In quell'ultimo anno, difatti, contento della recuperata salute, aveva
ripreso a lavorare, a cavalcare per mezze giornate per recarsi alle
zolfare di sua proprietà; e a chi lo richiamava ai consigli dei medici,
mostrava sotto la camicia una pelle di coniglio sul petto.
- E ne tengo un'altra dietro, a guardia delle spalle, - diceva. -
Appena sudo, mi cambio. Ohè, sei figliuoli ho; non posso star mica
dentro uno scaffale!
Con quella pelle di coniglio addosso si sentiva ormai invulnerabile,
come se si fosse munito d'una corazza contro la morte, e questa
superstiziosa fiducia lo rendeva imprudente e quasi felice.
- E intanto, in un attimo.... - concluse l'ometto calvo. - Chi sa a
quanti contadini avrà lasciato detto stamane, prima di partire: "Per
far questo o quest'altro, aspettate il mio ritorno....".
Il Póntina approvò col capo, soddisfatto che si fosse tratta tanta
materia di discorso da un'idea manifestata prima da lui.
Due o tre consultarono l'orologio. Era l'ora della cena pei più;
ma nessuno avrebbe voluto andar via. La catastrofe poteva essere
imminente.
Entrò nella stanza, un momento, il dottor Bax, e tutti si voltarono a
guardarlo. Il piccolo De Petri, atteggiato di mestizia, gli domandò:
- A che siamo?
Il Bax aprì le braccia in risposta, chiudendo gli occhi e traendo un
gran sospiro.
- Ma c'è tempo?
- Signor mio, non si può dire....
- Su per giù....
- Nulla.... nulla.... - rispose il giovane medico, infastidito. - Da
un momento all'altro può sopravvenire la paralisi cardiaca. Se non
sopravviene, ne avremo a lungo.
"Non chiamerei questo medico, neppure in punto di morte!" disse tra sè
il De Petri stizzito.
Alcuni si mossero per andar via: non potevano farne a meno: erano
attesi in casa per la cena. Ma, prima d'andarsene, vollero rivedere il
moribondo, ed entrarono nel salotto, col cappello in mano, in punta di
piedi. Contemplarono un pezzo in silenzio il giacente, a cui il nipote
introduceva tra le labbra, cautamente, un cucchiajo a metà pieno d'una
mistura rosea. Il moribondo continuava a rantolar sordamente, facendo
gorgogliar la mistura nella gola, come se si divertisse a fare un
gargarismo.
Ritornarono poco dopo, per la visita serale, i tre medici curanti. A
uno a uno, appena arrivati, consultarono a lungo i polsi del colpito,
prima il destro, poi il sinistro, tra il silenzio religioso degli
astanti che spiavano ogni loro movimento, come in attesa d'un responso
fatale, inappellabile. Il giovine dottor Bax riferiva in breve a bassa
voce ai tre colleghi, che dimostravano di non prestargli ascolto, lo
stato dell'infermo durante la loro assenza.
- Zitto, collega: va bene! - disse, seccato, il più vecchio dei
tre, e tirò giù il lenzuolo per osservare il petto e il ventre del
moribondo agitati continuamente, per lo stento della respirazione,
da conati quasi serpentini. Quella vista angosciò così gli astanti,
che molti distrassero lo sguardo da quel ventre illuminato da una
candela sorretta da un infermiere. Un altro dei medici, magro,
rigido, impassibile, posò le dita nodose sull'attaccatura del collo, a
sinistra, ove lenta e forte pulsava visibilmente l'arteria; poi, tutta
la mano, sul cuore. Il terzo si mise a solleticar con un dito la pianta
del piede destro, paralitico, per accertarsi se la sensibilità non
fosse estinta del tutto.
Il medico magro rigido disse a uno degli infermieri:
- Avvicinate la candela.
E con due dita sollevò la pàlpebra dell'occhio destro già spento.
Poi, tutti e tre, seguiti dal giovane dottor Bax, si recarono al
balcone, e vi sedettero al fresco a confabulare. Dopo alcuni minuti
uno d'essi s'alzò e, accostandosi alla mensola, trasse dall'astuccio
una siringhetta, la pulì, la provò due volte facendone sprillare un po'
d'acqua; poi la riempì di caffeina e s'appressò al letto.
- La candela!
- Dottore, dottore, perchè prolungar così lo strazio di questa agonia?
