Flaviana cara, amata, adorata! Tu sì, tu sì, che mi volevi bene!
A Roma, l'onorevole Parvis grida con tutti, strapazza tutti: appena
sceso all'albergo per le camere; poi al ristorante per la colazione, poi
da Aragno per un articolo della Tribuna. Il Governo ormai è una
baracca, i partiti sono una commedia: il paese è in rovina, la società
in dissoluzione. È nervoso, aggressivo, violento.
- Che ha l'onorevole Parvis?
- Nevrastenia.
I più sorridono con malizia:
- Nevrastenia, prodotta dalle dimissioni date, e che furono accettate
troppo presto! È il bruciore di aver perduto il potere!
- Non ha equilibrio, non ha prudenza. Gli manca la serenità, la
stabilità dell'uomo di governo.
- Ha un carattere troppo impetuoso, atrabiliare! È mezzo matto!
Gerardo se ne va da Roma dopo una settimana; ha levato il saluto a tre o
quattro persone ed è stato sul punto di avere un duello.
- Sono stufo di questa vita, di questa baraonda, di tutte queste liti!
Manderò le mie dimissioni anche da deputato! Voglio viaggiare,
viaggiare... Viaggiare in paesi lontani, nuovi, diversi dai nostri!
E pensa, in cuor suo, a un paese di ghiaccio, di neve, o scolorito, o
giallo, ma senza un filo di verde! - Là, finalmente, non lo avrebbe
veduto più, mai più, quel grande cappellone tutto bianco e tutto rosa!
Quando a Milano sta per entrare in casa, Prospero gli viene incontro,
con la faccia stralunata, borbottando qualche parola che Gerardo non
capisce bene.
- Che c'è?
- Teo ha preso il cimurro. Sta maliss...
Il resto si perde, vola per aria.
- Non hai chiamato il signor Lodetti?
Il signor Lodetti è il veterinario.
Prospero scrolla il capo, borbottando: si capisce, s'indovina che non
c'è più niente da fare.
- Dov'è?
Prospero va innanzi e Gerardo lo segue.
Attraversano l'anticamera, il salotto, lo studio, la stanza da letto, il
gabinetto di toilette... Nel guardaroba, sotto la finestra c'è il
lettuccio del povero Teo: una cesta rotonda, e un vecchio plaid
disteso sopra la paglia.
- Il padrone! Teo! il padrone!
Prospero ha un suono tremulo, un accento insolito nella voce pietosa.
- È qui il padrone, Teo...
- Teo... povero Teo, - mormora il Parvis avvicinandosi alla cuccia. Teo
fa uno sforzo, si alza a stento sulle due zampe anteriori; ha il testone
grosso, sformato, che non può più reggere. Eppure, barcollando... cerca,
allunga il muso verso il padrone, e muove ancora adagio la coda... ma è
sfinito: ricasca giù, nella cuccia, abbandonandosi, le gambe ripiegate,
il respiro affannoso, come un rantolo, un lamento che continua, che
continua, mentre l'occhio rimane aperto, con la pupilla vitrea,
dilatata.
- Teo, povero Teo...
Gerardo si china per accarezzarlo, e allora il lamento, il rantolo si fa
più sommesso...
- Teo, povero Teo...
Gerardo continua ad accarezzarlo, ad accarezzarlo... ma poi, quando fa
per allontanare la mano, il rantolo, il lamento diventa più forte, più
lungo, disperato, e Teo gli volge l'occhio umano, che si ravviva in
quell'ultima, suprema espressione del dolore e della morte.
Prospero porta uno sgabello: Gerardo siede e rimane sempre vicino a Teo,
accarezzandolo sempre, finchè il rantolo, che continua, che continua per
un'ora, per due ore, si fa più affannoso, più profondo, più forte, indi,
a poco a poco, più lento, più sommesso... poi finisce... non si sente
più. Teo, dopo un ultimo sussulto, rimane fermo, immobile, disteso.
Gerardo ha il cuore gonfio, stretto: lì, nella cuccia, accanto al povero
Teo, c'è ancora il nastro rosa, ricamato e regalato da Sofia.
