- Oh! oh! Che furia!... Mi hai graffiato... a sangue! - Assolutamente no! Sia detto una volta per sempre! - Oh! oh! - ripete Ottavio continuando a succhiarsi il dito. Lancia ancora qualche frizzo a mezza voce... finalmente allungandosi e appoggiando la testa sulla poltrona, non dice più una parola. Don Ottavio non ha paura di nessuno, ma di sua moglie, qualche volta, quando va molto in collera... sì! Eppure, quella sera, in quel momento, egli non è soltanto intimidito: dinanzi alla rivolta di Rosana prova un senso di sollievo, di benessere, un moto vivissimo di contentezza e di tenerezza. Egli, in fatti, pensa così: - Mia moglie si è arrabbiata; è fiera con me, più del solito: ciò vuol dire che con Lelio... non c'è niente di nuovo! - Povero Lelio! - Don Ottavio, lo guarda fra le palpebre socchiuse: - Eh! eh! il tuo naso con la mia Rosana, deve diventar più lungo di quello di Cyrano! - Intanto, stirandosi e adagiandosi più comodamente continua a pensare: - La mia Rosana! - Quanto tempo che non l'ho più abbracciata, che non le ho più susurrato all'orecchio queste semplici parole «la mia Rosana» che la fanno tremare e diventar più bianca... ancora più bianca, più pallida e più bella! Non le dico più «La mia Rosana cara» soltanto perchè le fa piacere. Niente di ciò che le fa piacere! Invece... tutto ciò che le fa dispetto! Sono geloso, non voglio mostrarmi geloso e mi vendico a furia di dispetti! Com'è bella anche in collera! E dire che se io voglio, quando voglio, una parola sola, e si getta fra le mie braccia sempre più innamorata, appassionata, cara... Io le dico «cara» e i suoi occhi si riempiono di lacrime e perdonano. È una sensitiva innamorata. E anche io sono innamorato... Sono geloso e soffro... perchè... perchè... vorrei essere solo persino a guardarla! Dirle «cara... perdono» e portarmela via! Portarla via a Lelio, portarla via a tutti! .... Donna Rosana rimane immobile e muta con le ciglia aggrottate: la ferita è stata troppo profonda! E in faccia a Lelio? Proprio quella sera, proprio in quel momento! - Basta, adesso basta! - Ha sempre perdonato a suo marito finchè è stato cattivo e ineducato, ma da solo a sola, con lei! Adesso basta! Poteva farla piangere, farla soffrire, ma renderla ridicola no; ridicola anche in faccia agli altri, in faccia a Lelio, no! Senza muoversi, senza voltarsi, senza guardarlo, ella sente sopra di sè gli occhi umidi, amorosamente devoti del povero innamorato e soffre atrocemente nel suo cuore e nel suo orgoglio. - Basta, adesso basta! Stupido e villano! Ma Lelio, Lelio? Che cosa penserà di me? Chi sa come deve soffrire vedendomi trattata in questo modo; messa in ridicolo in questo modo! Lui che mi ama, che parte, che mi sacrifica tutta la sua vita! Ma che cosa penserà di me?... Crederà che abbia voluto mentire con lui e che l'abbia fatto per vanità?... Chi sa che cosa penserà di me!... Lelio adesso non mi crederà più! Ha diritto di non credermi più! Mi giudicherà bugiarda e ridicola... ridicola!... A questo punto, trasalendo, si volta verso suo marito: dal cantuccio buio del caminetto, ha sentito un sibilo, un fischietto, che a mano a mano diventa il concertino sempre più rumoroso di una piccola orchestra: suo marito russa. - Che ne dite?... Lelio? - Rosana ha il viso contraffatto da un sorriso amaro, sardonico. Lelio rimane serissimo. Le rivolge uno sguardo appassionato, ma più che mai rispettoso e devoto. Si mostra addolorato per Ottavio e cerca di scusarlo: - Les escargots!... Povero Ottavio! Quattro dozzine! - Si alza, si avvicina in punta di piedi a donna Rosana e inchinandosi con la testa bassa mestamente, fa per salutarla, e prender commiato. - Addio! Addio! E adesso che voi non potete più fingere con me per