- gemette affannosamente lo zio canonico, impallidito alla vista dello
strumento.
- È nostro dovere, signore, - rispose asciutto asciutto il medico,
scoprendo la gamba del giacente.
- Ma lasciamo fare a Dio.... - insistè con voce piagnucolosa il
canonico.
Il medico, senza dargli retta, cacciò l'ago nella gamba insensibile;
e l'altro chiuse gli occhi per non vedere. Poco dopo, lasciate al Bax
alcune prescrizioni per la notte, i tre medici andarono via, seguiti da
quasi tutti i visitatori.
Rimasero nel salotto i due infermieri e il canonico.
Ardeva sulla mensola una candela, la cui fiamma era continuamente
agitata dalla brezza serale che entrava dal balcone.
Il volto del moribondo, al debole lume tremolante, pareva annerito sui
bianchi guanciali. I peli dei baffi rossicci sembravano appiccicati
sul labbro, come quelli d'una maschera. Sotto i baffi, dalla bocca
aperta, un po' storta a destra, il rantolo usciva angoscioso e, sotto
il lenzuolo, era palese l'orrenda fatica del ventre e del petto per la
respirazione.
I due infermieri sedevano in ombra, silenziosi, alla sponda del letto:
uno asciugava a quando a quando dalla fronte e dalle gote del giacente
l'acqua che sgocciolava dalla vescica di ghiaccio; l'altro reggeva su
le ginocchia un cuscino, sul quale il moribondo allungava, per ritrarla
subito dopo irrequietamente, la gamba illesa.
Su un quadricello presso la mensola sorgeva un uccellaccio imbalsamato,
dal collo e dalle zampe esili e lunghissimi, il quale pareva guardasse
impaurito, con gli occhi di vetro, gli attori muti di quella lugubre
scena.
A piè del letto, il canonico, curvo, le braccia appoggiate sulle gambe,
le mani intrecciate, pregava con gli occhi chiusi, e sotto le pàlpebre,
a tratti, si vedeva quasi fèrvere la muta preghiera.
Il trapunto della leggera cortina del balcone si disegnava lieve sulla
blanda e chiara soffusione del chiaror lunare, alito di deliziosa
frescura.
Il dottor Bax rientrò nel salotto, e notò subito che lo stento della
respirazione cresceva di momento in momento. Già il volto del Naldi
aveva assunto il caratteristico aspetto cianòtico: la bocca aperta
sprofondava, e tra le ciglia appena schiuse e alle narici un che di
muffito o di fuligginoso.
- Tenete sempre la vescica un po' a manca, così.... - disse a bassa
voce agli infermieri.
Questi lo guardarono, come per domandargli se dicesse sul serio. Un
piacere e nient'altro poteva essere, stare a guardare il moribondo con
quella specie di berretto, a tocco di giudice, anzichè dritto, sulle
ventitrè. Ma già - si capiva - tanto per dire qualche cosa....
E infatti il dottor Bax, sapendo bene che non c'era più altro da
fare, si recò al balcone. Di lì, appoggiato alla ringhierina di ferro,
contemplò a lungo l'ampia, aperta vallata che sotto il colle su cui
sorge la città s'allarga degradando fino al mare laggiù in fondo,
rischiarato quella sera dalla luna. Compreso dal mistero della morte,
contemplò in alto gli astri impalliditi dal chiaror lunare. Ma nessuna
relazione, veramente, agli occhi suoi tra quel cielo e quell'anima
che agonizzava crudelmente dentro la stanza. Favole! Il Naldi sarebbe
finito laggiù!.... E cercò con gli occhi, in un punto noto della
vallata, la macchia fosca dei cipressi del camposanto. Laggiù....
laggiù.... tutto e per sempre. E, nella sincerità ancora illusa
della sua giovinezza, immaginò, attraverso gli stenti superati per
procacciarsi quella professione di medico, il suo còmpito in mezzo agli
uomini: alleviare le sofferenze, allontanare la morte, l'orrenda fine,
laggiù....
Fu scosso, a un tratto, da un borbottìo sommesso dentro la stanza.
