- Quattordici! - Pari e nero! LA PRINCIPESSA (spazzando il salotto, dopo aver spazzato la cucina, col lungo strascico della sottana di seta, e portando, come in trionfo, preceduta da Sultano, il vassoio con la cena). - Sultano, via! ffut! ffut! Non venirmi tra i piedi per farmi cadere! Faccio io stessa da primo cameriere, da tutto quel che occorre, volentierissimo, pur di schivare il pericolo dei musi nuovi!... E così, signor contino? Il filetto, ieri sera, non era famosissimo come al solito, mi ha detto il maggiordomo?... Che rabbia! Che dispetto! Ho pianto, persino, dal dispiacere! DE-FARENTES. Messieurs faites le jeu! Messieurs! Il grande gentiluomo siciliano sorride amabilmente; la sua voce è tornata calma, sicura. Il giuoco ha ormai ripreso il solito interesse, la solita animazione di tutte le sere. Dall'uscio della cucina, quando rimane socchiuso, si scorge la principessa che torna a sonnecchiare seduta accanto alla madia, con in bocca il suo bravo sigaro di virginia e il maggiordomo che beve il fondo dei bicchieri e dei piccoli fiaschettini di Mont'Orobio. - Messieurs, faites le jeu, messieurs! Si annunziano grosse perdite: perde molto l'ambasciatore e perde molto il bel contino. - Nove! - Dispari! - Nero! Carletto Brenta e il cavalier Letizia strepitano contro la jettatura. Avevano vinto due scudi a testa e li hanno perduti in un sol colpo! L'ex maggiore continua a ridere, a scherzare e a parlare, compiangendo chi è in sfortuna, esaltando chi è in vena, ammaestrando gli inesperti sui grandi misteri del rosso e del nero, e, frattanto, abilmente, sottraendo se perde o aggiungendo se vince, qualche soldo alla puntata, riesce a guadagnare la piccola sommetta che forma tutta la sua rendita giornaliera. Il grande gentiluomo, sempre attento, vede tutto, ma chiude un occhio, come per un patto tacitamente concluso: anche l'ex maggiore, all'occorrenza, gli fa da compare. - Messieurs, faites le jeu!..... Messieurs!.... Rien ne va plus! IV. Due donne, strane e tipiche figure, entrano quasi inosservate nella sala. - Buona sera! - Buona sera! Sono rauche, non hanno più voce. - Buona sera! - Buona sera! Nessuno risponde al saluto, nessuno le guarda, nessuno si volta. - Ciao, Letizia. - Ciao, bel siciliano! DE-FARENTES (più forte). Faites votre jeu, messieurs! ... Le facce delle due donne appaiono stanche e livide sotto le macchie nere degli occhi e il rossetto delle guance. La più alta, è una virago; ha un bolèro in testa e in dosso uno sfarzoso abito d'estate chiarissimo, scollato. È appena coperta d'una corta mantelletta foderata di vecchio ermellino. L'altra, piccola, magra, con una giacca verdognola e un cappellino a punta, alla tirolese, ha un viso scarno, ossuto, cattivo, da strega giovine. È tutta occhi e tutta capelli neri, crespi, arruffati. Sono due tristi maschere della miseria e del vizio, che portano dalla strada una ventata fredda di neve. Continuano a camminare nella sala, interrogandosi con un'occhiata incerta, ma non sono nè intimidite, nè sorprese da quella fredda accoglienza. Dopo un momento si avvicinano al tavolino, dove stanno ancora cenando il bel contino e l'ambasciatore. - Buona sera! - Buona sera, carine!... - risponde il Castelpusterlengo sempre amabilmente vieux-regime. L'ambasciatore un po' miope, colpito lì per lì dal voluminoso bolèro, si ficca la lente nell'occhio per vedere come alla quantità corrisponda la qualità: - Buona sera, signorine belle! Le «signorine belle» sentendosi incoraggiate, si slanciano, l'una, il bolèro, addosso all'ambasciatore, l'altra, la tirolese, sulle ginocchia del bel contino. - Aristocratico simpaticone! - Ciao, bel biondo! E scoccano i baci. L'AMBASCIATORE (cercando di allontanare le mani dal bolèro per