marino, con la bocca spalancata come una voragine, e tre filari di zanne, che avrebbero fatto paura anche a vederle dipinte. E sapete chi era quel mostro marino? Quel mostro marino era nè più nè meno quel gigantesco Pesce-cane ricordato più volte in questa storia, e che per le sue stragi e per la sua insaziabile voracità, veniva soprannominato «l'Attila dei pesci e dei pescatori.» Immaginatevi lo spavento del povero Pinocchio, alla vista del mostro. Cercò di scansarlo, di cambiare strada: cercò di fuggire: ma quella immensa bocca spalancata gli veniva sempre incontro con la velocità di una saetta. - Affrettati, Pinocchio, per carità! - gridava belando la bella caprettina. E Pinocchio nuotava disperatamente con le braccia, col petto, con le gambe e coi piedi. - Corri, Pinocchio, perchè il mostro si avvicina!... - E Pinocchio, raccogliendo tutte le sue forze, raddoppiava di lena nella corsa. - Bada, Pinocchio!... il mostro ti raggiunge! Eccolo!... Eccolo!... Affrettati, per carità, o sei perduto!... - E Pinocchio a nuotare più lesto che mai, e via, via, e via, come anderebbe una palla di fucile. E già si accostava allo scoglio, e già la caprettina spenzolandosi tutta sul mare, gli porgeva le sue zampine davanti per aiutarlo a uscir fuori dell'acqua.... Ma!... Ma oramai era tardi! Il mostro lo aveva raggiunto. Il mostro, tirando il fiato a sè, si bevve il povero burattino, come avrebbe bevuto un uovo di gallina, e lo inghiottì con tanta violenza e con tanta avidità, che Pinocchio, cascando giù in corpo al Pesce-cane, battè un colpo così screanzato da restarne sbalordito per un quarto d'ora. Quando ritornò in sè da quello sbigottimento, non sapeva raccapezzarsi, nemmeno lui, in che mondo si fosse. Intorno a sè c'era da ogni parte un gran buio: ma un buio così nero e profondo, che gli pareva di essere entrato col capo in un calamaio pieno d'inchiostro. Stette in ascolto e non sentì nessun rumore; solamente di tanto in tanto sentiva battersi nel viso alcune grandi buffate di vento. Da principio non sapeva intendere da dove quel vento uscisse: ma poi capì che usciva dai polmoni del mostro. Perchè bisogna sapere che il Pesce-cane soffriva moltissimo d'asma, e quando respirava pareva proprio che soffiasse la tramontana. Pinocchio, sulle prime, s'ingegnò di farsi un po' di coraggio: ma quand'ebbe la prova e la riprova di trovarsi chiuso in corpo al mostro marino allora cominciò a piangere e a strillare; e piangendo diceva: - Aiuto! aiuto! Oh povero me! Non c'è nessuno che venga a salvarmi! - Chi vuoi che ti salvi, disgraziato? - disse in quel buio una vociaccia fessa di chitarra scordata. - Chi è che parla così? - domandò Pinocchio, sentendosi gelare dallo spavento. - Sono io! sono un povero Tonno, inghiottito dal Pesce-cane insieme con te. E tu che pesce sei? - Io non ho che veder nulla coi pesci. Io sono un burattino. - E allora se non sei un pesce, perchè ti sei fatto inghiottire dal mostro? - Non son io, che mi son fatto inghiottire: gli è lui che mi ha inghiottito! Ed ora, che cosa dobbiamo fare qui al buio?... - Rassegnarsi e aspettare che il Pesce-cane ci abbia digeriti tutt'e due!... - Ma io non voglio esser digerito! - urlò Pinocchio, ricominciando a piangere. - Neppure io vorrei esser digerito - soggiunse il Tonno - ma io sono abbastanza filosofo e mi consolo pensando che, quando si nasce Tonni, c'è più dignità a morir sott'acqua che sott'olio!... - Scioccherie! - gridò Pinocchio. - La mia è un'opinione - replicò il Tonno - e le opinioni, come dicono i Tonni politici, vanno rispettate! - Insomma.... io voglio andarmene di qui.... io voglio fuggire.... - Fuggi, se ti riesce!... - È molto grosso questo Pesce-cane che ci ha inghiottiti? - domandò il burattino. - Figurati che il suo corpo è più lungo di un chilometro, senza contare la coda. - Nel tempo che faceva questa conversazione al buio, parve a Pinocchio di vedere, lontano lontano, una specie di chiarore. - Che cosa sarà mai quel lumicino lontano lontano? - disse Pinocchio. - Sarà qualche nostro compagno di sventura, che aspetterà, come noi, il