Un prete, dall'abito frusto inverdito, con un pajo di rozzi occhiali
sul naso schiacciato, leggeva, curvo sul moribondo, in un vecchio e
unto libricciuolo, intercalando frequentemente nella lettura ora un
Pater ora un Ave, che i due infermieri e il canonico ripetevano a
bassa voce. Terminata la preghiera, il prete, dagli occhi impassibili,
s'infrociò una grossa presa di tabacco. Era stato chiamato per
la notte come "ricordante" al capezzale del moribondo. Notava con
soddisfazione che aveva ben poco da fare, poichè questo non era più in
sensi. Di tanto in tanto una preghiera per accompagnare il trapasso, e
sufficit. Si scosse con una mano un po' di tabacco dal petto, poi si
rassettò la tonaca sulle gambe, poi si guardò le unghie e soffiò per il
caldo.
- Caldo.... ah, caldo....
- Non si respira.... - disse uno degli infermieri.
Il dottor Bax rientrò dal balcone; guardò accigliato il prete che
rispose allo sguardo con un sorriso triste e vano, e uscì dal salotto.
Attraversando la sala d'ingresso, scorse nella parete a sinistra un
uscio, a cui finora non aveva badato. L'uscio era socchiuso. Intravide
una camera illuminata debolmente, in cui erano raccolte alcune donne in
silenzio. Ne usciva in quel momento Carlo Naldi con in mano una tazza
di brodo.
- Dottore, venga, - disse il Naldi. - Provi lei a farle prendere questo
po' di brodo.
- Io? a chi? - domandò, confuso, il Bax.
- A mia cognata.
- Ah, la moglie.... è qua?
- Sì, venga.
Il Bax s'era sentito sempre a disagio in presenza delle donne;
tuttavia, costretto, entrò premuroso:
- Dov'è? dov'è?
La moglie del moribondo sedeva su un seggiolone, con un gomito
appoggiato sul bracciuolo e la faccia nascosta in un fazzoletto. Al
richiamo insistente del dottore, mostrò il volto lungo, cereo, smunto.
Pareva movesse con pena le pàlpebre: non aveva più forza neanche di
piangere. Gli occhi le andarono all'uscio della camera rimasto aperto,
e subito immaginò che il marito fosse morto e che già se lo fossero
portato via, in chiesa. Rassicurata, si lasciò piegare dalla voce
estranea del medico a mandar giù qualche sorso di brodo, ma subito
reclinò il volto sul fazzoletto, come se stesse per rigettarlo, e
allungò l'altra mano per allontanare la tazza. Nondimeno, il dottor
Bax uscì dalla camera molto soddisfatto di sè, quasi convulso, e appena
nella saletta d'ingresso si fermò perplesso, un tratto, a grattarsi la
fronte, come per rendersi conto di quella sua soddisfazione, di cui non
vedeva bene il perchè.
A sera inoltrata si riunirono di nuovo nell'altra stanza quasi tutti i
visitatori del giorno. Alcuni, tra i celibi, si proponevano di rimaner
l'intera notte colà, dato che il Naldi non fosse morto prima di giorno;
gli altri si sarebbero trattenuti fino al più tardi possibile: e chi
sa, forse avrebbero assistito anche loro alla morte, che pareva dovesse
avvenire da un momento all'altro. Del resto, fuori, in città, non si
sarebbe trovato modo di passar la serata.
All'avvocato Filippo Deodati avvenne di poter rifare il racconto della
visita del Naldi al Cilento, col particolare saliente del bicchier
d'acqua, a un nuovo visitatore, il quale, arrivato la sera stessa da un
paese vicino, era accorso alla notizia così come si trovava, con gli
stivaloni, il fucile appeso alla spalla e la cartucciera al ventre.
Costui non sapeva ancora accordarsi bene al contegno degli altri,
parlava un po' troppo forte, mostrava ancor troppo viva la sorpresa,
l'afflizione, l'ansia di sapere, in mezzo agli altri che si tenevano
silenziosi e circospetti, rispondendo alle sue domande o con un moto
degli occhi o con un sospiro.
Appena entrato nel salotto, alla vista del moribondo, il nuovo
visitatore s'era impuntato per istintivo orrore; poi, pian piano, s'era
accostato al letto, osservando paurosamente il Naldi.
- Perchè fa così? - domandò a un infermiere.
Il moribondo, sempre più angosciato, agitava senza requie la mano
sinistra illesa; riusciva talvolta a sollevare e a trarsi giù dal petto
il lembo rimboccato del lenzuolo; tal'altra, non riuscendovi, levava
il braccio a vuoto, con l'indice e il pollice della mano convulsa
congiunti, quasi in atto di spaventosa minaccia.
Il nuovo visitatore n'era rimasto atterrito.
