aveva il figlio al fronte fin dal primo giorno della guerra, sospirò: - Eh, per la patria, già.... - Eh, - rifece il viaggiatore grasso, - caro signore, se lei dice così, per la patria, può parere una smorfia! Figlio mio, t'ho partorito per la patria e non per me.... Storie! Quando? Ci pensa lei alla patria, quando ha fatto un figliuolo? Roba da ridere! I figliuoli vengono, non perchè lei li voglia, ma perchè debbono venire; e si pigliano la vita; non solo la loro, ma anche la nostra si pigliano. Questa è la verità. E siamo noi per loro; mica loro per noi. E quand'hanno vent'anni.... ma pensi un po', sono tali e quali eravamo io e lei quand'avevamo vent'anni. C'era nostra madre; c'era nostro padre; ma c'erano anche tant'altre cose, i vizii, la ragazza, le cravatte nuove, le illusioni, le sigarette, e anche la patria, già, a vent'anni, quando non avevamo figliuoli; la patria che, se ci avesse chiamati, dica un po', non sarebbe stata per noi sopra a nostro padre, sopra a nostra madre? Ne abbiamo cinquanta, sessanta, ora, caro lei: e c'è pure la patria, sì; ma dentro di noi, per forza, c'è anche più forte l'affetto per i nostri figliuoli. Chi di noi, potendo, non andrebbe, non vorrebbe andare a combattere invece del proprio figliuolo? Ma tutti! E non vogliamo considerare adesso il sentimento dei nostri figliuoli a vent'anni? dei nostri figliuoli che per forza, venuto il momento, debbono sentire per la patria un affetto più grande che per noi? Parlo, s'intende, dei buoni figliuoli, e dico per forza, perchè davanti alla patria, per essi, diventiamo figliuoli anche noi, figliuoli vecchi che non possono più muoversi e debbono restarsene a casa. Se la patria c'è, se è una necessità naturale la patria, come il pane che ciascuno per forza deve mangiare, se non vuol morire di fame, bisogna che qualcuno vada a difenderla, venuto il momento. E vanno essi, a vent'anni, vanno perchè debbono andare e non vogliono lagrime. Non ne vogliono perchè, anche se muojono, muojono infiammati e contenti. (Parlo sempre, s'intende, dei buoni figliuoli!) Ora quando si muore contenti, senz'aver veduto tutte le bruttezze, le noje, le miserie di questa vitaccia che avanza, le amarezze delle disillusioni, o che vogliamo di più? Bisogna non piangere, ridere.... o come piango io, sissignore contento, perchè mio figlio m'ha mandato a dire che la sua vita - la sua, capite? quella che noi dobbiamo vedere in loro, e non la nostra - la sua vita lui se l'era spesa come meglio non avrebbe potuto, e che è morto contento, e che io non stessi a vestirmi di nero, come difatti lor signori vedono che non mi sono vestito. Scosse, così dicendo, la giacca chiara, per mostrarla; le labbra livide sui denti mancanti gli tremavano; gli occhi, quasi liquefatti, gli sgocciolavano; e terminò con due scatti di riso che potevano anche esser singhiozzi: - Ecco.... ecco.... Da tre mesi quella madre, lì nascosta sotto la mantiglia, cercava in tutto ciò che il marito e gli altri le dicevano per confortarla e indurla a rassegnarsi, una parola, una parola sola che, nella sordità del suo cupo dolore, le destasse un'eco, le facesse intendere come possibile per una madre la rassegnazione a mandare il figlio, non già alla morte, ma solo a un probabile rischio di vita. Non ne aveva trovata una, mai, tra le tante e tante che le erano state dette. Aveva ritenuto perciò che gli altri parlavano, potevano parlare a lei così, di rassegnazione e di conforto, solo perchè non sentivano ciò che sentiva lei. Le parole di questo viaggiatore, adesso, la stordirono, la sbalordirono. Tutt'a un tratto comprese che non già gli altri non sentivano ciò che ella sentiva; ma lei, invece, lei non riusciva a sentire qualcosa che tutti gli altri