-(timidamente)- Grazie d’avermi finalmente concesso....
-Clelia-
-(severa)- Non c’è da ringraziarmi, perchè non ho concesso nulla. Ho
tollerato che voi entraste soltanto per dirvi... per pregarvi di non
importunarmi più.
-Carsanti-
-(paziente e galante)- È dunque un odio?
-Angiolina-
-(resta indietro vigilando.)-
-Carsanti-
Ma che cosa ho fatto io per essere da voi odiato?... In altri tempi, una
persona come me non sarebbe stata odiata da voi: anzi voi l’avreste
accolta con cortesia, con molta cortesia....
-Clelia-
-(crudamente)- Che ne sapete voi?...
-Carsanti-
Suppongo.
-Clelia-
Non avete il dritto di fare delle supposizioni sul conto mio.
-Carsanti-
Perdonate.... Non ho la menoma intenzione di offendervi, nè
d’irritarvi....
-Clelia-
E allora perchè siete venuto mio malgrado?
-Carsanti-
Perchè... ho avuto in mente di fare una buona azione.
-Clelia-
Quale?
-Carsanti-
-(sempre timidamente)- ...Io so che le vostre condizioni finanziarie non
sono floride; io so che siete stata obbligata a vendere i pochi abiti
che vi restavano; io so che menate una vita di privazioni, di
sagrifizii, di torture; io so che avete dei debiti....
-Clelia-
Non è vero! In ogni caso, ciò non vi riguarda: io non vi conosco!
-Carsanti-
E io desidero che mi conosciate. La buona azione che intendo di compiere
basterà, spero, a rendermi meno ignoto. -(Pausa.)- Per una donna come
voi, abituata al lusso e alla spensieratezza, per una donna così bella,
così fine, così preziosa, la miseria... è un’offesa! E io voglio, a
qualunque costo, comprendete, a qualunque costo, voglio salvarvi dalla
miseria....
-Clelia-
Non lo potete!
-Carsanti-
Sono ricco....
-Clelia-
Ma non vi amo.
-Carsanti-
-(con un sorriso maligno, sommessamente)- Non è stato poi sempre
necessario che amaste per....
-Clelia-
-(interrompendolo e smettendo un po’ l’aria burbera)- Ma ora, vedete,
non sono più la stessa.... Signore, apprezzate la mia franchezza: non vi
amo -(recisa)- e non potrei essere da voi posseduta mai! Ve lo chiedo in
grazia: non insistete.
-Carsanti-
-(insinuante)- Io insisto....
-Angiolina-
-(non vista da Clelia, gli fa dei cenni come per ricordargli il
consiglio datogli, di fingersi, cioè, un semplice benefattore.)-
-Carsanti-
-(non intende bene, e a ogni parola guarda Angiolina per secondarla)-
Voi non siete più la stessa? Lo credo.... Voi non mi amate, voi non
potete essere mia?... Sta bene. E se io... offrendovi il mio appoggio...
non vi chiedessi che... la vostra....
-Angiolina-
-(approva e lo incoraggia, coi gesti, a continuare.)-
-Carsanti-
... che la vostra amicizia?
-Clelia-
-(si stringe nelle spalle sorridendo d’incredulità.)-
-Angiolina-
-(accorgendosi che la conversazione piglia una piega amichevole,
vorrebbe lasciarli liberi)- Io, intanto, me ne vado a sbrigare qualche
faccenda.... Torno più tardi.
-Clelia-
-(presa dal panico)- No, Angiolina. Resta qui! -(Le si avvicina
repentinamente per trattenerla, le si aggrappa alla veste e le dice
sottovoce:)- Ma se viene Mario, qui scoppia una tragedia....
-(Sussultando di spavento)- Ah! mi pare la sua voce! -(Va alla finestra
e guarda giù, trepidante.)-
-Angiolina-
-(ne profitta per accostarsi a Carsanti. Parlano tutti e due
sommessamente.)- Battete sempre sull’amicizia; ve lo avevo detto:
battete sempre sull’amicizia.
-Carsanti-
Ma non mi crederà. Che diamine! Non mi crederà....