momento di esser digerito!... - Voglio andare a trovarlo. Non potrebbe darsi il caso che fosse qualche vecchio pesce capace d'insegnarmi la strada per fuggire? - Io te l'auguro di cuore, caro burattino. - Addio, Tonno. - Addio, burattino; e buona fortuna. - Dove ci rivedremo?... - Chi lo sa?... È meglio non pensarci neppure! - XXXV. Pinocchio ritrova in corpo al Pesce-cane.... chi ritrova? Leggete questo capitolo e lo saprete. Pinocchio, appena che ebbe detto addio al suo buon amico Tonno, si mosse brancolando in mezzo a quel buio, e camminando a tastoni dentro il corpo del Pesce-cane, si avviò, un passo dietro l'altro, verso quel piccolo chiarore che vedeva baluginare lontano lontano. E nel camminare sentì che i suoi piedi sguazzavano in una pozzanghera d'acqua grassa e sdrucciolona, e quell'acqua sapeva di un odore così acuto di pesce fritto, che gli pareva d'essere a mezza quaresima. E più andava avanti, e più il chiarore si faceva rilucente e distinto: finchè, cammina cammina, alla fine arrivò: e quando fu arrivato.... che cosa trovò? Ve lo do a indovinare in mille: trovò una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco, come se fosse di neve o di panna montata; il quale se ne stava lì biascicando alcuni pesciolini vivi, ma tanto vivi, che alle volte, mentre li mangiava, gli scappavano perfino di bocca. A quella vista il povero Pinocchio ebbe un'allegrezza così grande e così inaspettata, che ci mancò un ètte che non cadesse in delirio. Voleva ridere, voleva piangere, voleva dire un monte di cose; e invece mugolava confusamente e balbettava delle parole tronche e sconclusionate. Finalmente gli riuscì di cacciar fuori un grido di gioia, e spalancando le braccia e gettandosi al collo del vecchietto, cominciò a urlare: - Oh! babbino mio! finalmente vi ho ritrovato! Ora poi non vi lascio più, mai più, mai più! - Dunque gli occhi mi dicono il vero? - replicò il vecchietto, stropicciandosi gli occhi. - Dunque tu se' proprio il mi' caro Pinocchio? - Sì, sì! sono io, proprio io! E voi mi avete digià perdonato, non è vero? Oh babbino mio, come siete buono!... e pensare che io, invece.... Oh! ma se sapeste quante disgrazie mi son piovute sul capo e quante cose mi sono andate a traverso! Figuratevi che il giorno che voi, povero babbino, col vendere la vostra casacca, mi compraste l'Abbecedario per andare a scuola, io scappai a vedere i burattini, e il burattinaio mi voleva mettere sul fuoco perchè gli cocessi il montone arrosto, che fu quello poi che mi dètte cinque monete d'oro, perchè le portassi a voi, ma io trovai la Volpe e il Gatto, che mi condussero all'Osteria del Gambero Rosso, dove mangiarono come lupi, e partito solo di notte incontrai gli assassini che si messero a corrermi dietro, e io via, e loro dietro, e io via, e loro sempre dietro, e io via, finchè m'impiccarono a un ramo della Quercia Grande, dovecchè la bella Bambina dai capelli turchini mi mandò a prendere con una carrozzina, e i medici, quando m'ebbero visitato, dissero subito: «Se non è morto, è segno che è sempre vivo» e allora mi scappò detta una bugia, e il naso cominciò a crescermi e non mi passava più dalla porta di camera, motivo per cui andai con la Volpe e col Gatto a sotterrare le quattro monete d'oro, che una l'avevo spesa all'Osteria, e il pappagallo si messe a ridere, e viceversa di duemila monete non trovai più nulla, la quale il Giudice quando seppe che ero stato derubato, mi fece subito mettere in prigione, per dare una soddisfazione ai ladri, di dove, col venir via, vidi un bel grappolo d'uva in un campo, che rimasi preso alla tagliola e il contadino di santa ragione mi messe il collare da cane perchè facessi la guardia al pollaio, che riconobbe la mia innocenza e mi lasciò andare, e il serpente, colla coda che gli fumava, cominciò a ridere e gli si strappò una vena sul petto, e così ritornai alla casa della bella Bambina, che era morta, e il Colombo vedendo che piangevo mi disse: «Ho visto il tu' babbo che si fabbricava una barchettina per venirti a cercare», e io gli dissi: «Oh! se avessi le ali anch'io» e