eroismo, per... virtù sublime, adesso con tutto il mio cuore vi auguro ancora di poter essere felice, ma veramente felice! Il dardo è tratto: Rosana ne riceve la punta in mezzo al cuore. Che cosa fare? Non vuole, non può lasciarlo partire così, per la Cina! Senza quasi salutarlo! Senza giustificarsi! impossibile! - Andate subito a casa vostra, o andate al Club?... Dove andate? - Passerò un momento al Club. Debbo combinare con Pippo Sardis e con Castelsillia, per... domani. - Vi accompagno io, con la carrozza. Devo passar di lì, andando da mia zia. Aspettatemi: in un attimo sono pronta! Così dicendo, ella se ne va, tirando la portiera, sbattendo l'uscio senza alcun riguardo: ma Ottavio non si sveglia; cessa appena un momento dal russare, poi l'orchestrina ricomincia l'andante misurato, con tutti i vari strumenti. Lelio, giubilante, non può più contenersi! Quando Rosana si è allontanata, si pone diritto dinanzi al povero marito, e con un'espressione di comica severità, alzando e scotendo la mano in segno di rimprovero e di minaccia, ripete sottovoce quell'aria fastidiosa dell'Ideale, che gli ronza ancora nelle orecchie, ma cambiandone le parole: Les escargots, les escargots, mio caro! Ad un tratto sente un profumo delizioso; si volta: donna Rosana, alta, sottile, vaporosa, tien sollevata la portiera: il suo viso non è stato mai così pallido; i suoi occhi mai così neri. - Andiamo? - mormora appena, sottovoce. Lelio s'inchina senza parlare, e passo passo attraversa tutte le sale seguendo l'ombra bianca e avvolto dall'onda profumata. Don Ottavio non si sveglia; continua a fischiettare e a russare: Fabrizio ha ricevuto l'ordine dalla padrona, di lasciarlo dormire. - Che cos'hai, stasera?... Non ti senti bene - domanda più tardi la zia a donna Rosana. - Non è nulla. Un po' di emicrania; passerà! Ma l'emicrania ha durato un pezzo, e donna Rosana ha proprio cominciato quella sera a soffrire, ad essere infelice e a piangere tutte le lacrime che sgorgano calde come il sangue da una ferita, da quella ferita atroce dell'anima che cambia la vita in dolore e che non si rimargina più! Lelio, in carrozza, l'ha baciata sugli occhi, sulla bocca e le ha detto che non sarebbe più partito, che ormai non voleva partir più! ... Che cosa fare? Che cosa doveva fare? Ella si sente molto, profondamente scontenta e infelice... Ma che cosa può fare?... Che cosa doveva fare?... Anche Lelio è tanto infelice e infelice per lei, per cagion sua! Invece il conte Lelio di Vigodarzo, appena giunto al Club, offre lo Champagne agli amici e discutendo sulla virtù delle donne dichiara, col fondamento della propria esperienza, e fra le più matte risate, che tutte le donne sono conquistabili: per quelle facili, basta saper ridere; per le difficili, - per le virtuose, - basta saper piangere! A rovescio!... COMMEDIA DI UN ATTO PERSONAGGI. DONNA FULVIA - IL CONTE ANDREA - UN VECCHIO SERVITORE. La scena rappresenta un salotto ricco, elegantissimo, da giovane scapolo: il salotto precede la camera da letto: l'uscio dal salotto alla camera da letto, è a sinistra dello spettatore e rimane socchiuso: si vedrà, in iscorcio, il cortinaggio del letto. La comune è a destra. In un angolo del salotto, un tavolino con servizio di liquori e con teiera, tazze, zuccheriera. Sopra una mensola un grosso involto di pasticcini e un cartoccio di fiori freschi. SCENA I. Il Conte ANDREA, poi il VECCHIO SERVITORE. - Andrea entra dalla comune e chiude l'uscio in fretta, per non essere osservato dalla gente sulle scale. ANDREA (Dà un'occhiata in giro e fa un atto di sorpresa e di collera, vedendo i due involti: chiama a mezza voce, con rabbia) Francesco! (Più forte, ma sempre a mezza voce) Francesco! SCENA II. ANDREA e il VECCHIO SERVITORE. SERVITORE (Si affaccia sull'uscio della camera da letto). Ho subito finito, signor Conte! ANDREA. Finito o non finito, via! SERVITORE (Per iscusarsi). È ancora presto! ANDREA. Tutto doveva essere pronto per le quattro! E non dovevo più trovarvi qui! SERVITORE (Prende l'involto dei fiori per metterli a posto). Non sono ancora le quattro! ANDREA (strappandogli i fiori di mano, cacciandogli il cappello in testa). Via! Fuori! E una volta per sempre, ricordatevi... SERVITORE. Sissignore! ANDREA. Voglio essere obbedito quando do un ordine! Dovete essere preciso quando fisso un'ora! (Spinge fuori il servitore dalla comune e chiude l'uscio). SCENA III. ANDREA solo, poi donna FULVIA. ANDREA (Va alla finestra, guardando dietro al servitore). Allunga il passo, tartaruga! (Dopo un momento) Se n'è andato! Meno male! Anche per oggi non l'ha incontrata! (Sempre col cappello in testa, il bavero alzato, il bastone sotto il braccio, leva i pasticcini dall'involto e li mette sopra un vassoio; prende i fiori e li mette nei vasi di cristallo). La prossima volta, se Fulvia mi dice di venire alle quattro, farò che sia pronto per le tre! (Si ferma, con un vaso di fiori in mano, tendendo l'orecchio). Francesco aveva ragione, le quattro sonano adesso! (Si leva in fretta il cappello, il paltò, che porta nella camera da letto; poi dinanzi allo specchio della camera da letto, col pettine e la spazzola si accomoda i capelli e si arriccia i baffi: in fine, con lo spruzzatore dell'acqua odorosa, si asperge i capelli e i baffi. Torna a mettersi in ascolto vicino alla comune aspettando: ad un tratto il suo viso attento, ansioso, si rischiara; ha un lampo di gioia: spalanca l'uscio, che richiude subito dietro a Fulvia, la quale entra rapidamente, di colpo). SCENA IV. Il Conte ANDREA e Donna FULVIA. ANDREA (con grande passione, per abbracciarla). Finalmente! FULVIA (Respingendolo; agitatissima). Mi lasci stare! Per amor di Dio, mi lasci stare! ANDREA (Insiste per abbracciarla, non molto sorpreso, perchè si comincia sempre così, con una piccola scena). Un altro spavento?... Anche oggi un incontro noioso? FULVIA (Sempre respingendolo e con più forza). Ma no! Ma no! Ho detto di no! ANDREA. Bambina! Cara! FULVIA. Sono nervosa! Sono nervosissima! ANDREA. Ti levo soltanto il cappellino, i guanti. Siedi qui, vicino a me! FULVIA. Impossibile! Devo tornar via, subito! Ho fatto una corsa, - che corsa! - perchè lei non restasse qui tutto il giorno ad aspettarmi! ANDREA (Vivamente). Non aver sempre tante paure! FULVIA. Paura!... Adesso no, più! Vorrei che mi vedesse tutto il mondo! Anche Alberto! Anzi il mio signor marito più di tutti! (Affettuosamente) Lei mi vuol bene? Mi vuol proprio bene? ANDREA. Ti amo! Ti adoro! FULVIA. Allora... mi sia amico! Ho tanto, tanto bisogno di un amico per potermi sfogare! (Con le lacrime agli occhi). Senta come ho le mani gelate! ANDREA. È vero! (Le bacia le mani e le stropiccia in fretta). Ti preparo una buona tazza di tè, caldo caldo! FULVIA. Dio mio! Ho già detto che devo tornar a casa, subito! ANDREA. Perchè? FULVIA. Alberto mi aspetta. ANDREA (inquieto). Ti ha fatto qualche osservazione sul conto mio? FULVIA (Scoppiando in una risata piena di amarezza e di ironia). Mi ha fatto - sicuro! - quello che non avrei proprio mai creduto! ANDREA. E sa che io?.. FULVIA. Ma non c'entra lei! Pensa tanto a lei... e a me, quello là! (Con impeto e con la voce sorda) Sono quattro mesi! Più di quattro mesi, che mio marito mi tradisce! ANDREA (non osservato da Fulvia, si rasserena e tira il fiato). Ah!... FULVIA. Lui! Proprio lui! Alberto! Il grand'uomo, l'uomo d'ordine, l'uomo della compostezza, della freddezza, della moralità - sopratutto della moralità - nella famiglia e nello Stato! (Di