-Mario-
-(irritato e disgustato, s’avvia verso la porta a sinistra: resta ancora
un momento, guardando intorno, commosso e titubante. Ad un altro scoppio
di risa, egli, risoluto, come se si liberasse finalmente da un incubo,
se ne fugge.)-
-Teresa-
-(guarda la lettera, e, dopo una breve esitazione, la lacera, e ne
nasconde in tasca i pezzettini. Indi, tossendo forte, spalanca i due
battenti dell’uscio in fondo.)-
SCENA IV.
CLELIA, CARSANTI, il -dottor- FONSECA, MATURI, GIANNETTI, VERANI.
-La stanza attigua è un salotto, splendido di specchi e di candele
accese. -- Entrano tutti, seguendo Clelia.-
-Clelia-
Venite, venite: qui si sta meglio, qui ho la mia poltrona favorita. -(A
Teresa, a parte)- È andato?
-Teresa-
Sì. -(Esce.)-
-Clelia-
A proposito, io non vi ho ringraziati ancora pei bellissimi fiori.
-(Indicandoli)- Come siete stati graziosi!
-Tutti-
-(protestano modestamente)- Oh!
-Giannetti-
Dovere! Dovere!
-Clelia-
Cioè, cioè... voi, Maturi, non m’avete mandato niente.
-Maturi-
-(che era rimasto indietro, si fa innanzi confuso)- Niente, io?... È
strano.... Mi pareva d’aver mandato....
-Clelia-
Un pensiero gentile?... Mi basta.
-Tutti-
-(ridono.)-
-Carsanti-
-(con aria di protezione)- Lasciatelo in pace il povero Maturi.
-Giannetti-
Piuttosto, vediamo un poco questi orecchini magnifici di cui l’amico
Carsanti ci ha molto parlato. La commissione di vigilanza è sopra luogo
e deve procedere alle debite osservazioni.
-Verani, Fonseca, Maturi-
Sicuro, sicuro!
-Clelia-
Ah, sì, gli orecchini che Gerardo mi ha regalati per la mia festa?
Vedrete: sono una bellezza davvero!
-Carsanti-
-(impettito, dice piano a Clelia)- Ma non hai voluto farmi l’onore di
metterli, stasera.
-Clelia-
-(carezzandolo lievemente)- Hai ragione.... Scusami.... Intanto, sii
buonino: valli a prendere tu stesso. Li troverai nel mio scrignetto, che
è aperto, mi pare.
-Carsanti-
Fai male a lasciarlo aperto: è una imprudenza. -(Esce a destra.)-
-Verani-
-(va subito dietro a Clelia e le dà un bacio sui capelli.)-
-Giannetti, Maturi, Fonseca-
-(rimproverandolo scherzosamente)- Verani! Verani!
-Verani-
-(scusandosi)- Eh! sui capelli....
-Clelia-
Verani, voi avete una segreta sì, ma violenta passione per me.
-Giannetti, Maturi, Fonseca-
Sì, è vero! È vero! È verissimo!
-Clelia-
-(ridendo)- Ah! ah! ah!
-Fonseca-
Ma bada, Clelia, che io sono iscritto prima di lui.... Divento una belva
se me lo fai passare innanzi!
-Giannetti-
Come c’entri tu! Tu sei medico, e i medici non sono....
-Fonseca-
Cosa non sono?
-Carsanti-
-(rientrando con in mano gli orecchini)- Non erano nello scrigno, cara
Clelia. Ah, che testolina!
-Tutti-
-(circondandolo)- Vediamo, vediamo.
-Carsanti-
-(con ostentata modestia)- Non c’è nulla di meraviglioso.
-Fonseca-
Corbezzoli!
-Verani-
Stupendi!
-Giannetti-
Perbacco!
-Verani-
Poche volte ho visti dei brillanti limpidi come questi.
-Giannetti-
Che acqua!...
-Fonseca-
-(alle spalle di Carsanti, senza farsi udire da lui)- Per darla a bere!
-Carsanti-
E notate la montatura.
-Giannetti-
Ci scommetto che non è lavoro napoletano.
-Carsanti-
Ma che napoletano!
