Flaviana cara, amata, adorata! Tu sì, tu sì, che mi volevi bene! A Roma, l'onorevole Parvis grida con tutti, strapazza tutti: appena sceso all'albergo per le camere; poi al ristorante per la colazione, poi da Aragno per un articolo della Tribuna. Il Governo ormai è una baracca, i partiti sono una commedia: il paese è in rovina, la società in dissoluzione. È nervoso, aggressivo, violento. - Che ha l'onorevole Parvis? - Nevrastenia. I più sorridono con malizia: - Nevrastenia, prodotta dalle dimissioni date, e che furono accettate troppo presto! È il bruciore di aver perduto il potere! - Non ha equilibrio, non ha prudenza. Gli manca la serenità, la stabilità dell'uomo di governo. - Ha un carattere troppo impetuoso, atrabiliare! È mezzo matto! Gerardo se ne va da Roma dopo una settimana; ha levato il saluto a tre o quattro persone ed è stato sul punto di avere un duello. - Sono stufo di questa vita, di questa baraonda, di tutte queste liti! Manderò le mie dimissioni anche da deputato! Voglio viaggiare, viaggiare... Viaggiare in paesi lontani, nuovi, diversi dai nostri! E pensa, in cuor suo, a un paese di ghiaccio, di neve, o scolorito, o giallo, ma senza un filo di verde! - Là, finalmente, non lo avrebbe veduto più, mai più, quel grande cappellone tutto bianco e tutto rosa! Quando a Milano sta per entrare in casa, Prospero gli viene incontro, con la faccia stralunata, borbottando qualche parola che Gerardo non capisce bene. - Che c'è? - Teo ha preso il cimurro. Sta maliss... Il resto si perde, vola per aria. - Non hai chiamato il signor Lodetti? Il signor Lodetti è il veterinario. Prospero scrolla il capo, borbottando: si capisce, s'indovina che non c'è più niente da fare. - Dov'è? Prospero va innanzi e Gerardo lo segue. Attraversano l'anticamera, il salotto, lo studio, la stanza da letto, il gabinetto di toilette... Nel guardaroba, sotto la finestra c'è il lettuccio del povero Teo: una cesta rotonda, e un vecchio plaid disteso sopra la paglia. - Il padrone! Teo! il padrone! Prospero ha un suono tremulo, un accento insolito nella voce pietosa. - È qui il padrone, Teo... - Teo... povero Teo, - mormora il Parvis avvicinandosi alla cuccia. Teo fa uno sforzo, si alza a stento sulle due zampe anteriori; ha il testone grosso, sformato, che non può più reggere. Eppure, barcollando... cerca, allunga il muso verso il padrone, e muove ancora adagio la coda... ma è sfinito: ricasca giù, nella cuccia, abbandonandosi, le gambe ripiegate, il respiro affannoso, come un rantolo, un lamento che continua, che continua, mentre l'occhio rimane aperto, con la pupilla vitrea, dilatata. - Teo, povero Teo... Gerardo si china per accarezzarlo, e allora il lamento, il rantolo si fa più sommesso... - Teo, povero Teo... Gerardo continua ad accarezzarlo, ad accarezzarlo... ma poi, quando fa per allontanare la mano, il rantolo, il lamento diventa più forte, più lungo, disperato, e Teo gli volge l'occhio umano, che si ravviva in quell'ultima, suprema espressione del dolore e della morte. Prospero porta uno sgabello: Gerardo siede e rimane sempre vicino a Teo, accarezzandolo sempre, finchè il rantolo, che continua, che continua per un'ora, per due ore, si fa più affannoso, più profondo, più forte, indi, a poco a poco, più lento, più sommesso... poi finisce... non si sente più. Teo, dopo un ultimo sussulto, rimane fermo, immobile, disteso. Gerardo ha il cuore gonfio, stretto: lì, nella cuccia, accanto al povero Teo, c'è ancora il nastro rosa, ricamato e regalato da Sofia. ... La mattina dopo, all'alba, nel piccolo