... La mattina dopo, all'alba, nel piccolo giardino della casa, il
portinaio sta scavando una buca. Prospero ha portato Teo, rigido,
stecchito, avvolto in un panno bianco.
Gerardo è pallido, ha gli occhi stravolti.
Mentre il portinaio prepara la piccola fossa, Prospero scopre il testone
di Teo, poi lo ricopre di nuovo.
- Ecco fatto! - esclama il portinaio, allegramente. - Di qua, signor
Prospero!
E stende le mani per prendere il lungo involto bianco.
Prospero non dice nulla, si alza, e sotto gli occhi di Gerardo, sempre
ritto, muto, pallidissimo, depone Teo, delicatamente, nella fossa, e lo
copre, lo ricopre con il panno bianco, per difenderlo dalle palate di
terra, umida e nera.
Il portinaio riempie la buca in fretta, poi vi distende sopra la terra,
rassodandola con quattro colpi di badile ben forti, bene assestati:
- Ecco fatto!
Allora, allora soltanto dal petto del Parvis prorompe un urto di
singhiozzi, uno scoppio di pianto dirotto, desolato.
Egli rientra nella sua stanza, si butta attraverso il letto, piangendo
ancora, sfogandosi. Finalmente ha trovato la via delle lagrime.
- Finito! Finito! È proprio tutto finito!
Fernanda
I.
A Milano, in via Stendhal, numero 31.
Un salotto, ai mezzanini, dove la principessa Strufelzkoy, quasi cugina
di Adelina Patti per via del suo primissimo marito, tiene una piccola
roulette per pura condiscendenza verso gli intimissimi habitués
della sera: tutte persone d'importanza straordinarissima, - la
principessa usa sempre il superlativo con grande enfasi, - e della
massima serietà.
- Primo, - nientemeno! - il conte Galantino di Castelpus-ter-lengo!...
il «debolissimo» della poderosa e tonante Strufelzkoy, che comincia
sempre col «bel contino» l'elenco dei suoi «fedeli più costanti.» - Un
portento di compitezza!
Un miracolo di conservazione! Vicino alla settantina, non dimostra
nemmeno cinquant'anni!
- Il Conte Galantino di Castel-pus... - e nel pronunciarne il titolo la
principessa sgrana gli occhi e batte le sillabe, mentre con le due dita
della mano destra continua a scuotere lentamente il pollice della
sinistra, sciorinando nome, cognome e feudo.
- Secondo, il cavalier Lorenzo Scarminati, grande industriale con
fabbrica di cravatte nazionali ed estere, a San Gerolamo. - L'indice
resta preso fra le due dita dell'altra mano, ma cessa il movimento e la
principessa, smorzando la voce, apre una parentesi nel proprio
entusiasmo. - Niente di straordinario. Un permè di Gorgonzola, un
ottavino di Mont'Orobio e basta per la nottata; ma sempre di buon umore
e per questo appunto detto Letizia; il Cavalier Letizia.
Terzo il marchese... - le due dita della destra riprendono il movimento,
stringendo il medio della sinistra - il marchese Dolfin-Cocaglio, grande
diplomatico e più volte ambasciatore, al presente esonerato. Con le
donne? Un Sardanapalo redivivo... Ha speso in un anno più di
sessantamila lire per l'Algerina e si trova in procinto, illico ed
immediate, di tornar da capo con la Waldhofstein delle Dame Viennesi.
- Quarto, il banchiere Spinazzola!... Spinazzola! - La principessa,
entusiasmata, spalanca le braccia: - la massa informe del petto dopo un
sobbalzo si riadagia allargandosi. Il commendatore Spinazzola!... Il
padronissimo di tutta Milano! L'onnipotenza personificata!... Basta il
dire che è riuscito, tanto quanto, a dispetto della Commissione,
dell'impresario e del prefetto a far ballare alla Scala, per una sera,
la Bianca Largomare!... - Poi... l'ex maggiore Foscarini, degli
autentici di Venezia! Il ramo cadetto, più direttissimo, dei Foscari!...
