Alice che le pareva sprofondarsi sotterra. Finalmente il Grifone disse alla Falsa-Testuggine, "Va innanzi, comare! Ma non andar per le lunghe, sai!" E così continuò: "Andavamo a scuola al mare, benchè voi non lo crediate----" "Non ho mai detto ciò!" interruppe Alice. "Ma sì," tuonò la Falsa-Testuggine. "Zitta!" soggiunse il Grifone pria che Alice avesse potuto rispondere. La Falsa-Testuggine continuò: "Noi fummo educate benissimo--in fatti andavamo a scuola ogni giorno----" "Anch'io andava a scuola ogni giorno," disse Alice; "non bisogna vantarsi per così poco." "E avevate degli extra?" domandò la Falsa-Testuggine con qualche ansietà. "Sì," rispose Alice, "imparavamo il Francese e la musica." "E il bucato?" disse la Falsa-Testuggine. "No, davvero!" disse Alice tutta corrucciata. "Ah! La vostra dunque non era una buona scuola," disse la Falsa-Testuggine, come se si sentisse sollevata. "Nella nostra, c'era alla fine del programma: 'EXTRA: Francese, musica, e bucato.'" "Ma non ne avevate bisogno," disse Alice; "voi vivevate nel fondo del mare." "Non ho avuto mai mezzi per impararlo," soggiunse sospirando la Falsa-Testuggine. "Così seguii soltanto i corsi ordinarii." "Cioè?" domandò Alice. "A Reggere e Stridere prima di tutto," rispose la Falsa-Testuggine: "e poi le diverse operazioni dell'Aritmetica--Ambizione, Distrazione, Bruttificazione, e Derisione." "Non ho mai sentito parlare di 'Bruttificazione,'" disse Alice. "Ch'è mai?'" Il Grifone levò le due zampe all'aria in segno di sorpresa e sclamò: "Mai sentito parlare di bruttificazione! Ma sapete che significa bellificazione, eh?" "Sì," rispose Alice, ma un pò dubbiosa: "significa--rendere--qualche cosa--più bella." "Ebbene," continuò il Grifone, "se non sapete che significa bruttificare voi siete una sciocca." Alice non si vedeva incoraggiata a fare altre domande, così si rivolse alla Falsa-Testuggine, e disse, "Che altro dovevate imparare?" "Ecco, c'era la Stoia," rispose la Falsa-Testuggine, contando i soggetti ad uno ad uno sulle natatoie--"la Stoia antica e moderna con la Girografia: poi il Disdegno--il Maestro di Disdegno era un vecchio grongo, e veniva una volta la settimana: c'insegnava il Disdegno, il Passaggio, e la Frittura ad Occhio." "E questa a che rassomigliava ella?" disse Alice. "Non ve la potrei mostrare," rispose la Falsa-Testuggine, "perchè vedete, son tutto d'un pezzo. E il Grifone non l'ha mai imparata." "Non ebbi tempo," rispose il Grifone: "ma studiai le lingue classiche, e bene. Ebbi per maestro un vecchio granchio, sapete." "Non andai mai da lui," disse la Falsa-Testuggine con un sospiro: "mi dissero che insegnava Catino, e Gretto." "Proprio così," disse il Grifone, sospirando anche lui, ed entrambe le bestie nascosero la faccia fra le zampe. "Quante ore di lezione avevate al giorno?" disse Alice prontamente, per mutare argomento. "Dieci ore il primo giorno," rispose la Falsa-Testuggine: "nove il secondo, e così discorrendo." "Che metodo curioso!" sclamò Alice. "Ma è questa la ragione perchè si chiamano lezioni," osservò il Grifone: "perchè soffrono lesioni ogni giorno." Era nuova quell'idea per Alice, e ci pensò su un poco prima di fare quest'altra osservazione. "Allora avevate vacanza l'undecimo giorno?" "S'intende," disse la Falsa-Testuggine. "E come facevate nel duodecimo?" domandò vivamente Alice. Ma il Grifone l'interruppe, e disse con voce risoluta, "Basta in quanto alle lezioni: dìlle ora qualche cosa dei giuochi." CAPITOLO X. LA CONTRADDANZA DE' GAMBERI. La Falsa-Testuggine diè fuori un gran sospiro e passò il rovescio d'una natatoia sugli occhi. Riguardò ad Alice e cercò di parlare, ma per qualche istante i singhiozzi glielo impedirono. "Ei pare ch'abbia un osso a traverso della gola," disse il Grifone, e si accinse a scuoterla e a batterle la schiena. Finalmente la