aveva il figlio al fronte fin dal primo giorno della guerra, sospirò:
- Eh, per la patria, già....
- Eh, - rifece il viaggiatore grasso, - caro signore, se lei dice così,
per la patria, può parere una smorfia!
Figlio mio, t'ho partorito
per la patria e non per me....
Storie! Quando? Ci pensa lei alla patria, quando ha fatto un figliuolo?
Roba da ridere! I figliuoli vengono, non perchè lei li voglia, ma
perchè debbono venire; e si pigliano la vita; non solo la loro, ma
anche la nostra si pigliano. Questa è la verità. E siamo noi per loro;
mica loro per noi. E quand'hanno vent'anni.... ma pensi un po', sono
tali e quali eravamo io e lei quand'avevamo vent'anni. C'era nostra
madre; c'era nostro padre; ma c'erano anche tant'altre cose, i vizii,
la ragazza, le cravatte nuove, le illusioni, le sigarette, e anche
la patria, già, a vent'anni, quando non avevamo figliuoli; la patria
che, se ci avesse chiamati, dica un po', non sarebbe stata per noi
sopra a nostro padre, sopra a nostra madre? Ne abbiamo cinquanta,
sessanta, ora, caro lei: e c'è pure la patria, sì; ma dentro di noi,
per forza, c'è anche più forte l'affetto per i nostri figliuoli. Chi
di noi, potendo, non andrebbe, non vorrebbe andare a combattere invece
del proprio figliuolo? Ma tutti! E non vogliamo considerare adesso il
sentimento dei nostri figliuoli a vent'anni? dei nostri figliuoli che
per forza, venuto il momento, debbono sentire per la patria un affetto
più grande che per noi? Parlo, s'intende, dei buoni figliuoli, e dico
per forza, perchè davanti alla patria, per essi, diventiamo figliuoli
anche noi, figliuoli vecchi che non possono più muoversi e debbono
restarsene a casa. Se la patria c'è, se è una necessità naturale la
patria, come il pane che ciascuno per forza deve mangiare, se non
vuol morire di fame, bisogna che qualcuno vada a difenderla, venuto il
momento. E vanno essi, a vent'anni, vanno perchè debbono andare e non
vogliono lagrime. Non ne vogliono perchè, anche se muojono, muojono
infiammati e contenti. (Parlo sempre, s'intende, dei buoni figliuoli!)
Ora quando si muore contenti, senz'aver veduto tutte le bruttezze,
le noje, le miserie di questa vitaccia che avanza, le amarezze delle
disillusioni, o che vogliamo di più? Bisogna non piangere, ridere....
o come piango io, sissignore contento, perchè mio figlio m'ha mandato
a dire che la sua vita - la sua, capite? quella che noi dobbiamo
vedere in loro, e non la nostra - la sua vita lui se l'era spesa come
meglio non avrebbe potuto, e che è morto contento, e che io non stessi
a vestirmi di nero, come difatti lor signori vedono che non mi sono
vestito.
Scosse, così dicendo, la giacca chiara, per mostrarla; le labbra livide
sui denti mancanti gli tremavano; gli occhi, quasi liquefatti, gli
sgocciolavano; e terminò con due scatti di riso che potevano anche
esser singhiozzi:
- Ecco.... ecco....
Da tre mesi quella madre, lì nascosta sotto la mantiglia, cercava
in tutto ciò che il marito e gli altri le dicevano per confortarla e
indurla a rassegnarsi, una parola, una parola sola che, nella sordità
del suo cupo dolore, le destasse un'eco, le facesse intendere come
possibile per una madre la rassegnazione a mandare il figlio, non
già alla morte, ma solo a un probabile rischio di vita. Non ne aveva
trovata una, mai, tra le tante e tante che le erano state dette. Aveva
ritenuto perciò che gli altri parlavano, potevano parlare a lei così,
di rassegnazione e di conforto, solo perchè non sentivano ciò che
sentiva lei.
Le parole di questo viaggiatore, adesso, la stordirono, la
sbalordirono. Tutt'a un tratto comprese che non già gli altri non
sentivano ciò che ella sentiva; ma lei, invece, lei non riusciva a
sentire qualcosa che tutti gli altri sentivano e per cui potevano
rassegnarsi, non solo alla partenza, ma ecco, anche alla morte del
proprio figliuolo.