Un grande patriottone per quattro! È stato con Garibaldi, con Cialdini,
col Pantaleo, con tutti quanti! Poi Carletto Brenta, il superuomo! -
La principessa appoggia la punta dell'indice sulla punta del naso con
aria di grande mistero - Citto! - Sarebbe come chi dicesse, per
intendersi, una specie di... di capitalista in particolare. Il dieci per
cento, forse il quindici, mai niente di più, giuro e spergiuro, tanto è
vero che lo ricevo impunemente!... Cattiverie!... I soliti invidiosi!
Perchè spende, spande e si diverte, senza mai intaccare il fatto suo!...
Superbioso, da poco in qua, d'accordissimo! E criticone all'eccesso!...
Ma ha preso un palco alla Scala, in società, fra gli altri, con un
giornalista dei primi e un commediografo famoso e s'è messo anche lui a
voler sentenziare di arte, di politica, di libri, del Manzotti! È stato
il cavalier Letizia, per ischerzo, a chiamarlo il Superuomo... e non
gli va più giù!
- Poi, immancabilissimo tutte le sere, e tiene il banco, il nobile
Roderigo De-Farentes, grande gentiluomo siciliano. E poi... e poi e poi,
succede sempre così!... Uno tira l'altro: presentazioni,
raccomandazioni, forestieri per le corse... qualche tosa anche di
contrabbando... Ma, intendiamoci, le mani a casa, e proibitissimi i
discorsi sboccati! Insomma, l'educazione impone a una signora di non
chiuder mai la porta in faccia a chississia, quando si presenta in abito
decente. L'educazione e anche la prudenza. Non si sa mai, quando magari
meno si crede, capita proprio quel tizio capacissimo, per vendicarsi, di
correre in questura a inventar fandonie!
II.
In cucina, mezzo al buio; la principessa e il maggiordomo:
LA PRINCIPESSA (che dorme seduta in un angolo accanto alla màdia:
destandosi di colpo). Romolo!... Che ora è?
IL MAGGIORDOMO (raschia, ma non risponde. Sotto la cappa dei fornelli a
gas sta preparando una scodella di zuppa con poco brodo e molto vino).
LA PRINCIPESSA (sospira, si volta sulla seggiola, russa; poi di nuovo
risvegliandosi). Romolo! Che ora è?
IL MAGGIORDOMO (con la voce grossa, sgarbata, da servitore che
spadroneggia). Non è ancora mezzanotte, maledetta la furia!... C'è
tempo!
LA PRINCIPESSA. Già: sicuro. Stasera è anche la primissima del ballo
nuovo! (soffia, starnuta e fa un altro pisolo).
Il maggiordomo della principessa, un Ercole infingardo e melenso, è il
marito della portinaia. Nel casamento ha la mansione speciale di
attendere ai caloriferi: tutto il giorno nei sotterranei, la sera sale
ai mezzanini, indossando, ancora col muso e con le manacce nere di
carbone, la livrea nocciuola degli Strufelzkoy, ricca di bottoni, ma
scarsa di maniche.
Un'ora dopo: nella sala da giuoco, tappezzata di carta moarè color rosso
cupo. Il maggiordomo in punta di piedi sullo sgabello, sta cambiando il
tubo ad una delle quattro lucerne a gas, sporgenti dalle pareti. La
principessa lo sostiene con equilibrio facendogli puntello alle gambe
con le due mani.
IL MAGGIORDOMO (traballando). Forte!... Tenga forte! Se mi lascia
scivolare le spacco la campana sulla testa!
LA PRINCIPESSA (con dolcezza insinuante). Da bravo!... Non ti domando,
in grazia, altro che un pochettin di belle maniere. Specialmente quando
c'è gente!
IL MAGGIORDOMO (che ha rimesso il tubo ed ha acceso il gas, piomba giù
dallo sgabello facendo traballare la sala e sussultare la principessa).
Dov'è la spazzola?... Lo strofinaccio? Qua!... subito!... E via,
marche, con lo sgabello!
La principessa, lentamente, eseguisce gli ordini ricevuti, poi ritorna
con un bicchiere in mano e una bottiglia di vino sotto il braccio, e col
seno gonfio, bisognoso di espansione, si avvicina ancora al maggiordomo
che, brontolando, sempre seguita a spazzolare e a spolverare i mobili
con molta leggerezza.