-Angiolina-
Glie lo faccio credere io.... Lasciate fare a me. Adesso glie ne do a
bere una delle mie. Tutto sta a preparare la trappola; -- e quando sarà
in trappola dovrà cedere.
-(Si staccano subito perchè Clelia si è voltata.)-
-Clelia-
-(rassicurata)- No, non è lui.... Che batticuore!....
-Angiolina-
-(le si avvicina.)-
-Carsanti-
-(per discrezione, si allontana guardando i muri.)-
-Angiolina-
-(a Clelia, sottovoce)- Spicciatevi! Ma come? Non avete ancora capito?
-Clelia-
Che cosa?
-Angiolina-
-(misteriosamente)- Che un uomo di questa specie si trova una sola volta
in vita. Non vi accorgete che è uno di quelli che... con le donne... non
hanno niente da concludere? -(Guarda Clelia negli occhi per scorgere
l’effetto della sua menzogna.)-
-Clelia-
-(reprimendo la gioia)- Davvero?!
-Angiolina-
Ssss! zitta! -(Poi, alzando la voce)- Una volta che debbo restare,
piglio aria alla finestra. -(Si mette alla finestra, canticchiando.)-
-Carsanti-
-(a Clelia)- Dicevamo, dunque.... Se io non vi chiedessi che un poco
d’amicizia?
-Clelia-
-(fissandolo)- Signor Carsanti, pensate che io sia una donna da potersi
canzonare?
-Carsanti-
Non lo penso. Io vi parlo con tutta la lealtà d’un perfetto galantuomo.
-(Continua con simulazione:)- È una stranezza ciò che vi propongo; ma io
sapevo già che voi non m’amate e che non volete amarmi, e avevo risoluto
di ottenere da voi, comunque, il permesso... di farvi del bene. -(Egli
le si accosta troppo. Ella lo scansa.)- Amicizia?... -(Fingendo di
contentarsene)- Vada per l’amicizia. Voi non dovete che accettare tutto
quanto io vi offro.... Io vi farò abitare come una gran dama; io metterò
a vostra disposizione il mio avere;... io interpreterò i vostri bisogni,
i vostri desiderii, i vostri capricci, e li soddisferò, e sarò sempre ai
vostri piedi, umile, devoto, rassegnato....
-Clelia-
-(che lo ha ascoltato trasalendo all’idea della ricchezza, lo
interrompe)- Rassegnato?
-Carsanti-
A tutto!... -(Con trepidazione)- Fuorchè a essere ridicolo in faccia al
mondo.
-Clelia-
-(fredda)- È dunque la vanità che vi rende così generoso?
-Carsanti-
-(cinico)- E se ciò fosse, che ve ne importerebbe?... -(Cambiando tono)-
Ma è anche l’amore. Per il mondo, desidero che siate ufficialmente la
mia amante; -- per me, per il mio cuore, desidero che -non siate-
l’amante di un altro.
-Clelia-
Siete più esigente che non crediate. -(Pausa.)- Non avete altre
concessioni a fare?
-Carsanti-
-(grave)- No, signora.
-Clelia-
-(tormentandosi nell’incertezza, con gli occhi bassi)- E siete sicuro di
mantenere la vostra parola?
-Carsanti-
Ne sono sicuro. -(Sogghigna senza lasciarsi scorgere.)-
-Angiolina-
-(canticchia più allegramente.)-
-Carsanti-
Acconsentite? -(Pausa. Poi, con voce affabilissima)- Non più debiti, non
più sagrifizii, non più l’urgenza di costringere la delicata personcina
forse anche alla volgarità del lavoro materiale..., e non più il
pericolo di dovere obbedire, un giorno o l’altro, a una più dura
necessità e di dovervi arrendere, non si sa mai, a qualcuno che sia meno
buono, meno affettuoso, meno ricco e più esigente di me. Acconsentite?
-Angiolina-
-(con un grido di spavento)- Madonna santa, il signor Mario!
-Clelia-
-(avendone una scossa violenta)- Mio Dio, che avverrà adesso?!...
-Carsanti-
Il vostro amante!
-(Tutti sono in orgasmo.)-
-Clelia-
Sì, lui... Cioè no.... Ma adesso, che avverrà?.. Ho paura... ho
paura....