- Perchè fa così? - domandò di nuovo.
- Vuol togliersi la vescica dal capo, - rispose l'infermiere.
- Ma che! Non gli dar retta! - interloquì Filippo Deodati. - Movimenti
riflessi....
- Se l'è già tolta due volte! - insistè l'infermiere.
Il Deodati lo guardò con aria di commiserazione.
- E che significa? Movimenti riflessi.... Non sa più quel che si
faccia.... Ha già perduto i centri frenici: è evidente. A prestare un
po' d'attenzione ci s'accorge che fa tre movimenti soli, costantemente
gli stessi....
E pareva, nel dar questi schiarimenti, assaporasse uno di quei piaceri
che avvengono proprio di rado, almeno dal modo con cui accarezzava con
la voce quei termini di scienza: "movimenti riflessi, centri frenici".
Entrò, in quella, a tempesta il piccolo De Petri, annunziando:
- Il deputato! Il deputato! L'onorevole Delfante!
E corse nell'altra stanza a ripetere l'annunzio:
- L'onorevole Delfante! l'ho visto io dalla finestra!
Carlo Naldi posò il sigaro e accorse nella saletta, seguito da molti
altri, per accogliere il deputato:
- Dov'è? dov'è?
L'onorevole Delfante era già entrato nel salotto coi due che
l'accompagnavano, il consigliere delegato della Prefettura e il
funzionante sindaco. Al suo arrivo i due infermieri sorsero in piedi,
a capo scoperto, come davanti a un re, e anche il prete s'alzò e si
trasse indietro.
La vista del moribondo, al debole lume tremolante della candela,
era divenuta insostenibile: quel corpo gigantesco, a cui la morte
teneva adunghiato il cervello, si contorceva orribilmente nella lotta
incosciente, tremenda, delle ultime forze - e respirava ancora!
Non di meno, l'onorevole Delfante, con le ciglia aggrottate, le mani
dietro la schiena, sostenne a lungo lo strazio di quello spettacolo.
Strinse forte la mano a Carlo Naldi, senza dir nulla, e si volse di
nuovo a contemplare il giacente, ch'era stato suo amico d'infanzia
e compagno di scuola. Tra le mille seccature, le ansie, le smanie
dell'ambizione, - ecco l'immagine di un'improvvisa morte! - E scosse
amaramente il capo, con gli angoli della bocca contratti in giù.
- Che siamo! - mormorò, e uscì, a capo chino, dalla camera del
moribondo, per recarsi nell'altra stanza, seguito da quasi tutti i
presenti a quella scena.
Eran tutti inorgogliti di quella degnazione dell'onorevole deputato,
e beati della fortuna d'averlo lì con loro. Gli fu porto da sedere
nel balcone, al fresco, e molti gli si strinsero attorno, in silenzio.
Quindi, prima uno, poi un altro, gli rivolsero qualche domanda a bassa
voce, alla quale egli non seppe tenersi dal rispondere. Poco dopo la
conversazione navigava per l'agitato mare della politica, dietro la
sconquassata nave ministeriale, di cui il Delfante era fedele pòmpilo
seguace, tra le torbide onde delle questioni economiche e sociali.
Il fratello del moribondo si teneva discosto, seduto su una
poltroncina: gli faceva male un dente, e fumava per stordire il dolore.
Alcuni, vedendolo fumare, pensarono d'accendere il sigaro anche loro.
Soltanto il piccolo De Petri era in gran pensiero. Si doveva sì o no
commissionare la cassa da morto? Nessuno ci pensava, e intanto.... Dove
diavolo s'era cacciato quello sciocco presuntuoso del dottor Bax? E gli
abiti per l'ultima vestizione? Al povero Naldi toccava anche di morire
fuori della propria casa! Bisognava mandar qualcuno a cercare questi
abiti. E un altro pensiero ancora: gli annunzi funebri, a stampa....
- Se non ci si pensa prima, a queste cose.,.. - diceva piano a tutti il
piccolo De Petri.
S'era portato con sè il registro degli elettori del Comune, e su un
tavolinetto, insieme col giovine biondo molto pallido, passava in
rassegna e segnava col lapis il nome di coloro a cui si doveva inviare
la partecipazione di morte del Naldi. In quella cernita la sua lingua
maledica trovò quasi la pietra d'affilarsi. E, di tanto in tanto, a
qualche nome, diceva:
- No, a questo cornuto, no!