- Son qua, col nostro caro vecchio prediletto! Si fa la pace?... Ma ad
un patto: brontola con me: strapazzami anche. Tra noi due, soli soletti,
divento democraticissima... ed anzi mi piace. Ma coran popola, non
dirmi tutte quelle brutte parole!... In presenza, specialmente, del bel
contino, dell'ambasciatore, insomma delle persone del mio ceto!... Pur
troppo, volendo conservare un tantinin di decoro, bisogna tener calcolo
della differenza grandissima della nostra reciproca condizione!
Il maggiordomo non ascolta affatto la supplice principessa, ma con gli
occhi ammammolati, fissa la vecchia bottiglia: di colpo la strappa di
mano alla padrona e a due riprese, per pigliar fiato, ne tracanna una
buona metà. Anche la principessa, riagguantata la bottiglia; se ne versa
e ne beve un bicchiere, poi un altro:
- Ah! questo è il vero Apostolo che riconforta lo spirito e salva
l'anima!... Stasera, specialmente, che mi sento un certo brividino nelle
ossa!... Vuol nevicare, scommetto! (strizzando l'occhio al
maggiordomo). Ne ho ancora una mezza dozzina di queste bottiglie, ma le
ho nascoste in camera mia, dietro il letto, per nostro solo uso e
consumo!
- E ieri sera?... Ohè! Bisogna star più attenti! La carne... - e il
maggiordomo arriccia il nasotto camuso con muta, ma espressiva
eloquenza.
LA PRINCIPESSA (offesa nel suo punto d'onore). Impossibilissimo! (poi
a poco a poco, si arrende con un sospiro) Santo Iddio, come si fa? Ciò
che alle volte rimane della sera prima, deve necessariamente consumarsi
la sera dopo: la mia casa non è un esercizio, ma un luogo privatissimo
di pura conversazione! (Trasalendo all'improvviso al rumore di un
oggetto che cade con fracasso, rasentando la parete) Che cos'è? Cos'hai
rotto?!
- Niente!
Romolo, spolverando un trofeo di ritratti degli «intimissimi» ne ha
fatto cadere uno tra i più grandi:
- Al diavolo!
La principessa corre a raccogliere e a raddrizzare gli angoli del
cartone ammaccato. È la fotografia di un vecchio bell'uomo in
smocking, dalla faccia scarna, dal ghigno sinistro, coi baffoni grigi,
appuntati e la guardatura un po' losca:
- Oh, poveretto coccolo!... Quel mio caro De-Farentes, simpaticissimo,
che s'è rotta la testa!
IL MAGGIORDOMO (In piedi sul canapè, studiandosi di rimettere al posto
il gentiluomo siciliano). Fosse rotta davvero!
LA PRINCIPESSA (Attenta al maggiordomo, per paura che faccia cadere
anche tutti gli altri ritratti). Piano... pianino... pianin!
IL MAGGIORDOMO. Per la Casilda Maiser sarebbe un bel risparmio!
LA PRINCIPESSA (con grande sussiego). Il tortissimo, per altro, della
Casilda è quello di lamentarsi sempre col terzo e col quarto! Quando una
donna può procurarsi l'usbergo di una persona seria, di proposito, anche
se le costa qualche sacrifizio - benissimo spesi! - Il De-Farentes sarà
quel che sarà, privatamente, ma come gentiluomo è sempre più che
perfettissimo!... Sempre in guanti, pulito, profumato!... Anche la
Casilda, in fine, che cosa potrebbe pretendere di più?
Il campanello elettrico della portineria:
- Driinn!!
- Eccoli!... Romolo! Fa presto!
Sultano, un gattone enorme, tutto bianco e con solo un'orecchia nera,
esce dall'ombra, stirandosi, e salta sul canapè. Il campanello
ricomincia: driinn!!...
LA PRINCIPESSA (in orgasmo). Romolo! Romolo! Corri!... No! No! Un
momento!... E le scarpe? Hai messo la livrea e non hai ancora le scarpe!
E la cravatta?
Driiinn!!...