-Angiolina-
-(spiando alla finestra, in preda all’emozione)- Non sale ancora le
scale.... Se tornasse indietro!... Parla con un uomo grasso....
-Clelia-
Il padrone di casa....
-Angiolina-
Si abbaruffano un poco.... Se si picchiassero, sarebbe una fortuna!...
Aspettate.... Il signor Mario cava di tasca del danaro, e glie lo dà.
-Clelia-
-(quasi fra sè, tremando)- Ha venduto il quadro....
-Angiolina-
Si stringono la mano.... Siamo perduti.... Il signor Mario sale!
-Clelia-
Dio! Dio!... T’ha vista?
-Angiolina-
No.
-Clelia-
E allora... entrate tutti e due in questa stanza... -(Sulla soglia della
porta a destra)- Signor Carsanti, scusate il disordine....
-Angiolina-
-(afferrando Carsanti pel soprabito)- Venite con me, voi.... -(A Clelia
-- affaccendata ed emozionata)- Mandatelo via subito!... Già,
-(all’orecchio)- una volta dovete dirglielo: il meglio è che glie lo
diciate ora. Così non ci pensiamo più....
-Clelia-
-(confusa e perplessa)- Sì, hai ragione: Meglio ora....
-(Si ode una forte scampanellata.)-
-Angiolina-
Misericordia!... -(A Carsanti, quasi trascinandolo)- Venite, venite con
me.
-Carsanti-
-(prima di entrare a destra -- a Clelia)- Siamo d’accordo?
-(Un’altra scampanellata. -- Angiolina e Carsanti entrano a destra.)-
-Clelia-
Eccomi! -(Va ad aprire l’uscio di fondo.)-
SCENA VI.
CLELIA -e- MARIO.
-Mario-
-(avanzandosi tutto gaio)- Dormivi?
-Clelia-
No... Ero lì, sul letto... con un po’ di mal di capo.
-Mario-
Ora te lo faccio passare io con un bel bacione -(glie lo dà)- e una
buona notizia. Ho ceduto il ritratto... della scimmia... al mezzano
imbroglione, che lo venderà, per conto suo, come quadro di Morelli o di
non so chi; e questa cessione mi ha messo in grado di tappar la bocca al
padrone di casa e di versare nella cassa del nostro amore l’ingente
somma di cinquanta sette lire e cinquanta centesimi. Ecco qua. -(Mette
il danaro sul tavolino.)- Siamo ricchi, perbacco! L’età dell’oro è
cominciata!
-Clelia-
-(dissimulando lo spasimo dell’anima nell’asprezza eccessiva)- E per tua
madre?
-Mario-
-(imbarazzato)- Ci ho il resto.
-Clelia-
Mentisci.
-Mario-
Clelia, perchè questo tono così acre? Se pure mentissi, non dovresti tu
rimproverarmene....
-Clelia-
Il tuo primo dovere è di soccorrere tua madre.
-Mario-
Hai ragione.
-(Pausa.)-
-Clelia-
Io non debbo tollerare che quella povera signora malaticcia mi sia
sacrificata... Riprendi quel danaro.
-Mario-
-(guardandola in faccia, riprende lentamente il danaro e lo intasca.)-
Ma tu hai qualche cosa contro di me.
-Clelia-
-(con voce buona e commossa)- Contro di te.... No, Mario mio. No! no!
-(Frenando la commozione e quasi con accento severo)- Ma il fatto è che,
per causa mia, tu trascuri la tua arte, trascuri la tua mamma....
-Mario-
Avanti... Continua... -(Fissandole negli occhi uno sguardo intenso)-
Continua....
-Clelia-
-(rabbrividendo)- Mario, non guardarmi così....
-Mario-
Ma perchè non continui?...
-Clelia-
... Mi fai paura....
-Mario-
Paura?...
-Clelia-
Non guardarmi così.... -(Impaurita, retrocede.)-
-Mario-
-(scattando disperatamente)- Ah! perdio! Non c’è più dubbio, tu hai
deciso di lasciarmi!
