- Doveva finire... e proprio così Mah! Tutto deve finire a questo mondo! La portiera si alza e riappare Fabrizio col caffè. - Mettete due altri fascinotti sul fuoco, - gli ordina donna Rosana senza voltarsi: - Versate pure il caffè. Datemi quel libro lì, piccolo, legato in pergamena. Guardate lì, sulla scrivania! Fabrizio va, porta il libro e torna a sparire, in punta di piedi. Nella stanzetta si ode soltanto lo scoppiettìo sempre più interrotto del fuoco che si va spegnendo. Intanto, donna Rosana, ha aperto macchinalmente il volumetto e macchinalmente comincia a leggere: «Amour, fléau du monde, exécrable folie...» Alza gli occhi dal libro, e guarda un'altra volta l'orologio: - Le otto e mezzo! Lelio, quel giorno, dalla marchesa Ippolita, le aveva detto sottovoce, in fretta: - Mi permettete di venire da voi stasera, un momento solo, ma subito dopo pranzo? Ho da parlarvi! - Sono le otto e mezzo; non può tardare. - A donna Rosana sembra già di sentire quel maledetto campanello elettrico del portiere che annunzia le visite... «Amour, fléau du monde, exécrable folie, «Toi qu'un lien si frêle à la volupté lie, «Quand par tant d'autres noeuds tu tiens à la douleur» ... ma gli occhi soli continuano a leggere; il pensiero di donna Rosana si allontana da Don Paez e si ferma ostinatamente sul contino Lelio Vigodarzo. - Sapeva egli che quella sera, Ottavio (Ottavio di San Severo, marito di lei) non avrebbe pranzato in casa? Che sarebbe andato al Falcone per il solito pranzo inaugurale dei soci della barcaccia?... - Altro se lo sapeva! Lelio non era con lei, era sempre con... lui! - Subito, dopo pranzo, ho da parlarvi? - Subito? - Evidentemente per trovarla sola!... - Ed erano tanti giorni che donna Rosana, invece, faceva di tutto per non trovarsi mai sola con Lelio! Ahimè! Da certi sospiri, da certi dispetti gelosi, da certe occhiate or furibonde or troppo tenere, ella ha capito che l'istante temuto e preveduto si avvicinava. - Posso venire, subito dopo pranzo?... - Perchè tanto mistero, tanta trepidazione? Perchè chiedere il permesso? Quando si chiede il permesso per fare una cosa lecita, vuol dire che quella cosa non è più lecita. Cioè che è diventata non più lecita... cioè... Auf! - Non le riesce di cogliere la forma del bisticcio che pur sente nella sostanza così vero: fa un atto di dispetto e torna con la mente dov'è rimasta cogli occhi: «.... je songeais qu'une femme Qui trahit son amour, Juana, doit avoir l'âme Fait de ce métal faux dont sont fabriqués La mauvaise monnaie et les écus marqués». - Son amour... - pensa donna Rosana, questa volta chiudendo il volumetto e buttandolo sopra un seggiolino lontano. - Son amour, secondo le buone regole, dovrebbe essere il proprio marito: e una moglie che tradisce il proprio marito fa peggio ancora di Juana!... Questo, il signor Lelio, dovrebbe sapere; e in tal caso, che concetto si è formato di me? Proprio carino! Tante grazie! Se facessi dire alla porta che stasera non ricevo? - No; domani mi troverei allo stesso punto! È meglio parlar chiaro e finirla subito, così com'era destino che dovesse finire! - Destarsi, aprir gli occhi, non sognare mai più... e amen! - Peccato! Era un sogno così bello e senza inquietudini, senza turbamenti! Volersi bene sempre e non dirselo mai! Tutto il cuore preso, tutta la giornata occupatissima e la coscienza libera. Leggere negli occhi di Lelio attraverso un guizzo di gelosia ed un lampo di collera, la passione più ardente: ma non dover mai ascoltare e, per conseguenza, non dover mai rispondere ad una dichiarazione esplicita, compromettente. Vedere e non vedere; capire, e all'occorrenza, quando sarebbe stato il caso di dover andare in collera, poter anche non capire... Rispondere pure... ma agli occhi soltanto e soltanto con gli occhi, ora quasi un sì, ora quasi un no. Insomma, poter trovare il proprio «ideale» nella