E risero, risero, risero da doversi reggere il corpo: se non che, sul più bello del ridere, Lucignolo tutt'a un tratto si chetò, e barcollando e cambiando di colore, disse all'amico: - Aiuto, aiuto, Pinocchio! - Che cos'hai? - Ohimè! non mi riesce più di star ritto sulle gambe. - Non mi riesce più neanche a me - gridò Pinocchio, piangendo e traballando. E mentre dicevano così, si piegarono tutt'e due carponi a terra e, camminando colle mani e coi piedi, cominciarono a girare e a correre per la stanza. E intanto che correvano, i loro bracci diventarono zampe, i loro visi si allungarono e diventarono musi, e le loro schiene si coprirono di un pelame grigiolino chiaro, brizzolato di nero. Ma il momento più brutto per que' due sciagurati sapete quando fu? Il momento più brutto e più umiliante fu quello quando sentirono spuntarsi di dietro la coda. Vinti allora dalla vergogna e dal dolore, si provarono a piangere e a lamentarsi del loro destino. Non l'avessero mai fatto! Invece di gemiti e di lamenti, mandavano fuori dei ragli asinini: e ragliando sonoramente, facevano tutt'e due in coro: j-a, j-a, j-a. In quel frattempo fu bussato alla porta, e una voce di fuori disse: - Aprite! Sono l'omino, sono il conduttore del carro che vi portò in questo paese. Aprite subito, guai a voi! - XXXIII. Diventato un ciuchino vero è portato a vendere, e lo compra il Direttore di una compagnia di pagliacci, per insegnargli a ballare e saltare i cerchi: ma una sera azzoppisce e allora lo ricompra un altro, per far con la sua pelle un tamburo. Vedendo che la porta non si apriva, l'omino la spalancò con un violentissimo calcio: ed entrato nella stanza, disse col suo solito risolino a Pinocchio e a Lucignolo: - Bravi ragazzi! Avete ragliato bene; io vi ho subito riconosciuti alla voce, e per questo eccomi qui. - A tali parole i due ciuchini rimasero mogi mogi, colla testa giù, con gli orecchi bassi e con la coda fra le gambe. Da principio l'omino li lisciò, li accarezzò, li palpeggiò: poi, tirata fuori la striglia, cominciò a strigliarli per bene. E quando a furia di strigliarli, li ebbe fatti lustri come due specchi, allora messe loro la cavezza e li condusse sulla piazza del mercato, con la speranza di venderli e di beccarsi un discreto guadagno. E i compratori, difatti, non si fecero aspettare. Lucignolo fu comprato da un contadino, a cui era morto il somaro il giorno avanti, e Pinocchio fu venduto al Direttore di una compagnia di pagliacci e di saltatori di corda, il quale lo comprò per ammaestrarlo e per farlo poi saltare e ballare insieme con le altre bestie della compagnia. E ora avete capito, miei piccoli lettori, qual era il bel mestiere che faceva l'omino? Questo brutto mostriciattolo, che aveva la fisonomia tutta di latte e miele, andava di tanto in tanto con un carro a girare per il mondo; strada facendo raccoglieva con promesse e con moine tutti i ragazzi svogliati, che avevano a noia i libri e le scuole; e dopo averli caricati sul suo carro, gli conduceva nel «Paese dei balocchi» perchè passassero tutto il loro tempo in giuochi, in chiassate e in divertimenti. Quando poi quei poveri ragazzi illusi, a furia di baloccarsi sempre e di non studiar mai, diventavano tanti ciuchini, allora tutto allegro e contento s'impadroniva di loro e li portava a vendere sulle fiere e su i mercati. E così in pochi anni aveva fatto fior di quattrini ed era diventato milionario. Quel che accadesse di Lucignolo, non lo so: so per altro, che Pinocchio andò incontro fin dai primi giorni a una vita durissima e strapazzata. Quando fu condotto nella