lui mi disse: «Vuoi venire dal tuo babbo?» e io gli dissi: «Magari! ma chi mi ci porta?» e lui mi disse: «Ti ci porto io» e io gli dissi: «Come?» e lui mi disse: «Montami sulla groppa» e così abbiamo volato tutta la notte, poi la mattina tutti i pescatori che guardavano verso il mare mi dissero: «C'è un pover'omo in una barchetta che sta per affogare» e io da lontano vi riconobbi subito, perchè me lo diceva il core, e vi feci segno di tornare alla spiaggia.... - Ti riconobbi anch'io, - disse Geppetto - e sarei volentieri tornato alla spiaggia: ma come fare? il mare era grosso e un cavallone m'arrovesciò la barchetta. Allora un orribile Pesce-cane che era lì vicino, appena che m'ebbe visto nell'acqua, corse subito verso di me, e tirata fuori la lingua, mi prese pari pari, e m'inghiottì come un tortellino di Bologna. - E quant'è che siete rinchiuso qui dentro? - domandò Pinocchio. - Da quel giorno in poi, saranno ormai due anni: due anni, Pinocchio mio.... che mi son parsi due secoli! - E come avete fatto a campare? E dove avete trovata la candela? E i fiammiferi per accenderla, chi ve li ha dati? - Ora ti racconterò tutto. Devi dunque sapere che quella medesima burrasca, che rovesciò la mia barchetta, fece anche affondare un bastimento mercantile. I marinai si salvarono tutti, ma il bastimento colò a fondo, e il solito Pesce-cane, che quel giorno aveva un appetito eccellente, dopo aver inghiottito me, inghiottì anche il bastimento.... - Come! Lo inghiottì tutto in un boccone?... - domandò Pinocchio maravigliato. - Tutto in un boccone: e risputò solamente l'albero maestro, perchè gli era rimasto fra i denti come una lisca. Per mia gran fortuna, quel bastimento era carico non solo di carne conservata in cassette di stagno, ma di biscotto, ossia di pane abbrostolito, di bottiglie di vino, d'uva secca, di cacio, di caffè, di zucchero, di candele steariche e di scatole di fiammiferi di cera. Con tutta questa grazia di Dio ho potuto campare due anni: ma oggi sono agli ultimi sgoccioli: oggi nella dispensa non c'è più nulla, e questa candela, che vedi accesa, è l'ultima candela che mi sia rimasta.... - E dopo? - E dopo, caro mio, rimarremo tutt'e due al buio. - Allora, babbino mio, - disse Pinocchio - non c'è tempo da perdere. Bisogna pensar subito a fuggire. - A fuggire?... e come? - Scappando dalla bocca del Pesce-cane e gettandosi a nuoto in mare. - Tu parli bene: ma io, caro Pinocchio, non so nuotare! - E che importa?... Voi mi monterete a cavalluccio sulle spalle, e io, che sono un buon nuotatore, vi porterò sano e salvo fino alla spiaggia. - Illusioni, ragazzo mio! - replicò Geppetto, scotendo il capo e sorridendo malinconicamente. - Ti pare egli possibile che un burattino, alto appena un metro come sei tu, possa aver tanta forza da portarmi a nuoto sulle spalle? - Provatevi e vedrete! A ogni modo, se sarà scritto in cielo che dobbiamo morire, avremo almeno la gran consolazione di morire abbracciati insieme. - E senza dir altro, Pinocchio prese in mano la candela, e andando avanti per far lume, disse al suo babbo: - Venite dietro a me, e non abbiate paura. - E così camminarono un bel pezzo, e traversarono tutto il corpo e tutto lo stomaco del Pesce-cane. Ma giunti al punto dove cominciava la spaziosa gola del mostro, pensarono bene di fermarsi per dare un'occhiata e cogliere il momento opportuno alla fuga. Ora bisogna sapere che il Pesce-cane, essendo molto vecchio e soffrendo d'asma e di palpitazione di cuore, era costretto a dormire a bocca aperta: per cui Pinocchio affacciandosi al principio della gola, e guardando in su, potè vedere al di fuori di quell'enorme bocca spalancata un bel pezzo di cielo stellato e un bellissimo lume di luna. - Questo è il vero momento di scappare - bisbigliò allora, voltandosi al suo babbo. - Il Pesce-cane dorme come un ghiro: il mare è tranquillo e ci si vede come di giorno. Venite dunque, babbino, dietro a me, e fra poco saremo salvi. - Detto fatto salirono su per la gola del mostro marino, e arrivati in quell'immensa bocca cominciarono a camminare in punta di