Falsa-Testuggine ricoverò la voce, e con le lagrime che gli colavano sulle guancie, riprese il discorso:-- "Forse voi non siete vissuta lungo tempo nel fondo del mare"--("Nò, certo," disse Alice)--"e forse non siete stata mai presentata a un Gambero"--(Alice stava per dire "Una volta gustai----" ma inghiottì la frase, e disse, "Nò mai")--"così voi non potete farvi una idea della bellezza d'una contraddanza de' Gamberi!" "Nò, davvero," rispose Alice. "Ma ch'è mai la contraddanza de' Gamberi?" "Ecco," disse il Grifone, "prima di tutto si forma una linea lunghesso la spiaggia----" "Due linee!" gridò la Falsa-Testuggine. "Foche, testuggini di mare, salmoni e simili: poi quando avete tolti via della spiaggia i polipi viscosi----" "E ciò fa perdere molto tempo," interruppe il Grifone. "---- voi fate un avant-deux." "Ognuno avendo un Gambero per cavaliere," gridò il Grifone. "Eh, già!" disse la Falsa-Testuggine: "voi fate un avant-deux, poi un balancé----" "---- scambiate i Gamberi, e ritornate en place," continuò il Grifone. "E poi, capite?" continuò la Falsa-Testuggine, "voi scaraventate i----" "I Gamberi!" urlò il Grifone, saltando come un matto. "---- nel mare con tutta la vostra forza----" "Indi nuotate dietro a loro!" strillò il Grifone. "Fate una capriola nel mare!" gridò la Falsa-Testuggine, saltellando mattamente quà e là. "Scambiate di nuovo i Gamberi!" vociò il Grifone a squarciagola. "Ritornate a terra di nuovo, e--e questa è la prima figura," disse la Falsa-Testuggine, abbassando la voce tutt'a un tratto, e le due bestie che pur dianzi saltavano follemente, si sdraiarono meste, silenziose, e guardarono Alice. "Debb'essere una gran bella contraddanza, cotesta," disse timidamente Alice. "Ne vorreste avere un saggio?" domandò la Falsa-Testuggine. "Mi piacerebbe di molto," disse Alice. "Animo dunque, facciamo la prima figura!" disse la Falsa-Testuggine al Grifone. "Possiamo farla senza Gamberi, sapete. Chi canterà?" "Cantate voi," disse il Grifone. "Io ho dimenticate le parole." E cominciarono a ballare gravemente intorno ad Alice, pestandole i piedi quando le si avvicinavano troppo, e battendo il tempo con le zampe, davanti, mentre la Falsa-Testuggine cantava adagio adagio, e mestamente: Nasel disse, a Lumaca--"Cammina un pò più lesta, Chè un Porcellin di mare--la coda mi calpesta!-- Già Gamberi e Testùdi--sen vengono a fidanza, E aspettano il segnale--per cominciar la danza. Volete voi, volete,--volete voi ballare? Volete voi, volete,--co' Gamberi danzare? "Che gioja! che delizia!--Innanzi e indietro andremo; Nel mar scaraventati--co' Gamberi saremo!" Rispose la Lumaca:--"Oimè! gli è un pò lontano! A me non piace un ballo--cotanto ardito e strano!" Volete voi, volete,--volete voi ballare? Volete voi, volete,--co' Gamberi danzare? "Che male!" gli rispose--il candido Nasello, "Di là c'è un'altra sponda--c'è un suolo assai più bello; Dall'Adria alla Dalmazia--faremo un salto audace, Oh non temer, carina,--sta quieta e vivi in pace! Volete voi, volete,--volete voi ballare? Volete voi, volete,--co' Gamberi danzare?" "Grazie tante! è una bella contraddanza," disse Alice, lieta che fosse finita; "e poi quel canto curioso del Nasello mi piace tanto!" "A proposito dei Naselli," disse la Falsa-Testuggine, "essi sono--voi ne avete veduti, non è vero?" "Sì," rispose Alice, "li ho veduti spesso a tavo----" e inghiottì il resto della parola. "Non so dove sia Tavo," disse la Falsa-Testuggine, "ma se voi li avete veduti spesso, sapete che cosa sono." "Lo credo," rispose Alice, raccorgendosi. "Hanno la coda in bocca, e son tutti coperti di pan grattato." "V'ingannate in quanto al pan grattato," soggiunse la Falsa-Testuggine: "le miche di pane sparirebbero nel mare. Ma essi hanno però la coda in bocca; e la ragione è questa----" e quì la Falsa-Tartaruga sbadigliò, e chiuse gli occhi.