E, a qualche altro:
- No, a questo ladro neppure!
L'onorevole Delfante sciolse finalmente la seduta; rientrò nella stanza
e strinse di nuovo la mano a Carlo Naldi:
- Coraggio, fratello mio!
Prima d'andarsene, volle rivedere il moribondo. E al dottor Bax che gli
stava accanto domandò:
- Se domani tornassi, lo troverei?
- Agonia lunga.... - rispose il Bax. - Ma, fino a domani, forse no!
- Speriamo! - sospirò l'onorevole Delfante. - Ormai la morte è
cessazione di pena.
E andò via, tirandosi dietro gran parte dei visitatori.
Dopo la mezzanotte, eran rimasti soltanto in sei, oltre i parenti, il
prete e il dottor Bax.
I parenti s'erano riuniti nell'altra camera, attorno alla moglie del
moribondo. Nella stanza di questo i due infermieri accanto al letto
dormicchiavano, e il prete, per non imitarli, infornava tabacco:
aveva posato sul guanciale allato alla testa del giacente un piccolo
crocifisso, sicuro che questo al morente, per la notte, potesse
bastare.
Gli altri, nell'altra stanza, presso il balcone, comodamente sdrajati,
conversavano tra loro fumando.
Una disputa s'era impegnata tra il Bax e l'avvocato Filippo Deodati
intorno ad alcuni strani fenomeni spiritici esperimentati in
quei giorni da un cultore fanatico di questa nuova sollecitudine
intellettuale - come l'avvocato Deodati la definiva.
- Ciarlatanerie! - esclamò a un certo punto il Bax.
- Naturalissimo che tu dica così! - rispose con un sorrisetto il
Deodati. - Anch'io, per altro, son quasi della tua opinione. Tuttavia
penso, chi sa! è presunzione certo ritenere che l'uomo, con questi
suoi cinque limitatissimi sensi e la povera intelligenza che gliene
risulta.... possa.... dico, possa percepire.... e concepire tutta
quanta la natura.... Chi sa quant'altre sue leggi.... quant'altre sue
forze e vie ci restano ignote.... E chi sa se veramente.... dico, non
si riesca a stabilire.... direi quasi un sesto senso.... mediante il
quale non si rivelino a noi.... senza tuttavia riflettersi su la nostra
coscienza (e perciò, badate, paurosamente) fenomeni inaccessibili nello
stato normale.
- Già! - fece il Bax. - I tavolini giranti e parlanti.... Sesto senso?
Autosuggestione, mio caro!
- Eppure! - sospirò il Deodati, che guardava ancora in giro gli amici
per coglier l'effetto delle due prime parole. - Eppure.... ecco: io
vorrei spiegarmi il perchè di certe nostre paure.... sì, dico.... la
paura, per esempio, che ci fanno i morti.... Andresti tu, poniamo,
domani o quando che sarà, a dormir solo, di notte, accanto alla cassa
mortuaria del nostro povero Naldi, dentro la cattedrale, dove fosse
soltanto un lampadino pendente dall'altissima vòlta, tra le grandi
ombre, oppresso dalla poderosa solenne vacuità di quell'interno sacro?
Oh Dio, il silenzio.... immagina!... e un topo che roda il legno
d'un confessionale.... o d'una panca.... giù, in fondo.... sotto la
cantoria....
- Dei morti, - disse con calma il Bax, - ho avuto paura anch'io che
a buon conto, ohè, medico sono e di morti n'ho visti, come potete
figurarvi....
- E tagliati....
- Anche. Veramente allora ero studente. Tu sai che mi son sempre levato
all'ora dei galli. Basta, - "Matteo, - mi avevano detto la sera avanti
alcuni miei colleghi, - tu che sei mattiniero, domattina di buon'ora
va' ad accaparrarti con Bartolo alla Sala Anatomica un buon pezzo da
studiare: testa e busto". Bartolo era il bidello della Sala. Che tipo,
se l'aveste conosciuto! Parlava coi cadaveri.... nettava a perfezione
i teschi e se li vendeva cinque lire l'uno. Cinque lire, una testa
d'uomo! Molte, tuttavia, vanno anche assai meno. Basta.... State a
sentire, che vi racconterò come un morto mi spense la candela.
- La candela?