-Clelia-
-(sempre più tremebonda, con voce soffocata)- Mario... Mario, non
battermi, non farmi del male..., non sputarmi in faccia,... non dirmi
niente.... Ti spiegherò tutto,... ti spiegherò tutto... Ora non so
parlarti.... Ti scriverò.... Sii ragionevole.... Pietà di me.... Ti
scriverò.... Sono una creatura debole.... Non battermi, no, non
battermi... -(Retrocede e si rincantuccia in atto di preghiera.)-
-Mario-
-(fremendo, si è trattenuto a stento, ed ora le si accosta molto vicino,
e, con voce soffocata, le dice in faccia:)- Sgualdrina!
-Clelia-
Mario....
-Mario-
Sgualdrina!
-Clelia-
Non chiamarmi «sgualdrina»!
-Mario-
Lo hai trovato l’imbecille che ti paga bene....
-Clelia-
Taci....
-Mario-
E dimmi che non è vero.... Dimmelo! Dimmelo!... -(Quasi lasciandosi
vincere dalla speranza e dalla tenerezza)- Clelia, te ne scongiuro,
dimmi che mi sono ingannato, dimmi che son pazzo e che mi amerai
sempre....
-Clelia-
-(guardando con la coda dell’occhio la porta a destra, spingendolo
paurosamente lontano da questa e fiatando appena)- Ti amerò sempre, non
amerò che te, sarò soltanto tua, sempre; ma vattene.
-Mario-
Mi scacci?
-Clelia-
-(supplichevole)- Vattene....
-Mario-
-(al colmo dello sdegno)- Ah!... Orribile! Orribile!... E giacchè tu mi
scacci, io non ho più nulla da sapere. -(Prende il cappello. -- Ha un
ultimo barlume di speranza)- Clelia?... Addio?... -(Aspetta invano; e,
prima di uscire, le torna a dire con violento disprezzo:)- Sgualdrina!
-(Esce.)-
-Clelia-
-(va fino alla porta di scala. Trafitta, avvilita, indietreggia un po’
e, singhiozzando, cade sulla sedia.)-
SCENA VII.
CLELIA, ANGIOLINA, CARSANTI.
-Angiolina-
-(facendo capolino)- Finalmente! -(Poi, rivolgendosi indietro a Carsanti
che è ancora dentro)- Signor Carsanti, che fate lì impalato?
-Carsanti-
-(uscendo pallido, emozionato)-.... Sono qui.
-Angiolina-
Con che faccia!...
-Carsanti-
-(indicando Clelia)- Piange....
-Angiolina-
Capirete....
-(Lunga pausa.)-
-Carsanti-
-(s’accosta a Clelia e le carezza i capelli)- Su, su,... signora Clelia,
non piangete così.
-Clelia-
-(con un piccolo grido felino)- Non mi toccate!
-Carsanti-
-(sogghignando, s’allontana.)-
-Angiolina-
-(facendogli cenno d’essere indulgente)- Meglio andar via, adesso....
-(Lo tira pel soprabito.)-
-Carsanti-
-(presso la porta, chinandosi verso Clelia)- A domani, eh?
-(Spariscono Angiolina e Carsanti.)-
-Clelia-
-(scoppia in un pianto più forte e dirotto.)-
-(Sipario.)-
ATTO SECONDO.
Boudoir -grazioso, pieno di mazzi di fiori. Due porte laterali. Una gran
porta a due battenti, in fondo. Una finestra chiusa. Un pianoforte, un
sofà, una scrivanietta, mobili civettuoli, ninnoli dappertutto. Un
tavolino con su un servizio da liquori, cui mancano due bicchierini.
Presso il sofà, una seggiola, sulla quale sono posati appunto i due
piccoli bicchieri, una grossa scatola di sigarette e un portafiammiferi
d’argento-.
SCENA I.
CLELIA, MARIO, TERESA.
-(Mario è sdraiato, svogliatamente, sopra il sofà. Ha in bocca una
sigaretta spenta. Clelia, in abito elegante, gli sta accanto, seduta
sopra uno sgabelletto tappezzato, col viso rivolto a lui.)-
-Clelia-
Vuoi accendere?
-Mario-
Sì.
