No, no, no.... -Mario- -(severo)- Lasciate stare mia madre. Vi ascolterò io. -Clelia- -(abbassa gli occhi mortificata.)- -Mario- -(con maggiore gentilezza)- Vi ascolterò io. -(Silenzio solenne, grave, agghiacciante.)- -Signora Renzi- -(rivolge a Mario un lungo sguardo in cui è un’interrogazione e un ammonimento, ed esce a destra.)- SCENA VI. CLELIA -e- MARIO. -Clelia- -(animata da un repentino coraggio, come se a un tratto avesse la coscienza d’un diritto)- Ebbene, mi ascolterai tu! Avevo osato di venire in casa di tua madre e avevo chiesto di parlare a lei perchè, nonostante l’orrore che... in altri tempi... ho potuto destare in quella onesta signora, io adesso dovevo contare più sulla bontà del cuor suo che sulla sprezzante indifferenza del tuo. Sono dieci mesi, Mario, che ti chiamo, che ti cerco inutilmente; sono dieci lunghi terribili mesi che ti nascondi a me, che mi fuggi come se io fossi una femmina infame! -Mario- -(freddo, ma in tono amichevole)- Una volta che io avevo deciso di finirla, sarebbe stata un’imprudenza il rivederti. Quella sera,... la sera della tua festa... uscendo dalla casa dove quel Carsanti era il tuo signore, giurai di non entrarvi mai più. Il giorno dopo, potetti raggranellare un po’ di denaro, affidai mia madre... a una giovinetta, a una nostra vicina, e partii, partii per non aver sùbito la tentazione di ritornare a te. Più tardi, quando fui obbligato a riunirmi con mia madre, resistetti alla tentazione. Me ne tormentai, non lo nego, ma vinsi, e mantenni il giuramento pel bene di tutti. -Clelia- Pel mio bene anche!? -Mario- Sì. Ti lasciavo finalmente libera... libera di disporre, come meglio ti piacesse, della tua vita. -Clelia- -(scrollando il capo e sforzandosi di serbarsi tranquilla)- Ma... tu sapevi che m’ero fatta scacciare da quell’uomo proprio la sera in cui ti vidi per l’ultima volta, senza sospettare menomamente il tuo abbandono. Di’: tu lo sapevi:... io te l’avevo scritto. -Mario- -(calmo)- Me l’avevi scritto: lo sapevo. -Clelia- E tu sapevi pure la ragione... -la ragione- per cui m’ero fatta scacciare. Io te l’avevo scritta. -Mario- -(paziente)- Me l’avevi scritta; ma io non t’avevo creduta. -Clelia- Avrei dovuto, dunque, quella sera stessa, dopo la scena disgustevole, piombarti addosso come se avessi preteso qualche cosa da te, come se avessi voluto vantarmi del mio eroismo, come se avessi voluto chiedertene il premio?... È questo, forse, che avrei dovuto fare? -Mario- Sarebbe stato inutile: non ti avrei creduta. -Clelia- -(rabbrividendo)- Mario!... io ti comprendo: tu rispondi così per prepararmi a uno scetticismo anche più crudele. Tu hai già capito, non è vero?, perchè io abbia risoluto di bussare alla tua porta; tu hai già capito che io non sono tanto sciocca da voler tentare la riconquista del tuo cuore; Mario -(afferrandogli le mani)- tu lo hai già capito: io vengo a parlarti soltanto di nostro figlio! -Mario- -(stringendosi nelle spalle, crudelmente)- Nostro! -Clelia- -(con uno sforzo d’amarezza)- Ah! l’avevo preveduto! -Mario- -(Pausa. Con sforzo di pazienza)- Insomma, Clelia, cerchiamo di abbreviare questo colloquio increscioso. Riassumi le tue idee, e dimmi con calma: da me tu che pretendi? -(Il dialogo diventa man mano concitato, febbrile, incalzante.)