sentivano e per cui potevano rassegnarsi, non solo alla partenza, ma ecco, anche alla morte del proprio figliuolo. Levò il capo, si tirò su dall'angolo della vettura ad ascoltare le risposte che quel viaggiatore dava alle interrogazioni dei compagni sul quando, sul come gli fosse morto quel figliuolo, e trasecolò, le parve d'esser piombata in un mondo ch'ella non conosceva, in cui s'affacciava ora per la prima volta, sentendo che tutti gli altri non solo capivano, ma ammiravano anzi quel vecchio e si congratulavano con lui che poteva parlare così della morte del figliuolo. Se non che, all'improvviso, vide dipingersi sul volto di quei cinque viaggiatori lo stesso sbalordimento che doveva esser sul suo, allorquando, proprio senza che ella lo volesse, come se veramente non avesse ancora inteso nè compreso nulla, saltò su a domandare a quel vecchio: - Ma dunque.... dunque il suo figliuolo è morto? Il vecchio si voltò a guardarla con quegli occhi atroci, smisuratamente sbarrati. La guardò, la guardò, e tutt'a un tratto, a sua volta, come se soltanto adesso, a quella domanda incongruente, a quella meraviglia fuor di posto, comprendesse che alla fine, in quel punto, il suo figliuolo era veramente morto per lui, s'arruffò, si contraffece, trasse a precipizio il fazzoletto dalla tasca e, tra lo stupore e la commozione di tutti, scoppiò in acuti, strazianti, irrefrenabili singhiozzi. VISITARE GL'INFERMI. In meno d'un'ora per tutto il paese si sparse la notizia che Gaspare Naldi era stato colpito d'apoplessia in casa del Cilento, suo amico, dal quale s'era recato per condolersi della recente morte del figliuolo. Tutti, in prima, più che afflizione ne provarono sbigottimento e ciascuno con ansia domandò più precisi particolari. Ma la prima costernazione fu presto ovviata dalla riflessione confortante che il Naldi, quantunque di florido aspetto e ancor giovane, era pur dentro minato da incurabile malattia cardiaca. Sicchè, via! poteva aspettarsi da un momento all'altro, poverino, una fine così. I primi visitatori, amici e conoscenti, accorsero alla casa del Cilento ansanti, pallidi, con occhi da spiritati. - "Non è ancor morto?" - Volevano vederlo. Porta, usci, finestre - tutto spalancato. E nelle camere, fra il trambusto, pareva spirasse nell'ombra dalle poltroncine vestite di tela bianca un fresco refrigerante per chi veniva da fuori, ove il sole d'agosto ardeva fierissimo. E un odor di garofani, in quel fresco d'ombra.... - ah! delizioso. Per la scala, una frotta di curiosi, gente del vicinato, uomini, donne, ragazzi, intenti a spiare chi saliva e chi scendeva; a coglier di volo qualche notizia. Un bambino s'affannava a salire e a ridiscendere gli scalini troppo alti per lui e, reggendosi con una manina paffuta al muro, a ogni scalino, rimbalzando tutto fin nelle gote e sorridendo con la boccuccia sdentata, emetteva una vocina frale: - E-èh! Puteva di piscio, carinello, ma non lo sapeva. Altri due ragazzi, giocando tra loro a piè della scala, vennero a lite; la madre allora, tra gli zittii della ressa, dovette scendere e portarseli via. Li picchiò, appena fuori, stizzita di non poter assistere per causa loro a quello spettacolo. - Ah, i figli, che croce! Dopo l'umile saletta, un modestissimo salotto: in mezzo a questo, un letto, messo su alla meglio, tra la fretta e lo spavento. I primi visitatori si spinsero a guardare, uno dietro l'altro, di su la soglia dell'uscio; ma non poterono vedere che le gambe del moribondo, intere fino al grosso volume paonazzo e villoso degli organi genitali; e si strinsero tra loro istintivamente dal ribrezzo che pur li attirava a guardare. Due infermieri avevano sollevato il lenzuolo da piedi, e lo reggevano alto, in modo da impedir