confortare Frida, che trema ancora e geme e smania tra le braccia del
fidanzato. Parlano tutti confusamente.-
-Di Nolli.- No, no, Frida... Eccomi qua... Sono con te!
-Dottore (sopravvenendo con gli altri).- Basta! Basta! Non c'è da
fare più nulla...
-Donna Matilde.- È guarito, -Frida.-! Ecco! È guarito! Vedi?
-Di Nolli (stupito).- Guarito?
-Belcredi.- Era per ridere! Stai tranquilla!
-Frida (c.s.).- No! Ho paura! Ho paura!
-Donna Matilde.- Ma di che? Guardalo! Se non era vero! Non è vero!
-Di Nolli (c.s.).- Non è vero? Ma che dite? Guarito?
-Dottore.- Pare! Per quanto a me...
-Belcredi.- Ma sì! Ce l'hanno detto loro!
-indica i quattro giovani.-
-Donna Matilde.- Sì, da tanto tempo! Lo ha confidato a loro!
-Di Nolli (ora più indignato che stupito).- Ma come? Se fino a poco
fa...?
-Belcredi.- Mah! Recitava per ridere alle tue spalle, e anche di noi
che, in buona fede...
-Di Nolli.- È possibile? Anche di sua sorella, fino alla morte?
-Enrico IV (che se n'è rimasto, aggruppato, a spiare or l'uno or
l'altro, sotto le accuse e il dileggio per quella che tutti credono
una sua beffa crudele, ormai svelata; e ha dimostrato col lampeggiare
degli occhi, che medita una vendetta che ancora lo sdegno,
tumultuandogli dentro, non gli fa vedere precisa; insorge a questo
punto, ferito, con la chiara idea d'assumere come vera, la finzione
che gli avevano insidiosamente apparecchiata gridando al nipote):- E
avanti! Di' avanti!
-Di Nolli (restando al grido, stordito).- Avanti, che?
-Enrico IV.- Non sarà morta «tua» sorella soltanto!
-Di Nolli (c.s.).- Mia sorella! Io dico la tua; che costringesti fino
all'ultimo a presentarsi qua come tua madre, Agnese!
-Enrico IV.- E non era «tua» madre?
-Di Nolli.- Mia madre, mia madre appunto!
-Enrico IV.- Ma è morta a me »vecchio e lontano», tua madre! Tu sei
calato ora, fresco, di là!
-indica la nicchia da cui egli è saltato.-
E che ne sai tu, se io non l'ho pianta a lungo, a lungo, in segreto,
anche vestito così?
-Donna Matilde (costernata, guardando gli altri!).- Ma che dice!
-Dottore (impressionatissimo, osservandolo).- Piano, piano, per
carità!
-Enrico IV.- Che dico? Domandando a tutti, se non era Agnese la madre
di Enrico IV!
-Si volge a Frida, come se fosse lei veramente la Marchesa di
Toscana.-
Voi, Marchesa, dovreste saperlo, mi pare!
-Frida (ancora impazzita, stringendosi di più al Di Nolli).- No, io
no! Io no!
-Dottore.- Ecco che ritorna il delirio... Piano, signori miei!
-Belcredi (sdegnato).- Ma che delirio, Dottore! Riprende a recitare
la commedia!
-Enrico IV (subito).- Io? Avete votato quelle due nicchie là; lui mi
sta davanti da Enrico IV...
-Belcredi.- Ma basta ormai con codesta burla!
-Enrico IV.- Chi ha detto burla?
-Dottore (a Belcredi, forte).- Non lo cimenti, per amor di Dio!
-Belcredi (senza dargli retta, più forte).- Ma l'hanno detto loro!
-Indica di nuovo i quattro giovani.-
Loro! Loro!
-Enrico IV (voltandosi a guardarli).- Voi? Avete detto burla?
-Landolfo (timido, imbarazzato).- No... veramente, che era guarito!
-Belcredi.- E dunque, basta, via!
-A Donna Matilde:-
Non vi pare che diventi d'una puerilità intollerabile, la vista
di lui
-indica il Di Nolli,-
Marchesa, e la vostra, parati così?
-Donna Matilde.- Ma statevi zitto! Chi pensa più all'abito, se lui è
veramente guarito?
-Enrico IV.- Guarito, sì! Sono guarito!
-A Belcredi:-
Ah, ma non per farla finita così subito, come tu credi!
-Lo investe.-
Lo sai che da venti anni nessuno ha mai osato comparirmi davanti
qua, come te e codesto signore?