- -Clelia- Nulla pretendo. Io desidero, innanzi tutto, di convincerti che il mio bambino è -tuo-. -Mario- Non puoi convincermene. -Clelia- Ma perchè non posso? Perchè? Pensaci bene, Mario: la nostra relazione non è rotta che da dieci mesi, e precisamente domani saranno passati due mesi -- m’intendi? -- da che il bambino m’è nato. Se anche tu, cinicamente, volessi fingere d’ignorare, se anche ignorassi davvero la miseria squallida che da quando mi lasciasti io ho preferito a ogni risorsa losca, a ogni mezzo consigliatomi dalla mia trista esperienza, a ogni utile transazione, non potresti negare ciò che le date, innegabili, ti accertano. -Mario- Le date sono contro di te. -Clelia- Come! -Mario- Sino a dieci mesi fa, tu eri amante mia e di Carsanti. -Clelia- Amante di lui, no! -Mario- Evvia! -Clelia- Tu ricordi in che modo esclusivo io ti amavo. -Mario- Chiacchiere!... -Clelia- Tu ricordi la singolarità della mia esistenza.... -Mario- Chiacchiere che hanno fatto il loro tempo! -Clelia- Eppure, ti è noto che se non avessi fidato nella rassegnazione di quell’uomo strano e vanitoso, io non mi sarei mai legata a lui dopo di averti conosciuto. -Mario- A me è noto solamente che a -lui- ti legasti. -Clelia- Ma con quali speranze?! -Mario- Speranze inverosimili! -Clelia- È vero.... -Mario- Ne convieni. -Clelia- Ne convengo perchè, difatti, ebbi a persuadermi che m’ero illusa.... -Mario- E allora, che mi vai affastellando? Questa tale illusione svanì proprio quando diventasti veramente sua. -Clelia- Ma appunto per non diventare veramente sua io mi feci scacciare da lui, di notte, come una serva ladra! -Mario- Non ti ho creduta quando me l’hai scritto, non ti credo ora, non ti crederò mai! -Clelia- -(con impeto di disperazione)- Io, dunque, debbo rinunziare al sogno di ridare il padre al mio bambino, debbo rinunziare al sogno di assicurargli una guida, un avvenire, un nome?... Dio, Dio mio, aiutatemi voi, aiutatemi voi! -(Pausa. Poi, prendendogli dolcemente le braccia, le mani, circondandolo amorosamente)- Mario, ho tanto sofferto, e ho sofferto in pace, per mettere al mondo quel piccino che, pensavo, sarebbe stata la continuazione della parte migliore della mia vita. Ero sola, ero malata, accettavo il soccorso offertomi da qualcuna delle mie amiche d’una volta -- domandane al dottor Fonseca -- e ne arrossivo, mi umiliavo, sì, mi umiliavo; ma da una intima soddisfazione ero animata e confortata... perchè?... perchè sentivo nelle viscere il frutto, il tesoro del nostro amore! -Mario- -(svincolandosi senza violenza)- Clelia.... -Clelia- No, non aver paura.... Non saprei più sedurti... Sono diventata un cencio.... E non attraverso la mia persona ammiserita tu devi beneficare quel poverino.... No... la mia persona esiste già così poco e non vale più niente e non spera e non esige niente per sè, ed è disposta a ogni sacrifizio purchè -egli- sia salvato e salvato da te. -Mario- -(dibattendosi tra due sentimenti opposti)- Clelia, non parlarmi con tanta dolcezza.... -Clelia- E tu non forzare al cinismo la tua natura nobile.... Essa, me ne accorgo, non mi accusa di menzogna.... Mario, Mario mio, lasciati commuovere... cedi alla tua indole... liberami da queste pene atroci... dimmi che salverai il mio angelo, che lo accoglierai, che lo assisterai, che gli vorrai bene... che gli sarai padre. -(Lo guarda ansiosamente e angosciosamente negli occhi.)- -Mario- -(che s’era commosso, torna ora ad avere sul viso l’espressione del fastidio e della rigidezza crudele.)- No, no, non voglio, non posso! -Clelia- -(se ne sente schiacciata.)