stalla, il nuovo padrone gli empì la greppia di paglia: ma Pinocchio dopo averne assaggiata una boccata, la risputò. Allora il padrone, brontolando, gli empì la greppia di fieno: ma neppure il fieno gli piacque. - Ah! non ti piace neppure il fieno? - gridò il padrone imbizzito. - Lascia fare, ciuchino bello, che se hai dei capricci per il capo, penserò io a levarteli!... - E a titolo di correzione, gli affibbiò subito una frustata nelle gambe. Pinocchio, dal gran dolore, cominciò a piangere e a ragliare, e ragliando disse: - J-a, j-a, la paglia non la posso digerire!... - Allora mangia il fieno! - replicò il padrone, che intendeva benissimo il dialetto asinino. - J-a, j-a, il fieno mi fa dolere il corpo!... - Pretenderesti, dunque, che un somaro pari tuo, lo dovessi mantenere a petti di pollo e cappone in galantina? - soggiunse il padrone arrabbiandosi sempre più, e affibbiandogli una seconda frustata. A quella seconda frustata, Pinocchio per prudenza si chetò subito, e non disse altro. Intanto la stalla fu chiusa, e Pinocchio rimase solo: e perchè erano molte ore che non aveva mangiato, cominciò a sbadigliare dal grande appetito. E, sbadigliando, spalancava una bocca che pareva un forno. Alla fine, non trovando altro nella greppia, si rassegnò a masticare un po' di fieno; e dopo averlo masticato ben bene, chiuse gli occhi e lo tirò giù. - Questo fieno non è cattivo; - poi disse dentro di sè - ma quanto sarebbe stato meglio che avessi continuato a studiare!... A quest'ora, invece di fieno potrei mangiare un cantuccio di pan fresco e una bella fetta di salame. Pazienza!... - La mattina dopo, svegliandosi, cercò subito nella greppia un altro po' di fieno: ma non lo trovò, perchè l'aveva mangiato tutto nella notte. Allora prese una boccata di paglia tritata: e in quel mentre che la stava masticando, si dovè persuadere che il sapore della paglia tritata non somigliava punto nè al risotto alla milanese nè ai maccheroni alla napoletana. - Pazienza! - ripetè, continuando a masticare. - Che almeno la mia disgrazia possa servire di lezione a tutti i ragazzi disobbedienti e che non hanno voglia di studiare. Pazienza!... pazienza! - Pazienza un corno! - urlò il padrone, entrando in quel momento nella stalla. - Credi forse, mio bel ciuchino, ch'io ti abbia comprato unicamente per darti da bere e da mangiare? Io ti ho comprato perchè tu lavori e perchè tu mi faccia guadagnare molti quattrini. Su, dunque, da bravo! Vieni con me nel Circo, e là ti insegnerò a saltare i cerchi, a rompere col capo le botti di foglio e a ballare il valzer e la polca, stando ritto sulle gambe di dietro. - Il povero Pinocchio, o per amore o per forza, dovè imparare tutte queste bellissime cose; ma, per impararle, gli ci vollero tre mesi di lezioni, e molte frustate da levare il pelo. Venne finalmente il giorno, in cui il suo padrone potè annunziare uno spettacolo veramente straordinario. I cartelloni di vario colore, attaccati alle cantonate delle strade, dicevano così: " GRANDE SPETTACOLO DI GALA Per questa sera AVRANNO LUOGO I SOLITI SALTI ED ESERCIZI SORPRENDENTI ESEGUITI DA TUTTI GLI ARTISTI e da tutti i cavalli d'ambo i sessi della Compagnia e più Sarà presentato per la prima volta il famoso CIUCHINO PINOCCHIO detto LA STELLA DELLA DANZA Il teatro sarà illuminato a giorno " Quella sera, come potete figurarvelo, un'ora prima che cominciasse lo spettacolo, il teatro era pieno stipato. Non si trovava più nè una poltrona, nè un posto distinto, nè un palco, nemmeno a pagarlo a peso d'oro. Le gradinate del Circo formicolavano di bambini, di