nuovo con impeto). E sa con chi?... Sa con chi? con la mia migliore, con la mia più caara amica! ANDREA. La Vivaldi? FULVIA. La Ninì! Quella patetica smorfiosa! Gneognao-merignao! Tonda, corta, goffa! Cammina dondolando, tipeto-tapete! Come una cagnetta bassè! ANDREA. Ah! Ah! Ah! FULVIA. Non rida. Avrebbe il coraggio di ridere? ANDREA. No! FULVIA. Falsa! Ipocrita! La mia Fulvietta, la mia bella Fulvietta. (Con ira) È troppo! ANDREA. Ma in fine... A me, che cosa importa? FULVIA. Troppo! Troppo! Troppo! ANDREA (Le leva un guanto, le accarezza e le bacia la mano per calmarla). Non esagerare! Non inquietarti! Come lo sai, intanto? FULVIA. Come lo so? ANDREA. Scommetto!... Non è vero niente! FULVIA. È vero! È vero! È vero! ANDREA. Non sarà... tutto quello che credi! FULVIA. Tutto!... Et ultra! ANDREA. Vieni qui, con me, vicino a me, amore, amor mio! (Siede e la fa sedere sul canapè). Mi racconterai tutto!... Ma tranquillamente! (Con amoroso trasporto) Dio, come sei bella! Oggi sei ancora più bella! FULVIA. Grazie! Me l'ha già detto... anche ieri! ANDREA. Non essere cattiva! C'è tanto tempo per... per gli altri! Adesso... guardami, gioia, e non pensare che a me! FULVIA (Ironicamente). Bravo!... Ecco una buona idea! ANDREA. Siamo qui soli! Io ti amo! Ti adoro! (Abbracciandola). Io dimentico tutto il mondo! FULVIA (Alzandosi e allontanandosi). Perchè non è stato offeso lei, nel suo punto d'onore! - Fosse stata un'altra, almeno! No!... Proprio la Ninì!... Quella bombolona sentimentale! ANDREA. (Fa per condurla con tenera violenza nell'altra camera). Ma la Ninì, o un'altra, o cento altre... FULVIA (Corruga la fronte: irrigidendosi). Che cosa fa?... Che cosa dice? ANDREA. Due dita di curaçao nell'acqua gelata?... Hai corso... FULVIA. Non ho sete. ANDREA. Un fondant? FULVIA. Non ho fame. ANDREA. Un fondant si mangia anche senza fame! Ridi anche tu, ridi, ridi, ridi! Ch'io veda i tuoi bei dentini! Voglio coprirti di fiori e di baci! FULVIA. (Scostandosi: seccamente). Lei, almeno, ha il grande talento dell'opportunità! ANDREA (con ira). Anche tu, per opportunità... scusa... FULVIA. Io le ho detto, le ho ripetuto che sono nervosa, nervosissima! (Pausa: Fulvia apre e chiude il ventaglio nervosamente finchè lo rompe e lo butta via: Andrea cammina su e giù per calmarsi). ANDREA (S'incontra faccia a faccia con Fulvia: sorride e torna a prenderle la mano dolcemente). Dunque Alberto fa la corte alla marchesa Vivaldi? FULVIA. La corte!... Altro che corte!... Quello là... non perde il suo tempo! ANDREA. Come lo hai saputo? FULVIA. È il mio segreto. ANDREA. Pettegolezzi! Malignità! Non ci credo! FULVIA. Così lei dimostra... di essere anche pieno di perspicacia! ANDREA (Vivamente). Quando una relazione c'è - davvero - non si può mai nasconderla interamente! E noi due (con un sospiro) lo sappiamo per esperienza! - Io non ho mai sentito la più piccola allusione sul conto di... Sua Eccellenza e della Vivaldi. FULVIA. Perchè Alberto è più prudente e più furbo di lei! (Con ammirazione). Per bacco, se è furbo! Comincio adesso a conoscerlo bene il mio signor marito e ad apprezzarlo per il suo giusto merito! È un famosissimo Don Giovanni! Ci sa mettere in un sacco tutti e due: Lei... e poi anche me! ANDREA. Ah! Ah! Ah!... Alberto? L'ex sottosegretario delle poste e telegrafi? - Lo vedo ministro, una volta o l'altra - magari degli esteri! - ma Don Giovanni, mai! FULVIA. Io, invece, sì; ce lo vedo, e moltissimo! ANDREA (Irato e geloso). Risponda, dunque: lei come lo sa? Chi gliel'ha detto? Credo di avere il diritto di saperlo e voglio saperlo! Chi gliel'ha detto? FULVIA. Nessuno. ANDREA. Chi te l'ha detto? FULVIA. Le lettere! Le lettere! Ho le lettere! ANDREA. Sst! Abbassa la voce! Qui le