--"Ditegliela voi la ragione," chiese al Grifone. "La ragione è la seguente," disse il Grifone, "essi vollero andare al ballo co' Gamberi; e così furono buttati nel mare; e così fecero il capitombolo molto al di là; e così si attaccarono la coda in bocca; e così non potettero distaccarsela più; e questo è quanto." "Grazie," disse Alice, "davvero è interessante. Non ne seppi mai tanto intorno a' naselli." "Presto, fateci un racconto delle vostre avventure," disse il Grifone. "Ve ne potrei raccontare cominciando da stamane," disse Alice assai timidamente; "ma è inutile raccontarvi quelle di ieri, perchè--ieri io era tutt'altra persona." "Oh! spiegateci ciò," disse la Falsa-Testuggine. "No, no! prima le avventure," sclamò il Grifone, impaziente: "le spiegazioni sono lungaggini nojose." Così Alice cominciò a raccontar loro i casi suoi sin dal momento che incontrò il Coniglio bianco: ma bentosto cominciò a sentire un poco di paura che le due bestie le si erano appiccicate ai fianchi, slargando gli occhi e spalancando le bocche, però in pochi istanti la piccina si riebbe dal timore. I suoi uditori si mantennero quieti sino a che ella giunse alla ripetizione del "Guglielmo, tu sei vecchio" da lei fatta al Bruco, e siccome le parole le uscivano tutte diverse dal vero originale, la Falsa-Testuggine diè fuori uno de' suoi sospironi, e disse, "È curioso davvero!" "È curioso come la curiosità," sclamò il Grifone. "È uscito fuori tutto diverso!" soggiunse la Falsa-Testuggine dopo averci riflettuto sopra. "Vorrei che ella ci recitasse qualche cosa ora. Dìlle che cominci." E guardò il Grifone pensando ch'egli avesse autorità sopra Alice. "Levatevi," disse il Grifone, "e ripeteteci la canzona piemontese 'Trenta quaranta----'" "Oh come queste bestie comandano! e fanno recitar le lezioni!" pensò Alice. "Sarebbe lo stesso per me che fossi a scuola." Ciò non di meno si levò, e cominciò a ripeter quel Canto; ma la sua testolina era tanto piena di Gamberi e di Contraddanze, che non sapea che si dicesse, e i versi usciron fuori assai male:-- "Son trenta e son quaranta"--il Gambero già canta "M'han troppo abbrustolito--mi voglio inciprïare, In faccia a questo specchio--mi voglio spazzolare, E voglio rivoltare--e piedi e naso in su!" "Ma cotesto costì gli è diverso da quello ch'io recitava quando era bimbo," disse il Grifone. "Non l'ho mai sentito prima," osservò la Falsa-Testuggine; "ma gli è sciocco oltremisura." Alice non rispose; ma sedette con la faccia nascosta fra le mani, pensando se mai le cose tornassero una volta al loro corso naturale. "Vorrei che me lo spiegaste," domandò la Falsa-Testuggine. "Non sa spiegarlo," disse il Grifone: "Cominciate la seconda strofa." "A proposito di piedi," continuò la Falsa-Testuggine. "Come poteva egli rivoltarli, e col naso per giunta?" "È la prima posizione nel ballo," disse Alice; ma era talmente imbarazzata con quell'argomento, che non vedeva il momento di mutar soggetto. "Continuate la seconda strofa," replicò il Grifone con impazienza; "comincia 'Bianca la sera.'" Alice non osava disubbidire, benchè fosse sicura che la reciterebbe tutt'al rovescio, e disse con voce tremante:-- "Bianca la sera appare--nel lor giardino, in fretta, Mangiavano un pasticcio--l'ostrica e la civetta--" "Perchè recitarci tutte coteste sciocchezze?" interruppe la Falsa-Testuggine, "se non ce le spiegate? È una vera Babelle di confusione!" "Sì, fareste meglio di smettere," disse il Grifone, e Alice fu lieta di terminare quella filastrocca. "Vogliamo provare un'altra figura della contraddanza de' Gamberi?" continuò il Grifone. "O preferireste invece una canzona dalla Falsa-Testuggine?" "Oh sì, una canzona, se la Falsa-Testuggine vorrà cantarcela," rispose Alice, ma con tanta premura che il Grifone gridò con una voce di bestia offesa. "Ah! Chi può spiegare i gusti altrui? Compare, cantaci la canzona della Zuppa di Testuggine." La Falsa-Testuggine sospirò profondamente, e con voce talvolta soffocata da singhiozzi, cantò così:-- "Astro di sera! O verdeggiante e ricca Zuppa che fumi in concava zuppiera! In te rapito il cucchiaion si ficca, E ne riempie una scodella intiera! Astro di sera! deliziosa Zuppa! In te il mio pan s'inzuppa! E di te canto--o Zup--pa!