giardino della casa, il portinaio sta scavando una buca. Prospero ha portato Teo, rigido, stecchito, avvolto in un panno bianco. Gerardo è pallido, ha gli occhi stravolti. Mentre il portinaio prepara la piccola fossa, Prospero scopre il testone di Teo, poi lo ricopre di nuovo. - Ecco fatto! - esclama il portinaio, allegramente. - Di qua, signor Prospero! E stende le mani per prendere il lungo involto bianco. Prospero non dice nulla, si alza, e sotto gli occhi di Gerardo, sempre ritto, muto, pallidissimo, depone Teo, delicatamente, nella fossa, e lo copre, lo ricopre con il panno bianco, per difenderlo dalle palate di terra, umida e nera. Il portinaio riempie la buca in fretta, poi vi distende sopra la terra, rassodandola con quattro colpi di badile ben forti, bene assestati: - Ecco fatto! Allora, allora soltanto dal petto del Parvis prorompe un urto di singhiozzi, uno scoppio di pianto dirotto, desolato. Egli rientra nella sua stanza, si butta attraverso il letto, piangendo ancora, sfogandosi. Finalmente ha trovato la via delle lagrime. - Finito! Finito! È proprio tutto finito! Fernanda I. A Milano, in via Stendhal, numero 31. Un salotto, ai mezzanini, dove la principessa Strufelzkoy, quasi cugina di Adelina Patti per via del suo primissimo marito, tiene una piccola roulette per pura condiscendenza verso gli intimissimi habitués della sera: tutte persone d'importanza straordinarissima, - la principessa usa sempre il superlativo con grande enfasi, - e della massima serietà. - Primo, - nientemeno! - il conte Galantino di Castelpus-ter-lengo!... il «debolissimo» della poderosa e tonante Strufelzkoy, che comincia sempre col «bel contino» l'elenco dei suoi «fedeli più costanti.» - Un portento di compitezza! Un miracolo di conservazione! Vicino alla settantina, non dimostra nemmeno cinquant'anni! - Il Conte Galantino di Castel-pus... - e nel pronunciarne il titolo la principessa sgrana gli occhi e batte le sillabe, mentre con le due dita della mano destra continua a scuotere lentamente il pollice della sinistra, sciorinando nome, cognome e feudo. - Secondo, il cavalier Lorenzo Scarminati, grande industriale con fabbrica di cravatte nazionali ed estere, a San Gerolamo. - L'indice resta preso fra le due dita dell'altra mano, ma cessa il movimento e la principessa, smorzando la voce, apre una parentesi nel proprio entusiasmo. - Niente di straordinario. Un permè di Gorgonzola, un ottavino di Mont'Orobio e basta per la nottata; ma sempre di buon umore e per questo appunto detto Letizia; il Cavalier Letizia. Terzo il marchese... - le due dita della destra riprendono il movimento, stringendo il medio della sinistra - il marchese Dolfin-Cocaglio, grande diplomatico e più volte ambasciatore, al presente esonerato. Con le donne? Un Sardanapalo redivivo... Ha speso in un anno più di sessantamila lire per l'Algerina e si trova in procinto, illico ed immediate, di tornar da capo con la Waldhofstein delle Dame Viennesi. - Quarto, il banchiere Spinazzola!... Spinazzola! - La principessa, entusiasmata, spalanca le braccia: - la massa informe del petto dopo un sobbalzo si riadagia allargandosi. Il commendatore Spinazzola!... Il padronissimo di tutta Milano! L'onnipotenza personificata!... Basta il dire che è riuscito, tanto quanto, a dispetto della Commissione, dell'impresario e del prefetto a far ballare alla Scala, per una sera, la Bianca Largomare!... - Poi... l'ex maggiore Foscarini, degli autentici di Venezia! Il ramo cadetto, più direttissimo, dei Foscari!... Un grande patriottone per quattro! È