difendere la simmetria dei radi ricciolini messi in fila attorno alla fronte). Adagio! Adagio! Troppa espansione! IL BEL CONTINO (difendendosi a sua volta dall'assalto del Tirolo). - .... Da brave! Rispettate il nostro candore! A un tratto, una vocina fioca, sottile, che sembra uscire tra il falpalà e gli svolazzi molticolori del gran bolèro: - Complimenti!... Complimenti! Dietro alla vocina, in fondo ad un cappellone di paglia dalle rose stinte e gualcite, appare un povero visino di malatina, smunto, affilato, con grandi occhi cerulei che fissano «i signori» con un tremolio incerto fra il sorriso e le lacrime. L'ambasciatore, dopo aver guardata la bimba un istante, lascia cader la lente facendo un atto di disgusto. IL BEL CONTINO (infastidito). Che! Che! I bimbi si mandano a letto! Dagli occhi della piccina, che non ha ancora cenato, sparisce a un tratto ogni luce di sorriso e non vi restan più che le lacrime. IL BOLERO (Aggrottando le ciglia, con la voce più ròca, più aspra). È una mocciosa, che ci serve di compagnia. LA TIROLESE (Lanciando sulla bimba un'occhiata bieca, torva). Per le guardie. È meglio non essere del tutto sole. L'EX MAGGIORE (Allontanandosi dal tavolo della ROULETTE: ha guadagnato le sue dieci lirette e ha capito da un'occhiata del De-Farentes che per quella sera, basta). Signore?... Oh! Oh! Abbiamo la visita di due signore! - Buona sera! - Buona sera! LA BIMBA. - Complimenti! L'EX MAGGIORE. - Oh! Oh! Anche l'infanzia abbandonata! (Siede pure al tavolino e prende da uno dei piatti del DESSERT dell'ambasciatore un savoiardo per la bimba e un cannoncino alla crema, per sè). LA TIROLESE (dando un pizzicotto rabbioso alla piccina che divora, con la bocca, il savoiardo e con gli occhi il cannoncino). Ringrazia, villana! LA BIMBA (trasalendo per il dolore improvviso ma sorridendo e inchinandosi amabilmente). Grazie, signore! Tante grazie! Complimenti! L'EX MAGGIORE (Ingolla d'un colpo il cannoncino per non imbrattarsi di crema). Brava! Una buona educazione è il condimento della virtù! E un marron glacé, sarebbe aggradito, signorina? La bimba, che si era aggrappata con una mano alla veste del bolèro, è spinta per un braccio dinanzi al tavolino dei tre signori, e ripete i complimenti e i ringraziamenti con un inchino e un sorriso ardito che ha già perduta la bella timidezza, ma non tutta ancora la soavità infantile, e che illumina, fugacemente, il pallido visino per lasciarlo, dopo, più smunto e più avvizzito. La bimba ha fame e ha freddo. Lì, nel salotto, si soffoca; ma essa ha portato con sè, dentro di sè, tanto freddo dalla strada! Quanto girare quella sera!... Su e giù! Su e giù! Quanto girare! Dalla scollatura del corto vestitino di seta rosa, spuntano le esili spalluccie e il collo fino fino, trasparente, con una riga nerognola sotto la grossa collana di perle azzurre. Ha le gambine nude screpolate dal gelo, inzaccherate, come le calzette di lana e gli scarpini gialli, di neve motosa. L'EX MAGGIORE. (Scherzando sempre con la bimba e offrendole, dopo il marron glacé, una susina di Marsiglia). A lei, madamigella! Anche una prugna secca!... Vedo che l'appetito le serve! LA TIROLESE (ingolosita adocchiando i dolci del dessert). - È una ghiottona! Non è mai sazia! L'EX MAGGIORE. - Abito décolleté! E anche le perle! Che lusso! L'ex maggiore continua a scherzare e a divertirsi con la piccina: le regala un altro mezzo biscotto, uno spicchio di mandarino e intanto approfitta dell'occasione per fare gratis la sua piccola cenetta dopo la partita. Quattro mandorle spaccarelle, un pezzetto di grana, per assicurarsi se la principessa lo abbia fatto venire direttamente da Parma seguendo il suo consiglio; poi una fetta di panettone... poi, in fine, deve