpus Hist. germanicae-, p. 133).
[308] Il famoso Rutlando, Rolando, Orlando fu ucciso in quel fatto -cum
compluribus aliis.- La verità s'incontra in Eginardo (c. 9. -Hist. de
Charlemagne- p. 51-56), e la favola in un supplimento ingegnoso del
Signor Gaillard (t. III, p. 474). Van troppo superbi gli Spagnuoli d'una
vittoria attribuita dai Monumenti storici ai Guasconi, e dai Romani ai
Saracini.
[309] Schmidt, seguendo le migliori autorità, accenna i disordini
interni e la tirannia del suo regno (-Hist. des Allemands.- t. II, p.
45-49).
[310] -Omnis homo ex sua proprietate legitimam decimam ad Ecclesiam
conferat. Experimento enim didicimus, in anno, quo valida illa fames
irrepsit, ebullire vacuas annonas a daemonibus devoratas, in voces
exprobationis auditas.- Tal'è il decreto e l'asserzione del gran
Concilio di Francoforte. (Canon. XXV. t. IX, p. 105) Selden (-Hist. of
Tythes; Works-, vol. III, part. 2. p. 1146) e Montesquieu (-Esprit des
Lois-, l. XXXI, c. 12) risguardano Carlomagno come il primo autore
legale della decima. Da vero i proprietarii gliene hanno grandi
obbligazioni!...
[311] Eginardo (c. 25, p. 119) asserisce a chiare note: -tentabat et
scribere.... sed parum prospere successit labor praeposterus et sero
inchoatus.- I moderni hanno pervertito e corretto il senso naturale di
queste parole, e dal titolo solo della dissertazione del Signor Gaillard
(t. III, p. 247-260) trapela la sua parzialità.
[312] V. Gaillard, t. III, p. 138-176, e Schmidt, t. II, p. 121-129.
[313] Il Signor Gaillard (t. III, p. 572) determina la statura di
Carlomagno (V. la Dissertazione di Marquard Freher, -ad calcem-
Eginhard. p. 220 etc.) a cinque piedi, nove pollici di Francia, cioè a
circa sei piedi, un pollice e un quarto, misura d'Inghilterra. I
Romanzieri gli danno otto piedi, e a questo gigante attribuiscono un
vigore e un appetito straordinario: con un sol colpo la sua buona spada,
la -Giojosa-, divideva per mezzo un cavaliere col cavallo; mangiava in
un sol pasto un'oca, due polli, un quarto d'agnello etc.
[314] V. un'opera concisa ma esatta ed originale del Signor d'Anville
(-Etats formés en Europe après la chute de l'Empire rom. en Occident,
Paris-, 1771, in-4.), con una carta che contiene tutto l'Impero di
Carlomagno. Le varie parti sono illustrate, per la Francia dal Valois
(-Notitia Galliarum-), per l'Italia dal Beretti (-Dissertatio
chorographica-), e per la Spagna dal Marca (-Marca Hispanica-). Confesso
di avere pochi materiali per la geografia del medio evo della Germania.
[315] Eginardo, dopo avere rapidamente narrato le guerre e i conquisti
di Carlomagno (-Vit. Carol.- c. 5-14) ricapitola in poche parole (c. 15)
le varie contrade sottomesse al suo Imperio. Struvio (-Corpus Hist.
german.- p. 118-149), ha inserito nelle sue note i testi delle cronache
antiche.
[316] Un diploma conceduto al monastero di Alaon (A. D. 845) da Carlo il
Calvo ne dà questa genealogia. Non so se in quella catena tutti gli
anelli del nono e decimo secolo sian tanto saldi quanto gli altri. Nulla
di meno la genealogia è approvata e difesa tutta intera dal Signor
Gaillard, (t. II. p. 60-81. 203-206), il quale afferma, che la famiglia
di Montesquieu (non già quella del presidente di Montesquieu), discende,
per donne, da Clotario e da Clodoveo. Pretensione innocente.
[317] I governatori o Conti della Marca spagnuola, verso l'anno
novecento, alzarono lo stendardo della rivolta contro Carlo il Semplice;
e i Re di Francia non ne han ricuperata che una picciola parte (il
Rossiglione) nel 1642 (Longuerne -Description de la France-; t. I. p.
220-222). Il Rossiglione per altro contiene 188,900 abitanti, e paga
2,600,000 lire d'imposizione (Necker, -Administration des Finances-, t.