vita senza mancare ai propri doveri e senza dar adito alle malignità della marchesa Ippolita!... Un «ideale» elegante, simpatico, apprezzato nel proprio mondo, al quale poter dedicare l'orario delle giornate così eterne, le acconciature, le visite, le passeggiate a piedi della mattina e quelle in carrozza del pomeriggio... Un «perchè» insomma nella vita! Il «perchè» di andare ancora alle cacce a cavallo, alla Scala, al Manzoni e a quelle monotone feste da ballo, sempre in mezzo alle stesse persone che cambiano soltanto per diventare più vecchie e più brutte! No, no, certo! Non l'acre e disgustoso sapore del peccato, ma soltanto il lontano profumo del frutto proibito!... Un peccato, forse, sì, un peccato anche questo; ma così veniale, da far sorridere il confessore... ed anche Ottavio! - Invece, tutto è andato a monte! Com'è noiosa, Dio mio, questa nostra esistenza! E come tutto ciò che deve accadere, accade inesorabilmente ad ora fissata, con monotona precisione! In fatti mancava poco alle nove, e per le nove il conte Lelio Vigodarzo sarebbe venuto di sicuro! - ... Come?... Da che parte avrebbe incominciato il suo discorso?... Mah!... - Gira, rigira e poi a donna Rosana pareva già di sentirlo esclamare: - È più forte di me, è più forte della mia volontà, della mia ragione! Ormai non posso più frenarmi; non posso più dissimulare, tacere... vi amo! Così, indubbiamente, avrebbe finito Lelio, e così indubbiamente, avrebbe dovuto finire anche lei... col metterlo alla porta! - Non voglio fare anch'io come Ippolita, ah, no! per quanto l'a...mico d'Ippolita, ormai, ammesso e riconosciuto, col suo tatto, con le sue aderenze, le faccia più bene che male anche nella pubblica stima! Ma Ippolita, - grazie! - , è molto leggera e sventata; ha bisogno della guida, del freno di un a...mico. Io, invece, no: saprò sempre condurmi da sola, anche per un riguardo a Ottavio. Povero Ottavio! - Donna Rosana ha un sussulto, dà un balzo sulla poltroncina, ma poi si calma subito: è l'orologio del caminetto che comincia a battere le nove. - Così tardi? che non venga più?... Io, veramente, non gli ho risposto - sì - che poteva venire: non gli ho risposto nulla. L'ho fissato soltanto, con molto stupore. - Le nove? Ormai posso anche far rispondere alla porta, che non ricevo più: far attaccare e andare dalla zia. Per qualche sera ancora c'era la Scala, il Manzoni, casa Resi e la Lina Suardo. Il suo «ideale» avrebbe, così potuto durare in vita un'altra settimana. Ma, ad un tratto, corrugò ancora la fronte: gli occhi nerissimi e cupi ebbero un lampo. - No! Potrebbe sorprendermi, farmi una scena! Bisogna parlar chiaro, adesso che lo aspetto, che sono preparata: bisogna finirla! Forse, ho già aspettato troppo!... Ippolita ha certi sorrisi... E poi, ha troppa cura di farci trovar insieme a pranzo o in teatro, per non aver capito, o supposto, di farci molto piacere. E se ha capito Ippolita, hanno già capito in tre: Ippolita, il marito di Ippolita e l'a...mico d'Ippolita: l'uomo perfetto! - E Ottavio? - Rosana fa un lungo sospiro. - Chi sa? Alle volte avrebbe potuto anche darsi il caso che Ottavio pure sospettasse di qualche cosa... In tal caso, potrebbero succeder guai... Certo, ci sarebbero malumori. Per quanto Ottavio si studii molto di non farsi scorgere, anzi, di mostrare tutto il contrario, in fondo... è geloso! - A questo punto donna Rosana sorrise e continuò a sorridere, pensando: - Come il mondo è fatto di strane contradizioni! Se io fossi la moglie di Lelio, mi piacerebbe moltissimo che Ottavio mi facesse la corte!... Se io fossi la contessa Vigodarzo, indubbiamente sarebbe don Ottavio il mio ideale e forse anch'io, - altro che ideale! - sarei la grande passione di don Ottavio! Quante stranezze, quante contradizioni nella vita, mentre sarebbe così naturale e così semplice... essere felici! Ormai preso