piedi sulla lingua; una lingua così larga e così lunga, che pareva il viottolone d'un giardino. E già stavano lì lì per fare il gran salto e per gettarsi a nuoto nel mare, quando, sul più bello, il Pesce-cane starnutì, e nello starnutire, dètte uno scossone così violento, che Pinocchio e Geppetto si trovarono rimbalzati all'indietro e scaraventati nuovamente in fondo allo stomaco del mostro. Nel grand'urto della caduta la candela si spense, e padre e figliuolo rimasero al buio. - E ora?... - domandò Pinocchio facendosi serio. - Ora, ragazzo mio, siamo bell'e perduti. - Perchè perduti? Datemi la mano, babbino, e badate di non sdrucciolare!... - Dove mi conduci? - Dobbiamo ritentare la fuga. Venite con me e non abbiate paura. - Ciò detto, Pinocchio prese il suo babbo per la mano: e camminando sempre in punta di piedi, risalirono insieme su per la gola del mostro: poi traversarono tutta la lingua e scavalcarono i tre filari di denti. Prima però di fare il gran salto, il burattino disse al suo babbo: - Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io. - Appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo, il bravo Pinocchio, sicuro del fatto suo, si gettò nell'acqua e cominciò a nuotare. Il mare era tranquillo come un olio: la luna splendeva in tutto il suo chiarore, e il Pesce-cane seguitava a dormire di un sonno così profondo, che non l'avrebbe svegliato nemmeno una cannonata. XXXVI. Finalmente Pinocchio cessa d'essere un burattino e diventa un ragazzo. Mentre Pinocchio nuotava alla svelta per raggiungere la spiaggia, si accòrse che il suo babbo, il quale gli stava a cavalluccio sulle spalle e aveva le gambe mezze nell'acqua, tremava fitto fitto, come se al pover'uomo gli battesse la febbre terzana. Tremava di freddo o di paura? Chi lo sa?... Forse un po' dell'uno e un po' dell'altra. Ma Pinocchio, credendo che quel tremito fosse di paura, gli disse per confortarlo: - Coraggio, babbo! Fra pochi minuti arriveremo a terra e saremo salvi. - Ma dov'è questa spiaggia benedetta? - domandò il vecchietto, diventando sempre più inquieto, e appuntando gli occhi, come fanno i sarti quando infilano l'ago. - Eccomi qui, che guardo da tutte le parti e non vedo altro che cielo e mare. - Ma io vedo anche la spiaggia - disse il burattino. - Per vostra regola io sono come i gatti: ci vedo meglio di notte che di giorno. - Il povero Pinocchio faceva finta di esser di buon umore: ma invece.... invece cominciava a scoraggirsi: le forze gli scemavano, il suo respiro diventava grosso e affannoso.... insomma non ne poteva più, e la spiaggia era sempre lontana. Nuotò finchè ebbe fiato: poi si voltò col capo verso Geppetto, e disse con parole interrotte: - Babbo mio, aiutatemi.... perchè io muoio.... - E padre e figliuolo erano oramai sul punto di affogare, quando udirono una voce di chitarra scordata che disse: - Chi è che muore? - Sono io e il mio povero babbo! - Questa voce la riconosco! Tu sei Pinocchio!... - Preciso; e tu? - Io sono il Tonno, il tuo compagno di prigionia in corpo al Pesce-cane. - E come hai fatto a scappare? - Ho imitato il tuo esempio. Tu sei quello che mi hai insegnato la strada, e dopo te sono fuggito anch'io. - Tonno mio, tu càpìti proprio a tempo! Ti prego, per l'amore che porti ai tonnini tuoi figliuoli; aiutaci, o siamo perduti. - Volentieri e con tutto il cuore. Attaccatevi tutt'e due alla mia coda, e lasciatevi guidare. In quattro minuti vi condurrò alla riva. - Geppetto e Pinocchio, come potete immaginarvelo, accettarono subito l'invito; ma invece di attaccarsi alla coda, giudicarono più comodo di mettersi addirittura a sedere sulla groppa del Tonno. - Siamo troppo pesi? - gli domandò Pinocchio. - Pesi? Neanche per ombra: mi par di aver addosso due gusci di conchiglia - rispose il Tonno, il quale era di una corporatura così grossa e robusta, da parere un vitello di due anni. Giunti alla riva, Pinocchio saltò a terra il primo per aiutare il suo babbo a fare altrettanto: poi si voltò al Tonno, e con voce commossa gli disse: - Amico mio, tu hai salvato il mio babbo! Dunque non ho parole