fiutando Prospero per accertarsi che sia sempre ben lui l'uomo che siede a cassetta presso il cocchiere; poi di nuovo, di qua e di là, spingendosi molto all'infuori dello sportello, quando sulla strada passa qualche mucca o qualche pecora, balzando fin sul mantice del landò quando la vettura s'incontra in un qualche cagnaccio ringhioso che le corre dietro latrando. L'onorevole Parvis sorride a Teo, sorride a quella gioia quasi bambinesca e involontariamente apre l'animo alla stessa allegrezza, si sente preso dallo stesso ingenuo benessere. A mano a mano che la strada sale e l'aria si fa più pura ed elastica, e dalla foresta, che si stende verde e cupa a ridosso della montagna, esalano più forti i profumi delle resine sotto il sole, anche i pensieri dell'ex-ministro sembrano sollevarsi, farsi più tenui, più languidi. Quei buoni aromi del monte gli penetrano nel cervello, come un blando narcotico, e lo inducono a una lieve sonnolenza cullata dal moto della carrozza, che i cavalli oramai trascinano al passo, su per l'erta, sostando tratto tratto, per riprender fiato. E di quelle fermate, Gerardo Parvis non si indispettisce; tutt'altro! Per la prima volta, dopo tanto tempo, non ha nessuna fretta di arrivare: non ha più nulla che lo stimoli, che lo urga a fare o a dire: non aspetta nessuno, non si prepara a parlare con nessuno, comincia a non pensare più a niente, o quasi! - Che silenzio!... Che delizia! Poi quell'odor forte della resina che lacrima attraverso la scorza bruna degli abeti, gli richiama la fragranza dell'incenso, che fanciullo aspirava con avidità, nella lunga noia delle cerimonie religiose, al suo paese, nella cappella della ampia e melanconica villa paterna. - Quanto tempo è passato! Quante cose, quanti dolori, quanti amici, quanti nemici! Ma è inutile. Anche il cumulo delle memorie non vale a rattristarlo sotto quel bel sole, in mezzo a quel verde, a quel silenzio, a quella solitudine! Il silenzio! La solitudine! Che ristoro, che carezza, che pace, che vita nuova! Non par vero che lui, proprio lui, è lì, su quella strada, solo con Prospero, con Teo, col vetturale e non è obbligato nè ad ascoltare, nè a dire, nè a pensare niente, proprio niente, più niente! I soli rumori che ode sono anch'essi discreti, diversi dai rumori soliti: il passo dei cavalli, ogni tanto la musica argentina delle sonagliere scosse, od un sommesso squittire di Teo, che sembra matto di gioia e di piacere, od il ronzìo di un moscone che batte contro il cuoio del mantice e se ne va, o il fruscio d'ali d'uno scarabeo che fende l'aria luminosa con un barbaglio d'oro e scompare... Più niente, più nessuno!... Riposo, riposo e pace; la pace profonda, immensa che ha sospirato tante volte, con una nostalgia da studente e da innamorato, in mezzo ai fastidi, alle cure, ai disinganni, alle ire represse, alle ipocrisie forzate della sua vita occupata, preoccupata, eccitata, tutta per gli altri... Come si sente bene, anche di nervi e di stomaco!... Non prova neppure più il bisogno di accendere sigarette, una dopo l'altra, come poche ore innanzi, in treno... Forse è una illusione, ma gli sembra già di avere appetito... Appetito, di quello buono, che fa pensare all'odore del pan fresco e del formaggio, non già quel languore, quegli stiramenti del ventricolo, a bocca amara, che lo avvisavano di aver lasciata passare l'ora del pranzo o della colazione, per sbrigare tutto quello che a sbrigare non si arriva mai!... Più niente! Più nessuno! La strada sale continuamente e i villaggi, i casolari, giù nelle vallate ridenti, si fanno sempre più piccoli. Come si fanno piccine anche le impressioni, le cose, le battaglie che fino alla vigilia ingombravano la sua mente, agitavano la sua vita! Come