- Ah! SCENA VII. -Signora- RENZI, MARIO -e- CLELIA. -Signora Renzi- -(alle ultime parole di Mario comparisce, gravemente, nel vano della porta)- Mario! -Mario e Clelia- -(simultaneamente)- Mamma.... Signora.... -Signora Renzi- Io non so essere giudice fra voi due: sono una borghesuccia abituata alla vita casalinga; ma, fra tante cose che avete dette, una sola cosa m’è sembrata semplice ed importante: -- c’è un innocente da salvare. -(A Mario)- Questa donna te ne attribuisce la paternità, e tu non hai fede nella parola di lei. Hai torto? hai ragione? Non monta. Ma io domando a te e ti prego di rispondermi in coscienza: sei tu poi sicuro -- bada -- sei proprio sicuro di -non essere- il padre di quel bambino? -Mario- -(tace.)- -Signora Renzi- Rispondimi. -Mario- ... Non ne sono sicuro. -Signora Renzi- Come vedi, la quistione, per un uomo onesto, è risoluta. Tu, uomo onesto, sai che, soprattutto, non devi abbandonare una creaturina che -forse- è sangue tuo. Se quel bambino non è tuo figlio, tanto, avrai compiuta un’azione pietosa; se è davvero tuo figlio, avrai semplicemente adempito un dovere. C’è il dubbio? E il dubbio basta a crearti un obbligo sacro. -Clelia- Voi siete giusta, signora.... Avevo ragione di contare sul vostro appoggio. -Signora Renzi- Sul mio appoggio, contateci; ma io conto sui vostri sacrifizii.... -Clelia- Quali? -Signora Renzi- Sui sacrifizii che voi stessa avete offerti. -Clelia- Mi spaventate!... -Signora Renzi- E che? Sperate ancora un legame tra voi e Mario? -Clelia- -(subito)- No! -Signora Renzi- Ebbene, se volete provvedere, veramente, sicuramente, all’avvenire del vostro figliuolo, voi dovete sacrificargli -tutto-. -Clelia- -(invasa dal terrore)- -Tutto-... che cosa? -Signora Renzi- .... Povera donna... i vostri diritti di madre. -Clelia- -(con un grido di violenta ribellione)- Impossibile! -(Pausa. Poi, timidamente)- Mi chiedete troppo, signora. Siete madre anche voi, è vero; sapete la prepotenza cieca di quell’egoismo sublime che è l’affetto materno, ma è naturale che non abbiate un’idea esatta di ciò che mi chiedete. Una santa, una virtuosa come voi, non conosce i misteri di queste esistenze per cui la virtù è una cosa molto confusa: -(eccitandosi)- ecco, ecco perchè voi non intendete che se in noialtre spostate l’affetto materno nasce, esso qualche volta può essere più tenace, più geloso, più prepotente, più cupido che nelle donne educate all’onestà. -Che è- mio figlio per me? Non so esprimervelo... non so esprimervelo con le parole. Certo, dai primi momenti della maternità, sentii che essa mi assorbiva tutta; e da quando -egli- è nato io non mi sono più accorta di esistere che... che per le sensazioni nuove, prodotte in me da quel piccolo essere. E mi proponete di vivere estranea a lui? Ve l’ho detto: è impossibile!... Ogni altra proposta, io l’accetterò; ogni altro sacrifizio mi sembrerà lieve.... Io non aspiro alla riabilitazione; io non aspiro neppure al rispetto compassionevole; io voglio soffrire la fame, io voglio piegarmi alle più umili fatiche, io voglio essere peggio d’una schiava: ma distaccarmi, per sempre, completamente da mio figlio, lasciarmi estirpare il cuore vivo vivo, rinunziare ai miei diritti di madre, no! no! è impossibile, è impossibile!... -(È accasciata, esausta di forze.)- -Signora Renzi- E non v’accorgete.... -Mario- -(interrompendola)- Via, mamma, per ora tronchiamo.... -Signora Renzi- -(severa)- No! Voglio andare sino in fondo una volta per sempre. -(A Clelia)- Non v’accorgete, povera donna -(a Mario, che vorrebbe impedirle di continuare)- -- lasciami dire --... non v’accorgete che nei vostri proponimenti c’è una grave contraddizione? Voi volete che il vostro figliuolo diventi un uomo utile, un uomo d’onore, un uomo felice... e gli preparate lo spettacolo straziante e disonorante di una madre condannata dalle stesse leggi per le quali ora combattete. E che cosa dovrà dirgli di voi suo padre? E che gli direte voi