I. p. 278, 279); vale a dire che forse contiene più abitanti, e
sicuramente paga più che tutta la Marca di Carlomagno.
[318] Schmidt. -Hist. des Allemands-, t. II. pag. 200 etc.
[319] -Vedi- Giannone, t. I. p. 374, 375, e gli Annali del Muratori.
[320] -Quot praelia in eo gesta! quantum sanguinis effusum sit! testatur
vacua omni habitatione Pannonia, et locus in quo regia Cagani fuit ita
desertus, ut ne vestigium quidem humanae habitationis appareat. Tota in
hoc bello Hunnorum nobilitas periit, tota gloria decidit, omnis pecunia
et congesti ex longo tempore thesauri direpti sunt.-
[321] Non intraprese la congiunzione del Reno e del Danubio che per
agevolare le operazioni della guerra di Pannonia (Gaillard, -Vie de
Charlemagne-, t. II, p. 312-315). Pioggie esorbitanti, fatiche militari
e terrori superstiziosi interruppero questo canale, che sarebbe stato
lungo soltanto due leghe; se ne vedono ancora alcune vestigia nella
Svevia (Schaepflin, -Hist. de l'Accad. des inscript.- t. XVIII. p. 256.
-Molimina fluviorum-, etc. -jungendorum-, p. 59-62).
[322] -Vedi- Eginardo (c. 16), e il Signor Gaillard (t. II, p. 361-385),
che riportano, senza spiegarsi troppo sull'autorità a cui s'appoggiano,
il carteggio di Carlomagno e di Egiberto, il dono della sua spada fatto
dall'Imperatore al principe Sassone, e la modesta risposta di questo. Se
tale anneddoto è vero, sarebbe stato un ornamento di più per le nostre
storie d'Inghilterra.
[323] Solamente gli Annali francesi parlano di questa corrispondenza di
Carlomagno con Harun al Raschid; e gli Orientali hanno ignorato
l'amicizia del Califfo per un -cane di Cristiano-; gentile espressione
usata da Harun parlando dell'Imperatore dei Greci.
[324] Gaillard, t. II, p. 331-365, 471-476, 492. Io ho preso da lui le
sue giudiziose osservazioni sul disegno di conquiste di Carlomagno, e la
distinzione non men giudiziosa ch'egli fa de' suoi nemici del primo e
del secondo circondario (t. II. p. 184-509 ec.).
[325] Thegan, il biografo di Luigi, ci narra quest'incoronazione; e
Baronio da buon uomo la trascrisse (A. D. 1813, num. 13, ec. -Vedi-
Gaillard, t. II. p. 506, 507, 508) sebbene sia tanto contrario alle
pretensioni dei Papi. Vedi sulla successione dei principi Carlovingi,
gl'istorici di Francia, d'Italia e d'Alemagna, Pfeffel, Schmidt, Velly,
Muratori, ed anche Voltaire, il quale dipinge sovente con esattezza e
sempre con eloquenza le cose che narra.
[326] Era figlio d'Ottone, figlio di Lodolfo, a favore del quale era
stato istituito il Ducato di Sassonia. A. D. 858. Ruotgero il biografo
di S. Brunone, (-Bibl. Bunavianae Catalog.-, t. III. vol. II. p. 679)
dipinge nella più bella sembianza la famiglia di questo principe.
-Atavorum atavi usque ad hominum memoriam omnes nobilissimi; nullus in
eorum stirpe ignotus, nullus degener facile reperitur.- (-Apud-
Struvium, -Corp. Hist. german.- p. 216). Per altro Gundling (in Henrico
Aucupe) non crede che discendesse da Vitichindo.
[327] -Vedi- il trattato di Conringio (-De finibus imperii germanici-,
Francfort, 1680, in 4.). Confuta le idee stravaganti che alcuni han
voluto darci dell'estensione dell'Impero di Roma e dei Carlovingi;
discute con moderazione i diritti della Germania, quelli de' suoi
vassalli e dei vicini.
[328] La forza dell'uso mi costringe a porre Corrado I ed Enrico I
l'Uccellatore nel novero degl'Imperatori, titoli che quei Re della
Germania non presero mai. Gl'Italiani, per esempio Muratori, sono più
scrupolosi e più esatti, e non contano che i principi coronati a Roma.