-Clelia-
-(prende il portafiammiferi, accende un cerino e lo porge a Mario, che
vorrebbe servirsene da sè, ma ella glielo impedisce. Egli vi accosta la
sigaretta, indi fuma, mandando in aria grosse boccate.)-
-Teresa-
-(comparendo sotto l’arco dell’uscio in fondo)- Avete chiamato, signora?
-Clelia-
Sì. Porta via questi bicchierini e quei liquori.
-Teresa-
Avete fatto bene a ricordarvene. -(Eseguendo l’ordine)- L’altra sera, il
signore trovò i due bicchierini sulla sedia. Stette zitto con voi, ma
poi, il giorno dopo, mi oppresse di domande che mi pareva un giudice...
come si dice... un giudice... -distruttore-. Io dissi che era venuta a
trovarvi Gigetta, e che voi non glie l’avevate detto perchè quella lì dà
le stoccate....
-Clelia-
Metti a posto anche questa scatola di sigarette e questo
portafiammiferi....
-Teresa-
-(pone l’una e l’altro sul tavolino, e s’avvia per andarsene con in mano
il servizietto dei liquori.)- Volete altro?
-Mario-
Fammi il piacere, Teresina, apri un po’ quella finestra. Qui dentro, si
soffoca: l’odore di questi fiori dà alla testa.
-Teresa-
Mi dispiace, ma non posso servirvi: il pianerottolo sta proprio
dirimpetto: non si sa mai che gente passa per le scale. E poi, lo stesso
signor Carsanti, salendo all’improvviso, potrebbe vedervi. Ci volete
compromettere?
-Clelia-
Basta, Teresa, vattene. E ti prego di star bene all’erta.... Stasera,
verrà, forse, più presto delle altre sere.
-Teresa-
Teresina non ha bisogno di raccomandazioni: pensate a voi: oggi è la
vostra festa: divertitevi, divertitevi.... -(Esce dal fondo chiudendo
con cura la porta.)-
-Clelia-
-(dopo una lunga pausa)- Mario! -(Pausa.)- Mario mio,... sei seccato,
di’, sei più seccato del solito? -(Pausa.)- Non mi dici nulla?
-Mario-
-(infastidito)- Clelia, fammi il favore di lasciarmi tranquillo.
-Clelia-
-(si alza sconfortata e gli parla dolcemente:)- Mi tratti male.
-Mario-
Ma no.
-Clelia-
Ogni giorno, ogni giorno peggio!
-Mario-
Ma no.
-Clelia-
E non me ne fai capire neppure il perchè.
-Mario-
-(volendo essere ancora prudente)- Insomma, Clelia, tu non t’accorgi a
quali torture mi sottoponi.
-Clelia-
-(schiettamente meravigliata)- Io?!
-Mario-
Questo mistero continuo, questa complicità della serva, questo dovere
che ho di nascondermi, di rimpicciolirmi, di fuggire, questa necessità
terribile d’andar via paurosamente quando arriva il tuo signore, ti pare
niente?
-Clelia-
Dunque, tu sei pentito d’essere ritornato al mio amore?
-Mario-
Vi ritornai -- e tu stessa ne sei convinta -- pazzo di gioia. Sapesti così
bene richiamarmi!... Dopo il gran dolore che avevo provato quando tu
deliberasti di accettare... la protezione di costui, un sol dolore mi
era parso più acerbo, più insopportabile: quello di vivere lontano da
te. Ritornai.... Non sapevo ancora che cosa significasse appartenere a
quella miserevole categoria di uomini che, a poco a poco, si preparano a
ogni vergognosa transazione sotto la veste del così detto «amante del
cuore»!
-Clelia-
Mario... ma tu non fai nessuna transazione vergognosa.
-Mario-
Non lo so.... Ma certo, quando io esco da questa casa tutta elegante e
profumata, mi pare di aver rubato. Io sento i brividi che deve sentire
il ladro non ancora esperto.... E l’idea del furto consumato è
inevitabile, perchè è intimamente legata al ricordo profondo del
godimento. Tu dici che non faccio nessuna transazione vergognosa.... E
perchè no? Tu non potevi vivere poveramente: va bene: -(accalorandosi)-
sentivi il bisogno imperioso della ricchezza, o, almeno, dell’agiatezza.