la vista del volto a chi guardasse dall'uscio. - Ma che gli fanno? Perchè? - domandò qualcuno. Nessuno lo seppe dire. Unica risposta, di là dal lenzuolo levato, il rantolo del moribondo, che pareva si lagnasse così d'una crudele e sconcia violenza che stessero a fargli inutilmente, profittando che non si poteva più muovere. Intanto, altri visitatori sopraggiungevano. Un medico, il più vecchio dei tre che stavano attorno al letto, disse alla fine con voce imperiosa: - Signori, troppi fiati qua dentro! I visitatori si ritrassero a parlottare nell'attigua saletta, atteggiati in volto d'un cordoglio misto a una certa ambascia indefinita, guardinga. I nuovi venuti domandavano ansiosamente notizie: - Com'è stato? Quando è stato? E l'avvenimento uscì a poco a poco dal vago delle prime notizie, si precisò, forse allontanandosi dal vero. Alcuni particolari di nessuna importanza risaltarono e si dipinsero con tanta evidenza agli occhi di tutti, che ciascuno poi, rifacendo il racconto, non potè più fare a meno di riferirli con le medesime parole, allo stesso punto, con la medesima espressione e lo stesso gesto: il particolare, per esempio, del bicchier d'acqua chiesto dal Naldi alla serva del Cilento nel sentirsi venir male, e che poi non potè bere. - Ah no? - Non potè berlo! - Io sono venuto, - diceva Guido Póntina, ricco proprietario e assessore del Comune, - mezz'ora appena dopo il colpo. - Ma che fece, scusi? cadde proprio per terra? - domandò il piccolo De Petri, afflitto, malaticcio, felice in quel momento di poter rivolgere la parola a un personaggio di conto come il Póntina. - Stramazzò. Ma io lo trovai già adagiato su quella poltrona, - rispose il Póntina, rivolgendosi però agli altri. Si voltarono tutti a guatar quella poltrona che se ne stava lì in un angolo all'ombra, vecchia, stinta, pacifica. - Ancora, - riprese il Póntina, - i sensi non li aveva perduti del tutto. - "Animo, Gaspare!" - gli dissi. - "Vedrai che non è nulla!" - Ma lui, che non poteva più parlare, con la sinistra illesa si prese il braccio destro morto, così.... e si mise a piangere. - Il braccio soltanto.... morto? - domandò un giovine biondo, molto pallido, intentissimo al racconto. - E la gamba, si sa. Tutto il lato destro. Colpo a sinistra, paralisi a destra. Questa cognizione medica il Póntina se la lasciò cader dalle labbra con aria d'umile superiorità verso gli altri ascoltatori, come una cosa, oh Dio, naturalissima, ch'egli sapesse da tanto tempo: l'aveva appresa invece un momento prima dai medici, e ora se ne faceva bello con quegli ignari, allo stesso modo che dell'essere accorso tra i primi, dell'aver visto ancora sulla poltrona il Naldi, e del cenno che questi gli aveva fatto del suo braccio morto. - Sì, era venuto stamani dalla campagna.... - narrava in un altro crocchio vicino l'avvocato Filippo Deodati, alto, magro, diafano, fortemente miope. Parlando, in pensiero com'era sempre delle parole da usare e dell'efficacia dei gesti, intercalava a quando a quando pause sapienti, anche per dar tempo a chi l'ascoltava d'assaporare quel suo parlar dipinto. - Sapete, la sua deliziosa villa in Val Mazzara.... che aria! Sarà circa a tre chilometri da qui.... - Tre? dici quattro.... no, più! più! - corresse uno degli ascoltatori, come se con quei "più! più!" lo aizzasse a dir più presto. Ma il Deodati gli sorrise e seguitò placido: - E abbondiamo: cinque? tanto peggio! Ora figuratevi: due ore, per lo meno, sotto questo sole d'agosto.... nella calura asfissiante.... per lo stradone.... erto così.... su un baroccino tirato da un'asina vecchia! Uno, allora, esclamò, con gesto quasi di rabbia: - Pazzie! - E dicono, - aggiunse subito un altro, - che, entrato in paese, fu visto da un suo