l'aire, sempre sdraiata dinanzi al fuoco semispento, ella continua a sprofondarsi nel nuovo sogno: riunire in un uomo solo il reale e l'ideale, il marito e l'a...mico. Lei e Ottavio, in fondo, si volevano bene. Perchè, con una piccola spinta, non avrebbero anche potuto amarsi? Di ostacoli gravi, ne vede uno solo: l'essere, precisamente, marito e moglie. Tutta la poesia di cui il suo cuore e la sua intelligenza sentono il bisogno, perchè non chiederla al cuore e all'intelligenza di suo marito? - Quando sono stata ammalata, così gravemente, Ottavio è stato sempre, giorno e notte, accanto al mio letto. Sorrideva per farmi coraggio, ma con gli occhi pieni di lacrime! È buono; nascosto in fondo al suo cuore c'è un tesoro di bontà, e la bontà non è la più vera, la più alta poesia? Sì, ma... siamo, pur troppo, marito e moglie! Che peccato! A turbare il bel sogno di donna Rosana ecco apparire d'improvviso le tre facce ironiche d'Ippolita, del marito d'Ippolita e dell'a...mico d'Ippolita che ridono e che fanno ridere alle loro spalle inventando mille storielle sciocche e cattive! Il «marito amante della moglie» e viceversa, dopo tre anni e più di matrimonio?... Dio! Dio. Avrebbero finito, tutti e due, lei e Ottavio, con l'essere soggetto di scandalo... anche per le ragazze! E dare un bel saluto al mondo noioso e maligno, popolato solo di Ippolite, con altrettanti mariti grotteschi e relativi a...mici perfetti? D'inverno il mare, d'estate la montagna e il resto dell'anno a San Severo? Divertirsi da soli, loro due, invece di annoiarsi tutti insieme in mezzo alla gente? Oh, essere un po' liberi, alla fine, liberi da ogni pregiudizio, da ogni rispetto sociale, liberi al punto di potersi anche amare... pur essendo marito e moglie! - La felicità - continua a pensare fra sè donna Rosana - la vera felicità è una sola: amare, Dio! Potersi amare con tutta la passione del cuore, e con la coscienza in pace! Certo, è il lieto fine della commediuccia borghese, un po' volgare, terra terra, senza le emozioni, le ansie, i turbamenti del dramma; ma il dramma, non c'è caso, va quasi sempre a finir male! - Ottavio far la corte a me?... Che idee!... Eppure, se io proprio volessi che gli saltasse in testa un'idea simile? Se quel tanto di «mio», che ci ho messo fin qui e che è bastato ad innamorare Lelio, lo impiegassi d'ora in poi per... conquidere Ottavio! Se proprio proprio volessi mettermi di buon proposito?... - Rosana apre gli occhi e torna a sorridere con una certa malizietta birichina e tutta particolare. Pensa che con Ottavio le sarebbe stato anche più facile; avrebbe potuto spingere la propria civetteria molto più innanzi! Ella si allunga di nuovo, si allunga di più sulla poltrona, stirando le braccia con un sospiro, con un fremito... poi torna a chiudere gli occhi, ma adesso, continua a sorridere. Il bellissimo sogno non accende soltanto la fantasia un po' romantica della donna giovine e sensibile, ma ne accarezza, ne ravviva le fibre più nascoste e penetra nell'anima.... Ottavio si affina idealizzandosi. Non è più il marito un po' bisbetico e svogliato, irrisore sistematico di ogni più delicata sentimentalità; è un amico migliore assai dell'altro, di Lelio, del corteggiatore assiduo ed astuto, abile nell'appagare la sua vanità, ma inetto a vincere il suo cuore. Ottavio, a poco a poco, va acquistando con l'aiuto della fantasia di sua moglie tutte le migliori qualità positive e poetiche. È lui, proprio lui, Ottavio, l'ignoto... tanto aspettato! Egli non è più il marito, è lo sposo, è l'amante al quale potrà abbandonarsi, finalmente, con tutto il cuore, con tutto il trasporto della sua grande tenerezza che ha tanto bisogno di prorompere! È lui, è lui, è Ottavio, l'amante caro, l'amante appassionato al quale potrà concedere tutti i tesori della sua bontà, tutti gli incanti della sua bellezza, tutti i suoi