Ora, l’hai questa agiatezza: ma sono forse io che te la do, io, io, tuo
amante? No. Te la dà -un altro-. È -un altro- che ti mette in condizione
d’esser -mia-, ed io sono obbligato a -lui-... dell’amore che tu mi
concedi. Ah! cara Clelia, la transazione è già avvenuta! E poi... vuoi
comprendere meglio? Dimmi: -(sempre più accalorandosi)- se domani io ti
chiedessi del denaro, tu... me lo daresti?
-Clelia-
-(con uno slancio di semplicità)- Sì!
-Mario-
-(tutto acceso)- E ti sembrerebbe naturalissimo....
-Clelia-
-(come sopra)- Sicuro!
-Mario-
-(prorompendo con esasperazione)- Lo vedi, lo vedi, ti sembrerebbe
naturalissimo il farmi commettere una turpitudine: ecco che la tua
sincerità mi valuta giustamente e dice, a me e a te, quel che sono
diventato!
-Clelia-
-(annichilita, confusa)- Mario mio, se ti ho offeso, senza avvedermene,
te ne chiedo scusa. Io sono una donnetta, e... molte cose... non le
intendo. -(Pausa. Cambiando tono come per ragionare)- Ma senti, non ti
eccitare più, non esasperarti. Questa unione circondata di mistero, di
paure e di sotterfugi ti riesce fastidiosa?... Ebbene, se... -(timida)-
se rinunziassi a questa agiatezza che mi costa tante pene e che mi
condanna all’enorme fatica della finzione, se facessi uno sforzo di
volontà per vivere in pace economicamente, se tornassi a essere tua
anche al cospetto del mondo?
-Mario-
Sarebbe troppo tardi.
-Clelia-
-(sentendo una trafittura al cuore)- Ahi!
-Mario-
Se pure credessi al tuo sforzo di volontà, io non potrei essere per te
lo stesso Mario di prima, perchè non potrei mai dimenticare che, dopo il
bene che t’ho voluto così perfettamente, tu hai avuto il coraggio di...
dividerti tra me e un altro! Clelia, pur troppo, i sensi perdonano meno
del cuore.
-Clelia-
-(scoraggiata)- No, no, Mario, t’inganni, t’inganni. Io non ti nego che
tu pensi quel che è più verosimile, ma te l’ho giurato tante volte che
sinora -- e, del resto, non sono trascorsi che una ventina di giorni -- ho
potuto mettere a profitto la timidità di quell’uomo e mi sono
salvata!...
-Mario-
Impossibile!
-Clelia-
Ma non sei ancora convinto che io sarei fuggita da lui se non avessi
stabilito -- malvagiamente sì, lo confesso, malvagiamente -- di sfruttarne
l’amore cretino senza il sacrifizio della mia persona?
-Mario-
-(sogghignando)- Il sacrifizio!
-Clelia-
Hai ragione. Hai ragione perchè non ho mai saputo dirti bene... -quel
che sono io-. Che vuoi! C’è dei segreti nel principio della vita di
certe creature che anche un’intimità come la nostra non permette di
rivelare con chiarezza. Un pudore invincibile si oppone. Mario, la prima
offesa mi fu fatta.... -(con raccapriccio)- da chi meno poteva esserne
sospettato, quando io ero ancora una povera innocentuccia.... La
nefandezza inaudita mi annientò.... Diventai impassibile come il
marmo!... Nessuno, d’allora in poi, aveva saputo scuotermi, ridarmi il
calore, la febbre, i nervi, la vita.... Tu, sì; e sei di me, adesso,
padrone assoluto, unico, completo! Ho potuto disporre del mio corpo,
come d’una cosa qualunque, finchè la mia impassibilità uguagliava e
confondeva insieme tutti gli uomini; ma non ne posso più disporre ora,
ora che nel tuo amore, e nel tuo amore soltanto, io risento di essere
-una donna-. Ora... il ribrezzo per tutti gli altri uomini mi assale
atrocemente -(con una reminiscenza di terrore)- come in quel giorno! Tu
li hai soppressi, li hai soppressi tutti.... Io sono donna per te, per
te: -- per gli altri non sono più niente, neppure un oggetto vile da
barattarsi.... M’intendi, Mario, m’intendi finalmente? T’accorgi che
nella mia voce c’è una franchezza onesta che non ammette dubbi, che non
merita sdegno? T’accorgi che così parla l’anima? che così parla la
verità? Ma ascoltami bene; -(scuotendolo affettuosissimamente)- ma
guardami bene negli occhi.... e dimmi: mi credi? mi credi? mi credi?