-Maturi-
-(con servilismo lusingatore)- Orecchini esteri! Si vede!
-Verani-
Vi costano un occhio!
-Carsanti-
Circa... sei mila lire!
-Fonseca-
Allora... due occhi!
-Verani-
Bisogna congratularsi -(guardando Clelia)- con chi li ha saputi
meritare....
-Maturi-
E con chi li ha saputi comprare!
-Fonseca-
Soprattutto, poi, con chi li ha saputi vendere!
-Carsanti-
-(orgoglioso e sempre ostentando modestia)- Ed ora fatemi il piacere di
finirla. Vado a riporli, Clelia?
-Clelia-
Sì, caro.
-Carsanti-
-(esce a destra.)-
-(Appena uscito, tutti si accostano a Clelia, pettegoleggiando e
parlando sommessamente.)-
-Giannetti-
Che brutta roba!
-Verani-
Comperati di seconda mano.
-Maturi-
Ecco!
-Fonseca-
-Cosuccia-, sei certa che non sono falsi?
-Clelia-
Linguacce!
-Giannetti-
-(come vede rientrar Carsanti, esclama)- Ah! splendidi! splendidi! Che
acqua!
-Carsanti-
Basta! non mi seccate più!.... Ditemi, invece: avete sete?
-Fonseca-
A proposito di acqua?
-Carsanti-
Ma no. Stasera, -Champagne-. Che diamine!
-Giannetti-
Se si tratta di -Champagne-, tutti abbiamo sete!
-Fonseca-
-Sitio! Sitio!-
-Carsanti-
-(tocca il bottone del campanello elettrico e va nella stanza vicina, in
fondo, a parlare con Giacomo il servo.)-
-Clelia-
-(gettando un sospiro canzonatorio)- Verani, che avete?
-Verani-
-(che è assorto, posando a sentimentale)- Una giornata di spleen.
-Giannetti-
Se hai dormito tutto il santo giorno!
-Verani-
Sì, ma, dormendo, mi sono accorto che avevo lo spleen. -(Languidamente,
a Clelia)- E anche voi, Clelia, stasera non siete di buon umore.
-Clelia-
-(con uno dei suoi soliti sforzi di dissimulazione)- Perchè no? Anzi!
Suoniamo, cantiamo, balliamo, se volete. -(Si alza.)- Non v’ho detto che
da una settimana prendo lezione di pianoforte. -(Va al piano e siede.)-
State a sentire che progressi. -(Pesta violentemente la tastiera con un
sol dito, principiando il motivo del Rigoletto: «La donna è mobile»; poi
ripete le prime note accompagnandovi la voce)- «La donna è un
mobile....»
-Verani-
-(sospirando)- Ah! la donna -- la donna che dico io -- sarebbe per me
tutt’altra cosa!
-Maturi, Giannetti, Fonseca-
-(rimproverandolo scherzosamente, come prima)- Verani! Verani!
-Giannetti-
Non sospirare.
-Carsanti-
Per chi sospira, Verani?
-Clelia-
Per me, per me. -(Si alza dal piano.)-
-Giannetti-
-(vi si siede.)-
-Carsanti-
-(celiando, tira Verani per l’orecchio)- Se ti permetti di sospirare per
Clelia... -(abbassa la voce, velenosamente scherzoso)- non ti presto più
danaro!
-Verani-
Ritiro il sospiro immediatamente!
-(Entrano Giacomo portando in un vassoio due bottiglie di- Champagne -e
i bicchieri a coppa, e Teresa, portando, in un altro vassoio, pasticcini
e bonbons.)-
-Clelia-
-(battendo le mani)- Ecco lo -Champagne-!
-Giannetti-
-(al pianoforte, accenna il motivo del brindisi della- Cavalleria
rusticana.)
-Clelia-
Bravo Giannetti! Anche pianista.
-Giannetti-
Una volta, sonavo un poco.
-Carsanti-
-(stura, intanto, le bottiglie, e quindi versa lo- Champagne -nei
bicchieri, parlottando col servo.)-
-Clelia-
-(a Giannetti)- Continuate, continuate: il brindisi della -Cavalleria
rusticana- mi piace.