baci e tutte le sue carezze, senza esitazioni, senza restrizioni e con l'animo tranquillo: senza rimorsi e senza... spaventi! - Amore, amore, amor mio!... - bisbiglia donna Rosana. Si alza ad un tratto, spalanca gli occhi e cammina su e giù premendosi la fronte, battendo i piedi per cercar di calmarsi. - Son quasi le nove e mezzo! Non ricevo più, chiamo Fabrizio, ordino di attaccare e mi faccio condurre dalla zia! Domani mattina, niente passeggiata! Anche più tardi, resterò in casa e non andrò da Ippolita per due o tre giorni. Se Lelio vorrà capire, capirà, se no, peggio per lui! - E con questa minaccia contro il povero Lelio, stendendo il braccio si appoggia con abbandono quasi voluttuoso e preme sul bottoncino del campanello elettrico; ma in quel punto il campanello del salotto si unisce e si fonde con l'altro della portineria che annunzia una visita. - Eccolo! - esclama donna Rosana con dispetto. - Sta fresco! C'è ancora il caffè, già versato nella chicchera; ella lo inghiotte d'un sol colpo così freddo e amaro. Poi, quando sente che Fabrizio si avvicina con quell'altro, volta le spalle all'uscio con una mossa di stizza, afferra le molle e chinatasi dinanzi al caminetto, picchia e ripicchia contro un lungo tizzone, facendo sprizzar le scintille fin sopra i tappeti. Tutti quei colpi sono diretti, in cuor suo, contro Lelio di Vigodarzo; le fa dispetto che sia innamorato di lei, e le fa ancora più dispetto il pensare che, in questo, anche lei ne ha avuto un po' di colpa. - Che cosa crede? Crede forse di poter vantare qualche diritto? Adesso, più che mai, tutti i diritti sono di Ottavio! Fabrizio alza la portiera, annunziando: - Il conte Vigodarzo! Donna Rosana indica al servitore il vassoio del caffè, ma quasi senza voltarsi e picchiando sul tizzone con più forza: - Portate via! Entra Lelio: tre teste sopra un abito tutto chiuso, lunghissimo: la sua, dai capelli neri lucenti, ben pettinati; quella bianca del garofano all'occhiello; quella d'oro, appuntata alla cravatta monumentale. Egli si avvicina a Rosana per darle la mano con passo lento e grave, da uomo fatale. Donna Rosana continua a picchiare sul tizzone: - Buona sera. Il conte Lelio non si scompone: aspetta che Fabrizio sia uscito, poi le chiede sommessamente, scrollando il capo: - Perchè?... Siete in collera?... Perchè? Rosana butta le molle in un angolo e torna a sdraiarsi sopra la poltroncina dinanzi al fuoco sforzandosi di parer tranquilla, ma facendo saltare i candidi merletti de' falpalà colle punte dei piedini irrequieti. Lelio, dopo essersi seduto a sua volta nell'angolo del canapè, accanto al caminetto, mormora dolcemente: - Perdonatemi. - Perdonarvi? Di che?... Io non sono in collera! - Donna Rosana dà in una risatina troppo lunga, che lo resta in gola. - Soltanto, fa un po' freddo qui, non vi pare? - Non mi pare, anzi, tutt'altro! - Sapete? Stasera devo andare da mia zia. Rosana comincia a parlare, e continua a parlare a parlare, saltando di palo in frasca, con grande volubilità, e sempre a voce alta; troppo alta. È seccata, è inquieta. Non vuol lasciar tempo al Vigodarzo di cominciar lui quel suo bel discorso! Ma Lelio... non ci pensa nemmeno! Sta tanto bene lì, così, e sta zitto volentieri. Seduto comodamente, come raccolto in un'estasi malinconica, se la gode alla vista delle grazie eleganti della giovine signora e al suono della bella voce armoniosa. Sta tanto bene lì, così, nel dolce riposo del dopo pranzo, nel tepore profumato di quel salottino delizioso! Rosana, tira diritto per un pezzo, ma finisce a stancarsi, nè trova più nuovi argomenti. Allora, per evitare un silenzio pericoloso, vuol far parlare quell'altro: - Come mai non siete andato anche voi al Falcone, al famoso pranzo della barcaccia? Lelio strizza gli occhi e le labbra con un'indicibile espressione di noia e di disgusto. Dopo un momento, quasi