stessa?... E quando questo figliuolo sarà un fanciullo, come affronterete la sua curiosità? E quando sarà un giovane forte ed altero, come affronterete il suo orgoglio? E quando avrà una coscienza per giudicare... come, come affronterete voi il suo giudizio? E quali gioie, quali conforti gli saranno serbati fra un padre e una madre che si disputano il suo cuore e che non hanno di comune nè la casa, nè il nome, nè l’onorabilità? Il suo animo, siatene certa, si alimenterà di rancore, e verrà un giorno in cui egli potrà rimproverarvi persino -(solenne e insinuante)- di averlo messo al mondo.... -Clelia- -(disfatta, senza fiato)- Basta... basta.... Lo so che avete ragione.... Io mi sono ribellata, ma alla mia ribellione, ve ne prego, non ci credete.... Adesso non ho più la forza di pensare... e di rassicurarvi.... Ma, qui, qui, nel cervello, un solo, un solo pensiero resta certamente limpido, fermo, immutabile: salvarlo, salvarlo a qualunque costo! Io, io ho la responsabilità della sua vita... perchè avrei potuto -(convulsa, lagrimando)- avrei potuto... come fanno tante... anche talune di quelle che si lasciano credere oneste... sì, sì, avrei potuto annientare, distruggere la maternità nel suo primo momento; e non lo feci. Il delitto mostruoso sarebbe stato per me un dovere.... Non volli, non volli..., chi sa, forse non per virtù... ma per egoismo.... -(Si sorregge a un tavolino.)- Ed ora... non parlate più... Sono persuasa... In fondo n’ero convinta anche prima che parlaste.... Mio figlio non deve conoscermi?... E non mi conoscerà!... Me ne andrò lontano assai.... -Signora Renzi e Mario- -(la soccorrono.)- -Clelia- ... lontano assai.... Oh! non dubitate.... Lo farò.... Lo farò.... -(Sipario.)- ATTO QUARTO. -Una squallida stanza di locanduccia. Un letto disadorno, basso, con accanto una culla napoletana, vuota. Un baule ai piedi del letto. Una tavola con su l’occorrente per scrivere. Poche altre misere suppellettili, tra cui un cassettone e un lavamani. Sopra il cassettone, un- biberon, -qualche fiala, uno specchietto, dei pettini. Sparsi qua e là, pannolini per bambini. Unica porta in fondo, ma non proprio nel mezzo. La porta s’apre in un corridoio angusto. Una finestra-. SCENA I. CLELIA, -Signora- RENZI, CARMELA, ANGIOLINA, FONSECA. -(Come s’alza la tela, si vede nel corridoio, presso la porta aperta, un gruppo così formato:- -Carmela-, -con in braccio un bambino avvoltolato negli scialli;- -Clelia-, -che, pallida e desolata, si aggrappa a- -Carmela- -e al bambino;- -Angiolina- -che cerca di staccarla da lui; la signora- -Renzi- -e il dottor- -Fonseca- -che la circondano premurosamente.)- -Clelia- -(con voce rotta, stanca e singhiozzante)- Figlio, figlio mio.... -Signora Renzi- Coraggio... coraggio!... -(È assai commossa anche lei e parla con dolcezza materna.)- -Clelia- -(spasimando)- Sì... mia buona signora, ne avrò, -(bacia e ribacia il bambino)- ... ne avrò.... Non vedete che sono forte? -Carmela- Facciamo piano.... Meglio profittare adesso che il bambino dorme. -Signora Renzi- Coraggio... via... coraggio!... -Clelia- Aspettate... aspettate... un altro poco.... -Angiolina- Ma così non ve ne staccherete mai! -Clelia- Aspettate... aspettate... per pietà.... Pensate che non lo bacerò mai più..., mai, mai più! -(Continua a baciarlo.)- -Fonseca- Ma sì, ma sì, lasciate che si sfoghi! -Clelia- Addio, figlio mio... Addio, angioletto mio... Addio... addio.... E a voi, signora, grazie. -(Le vorrebbe baciar la mano.)- -Signora Renzi- -(invece si stringe Clelia al petto)- Qui... qui.... Voi non dovete ringraziarmi; voi.... -(La parola le si rompe nella gola stretta dall’emozione.)