Levò il capo, si tirò su dall'angolo della vettura ad ascoltare le
risposte che quel viaggiatore dava alle interrogazioni dei compagni sul
quando, sul come gli fosse morto quel figliuolo, e trasecolò, le parve
d'esser piombata in un mondo ch'ella non conosceva, in cui s'affacciava
ora per la prima volta, sentendo che tutti gli altri non solo capivano,
ma ammiravano anzi quel vecchio e si congratulavano con lui che poteva
parlare così della morte del figliuolo.
Se non che, all'improvviso, vide dipingersi sul volto di quei
cinque viaggiatori lo stesso sbalordimento che doveva esser sul suo,
allorquando, proprio senza che ella lo volesse, come se veramente non
avesse ancora inteso nè compreso nulla, saltò su a domandare a quel
vecchio:
- Ma dunque.... dunque il suo figliuolo è morto?
Il vecchio si voltò a guardarla con quegli occhi atroci, smisuratamente
sbarrati. La guardò, la guardò, e tutt'a un tratto, a sua volta, come
se soltanto adesso, a quella domanda incongruente, a quella meraviglia
fuor di posto, comprendesse che alla fine, in quel punto, il suo
figliuolo era veramente morto per lui, s'arruffò, si contraffece,
trasse a precipizio il fazzoletto dalla tasca e, tra lo stupore e
la commozione di tutti, scoppiò in acuti, strazianti, irrefrenabili
singhiozzi.
VISITARE GL'INFERMI.
In meno d'un'ora per tutto il paese si sparse la notizia che Gaspare
Naldi era stato colpito d'apoplessia in casa del Cilento, suo
amico, dal quale s'era recato per condolersi della recente morte del
figliuolo.
Tutti, in prima, più che afflizione ne provarono sbigottimento e
ciascuno con ansia domandò più precisi particolari. Ma la prima
costernazione fu presto ovviata dalla riflessione confortante che il
Naldi, quantunque di florido aspetto e ancor giovane, era pur dentro
minato da incurabile malattia cardiaca. Sicchè, via! poteva aspettarsi
da un momento all'altro, poverino, una fine così.
I primi visitatori, amici e conoscenti, accorsero alla casa del Cilento
ansanti, pallidi, con occhi da spiritati. - "Non è ancor morto?" -
Volevano vederlo.
Porta, usci, finestre - tutto spalancato. E nelle camere, fra il
trambusto, pareva spirasse nell'ombra dalle poltroncine vestite di
tela bianca un fresco refrigerante per chi veniva da fuori, ove il
sole d'agosto ardeva fierissimo. E un odor di garofani, in quel fresco
d'ombra.... - ah! delizioso.
Per la scala, una frotta di curiosi, gente del vicinato, uomini, donne,
ragazzi, intenti a spiare chi saliva e chi scendeva; a coglier di volo
qualche notizia. Un bambino s'affannava a salire e a ridiscendere gli
scalini troppo alti per lui e, reggendosi con una manina paffuta al
muro, a ogni scalino, rimbalzando tutto fin nelle gote e sorridendo con
la boccuccia sdentata, emetteva una vocina frale:
- E-èh!
Puteva di piscio, carinello, ma non lo sapeva.
Altri due ragazzi, giocando tra loro a piè della scala, vennero a
lite; la madre allora, tra gli zittii della ressa, dovette scendere
e portarseli via. Li picchiò, appena fuori, stizzita di non poter
assistere per causa loro a quello spettacolo.
- Ah, i figli, che croce!
Dopo l'umile saletta, un modestissimo salotto: in mezzo a questo, un
letto, messo su alla meglio, tra la fretta e lo spavento.
I primi visitatori si spinsero a guardare, uno dietro l'altro, di su la
soglia dell'uscio; ma non poterono vedere che le gambe del moribondo,
intere fino al grosso volume paonazzo e villoso degli organi genitali;
e si strinsero tra loro istintivamente dal ribrezzo che pur li attirava
a guardare. Due infermieri avevano sollevato il lenzuolo da piedi, e lo
reggevano alto, in modo da impedir la vista del volto a chi guardasse
dall'uscio.