- Vengo! Vengo! (Al maggiordomo, in fretta, mentre si tira giù la
sottana di damasco nero che ha rivoltata sotto la cintura e infila uno
stretto figaro di velluto amaranto). Ti scongiuro! Fa presto! Che la
gente ti veda sempre in tutto punto! (Precipitandosi nell'anticamera,
mentre Sultano, che ha seguito in cucina il maggiordomo, salta sui
fornelli, e alzando, allungando, ingrossando la coda, passa in rivista
cocome e cazzarole) Vengo! Vengo! (Spalancando l'uscio). Apro io, per
non far aspettare; ma anche il mio maggiordomo è subito prontissimo!...
Buona sera! Complimenti!... Brrr! Presto, dentro, perchè spira
un'arietta tremendissima che brucia la pelle!
IL PRIMO DEI DUE SIGNORI che entrano:
- Infatti, portiamo la neve!
III.
Il Cavalier Letizia e Carletto Brenta, detto il superuomo, entrano
nella camera da letto della principessa, che serve anche da guardaroba
per gli intimissimi.
LA PRINCIPESSA (Aiutandoli a levarsi il paltò). E così?... Il ballo
nuovo? Furoroni?
LETIZIA. A me, è piaciuto moltissimo!
CARLETTO BRENTA. E a me, niente affatto!
LETIZIA. Si sa, io non sono un genio: io non ho talento! e me ne vanto!
Ma il Manzotti, ha avuto un grande successo.
- Successo di sartoria.
- Tre ballabili bissati e tutti i quadri applauditissimi.
- Contrastatissimi! Un insuccesso! In fatti una melensaggine banale,
volgare, idiota!... Una noiosità pretenziosa e interminabile!
- Diremo al Manzotti, un'altra volta, per divertire i... superuomini, di
far ballare lo Zacconi con l'Ibsen, o con quell'altro... come si
chiama?... Quello delle marionette?
- Con l'Ibsen hai detto una sciocchezza: con il Maeterlinck hai dato,
forse, un giudizio molto acuto. Ben inteso, senza saperlo, perchè in
arte, come in critica, appartieni agli innocenti.
Driiinnn!! (Una sonata lunga, più lunga e più forte delle altre).
LA PRINCIPESSA. Vengo!... Eccomi!... Il contino e il mio ambasciatore!
Capisco subitissimo alla scampanellata! (Passando dalla cucina, mentre
si precipita nell'anticamera). Presto, Romolo!... Mi raccomando! (Dopo
aperto l'uscio, con un grido di gioia). Eccoli! «il palpito del cor mi
fa indovina!» Buona sera signor Marchese! Sono stata oggi al grande
concertone delle nostre Dame Viennesi. Che splendori quella
Waldhofstein!... Evviva... Giusto in punto anche il nostro
Spinazzola!... Così la terna degli eletti è completissima! Avanti!
Avanti, in camera mia e tutte le pelliccie sul mio talamo; al sicuro!
Con tanta gente in continuo andirivieni, non si può mai garantire! - E
così, dunque, il ballo nuovo?... Fiaschissimo?
Il bel contino, allacciando con un braccio il vitone enorme della
principessa, le solletica la pelle e l'amor proprio, sfiorandole la
guancia coi baffettini biondi, ritinti e impomatati, mentre il galante
ambasciatore, palpeggiandola per cortesia, esalta quelle sue abbondanze
monumentali, ma non marmoree, con le solite espressioni del noto
repertorio. Invece il banchiere non saluta, non guarda nemmeno la
Strufelzkoy. Le butta sgarbatamente la pelliccia fra le braccia e
passando dall'anticamera al salotto, continua a sfogarsi, non contro il
decadimento dei grandi balli, famosi, della Scala, ma contro la
decadenza delle ballerine.