parente.... - No, che parente! - corresse un terzo, come se volesse mangiarselo. - Scardi.... Nicolino Scardi, perdio! Me l'ha detto lui stesso.... - Io so un parente.... - Scardi, ti dico, perdio! me l'ha detto lui stesso. Lo vide che frustava alla disperata l'asinella. Voleva raggiungere, chi sa perchè, la postale di Siculiana. - "Gaspare! Gaspare!" - gli gridò anzi Nicolino. - "E piano! così l'ammazzi!" - "Lasciami correre!" - gli rispose lui. - "Mi fa bene!" - E correva alla morte! - sospirò, guardando tutti a uno a uno, un ometto calvo, panciutello, che arrivava sì e no ad afferrarsi le manocce pelose dietro la schiena. - Fece dunque - riprese il Deodati - la sua visita di condoglianza al buon Cilento, per cui era salito dalla campagna. Aveva già terminato la visita.... stava per andarsene.... quando qui appunto, in questa saletta qui, lì a quel posto.... la serva del Cilento lo trattenne per raccomandargli.... non so.... un suo nipote falegname.... Il povero Gaspare, col cuore che gli conosciamo tutti, prometteva ajuto.... protezione.... sapete come faceva lui.... che si stropicciava sempre, parlando, la palma della mano qui sul fianco.... Tutto a un tratto.... che è?... si sente venir male.... dice: - "Per favore, un bicchier d'acqua...." - La serva corre in cucina, torna col bicchiere, glielo porge.... lui fa per recarsi il bicchiere alle labbra.... non può.... la mano, invece d'andare in su, gli va in giù.... così.... così.... tremando e versando l'acqua.... il bicchiere gli cade di mano.... i ginocchi gli si piegano.... e stramazza.... - O-òh! guardate, - suggerì piano l'ometto calvo, accostandosi, con un dito della manoccia teso, - lì, guardate.... i cocci del bicchiere.... lì.... Tutti si voltarono a guatar costernati quei cocci nell'angolo, come dianzi quegli altri la poltrona. Ma giunse in quella dalla stanza del moribondo un puzzo intollerabile, che fece arricciare il naso a tutti. - Buon segno! - esclamò qualcuno, avviandosi per recarsi in un'altra stanza. - Si scàrica.... Parecchi confermarono: - Buon segno, sì.... buon segno! E tutti, turandosi il naso, seguirono il primo. Stavano in quell'altra camera i parenti del moribondo; il fratello Carlo, un nipote, un cognato e lo zio canonico, insieme con altri visitatori, tutti in silenzio. Si rispondeva ai saluti, fatti a bassa voce, o con gli occhi o con un lieve cenno della mano o del capo. Carlo Naldi, come se i sopraggiunti fossero venuti a dirgli: - "Tuo fratello è guarito, cammina...." - scattò in piedi per recarsi dal moribondo. Alcuni si provarono a trattenerlo. - No, lasciatemi. Voglio vederlo.... E andò seguito dal figlio. Anch'essi, entrando, si turbarono al puzzo pestifero; ma si trattennero presso il letto e sorvegliarono gl'infermieri, perchè il letto e il giacente fossero ripuliti a dovere. Poi fecero dare una spruzzata d'aceto alla camera. Gaspare Naldi, di colossale statura, sorretto il busto da una pila di guanciali, con una vescica di ghiaccio in capo, il volto paonazzo, aveva schiuso gli occhi insanguati e guardava come invano, per quanto un po' accigliato, quasi per uno sforzo di riconoscere colui che s'era chinato sul letto a spiarlo negli occhi. - Gaspare! Gaspare! - chiamò il fratello, con la speranza, nella voce, che il colpito lo udisse. Ma il morente seguitò a guardarlo ancora un pezzo, accigliato; poi contrasse, come in un mezzo sorriso, la sola guancia sinistra e aprì alquanto la bocca da questo lato; si provò a far più volte spracche con la lingua inceppata, come se volesse inghiottire, ed emise un suono inarticolato, tra il gemito e il sospiro, richiudendo lentamente le pàlpebre. - M'ha riconosciuto! - disse allora piano Carlo Naldi agl'infermieri seduti alle