-indica il Dottore.-
-Belcredi.- Ma sì, lo so! E difatti anch'io, questa mattina, ti
comparvi davanti vestito...
-Enrico IV.- Da monaco, già!
-Belcredi.- E tu mi prendesti per Pietro Damiani! E non ho mica riso,
credendo appunto...
-Enrico IV.- Che fossi pazzo! Ti viene da ridere, vedendo lei così,
ora che sono guarito? Eppure potresti pensare che, ai miei occhi, il
suo aspetto, ora
-s'interrompe con uno scatto di sdegno.-
Ah!
-E subito si rivolge al Dottore:-
Voi siete un medico?
-Dottore.- Io, sì...
-Enrico IV.- E l'avete parata voi da Marchesa di Toscana anche lei?
Sapete, Dottore, che avete rischiato di rifarmi per un momento la
notte nel cervello? Perdio, far parlare i ritratti, farli balzare
vivi dalle cornici...
-Contempla Frida e il Di Nolli, poi guarda la Marchesa ed infine si
guarda l'abito addosso.-
Eh, bellissima la combinazione... Due coppie... Benissimo,
benissimo, dottore: per un pazzo...
-Accenna appena con la mano al Belcredi.-
A lui sembra ora una carnevalata fuori di tempo, eh?
-Si volta a guardarlo.-
Via, ormai, anche questo mio abito da mascherato! Per venirmene con
te, è vero?
-Belcredi.- Con me! Con noi!
-Enrico IV.- Dove, al circolo? In marsina e cravatta bianca? O a
casa, tutti e due insieme, della Marchesa?
-Belcredi.- Ma dove vuoi! Vorresti rimanere qua ancora, scusa, a
perpetuare--solo--quello che fu lo scherzo disgraziato d'un giorno di
carnevale? È veramente incredibile, incredibile come tu l'abbia
potuto fare, liberato dalla disgrazia che t'era capitata!
-Enrico IV.- Già. Ma vedi? È che, cadendo da cavallo e battendo la
testa, fui pazzo per davvero, io, non so per quanto tempo...
-Dottore.- Ah, ecco, ecco! E durò a lungo?
-Enrico IV (rapidissimo, al dottore).- Sì, dottore, a lungo: circa
dodici anni.
-E subito, tornando a parlare al Belcredi:-
E non vedere più nulla, caro, di tutto ciò che dopo quel giorno di
carnevale avvenne, per voi e non per me; le cose, come si mutarono;
gli amici, come mi tradirono; il posto preso da altri, per esempio...
che so! Ma supponi nel cuore della donna che tu amavi; e chi era
morto; e chi era scomparso... tutto questo, sai? non è stata mica una
burla per me, come a te pare!
-Belcredi.- Ma no, io non dico questo, scusa! Io dico dopo!
-Enrico IV.- Ah sì? Dopo? Un giorno...
-Si arresta e si volge al dottore.-
Caso interessantissimo, dottore! Studiatemi, studiatemi bene!
-Vibra tutto, parlando:-
Da sè, chi sa come, un giorno, il guasto qua...
-si tocca la fronte-
che so... si sanò. Riapro gli occhi a poco a poco, e non so in prima
se sia sonno o veglia, ma sì, sono sveglio; tocco questa cosa e
quella: torno a vedere chiaramente... Ah!--come lui dice--
-accenna a Belcredi-
via, via allora, quest'abito da mascherato! questo incubo! Apriamo
le finestre: respiriamo la vita! Via, via, corriamo fuori!
-Arrestando d'un tratto la foga:-
Dove? a far che cosa? a farmi mostrare a dito da tutti, di nascosto,
come Enrico IV, non più così, ma a braccetto con te, tra i cari amici
della vita?
-Belcredi.- Ma no! Che dici? Perché?
-Donna Matilde.- Chi potrebbe più...? Ma neanche a pensarlo! Se fu
una disgrazia!
-Enrico IV.- Ma se già mi chiamavano pazzo, prima, tutti!
-A Belcredi-
E tu lo sai! Tu che più di tutti ti accanivi contro chi tentava
difendermi!
-Belcredi.- Oh, via, per ischerzo!
-Enrico IV.- E guardami qua i capelli!
-Gli mostra i capelli sulla nuca.-
-Belcredi.- Ma li ho grigi anch'io!
-Enrico IV.- Sì, con questa differenza: che li ho fatti grigi qua,
io, da Enrico IV, capisci? E non me n'ero mica accorto! Me n'accorsi
in un giorno solo, tutt'a un tratto, riaprendo gli occhi, e fu uno
spavento, perché capii subito che non solo i capelli, ma doveva esser
diventato grigio tutto così, e tutto crollato, tutto finito: e che
sarei arrivato con una fame da lupo a un banchetto già bell'e
sparecchiato.