-- Canto all'Astro di sera; Canto la tua bontà, civile Zuppa! "Astro di sera! E chi sarà lo sciocco Che a te preferirà sia pesce o caccia, S'ei di te può comprarne anche un baiocco Per lavarsi lo stomaco e la faccia? Astro di sera! deliziosa Zuppa! In te il mio pan s'inzuppa! E di te, canto--o Zup--pa! Canto all'Astro di sera; Canto la tua bonTA CI--VILE ZUPPA!" "Bis il Coro!" gridò il Grifone, e la Falsa-Testuggine si preparava a ripeterlo, quando s'udì una voce in distanza: "Comincia il processo!" "Vieni, vieni!" gridò il Grifone, e prendendo Alice per mano, fuggì con lei, senza aspettar la fine del coro. "Che processo?" domandò Alice, tutta affannata mentre fuggiva, ma il Grifone rispose soltanto "Vieni!" e scappava più lesto, mentre il vento portava sempre più debolmente alle loro orecchie l'eco fuggevole delle parole soavi e malinconiche:-- "Canto all'Astro di sera; Canto la tua bon--ta ci--vile--Zuppa!" CAPITOLO XI. CHI HA RUBATO LE TORTE? E giunsero; e videro che il Re e la Regina di Cuori erano seduti in trono, circondati da una gran folla composta di uccellini, di bestioline e da tutto il mazzo di carte: il Fante stava davanti, incatenato, con un soldato a destra e un altro a sinistra: presso al Re stava il Coniglio bianco con la tromba in una mano, e un ruotolo di pergamene nell'altra. Nel mezzo della corte c'era una tavola, con un gran piatto di torte le quali sembravano tanto buone che risvegliarono l'appetito ad Alice--"Vorrei che finissero presto il processo," pensò Alice, "e che ci servissero quelle buone torte!" Ma siccome non ce n'era neppure la speranza allora, ella cominciò a guardare tutt'intorno per uccidere il tempo. Alice non era stata mai in un tribunale, ma ne avea letto alcunchè ne' libri, e fu lieta di poter chiamare per nome tutti coloro che vedea. "Quegli è il giudice," disse fra sè, "perchè porta quel gran parruccone." E il giudice non era altro che il Re, e siccome portava la corona sopra la parrucca (guardate il frontespizio per averne un'idea), era un poco imbarazzato; certo non gli andava bene. "E quello è il seggio de' giurati," osservò Alice, "e quelle dodici creature," (disse "creature," capite, perchè alcune erano bestie, ed altre uccelli), "credo che sieno i giurati." E ripetè queste parole un pajo di volte, fiera del suo sapere, poichè pensò, e ne avea ben d'onde, che pochissime ragazze dell'età sua sapessero ciò. I dodici giurati erano occupatissimi a scrivere sulle lavagne. "Che cosa fanno?" bisbigliò Alice all'orecchio del Grifone. "Non possono aver nulla da scrivere, perchè il processo non è ancora cominciato." "Scrivono i loro nomi," bisbigliò in risposta il Grifone: "temono di scordarsene pria che il processo sarà finito." "Sciocchi!" gridò Alice con voce disdegnosa, ma si fermò subito perchè il Coniglio bianco, sclamò, "Silenzio nel Tribunale!" e il Re inforcò gli occhiali e si mise a riguardare ansiosamente in ogni parte per vedere chi parlasse. Alice vedeva così bene come se fosse stata dietro le loro spalle, che scrivevano "sciocchi," sulle loro lavagne: osservò altresì che uno di loro non sapeva sillabare "sciocchi," e domandava al suo vicino come dovea compitarlo. "Che ammasso di scarabocchi faranno sulle lavagne pria che il processo sia terminato!" pensò Alice. Uno de' giurati aveva una matita che scricchiolava. Alice non la poteva soffrire, e perciò girò intorno al