Allori confidò l'ambascia che improvvisamente gli aveva stretto il
cuore:
- Sono venuti ad avvisarmi che mio padre sta male, malissimo...
Presto... Grazie... Che mi veda subito!... Grazie ancora, grazie!
IV.
Le camerette splendevano come di una luce d'oro. Il sole, già basso,
sembrava ardesse d'un fuoco d'incendio dietro le guglie, le statue e i
trafori del Duomo. Il vecchio infermo, che già un'ora innanzi,
all'aggravarsi del male aveva chiesto disperatamente, con le mani alla
gola, aria, aria, aria, anche adesso, cessata la crisi, tentava ad ogni
momento di sollevarsi dai guanciali del seggiolone, quasi per lanciarsi
fuori dalle piccole finestre tutte aperte, verso quel mare immenso di
aria e di spazio. Ed ogni tanto l'occhio stanco e imbambolato aveva
ancora la consueta espressione di riverenza devota, allorchè riusciva a
distinguere quelle belle statue lontane nel cielo, che egli conosceva
tutte per nome, e le mani brancicanti si congiungevano nel gesto
abituale della preghiera e si levavano verso la Madonnina d'oro
fiammeggiante come una face, sulla guglia maggiore...
Ma quando Giustino gli fu presso, inginocchiato a lato del seggiolone,
le dita scarne e tremanti del vecchio si cacciarono nei capelli del
figliuolo, con un atto convulso, quasi d'impazienza e di sdegno, e sul
volto smorto e chiazzato di macchie violacee non passò alcun raggio di
conforto e di gioia.
- Come hanno fatto ad avvisarti... che... me ne vado? Là dentro... in
quella bolgia d'inferno? Che cosa dicevi a quella gente, mentre io ero
qui ad aspettarti... per morire? Oh! so, so... quello che vuoi
rispondermi!... Me lo hai detto un milione di volte, sempre!... Io
queste cose non le posso capire!... E così, me ne vado, là dove c'è la
tua povera mamma che mi aspetta, senza aver capito mai niente di te!
Cioè... sì: dopo aver capito che non ci vedremo più... nemmeno di là...
perchè tu non hai voluto... tu non vuoi... Questo... ho capito... ho
capito... E tu invece eri il mio Giustino buono, affettuoso, studioso.
Che cosa hai detto oggi, anche oggi, a tutta quella gente?
Giusto comprese.
In quell'animo affranto, dilagava un immensa disperazione, ed egli ne
era la causa.
La sua parola soltanto poteva dar pace allo spirito tormentato del
padre, in un'ora così terribile. E il giovane, si accosciò a' piedi del
seggiolone e cominciò ad accarezzare le mani tremule e le ginocchia del
vecchio.
Lorenzo viveva in quell'ora di una vita dello spirito, affatto diversa
dalla intera sua vita, più intensa, più eletta, di quanto la sua indole
timida e mite, la sua modestissima coltura, prima d'allora, gli avessero
mai consentito.
Giusto lo sentì, con l'intuito sapiente che dànno i grandi dolori, con
l'affetto tenero e profondo che aveva allacciato la sua giovine vita
fremente a quella vita ingenua, che andava estinguendosi.
E allora cominciò a parlare...
Poco prima egli era il ministro di una religione nuova che aveva accesa
la passione d'una moltitudine: adesso era ancora il ministro della
stessa religione che confortava con l'amore una coscienza.
- Sai che cosa ho detto poco fa, a tutta quella gente? Ascoltami bene,
babbo, ascoltami bene, babbo mio! Ho detto loro che gli uomini devono
vivere come fratelli e che ognuno deve fare per gli altri quello che
vorrebbe fosse fatto a sè stesso.
- Ma... questo è il Vangelo che lo dice!
- Ed ognuno deve lavorare secondo le proprie forze, perchè nessuno deve
vivere in ozio... Non è vero? È il tuo figliuolo che ti parla, e tu sai
che non ha mai mentito. Non diceva Gesù Cristo essere più facile che un
cammello passi per la cruna di un ago che non un ricco per la porta del
paradiso?
- Sì, ma il Vangelo comanda ai poveri la rassegnazione...