bambine e di ragazzi di tutte le età, che avevano la febbre addosso per la smania di veder ballare il famoso ciuchino Pinocchio. Finita la prima parte dello spettacolo, il Direttore della compagnia, vestito in giubba nera, calzoni bianchi a coscia e stivaloni di pelle fin sopra ai ginocchi si presentò all'affollatissimo pubblico, e, fatto un grande inchino, recitò con molta solennità il seguente spropositato discorso: «Rispettabile pubblico, cavalieri e dame! «L'umile sottoscritto essendo di passaggio per questa illustre metropolitana, ho voluto procrearmi l'onore nonchè il piacere di presentare a questo intelligente e cospicuo uditorio un celebre ciuchino, che ebbe già l'onore di ballare al cospetto di sua maestà l'imperatore di tutte le principali corti di Europa. «E col ringraziandoli, aiutateci della vostra animatrice presenza e compatiteci!» Questo discorso fu accolto da molte risate e da molti applausi: ma gli applausi raddoppiarono e diventarono una specie di uragano alla comparsa del ciuchino Pinocchio in mezzo al Circo. Egli era tutto agghindato a festa. Aveva una briglia nuova di pelle lustra, con fibbie e borchie d'ottone; due camelie bianche agli orecchi: la criniera divisa in tanti riccioli legati con fiocchettini di seta rossa: una gran fascia d'oro e d'argento attraverso alla vita, e la coda tutta intrecciata con nastri di velluto paonazzo e celeste. Era, insomma, un ciuchino da innamorare! Il direttore, nel presentarlo al pubblico, aggiunse queste parole: «Miei rispettabili auditori! Non starò qui a farvi menzogna delle grandi difficoltà da me soppressate per comprendere e soggiogare questo mammifero, mentre pascolava liberamente di montagna in montagna nelle pianure della zona torrida. Osservate, vi prego, quanta selvaggina trasudi da' suoi occhi, conciossiachè essendo riusciti vanitosi tutti i mezzi per addomesticarlo al vivere dei quadrupedi civili, ho dovuto più volte ricorrere all'affabile dialetto della frusta. Ma ogni mia gentilezza invece di farmi da lui ben volere, me ne ha maggiormente cattivato l'animo. Io però, seguendo il sistema di Galles, trovai nel suo cranio una piccola cartagine ossea che la stessa Facoltà Medicea di Parigi riconobbe esser quello il bulbo rigeneratore dei capelli e della danza pirrica. E per questo io lo volli ammaestrare nel ballo nonchè nei relativi salti dei cerchi e delle botti foderate di foglio. Ammiratelo, e poi giudicatelo! Prima però di prendere cognato da voi, permettete, o signori, che io v'inviti al diurno spettacolo di domani sera: ma nell'apoteosi che il tempo piovoso minacciasse acqua, allora lo spettacolo, invece di domani sera, sarà posticipato a domattina, alle ore 11 antimeridiane del pomeriggio.» E qui il Direttore fece un'altra profondissima riverenza: quindi volgendosi a Pinocchio gli disse: - Animo, Pinocchio! Avanti di dar principio ai vostri esercizi, salutate questo rispettabile pubblico, cavalieri, dame e ragazzi! - Pinocchio ubbidiente piegò subito i due ginocchi davanti, e rimase inginocchiato fino a tanto che il Direttore, schioccando la frusta, non gli gridò: - Al passo! - Allora il ciuchino si rizzò sulle quattro gambe, e cominciò a girare intorno al Circo, camminando sempre di passo. Dopo un poco il Direttore gridò: - Al trotto! - E Pinocchio, ubbidiente al comando, cambiò il passo in trotto. - Al galoppo! - e Pinocchio staccò il galoppo. - Alla carriera! - e Pinocchio si dette a correre, di gran carriera. Ma in quella che correva come un barbero, il Direttore, alzando il braccio in aria, iscaricò un colpo di pistola. A quel colpo