chiedere al contino un bicchiere di bordò, perchè gli è rimasto, - e fa le boccacce, - quel maledetto sapore di formaggio! - Desidera ancora qualche cosa, la signorina? Un grappolo d'uva? Signorina... - E il nome? Come ti chiami? IL BOLERO. Non hai sentito?... Rispondi! La bimba, interroga il bolèro con gli occhi intimoriti: non ricorda più il nome che le hanno dato per quella sera. LA TIROLESE (scotendola forte). Non far la stupida! LA BIMBA (sempre più smarrita). Mercedes... Iolanda... (ricordandosi: con un piccolo grido). Fernanda!... Fernanda!... Mi chiamo Fernanda! L'EX MAGGIORE. Fernanda!... Nientemeno! La Fernanda di Sardou? E di queste due signore chi è la tua genitrice? LA BIMBA (lanciando uno sguardo tenero al bolero e alla tirolese per rabbonirle). Sono la mia mamma... tutte e due! IL BOLERO. Che bestia! L'EX MAGGIORE (amabilmente). Se queste signore sono «la tua mamma tutte e due» a casa, vuol dire, ne avrai anche un'altra?... La vera? LA BIMBA (accompagnandosi con un gesto espressivo della manina). Oh, tante!... Ho ancora tante mamme a casa! L'EX MAGGIORE. Allora, se hai tante mamme, avrai anche... molti papà? LA BIMBA. (con un inchino e un'occhiata affettuosa, carezzevole). Tutti i buoni signori, sono tutti i miei papà! Si ride a questa risposta. Ridono anche il bel contino e l'ambasciatore e subito il bolèro e la tirolese approfittano del buon successo che ottiene la piccina, per riattaccare conversazione. IL BOLERO. L'ha avuta una nostra compagna, la Goriziana, ma non le ha portato fortuna: lo stesso anno ha fatto un vaiòlo tremendo che l'ha rovinata, tanto che non ha più potuto andar fuori. Adesso ci fa da cuoca, e quando una di noi vuol prendersi la bimba in compagnia, si paga un franco. LA TIROLESE. È un'infingarda, una bugiarda, una golosa! Fosse mia, l'avrei pestata di botte! DE-FARENTES (Più forte). Messieurs! Faites le jeu! Egli vede con indifferenza allontanarsi dalla roulette Carletto Brenta e il cavalier Letizia, ma è seccato che il banchiere, il quale punta anche per conto del contino e del marchese, abbandoni il giuoco per avvicinarsi alle due donne. - Faites le jeu! - Rien ne va plus! - Ventisei! - Rosso! - En plein! DE-FARENTES (lanciando un'occhiata alla principessa che passa in quel punto col caffè e con i liquori, per farle capire di mandar via quelle baldracche). Non ci sono giuocatori stasera! Non c'è il numero sufficiente! Così non è possibile continuare! - (Con impeto: con ira:) Messieurs! Faites le jeu!... Messieurs! La roulette, torna a girare e a stridere. IL BANCHIERE (avvicinandosi, soffiando e brontolando, al contino e al marchese). Quel De-Farentes ha una fortuna vergognosa! Abbiamo perduto l'impossibile! (Vedendo la bimba sfoga il suo malumore). Che roba è? (Alla principessa). Ormai, qui, è porta aperta? Si lascia passar di tutto! È una vergogna! Una immoralità! LA BIMBA (pallida, intimorita, ma pur fissando il banchiere con gli occhi carezzevoli e facendo un inchino). Complimenti! Complimenti! Buona sera! IL BANCHIERE. (Sempre rivolto alla principessa che versa il cognac al bel contino e all'ambasciatore). A dormire! I ragazzi si mandano a dormire! E poi... si votano leggi sul lavoro dei fanciulli!... E poi si spoglia la gente per gli asili, per i ricoveri, per le scuole! - Bella scuola! LA PRINCIPESSA (Senza nemmeno guardare le donne, con un'espressione schifiltosa di grande sussiego e di pudore offeso). Subitissimo! Dico adesso al maggiordomo di metterle alla porta! La piccina spaventata al pensiero di dover tornar fuori, di dover tornare a girar su e giù, su e giù, sotto il rovaio, afferra la sottana del bolèro come per trattenerlo. Il bolèro e la tirolese, insieme, con un atto di ribellione e di disperazione in