-Mario-
-(aridamente)- No.
-Clelia-
Dio! Dio! Ma se tu guardassi dentro il mio segreto, comprenderesti come,
pure essendo vissuta così orribilmente, io debba ribellarmi ora alla
brutalità dell’uomo che non amo.
SCENA II.
MARIO, CLELIA, TERESA.
-Teresa-
-(dietro la porta in fondo, tossisce forte, e batte all’uscio)- Ohè, ci
siamo, ci siamo....
-Mario-
-(ne ha un evidente senso di fastidio e di disgusto.)-
-Clelia-
-(imbarazzata, s’affretta a ricomporsi, frenando la commozione da cui
era invasa.)-
-Teresa-
-(entrando e chiudendo presto la porta)- Subito, sbrighiamoci. Il
signore è per le scale coi suoi amici.... Ho già mandato il servitore a
fargli i salamelecchi.
-Clelia-
-(convulsa, a Mario)- Tu, un momentino in questo cantuccio. -(Lo spinge
in un angolo della stanza.)- Abbi pazienza, Mario mio.... Quando
Teresina t’avvertirà, te n’andrai, come al solito, pel corridoio.
-Teresa-
-(affaccendata, dando a Mario il cappello e il bastone)- Ah! se non
prendiamo una casa con due uscite, qui, una volta o l’altra, facciamo il
-patatrac-!
-Clelia-
-(sempre in gran fretta, a Teresa)- Taci, ora! -(Poi a Mario, dandogli
un bacio e guardandolo negli occhi)- Ci vediamo domani?...
-Mario-
-(abbassa lo sguardo.)-
-Clelia-
-(perplessa)- Mario, ci vediamo domani?
-Mario-
-(stringendosi nelle spalle)- Non so....
-Clelia-
Come non sai?...
-(Si ode dalla stanza contigua il vocío delle persone che arrivano.)-
-Teresa-
-(impaziente, tirando Clelia verso il fondo)- Vi vedrete, vi vedrete;
ma, adesso, fuori! fuori!
-Mario-
-(a Clelia)- Va, va....
-Clelia-
-(apre la porta -- e in quell’istante il vocío giunge più forte --; indi,
ella, uscendo, la richiude. Si odono le sue parole dette vivacemente:)-
Oh! bravi! bravi! -(E la sua voce si confonde con quella degli altri.)-
SCENA III.
TERESA, MARIO.
-Teresa-
-(resta attaccata alla porta tenendo fermi i battenti e accostando
l’occhio alla serratura.)-
-Mario-
-(col viso arcigno, il cappello in testa, attraversa la stanza sulla
punta dei piedi, siede presso una scrivanietta, e scrive qualche cosa.)-
-Teresa-
-(sempre con l’occhio alla serratura, senza guardar Mario, col braccio
gli fa cenno d’andarsene.)-
-Mario-
-(continua a scrivere.)-
-Teresa-
-(voltandosi, gli dice, soffocatamente:)- Che fate là?
-Mario-
-(continua a scrivere.)-
-(Dalla stanza attigua, giungono queste parole, confusamente:)-
-- Sì, sì.
-- Un po’ per uno, stasera.
-- A me, a me....
-- Ah! Ah! Ah! Ah!
-Teresa-
Ve n’andate, sì o no?
-Mario-
-(consegnandole la lettera che ha scritta)- Questa a Clelia.
-Teresa-
Ma che significa ciò?
-(Parlano tutti e due a voce bassissima.)-
-Mario-
Che non ci torno più.
-Teresa-
Siete matto! Volete farmela morire! Già, tanto, questa lettera io non
glie la do, e domani farete la pace....
-(Risuona di dentro uno scoppio di risa sguaiate.)-
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