appare meschina e perfida la grande politica di Stato, di fronte a quel cielo così vasto e così puro! Ed anche la sua missione di salvatore della patria e della umanità, quella persuasione intima, inavvertita di essere indispensabile al bene degli altri, non è una fisima, una vanità? Il Parvis comincia a dubitarne, vedendo come tutto intorno fiorisca e gioisca la vita, in un distacco assoluto, in una perfetta ignoranza di tutto quanto si agita e si trascina al basso, nei grandi centri del cosidetto mondo civile... Anche gli uomini - quei pochi uomini che appaiono a rari intervalli sulla via e che la carrozza si lascia dietro - gli sembrano uomini di un'altra razza: più fieri e più onesti nei loro poveri panni, di tutti i suoi colleghi e clienti e adulatori e denigratori di Roma e di Milano, in frak e cravatta bianca... Quasi quasi gli spiace di arrivare anche all'Abetone... Vorrebbe passare la sua vacanza, tutta intera, in quel bel deserto verde, fatto di frescura e di silenzio. All'Abetone, fra la folla elegante, sempre a caccia del più piccolo incidente atto a rompere la monotonia della vita, la venuta dell'ex-Eccellenza delle cui dimissioni avevano tanto parlato i giornali, fu un avvenimento vero, importante. Era stato consultato l'orario e fatti i calcoli. Si sapeva che l'onorevole Parvis sarebbe arrivato in landò a due cavalli e che quei due cavalli impiegavano nella salita tre ore e mezzo. L'onorevole Parvis doveva dunque giungere all'Abetone verso le dieci. E verso le dieci, la larga strada fiancheggiata ai due lati, dalla locanda e dalla Succursale, formicolava di villeggianti incuriositi. Quando, sullo stradone, allo svolto ove finiva il bosco d'abeti, spuntò la carrozza, vi fu un mormorìo. - È venuto col Narducci! Il Narducci era il più bravo vetturale, quello che aveva il più bel landò e i migliori cavalli, dell'Abetone e di tutto Boscolungo. Poi, quando il landò fu vicino alla locanda, chi attirò l'attenzione generale fu Teo, sempre appoggiato colle zampe allo sportello, Teo che guardava a sua volta e fiutava curiosamente quei signori e quelle signore. Al Parvis la vista di quella folla, il «bel mondo» di Firenze, di Napoli, di Palermo, riunita dalla indiscrezione e dalla smania del pettegolezzo intorno alla sua carrozza, dà un senso di uggia invincibile. Addio buon umore, addio serenità di spirito, addio godimento ingenuo e profondo della campagna, della montagna! Egli ha sperato invano in un altro paese; il paese è sempre quello! L'uomo, come la formica, s'illude inutilmente di trovare la solitudine: gira e rigira, quando meno se lo crede, si trova di nuovo in mezzo al formicaio. - Piccolo caaro! L'albergatore accorre, tutto ossequioso, apre lo sportello della carrozza e il Parvis sta per scendere, quando lo scuote il «piccolo caaro» pronunciato con voce tenera e armoniosa, il languore del doppio a, strascicato. Mette piede a terra e si volge. È uno splendore di ragazza, tutta vestita di bianco, ritta in mezzo ad un gruppo di altre signorine, ma di tutte più alta, più bella, più viva. Sotto l'enorme cappellone di trine e di nastri rosa, le si avvolge confusamente la massa ondulata dei capelli neri, e luccicano gli occhi pure neri, nerissimi, di un nero lucente: di fuoco. - Bella creatura! Per l'onorevole Parvis la «bella creatura» ha anche il merito di non occuparsi di lui, ma di Teo, e Teo, riconoscente, appena balzato di carrozza, le fa festa intorno, poi subito segue il padrone, fiutando di qua e di là, fiutando lungo le scale, nella camera, intorno ai bauli, alle valigie, sotto il letto, come per una prima ricognizione ed una presa di possesso dei luoghi e delle cose. Le camere sono al primo piano, le finestre sono aperte e dalla strada sale