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
86
87
88
89
90
91
92
93
94
95
96
97
98
99
100
101
102
103
104
105
106
107
108
109
110
111
112
113
114
115
116
117
118
119
120
121
122
123
124
125
126
127
128
129
130
131
132
133
134
135
136
137
138
139
140
141
142
143
144
145
146
147
148
149
150
151
152
153
154
155
156
157
158
159
160
161
162
163
164
165
166
167
168
169
170
171
172
173
174
175
176
177
178
179
180
181
182
183
184
185
186
187
188
189
190
191
192
193
194
195
196
197
198
199
200
201
202
203
204
205
206
207
208
209
210
211
212
213
214
215
216
217
218
219
220
221
222
223
224
225
226
227
228
229
230
231
232
233
234
235
236
237
238
239
240
241
242
243
244
245
246
247
248
249
250
251
252
253
254
255
256
257
258
259
260
261
262
263
264
265
266
267
268
269
270
271
272
273
274
275
276
277
278
279
280
281
282
283
284
285
286
287
288
289
290
291
292
293
294
295
296
297
298
299
300
301
302
303
304
305
306
307
308
309
310
311
312
313
314
315
316
317
318
319
320
321
322
323
324
325
326
327
328
329
330
331
332
333
334
335
336
337
338
339
340
341
342
343
344
345
346
347
348
349
350
351
352
353
354
355
356
357
358
359
360
361
362
363
364
365
366
367
368
369
370
371
372
373
374
375
376
377
378
379
380
381
382
383
384
385
386
387
388
389
390
391
392
393
394
395
396
397
398
399
400
401
402
403
404
405
406
407
408
409
410
411
412
413
414
415
416
417
418
419
420
421
422
423
424
425
426
427
428
429
430
431
432
433
434
435
436
437
438
439
440
441
442
443
444
445
446
447
448
449
450
451
452
453
454
455
456
457
458
459
460
461
462
463
464
465
466
467
468
469
470
471
472
473
474
475
476
477
478
479
480
481
482
483
484
485
486
487
488
489
490
491
492
493
494
495
496
497
498
499
500
501
502
503
504
505
506
507
508
509
510
511
512
513
514
515
516
517
518
519
520
521
522
523
524
525
526
527
528
529
530
531
532
533
534
535
536
537
538
539
540
541
542
543
544
545
546
547
548
549
550
551
552
553
554
555
556
557
558
559
560
561
562
563
564
565
566
567
568
569
570
571
572
573
574
575
576
577
578
579
580
581
582
583
584
585
586
587
588
589
590
591
592
593
594
595
596
597
598
599
600
601
602
603
604
605
606
607
608
609
610
611
612
613
614
615
616
617
618
619
620
621
622
623
624
625
626
627
628
629
630
631
632
633
634
635
636
637
638
639
640
641
642
643
644
645
646
647
648
649
650
651
652
653
654
655
656
657
658
659
660
661
662
663
664
665
666
667
668
669
670
671
672
673
674
675
676
677
678
679
680
681
682
683
684
685
686
687
688
689
690
691
692
693
694
695
696
697
698
699
700
701
702
703
704
705
706
707
708
709
710
711
712
713
714
715
716
717
718
719
720
721
722
723
724
725
726
727
728
729
730
731
732
733
734
735
736
737
738
739
740
741
742
743
744
745
746
747
748
749
750
751
752
753
754
755
756
757
758
759
760
761
762
763
764
765
766
767
768
769
770
771
772
773
774
775
776
777
778
779
780
781
782
783
784
785
786
787
788
789
790
791
792
793
794
795
796
797
798
799
800
801
802
803
804
805
806
807
808
809
810
811
812
813
814
815
816
817
818
819
820
821
822
823
824
825
826
827
828
829
830
831
832
833
834
835
836
837
838
839
840
841
842
843
844
845
846
847
848
849
850
851
852
853
854
855
856
857
858
859
860
861
862
863
864
865
866
867
868
869
870
871
872
873
874
875
876
877
878
879
880
881
882
883
884
885
886
887
888
889
890
891
892
893
894
895
896
897
898
899
900
901
902
903
904
905
906
907
908
909
910
911
912
913
914
915
916
917
918
919
920
921
922
923
924
925
926
927
928
929
930
931
932
933
934
935
936
937
938
939
940
941
942
943
944
945
946
947
948
949
950
951
952
953
954
955
956
957
958
959
960
961
962
963
964
965
966
967
968
969
970
971
972
973
974
975
976
977
978
979
980
981
982
983
984
985
986
987
988
989
990
991
992
993
994
995
996
997
998
999
1000