sponde del letto, quasi non credendo a se stesso. - Vuol parlare, e non può! M'ha riconosciuto! Sopraffatto di nuovo dal coma, il moribondo si rimise subito dopo a rantolare. - Dottore, ha visto? M'ha riconosciuto! - ripetè il Naldi al giovine medico Matteo Bax lasciato di guardia dagli altri tre medici curanti. - Come no? Sissignore! - disse il Bax, sorgendo in piedi militarmente e sgranando gli occhi ceruli, vitrei, da matto. - Stia, stia seduto.... - No, dovere, che c'entra? La conoscenza, nossignore, non l'ha perduta ancora del tutto. Ogni tanto, qualche lucido intervallo.... - C'è speranza, dunque? - Il caso è grave.... io parlo franco, sa? ma le speranze, nossignore, chi lo dice? non sono perdute.... Ancora io non dispero, ecco. Però è un caso d'embolìa cerebrale, e.... - Ah, - fece, accostandosi con timida curiosità, in punta di piedi, il Deodati, venuto dall'altra stanza per assistere, non ostante il puzzo, alla scena commovente tra i due fratelli. - Non è colpo apopletico? - Embolìa cerebrale, - ripetè a bassa voce il dottor Bax, come confidasse un gran segreto, e spiegò brevemente la parola e il male. Il Deodati uscì dal salotto e si recò a raggiungere gli amici nell'altra stanza. - Speriamo che di qui a domattina si risolva, - continuò il Bax. - Vigoroso.... un gigante.... Eh, dovrà stentare la morte ad abbatterlo.... Noi intanto non abbiamo nulla da fare.... parlo franco io.... Assecondiamo la natura.... questo il nostro compito, ecco! Da un momento all'altro potrebbe determinarsi una crisi benefica... S'accostò al letto e consultò il polso del giacente. - I polsi si mantengono.... Applicheremo più tardi due carte senapate ai piedi. Me l'hanno lasciato detto i miei colleghi. Non mi prendo nessuna libertà, io. Il Bax era all'inizio della carriera, e però costretto a codiare un po' l'uno, un po' l'altro dei medici più accontati, tutti - s'intende - asini per lui. Mah.... Riteneva una fortuna l'essere stato chiamato in quell'occasione, al letto d'uno in vista come il Naldi; gli conferiva una certa importanza e l'avrebbe rialzato nel concetto di tanta gente che affluiva d'ora in ora a visitar l'infermo, cui egli per ciò assisteva col massimo zelo. Nel vederlo così faccente attorno al letto, nessuno (egli credeva) avrebbe sospettato che gli altri medici curanti lo avessero chiamato unicamente perchè lo sapevano resistentissimo al sonno. - Sentite, eh? Ma se lo supponevo io!... - diceva frattanto Filippo Deodati nell'altra stanza. - Ma che colpo apopletico d'Egitto! Possibile.... così, un colpo? È caso d'embolìa.... un caso d'embolìa cerebrale, bello e buono, di quelli genuini.... tipico, via! - Com'hai detto? - domandarono alcuni. - Embolìa? Che significa? - domandarono altri. - Eh, dal greco........ perdio, me ne ricordo ancora dal liceo.... Quando la circolazione del sangue non si svolge più regolarmente, perchè il cuore, capite, è indebolito, che avviene? avviene che nel cuore si formano certi.... grumi di sangue.... grumi, grumi.... Qualche volta uno di questi grumi si stacca dal cuore, capite? e gira.... Oh!... fino a tanto che incontra vasi capaci, questo grumo, naturalmente, passa; ma quando poi arriva al cervello dove i vasi sono più fini d'un capello.... eh, allora..... : interponimento.... - mi spiego? - avviene l'arresto e il colpo. Gli ascoltatori si guardarono l'un l'altro negli occhi senza fiatare, come colpiti tutti dall'oscura minaccia di quel male. Un piccolo grumo! Si stacca.... gira.... e poi.... embolè, interponimento.... Da che dipende la vita d'un uomo! Può accadere a tutti un caso simile.... E ciascuno pensò di nuovo a sè, alle condizioni della propria salute, guardando con crudeltà quelli tra gli astanti che si sapevano di