per ringraziarti abbastanza! Permetti almeno che ti dia un bacio, in segno di riconoscenza eterna!... - Il Tonno cacciò il muso fuori dell'acqua, e Pinocchio, piegatosi coi ginocchi a terra, gli posò un affettuosissimo bacio sulla bocca. A questo tratto di spontanea e vivissima tenerezza, il povero Tonno, che non c'era avvezzo, si sentì talmente commosso, che vergognandosi a farsi veder piangere come un bambino, ricacciò il capo sott'acqua e sparì. Intanto s'era fatto giorno. Allora Pinocchio, offrendo il suo braccio a Geppetto, che aveva appena il fiato di reggersi in piedi, gli disse: - Appoggiatevi pure al mio braccio, caro babbino, e andiamo. Cammineremo pian pianino come le formicole, e quando saremo stanchi, ci riposeremo lungo la via. - E dove dobbiamo andare? - domandò Geppetto. - In cerca di una casa o d'una capanna, dove ci diano per carità un boccon di pane e un po' di paglia che ci serva da letto. - Non avevano ancora fatti cento passi, che videro seduti sul ciglione della strada due brutti ceffi, i quali stavano lì in atto di chieder l'elemosina. Erano il Gatto e la Volpe: ma non si riconoscevano più da quelli d'una volta. Figuratevi che il Gatto, a furia di fingersi cieco, aveva finito coll'accecare davvero: e la Volpe invecchiata, intignata e tutta perduta da una parte, non aveva più nemmeno la coda. Così è. Quella trista ladracchiola, caduta nella più squallida miseria, si trovò costretta un bel giorno a vendere perfino la sua bellissima coda a un merciaio ambulante, che la comprò per farsene uno scacciamosche. - O Pinocchio! - gridò la volpe con voce di piagnisteo - fai un po' di carità a questi due poveri infermi! - Infermi! - ripetè il Gatto. - Addio, mascherine! - rispose il burattino. - Mi avete ingannato una volta, e ora non mi ripigliate più. - Credilo, Pinocchio, che oggi siamo poveri e disgraziati davvero! - Davvero! - ripetè il Gatto. - Se siete poveri ve lo meritate. Ricordatevi del proverbio che dice: «I quattrini rubati non fanno mai frutto.» Addio, mascherine. - Abbi compassione di noi!... - Di noi! - Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice: «La farina del diavolo va tutta in crusca.» - Non ci abbandonare!... - are...! - ripetè il Gatto. - Addio, mascherine! Ricordatevi del proverbio che dice: «Chi ruba il mantello al suo prossimo, per il solito muore senza camicia.» - E così dicendo, Pinocchio e Geppetto seguitarono tranquillamente per la loro strada; finchè fatti altri cento passi, videro in fondo a una viottola, in mezzo ai campi, una bella capanna tutta di paglia, e col tetto coperto d'embrici e di mattoni. - Quella capanna dev'essere abitata da qualcuno - disse Pinocchio. - Andiamo là, e bussiamo. - Difatti andarono, e bussarono alla porta. - Chi è? - disse una vocina di dentro. - Siamo un povero babbo e un povero figliuolo, senza pane e senza tetto, - rispose il burattino. - Girate la chiave, e la porta si aprirà, - disse la solita vocina. Pinocchio girò la chiave, e la porta si aprì. Appena entrati dentro, guardarono di qua, guardarono di là, e non videro nessuno. - O il padrone della capanna dov'è? - disse Pinocchio maravigliato. - Eccomi quassù! - Babbo e figliuolo si voltarono subito verso il soffitto, e videro sopra un travicello il Grillo-parlante. - Oh! mio caro Grillino - disse Pinocchio, salutandolo garbatamente. - Ora mi chiami il «Tuo caro Grillino» non è vero? Ma ti rammenti di quando, per cacciarmi di casa tua, mi tirasti un manico di martello? - Hai ragione, Grillino! Scaccia anche me.... tira anche a me un manico di martello: ma abbi pietà del mio povero babbo... - Io avrò pietà del babbo e anche del figliuolo! ma ho voluto rammentarti il brutto garbo ricevuto, per insegnarti che in questo mondo, quando si può, bisogna mostrarsi cortesi con tutti, se vogliamo esser ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno. - Hai ragione, Grillino, hai ragione da vendere; e io terrò a mente la lezione che mi hai data. Ma mi dici come hai fatto a comprarti questa bella capanna? 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500