-Così dicendo, straziata dal ricordo, romperà in un pianto lungo,
disperato, abbattendo il capo sulle braccia abbandonate sul tavolino.
La commozione vincerà tutti. Il Capocomico le si accosterà quasi
paternamente, e le dirà per confortarla:-
-Il capocomico.- Faremo il giardino, faremo il giardino, non dubiti:
e vedrà che ne sarà contenta! Le scene le aggrupperemo lì!
-Chiamando per nome un Apparatore:-
Ehi, calami qualche spezzato d'alberi! Due cipressetti qua davanti a
questa vasca!
-Si vedranno calare dall'alto del palcoscenico due cipressetti. Il
Macchinista, accorrendo, fermerà coi chiodi i due pedani.-
-Il capocomico (alla Figliastra).- Così alla meglio, adesso, per dare
un'idea.
-Richiamerà per nome l'Apparatore.-
Ehi, dammi ora un po' di cielo!
-L'apparatore (dall'alto).- Che cosa?
-Il capocomico.- Un po' di cielo! Un fondalino, che cada qua dietro
questa vasca!
-Si vedrà calare dall'alto del palcoscenico una tela bianca.-
-Il capocomico.- Ma non bianco! T'ho detto cielo! Non fa nulla,
lascia: rimedierò io.
-Chiamando:-
Ehi, elettricista, spegni tutto e dammi un po' di atmosfera...
atmosfera lunare... blu, blu alle bilance, e blu sulla tela, col
riflettore... Così! Basta!
-Si sarà fatta, a comando, una misteriosa scena lunare, che indurrà
gli Attori a parlare e muoversi come di sera, in un giardino, sotto
la luna.-
-Il capocomico (alla Figliastra).- Ecco, guardi! E ora il giovinetto,
invece di nascondersi dietro gli usci delle stanze, potrebbe
aggirarsi qua nel giardino, nascondendosi dietro gli alberi. Ma
capirà che sarà difficile trovare una bambina che faccia bene la
scena con lei, quando le mostra i fiorellini.
-Rivolgendosi al Giovinetto:-
Venga, venga avanti lei, piuttosto! Vediamo di concretare un po'!
-E poiché il ragazzo non si muove:-
Avanti, avanti!
-Poi, tirandolo avanti, cercando di fargli tener ritto il capo che
ogni volta ricasca giù:-
Ah, dico, un bel guajo, anche questo ragazzo... Ma com'è?... Dio mio,
bisognerebbe pure che qualche cosa dicesse...
-Gli s'appresserà, gli poserà una mano sulla spalla, lo condurrà
dietro allo spezzato d'alberi.-
Venga, venga un po': mi faccia vedere! Si nasconda un po' qua...
Così... Si provi a sporgere un po' il capo, a spiare...
-Si scosterà per vedere l'effetto: e appena il Giovinetto eseguirà
l'azione tra lo sgomento degli Attori che resteranno
impressionatissimi:-
Ah, benissimo... benissimo...
-Rivolgendosi alla Figliastra:-
E dico, se la bambina, sorprendendolo così a spiare, accorresse a lui
e gli cavasse di bocca almeno qualche parola?
-La figliastra (sorgendo in piedi).- Non speri che parli, finché c'è
quello lì!
-Indicherà il Figlio.-
Bisognerebbe che lei mandasse via, prima, quello lì.
-Il figlio (avviandosi risoluto verso una delle due scalette).- Ma
prontissimo! Felicissimo! Non chiedo di meglio!
-Il capocomico (subito trattenendolo).- No! Dove va? Aspetti!
-La Madre si alzerà sgomenta, angosciata dal pensiero che egli se ne
vada davvero, e istintivamente leverà le braccia quasi per
trattenerlo, pur senza muoversi dal suo posto.-
-Il figlio (arrivando alla ribalta, al Capocomico che lo tratterrà).-
Non ho proprio nulla, io, da far qui! Me ne lasci andare, la prego!
Me ne lasci andare!
-Il capocomico.- Come non ha nulla da fare?
-La figliastra (placidamente, con ironia).- Ma non lo trattenga! Non
se ne va!
-Il padre.- Deve rappresentare la terribile scena del giardino con
sua madre!
-Il figlio (subito, risoluto, fieramente).- Io non rappresento nulla!
E l'ho dichiarato fin da principio!
-Al Capocomico:-
Me ne lasci andare!
-La figliastra (accorrendo, al Capocomico).- Permette, signore?
-Gli farà abbassare le braccia, con cui trattiene il Figlio.-
Lo lasci!
-Poi, rivolgendosi a lui, appena il Capocomico lo avrà lasciato:-
Ebbene, vattene!