salute cagionevole. Uno tra questi, dalle spalle in capo, quasi senza collo, sempre acceso in volto, più miope del Deodati, sospirò agitando sotto gli sguardi dei radunati più volte di seguito le pàlpebre dietro le lenti che gli rimpiccolivano gli occhi. - Intanto, - seguitò il Deodati, - se l'arresto non si risolve prima delle ventiquattr'ore, la parte cerebrale non nudrita degenera, capite? e avviene il rammollimento.... - Povero Gaspare! - esclamò con angoscia intensa, esasperata, l'uomo miope senza collo. E l'ometto calvo, panciutello, osservò, facendo rincorrere i pollici delle manocce pelose, che lì, sul ventre, poteva facilmente intrecciarsele: - Che processo crudele di causa e d'effetti! Il bimbo morto del Cilento si chiama dietro un uomo qua, padre di sei altri bambini.... L'osservazione piacque, e tutti i presenti scossero malinconicamente il capo. - Sei? Dica sette! - corresse uno. - La povera moglie è incinta di nuovo.... Poi si guardò attorno e domandò: - Non si potrebbe avere un bicchier d'acqua? Che sete!... - Pensare, - sospirò Guido Póntina, - che a quest'ora sarebbe laggiù in campagna, tra la sua famiglia, in mezzo ai suoi contadini, come tutti gli altri giorni.... Maledetto il momento che gli venne in mente di salire in paese quest'oggi! Perchè, sentite: è vero purtroppo e non si nega ch'era continuamente sotto la minaccia di.... di questo grumo che dice Deodati.... ma probabilmente, probabilissimamente, senza la causa determinante di queste due ore di sole, tra le scosse e gli sbalzi del baroccino.... - Eh, ma se voi del municipio, - lo interruppe il Deodati a questo punto, - non ci volete pensare a riparar lo stradone.... - Come no? - rispose vivamente il Póntina. - Ci s'è pensato! - Sì! Avete fatto scaricare i mucchi del brecciale... per dar modo ai ragazzi di fare alle sassate.... Chi li stende? Debbono stendersi da sè? - Basta, certamente, - interloquì per metter pace l'ometto calvo, - il povero Naldi avrebbe potuto vivere due, tre, cinque.... magari dieci anni ancora.... - Si sa! Certo! È così! - approvarono a bassa voce alcuni. - Contradizioni inesplicabili! - esclamò il Deodati. - Ma già.... è inutile! La fatalità.... Si ha un bel guardarsi di tutto e aver cura timorosa.... e meticolosa, della propria salute.... arriva il giorno destinato, e addio.... L'uomo miope, senza collo, a questa osservazione si alzò; sbuffò forte, approvando col capo; non ne poteva più; e andò ad affacciarsi al balcone. Gli pareva che tutti, parlando del Naldi, leggessero la condanna a lui. Eppure non se ne andava; restava lì, come se qualcuno ve lo costringesse. Altri del crocchio si opposero all'osservazione del Deodati, e allora venne fuori, intercalata d'aneddoti personali, la vita del Naldi in quegli ultimi anni, da che egli cioè, guarito miracolosamente d'una polmonite, s'era ritirato in campagna con la famiglia, per consiglio dei medici, i quali gli avevano assolutamente proibito d'attendere agli affari. Per qualche tempo il Naldi, sì, aveva seguito la prescrizione, vivendo come un patriarca in mezzo alla numerosa famiglia e ai contadini, curando scrupolosamente la salute. S'era finanche provvisto d'una piccola farmacia e d'una bibliotechina medica, con l'ajuto delle quali s'era dilettato di tanto in tanto, a un bisogno, a far da medico alla moglie, ai figliuoli, ai contadini suoi dipendenti, là a Val Mazzara. - Che aria! - E la villa, l'avete veduta? con quel magnifico pergolato.... - Era il suo orgoglio, quel pergolato! - Dovette pagarla cara, quella terra, no? - Ma no, che cara! Gliela vendette il Lopez, affogato, prima di fallire.... È che lui poi ci ha speso tanto.... - Gran lavoratore! 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500