il ciuchino, fingendosi ferito, cadde disteso nel Circo, come se fosse moribondo davvero. Rizzatosi da terra in mezzo a uno scoppio di applausi, d'urli e di battimani, che andavano alle stelle, gli venne fatto naturalmente di alzare la testa e di guardare in su.... e guardando vide in un palco una bella signora, che aveva al collo una grossa collana d'oro, dalla quale pendeva un medaglione. Nel medaglione c'era dipinto il ritratto d'un burattino. - Quel ritratto è il mio!... quella signora è la Fata! - disse dentro di sè Pinocchio, riconoscendola subito: e lasciandosi vincere dalla gran contentezza, si provò a gridare: - Oh Fatina mia! oh Fatina mia! - Ma invece di queste parole, gli uscì dalla gola un raglio così sonoro e prolungato, che fece ridere tutti gli spettatori, e segnatamente tutti i ragazzi che erano in teatro. Allora il Direttore, per insegnargli e per fargli intendere che non è buona creanza di mettersi a ragliare in faccia al pubblico, gli diè col manico della frusta una bacchettata sul naso. Il povero ciuchino tirato fuori un palmo di lingua, durò a leccarsi il naso almeno cinque minuti, credendo forse così di rasciugarsi il dolore che aveva sentito. Ma quale fu la sua disperazione quando, voltandosi in su una seconda volta, vide che il palco era vuoto e che la Fata era sparita!... Si sentì come morire: gli occhi gli si empirono di lacrime e cominciò a piangere dirottamente. Nessuno però se ne accòrse, e, meno degli altri, il Direttore, il quale, anzi, schioccando la frusta, gridò: - Da bravo, Pinocchio! Ora farete vedere a questi signori con quanta grazia sapete saltare i cerchi. - Pinocchio si provò due o tre volte: ma ogni volta che arrivava davanti al cerchio, invece di attraversarlo, ci passava più comodamente di sotto. Alla fine spiccò un salto e l'attraversò: ma le gambe di dietro gli rimasero disgraziatamente impigliate nel cerchio: motivo per cui ricadde in terra dall'altra parte tutto in un fascio. Quando si rizzò, era azzoppito, e a mala pena potè ritornare alla scuderia. - Fuori Pinocchio! Vogliamo il ciuchino! Fuori il ciuchino! - gridavano i ragazzi dalla platea, impietositi e commossi al tristissimo caso. Ma il ciuchino per quella sera non si fece più vedere. La mattina dopo il veterinario, ossia il medico delle bestie, quando l'ebbe visitato, dichiarò che sarebbe rimasto zoppo per tutta la vita. Allora il Direttore disse al suo garzone di stalla: - Che vuoi tu che mi faccia d'un somaro zoppo? Sarebbe un mangiapane a ufo. Portalo dunque in piazza e rivendilo. - Arrivati in piazza, trovarono subito il compratore, il quale domandò al garzone di stalla: - Quanto vuoi di cotesto ciuchino zoppo? - Venti lire. - Io ti do venti soldi. Non credere che io lo compri per servirmene: lo compro unicamente per la sua pelle. Vedo che ha la pelle molto dura, e con la sua pelle voglio fare un tamburo per la banda musicale del mio paese. - Lascio pensare a voi, ragazzi, il bel piacere che fu per il povero Pinocchio, quando sentì che era destinato a diventare un tamburo! Fatto sta che il compratore, appena pagati i venti soldi, condusse il ciuchino sopra uno scoglio ch'era sulla riva del mare; e messogli un sasso al collo e legatolo per una zampa con una fune che teneva in mano, gli diè improvvisamente uno spintone e lo gettò nell'acqua. Pinocchio con quel macigno al collo, andò subito a fondo; e il compratore, tenendo sempre stretta in mano la fune, si pose a sedere sullo scoglio, aspettando che il ciuchino avesse tutto il tempo di morire affogato, per poi scorticarlo e levargli la pelle. XXXIV. Pinocchio