- Ma che gli fanno? Perchè? - domandò qualcuno.
Nessuno lo seppe dire. Unica risposta, di là dal lenzuolo levato, il
rantolo del moribondo, che pareva si lagnasse così d'una crudele e
sconcia violenza che stessero a fargli inutilmente, profittando che non
si poteva più muovere.
Intanto, altri visitatori sopraggiungevano.
Un medico, il più vecchio dei tre che stavano attorno al letto, disse
alla fine con voce imperiosa:
- Signori, troppi fiati qua dentro!
I visitatori si ritrassero a parlottare nell'attigua saletta,
atteggiati in volto d'un cordoglio misto a una certa ambascia
indefinita, guardinga.
I nuovi venuti domandavano ansiosamente notizie:
- Com'è stato? Quando è stato?
E l'avvenimento uscì a poco a poco dal vago delle prime notizie, si
precisò, forse allontanandosi dal vero. Alcuni particolari di nessuna
importanza risaltarono e si dipinsero con tanta evidenza agli occhi
di tutti, che ciascuno poi, rifacendo il racconto, non potè più fare
a meno di riferirli con le medesime parole, allo stesso punto, con la
medesima espressione e lo stesso gesto: il particolare, per esempio,
del bicchier d'acqua chiesto dal Naldi alla serva del Cilento nel
sentirsi venir male, e che poi non potè bere.
- Ah no?
- Non potè berlo!
- Io sono venuto, - diceva Guido Póntina, ricco proprietario e
assessore del Comune, - mezz'ora appena dopo il colpo.
- Ma che fece, scusi? cadde proprio per terra? - domandò il piccolo De
Petri, afflitto, malaticcio, felice in quel momento di poter rivolgere
la parola a un personaggio di conto come il Póntina.
- Stramazzò. Ma io lo trovai già adagiato su quella poltrona, - rispose
il Póntina, rivolgendosi però agli altri.
Si voltarono tutti a guatar quella poltrona che se ne stava lì in un
angolo all'ombra, vecchia, stinta, pacifica.
- Ancora, - riprese il Póntina, - i sensi non li aveva perduti del
tutto. - "Animo, Gaspare!" - gli dissi. - "Vedrai che non è nulla!" -
Ma lui, che non poteva più parlare, con la sinistra illesa si prese il
braccio destro morto, così.... e si mise a piangere.
- Il braccio soltanto.... morto? - domandò un giovine biondo, molto
pallido, intentissimo al racconto.
- E la gamba, si sa. Tutto il lato destro. Colpo a sinistra, paralisi a
destra.
Questa cognizione medica il Póntina se la lasciò cader dalle labbra con
aria d'umile superiorità verso gli altri ascoltatori, come una cosa,
oh Dio, naturalissima, ch'egli sapesse da tanto tempo: l'aveva appresa
invece un momento prima dai medici, e ora se ne faceva bello con quegli
ignari, allo stesso modo che dell'essere accorso tra i primi, dell'aver
visto ancora sulla poltrona il Naldi, e del cenno che questi gli aveva
fatto del suo braccio morto.
- Sì, era venuto stamani dalla campagna.... - narrava in un altro
crocchio vicino l'avvocato Filippo Deodati, alto, magro, diafano,
fortemente miope. Parlando, in pensiero com'era sempre delle parole da
usare e dell'efficacia dei gesti, intercalava a quando a quando pause
sapienti, anche per dar tempo a chi l'ascoltava d'assaporare quel suo
parlar dipinto. - Sapete, la sua deliziosa villa in Val Mazzara.... che
aria! Sarà circa a tre chilometri da qui....
- Tre? dici quattro.... no, più! più! - corresse uno degli ascoltatori,
come se con quei "più! più!" lo aizzasse a dir più presto.
Ma il Deodati gli sorrise e seguitò placido:
- E abbondiamo: cinque? tanto peggio! Ora figuratevi: due ore, per
lo meno, sotto questo sole d'agosto.... nella calura asfissiante....
per lo stradone.... erto così.... su un baroccino tirato da un'asina
vecchia!
Uno, allora, esclamò, con gesto quasi di rabbia:
- Pazzie!
- E dicono, - aggiunse subito un altro, - che, entrato in paese, fu
visto da un suo parente....