- Appunto, perchè il Vangelo non è fatto soltanto pei ricchi o pei
poveri, ma per tutti gli uomini che sono uguali fra di loro. E ti pare
giusto che vicino a tanti che sperperano pazzamente le loro ricchezze,
vi sieno dei miseri cui manca il pane? E ti par giusto che chi ha
vissuto sempre sempre, dall'infanzia alla vecchiezza, soffrendo e
spasimando, debba morire in un canto di via esausto, derelitto, solo,
come se non fosse anch'egli un figliuolo di Dio?
- Ma c'è la carità, c'è la beneficenza...
- Sì; ma quanto sarebbe più bello il mondo se di questa carità non vi
fosse bisogno.
- È vero... è vero...
- Noi non predichiamo l'odio a nessuno: noi vogliamo che i buoni, quelli
che soffrono, si uniscano, si aiutino per sollevarsi a vicenda e
diventare migliori.
Lorenzo guardava il figliuolo con gli occhi sorpresi e incantati e sulla
torbida angoscia di prima scendeva una blanda luce di conforto e di
gioia:
- Anche Gesù l'ha detto - mormorava...
- Sì, sì, babbo, e coloro i quali affermano che il tuo Giustino insegna
ad odiare e a distruggere non sanno o non vogliono sapere il vero. Tu mi
parlavi dianzi di carità. Ebbene, la carità che il figliuolo di Dio
predicava, non era la bella e santa carità tra fratelli?
- Sì, sì, nel Vangelo...
- E non diciamo noi, come sta scritto in quel libro della sapienza e
dell'amore, che deve venire il giorno della pace e della giustizia, per
tutti gli uomini di buona volontà?
- Sì, sì, sì...
Il vecchio maggiordomo, il quale non aveva mai pensato altro mondo
tranne quello di cui era stato un'umile parte fedele, e che poneva in
esso la sede di ogni bontà, di ogni giustizia, vedeva ora che la bontà e
la giustizia avevano fuori di esso un altro aspetto. Non a lui toccava
d'esser giudice; ma egli era in quel momento felice di poter ricordare i
benefici dei padroni, e di poter ascoltare il figlio adorato, senza che
la sua anima semplice e scrupolosa trovasse, tra la devozione e il
dispetto ai primi, e l'affetto al secondo, un'inconciliabile
contradizione... e gli pareva che da quel momento l'odio, il rancore, la
perfidia, fossero per sempre scomparsi dalla vita. Non egli poteva
cogliere il senso delle distinzioni e degli opposti principî, ma sentiva
che sotto le crudeli apparenze, le rigide tradizioni o le fervorose
speranze, una sola forza palpita: l'amore. L'amore dei suoi vecchi
padroni gli aveva resa la vita pacata, chiara, onesta e tranquilla;
l'amore che scaldava con impeti generosi lo spirito giovanile del
figliuolo gli rasserenava la morte. La sua religione, che in quell'ora
estrema diveniva quasi più perspicace e indulgente, sorrideva ai ricchi
e ai poveri, e scopriva inconsciamente dove stava il vero in ogni
conflitto delle anime e dei cuori: nella buona volontà degli uomini!
Il vecchio accarezzava ora la testa del figlio con lente mani tremanti e
la bocca disse parole di benedizione.
... Gli occhi profondi guardavano nel vuoto, sorridenti, verso la Morte.
INDICE
Casta Diva
Fernanda
Canto di Montagna
Il pranzo della Barcaccia
A rovescio!
In extremis
DELLO STESSO AUTORE
Mater dolorosa, romanzo
I Barbaro o le lagrime del prossimo, rom.
La Baraonda, romanzo
La Signorina, romanzo
Casta diva, romanzo
La moglie di Sua Eccellenza, romanzo
L'Idolo, romanzo
Il Tenente dei Lancieri, romanzo
Il processo Montegù, romanzo
Baby - Tiranni minimi, romanze
Il primo amante, romanzo
Sott'acqua, romanzo
Cavalleria assassina
Romanticismo, dramma
Il Re Burlone, commedia
La Baraonda - Principio di Secolo, comm.
I disonesti, dramma
Il ramo d'ulivo - Il poeta, commedia
La Realtà - La trilogia di Dorina, commedie
Madame Fanny, commedia
La cameriera nova, commedia
Scellerata - Collera cieca, commedie
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le
grafie alternative (sottosegretario/sotto-segretario, benefizi/benefizî,
madia/màdia e simili), correggendo senza annotazione minimi errori
tipografici.
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