faccia al pericolo di andare a letto senza cena: - Alla porta? - Come sarebbe a dire? - Se siamo venute è perchè siamo state invitate! - Siamo state pregate! LA PRINCIPESSA (Sempre senza guardar le donne, per non sporcarsi la vista, ma con grande autorità, imponendo silenzio e indicando l'uscio). Sst! Fuori! Fuori! Fuori! Subitissimo fuori! IL BOLERO (Ancora più rauco). Non si tratta così con le ragazze educate! Perchè noi siamo ragazze educate! LA TIROLESE. Farci perdere tutto il tempo! farci perdere tutta la notte! (Chiamando il cavalier Letizia). Siamo state invitate sì, o no? LA PRINCIPESSA (Sempre più imponente e maestosa e sempre senza guardarle in faccia). Sst! Niente affattissimo! Fuori! Fuori! Fuori! Le due donne, inviperite, fanno per lanciarsi contro il cavaliere: - Ci hai invitate, sì, o no? LA PRINCIPESSA (frapponendosi). Nella mia società invito io, comando io, e la sola, padronissima, sono io! CARLETTO BRENTA (sbocconcellando un panino gravido in onore del simbolismo e rivolgendosi al grande industriale). Come?... Sono tue conquiste? L'EX MAGGIORE (Al contino, indicando il bolèro). Quel donnone, per altro, non è del tutto disprezzabile! LETIZIA (Borbotta, sorridendo, qualche parola all'orecchio di Carletto Brenta). CARLETTO BRENTA (con entusiasmo). La tirolese! Vi raccomando la tirolese! L'EX MAGGIORE (divertendosi). Il bolèro! Evviva il bolèro! DE-FARENTES (gridando sempre più forte, per richiamare i giuocatori alla roulette). Messieurs faites le jeu!... Messieurs! - Diciassette! - Nero! LETIZIA (che ha calmato le ire della comitiva e venendo a patti, sottovoce, con le due donne). Sentite, noi siamo anche disposti ad offrirvi una modesta sì, ma sostanziosa cenetta; ben inteso senza Sciampagna. LA PRINCIPESSA (mostrandosi arrendevole e conciliante pur di assecondare il desiderio della «società»). Per lo Sciampagna, al caso, ci penso io! (Stringendo l'occhio con intelligenza al cavalier Letizia). Ho io, per l'appunto, una marca famosissima! IL BANCHIERE (Ancora brontolando, sotto voce, contro la piccina). Impossibile! Per me è impossibile! Con quella roba lì, sotto gli occhi! Mi disgusta, mi rivolta! Non mi diverto più! Perdo l'appetito! «I signori» restano sospesi, esitanti fissando la piccina, che nella sua disperazione lancia uno sguardo supplichevole all'ex maggiore, il quale, dopo essersi fatto offrire un mezzo bicchierino di cognac, ingolla un africano di cioccolata. LA TIROLESE (al banchiere, indicando la bimba). Questa marmotta?... Giuro, non dà nessun fastidio! IL BOLERO. Si mette a dormire!... Subito a dormire! LA BIMBA (ha un tremito, le si riempiono gli occhi di lacrime, ma non osa fiatare). LA TIROLESE (chiamandola, come se comandasse ad un cane). Qui!... Qui!... Subito! Qui! (Si guarda attorno, cercando con gli occhi, poi corre in fondo alla sala, dove ha veduto un tavolino coperto da un tappeto vecchio di lana a fiorami rosso e nero: al bolèro). Presto, la marmotta! IL BOLERO (tirandosi dietro la bimba per un braccio, poi sollevandola di peso, la butta sul tavolino). E non si piange! Hai capito? LA TIROLESE. Giù! La bimba si inginocchia. LA TIROLESE. Giù! Giù! Più giù, distesa! (La piccina ubbidisce, tremando). IL BOLERO (minacciandola con l'indice teso). E si dorme! LA TIROLESE (minacciandola sulla faccia, con tutta la mano). Si dorme, o guai! LA BIMBA (balbettando, col visino tutto molle di lacrime). Buona notte!... Buona notte alle mamme!... Tante buone notti... ai signori papà!... E buon appetito! Ma la misera creaturina non può finire: è avvolta, rotolata nel vecchio tappeto polveroso e portata, cacciata nell'angolo d'un sofà, in fondo alla sala. - Dormi! Si dorme! - Fino a domani! Il grosso involto fa ancora un movimento: si