stato con Garibaldi, con Cialdini, col Pantaleo, con tutti quanti! Poi Carletto Brenta, il superuomo! - La principessa appoggia la punta dell'indice sulla punta del naso con aria di grande mistero - Citto! - Sarebbe come chi dicesse, per intendersi, una specie di... di capitalista in particolare. Il dieci per cento, forse il quindici, mai niente di più, giuro e spergiuro, tanto è vero che lo ricevo impunemente!... Cattiverie!... I soliti invidiosi! Perchè spende, spande e si diverte, senza mai intaccare il fatto suo!... Superbioso, da poco in qua, d'accordissimo! E criticone all'eccesso!... Ma ha preso un palco alla Scala, in società, fra gli altri, con un giornalista dei primi e un commediografo famoso e s'è messo anche lui a voler sentenziare di arte, di politica, di libri, del Manzotti! È stato il cavalier Letizia, per ischerzo, a chiamarlo il Superuomo... e non gli va più giù! - Poi, immancabilissimo tutte le sere, e tiene il banco, il nobile Roderigo De-Farentes, grande gentiluomo siciliano. E poi... e poi e poi, succede sempre così!... Uno tira l'altro: presentazioni, raccomandazioni, forestieri per le corse... qualche tosa anche di contrabbando... Ma, intendiamoci, le mani a casa, e proibitissimi i discorsi sboccati! Insomma, l'educazione impone a una signora di non chiuder mai la porta in faccia a chississia, quando si presenta in abito decente. L'educazione e anche la prudenza. Non si sa mai, quando magari meno si crede, capita proprio quel tizio capacissimo, per vendicarsi, di correre in questura a inventar fandonie! II. In cucina, mezzo al buio; la principessa e il maggiordomo: LA PRINCIPESSA (che dorme seduta in un angolo accanto alla màdia: destandosi di colpo). Romolo!... Che ora è? IL MAGGIORDOMO (raschia, ma non risponde. Sotto la cappa dei fornelli a gas sta preparando una scodella di zuppa con poco brodo e molto vino). LA PRINCIPESSA (sospira, si volta sulla seggiola, russa; poi di nuovo risvegliandosi). Romolo! Che ora è? IL MAGGIORDOMO (con la voce grossa, sgarbata, da servitore che spadroneggia). Non è ancora mezzanotte, maledetta la furia!... C'è tempo! LA PRINCIPESSA. Già: sicuro. Stasera è anche la primissima del ballo nuovo! (soffia, starnuta e fa un altro pisolo). Il maggiordomo della principessa, un Ercole infingardo e melenso, è il marito della portinaia. Nel casamento ha la mansione speciale di attendere ai caloriferi: tutto il giorno nei sotterranei, la sera sale ai mezzanini, indossando, ancora col muso e con le manacce nere di carbone, la livrea nocciuola degli Strufelzkoy, ricca di bottoni, ma scarsa di maniche. Un'ora dopo: nella sala da giuoco, tappezzata di carta moarè color rosso cupo. Il maggiordomo in punta di piedi sullo sgabello, sta cambiando il tubo ad una delle quattro lucerne a gas, sporgenti dalle pareti. La principessa lo sostiene con equilibrio facendogli puntello alle gambe con le due mani. IL MAGGIORDOMO (traballando). Forte!... Tenga forte! Se mi lascia scivolare le spacco la campana sulla testa! LA PRINCIPESSA (con dolcezza insinuante). Da bravo!... Non ti domando, in grazia, altro che un pochettin di belle maniere. Specialmente quando c'è gente! IL MAGGIORDOMO (che ha rimesso il tubo ed ha acceso il gas, piomba giù dallo sgabello facendo traballare la sala e sussultare la principessa). Dov'è la spazzola?... Lo strofinaccio? Qua!... subito!... E via, marche, con lo sgabello! La principessa, lentamente, eseguisce gli ordini ricevuti, poi ritorna con un bicchiere in mano e una bottiglia di vino sotto il braccio, e col seno