-Il Figlio resterà proteso verso la scaletta, ma, come legato da un
potere occulto, non potrà scenderne gli scalini; poi, tra lo stupore
e lo sgomento ansioso degli Attori, si moverà lentamente lungo la
ribalta, diretto all'altra scaletta del palcoscenico; ma giuntovi,
resterà anche lì proteso, senza poter discendere. La Figliastra, che
lo avrà seguito con gli occhi in atteggiamento di sfida, scoppierà a
ridere.-
--Non può, vede? non può! Deve restar qui, per forza, legato alla
catena, indissolubilmente. Ma se io che prendo il volo, signore,
quando accade ciò che deve accadere--proprio per l'odio che sento per
lui, proprio per non vedermelo più davanti--ebbene, se io sono ancora
qua, e sopporto la sua vista e la sua compagnia--si figuri se può
andarsene via lui che deve, deve restar qua veramente con questo suo
bel padre, e quella madre là, senza più altri figli che lui...
-Rivolgendosi alla Madre:-
--E su, su, mamma! Vieni...
-Rivolgendosi al Capocomico per indicargliela:-
--Guardi, s'era alzata, s'era alzata per trattenerlo...
-Alla Madre, quasi attirandola per virtù magica:-
--Vieni, Vieni...
-Poi al Capocomico:-
--Immagini che cuore può aver lei di mostrare qua ai suoi attori
quello che prova; ma è tanta la brama d'accostarsi a lui,
che--eccola--vede? è disposta a vivere la sua scena!
-Difatti la Madre si sarà accostata, e appena la Figliastra finirà di
proferire le ultime parole, aprirà le braccia per significare che
acconsente.-
-Il figlio (subito).- Ah, ma io no! Io no! Se non me ne posso andare,
resterò qua; ma le ripeto che io non rappresento nulla!
-Il padre (al Capocomico, fremendo).- Lei lo può costringere, signore!
-Il figlio.- Non può costringermi nessuno!
-Il padre.- Ti costringerò io!
-La figliastra.- Aspettate! Aspettate! Prima, la bambina alla vasca!
-Correrà a prendere la Bambina, si piegherà sulle gambe davanti a
lei, le prenderà la faccina tra le mani.-
Povero amorino mio, tu guardi smarrita, con codesti occhioni belli:
chi sa dove ti par d'essere! Siamo su un palcoscenico, cara! Che
cos'è un palcoscenico? Ma, vedi? un luogo dove si giuoca a far sul
serio. Ci si fa la commedia. E noi faremo ora la commedia. Sul serio,
sai! Anche tu...
-L'abbraccerà, stringendosela sul seno e dondolandosi un po'.-
Oh amorino mio, amorino mio, che brutta commedia farai tu! che cosa
orribile è stata pensata per te! Il giardino, la vasca... Eh, finta,
si sa! Il guajo è questo, carina: che è tutto finto, qua! Ah, ma già
forse a te bambina, piace più una vasca finta che una vera; per
poterci giocare, eh? Ma no, sarà per gli altri un gioco; non per te,
purtroppo, che sei vera, amorino, e che giochi per davvero in una
vasca vera, bella, grande, verde, con tanti bambù che vi fanno
l'ombra, specchiandovisi, e tante tante anatrelle che vi nuotano
sopra, rompendo quest'ombra. Tu la vuoi acchiappare, una di queste
anatrelle...
-Con un urlo che riempie tutti di sgomento:-
no, Rosetta mia, no! La mamma non bada a te, per quella canaglia di
figlio là! Io sono con tutti i miei diavoli in testa... E quello lì...
-Lascerà la Bambina e si rivolgerà col solito piglio al Giovinetto:-
Che stai a far qui, sempre con codest'aria di mendico? Sarà anche per
causa tua, se quella piccina affoga: per codesto tuo star così, come
se io facendovi entrare in casa non avessi pagato per tutti!
-Afferrandogli un braccio per forzarlo a cacciar fuori dalla tasca
una mano:-
Che hai lì? Che nascondi? Fuori, fuori questa mano!
-Gli strapperà la mano dalla tasca e, tra l'orrore di tutti, scoprirà
ch'essa impugna una rivoltella. Lo mirerà un po' come soddisfatta:
poi dirà, cupa:-
Ah! Dove, come te la sei procurata?
-E poiché il Giovinetto, sbigottito, sempre con gli occhi sbarrati e
vani, non risponderà:-
Sciocco, in te, invece d'ammazzarmi, io, avrei ammazzato uno di quei
due; o tutti e due: il padre e il figlio!
-Lo ricaccerà dietro al cipressetto da cui stava a spiare; poi
prenderà la Bambina e la calerà dentro la vasca, mettendovela a
giacere in modo che resti nascosta; infine, si accascerà lì, col
volto tra le braccia appoggiate all'orlo della vasca.-
-Il capocomico.- Benissimo!
-Rivolgendosi al Figlio:-
E contemporaneamente...