-Belcredi.- Eh, ma gli altri, scusa...
-Enrico IV (subito).- Lo so, non potevano stare ad aspettare ch'io
guarissi, nemmeno quelli che, dietro a me, punsero a sangue il mio
cavallo bardato...
-Di Nolli (impressionato).- Come, come?
-Enrico IV.- Sì, a tradimento, per farlo springare e farmi cadere!
-Donna Matilde (subito, con orrore).- Ma questo lo so adesso, io!
-Enrico IV.- Sarà stato anche questo per uno scherzo!
-Donna Matilde.- Ma chi fu? Chi stava dietro alla nostra coppia?
-Enrico IV.- Non importa saperlo! Tutti quelli che seguitarono a
banchettare e che ormai mi avrebbero fatto trovare i loro avanzi,
Marchesa, di magra o molle pietà, o nel piatto insudiciato qualche
lisca di rimorso, attaccata. Grazie!
-Voltandosi di scatto al Dottore:-
E allora, dottore, vedete se il caso non è veramente nuovo negli
annali della pazzia!--preferii restar pazzo--trovando qua tutto
pronto e disposto per questa delizia di nuovo genere: viverla--con
la più lucida coscienza--la mia pazzia e vendicarmi così della
brutalità d'un sasso che m'aveva ammaccato la testa! La
solitudine--questa--così squallida e vuota come m'apparve riaprendo
gli occhi--rivestirmela subito, meglio, di tutti i colori e gli
splendori di quel lontano giorno di carnevale, quando voi
-guarda Donna Matilde e le indica Frida-
eccovi là, Marchesa, trionfaste!--e obbligar tutti quelli che si
presentavano a me, a seguitarla, perdio, per il mio spasso, ora,
quell'antica famosa mascherata che era stata--per voi e non per
me--la burla di un giorno! Fare che diventasse per sempre--non più
una burla, no; ma una realtà, la realtà di una vera pazzia: qua,
tutti mascherati, e la sala del trono, e questi quattro miei
consiglieri segreti, e--s'intende--traditori!
-Si volta subito verso di loro.-
Vorrei sapere che ci avete guadagnato, svelando che ero
guarito!--Se sono guarito, non c'è più bisogno di voi, e sarete
licenziati!--Confidarsi con qualcuno, questo sì, è veramente da
pazzo!--Ah, ma vi accuso io, ora, a mia volta!--Sapete?--Credevano
di potersi mettere a farla anche loro adesso la burla, con me, alle
vostre spalle.
-Scoppia a ridere. Ridono ma sconcertati, anche gli altri, meno Donna
Matilde.-
-Belcredi (al Di Nolli).- Ah, senti... non c'è male...
-Di Nolli (ai quattro giovani).- Voi?
-Enrico IV.- Bisogna perdonarli! Questo,
-si scuote l'abito addosso-
questo che è per me la caricatura, evidente e volontaria, di
quest'altra mascherata, continua, d'ogni minuto, di cui siamo i
pagliacci involontarii
-indica Belcredi-
quando senza saperlo ci mascheriamo di ciò che ci par
d'essere--l'abito, il loro abito, perdonateli, ancora non lo vedono
come la loro stessa persona.
-Voltandosi di nuovo a Belcredi:-
Sai? Ci si assuefà facilmente. E si passeggia come niente, così, da
tragico personaggio--
-eseguisce-
--in una sala come questa!--Guardate, dottore!--Ricordo un
prete--certamente irlandese--bello--che dormiva al sole, un giorno di
novembre, appoggiato col braccio alla spalliera del sedile, in un
pubblico giardino: annegato nella dorata delizia di quel tepore, che
per lui doveva essere quasi estivo. Si può star sicuri che in quel
momento non sapeva più d'esser prete, né dove fosse. Sognava! E chi
sa che sognava!--Passò un monello, che aveva strappato con tutto il
gambo un fiore. Passando, lo vellicò, qua al collo.--Gli vidi aprir
gli occhi ridenti; e tutta la bocca ridergli del riso beato del suo
sogno; immemore: ma subito vi so dire che si ricompose rigido nel suo
abito da prete e che gli ritornò negli occhi la stessa serietà che
voi avete già veduta nei miei; perché i preti irlandesi difendono la
serietà della loro fede cattolica con lo stesso zelo con cui io i
diritti sacrosanti della monarchia ereditaria.--Sono guarito,
signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio,
quieto!--Il guajo è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla
e senza vederla la vostra pazzia.