- No, che parente! - corresse un terzo, come se volesse mangiarselo. -
Scardi.... Nicolino Scardi, perdio! Me l'ha detto lui stesso....
- Io so un parente....
- Scardi, ti dico, perdio! me l'ha detto lui stesso. Lo vide che
frustava alla disperata l'asinella. Voleva raggiungere, chi sa perchè,
la postale di Siculiana. - "Gaspare! Gaspare!" - gli gridò anzi
Nicolino. - "E piano! così l'ammazzi!" - "Lasciami correre!" - gli
rispose lui. - "Mi fa bene!"
- E correva alla morte! - sospirò, guardando tutti a uno a uno, un
ometto calvo, panciutello, che arrivava sì e no ad afferrarsi le
manocce pelose dietro la schiena.
- Fece dunque - riprese il Deodati - la sua visita di condoglianza al
buon Cilento, per cui era salito dalla campagna. Aveva già terminato
la visita.... stava per andarsene.... quando qui appunto, in questa
saletta qui, lì a quel posto.... la serva del Cilento lo trattenne per
raccomandargli.... non so.... un suo nipote falegname.... Il povero
Gaspare, col cuore che gli conosciamo tutti, prometteva ajuto....
protezione.... sapete come faceva lui.... che si stropicciava sempre,
parlando, la palma della mano qui sul fianco.... Tutto a un tratto....
che è?... si sente venir male.... dice: - "Per favore, un bicchier
d'acqua...." - La serva corre in cucina, torna col bicchiere, glielo
porge.... lui fa per recarsi il bicchiere alle labbra.... non può....
la mano, invece d'andare in su, gli va in giù.... così.... così....
tremando e versando l'acqua.... il bicchiere gli cade di mano.... i
ginocchi gli si piegano.... e stramazza....
- O-òh! guardate, - suggerì piano l'ometto calvo, accostandosi, con un
dito della manoccia teso, - lì, guardate.... i cocci del bicchiere....
lì....
Tutti si voltarono a guatar costernati quei cocci nell'angolo, come
dianzi quegli altri la poltrona. Ma giunse in quella dalla stanza del
moribondo un puzzo intollerabile, che fece arricciare il naso a tutti.
- Buon segno! - esclamò qualcuno, avviandosi per recarsi in un'altra
stanza. - Si scàrica....
Parecchi confermarono:
- Buon segno, sì.... buon segno!
E tutti, turandosi il naso, seguirono il primo.
Stavano in quell'altra camera i parenti del moribondo; il fratello
Carlo, un nipote, un cognato e lo zio canonico, insieme con altri
visitatori, tutti in silenzio.
Si rispondeva ai saluti, fatti a bassa voce, o con gli occhi o con un
lieve cenno della mano o del capo. Carlo Naldi, come se i sopraggiunti
fossero venuti a dirgli: - "Tuo fratello è guarito, cammina...."
- scattò in piedi per recarsi dal moribondo. Alcuni si provarono a
trattenerlo.
- No, lasciatemi. Voglio vederlo....
E andò seguito dal figlio.
Anch'essi, entrando, si turbarono al puzzo pestifero; ma si trattennero
presso il letto e sorvegliarono gl'infermieri, perchè il letto e il
giacente fossero ripuliti a dovere. Poi fecero dare una spruzzata
d'aceto alla camera.
Gaspare Naldi, di colossale statura, sorretto il busto da una pila
di guanciali, con una vescica di ghiaccio in capo, il volto paonazzo,
aveva schiuso gli occhi insanguati e guardava come invano, per quanto
un po' accigliato, quasi per uno sforzo di riconoscere colui che s'era
chinato sul letto a spiarlo negli occhi.
- Gaspare! Gaspare! - chiamò il fratello, con la speranza, nella voce,
che il colpito lo udisse.
Ma il morente seguitò a guardarlo ancora un pezzo, accigliato; poi
contrasse, come in un mezzo sorriso, la sola guancia sinistra e aprì
alquanto la bocca da questo lato; si provò a far più volte spracche con
la lingua inceppata, come se volesse inghiottire, ed emise un suono
inarticolato, tra il gemito e il sospiro, richiudendo lentamente le
pàlpebre.