-Il figlio (con sdegno).- Ma che contemporaneamente! Non è vero,
signore! Non c'è stata nessuna scena fra me e lei!
-Indicherà la Madre.-
Se lo faccia dire da lei stessa, come è stato.
-Intanto la Seconda Donna e l'Attor Giovane si saranno staccati dal
gruppo degli Attori e l'una si sarà messa a osservare con molta
attenzione la Madre che le starà di fronte, e l'altro il Figlio, per
poterne poi rifare le parti.-
-La madre.- Sì, è vero, signore! Io ero entrata nella sua camera.
-Il figlio.- Nella mia camera, ha inteso? Non nel giardino!
-Il capocomico.- Ma questo non ha importanza! Bisogna raggruppar
l'azione, ho detto!
-Il figlio (scorrendo l'Attor Giovane che l'osserva).- Che cosa vuol
lei?
-L'attor giovane.- Niente; la osservo.
-Il figlio (voltandosi dall'altra parte, alla Seconda Donna).- Ah--e
qua c'è lei? Per rifar la sua parte?
-Indicherà la Madre.-
-Il capocomico.- Per l'appunto! Per l'appunto! E dovrebbe esser
grato, mi sembra, di questa loro attenzione!
-Il figlio.- Ah, si! Grazie! Ma non ha ancora compreso che questa
commedia lei non la può fare! Noi non siamo mica dentro di lei, e i
suoi attori stanno a guardarci da fuori. Le par possibile che si viva
davanti a uno specchio che, per di più, non contento d'agghiacciarci
con l'immagine della nostra stessa espressione, ce la ridà come una
smorfia irriconoscibile di noi stessi?
-Il padre.- Questo è vero! Questo è vero! Se ne persuada!
-Il capocomico (all'Attor Giovane e alla Seconda Donna).- Va bene, si
levino davanti!
-Il figlio.- È inutile! Io non mi presto.
-Il capocomico.- Si stia zitto, adesso, e mi lasci sentir sua madre!
-Alla Madre:-
Ebbene? Era entrata?
-La madre.- Sissignore, nella sua camera, non potendone più. Per
votarmi il cuore di tutta l'angoscia che m'opprime. Ma appena lui mi
vide entrare--
-Il figlio.---nessuna scena! Me ne andai; me n'andai per non fare una
scena. Perché non ho mai fatto scene, io; ha capito?
-La madre.- È vero! È così. È così!
-Il capocomico.- Ma ora bisogna pur farla questa scena tra lei e lui!
È indispensabile!
-La madre.- Per me, signore, io sono qua! Magari mi desse lei il modo
di potergli parlare un momento, di potergli dire tutto quello che mi
sta nel cuore.
-Il padre (appressandosi al Figlio, violentissimo).- Tu la farai! per
tua madre! per tua madre!
-Il figlio (più che risoluto).- Non faccio nulla!
-Il padre (afferrandolo per il petto, e scrollandolo).- Per Dio,
obbedisci! Obbedisci! Non senti come ti parla! Non hai viscere di
figlio?
-Il figlio (afferrandolo anche lui).- No! No! e finiscila una buona
volta!
-Costernazione generale. La Madre, spaventata, cercherà di
interporsi, di separarli.-
-La madre (c.s.).- Per carità! Per carità!
-Il padre (senza lasciarlo).- Devi obbedire! Devi obbedire!
-Il figlio (colluttando con lui e alla fine buttandolo a terra presso
la scaletta, tra l'orrore di tutti).- Ma che cos'è codesta frenesia
che t'ha preso? Non ha ritegno di portare davanti a tutti la sua
vergogna e la nostra! Io non mi presto! non mi presto! E interpreto
così la volontà di chi non volle portarci sulla scena!
-Il capocomico.- Ma se ci siete venuti!
-Il figlio (additando il Padre).- Lui, non io!
-Il capocomico.- E non è qua anche lei?
-Il figlio.- C'è voluto venir lui, trascinandoci tutti e prestandosi
anche a combinare di là insieme con lei non solo quello che è
realmente avvenuto; ma come se non bastasse, anche quello che non c'è
stato!
-Il capocomico.- Ma dica, dica lei almeno che cosa c'è stato! Lo dica
a me! Se n'è uscito dalla sua camera, senza dir nulla?
-Il figlio (dopo un momento d'esitazione).- Nulla. Proprio, per non
fare una scena!
-Il capocomico (incitandolo).- Ebbene, e poi? che ha fatto?
-Il figlio (tra l'angosciosa attenzione di tutti, muovendo alcuni
passi sul palcoscenico).- Nulla... Attraversando il giardino...
S'interromperà, fosco, assorto.
-Il capocomico (spingendolo sempre più a dire, impressionato dal
ritegno di lui).- Ebbene? attraversando il giardino?