gonfio, bisognoso di espansione, si avvicina ancora al maggiordomo che, brontolando, sempre seguita a spazzolare e a spolverare i mobili con molta leggerezza. - Son qua, col nostro caro vecchio prediletto! Si fa la pace?... Ma ad un patto: brontola con me: strapazzami anche. Tra noi due, soli soletti, divento democraticissima... ed anzi mi piace. Ma coran popola, non dirmi tutte quelle brutte parole!... In presenza, specialmente, del bel contino, dell'ambasciatore, insomma delle persone del mio ceto!... Pur troppo, volendo conservare un tantinin di decoro, bisogna tener calcolo della differenza grandissima della nostra reciproca condizione! Il maggiordomo non ascolta affatto la supplice principessa, ma con gli occhi ammammolati, fissa la vecchia bottiglia: di colpo la strappa di mano alla padrona e a due riprese, per pigliar fiato, ne tracanna una buona metà. Anche la principessa, riagguantata la bottiglia; se ne versa e ne beve un bicchiere, poi un altro: - Ah! questo è il vero Apostolo che riconforta lo spirito e salva l'anima!... Stasera, specialmente, che mi sento un certo brividino nelle ossa!... Vuol nevicare, scommetto! (strizzando l'occhio al maggiordomo). Ne ho ancora una mezza dozzina di queste bottiglie, ma le ho nascoste in camera mia, dietro il letto, per nostro solo uso e consumo! - E ieri sera?... Ohè! Bisogna star più attenti! La carne... - e il maggiordomo arriccia il nasotto camuso con muta, ma espressiva eloquenza. LA PRINCIPESSA (offesa nel suo punto d'onore). Impossibilissimo! (poi a poco a poco, si arrende con un sospiro) Santo Iddio, come si fa? Ciò che alle volte rimane della sera prima, deve necessariamente consumarsi la sera dopo: la mia casa non è un esercizio, ma un luogo privatissimo di pura conversazione! (Trasalendo all'improvviso al rumore di un oggetto che cade con fracasso, rasentando la parete) Che cos'è? Cos'hai rotto?! - Niente! Romolo, spolverando un trofeo di ritratti degli «intimissimi» ne ha fatto cadere uno tra i più grandi: - Al diavolo! La principessa corre a raccogliere e a raddrizzare gli angoli del cartone ammaccato. È la fotografia di un vecchio bell'uomo in smocking, dalla faccia scarna, dal ghigno sinistro, coi baffoni grigi, appuntati e la guardatura un po' losca: - Oh, poveretto coccolo!... Quel mio caro De-Farentes, simpaticissimo, che s'è rotta la testa! IL MAGGIORDOMO (In piedi sul canapè, studiandosi di rimettere al posto il gentiluomo siciliano). Fosse rotta davvero! LA PRINCIPESSA (Attenta al maggiordomo, per paura che faccia cadere anche tutti gli altri ritratti). Piano... pianino... pianin! IL MAGGIORDOMO. Per la Casilda Maiser sarebbe un bel risparmio! LA PRINCIPESSA (con grande sussiego). Il tortissimo, per altro, della Casilda è quello di lamentarsi sempre col terzo e col quarto! Quando una donna può procurarsi l'usbergo di una persona seria, di proposito, anche se le costa qualche sacrifizio - benissimo spesi! - Il De-Farentes sarà quel che sarà, privatamente, ma come gentiluomo è sempre più che perfettissimo!... Sempre in guanti, pulito, profumato!... Anche la Casilda, in fine, che cosa potrebbe pretendere di più? Il campanello elettrico della portineria: - Driinn!! - Eccoli!... Romolo! Fa presto! Sultano, un gattone enorme, tutto bianco e con solo un'orecchia nera, esce dall'ombra, stirandosi, e salta sul canapè. Il campanello ricomincia: driinn!!... LA PRINCIPESSA (in orgasmo). Romolo! Romolo! Corri!... No! No! Un momento!... E le scarpe? Hai messo la livrea e non hai ancora le scarpe! E la cravatta? Driiinn!!... - Vengo! Vengo! (Al