-Belcredi.- Siamo arrivati, guarda! alla conclusione, che i pazzi
adesso siamo noi!
-Enrico IV (con uno scatto che pur si sforza di contenere).- Ma se
non foste pazzi, tu e lei insieme,
-indica la Marchesa-
sareste venuti da me?
-Belcredi.- Io, veramente, sono venuto credendo che il pazzo fossi
tu.
-Enrico IV (subito forte, indicando la Marchesa).- E lei?
-Belcredi.- Ah lei, non so... Vedo che è come incantata da quello che
tu dici... affascinata da codesta tua «cosciente» pazzia!
-Si volge a lei:-
Parata come già siete, dico, potreste anche restare qua a viverla,
Marchesa...
-Donna Matilde.- Voi siete un insolente!
-Enrico IV (subito, placandola).- Non ve ne curate! Non ve ne curate!
Seguita a cimentare. Eppure il dottore glie l'ha avvertito, di non
cimentare.
-Voltandosi a Belcredi:-
Ma che vuoi che m'agiti più ciò che avvenne tra noi; la parte che
avesti nelle mie disgrazie con lei
-indica la Marchesa e si rivolge ora a lei indicandole il Belcredi-
la parte che lui adesso ha per voi!--La mia vita è questa! Non è la
vostra!--La vostra, in cui siete invecchiati, io non l'ho vissuta!--
-A Donna Matilde:-
Mi volevate dir questo, dimostrar questo, con vostro sacrificio,
parata così per consiglio del dottore? Oh, fatto benissimo, ve l'ho
detto, dottore:--«Quelli che eravamo allora, eh? e come siamo
adesso?»--Ma io non sono un pazzo a modo vostro, dottore! Io so bene
che quello
-indica il Di Nolli-
non può esser me, perché Enrico IV sono io: io, qua, da venti anni,
capite? Fisso in questa eternità di maschera! Li ha vissuti lei,
-indica la Marchesa-
se li è goduti lei, questi venti anni, per diventare--eccola
là--come io non posso riconoscerla più: perché io la conosco così
-indica Frida e le si accosta-
--per me, è questa sempre... Mi sembrate tanti bambini, che io possa
spaventare.
-A Frida:-
E ti sei spaventata davvero tu, bambina, dello scherzo che ti
avevano persuaso a fare, senza intendere che per me non poteva essere
lo scherzo che loro credevano; ma questo terribile prodigio: il sogno
che si fa vivo in te, più che mai! Eri lì un'immagine; ti hanno fatta
persona viva--sei mia! sei mia! mia! di diritto mia!
-La cinge con le braccia, ridendo come un pazzo, mentre tutti gridano
atterriti; ma come accorrono per strappargli Frida dalle braccia, si
fa terribile, e grida ai suoi quattro giovani:-
Tratteneteli! Tratteneteli! Vi ordino di trattenerli!
-I quattro giovani, nello stordimento, quasi affascinati, si provano
a trattenere automaticamente il Di Nolli, il dottore, il Belcredi.-
-Belcredi (si libera subito e si avventa su Enrico IV).- Lasciala!
Lasciala! Tu non sei pazzo!
-Enrico IV (fulmineamente, cavando la spada dal fianco di Landolfo
che gli sta presso).- Non sono pazzo? Eccoti!
-E lo ferisce al ventre.-
-È un urlo d'orrore. Tutti accorrono a sorreggere il Belcredi,
esclamando in tumulto-
-Di Nolli.- T'ha ferito?
-Bertoldo.- L'ha ferito! L'ha ferito!
-Dottore.- Lo dicevo io!
-Frida.- Oh Dio!
-Di Nolli.- Frida, qua!
-Donna Matilde.- È pazzo! È pazzo!
-Di Nolli.- Tenetelo!
-Belcredi (mentre lo trasportano di là, per l'uscio a sinistra
protesta ferocemente).- No! Non sei pazzo! Non è pazzo! Non è pazzo!
-Escono per l'uscio a sinistra, gridando, e seguitano di là a gridare
finché sugli altri gridi se ne sente uno più acuto di Donna Matilde,
a cui segue un silenzio.-
-Enrico IV (rimasto sulla scena tra Landolfo, Arialdo e Ordulfo, con
gli occhi sbarrati, esterrefatto dalla vita della sua stessa finzione
che in un momento lo ha forzato al delitto).- Ora sì... per forza...
-li chiama attorno a sè, come a ripararsi,-
qua insieme, qua insieme... e per sempre!
FINE
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