- I ballerinn, le ballerine!... Una specialità, un'istituzione, direi
quasi, ambrosiana! Ma la ballerina d'una volta, la vera, adess,
adesso, non c'è più! Sott'i todesch, sotto i tedeschi, allora, l'era
propi tutta lee!... Sana, allegra, spiritosa affettuosa!... Una cara
popolina di famiglia, senza malizia, senza inganno e senza cotone!! Ti
prendeva per amante, così, sui duu pee - sui due piedi - detto fatto -
e con la sola idea di divertirsi. E nessuna spesa, anzi, la ballerina
d'una volta, rappresentava una vera economia. Un paio di stivaletti, al
massimo, e dopo teatro una barbajada con un chifel al Caffè
dell'Accademia. Ma invece adess, adesso?... Fatturata come il
Champagne svizzero, secca, tisica, schizzinosa, e anche, magari, col
fradell che fa il socialista o l'anarchic!... Piena di esigenze, di
capricci, impastata di nervi, d'impostura e d'emicrania come ona miee,
investe i suoi benefizî in tanta rendita e parla di azioni, di
obbligazioni, di prestiti mej d'on agent de cambi!
Driiinn!!
Il nobile De-Farentes e l'ex maggiore Foscarini.
Il grande gentiluomo siciliano scambia a bassa voce alcune parole con
Romolo, che è corso a levargli il paltò, e con magnanimo sussiego gli
ficca tra le labbra il mozzicone di un trabucos nazionale; l'ex
maggiore, ancora con l'ulster dal largo bavero di coniglio, solleva la
portiera e caccia nel salotto il cranio roseo, lucente, circondato da
una fitta corolla di capelli bianchissimi:
- Come mai?... Non ancora al giuoco?
Poi la portiera ricade e l'ex maggiore scompare per ritornar quasi
subito, stretto e impettito nel vecchio soprabito nero.
- E così?... questo ballo nuovo?... Un orrore, ho sentito?... Ma tutti
quei cretini della Commissione?... È ora di finirla, vivaddio!
L'ex maggiore non mette mai piede alla Scala, per via delle cinque lire
del biglietto - troppo caro! un orrore! - e in odio a Wagner, una delle
solite gonfiature dei milanesi. Ma è tra i più arrabbiati demolitori di
ogni spettacolo, perchè la Scala disturba le sue abitudini, lo obbliga
ad annoiarsi solo solo al caffè, sin dopo la mezzanotte, e fa cominciare
il giuoco troppo tardi.
Driiinn!! Driinn!! Driinn!!
Le scampanellate si seguono una dopo l'altra e, in breve, tutti gli
«intimissimi» affollano il salotto.
Il De-Farentes entra con gli ultimi arrivati discutendo a proposito di
Zola e di Dreyfus e mentre si dichiara antidreyfusista per l'onore
della Francia e dell'esercito, prova se la ruota è in bilico e se gira
regolarmente. Ad un tratto, imprimendole un moto velocissimo esclama con
un tremito nella voce forte, imperiosa:
- Messieurs faites le jeu!... Messieurs!
I più vicini alla roulette cominciano a puntare: gli altri si alzano e
guardano il giuoco.
L'EX MAGGIORE (correndo a mettersi accanto al De-Farentes). Un
momento!... Un momento! Il nostro solito franchetto!... E sempre sul
rosso! Fedele al rosso!
L'ambasciatore, il contino, il banchiere si alzano gli ultimi, dopo aver
chiamato la principessa e ordinata la cena. Si avvicinano pure alla
roulette, disponendosi a giocare, ma lentamente, fermandosi ancora su
due piedi a criticare la debolezza del Governo, le incertezze della
Giunta, e ormai disperando dell'uno e dell'altra.
LA VOCE DI UN GIOCATORE: Ventisei!
UN'ALTRA VOCE: En plein!
L'EX MAGGIORE: (con un grido di giubilo). Rosso! Gran bel colore il
rosso! Lascio le due lirette sempre sul rosso.
L'AMBASCIATORE (Rivolgendosi piano al contino, dopo aver puntato cento
lire sul «dispari»). Ma... quell'ex maggiore? Che roba è?
IL CONTINO (con un sorriso enigmatico, mostrando i bei denti fini) Chi
lo sa? Nel nostro esercito, pare, non c'è mai stato. Ho parlato con
molti ufficiali: nessuno lo conosce.
L'AMBASCIATORE (irritatissimo). E allora?... Come mai si fa chiamare
maggiore?... Ex maggiore? Maggiore di che?
IL BANCHIERE (per calmarlo). Delle guardie notturne della principessa.
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