sente un lungo gemito sotto il tappeto... poi più niente. IL BOLÈRO (correndo a buttarsi fra le braccia dell'ambasciatore). Anche se bruciasse la casa, non si sveglia! LA TIROLESE (saltando sulle ginocchia del bel contino). Dorme come una talpa! - Aristocratico simpaticone! - Caro, biondino bello! Scoppiano urli e risate. DE-FARENTES (dinanzi alla roulette, dissimulando il dispetto, da vero gentiluomo). Signor Contino! Signor Spinazzola! Non volete tentar la rivincita?... Adesso il banco non è più in fortuna! - Messieurs, faites le jeu! Messieurs! V. Un'ora dopo: un campanello elettrico, diverso dal solito, acuto, sottile, comincia a suonare senza più smettere. Sultano attraversa di corsa il salotto e sparisce. LA PRINCIPESSA (con un grido tutt'affatto plebeo). Maria Vergine Santissima! La questura! DE-FARENTES (cacciandosi il denaro in tasca). Presto! Tutti ai tavolini!... A discorrere, a cenare, a fumare! IL MAGGIORDOMO (In fretta, fa per buttare un tappeto sulla roulette, ma intanto due signori si precipitano dall'anticamera in sala, seguiti dal fracasso di una portina a vetri, mandata in frantumi). Fermi tutti! Dietro ai due delegati, e in fondo al salotto, appariscono altre facce risolute di questurini in borghese. LA PRINCIPESSA (strillando come un'indemoniata, mentre tutti gli altri, compreso l'ex-maggiore, sono rimasti muti, allibbiti). Mi protesto innocentissima! La mia casa, come tutta la mia parentela, è onorata e rispettatissima da secoli a Milano e fuori di Milano! Sarà stata certo qualche... donnaccia a far la spia! Per il dispetto di non poterci entrare!... Si giuoca per puro divertimento! A giuochi... di pura società, perchè la mia società, la mia conversazione può stare a pari delle più aristocraticissime di tutto il mondo! Presento il marchese Dolfin-Cocaglio! Il Conte Galantino di Castelpusterlengo, e il commendatore Spinazzola, nientemeno, tutti intimissimi! (Rivolgendosi al bolèro e alla Tirolese che continuano imperterrite a cenare). - Siete state voi due? Spione? UNO DEI DELEGATI (con viso torvo, al bel contino, all'ambasciatore e al banchiere). Con me, lor signori! Li fa passar in fretta nella camera da letto della principessa, poi, scambiata appena una rapida occhiata, apre loro l'uscietto della gabbia e i tre privilegiati piccioni pigliano il volo, prontissimi a dichiarare, alla prima occasione, che «con questo Governo» c'è troppa eguaglianza e libertà! Frattanto di là, nella grande sala, mentre l'altro delegato e le guardie procedono alla perquisizione ed al sequestro di vari mazzi di carte, e di un'altra piccola roulette, la lite fra la principessa, il bolèro e la tirolese si fa più arrabbiata, le voci più assordanti, e il De-Farentes, per sfogarsi, finisce col dare uno schiaffo al bolèro che si rivolta, si dibatte, cerca di graffiarlo e strepita e piange, mentre gli scaraventa addosso le peggiori ingiurie: - Ladro!... Schifoso!... Ladro! IL DELEGATO. Silenzio! (fissando il bolèro). Ma brava!... la Teresa Rossetti?... La Bolognese!... Tu hai avuto il foglio di via e sei tornata a Milano a batter la frusta? In arresto!... (indicando la tirolese). E tu pure! Verrai con noi! Farai vedere le tue carte in questura! E anche la padrona del locale, e il nostro bravo signor De-Farentes che teneva il banco! E anche quello là (indicando l'ex-maggiore). Arrestati! L'EX MAGGIORE (Senza più fiato in corpo). Ma io... è stato un caso... un puro accidente... IL DELEGATO. Arrestati: tutti gli altri in contravvenzione. - Lei? - comincia indicando il cavalier Letizia che balbetta nome cognome professione indirizzo. - Lei?... - (continua rivolgendosi a Carlo Brenta che fa altrettanto) - Lei?... 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500