- -Clelia- Grazie... grazie.... -(Mentre la signora Renzi abbraccia e bacia Clelia, Carmela, col bambino, si allontana e sparisce.)- -Clelia- -(si slancia per seguirlo.)- -Fonseca e Angiolina- -(la trattengono.)- -Signora Renzi- -(con uno sforzo, esce.)- -Clelia- -(dà un grido disperato.)- -(Cade fra le braccia di Fonseca e di Angiolina, che la sostengono e l’adagiano sopra una sedia; indi, a poco a poco, rinviene.)- -Fonseca- -(dopo una lunga pausa, a Clelia)- Sei stata un’eroina. -Clelia- -(appena col fiato)- Vedrai.... -Fonseca- Ho visto già abbastanza.... Nessuna madre, credi a me, seppe mai essere più nobilmente martire dell’amore materno. -Clelia- Era necessario.... -Fonseca- E sì.... Sei malata, non avevi neppure come nutrirlo. -Clelia- E se anche lo avessi potuto nutrire!... -Fonseca- Già, già: intendo.... Almeno ora sai che sarà allevato in una famiglia per bene.... -Clelia- E Mario legittimerà il suo figliuolo.... La signora Renzi me l’ha promesso.... E anche io ho promesso qualche cosa. Dovrò... partire per sempre. E partirò. Egli non incontrerà mai sua madre. È tanto giusto che debba avvenire così! -(Si abbatte, resta come impietrita, senza sguardo.)- -Fonseca- -(chiamandola)- Clelia... Clelia.... -Clelia- -(non l’ode.)- -Fonseca- -(mormorando:)- Che depressione di nervi! -Angiolina- -(tirando a sè per il soprabito il dottore)- Dottore... «Partire» è una bella parola.... Ma come si fa a partire o a restare? Qui c’è bisogno di soldi.... -Fonseca- -(accingendosi a cavare di tasca il portamonete)- Per ora, io posso.... -Angiolina- Ma che!... Ce ne vogliono molti. Ci ho io la persona adatta. -Fonseca- Non c’è che dire, sei sempre la stessa.... -(Si mette la mano sulla bocca.)- -Angiolina- Ohe, non m’offendete! -Fonseca- Va’ là che non t’offendo. Si sa, io faccio il medico e tu fai.... Basta, chi sarebbe questa persona? -Angiolina- E come? Non capite? Sempre lui, il signor Carsanti. -Fonseca- Ah?... Evviva la costanza! -Angiolina- Gli ho già parlato.... Mi aspetta nel caffè all’angolo della via. -Fonseca- Sei una gran donna! -Angiolina- Lo so.... Arrivederci.... Io vado.... Datele un po’ di forza.... Ih! che razza di medico siete! -(Via affaccendata.)- SCENA II CLELIA -e- FONSECA. -Clelia- -(come se si svegliasse)- Chi è là? -Fonseca- Son io. -Clelia- Ah!... -(Pausa)- Dottore mio, se ti chiedessi una grazia? -Fonseca- Disponi di me, liberamente. -Clelia- -(parla come inebetita)- Ebbene, senza perdere tempo, devi cercare Mario e rimettergli una lettera.... -Fonseca- Per ricominciare da capo?! -Clelia- No, non per ricominciare da capo. Tutt’altro! Ma prima di partire, voglio vederlo. -Fonseca- In ogni caso, non partirai certamente oggi.... -Clelia- Sì, oggi. -Fonseca- Se non hai neppure un soldo! -Clelia- -(sorridendo lugubremente)- Chi te l’ha detto? -(Pausa)- Mi farai questo piacere? -Fonseca- Ma egli non verrà. -Clelia- Verrà! Scriverò una parola che lo farà venire. Acconsenti? Di’, di’, acconsenti? -Fonseca- -(acconsentendo volentieri)- E va bene! -Clelia- Ah! -(Si leva, sfinita, va sino alla tavola, e, poi, mentre scrive in fretta poche parole, parla eccitandosi lievemente:)- Sarà facile trovarlo a casa.... Qui scrivo l’indirizzo.... -Fonseca- Conosco.... -Clelia- È vicinissimo.... Salendo le scale accanto alla chiesa, arriverai in due minuti.... -Fonseca- Conosco.... -Clelia- S’intende che consegnerai la lettera nelle sue mani e che nessuno si deve accorgere di nulla. -(Gli dà la lettera.)