-Il figlio (esasperato, nascondendo il volto con un braccio).- Ma
perché mi vuol far dire, signore? È orribile!
-La Madre tremerà tutta, con gemiti soffocati, guardando verso la
vasca.-
-Il capocomico (piano, notando quello sguardo, si rivolgerà al Figlio
con crescente apprensione).- La bambina?
-Il figlio (guardando davanti a sè, nella sala).- Là, nella vasca...
-Il padre (a terra, indicando pietosamente la Madre).- E lei lo
seguiva, signore!
-Il capocomico (al Figlio, con ansia).- E allora, lei?
-Il figlio (lentamente, sempre guardando davanti a sè).- Accorsi; mi
precipitai per ripescarla... Ma a un tratto m'arrestai, perché dietro
quegli alberi vidi una cosa che mi gelò: il ragazzo, il ragazzo che
se ne stava lì fermo, con occhi da pazzo, a guardare nella vasca la
sorellina affogata.
-La Figliastra, rimasta curva presso la vasca a nascondere la
Bambina, risponderà come un'eco dal fondo, singhiozzando
perdutamente.-
-Pausa.-
Feci per accostarmi; e allora...
-Rintronerà dietro gli alberi, dove il Giovinetto è rimasto nascosto,
un colpo di rivoltella.-
-La madre (con un grido straziante, accorrendo col Figlio e con tutti
gli Attori in mezzo al subbuglio generale).- Figlio! Figlio mio!
-E poi, fra la confusione e le grida sconnesse degli altri:-
Ajuto! Ajuto!
-Il capocomico (tra le grida, cercando di farsi largo, mentre il
Giovinetto sarà sollevato da capo e da piedi e trasportato via,
dietro la tenda bianca).- S'è ferito? s'è ferito davvero?
-Tutti, tranne il Capocomico e il Padre, rimasto per terra presso la
scaletta, saranno scomparsi dietro il fondalino abbassato, che fa da
cielo, e vi resteranno un po' parlottando angosciosamente, poi, da
una parte e dall'altra di esso, rientreranno in iscena gli Attori.-
-La prima attrice (rientrando da destra, addolorata).- È morto!
Povero ragazzo! È morto! Oh che cosa!
-Il primo attore (rientrando da sinistra, ridendo).- Ma che morto!
Finzione! finzione! Non ci creda!
-Altri attori da destra.- Finzione? Realtà! realtà! È morto!
-Altri attori da sinistra.- No! Finzione! Finzione!
-Il padre (levandosi e gridando tra loro).- Ma che finzione! Realtà,
realtà, signori! realtà!
-E scomparirà anche lui, disperatamente, dietro il fondalino.-
-Il capocomico (non potendone più).- Finzione! realtà! Andate al
diavolo tutti quanti! Luce! Luce! Luce!
-D'un tratto, tutto il palcoscenico e tutta la sala del teatro
sfolgoreranno di vivissima luce. Il capocomico rifiaterà come
liberato da un incubo, e tutti si guarderanno negli occhi, sospesi e
smarriti.-
Ah! Non m'era mai capitata una cosa simile! Mi hanno fatto perdere
una giornata!
-Guarderà l'orologio.-
Andate, andate! Che volete più fare adesso? Troppo tardi per
ripigliare la prova. A questa sera!
-E appena gli Attori se ne saranno andati, salutandolo:-
Ehi, elettricista, spegni tutto!
-Non avrà finito di dirlo, che il teatro piomberà per un attimo nella
più fitta oscurità.-
Eh, perdio! Lasciami almeno accesa una lampadina, per vedere dove
metto i piedi!
-Subito, dietro il fondalino, come per uno sbaglio d'attacco,
s'accenderà un riflettore verde, che proietterà, grandi e spiccate,
le ombre dei Personaggi, meno il Giovinetto e la Bambina. Il
Capocomico, vedendole, schizzerà via dal palcoscenico, atterrito.
Contemporaneamente si spegnerà il riflettore dietro il fondalino, e
si rifarà sul palcoscenico il notturno azzurro di prima. Lentamente,
dal lato destro della tela verrà prima avanti il Figlio, seguito
dalla Madre con le braccia protese verso di lui; poi dal lato
sinistro il Padre. Si fermeranno a metà del palcoscenico, rimanendo
lì come forme trasognate. Verrà fuori, ultima, da sinistra, la
Figliastra che correrà verso una delle scalette; sul primo scalino si
fermerà un momento a guardare gli altri tre e scoppierà in una
stridula risata, precipitandosi poi giù per la scaletta; correrà
attraverso il corridojo tra le poltrone; si fermerà ancora una volta
e di nuovo riderà, guardando i tre rimasti lassù; scomparirà dalla
sala, e ancora, dal ridotto, se ne udrà la risata. Poco dopo calerà
la tela.-
FINE
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