-Giannetti-
-(continua a sonare.)-
-Verani-
E Carsanti lo canterà... -(A Clelia)- Voi già sapete che Carsanti
canta....
-Carsanti-
Non rilevare queste velleità della prima giovinezza....
-Clelia-
Cattivo! E non me ne avevi detto niente.
-Carsanti-
Va là, va là, non stare a sentire tutte le scioccherie che ti
contano.... Offri da bere a questi signori.
-(Giacomo e Teresa vanno via.)-
-Clelia-
-(offre un bicchiere a Fonseca)- Al primo iscritto. -(Poi, a Giannetti,
che cessa di sonare)- A voi il vostro «vino spumeggiante». -(Poi, a
Maturi, che, appartato, con innanzi un mucchio di dolciumi, ne mangia
avidamente)- Buon appetito!
-Maturi-
-(con la bocca piena)- No.... Stasera ho lo stomaco chiuso.
-Clelia-
-(offrendo un bicchiere a Verani, sospira burlescamente)- A voi, Verani.
-Giannetti e Fonseca-
-(insieme)- E va bene! E va bene!
-Clelia-
-(prende un bicchiere e l’offre a Carsanti, che già ne ha uno in mano.
Allora, contraccambiandosi uno sguardo grazioso, si scambiano i
bicchieri, e se li toccano.)-
-Tutti, meno Maturi-
-(li circondano per toccare.)-
-Giannetti-
-(toccando i bicchieri di Clelia e di Carsanti)- Alla vostra felicità!
-Carsanti e Clelia-
-(insieme)- Grazie, grazie.
-Carsanti-
Su, su, amici, un po’ d’allegria.... Stasera vogliamo fare delle follìe!
-Giannetti-
Mi sottoscrivo. -(Alzando il bicchiere)- Hip! hip! hip!
-Tutti-
-(meno Maturi che è sempre intento a mangiare)- Urrah!
-Clelia-
-(beve il bicchiere colmo, e impallidisce.)-
-Carsanti-
Che hai?
-Verani-
Clelia!...
-Giannetti, Fonseca, Maturi-
Oh!...
-Clelia-
-(mal sorreggendosi)- Niente, niente.... -(Tentando di sorridere e di
celiare)- Un po’ di Margherita Gautier fa sempre un bell’effetto....
-Fonseca-
-(a Carsanti)- Hai del liquore anodino?
-Clelia-
-(abbandonandosi sulla poltrona)- No... piuttosto dell’aceto inglese....
-Tutti-
-(vanno verso la stanza da letto a destra.)-
-Clelia-
-(cavando di tasca l’ampollina)- Ce n’ho io, ce n’ho io.... -(Odora
l’aceto inglese.)-
-Fonseca-
Vuoi sbottonarti? Chiamiamo Teresa? -(Le mette la mano sulla fronte.)-
-Clelia-
No, non è necessario. -(Riavendosi)- È passato.
-Fonseca-
-(tastandole il polso)- Sicuro... non è nulla....
-Carsanti-
Ci hai allarmati.
-Clelia-
Scusami, Gerardo.
-Carsanti-
E intanto, vedi, ti sei versato lo -Champagne- sull’abito.
-Fonseca-
Via! Via! Andate là, voialtri: lasciate che io interroghi la mia
cliente.... Anche tu, Carsanti, via!
-Tutti-
Sì, sì, interroga. -(S’allontanano.)-
-Maturi-
-(profitta e ricomincia a mangiare.)-
-Clelia-
-(a Fonseca)- Veramente, è passato. Un lieve capogiro, sai, accompagnato
da un po’ di nausea qui.... -(indicando lo stomaco)- e da una stretta
alla gola.
-Fonseca-
-(abbassando molto la voce)- Bambina: guardami in faccia. Non c’è
proprio altro da dirmi?
-Clelia-
-(sorridendo tristamente)- Oh! Che pensi, adesso!
-Fonseca-
-(all’orecchio)- Io gli annunzierei subito l’erede al trono!
-Clelia-
-(di scatto, con voce severa e soffocata)- No, per carità, non scherzare
su questo.