- La candela, sì. Accettai l'incarico dei miei compagni; e il giorno
appresso, poco dopo le quattro, mi recai alla Sala. Il cancello
innanzi al giardino, che circonda il basso edificio, era aperto, o
meglio, accostato: segno, questo, che i becchini avevano già portato
il carico alla Sala. Bartolo si vestiva nella stanzetta a sinistra
dell'androne, la quale ha una finestra prospiciente il giardino.
Io vidi, entrando, il lume attraverso le stecche della persiana.
Contemporaneamente, Bartolo udì lo scalpiccio de' miei passi sulla
ghiaja del vialetto. - "Chi è là?" - Io, Bax. - "Ah, entri pure!" -
Abbiamo di già? - "Abbiamo, sissignore. Ma la sala è al bujo. Abbia
pazienza un momentino: son bell'e vestito." - Fa' pure con comodo. Ho
con me la candela. - Entrai. Non ero mai entrato solo, a quell'ora,
nella Sala. Paura no, ma vi assicuro che una certa inquietudine
nervosa me la sentivo addosso, attraversando quelle stanze in fila,
silenziose, rintronanti, prima di giungere alla Sala in fondo. Guardavo
fiso la fiamma della mia candela, che riparavo con una mano per non
veder l'ombra del mio corpo fuggente lungo le pareti e sul pavimento.
I becchini avevano lasciato aperto l'uscio. Sei casse eran posate su
le lastre di marmo dei tavolini. I cadaveri giungevano a noi dalle
chiese, ancor vestiti, e tante volte anche coi fiori dentro. Un mio
compagno, tra parentesi, non si faceva scrupolo di mettersi qualcuno
di quei fiori all'occhiello o di comporne qualche mazzolino che poi
regalava apposta alle belle donnine: - "Amore e morte!" - diceva
lui. Basta. Reggevo con una mano la candela; con l'altra scoperchiavo
cautamente le casse e guardavo dentro. Chi arriva prima, si sceglie
il meglio. Io cercavo un bel collo, un buon torace.... Apro la prima
cassa. Un vecchio. Apro la seconda. Una vecchia. Apro la terza. Un
vecchio. Mannaggia! Faccio per sollevare il coperchio della quarta
e - ffff! - un soffio, che mi spegne la candela. Getto un grido,
lascio il coperchio; la candela mi cade di mano. - Bartolo! Bartolo!
- grido, atterrito, tremando, al bujo. Bartolo accorre col lume e mi
trova.... pensateci voi! i capelli irti sulla fronte, gli occhi fuori
dell'orbita. - "Ch'è stato?" - Ah, Bartolo! Apri quella cassa!... -
Bartolo apre, guarda dentro, poi guarda me: - "Ebbene? - mi fa. - Una
bella ragazza...." - Prendo animo e guardo dietro le sue spalle. - È
morta? - Bartolo si mette a ridere. - "No, viva...." - Non scherzare!
M'ha spento la candela! - "Che ha fatto? Le ha spento la candela?
Vuol dire che non voleva esser veduta da un giovanotto così coricata.
Eh, poverina, di' un po', è vero?" E, così dicendo, agitò più volte
una mano cerea del cadavere. Bisognava sentire le sue risate, perchè
prima le diceva, e poi ci rideva sopra: le sue risate, là, tra tutte
quelle casse, mentre l'alba cominciava a stenebrare appena, scialba,
umidiccia, l'ampia sala, a cui tutti i disinfettanti non riescono a
togliere quell'orrendo tanfo di mucido....
- E che era accaduto? - domandarono due o tre, a questo punto,
costernati, a Matteo Bax.
- Gas! - rispose questi con un gesto di noncuranza, e rise allegramente.
Uno degli infermieri, con gli occhi rossi dal sonno interrotto venne
cempennante ad annunziare che il moribondo era gelato dai piedi al
petto e bagnato di sudor freddo.
- Respira? - domandò il Bax.
- Sissignore, ma venga a vedere: pare strozzato.... Credo che ci siamo.
Il prete e l'altro infermiere, svegliati anch'essi di soprassalto,
s'erano buttati in ginocchio e avevano subito attaccato con la lingua
ancora imbrogliata la litania.
Entrò il Bax con gli amici rimasti a vegliare; alcuni
s'inginocchiarono; il Deodati rimase in piedi col Bax, che s'accostò al
moribondo per toccargli la fronte, se era gelata. Il piccolo De Petri
restò nell'altra stanza intento ancora a scegliere i nomi dal registro
degli elettori.
- Sancta Dei Genitrix,
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