- M'ha riconosciuto! - disse allora piano Carlo Naldi agl'infermieri
seduti alle sponde del letto, quasi non credendo a se stesso. - Vuol
parlare, e non può! M'ha riconosciuto!
Sopraffatto di nuovo dal coma, il moribondo si rimise subito dopo a
rantolare.
- Dottore, ha visto? M'ha riconosciuto! - ripetè il Naldi al giovine
medico Matteo Bax lasciato di guardia dagli altri tre medici curanti.
- Come no? Sissignore! - disse il Bax, sorgendo in piedi militarmente e
sgranando gli occhi ceruli, vitrei, da matto.
- Stia, stia seduto....
- No, dovere, che c'entra? La conoscenza, nossignore, non l'ha perduta
ancora del tutto. Ogni tanto, qualche lucido intervallo....
- C'è speranza, dunque?
- Il caso è grave.... io parlo franco, sa? ma le speranze, nossignore,
chi lo dice? non sono perdute.... Ancora io non dispero, ecco. Però è
un caso d'embolìa cerebrale, e....
- Ah, - fece, accostandosi con timida curiosità, in punta di piedi, il
Deodati, venuto dall'altra stanza per assistere, non ostante il puzzo,
alla scena commovente tra i due fratelli. - Non è colpo apopletico?
- Embolìa cerebrale, - ripetè a bassa voce il dottor Bax, come
confidasse un gran segreto, e spiegò brevemente la parola e il male.
Il Deodati uscì dal salotto e si recò a raggiungere gli amici
nell'altra stanza.
- Speriamo che di qui a domattina si risolva, - continuò il Bax.
- Vigoroso.... un gigante.... Eh, dovrà stentare la morte ad
abbatterlo.... Noi intanto non abbiamo nulla da fare.... parlo franco
io.... Assecondiamo la natura.... questo il nostro compito, ecco! Da un
momento all'altro potrebbe determinarsi una crisi benefica...
S'accostò al letto e consultò il polso del giacente.
- I polsi si mantengono.... Applicheremo più tardi due carte senapate
ai piedi. Me l'hanno lasciato detto i miei colleghi. Non mi prendo
nessuna libertà, io.
Il Bax era all'inizio della carriera, e però costretto a codiare un
po' l'uno, un po' l'altro dei medici più accontati, tutti - s'intende -
asini per lui. Mah.... Riteneva una fortuna l'essere stato chiamato in
quell'occasione, al letto d'uno in vista come il Naldi; gli conferiva
una certa importanza e l'avrebbe rialzato nel concetto di tanta
gente che affluiva d'ora in ora a visitar l'infermo, cui egli per ciò
assisteva col massimo zelo. Nel vederlo così faccente attorno al letto,
nessuno (egli credeva) avrebbe sospettato che gli altri medici curanti
lo avessero chiamato unicamente perchè lo sapevano resistentissimo al
sonno.
- Sentite, eh? Ma se lo supponevo io!... - diceva frattanto Filippo
Deodati nell'altra stanza. - Ma che colpo apopletico d'Egitto!
Possibile.... così, un colpo? È caso d'embolìa.... un caso d'embolìa
cerebrale, bello e buono, di quelli genuini.... tipico, via!
- Com'hai detto? - domandarono alcuni.
- Embolìa? Che significa? - domandarono altri.
- Eh, dal greco........ perdio, me ne ricordo ancora dal
liceo.... Quando la circolazione del sangue non si svolge più
regolarmente, perchè il cuore, capite, è indebolito, che avviene?
avviene che nel cuore si formano certi.... grumi di sangue.... grumi,
grumi.... Qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore,
capite? e gira.... Oh!... fino a tanto che incontra vasi capaci,
questo grumo, naturalmente, passa; ma quando poi arriva al cervello
dove i vasi sono più fini d'un capello.... eh, allora..... :
interponimento.... - mi spiego? - avviene l'arresto e il colpo.
Gli ascoltatori si guardarono l'un l'altro negli occhi senza fiatare,
come colpiti tutti dall'oscura minaccia di quel male. Un piccolo grumo!
Si stacca.... gira.... e poi.... embolè, interponimento.... Da che
dipende la vita d'un uomo! Può accadere a tutti un caso simile....