faticando a parlare, bisbiglia a fior di labbra: - Les escargots à la Perigord?... L'ultimo grande successo della gastronomia che Ottavio ha portato trionfalmente da Parigi a Milano? Non avendo nè il coraggio, nè lo stomaco di vostro marito, voglio morire per una causa migliore.... che non sia un'indigestione! - Prego! Prego! Non fate il sentimentale, l'uomo che vive soltanto di poesia... dopo il caffè! Al club siete citato anche voi come esempio di buon appetito e maestro nell'arte squisita di comporre il menu! Ditemi, piuttosto, dove avete pranzato oggi e che cosa avete mangiato di buono? Rosana, tuffandosi in tanta prosa, spera di allontanare e, forse, di scansare il pericolo. - Da mia sorella, - risponde il contino Lelio, ma subito arrossisce visibilmente. In fatti egli è stato invitato a pranzo da sua sorella, la marchesa Tarvis, ma non c'è andato. Temeva di far troppo tardi per la sua visita a donna Rosana della quale, da un paio di giorni, è innamoratissimo. Tre o quattro duchi e principi romani e napoletani, venuti a Milano per le corse, hanno ammirata donna Rosana dicendola bellissima, elegantissima, tout ce qu'il y a de plus parisien, e il grande entusiasmo degli amici gli ha montata la testa, e ha spinto al massimo bollore quel suo tepido affetto sino allora scaldato a bagnomaria. Lelio ha pranzato, solo solo, all'hôtel de la Ville facendosi servire un pranzettino sostanzioso, ma leggero. La serata poteva riuscire molto drammatica: sarebbe stata certo agitatissima. Ad ogni modo, con le donne, non si sa mai: è sempre prudenza prevedere... anche l'imprevedibile! Di una cosa però si trova pentito, nell'attraversare le sale troppo riscaldate del palazzo di San Severo: di aver pasteggiato con lo Champagne Schröderer, secco. Lo Champagne gli produce un effetto strano: lo rende sensibilissimo. Quanto più secco è stato lo Champagne, tanto più gli occhi gli s'inumidiscono facilmente. - Rosana!... Rosana!... - Oh, in quel momento come l'avrebbe teneramente abbracciata! E quando Rosana gli domanda, certo per burlarsi de' suoi sguardi appassionati: - A pranzo, che cosa avete mangiato di buono? - Lelio non si sente offeso, niente affatto! Anche ironico, quel sorriso mostra una bocca... deliziosissima! - Che dentini, saperlotte! Egli la guarda e continua a guardarla con tenera mestizia: - Ho da chiedervi un consiglio. - A me? - Sì; a voi. Pippo Sardis, Castelsillia e Niccolino de Rolland, partono irrevocabilmente, al primo del mese. - Per la Cina? - Per il loro viaggio, attraverso la Cina! - Lelio ha la voce profonda. - Resteranno assenti un paio d'anni per lo meno. Doveva essere della brigata anche Fabio Spinola, ma Fabio, all'ultimo momento, preoccupato dalla distanza, dalla lunga assenza e dai pericoli del viaggio, adduce la scusa di sua madre, e si ritira. Pippo Sardis, Castelsillia e De Rolland, rimasti in tre, mi offrono di prendere il posto di Fabio Spinola. Io... non ho madre, sono solo, non ho nessuno al mondo, che mi voglia bene. Ditemi voi se... se devo accettare. - Lo domandate a me? Perchè lo domandate a me? - Perchè se voi mi dite di andare, allora vado. - Ma, scusate, e vostra sorella? Avete una sorella, la marchesa Tarvis!... Perchè non andate a chiedere alla marchesa Tarvis un simile consiglio? - Rosana, così dicendo, afferra di nuovo le molle e ricomincia a picchiare, a tartassare, a scheggiare il povero tizzone fumoso che sembra gemere sotto i colpi, con un gorgoglio di bollicine d'aria. - Dio, Dio! Ci siamo! - pensa in cuor suo. Ma come mai avrebbe ella potuto prevedere che la dichiarazione amorosa di Lelio facesse un viaggio così straordinario?... Dovesse arrivare, nientemeno, fin dalla Cina? - Non avete nessuno al mondo che vi voglia bene? - ripiglia dopo un momento. - E la marchesa Tarvis? Povera marchesa! Avete dimenticato vostra sorella! - Oh le sorelle... Sono