un brusìo di voci fresche ed allegre, e fra tutte, più fresca, più allegra, come una risata, la voce già nota del «piccolo caaro». Il Parvis vuol restare solo e Teo deve andarsene con Prospero. Ma quando il padrone ha finito la sua toletta, prima ancora che richiami Prospero, ecco Teo, - il quale ha già imparato la strada, - precipitarsi contro l'uscio ed entrare nella camera come una bomba: Prospero, lo segue, con la faccia soddisfatta. - Teo ha già fatte amicizie! - C'è qualche altro cane, all'Hôtel? - No, no! Amicizia... con una bella signorina! E Prospero accarezza la bestiola, come approvando il suo buon gusto nella scelta. Il Parvis non dubita neppure chi sia la bella signorina. Rivede la figura bianca, gli occhioni neri sotto il grande cappellone rosa, e di nuovo sente la melodia, l'incanto del doppio a, di quel caaro... - Ha fatto amicizia, povero Teo! Mentre Prospero continua ad accarezzare il fido amico, Gerardo si avvede che anche sul viso di limone del vecchio servitore, quella apparizione di donna giovane e fiorente ha gettato come un raggio di calore e di luce. - Piccolo caaro! III. Gerardo Parvis era un polemista ed un oratore violento e, certe volte, persino aggressivo. Sul terreno, in quegli anni in cui i duelli erano ancora di moda, era stato un avversario pronto e assai temibile; tuttavia nel suo carattere c'era un fondo di timidezza che pure nelle lotte della tribuna parlamentare e nelle vicende rumorose della vita pubblica non era ancora riuscito a vincere interamente. Anzi, questa sua timidezza, non scemava punto, ma, al contrario, si faceva più viva, a grado a grado che aumentavano la sua fama e la popolarità del suo nome. Al primo presentarsi in un teatro o in una sala o in qualunque altro luogo, in mezzo alla gente, egli rimaneva un istante confuso, impacciato da tutti gli sguardi curiosi che gli si fissavano addosso. Egli doveva sempre fare uno sforzo per vincersi, per mostrarsi sicuro e disinvolto; ma questo sforzo non sempre gli riusciva e allora il Parvis nascondeva la propria timidezza sotto una apparenza seria, quasi dura, pronunciando poche parole tronche e imperiose. Quel primo giorno, in montagna, entrando per far colazione nella grande sala, lunga, bassa e così affollata e rumorosa della locanda, egli si sentì ancor più viva e più fastidiosa l'impressione di debolezza che lo turbava e lo impacciava. Le due lunghe tavole erano piene. Non un posto vuoto. Subito al suo presentarsi, era cessato per un istante il cicalìo e il risonare delle posate e dei cristalli; tutti gli sguardi si erano alzati e fermati sopra l'onorevole Parvis. «Per un ex-ministro era ancora giovane! E molto elegante!... Aveva un aspetto simpatico!... - Doveva avere del talento! - Certo, per arrivare, sia pure soltanto alle «Poste e Telegrafi», di talento ce ne vuole! Lo fissavano con ostinata curiosità anche gli occhi neri, nerissimi, della bella signorina del grande cappellone tutto bianco e tutto rosa. Gerardo, aveva veduta l'amica di Teo, prima di guardarla; anzi, più che averla vista, l'aveva sentita. - Che combinazione! Era lì, proprio lì, dinanzi, in faccia al suo tavolino! Per restar solo, per non conoscere nessuno, l'onorevole aveva ordinato per sè un tavolino a parte, e glielo avevano tenuto e preparato proprio in faccia all'amica di Teo! Il primo cameriere, in atto di grande deferenza, aspettava i suoi ordini, porgendogli la lista del giorno. Gerardo la guardò un momento. - Devo ordinare, invece, per sua Eccellenza, una costoletta alla milanese con patate soufflées? Oppure un buon chateaubriand au beurre d'anchois? - Come volete. Quello che c'è. Purchè si faccia presto! - E vino, Eccellenza? - Niente Eccellenza e niente vino! Soda e cognac. Gerardo