-Fonseca-
Sciocca! Sarebbe una fortuna per te.
-Clelia-
Te ne scongiuro, taci.
-Fonseca-
-(stringendosi nelle spalle, s’allontana.)-
-Carsanti-
Ebbene?
-Gli altri-
Ebbene? Ebbene?
-Fonseca-
-(umoristicamente)- Sta a vedere che un medico deve mettere in piazza i
mali dei suoi clienti.
-Clelia-
-(chiamandolo gentilmente)- Gerardo, Gerardo, senti.
-Giannetti-
Io protesto! Noi siamo la commissione di vigilanza e dobbiamo essere
informati di tutto.
-Carsanti-
-(s’avvicina a Clelia.)-
-Gli altri-
-(si raggruppano a parte, cicalando tra loro.)-
-Clelia-
-(piano a Carsanti)- Fammi un favore: mandali via, non sto perfettamente
bene.
-Carsanti-
Che figura mi fai fare? Li avevo invitati a passare la serata con noi.
-(Continuano a parlare.)-
-Giannetti-
-(in mezzo al gruppo)- Diavolo, diavolo! Gli combinerebbe un marmocchio?
-Maturi-
Di già!
-Verani-
Sarebbe un bel colpo!...
-(Le parole di Giannetti, di Maturi e di Verani, appena si distinguono
nel vocìo.)-
-Carsanti-
-(malcontento, a Clelia)- Ti servirò. -(Rivolgendosi agli amici.)-
Signori miei, io vi metto alla porta. Clelia non ha avuto il coraggio di
dirvelo, ma ella ha bisogno di riposo.
-Giannetti-
Oh! ce ne andiamo subito.
-Verani-
Certamente.
-Maturi-
-(tuttora con la bocca piena)- Quanto a me, senza cerimonie, se anche la
signora ha bisogno di riposo, io posso restare benissimo.
-Giannetti-
Tu, senza cerimonie, verrai con noi, perchè senza cerimonie hai mangiato
bene e bevuto meglio.
-Maturi-
Non dicevo per questo....
-Fonseca-
Arrivederci, -Cosuccia-. -(Dandole la mano furbescamente)- Va a dormire,
e... ci siamo intesi? Caro Carsanti....
-(Si stringono la mano.)-
-Giannetti-
Buona notte.
-Verani-
Buona notte.
-(Saluti ed altre strette di mano.)-
-Clelia-
Voi non me ne volete, amici miei, eh?
-Giannetti-
Vi pare!
-Verani-
Verremo a vedervi al più presto possibile.
-Fonseca-
-(a Carsanti che li accompagna verso la porta)- Non t’incomodare....
-Giannetti-
-(in tono lievemente canzonatorio)- Resta tu, resta tu....
-Carsanti-
Ma che! Lasciate almeno che io vi metta alla porta con tutti gli onori.
-Verani, Giannetti, Fonseca-
-(insieme, un po’ sogghignando)- Grazie, grazie!... Maturi, e tu?
-Maturi-
Eccomi. -(S’inchina a Clelia.)-
-Carsanti-
-(un po’ in disparte, a Maturi)- Ohè, domani mattina, avverti Narducci
che io gli mando l’usciere....
-Maturi-
S’intende bene. -(E raggiunge gli altri.)-
-(Fonseca, Giannetti, Verani, Maturi vanno via.)-
SCENA V.
CARSANTI -e- CLELIA, -poi- GIACOMO.
-Carsanti-
-(si avvicina affettuosamente)- Se ne sono andati. Sei contenta?
-Clelia-
-(dolce)- Sì.
-Carsanti-
E come ti senti?
-Clelia-
Molto meglio. -(Gli dà la mano con cordialità.)- Buona notte, amico mio.
-Carsanti-
-(meravigliato)- Mandi via anche me!
-Clelia-
-(con cortesia fredda)- No... Resta, se vuoi. Anzi, mi fai piacere.
Credevo che tu volessi andartene. -(Pausa.)- Io me ne sto ancora un
pochino qui, zitta zitta, rannicchiata sulla mia poltrona. Tu, parla.
Raccontami qualche cosa.