gettato in mare, è mangiato dai pesci, e ritorna ad essere un burattino come prima: ma mentre nuota per salvarsi, è ingoiato dal terribile Pesce-cane. Dopo cinquanta minuti che il ciuchino era sott'acqua, il compratore disse, discorrendo da sè solo: - A quest'ora il mio povero ciuchino zoppo deve essere bell'e affogato. Ritiriamolo dunque su, e facciamo con la sua pelle questo bel tamburo. - E cominciò a tirare la fune, con la quale lo aveva legato per una gamba: e tira, tira, tira, alla fine vide apparire a fior d'acqua.... Indovinate? Invece di un ciuchino morto, vide apparire a fior d'acqua un burattino vivo che scodinzolava come un'anguilla. Vedendo quel burattino di legno, il pover'uomo credè di sognare e rimase lì intontito, a bocca aperta e con gli occhi fuori della testa. Riavutosi un poco del suo primo stupore, disse piangendo e balbettando: - E il ciuchino che ho gettato in mare dov'è?... - Quel ciuchino son io! - rispose il burattino, ridendo. - Tu? - Io. - Ah! mariuolo! Pretenderesti forse di burlarti di me? - Burlarmi di voi? Tutt'altro, caro padrone: io vi parlo sul serio. - Ma come mai tu, che poco fa eri un ciuchino, ora stando nell'acqua, sei diventato un burattino di legno?... - Sarà effetto dell'acqua del mare. Il mare ne fa di questi scherzi. - Bada, burattino, bada!... Non credere di divertirti alle mie spalle. Guai a te, se mi scappa la pazienza! - Ebbene, padrone: volete sapere tutta la vera storia? Scioglietemi questa gamba e io ve la racconterò. - Quel buon pasticcione del compratore, curioso di conoscere la vera storia, gli sciolse subito il nodo della fune, che lo teneva legato: e allora Pinocchio, trovandosi libero come un uccello nell'aria, prese a dirgli così: - Sappiate dunque che io ero un burattino di legno come sono oggi: ma mi trovavo a tocco e non tocco di diventare un ragazzo, come in questo mondo ce n'è tanti: se non che, per la mia poca voglia di studiare e per dar retta ai cattivi compagni, scappai di casa.... e un bel giorno, svegliandomi, mi trovai cambiato in un somaro con tanto d'orecchi.... e con tanto di coda!... Che vergogna fu quella per me!... Una vergogna, caro padrone, che Sant'Antonio benedetto non la faccia provare neppure a voi! Portato a vendere sul mercato degli asini, fui comprato dal Direttore di una compagnia equestre, il quale si messe in capo di far di me un gran ballerino o un gran saltatore di cerchi; ma una sera durante lo spettacolo, feci in teatro una brutta cascata, e rimasi zoppo da tutt'e due le gambe. Allora il Direttore non sapendo che cosa farsi d'un asino zoppo, mi mandò a rivendere, e voi mi avete comprato! - Pur troppo! E ti ho pagato venti soldi. E ora, chi mi rende i miei poveri venti soldi? - E perchè mi avete comprato? Voi mi avete comprato per fare con la mia pelle un tamburo!... un tamburo!... - Pur troppo! E ora dove troverò un'altra pelle!... - Non vi date alla disperazione, padrone. Dei ciuchini ce n'è tanti, in questo mondo! - Dimmi, monello impertinente: e la tua storia finisce qui? - No, - rispose il burattino - ci sono altre due parole, e poi è finita. Dopo avermi comprato, mi avete condotto in questo luogo per uccidermi, ma poi, cedendo a un sentimento pietoso d'umanità, avete preferito di legarmi un sasso al collo e di gettarmi in fondo al mare. Questo sentimento di delicatezza vi onora moltissimo, e io ve ne serberò eterna riconoscenza. Per altro, caro padrone, questa volta avete fatto i vostri conti senza la Fata.... - E chi è questa Fata? - È la mia mamma, la quale somiglia a tutte quelle buone mamme, che