ad andare per l'aria tante, che tutta l'aria era piena di saette, e tante ne saettarono che più non n'avevano. Tutto il campo era pieno d'uomeni morti e di feriti; poi missoro mano alle ispade; quella era tale tagliata di teste e di braccia e di mani di cavalieri, che giammai tale non fu veduta nè udita, e tanti cavalieri a terra, ch'era una maraviglia a vedere da ciascuna parte; nè giammai non morì tanta gente in un campo, che niuno non poteva andare per terra, se no su per gli uomeni morti e feriti. Tutto il mondo pareva sangue, che gli cavagli andavano nel sangue insino a mezza gamba. Lo romore e il pianto era sì grande di feriti ch'erano in terra, ch'era una maraviglia a udire lo dolore che facevano. E lo re Alau fece sì grande maraviglie di sua persona che non pareva uomo, anzi pareva una tempesta; sì che il re Barga non potè durare, anzi gli convenne alla per fine lasciare il campo, e missesi a fuggire: e lo re Alau gli seguì dietro con sua gente, tuttavia uccidendo quantunque ne giugnevano. Quando lo re Barga fu isconfitto con tutta sua gente, e il re Alau si ritornò in sul campo, e' comandò che tutti gli morti fossono arsi, così gli nemici come gli amici, però ch'era loro usanza d'ardere i morti; e fatto ch'ebbono questo, sì si partirono, e ritornarono in loro terre. Avete inteso tutti i fatti di tarteri e di saracini, quanto se ne può dire, e di loro costumi, e degli altri paesi che sono per lo mondo, quanto se ne puote cercare e sapere; salvo che del Mar Maggiore non vi abbiamo parlato nè detto nulla, nè delle provincie che gli sono d'intorno, avegnachè noi il ciercamo ben tutto, perciò il lascio a dire, che mi pare che sia fatica a dire quello, che non sia bisogno nè utile, nè quello ch'altri fa tutto dì; che tanti sono coloro che il cercano e 'l navicano ogni dì che bene si sa, sì come sono viniziani e genovesi e pisani, e molta altra gente che fanno quel viaggio ispesso, che catuno sa ciò che v'è; e perciò mi taccio e non ve ne parlo nulla di ciò. Della nostra partita, come noi ci partimmo dal Gran Cane, avete inteso nel cominciamento del libro in uno capitolo, ove parla della briga e fatica ch'ebbe messer Matteo e messer Niccolò e messer Marco in domandare commiato dal Gran Cane; e in quello capitolo conta la ventura ch'avemo nella nostra partita. E sappiate, se quella aventura non fosse istata, a gran fatica e con molta pena saremo mai partiti, sì che appena saremo mai tornati in nostro paese. Ma credo che fosse piacere di Dio nostra tornata, acciò che si potessero sapere le cose che sono per lo mondo, che secondo ch'avemo contato in capo del libro nel titolo primaio, e' non fu mai uomo nè cristiano nè saracino nè tartero nè pagano, che mai cercasse tanto del mondo, quanto fece messer Marco figliuolo di messer Niccolò Polo, nobile e grande cittadino della città di Vinegia. Deo gratias. Amen. Amen. FINE. INDICE CAPITOLO I. Interesse dei mercanti genovesi e veneziani nel promuovere delle esplorazioni nel centro dell'Asia.--Condizione della famiglia Polo a Venezia.--I due fratelli Niccolò e Matteo Polo.--Vanno da Costantinopoli alla corte dell'Imperatore della China.--Loro ricevimento alla corte di Kublai-Kan.--L'Imperatore li nomina suoi ambasciatori presso il papa.--Loro ritorno a Venezia.--Marco Polo.--Parte col padre Niccolò e lo zio Matteo per la residenza del re tartaro.--Il nuovo papa Gregorio X.--La relazione di Marco Polo scritta in francese, sotto suo dettato, da Rusticano da Pisa, (dal 1253 al 1324) CAPITOLO II. L'Armenia Minore.--La Turcomania.--L'Armenia Maggiore.--Il monte Ararat.--La Georgia.--Mussul, Bagdad, Bassora, Tauris.--La Persia.--La Provincia di Kirman.--Comadi.--Ormuz.--Il Vecchio della Montagna.--Cheburgan.--Balk.--Il Balacian.--Cascemir.--Cascegar.--Samarcanda.--Cotan.--Il deserto.--Tangut.--Caracorum.--Signan-fu.--Tenduc.--La grande Muraglia della China.--Ciandu, la città attuale di Sciang-tu.--La residenza di Kublai-Kan.--Cambaluc, attualmente Pekino.--Le feste dell'Imperatore.--Sue caccie.--Descrizione di Pekino.--La zecca ed i biglietti di banca chinesi.--Le poste dell'Impero CAPITOLO III. Tso-tcheu.--Tainfu.--Pin-yang-fu.--Il fiume Giallo.--Chaciafu. --Si-gnan-fu.--Il Sze-tchuen.--Ching-tu-fu.--Il Tibet.--Li-Kiang-fu. --Il Caragia.--Yung-chang.--Mien.--Il Bengala.--L'Annam.--Il Tai-ping. --Sinuglil.--Sindi-fu.--Chacafu.--Ciaglu.--Ciagli.--Codifu. --Lin-tsin-tcheu.--Lin-tching-hien.--Il Mangi.--Yang-tcheou. --Città del litorale.--Quinsay o Hang-tcheu.--Il Fu-chian. Fuchian CAPITOLO IV. L'India.--Cipango o Zipagu (il Giappone).--Partenza dei tre Polo colla figlia dell'imperatore e gli ambasciatori persiani.--Saigon.--Giava.--Condor.--Bintang.--Sumatra.--I Nicobari.--Ceylan.--La costa di Coromandel.--La costa di Malabar.--Il mar d'Oman.--L'isola di Gocotora.--Madagascar.--Zanzibar e la costa africana.--L'Abissinia.--Aden.--Schehr.--Dafur.--Kalhat.--Hormuz.--Il Golfo Persico.--Ritorno a Venezia.--Una festa in casa Polo.--Marco Polo prigioniero dei Genovesi.--Morte di Marco Polo verso l'anno 1323.--Suoi discendenti.--Ricordi della famiglia Polo APPENDICE. I. Della Gran Turchia II. D'una battaglia III. Delle parti di verso tramontana IV. Della Valle Iscura V. Della provincia di Rossia VI. Della provincia di Lacca VII. De' signori de' tarteri del ponente VIII. D'una gran battaglia PRESSO GLI STESSI EDITORI GRANT e SPEKE LE SORGENTI DEL NILO Nota del Trascrittore. Corretti gli ovvii errori tipografici. Uniformate le varie grafie diverse utilizzate dall'autore per indicare la stessa località. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125