-Carsanti-
-(scoraggiato)- Che vuoi che ti racconti? Niente che ti possa
interessare! -(Fa qualche passo su e giù per la stanza, indi siede
lontano da Clelia. -- Dopo una lunga pausa)- Clelia....
-Clelia-
Gerardo.
-Carsanti-
Sei tu soddisfatta di me?
-Clelia-
Che domande!
-Carsanti-
Sei soddisfatta di me?
-Clelia-
Ma più che soddisfatta....
-Carsanti-
Ti manca nulla?
-Clelia-
Nulla.
-Carsanti-
Indovino ogni tuo desiderio?
-Clelia-
È vero, è vero.
-Carsanti-
Lesino forse sulle spese?
-Clelia-
O che! Sei così largo, così galante....
-Carsanti-
E... farò anche di più....
-Clelia-
Ma io non permetterò mai che tu ecceda!
-Carsanti-
-(va a sederle accanto)- Compreremo, sai, la pariglia di sauri inglesi
che vende Ebe Michel.... Ebe è in liquidazione. -(Pausa.)- Voglio che tu
sii la più elegante di tutte. -- Sei già la più carina.... -(Le prende le
mani.)-
-Clelia-
-(sforzandosi di essere gentile, dice di no col capo.)-
-Carsanti-
-(con espansione timida)- Sì, sì, la più carina... la sola che sappia
ammaliare un uomo come me....
-Clelia-
-(si turba.)-
-Carsanti-
-(ne tiene sempre le mani e le serra fra le sue)- ... perchè, tu lo
vedi, io vicino a te divento un collegiale... un collegiale innamorato
sino alle midolla, che si tormenta, che spasima e che....
-Clelia-
Ahi, non mi stringere così.... Le tue mani sono di ferro....
-Carsanti-
-(alzandosi e raffrenandosi)- ... e che resta come uno sciocco alla
prima resistenza!
-Clelia-
-(Lunga pausa. -- Si alza lentamente.)- Amico mio, non vi dispiaccia....
Me ne vado a letto: sono un poco stanca. Arrivederci, eh?
-Carsanti-
-(sogghignando e concentrandosi in sè)- Arrivederci....
-Clelia-
-(attraversa pian piano la stanza, andando verso destra. Quando sta per
oltrepassare la soglia, Carsanti la chiama.)-
-Carsanti-
-(timidamente)- Clelia....
-Clelia-
-(si volta.)-
-Carsanti-
-(supplichevole)- Un bacio....
-Clelia-
-(con finta disinvoltura)- Volentieri. -(Come Carsanti le cinge la vita
col braccio, ella si stecchisce, e sfiora appena con le labbra il volto
di lui, con evidente sforzo.)-
-Carsanti-
-(la bacia con paurosa tenerezza, poi, carezzandole i capelli)- Sei
molto stanca?
-Clelia-
Sì....
-Carsanti-
... Senti.... Tutto, tutto potrai ottenere da me! Abbi pietà!
-(L’abbraccia avidamente.)-
-Clelia-
-(come presa da una paura invincibile, si svincola.)- No! no! questo no!
-(Le si legge sul viso la sincerità della repulsione.)-
-Carsanti-
-(cerca reprimersi, ma poi, pallido di collera, scoppia.)- Ah!...
nessuna vergogna, nessun dolore può eguagliare il supplizio di vedersi
respinto come questa femmina mi respinge!... Da venti giorni, io
combatto con tutti i mezzi per piegarla, per conquistarla; da venti
giorni, io la circondo di cure, di cortesie, d’affetto, io la colmo di
denaro, di abiti, di gioielli... e lei mi sfugge, lei mi disprezza, lei
mi offende concedendomi appena l’elemosina d’un bacio sdegnoso e
mostrandomi sfacciatamente il suo disgusto, come se avesse oramai il
diritto di succhiarmi il sangue per poi buttarmi via come un limone
spremuto.
-Clelia-
Calmati, Gerardo, te ne prego... non giudicarmi così.... Ricordati,
ricordati bene a quale condizione io accondiscesi....
-Carsanti-
Condizione assurda!