vogliono un gran bene ai loro ragazzi e non li perdono mai d'occhio, e li assistono amorosamente in ogni disgrazia, anche quando questi ragazzi, per le loro scapataggini e per i loro cattivi portamenti, meriterebbero di essere abbandonati e lasciati in balia a sè stessi. Dicevo, dunque, che la buona Fata, appena mi vide in pericolo di affogare, mandò subito intorno a me un branco infinito di pesci, i quali credendomi davvero un ciuchino bell'e morto, cominciarono a mangiarmi! E che bocconi che facevano! Non avrei mai creduto che i pesci fossero più ghiotti anche dei ragazzi! Chi mi mangiò gli orecchi, chi mi mangiò il muso, chi il collo e la criniera, chi la pelle delle zampe, chi la pelliccia della schiena.... e fra gli altri, vi fu un pesciolino così garbato, che si degnò perfino di mangiarmi la coda. - Da oggi in poi - disse il compratore inorridito - faccio giuro di non assaggiar più carne di pesce. Mi dispiacerebbe troppo a aprire una triglia o un nasello fritto e di trovargli in corpo una coda di ciuco! - Io la penso come voi - replicò il burattino, ridendo. - Del resto, dovete sapere che quando i pesci ebbero finito di mangiarmi tutta quella buccia asinina, che mi copriva dalla testa ai piedi, arrivarono, com'è naturale, all'osso.... o per dir meglio, arrivarono al legno, perchè, come vedete, io son fatto di legno durissimo. Ma dopo dato i primi morsi, quei pesci ghiottoni si accòrsero subito che il legno non era ciccia per i loro denti, e nauseati da questo cibo indigesto se ne andarono chi in qua chi in là, senza voltarsi nemmeno a dirmi grazie.... Ed eccovi raccontato come qualmente voi, tirando su la fune, avete trovato un burattino vivo, invece d'un ciuchino morto. - Io mi rido della tua storia - gridò il compratore imbestialito. - Io so che ho speso venti soldi per comprarti, e rivoglio i miei quattrini. Sai che cosa farò? Ti porterò daccapo al mercato, e ti rivenderò a peso di legno stagionato per accendere il fuoco nel camminetto. - Rivendetemi pure: io sono contento - disse Pinocchio. Ma nel dir così, fece un salto e schizzò in mezzo all'acqua. E nuotando allegramente e allontanandosi dalla spiaggia, gridava al povero compratore: - Addio, padrone; se avete bisogno di una pelle per fare un tamburo, ricordatevi di me. - E poi rideva e seguitava a nuotare: e dopo un poco, rivoltandosi indietro, urlava più forte: - Addio, padrone;... se avete bisogno di un po' di legno stagionato per accendere il camminetto, ricordatevi di me. - Fatto sta che in un batter d'occhio si era tanto allontanato, che non si vedeva quasi più; ossia si vedeva solamente sulla superficie del mare un puntolino nero, che di tanto in tanto rizzava le gambe fuori dell'acqua e faceva capriole e salti, come un delfino in vena di buon umore. Intanto che Pinocchio nuotava alla ventura, vide in mezzo al mare uno scoglio che pareva di marmo bianco, e su in cima allo scoglio, una bella caprettina, che belava amorosamente e gli faceva segno di avvicinarsi. La cosa più singolare era questa: che la lana della caprettina, invece di esser bianca, o nera, o pallata di più colori, come quella delle altre capre, era invece turchina, ma d'un turchino così sfolgorante, che rammentava moltissimo i capelli della bella Bambina. Lascio pensare a voi se il cuore del povero Pinocchio cominciò a battere più forte! Raddoppiando di forze e di energia si diè a nuotare verso lo scoglio bianco; ed era già a mezza strada, quand'ecco uscir fuori dell'acqua e venirgli incontro un'orribile testa di mostro 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500