ha fra le mani la Tribuna, e mentre aspetta che gli portino la colazione comincia a scorrerla lanciando occhiate in giro, senza parere. Varie di quelle facce non gli riuscivano del tutto nuove. - Quanta fatica dovrò fare per impedire le conoscenze, i riconoscimenti e i complimenti! Nella sala erano ricominciate le conversazioni e a mano a mano diventavano più animate e rumorose. Le pronunzie delle varie regioni spiccavano più nettamente fra quel brusìo festevole e cerimonioso. L'accento piemontese rispondeva al toscano, il napoletano e il siciliano al milanese, e la parlata veneta rumorosa alla romana aggraziata e melodica. Ma ben chiara, scolpita, fra quelle mille voci diverse e stonate, giungeva al suo orecchio la voce fresca di quella tal signorina - l'amica di Teo. - Piccolo caaro! Parlava benissimo; senza tradire nessun dialetto. Doveva essere dell'alta Italia... milanese no. L'avrebbe veduta qualche volta a Milano. - Signorina? - Perchè signorina?... - Che cosa ne sapeva Prospero? - Poteva essere benissimo anche una signora. Gerardo, colla scusa di voltare la pagina della Tribuna, lanciò un'altra occhiata. - Signorina! È ancora signorina...: Pure, per essere una signorina, è molto disinvolta! Troppo disinvolta! Seduta in mezzo a due giovanotti, che sembravano piuttosto due giovinetti, col viso sbarbato e smorto, rimpicciolito dall'abbondante e folta capigliatura, ella parlava molto, rideva molto, si moveva molto. - Signorina, sì; ma già un po' civetta! Ecco il cameriere col chateaubriand, l'onorevole ripone la Tribuna, e intanto guarda ancora il cappellone rosa e i due vicini. Dalle giacche bigie, larghissime, spuntavano i colli impiccati negli alti solini rigidi. - Che caricature... Con la marca autentica dell'imbecillità fatua e pretenziosa! - Pure, bisogna essere così per piacere alle donne! E al Parvis, sfugge un sospiro. È forse il rammarico di essere diverso! - Com'è più viva e radiosa lei, di quei due lì, Pareva un caldo fiore dell'Oriente, un sole di luce, in mezzo a due candele spente! - Eh! Se io fossi ancora giovane! Mah!... Potrò diventare presidente del Consiglio, ma giovane non lo ritorno più, pur troppo! E l'onorevole, per la prima volta, sospira alla bella gioventù sparita, sparita per sempre, senza che egli nemmeno se ne sia accorto! All'Abetone, le noie della celebrità furono, per fortuna, di breve durata. Quel giorno stesso all'ora di pranzo, la sua entrata nella sala non fece più voltar la testa a nessuno. Come mai?... La bella amica di Teo è partita? Così pensa Gerardo mettendosi a sedere, ma poi la vede al suo posto, fra i due soliti cavalierini rigidi, impettiti e angolosi, come due cavallette nell'abito di sera. - C'è! C'è! Ma non c'è più il cappellone!... Peccato! Nessuna signora aveva il cappello. Gli uomini in smoking o in frak, le signore in toilette; non c'era più nella sala l'allegria espansiva della mattina; correva invece per le due lunghe tavolate un'aria compassata di grande sussiego e di musoneria. - Peccato! Stava così bene con quel grande cappello alla moschettiera! Mentre l'onorevole pensa al cappellone, il signor Vincenzo - il primo cameriere, - aspetta i suoi ordini. - Date anche a me il pranzo del giorno!... Il solito della pensione. L'inchino del signor Vincenzo si fa, involontariamente meno profondo. Tante raccomandazioni e tanto strepito per un ministro... che non ordina nemmeno un extra e beve la soda! Bel ministro e bel Governo «da carovana!» Il Parvis si accorge d'essere un po' in ribasso nella considerazione del signor Vincenzo e nota pure di non destare più nessuna curiosità nell'amica di Teo, la quale mangia di buon appetito e come alla mattina parla, ride, scherza... ma senza occuparsi affatto di