-Clelia-
-(altera)- Assurda o no, voi e la vostra mezzana, insidiandomi, me la
faceste credere possibile, ed io l’accettai. -(Cambiando subito tono --
con accento umile e remissivo)- Non dico che adesso voi abbiate torto;
ma, via, non potrete negare d’avermi stranamente ingannata.... Sulle
prime, m’avevate fatto supporre in voi un misto di generosità e di
vanità, e io avevo creduto di potere essere da voi soccorsa non
diventando... che la vostra vetrina. Pur troppo, non sono nuova alla
vita: so che spesso noialtre creature frivole ed inette non siamo che
l’insegna della maschilità e della vanità di chi ci prende in fitto. E
questa idea, da cui tante donne si sentono offese, a me, invece, aveva
sorriso. Ero più o meno colpevole delle altre? Non so. Diversa
certamente: e questa è la vera causa di tutto ciò che accade. Diversa,
sì, diversa.... E quando mi sono accorta di essermi lasciata ingannare,
quando mi sono accorta dell’assurdità delle mie illusioni, ho tentato di
abituarmi al pensiero d’essere veramente vostra; ho tentato di
ridiventare come sono le altre, come sono stata anch’io; ma qualche cosa
di misterioso e d’invincibile me lo ha impedito inesorabilmente! Ora
comprendo d’essere stata un’egoista e peggio, comprendo che debbo
chiedervi perdono; e ve lo chiedo umilmente, umilmente....
-Carsanti-
-(commosso)- No, non chiedermi perdono. Non voglio. Mi basta che tu sii
pentita.... La tua umiltà -(quasi stizzoso)- mi molesta.... Non voglio
che tu sii umile con me! -(Diventando mellifluo)- E poi... perchè
chiedermi perdono? Tu non sai quello che fai.... Tu sei -Cosuccia-, non
è vero? -(ricominciando a carezzarla)- ... la mia -Cosuccia-, e io
desidero che tu non ti tormenti, che tu non sciupi con le sofferenze
questo bel visino.... Io dimenticherò il male che mi hai fatto... io non
oserò mai più di alzare la voce.... E tu, anche, sarai buona... sarai la
mia amica... la mia compagna... la mia amante.... Sì? La mia amante?
-Clelia-
-(glacialmente solenne, scostandosi da lui)- Amante, mai!
-Carsanti-
-(acceso d’ira)- Ah! vivaddio, ma io ti costringerò! -(Sta per
avventarsi su lei, afferrando una sedia.)-
-Clelia-
Bada: chiamo gente!... mi metto a gridare dalla finestra!
-Carsanti-
-(trattenendosi)- Non temete.... Non userò la violenza. Vi
costringerò... -(sinistramente)- con tutta la cortesia che merita una
pari vostra. -(Poi imperiosamente)- Scegli: o mi dici di sì, o io ti
scaccio stasera stessa da questa casa!
-Clelia-
-(con esultanza pazza e baldanzosa)- Ah! se non sai costringermi che
così, io... sono salva!
-Carsanti-
-(trepidante)- Come!?
-Clelia-
-(trionfalmente)- Me ne vado!
-Carsanti-
-(sbalordito)- Te ne vai?!...
-Clelia-
-(sempre più eccitata da una gioia mista di rabbia, va a dirgli sul
muso)- Sì, sì, me ne vado! Me ne vado! -(Scoppia in una risata convulsa;
indi, minacciosamente)- Aspetta. -(Corre nella sua camera da letto,
uscendo dalla porta a destra.)-
-Carsanti-
-(resta fremendo, e passeggia concitato. È inferocito; ma dal suo volto
traspare il desiderio vivo che ella non parta.)-
-Giacomo-
-(comparisce, rispettosamente, sotto l’arco della porta, in fondo.)-
Signore, posso spegnere i lumi?
-Carsanti-
-(non si accorge di lui, e, assorto nei suoi pensieri angosciosi, si
ferma presso un tavolino.)-
-Giacomo-
-(dopo avere aspettato invano la risposta, comincia, nella sala
contigua, a rassettare i mobili e a spegnere i lumi. I battenti della
porta sono tuttora spalancati.)-
-Carsanti-
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