maggiordomo, in fretta, mentre si tira giù la sottana di damasco nero che ha rivoltata sotto la cintura e infila uno stretto figaro di velluto amaranto). Ti scongiuro! Fa presto! Che la gente ti veda sempre in tutto punto! (Precipitandosi nell'anticamera, mentre Sultano, che ha seguito in cucina il maggiordomo, salta sui fornelli, e alzando, allungando, ingrossando la coda, passa in rivista cocome e cazzarole) Vengo! Vengo! (Spalancando l'uscio). Apro io, per non far aspettare; ma anche il mio maggiordomo è subito prontissimo!... Buona sera! Complimenti!... Brrr! Presto, dentro, perchè spira un'arietta tremendissima che brucia la pelle! IL PRIMO DEI DUE SIGNORI che entrano: - Infatti, portiamo la neve! III. Il Cavalier Letizia e Carletto Brenta, detto il superuomo, entrano nella camera da letto della principessa, che serve anche da guardaroba per gli intimissimi. LA PRINCIPESSA (Aiutandoli a levarsi il paltò). E così?... Il ballo nuovo? Furoroni? LETIZIA. A me, è piaciuto moltissimo! CARLETTO BRENTA. E a me, niente affatto! LETIZIA. Si sa, io non sono un genio: io non ho talento! e me ne vanto! Ma il Manzotti, ha avuto un grande successo. - Successo di sartoria. - Tre ballabili bissati e tutti i quadri applauditissimi. - Contrastatissimi! Un insuccesso! In fatti una melensaggine banale, volgare, idiota!... Una noiosità pretenziosa e interminabile! - Diremo al Manzotti, un'altra volta, per divertire i... superuomini, di far ballare lo Zacconi con l'Ibsen, o con quell'altro... come si chiama?... Quello delle marionette? - Con l'Ibsen hai detto una sciocchezza: con il Maeterlinck hai dato, forse, un giudizio molto acuto. Ben inteso, senza saperlo, perchè in arte, come in critica, appartieni agli innocenti. Driiinnn!! (Una sonata lunga, più lunga e più forte delle altre). LA PRINCIPESSA. Vengo!... Eccomi!... Il contino e il mio ambasciatore! Capisco subitissimo alla scampanellata! (Passando dalla cucina, mentre si precipita nell'anticamera). Presto, Romolo!... Mi raccomando! (Dopo aperto l'uscio, con un grido di gioia). Eccoli! «il palpito del cor mi fa indovina!» Buona sera signor Marchese! Sono stata oggi al grande concertone delle nostre Dame Viennesi. Che splendori quella Waldhofstein!... Evviva... Giusto in punto anche il nostro Spinazzola!... Così la terna degli eletti è completissima! Avanti! Avanti, in camera mia e tutte le pelliccie sul mio talamo; al sicuro! Con tanta gente in continuo andirivieni, non si può mai garantire! - E così, dunque, il ballo nuovo?... Fiaschissimo? Il bel contino, allacciando con un braccio il vitone enorme della principessa, le solletica la pelle e l'amor proprio, sfiorandole la guancia coi baffettini biondi, ritinti e impomatati, mentre il galante ambasciatore, palpeggiandola per cortesia, esalta quelle sue abbondanze monumentali, ma non marmoree, con le solite espressioni del noto repertorio. Invece il banchiere non saluta, non guarda nemmeno la Strufelzkoy. Le butta sgarbatamente la pelliccia fra le braccia e passando dall'anticamera al salotto, continua a sfogarsi, non contro il decadimento dei grandi balli, famosi, della Scala, ma contro la decadenza delle ballerine. - I ballerinn, le ballerine!... Una specialità, un'istituzione, direi quasi, ambrosiana! Ma la ballerina d'una volta, la vera, adess, adesso, non c'è più! Sott'i todesch, sotto i tedeschi, allora, l'era propi tutta lee!... Sana, allegra, spiritosa affettuosa!... Una cara popolina di famiglia, senza malizia, senza inganno e senza cotone!! Ti prendeva per amante, così, sui