Tribunale, giunse alle spalle di lui e colse tosto il destro per strappargliela. Ciò fece con tale lestezza che il piccolo giurato (era Tonio, la Lucertola) non seppe che fosse della sua matita; girò quà e là per ritrovarla, ma invano, perciò dovette rassegnarsi a scrivere col dito in tutto il resto della giornata. Ciò valse poco, perchè il dito non lasciava traccia alcuna sulla lavagna. "Usciere, leggete l'atto d'accusa!" disse il Re. Allora il Coniglio diè tre squilli di tromba, poi aprì il ruotolo delle pergamene, e lesse così:-- "La Regina di Cuori Fè delle torte in un bel dì d'està: L'empio Fante di Cuori Rubò le torte; e certo, a morte andrà!" "Ponderate il vostro verdetto," disse il Re a' giurati. "Non tanta fretta!" interruppe vivamente il Coniglio. "Vi son molte cose da fare prima!" "Chiamate il primo testimonio," disse il Re; e il Coniglio bianco diè tre squilli di tromba, e gridò: "Il primo testimonio!" Ora il primo testimonio era il Cappellaio. Venne con una tazza di tè in una mano, una fetta di pane col burro nell'altra. "Domando perdono alla Maestà Vostra," disse, "se vengo così impacciato; ma il fatto sta ch'io non avea finito ancora di prendere il tè quando fui chiamato." "Avreste dovuto finirlo," rispose il Re. "Quando avete cominciato a prenderlo?" Il Cappellaio guardò la Lepre-marzolina che l'avea seguito al Tribunale andando a braccetto col Ghiro. "Credo, al quattordici di Marzo," disse il Cappellaio. "Al quindici," sclamò la Lepre-marzolina. "Al sedici," soggiunse il Ghiro. "Notate queste cose," disse il Re ai giurati, e questi si misero a scrivere con molta premura le tre date, sopra le lavagne, e poi le sommarono riducendole a lire e centesimi. "Cavatevi il cappello," disse il Re al Cappellaio. "Non è mio," rispose il Cappellaio. "È rubato!" sclamò il Re, rivolto a' giurati, i quali subito presero nota del delitto. "Ne tengo per venderli," soggiunse il Cappellaio per spiegare il fatto: "Non ne ho di mio. Sono un cappellaio." Quì la Regina inforcò gli occhiali, guardò fieramente il Cappellaio che allibbì di paura. "Rendete la vostra testimonianza," disse il Re; "e non siate spaventato, altrimenti vi farò subito mozzare il capo." Queste parole non incoraggirono punto il testimone: ei non si reggeva più in gambe; guardava ansiosamente la Regina, e confuso, morsicò un bel pezzo del labbro della tazza, invece del pane col burro. Giusto allora Alice provò una sensazione curiosissima, che la riempì di sorpresa, sino a che potette rendersene ragione: ella cresceva di nuovo; pensò che sarebbe stato bene per lei di lasciare il Tribunale, ma poi riflettendoci su, volle restare, almeno sino a che vi fosse spazio per lei. "Vorrei che non pigiaste tanto," disse il Ghiro che le sedeva vicino. "Posso appena respirare." "Non posso fare a meno," rispose soavemente Alice: "Vedete, stò crescendo." "Voi non avete nessun dritto di crescere quì," urlò il Ghiro. "Non dite delle sciocchezze," gridò Alice, "sapete che anche voi crescete." "Sì, ma non tanto," soggiunse il Ghiro: "io non cresco a quel modo ridicolo." E borbottando fra sè, si alzò, e andò a mettersi all'altro lato del Tribunale. Intanto la Regina non avea mai sviato il suo sguardo feroce dal Cappellaio, e mentre il Ghiro traversava la sala del tribunale, disse ad un usciere, "Recatemi la lista de' cantanti nell'ultimo concerto!" A queste parole il Cappellaio tremò a verghe, così che le scarpe gli scappavano da' piedi. "Rendete la vostra testimonianza," ripetè fieramente il Re, "o vi farò mozzare il capo, poco importa che tremiate o no." "Maestà, sono un povero sventurato," cominciò il Cappellaio con voce tremante, "ed ho appena cominciato a prendere il tè--non è ancora una settimana--e in quanto al pane col burro che si assottiglia--e alla 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500