pareti sono grosse un dito! FULVIA (Sottovoce, battendo le sillabe). Ho tutte le lettere! - (Cambiando tono). Le riunioni della minoranza? Le sedute per combattere i sovversivi?... Va dalla Ninì, a sedere... e a riunirsi! ANDREA. Come hai avuto queste lettere? FULVIA (Con aria solenne). La giustizia di Dio! - Perchè Dio è giusto! - Volevo comperare Flirt, il sauro della Ninì e stamattina aspettavo una risposta. Ma stamattina - si ricorda? - io dovevo uscire presto, per trovarmi con lei sul Corso... ANDREA. Appunto! Invece... niente! FULVIA. Invece, proprio sul portone, incontro il servitore dei Vivaldi. - «Una lettera della signora Marchesa!» - Per me? - «No, per Don Alberto». - Datemela; fa lo stesso!... - Apro, leggo... ANDREA (Severamente). Male. FULVIA. Il biglietto - proprio così! - mi sono sentita gelare, poi montare il sangue alla testa! - il bigliettino, era un appuntamento! Voglio saper tutto! Voglio andare in fondo a tanta... mostruosità! Corro in camera di Alberto, nello studio di Alberto e comincio a cercare... ANDREA (Borbottando). Ed io, intanto, su e giù, lungo il Corso, ad aspettarti!... Su e giù! FULVIA. ... A frugare in tutti i tiretti, in tutte le carte... ANDREA. Male. FULVIA. E finalmente, in una cassettina chiusa a chiave, trovo il pacchetto delle lettere! ANDREA. Male! Ha fatto male! FULVIA. Auff! Non prenda quel... sussiego di predicatore! - Male! Male! - E a venir qui, allora?... Faccio bene? ANDREA. Non spostiamo la questione. Si tratta del segreto delle lettere, che deve essere inviolabile! FULVIA. Ma che segreto! Ma che inviolabile! Si tratta di mio marito, che da me, sua moglie, è violabilissimo! - Quattro mesi! È una relazione che dura da quattro mesi! - Mio marito!... Il papà di Ettorino! (Con le lacrime alla gola). Che coraggio!... Ingannarmi in tal modo! (Cambiando tono) E sa?... Tutte le cautele e tutti i comodi! Hanno il loro nido sicuro le due colombe! (Andrea, istintivamente, dà un'occhiata in giro). Già: il loro appartamentino par-ti-co-la-re, dove si trovano insieme, loro due soli... ANDREA (Teneramente, abbracciandola). Soli... come noi... qui... FULVIA (Senza badare all'interruzione di Andrea). Non crederà che io sia gelosa? Gelosa? Io? - È... è la finzione, la grande finzione di quell'uomo che mi fa orrore, che mi fa... male! Ma pensi, dopo i ritrovi teneri, nell'appartamentino ammobigliato, aveva il coraggio, il toupè di tornarsene a casa mia, a casa nostra, tranquillamente... di abbracciarmi - come se niente fosse! - di venire a pranzo con me, di sedersi lì, a tavola, con me, in faccia mia, in faccia di Ettorino! - Noi tre! - E parlava, rideva, scherzava, allegro, disinvolto, fresco come una rosa! - E mi faceva anche... dei complimenti! - Sicuro, se lo vuol proprio sapere, in questi ultimi tempi era di un'affettuosità, di un'espansione... straordinaria! - La mia muci, la mia bella mucina! - Mostro! - E ha perduto anche l'avarizia! In quindici giorni mi ha regalato tre cappellini - tre! - E, forse, anche questo.... (Alzando gli occhi). Sicuro! (Se lo strappa dal capo: lo guarda). Questo no, per fortuna! (Lo butta sul canapè). ANDREA (Con ironia). Cara donna Fulvia.... FULVIA. Che c'è? ANDREA. Non avrei mai creduto di vederla così furibonda per... per un fatto simile! FULVIA. Ah, caro mio, scoprire di essere ingannati non fa mai piacere a nessuno! E per noi donne è molto peggio che per gli uomini! Noi non abbiamo nient'altro al mondo! Il nostro amor proprio e il nostro orgoglio è tutto lì. ANDREA. Mi giurava, anche, - più volte me lo ha giurato! - di non essere mai stata innamorata di suo marito! FULVIA. Io no, ma lui sì! ANDREA. In fatti... c'è una bella differenza! 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500