duu pee - sui due piedi - detto fatto - e con la sola idea di divertirsi. E nessuna spesa, anzi, la ballerina d'una volta, rappresentava una vera economia. Un paio di stivaletti, al massimo, e dopo teatro una barbajada con un chifel al Caffè dell'Accademia. Ma invece adess, adesso?... Fatturata come il Champagne svizzero, secca, tisica, schizzinosa, e anche, magari, col fradell che fa il socialista o l'anarchic!... Piena di esigenze, di capricci, impastata di nervi, d'impostura e d'emicrania come ona miee, investe i suoi benefizî in tanta rendita e parla di azioni, di obbligazioni, di prestiti mej d'on agent de cambi! Driiinn!! Il nobile De-Farentes e l'ex maggiore Foscarini. Il grande gentiluomo siciliano scambia a bassa voce alcune parole con Romolo, che è corso a levargli il paltò, e con magnanimo sussiego gli ficca tra le labbra il mozzicone di un trabucos nazionale; l'ex maggiore, ancora con l'ulster dal largo bavero di coniglio, solleva la portiera e caccia nel salotto il cranio roseo, lucente, circondato da una fitta corolla di capelli bianchissimi: - Come mai?... Non ancora al giuoco? Poi la portiera ricade e l'ex maggiore scompare per ritornar quasi subito, stretto e impettito nel vecchio soprabito nero. - E così?... questo ballo nuovo?... Un orrore, ho sentito?... Ma tutti quei cretini della Commissione?... È ora di finirla, vivaddio! L'ex maggiore non mette mai piede alla Scala, per via delle cinque lire del biglietto - troppo caro! un orrore! - e in odio a Wagner, una delle solite gonfiature dei milanesi. Ma è tra i più arrabbiati demolitori di ogni spettacolo, perchè la Scala disturba le sue abitudini, lo obbliga ad annoiarsi solo solo al caffè, sin dopo la mezzanotte, e fa cominciare il giuoco troppo tardi. Driiinn!! Driinn!! Driinn!! Le scampanellate si seguono una dopo l'altra e, in breve, tutti gli «intimissimi» affollano il salotto. Il De-Farentes entra con gli ultimi arrivati discutendo a proposito di Zola e di Dreyfus e mentre si dichiara antidreyfusista per l'onore della Francia e dell'esercito, prova se la ruota è in bilico e se gira regolarmente. Ad un tratto, imprimendole un moto velocissimo esclama con un tremito nella voce forte, imperiosa: - Messieurs faites le jeu!... Messieurs! I più vicini alla roulette cominciano a puntare: gli altri si alzano e guardano il giuoco. L'EX MAGGIORE (correndo a mettersi accanto al De-Farentes). Un momento!... Un momento! Il nostro solito franchetto!... E sempre sul rosso! Fedele al rosso! L'ambasciatore, il contino, il banchiere si alzano gli ultimi, dopo aver chiamato la principessa e ordinata la cena. Si avvicinano pure alla roulette, disponendosi a giocare, ma lentamente, fermandosi ancora su due piedi a criticare la debolezza del Governo, le incertezze della Giunta, e ormai disperando dell'uno e dell'altra. LA VOCE DI UN GIOCATORE: Ventisei! UN'ALTRA VOCE: En plein! L'EX MAGGIORE: (con un grido di giubilo). Rosso! Gran bel colore il rosso! Lascio le due lirette sempre sul rosso. L'AMBASCIATORE (Rivolgendosi piano al contino, dopo aver puntato cento lire sul «dispari»). Ma... quell'ex maggiore? Che roba è? IL CONTINO (con un sorriso enigmatico, mostrando i bei denti fini) Chi lo sa? Nel nostro esercito, pare, non c'è mai stato. Ho parlato con molti ufficiali: nessuno lo conosce. L'AMBASCIATORE (irritatissimo). E allora?... Come mai si fa chiamare maggiore?... Ex maggiore? Maggiore di che? IL BANCHIERE (per calmarlo). Delle guardie notturne della principessa. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500