come i fratelli! - esclama il giovinotto scrollando il capo gravemente, come se queste parole che non dicono nulla, nascondessero un concetto profondo e doloroso. Un lungo silenzio, poi ricomincia con accento prima umile, supplichevole, ma che a mano a mano diventa risoluto, imperioso: - Voi sola dovete decidere; mi dovete dire sì o no. Vi prego, vi prego... Vi prego! Sì o no? Devo andare?... Devo andare? - Ma sì! Andate! Tanto più se credete di divertirvi! - risponde Rosana con impazienza, quasi con ira. Com'è insistente, quel Lelio! È opprimente! Ma d'altra parte, finchè non c'è in ballo altro che la Cina, deve fingere di non capire e non può offendersi! Ella si rimette a sedere, ma i piedini fanno saltare sempre più nervosamente i merletti del falpalà. Ad un tratto, con uno scatto improvviso, si alza di nuovo per suonare e per chiamare Fabrizio. Si alza subito anche Lelio, ma senza scostarsi dal canapè. Fissa Rosana, prima attonito, sbalordito; poi diventando serio, assume un'aria quasi di rimprovero. - Decidete. Dovete decidere. Ella rimane un po' scossa: - Vi ho già detto che stasera devo andare asso-lu-tis-simamente da mia zia. - Prima mi dovete dire, sì o no! Lelio si ferma, ascolta: sente il passo del servitore. La fretta, l'ansia del momento gli raddoppia il coraggio. - Sì o no? Se vado via, è per voi! Per disperazione! - Cosa?... Che cosa? Non... non capisco! - balbetta Rosana sottovoce; poi, più sottovoce ancora, indicando l'uscio: - Per amor del cielo!... Viene Fabrizio! - Sì o no? Bisogna decidere fra la morte o la vita per me!... Fra la morte o la vita... Fabrizio si presenta all'uscio, e la decisione, per il momento, rimane sospesa. - Dite a Giacomo di attaccare, - ordina Rosana al servitore, con voce alterata. - Giacomo è uscito con la carrozza. È andato a prendere il signor padrone. - Va bene. Appena ritorna gli direte di non staccare e verrete ad avvertirmi. Fabrizio s'inchina, fa per andarsene, ma è ancora trattenuto. - Portate qui la scatoletta delle sigarette. - Guardate il fuoco; mettete legna nel caminetto.. Lelio indovina che donna Rosana non vuol restar sola con lui; la vede inquieta, nervosa... È contentissimo! Ha fatto bene a spiegarsi! Perchè non ha parlato anche prima? Di che mai aveva paura? Oh, come egli sente di amarla quella donna!... Stringerla fra le braccia! Coprir di baci gli occhioni ardenti di fuoco lavorato, la bella faccia così pallida! Rosana, sempre in piedi, irrequieta, dinanzi al caminetto, si china, si rizza, si volta di qua, di là, stende ora le mani, ora un piedino verso la fiamma... e Lelio si sente sempre più commosso anche dalle grazie leggiadre della bella persona. - Sembra quasi magra, tanto è perfetta la sua alta e svelta eleganza! E invece... Che splendore di... movimenti! Anima mia! Tesoro! Che tesori! Lelio, oramai, è più che sicurissimo di... non andare in Cina! Come gli era saltato in testa quell'ottima trovata della Cina?... Mah! Un lampo di genio! In Cina, no; pure, come si sentirebbe disposto dalla dolcezza profonda della sua stessa commozione a compiere ogni doloroso sacrifizio per quel tesoro di creatura! - E magari anche... sì, perchè no? Anche in Cina, se lo avesse imposto lei stessa, come una condizione, con la sua voce armoniosa, così calda e penetrante... Il suo cuore, la sua vita, la sua felicità, sono ormai nelle mani di donna Rosana! Che manine!... E che piedini! E che... Tutto in lei è meraviglioso!... Altro che la Cina! Si sente pronto a giuocare la vita per una donna simile! Anche morire! - «Morir... per te d'amore!» Morire, chiuder gli occhi dolcemente, al caldo... senza muoversi da quel delizioso cantuccio del canapè! - Cara! - Si sprofonda tutto nella nuova estasi, finchè è riscosso dalla voce di Rosana: - Voi avete ragione, sì; avete ragione. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500