- -Fonseca- Sta bene. -(Scherzando un po’, con tristezza)- A un bell’ufficio adibisci il tuo medico.... -Clelia- I medici non debbono fare che del bene, e tu me ne farai. -Fonseca- -(ricordando la decisione di Angiolina, s’imbarazza.)- Senti... se quando viene Mario, qui c’è qualcuno.... -Clelia- Chi vuoi che ci sia?... -Fonseca- Non so.... Voglio dire che sarà meglio evitare che qualcuno lo veda con te in questa camera di locanda.... -Clelia- Nessuno lo vedrà... -Fonseca- Facciamo così.... Se ricevi, supponiamo, qualche visita --... sia anche quella strega di donn’Angiolina -- tu baderai a mettere un panno al balcone affinchè egli aspetti che tu sii sola.... Intanto, io stesso lo avvertirò a voce.... Restiamo intesi? -Clelia- Restiamo intesi, ma non ce ne sarà bisogno. -Fonseca- -(andandosene)- Arrivederci presto. -Clelia- -(malcontenta)- Presto? -(Con fine celia malinconica)- Ma... i tuoi clienti stanno tutti benissimo?... -Fonseca- Ho capito!... Ritarderò un poco. -Clelia- Non mi dai la mano? -Fonseca- Sì.... -Clelia- -(stringendogli la mano prolungatamente)- Stringi forte, forte.... -Fonseca- Sì!... -(Preso da un subitaneo timor panico)- È strano: mi hai messo un brivido.... -Clelia- Vattene ora.... Corri. -(Fonseca esce. Dopo un istante di concentrazione, ella, pallidissima, fragile, lenta, solenne, va fino al baule, e, con le spalle rivolte alla porta, ginocchioni, fruga in esso. Trova una boccettina e mormora:)- Eccola! -(La guarda con gli occhi fissi e spalancati. La mano che stringe la boccettina è tremante. Ella la contempla con evidente paura. Poi, diventa estatica, invasa dal pensiero della morte e del riposo.)- -(Si picchia alla porta.)- SCENA III. CLELIA, CARSANTI. -Carsanti- -(con voce indistinta, di dentro)- Permesso? -Clelia- -(ne ha come un urto alle spalle. Senza alzarsi, in un istante di volontà suprema, beve. Il suo viso esprime la sensazione del disgusto e del dolore. Pare che qualche cosa di gelidamente viscido le passi per le reni. Ella nasconde in tasca la boccettina. Tossisce lievemente. Indi, con voce tranquilla, dice:)- Avanti. -Carsanti- -(entra.)- -Clelia- -(alzandosi e voltandosi)- Voi! -Carsanti- Io. -Clelia- Ah!... comprendo. Come al solito. Angiolina vi ha chiamato e voi venite... a soccorrermi. Ma c’è un equivoco, vedete: questa volta, non ho bisogno di nulla e di nessuno. -(Comincia a soffrire nello stomaco, e dissimula.)- -Carsanti- Le sventure non vi hanno mutata! Ma la vostra alterigia non mi ha mai fatto indietreggiare. Voi pensate, lo so, che io sono un uomo volgare. Orbene, sia! Sono appunto abituato a combattere con la volgarità dei miei mezzi contro l’alterigia altrui. Eppure, non vengo qui per combattere; vengo soltanto a ricordarvi che siete ancora tanto giovane e tanto bella.... -Clelia- -(interrompendo)- In altri termini, voi venite, tranquillamente, a ricordarmi che io sono ancora commerciabile. Vi ringrazio, perchè anche voi mi dimostrate così l’urgenza di risolvere un gran problema: l’avvenire di mio figlio.... -Carsanti- -(osservando le contrazioni del suo volto)- Ma voi soffrite.... -Clelia- E io l’ho già risoluto.... -Carsanti- -(ansioso)- Come? -Clelia- -(cava di tasca la boccettina: gliela mostra; si abbandona sulla tavola, piegandovi la testa appesantita.)- -Carsanti- -(afferra la boccettina, la guarda, e, inorridito, esclama:)- Avvelenata! -(Confuso, convulso, corre alla porta, gridando:)- Ehi! qualcuno! qualcuno! Albergatore! Soccorso!... Soccorso!... SCENA IV. ALBERGATORE, CLELIA, CARSANTI. -Albergatore- -(dal corridoio, senza mostrarsi)- Che è questo chiasso? -Carsanti- Un medico! Presto: un medico! -Albergatore- -(comparendo nel corridoio)- Ma, insomma, che è accaduto? -Carsanti- Si è avvelenata... Non c’è tempo da perdere!... Custodite questa camera!... Non fate entrare nessuno!... Andrò io stesso!... -Albergatore- -(trattenendolo con prudenza diffidente)- Perdonate, signore, voi non vi muoverete di qua. Andrò io, andrò io... Provvederò io.... -(Via.)