Sua Eccellenza! - Ha un tipo espressivo; tuttavia dev'essere una ragazza inconcludente! Come può divertirsi tanto ai discorsi di que' due scimuniti?... - Perchè sono due scimuniti!... Positivo!... - Senza cappello ci perde moltissimo! È molto meno bella; non sembra più lei! - Desidera senape inglese, o worcester sauce! - domanda il signor Vincenzo passandogli vicino. - Datemi il Secolo e il Corriere della Sera. E fra un boccone e l'altro comincia a leggere i due giornali. Dio, la politica!... Sembra una cosa tanto grande e non è che un pettegolezzo così piccolo! - Baruffe chiozzotte! - Invidie e gelosie, ambizione e volgarità! È l'interesse proprio, colla scusa di fare quello degli altri. L'amica di Teo aveva però una voce ben singolare! Che voce strana! Non era forte, eppure come la si sentiva bene, anche da lontano! Che bella voce, calda, penetrante! - Una bella voce è una gran bella cosa! Deve avere anche dello spirito, la signorina. Quelle due mummiette vive sono condotte per il naso - si vede - che è un piacere! - Come ride di gusto e come ride bene! - Sfido io a non rider bene con quei denti! Che bianchezza! È una bocca abbagliante! - I bei denti sono una gran bella cosa! - Che età potrà avere? Non deve essere più giovanissima!... L'onorevole Parvis l'osserva, questa volta con coraggio, attentamente. La giovinezza trionfava in lei, in tutto il suo pieno rigoglio: ogni linea, ogni contorno era vivente e fiorente, mentre il volume enorme e capriccioso dei capelli nerissimi sembrava dare alla sua carnagione un brunito di sodezza e di forza. - E pensare che con tante belle ragazze e con tante belle donne che ci sono al mondo, io ho speso le ore migliori della mia vita con Saracco... e con Zanardelli! - Al diavolo il Governo e la politica, la Camera e il Senato! - E sua madre? - Ci sarà la mamma, certo. - Dov'è? - La vecchia gialla che le sta di faccia? - No! No!... Non le somiglia affatto! Più che altro, ha l'aria di essere un'istitutrice. - Ad ogni modo, madre o istitutrice, perchè non le sta accanto? Una ragazza seduta in mezzo a due giovanotti, che le fanno la corte... Come sono cambiati i costumi e gli usi del mondo! A' miei tempi... Ma a questo punto, mentre l'onorevole Parvis, occupato da così gravi pensieri, si serve distrattamente dell'arrosto e dell'insalata, è richiamato d'improvviso alle piccole realtà della vita e dell'Abetone da una gravissima disobbedienza commessa da Teo. ... Com'è stufo il povero Teo di passeggiare su e giù dinanzi alla locanda, legato e tenuto al guinzaglio dal vecchio Prospero! Ogni tanto dà una grande strappata e tenta di mordere il laccio. Peggio ancora quando passa vicino al portone dell'albergo: si ferma, puntando le quattro zampe, s'allunga prodigiosamente. Ma non c'è verso! - Prospero continua passo passo, trascinandoselo dietro inesorabile e muto come il destino. Teo si arrabbia, brontola riottoso, ma intanto medita il colpo, e sta attento. Un po' innanzi, passato l'albergo, la valle si apre spaziosa e libera, tutta verde di abeti; e in fondo alta, nuda, rocciosa la vetta del monte Cimone prende, in quell'ora del crepuscolo estivo e dopo l'ultima doratura infocata del sole, una tinta arancia, poi violacea, poi quasi rosea, in sullo sfondo, limpido e terso, del cielo azzurrino. La giornata non era stata mai tanto bella, nè il tramonto tanto maraviglioso. Prospero contempla a bocca aperta, e Teo, che lo vede in estasi, non perde l'occasione: una terribile strappata e via come una saetta! Infila la porta dell'albergo, infila l'uscio della sala da pranzo e sempre a tutta carriera e sempre tirandosi dietro il guinzaglio passa sotto le tavole, fra le gambe della gente, fra le sottane delle signore, fiutando, annusando, frugando