E ciascuno pensò di nuovo a sè, alle condizioni della propria salute,
guardando con crudeltà quelli tra gli astanti che si sapevano di salute
cagionevole. Uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi senza collo,
sempre acceso in volto, più miope del Deodati, sospirò agitando sotto
gli sguardi dei radunati più volte di seguito le pàlpebre dietro le
lenti che gli rimpiccolivano gli occhi.
- Intanto, - seguitò il Deodati, - se l'arresto non si risolve prima
delle ventiquattr'ore, la parte cerebrale non nudrita degenera, capite?
e avviene il rammollimento....
- Povero Gaspare! - esclamò con angoscia intensa, esasperata, l'uomo
miope senza collo.
E l'ometto calvo, panciutello, osservò, facendo rincorrere i
pollici delle manocce pelose, che lì, sul ventre, poteva facilmente
intrecciarsele:
- Che processo crudele di causa e d'effetti! Il bimbo morto del Cilento
si chiama dietro un uomo qua, padre di sei altri bambini....
L'osservazione piacque, e tutti i presenti scossero malinconicamente il
capo.
- Sei? Dica sette! - corresse uno. - La povera moglie è incinta di
nuovo....
Poi si guardò attorno e domandò:
- Non si potrebbe avere un bicchier d'acqua? Che sete!...
- Pensare, - sospirò Guido Póntina, - che a quest'ora sarebbe laggiù in
campagna, tra la sua famiglia, in mezzo ai suoi contadini, come tutti
gli altri giorni.... Maledetto il momento che gli venne in mente di
salire in paese quest'oggi! Perchè, sentite: è vero purtroppo e non si
nega ch'era continuamente sotto la minaccia di.... di questo grumo che
dice Deodati.... ma probabilmente, probabilissimamente, senza la causa
determinante di queste due ore di sole, tra le scosse e gli sbalzi del
baroccino....
- Eh, ma se voi del municipio, - lo interruppe il Deodati a questo
punto, - non ci volete pensare a riparar lo stradone....
- Come no? - rispose vivamente il Póntina. - Ci s'è pensato!
- Sì! Avete fatto scaricare i mucchi del brecciale... per dar modo ai
ragazzi di fare alle sassate.... Chi li stende? Debbono stendersi da
sè?
- Basta, certamente, - interloquì per metter pace l'ometto calvo, - il
povero Naldi avrebbe potuto vivere due, tre, cinque.... magari dieci
anni ancora....
- Si sa! Certo! È così! - approvarono a bassa voce alcuni.
- Contradizioni inesplicabili! - esclamò il Deodati. - Ma già.... è
inutile! La fatalità.... Si ha un bel guardarsi di tutto e aver cura
timorosa.... e meticolosa, della propria salute.... arriva il giorno
destinato, e addio....
L'uomo miope, senza collo, a questa osservazione si alzò; sbuffò
forte, approvando col capo; non ne poteva più; e andò ad affacciarsi
al balcone. Gli pareva che tutti, parlando del Naldi, leggessero la
condanna a lui. Eppure non se ne andava; restava lì, come se qualcuno
ve lo costringesse.
Altri del crocchio si opposero all'osservazione del Deodati, e allora
venne fuori, intercalata d'aneddoti personali, la vita del Naldi in
quegli ultimi anni, da che egli cioè, guarito miracolosamente d'una
polmonite, s'era ritirato in campagna con la famiglia, per consiglio
dei medici, i quali gli avevano assolutamente proibito d'attendere agli
affari. Per qualche tempo il Naldi, sì, aveva seguito la prescrizione,
vivendo come un patriarca in mezzo alla numerosa famiglia e ai
contadini, curando scrupolosamente la salute. S'era finanche provvisto
d'una piccola farmacia e d'una bibliotechina medica, con l'ajuto delle
quali s'era dilettato di tanto in tanto, a un bisogno, a far da medico
alla moglie, ai figliuoli, ai contadini suoi dipendenti, là a Val
Mazzara.
- Che aria!
- E la villa, l'avete veduta? con quel magnifico pergolato....
- Era il suo orgoglio, quel pergolato!
- Dovette pagarla cara, quella terra, no?
- Ma no, che cara! Gliela vendette il Lopez, affogato, prima di
fallire.... È che lui poi ci ha speso tanto....
- Gran lavoratore!
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