- -Carsanti- Ma sbrigatevi, per pietà, sbrigatevi.... -(Torna subito a lei)- Volete che v’adagi sul letto? -(Sta per darle aiuto.)- -Clelia- -(supplichevole, ma pur rivelando l’antico ribrezzo, come alla fine del primo atto, gli dice:)- No, non mi toccate!... Ci vado da me. -(Faticosamente, si accosta al letto, e vi si distende quasi di traverso, presa da vertigine.)- -Carsanti- -(rabbrividendo, mormora amaramente:)- Sempre la stessa... sino all’ultimo! -Clelia- -(agitando le braccia)- Questa culla... questa culla... Toglietemi dinanzi questa culla vuota.... SCENA V. CLELIA, MARIO, FONSECA, CARSANTI. -Una voce- Non si può entrare, vi dico! -Fonseca- -(di dentro)- Siete matti! -Un’altra voce- Basta, signore! Indietro! -(Si odono altre voci confuse.)- -Fonseca- -(ancora di dentro)- Ma io sono il medico! Lasciatemi passare! -Mario- -(prima di comparire)- Clelia! -Clelia- -(scotendosi)- Ah!... è lui! -(Vorrebbe gridare per chiamarlo, e non può.)- -Mario e Fonseca- -(si slanciano nella camera, correndo verso il letto.)- -Carsanti- -(si ritrae in disparte, sinistramente.)- -Clelia- -(aggrappandosi a Mario con uno sforzo disperato)- Mario! Mario! -Fonseca- -(la soccorre, le tasta i polsi, la fronte, lo stomaco.)- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503 504 505 506 507 508 509 510 511 512 513 514 515 516 517 518 519 520 521 522 523 524 525 526 527 528 529 530 531 532 533 534 535 536 537 538 539 540 541 542 543 544 545 546 547 548 549 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 561 562 563 564 565 566 567 568 569 570 571 572 573 574 575 576 577 578 579 580 581 582 583 584 585 586 587 588 589 590 591 592 593 594 595 596 597 598 599 600 601 602 603 604 605 606 607 608 609 610 611 612 613 614 615 616 617 618 619 620 621 622 623 624 625 626 627 628 629 630 631 632 633 634 635 636 637 638 639 640 641 642 643 644 645 646 647 648 649 650 651 652 653 654 655 656 657 658 659 660 661 662 663 664 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 676 677 678 679 680 681 682 683 684 685 686 687 688 689 690 691 692 693 694 695 696 697 698 699 700 701 702 703 704 705 706 707 708 709 710 711 712 713 714 715 716 717 718 719 720 721 722 723 724 725 726 727 728 729 730 731 732 733 734 735 736 737 738 739 740 741 742 743 744 745 746 747 748 749 750 751 752 753 754 755 756 757 758 759 760 761 762 763 764 765 766 767 768 769 770 771 772 773 774 775 776 777 778 779 780 781 782 783 784 785 786 787 788 789 790 791 792 793 794 795 796 797 798 799 800 801 802 803 804 805 806 807 808 809 810 811 812 813 814 815 816 817 818 819 820 821 822 823 824 825 826 827 828 829 830 831 832 833 834 835 836 837 838 839 840 841 842 843 844 845 846 847 848 849 850 851 852 853 854 855 856 857 858 859 860 861 862 863 864 865 866 867 868 869 870 871 872 873 874 875 876 877 878 879 880 881 882 883 884 885 886 887 888 889 890 891 892 893 894 895 896 897 898 899 900 901 902 903 904 905 906 907 908 909 910 911 912 913 914 915 916 917 918 919 920 921 922 923 924 925 926 927 928 929 930 931 932 933 934 935 936 937 938 939 940 941 942 943 944 945 946 947 948 949 950 951 952 953 954 955 956 957 958 959 960 961 962 963 964 965 966 967 968 969 970 971 972 973 974 975 976 977 978 979 980 981 982 983 984 985 986 987 988 989 990 991 992 993 994 995 996 997 998 999 1000