di qua e di là, in cerca del padrone di cui sente l'odore, ma non trova ancora la traccia. Il monotono sussiego della table d'hôte è rotto come per incanto: due vecchie inglesi - detestate alla lor volta dai villeggianti, per l'odio che portano alla sigaretta - si alzano spaventate e inorridite, sbattendo i tovaglioli per difendersi. Teo, credendo l'atto uno scherzo e un incitamento, corre loro addosso saltando e abbaiando. Tutti ridono e molti gridano per far del chiasso. - Teo! Qui! Teo!... - Piccolo caaro! - esclama l'amica, colla sua voce più languida e più tenera e con un accento di ammirazione e di protezione. - Caaro! Caaro! Piccolo caaro! - Teo! Teo! - L'onorevole è furioso. Quel piccolo caaro gli rimescola il sangue più dell'ira ridicola delle due vecchie inglesi. - Teo! Qui! Subito! Teo comprende al tono che non è il momento di scherzare. Prima si rimpiatta sotto la tavola, poi esce fuori quatto quatto, tutto basso, tutto lungo, tutto storto, la coda fra le gambe e sbirciando il padrone. Gerardo afferra il guinzaglio e di colpo, sollevandolo mezzo da terra, lancia il povero Teo fra le gambe di Prospero che aspettava timoroso sull'uscio e che a sua volta acchiappa il cane e scompare. - Povero piiccolo... Che cattiveria! L'onorevole sente appena queste parole volare nell'aria, sente il lamento, il rimprovero che gli è diretto e torna a sedere al suo tavolino con una faccia così seria e torva, come se non si trovasse dinanzi ai quarti di un pollo arrosto, ma di fronte ad una schiera di ostruzionisti! Passata la collera, gli resta in corpo la stizza. Va presto su, nella sua stanza per dormire. Lo ha preso la stanchezza delle due notti passate in ferrovia e più ancora dell'aria diversa della montagna. Ma prima di coricarsi, dà una lavata di testa sonora, al povero Prospero, che lascia passare la burrasca senza fiatare e questa volta senza metter muso, perchè riconosce il proprio torto. - Dov'è quella bestiaccia maledetta? - Lì. Prospero indica una poltrona in fondo alla camera sulla quale c'è una coperta e sulla coperta Teo, raggomitolato, ma che è stato attento, senza parere, a tutta la grande sfuriata. - Se lo fai un'altra volta! Se vieni in sala un'altra volta, stai fresco! - E Gerardo, che ormai s'è sfogato, alza ancora la mano, ma nell'atto, più che una minaccia, c'è adesso un invito... Teo non si muove: gli occhi bassi, socchiusi, guardano da un'altra parte; invece di Prospero è lui, questa volta, che tiene il muso al padrone. - Bravo Teo! Hai più fierezza e più carattere di molti miei colleghi! Gerardo, ridendo, si avvicina al povero Teo per accarezzarlo e far la pace, ma a un tratto si ferma sospeso e sorpreso... Dalla sala terrena della Succursale di faccia - la sala dell'albergo riservata al ballo, alla musica e alla conversazione - dopo i primi accordi incerti del pianoforte, si è levata e sale nell'aria una bella voce di soprano, limpida e squillante, un canto largo e pieno che riempie tutta la strada e tutta la valle. È una romanza del Massenet che ripete ad ogni ritornello in tutti i toni, con tutte le cadenze, e con l'estasi più appassionata le parole: Je t'adoore!... - È la signorina! - borbotta Prospero vedendo il padrone come incantato. - Quale signorina? - Quella del Teo! Non c'era dubbio: i due oo del t'adoore, avevano la stessa intonazione dei due aa del «piccolo caaro!» - È una signorina di famiglia molto nobile; ma vuol darsi al teatro lo stesso, perchè non ha più nè padre, nè madre e ha pochi soldi. - Come lo sai?... Chi te l'ha detto? - La signora Clotilde. - E chi è questa signora Clotilde? - La cameriera della signorina. Siamo vicini di tavola. - La signorina è 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500